figlia e padre stazione 600

_______________________________________________
Link alla prima parte dell'articolo

 

13. Come si immagina una scena memorabile

Ora passiamo alla parte pratica: come si inventa una scena che possa diventare il centro di un cortometraggio?
Non conviene partire subito dai dialoghi. Molti principianti fanno questo errore: iniziano a scrivere personaggi che parlano, sperando che emerga qualcosa. A volte accade, ma più spesso la scena diventa vaga.
Per immaginare una scena centrale, conviene partire da seguenti cinque nuclei.

1°) Il tema

Chiediti:  Di che cosa parla davvero il mio corto?

Non la trama. Il tema.

Esempi:

  • paura dell’abbandono;
  • impossibilità di chiedere scusa;
  • desiderio di essere visti;
  • bisogno di controllo;
  • differenza tra perdono e dimenticanza;
  • solitudine dentro la famiglia;
  • vergogna;
  • identità;
  • dipendenza dal giudizio degli altri;
  • nostalgia di una vita non vissuta.

La scena principale deve rendere visibile il tema.

Se il tema è “la paura di essere dimenticati”, la scena centrale potrebbe non essere un discorso sulla memoria. Potrebbe essere un uomo che scopre che nessuno si è accorto del suo compleanno, ma trova una torta comprata da lui stesso il giorno prima e se ne vergogna.

Il tema diventa scena quando trova un gesto, un luogo, un oggetto, una situazione.

2°) Il desiderio del personaggio

Ogni scena forte nasce da un desiderio.

Il personaggio vuole qualcosa:

  • essere perdonato;
  • essere amato;
  • nascondere una verità;
  • ottenere una risposta;
  • andarsene;
  • essere trattenuto;
  • dimostrare di valere;
  • evitare un confronto;
  • convincere qualcuno;
  • non crollare.

Il desiderio deve essere concreto nella scena. Non “vuole essere felice”, ma “vuole che lei legga quella lettera”. Non “vuole sentirsi libero”, ma “vuole salire su quell’autobus senza essere fermato”.

Il desiderio concreto permette allo spettatore di seguire la scena.

3°) L’ostacolo

Se il personaggio vuole qualcosa e lo ottiene subito, non c’è scena drammatica.

L’ostacolo può essere:

  • un altro personaggio;
  • una bugia;
  • la vergogna;
  • il tempo;
  • il luogo;
  • una regola sociale;
  • un segreto;
  • il carattere stesso del protagonista.

Le scene più interessanti hanno spesso un ostacolo esterno ed uno interno.

Esempio: un uomo vuole chiedere scusa alla figlia prima che lei parta. Ostacolo esterno: il treno sta per partire. Ostacolo interno: lui non sa pronunciare parole vulnerabili.

Il vero conflitto non è solo raggiungere la figlia. È riuscire a parlarle.

4°) Il rischio

Che cosa perde il personaggio se fallisce?

Senza rischio, la scena non pesa.

Il rischio può essere:

  • perdere una persona;
  • perdere dignità;
  • perdere una possibilità;
  • perdere una menzogna comoda;
  • perdere il controllo;
  • perdere l’immagine di sé;
  • perdere l’ultima occasione.

Nei cortometraggi il rischio migliore è spesso emotivo, non spettacolare.

Non serve che esploda una bomba. Può bastare che un personaggio rischi di sentirsi finalmente visto per quello che è davvero.

5°) Il cambiamento

Alla fine della scena, qualcosa deve cambiare.

Domande:

  • il personaggio ottiene ciò che voleva?
  • scopre che voleva la cosa sbagliata?
  • perde ciò che cercava di proteggere?
  • dice la verità?
  • sceglie di mentire?
  • si avvicina a qualcuno?
  • si allontana definitivamente?
  • diventa più libero o più prigioniero?

La scena principale deve avere una trasformazione percepibile.


14. Il metodo pratico per costruire la scena centrale

Ecco un metodo in dieci passaggi.

* Passaggio 1: scrivi la frase segreta del corto

Non deve apparire nel film. Serve a te.

Esempi:

  • “Chi ha paura di essere lasciato spesso se ne va per primo.”
  • “Non tutte le case sono luoghi in cui si può tornare.”
  • “Chiedere scusa significa accettare di non essere assolti.”
  • “L’amore non è trattenere, ma restare disponibili.”
  • “La vergogna è il modo più silenzioso di chiedere aiuto.”

Questa frase è il cuore tematico.

La scena principale deve dimostrare questa frase senza spiegarla.

* Passaggio 2: trova il momento in cui il personaggio non può più evitare il tema

La scena centrale arriva quando il protagonista è costretto a guardare ciò che ha evitato.

Se evita la verità, qualcuno gliela mette davanti.
Se evita l’amore, qualcuno se ne va.
Se evita la colpa, una conseguenza lo raggiunge.
Se evita la solitudine, resta solo davvero.
Se evita il fallimento, deve mostrarsi fallito davanti a qualcuno.

Domanda:  In quale situazione il mio protagonista non può più fingere?

Quella è una possibile scena memorabile.

* Passaggio 3: scegli un luogo che aumenti il conflitto

Il luogo non deve essere neutro. Una scena importante in un luogo generico perde forza.

Il luogo deve premere sul personaggio.

Esempi:

  • confessione in un ascensore bloccato;
  • addio in una lavanderia automatica;
  • litigio in una sala d’attesa;
  • dichiarazione d’amore in un parcheggio vuoto;
  • crisi familiare durante una cena di compleanno;
  • scoperta di una bugia dentro una cabina fotografica;
  • scelta morale davanti ad una porta che sta per chiudersi;
  • telefonata decisiva in un bagno pubblico durante una festa.

Il luogo deve creare limiti, imbarazzo, simbolo, tempo, ostacolo.

Una stanza vuota può funzionare, ma deve avere una ragione drammatica. Altrimenti diventa solo un posto comodo per girare.

* Passaggio 4: inserisci un oggetto od un’azione concreta

Una scena solo dialogata rischia di diventare astratta. Dai ai personaggi qualcosa da fare.

Durante la scena possono:

  • preparare una valigia;
  • lavare una macchia;
  • aggiustare una sedia;
  • cucinare;
  • cercare una chiave;
  • svuotare un armadio;
  • scattare una foto;
  • registrare un messaggio;
  • montare un mobile;
  • spegnere delle candele;
  • pulire una stanza;
  • aspettare un autobus;
  • scegliere quali oggetti buttare.

L’azione concreta dà ritmo e sottotesto.

Due persone che parlano di separazione mentre dividono i libri sono più cinematografiche di due persone sedute a spiegarsi la separazione.

* Passaggio 5: costruisci l’entrata nella scena il più tardi possibile

Una scena memorabile non deve iniziare troppo presto.

Non iniziare con i personaggi che arrivano, si salutano, si siedono, ordinano, spiegano perché sono lì, cominciano lentamente a parlare. Entra quando la tensione è già vicina.

Invece di:  Marco arriva al bar. Vede Lucia. Si siede. Parlano del tempo. Poi lui le dice che deve partire.

Meglio:  Lucia ha già davanti due caffè freddi. Marco è in piedi, con la valigia accanto alla sedia. Nessuno dei due tocca la tazza.

La scena comincia già dentro il conflitto.

* Passaggio 6: crea escalation

La scena principale deve salire. Non deve restare sulla stessa nota emotiva.

Può salire così, con:

  1. imbarazzo;
  2. battuta difensiva;
  3. prima accusa;
  4. tentativo di fuga;
  5. rivelazione;
  6. silenzio;
  7. scelta;
  8. conseguenza.

Oppure con:

  1. conversazione normale;
  2. dettaglio strano;
  3. sospetto;
  4. negazione;
  5. prova concreta;
  6. crollo;
  7. gesto finale.

L’importante è che ogni battuta od azione cambi leggermente la posizione dei personaggi.

Se la scena ripete per tre pagine lo stesso conflitto, lo spettatore si stanca.

* Passaggio 7: usa il sottotesto

Il sottotesto è ciò che i personaggi pensano, desiderano o temono senza dirlo direttamente.

Scena debole:  “Sono arrabbiata perché mi hai abbandonata e ora ho paura di fidarmi ancora.”

Scena più forte:  “Hai ancora il vizio di lasciare le chiavi dove possono trovarle tutti.”

Detta da una donna ad un uomo che l’ha lasciata anni prima, questa frase può parlare di molto più delle chiavi.

Il sottotesto rende lo spettatore attivo. Lo obbliga a leggere tra le righe. Quando lo spettatore partecipa all’interpretazione, ricorda di più.

* Passaggio 8: trova il punto di rottura

Ogni grande scena ha un momento in cui qualcosa si spezza.

Può essere:

  • una frase troppo sincera;
  • un gesto violento;
  • una risata fuori posto;
  • una porta che si chiude;
  • una bugia smascherata;
  • una carezza rifiutata;
  • una telefonata interrotta;
  • un oggetto distrutto;
  • una confessione detta troppo tardi.

Il punto di rottura non deve essere necessariamente melodrammatico. Può essere minimo.

Esempio:  Un padre cerca per tutta la scena di parlare con il figlio come se nulla fosse. Il figlio risponde educatamente. A un certo punto il padre gli sistema il colletto della camicia, come faceva quando era bambino. Il figlio gli prende delicatamente la mano e la sposta.

Quello è il punto di rottura. Non serve urlare.

* Passaggio 9: scrivi l’uscita con una nuova condizione

La scena deve finire quando la nuova realtà è chiara.

Non spiegare troppo dopo il momento forte. Spesso il principiante rovina una scena memorabile aggiungendo troppe battute dopo il climax.

Dopo una confessione, lascia respirare.
Dopo una scelta, mostra la conseguenza.
Dopo una rivelazione, non far spiegare tutto ai personaggi.

Il finale della scena dovrebbe contenere una domanda od una ferita, non una spiegazione completa.

* Passaggio 10: chiediti cosa ricorderà lo spettatore

Dopo aver scritto la scena, chiediti:

Che cosa resterà?

Una battuta?
Un gesto?
Un’immagine?
Una rivelazione?
Una scelta?
Un silenzio?
Una sensazione?

Se la risposta è vaga, la scena va rafforzata.


15. Tipi di scene memorabili

Vediamo ora alcuni tipi di scene che possono diventare il punto focale di un cortometraggio.

* La scena della confessione

È una delle più classiche, ma anche una delle più difficili.

Un personaggio rivela qualcosa che ha nascosto:

  • una colpa;
  • un amore;
  • una bugia;
  • una paura;
  • una malattia;
  • un tradimento;
  • una verità familiare;
  • un desiderio vergognoso.

Il rischio della confessione è diventare troppo esplicativa. Se il personaggio racconta tutto in modo ordinato, la scena sembra un riassunto.

Per renderla memorabile:

  • fai in modo che la confessione arrivi contro la volontà del personaggio;
  • interrompila;
  • rendila incompleta;
  • falla emergere attraverso dettagli;
  • lascia che l’altro personaggio reagisca in modo inatteso;
  • evita il monologo perfetto;
  • inserisci un’azione concreta durante la confessione.

Una buona confessione non è un discorso preparato. È una diga che cede.

* La scena della scelta

Qui il personaggio deve decidere.

Funziona molto bene nei cortometraggi perché crea concentrazione drammatica.

La scelta deve avere due opzioni entrambe costose.

Se una scelta è chiaramente giusta e l’altra chiaramente sbagliata, la scena è meno interessante. Meglio quando entrambe fanno perdere qualcosa.

Esempio:

  • dire la verità e perdere una persona;
  • mentire e conservare una relazione falsa;
  • partire e tradire una promessa;
  • restare e rinunciare a un sogno;
  • perdonare e perdere orgoglio;
  • non perdonare e restare solo.

La scelta memorabile è quella in cui lo spettatore capisce il prezzo.

* La scena della rivelazione

La rivelazione cambia il significato della storia.

Attenzione: la rivelazione non deve essere soltanto informativa. Deve essere emotiva.

Debole:  “In realtà lui è tuo fratello.”

Potente solo se questa informazione cambia desideri, colpe, relazioni, identità.

Per renderla forte:

  • preparala con indizi;
  • non renderla prevedibile;
  • legala al tema;
  • mostra la reazione, non solo l’informazione;
  • evita spiegazioni eccessive;
  • lascia che lo spettatore rilegga mentalmente ciò che ha visto.

La rivelazione migliore fa pensare: “Era tutto davanti a me, ma non l’avevo capito”.

* La scena del gesto estremo

Un personaggio fa qualcosa di inatteso e di definitivo.

Non deve essere per forza violento. Può essere poetico, comico, assurdo, tenero.

Esempi:

  • una donna getta nel fiume l’abito da sposa;
  • un uomo apparecchia la tavola per una persona morta;
  • un ragazzo taglia tutti i fili del citofono per non aspettare più nessuno;
  • una bambina libera tutti gli uccellini del nonno;
  • un attore recita il monologo più bello davanti a una sola persona addormentata.

Il gesto estremo è memorabile perché trasforma l’interiorità in azione.

* La scena del confronto

Due personaggi finalmente si dicono ciò che evitavano.

È una scena molto usata, ma deve essere scritta con precisione.

Il rischio è il litigio generico. I personaggi si accusano, alzano la voce, ripetono il tema.

Per renderla forte:

  • dai a ciascuno una parte di ragione;
  • evita che uno sia solo vittima e l’altro solo colpevole;
  • inserisci un segreto od una ferita;
  • fai cambiare strategia durante la scena;
  • alterna attacco e difesa;
  • crea momenti di tenerezza dentro il conflitto;
  • chiudi con una scelta, non solo con un’esplosione emotiva.

Un buon confronto non è una gara a chi urla meglio. È una lotta per il significato della relazione.

* La scena del riconoscimento

Il personaggio capisce qualcosa di sé.

È una scena molto sottile. Non sempre accade attraverso dialoghi. Può essere un momento silenzioso.

Esempio:  Un uomo torna nella casa della madre per venderla. Trova una lista della spesa in cui la madre, ormai morta, aveva segnato il suo dolce preferito. Capisce di essere stato amato più di quanto credesse.

La scena del riconoscimento è potente perché sposta l’identità del personaggio. Non cambia solo ciò che sa. Cambia chi è.

* La scena dell’attesa

L’attesa può essere fortissima.

Un personaggio aspetta:

  • una telefonata;
  • una diagnosi;
  • una persona;
  • un messaggio;
  • un verdetto;
  • un treno;
  • un figlio;
  • un cliente;
  • un assassino;
  • una risposta.

L’attesa è memorabile quando durante l’attesa il personaggio si rivela.

Non basta mostrare qualcuno fermo. Devi costruire microazioni:

  • guarda il telefono;
  • lo spegne;
  • lo riaccende;
  • scrive un messaggio;
  • lo cancella;
  • sistema la stanza;
  • ascolta un rumore;
  • prepara una frase;
  • la prova a voce bassa;
  • cambia idea.

L’attesa diventa scena quando il tempo pesa.

* La scena dell’assenza

A volte il momento memorabile riguarda qualcuno che non c’è.

Una sedia vuota.
Un letto rifatto.
Una chiamata senza risposta.
Una stanza conservata intatta.
Un posto apparecchiato per una persona assente.

L’assenza è potentissima perché obbliga lo spettatore a immaginare.

Nel cortometraggio, l’assenza può sostituire costose scene di spiegazione. Non serve mostrare il passato se un oggetto presente lo evoca con precisione.

* La scena comica che rivela una verità dolorosa

La commedia può produrre scene memorabili quando sotto la risata c’è una ferita.

Esempio:  Un uomo organizza una festa a sorpresa per se stesso fingendo che l’abbiano organizzata gli amici. All’inizio è comico. Poi capiamo che nessuno si è ricordato di lui.

La scena resta perché lo spettatore ride e subito dopo si sente colpito.

Nel cortometraggio, questa miscela è preziosa: permette di evitare il sentimentalismo e di arrivare all’emozione in modo laterale.

* La scena surreale o simbolica

Se il corto ha un tono più strano, grottesco o sperimentale, la scena memorabile può essere una scena impossibile, ma emotivamente vera.

Esempi:

  • un uomo discute con il proprio riflesso, che rifiuta di imitarlo;
  • una donna trova in casa tutte le versioni di sé che ha abbandonato;
  • un attore morto dà consigli ad un principiante;
  • un condominio resta al buio ed ogni appartamento rivela un segreto;
  • un personaggio entra in una stanza dove il tempo passa più lentamente.

Il surreale funziona solo se ha una radice emotiva chiara. L’assurdo per l’assurdo può divertire, ma non sempre resta. L’assurdo memorabile è quello che dà forma a una verità interiore.


16. Come scrivere concretamente la scena sulla pagina

Una volta immaginata, la scena deve essere scritta bene. La sceneggiatura non è un romanzo: deve suggerire immagini, azioni, ritmo, suono, comportamento.

* Scrivi azioni visibili

Evita psicologia astratta.

Debole:  Marco è triste perché capisce di aver perso tutto.

Meglio:  Marco resta con la chiave in mano. La infila nella serratura, ma non gira. Dall’interno arriva una risata. Lui abbassa la mano.

La tristezza emerge dall’azione.

* Usa descrizioni precise ma non letterarie

La descrizione deve essere evocativa e girabile.

Troppo generica:  La stanza è triste.

Meglio:  Una stanza ordinata in modo eccessivo. Sul tavolo, due tazze. Una è piena. L’altra è pulita, mai usata.

Questa descrizione non dice “triste”, ma la produce.

* Non spiegare il tema

Il tema deve emergere dalla situazione.

Se il tuo corto parla della paura di cambiare, non far dire al personaggio:  “Ho paura di cambiare.”

Trova una scena in cui deve buttare via un oggetto vecchio e non ci riesce. Oppure deve firmare un contratto e la penna non scrive. Oppure deve uscire di casa e torna tre volte a controllare il gas.

Il cinema ama il concreto.

* Fai parlare i personaggi per obiettivi, non per informazioni

In una scena forte, i personaggi non parlano per informare lo spettatore. Parlano per ottenere qualcosa.

Uno vuole essere perdonato.
Uno vuole evitare la verità.
Uno vuole ferire.
Uno vuole trattenere.
Uno vuole essere lasciato libero.
Uno vuole dimostrare di avere ragione.

Quando ogni battuta è una mossa, la scena prende vita.

* Taglia le battute che spiegano ciò che vediamo già

Se un personaggio piange davanti a una valigia, non deve dire:  “Sono triste perché te ne vai.”

Può dire:  “Hai preso anche il caricabatterie.”

Una battuta apparentemente pratica può essere più dolorosa, perché evita il sentimentalismo.

* Dai ritmo alla pagina

Alterna:

  • azione;
  • battuta breve;
  • silenzio;
  • gesto;
  • risposta;
  • dettaglio;
  • interruzione.

Una scena memorabile sulla pagina deve già avere ritmo visivo.

Non scrivere blocchi enormi di dialogo se non hai una ragione precisa. Il lettore deve sentire il tempo della scena.


17. Il ruolo del montaggio nella scena memorabile

Anche se sei lo sceneggiatore, devi pensare al montaggio.
La scena principale non è fatta solo di parole, ma di punti di vista.
Chiediti:

  • da quale personaggio viviamo la scena?
  • quando vediamo la reazione dell’altro?
  • che cosa non mostriamo subito?
  • dove possiamo tagliare?
  • quale dettaglio serve per intensificare?
  • il climax deve essere in primo piano o in campo largo?
  • il silenzio deve durare o essere interrotto?

Nel cortometraggio, spesso un dettaglio di montaggio può rendere memorabile la scena.

Per esempio, dopo una frase crudele, invece di restare su chi l’ha detta, taglia su chi la riceve. La ferita è lì.


18. Il punto di vista dello spettatore

Una scena resta nella mente quando lo spettatore ha una posizione emotiva chiara.

Può sapere più del personaggio.
Può sapere meno.
Può sapere la stessa cosa.
Può essere complice di una bugia.
Può essere messo nella posizione di giudicare.
Può essere costretto a cambiare giudizio.

Chiediti:  Che cosa sa lo spettatore in questa scena?

Se lo spettatore sa che il personaggio sta mentendo, ogni battuta diventa tesa.
Se non lo sa, la rivelazione arriva come sorpresa.
Se lo capisce prima dell’altro personaggio, nasce suspense emotiva.
Se lo capisce dopo, nasce shock.

La gestione dell’informazione è fondamentale.


19. Come evitare la scena “importante” ma falsa

Molti cortometraggi hanno una scena che vorrebbe essere memorabile ma non lo diventa. Perché? Di solito per uno di questi motivi.

* È troppo spiegata

I personaggi dicono tutto ciò che provano. Lo spettatore non deve scoprire nulla.

* Arriva senza preparazione

Il momento forte sembra imposto dall’autore, non generato dalla storia.

* È melodrammatica

Urla, pianti, musica, frasi solenni, tutto insieme. L’emozione viene forzata.

* Non cambia nulla

Dopo la scena la storia continua come prima. Allora non era davvero centrale.

* Copia scene già viste

Lo spettatore sente il modello, non la verità del corto.

* Vuole essere profonda invece di essere precisa

La profondità nasce dalla precisione. Una scena con un dettaglio vero vale più di una scena piena di frasi generiche sulla vita.

 

______________________________________
Link alla terza parte dell'articolo