Come intrecciare due storie diverse

in un unico cortometraggio

Regole, strategie narrative e 5 idee di esempio
per un corto fino a 30 minuti

 Ultima replica cinema 600

Intrecciare due storie diverse dentro un cortometraggio è una delle sfide più affascinanti per uno sceneggiatore. Significa creare un piccolo organismo narrativo composto da due movimenti: due vite, due problemi, due generi, due tempi, due punti di vista, due percorsi emotivi che sembrano separati ma che, progressivamente, rivelano un legame.

In un lungometraggio questo lavoro può svilupparsi con più calma. Ci sono novanta o centoventi minuti per far respirare le trame, costruire personaggi secondari, alternare scene, aprire parentesi, disseminare indizi. In un cortometraggio di massimo trenta minuti, invece, tutto deve essere più preciso, più essenziale, più selezionato. Non si può raccontare “tutto” di due storie. Bisogna scegliere il punto di contatto decisivo tra le due.

Il rischio maggiore, quando si intrecciano due storie in un corto, è ottenere un film spaccato in due: una prima storia interessante ed una seconda storia altrettanto interessante, ma non fuse tra loro. Lo spettatore percepisce allora una struttura artificiale, come se guardasse due corti ridotti e montati insieme.

L’obiettivo, invece, è creare un corto in cui le due storie si illuminino a vicenda. La prima deve farci capire meglio la seconda. La seconda deve cambiare il significato della prima. Alla fine, lo spettatore deve pensare: queste due storie dovevano appartenere allo stesso film.


* La regola fondamentale: due storie, una sola necessità

La prima regola è molto semplice: se vuoi intrecciare due storie, devi chiederti perché devono stare insieme. Non basta dire: “Ho due idee belle.”
Bisogna domandarsi: “Qual è la necessità profonda che le unisce?”

Due storie possono intrecciarsi perché:

  • parlano dello stesso tema da due prospettive diverse;
  • mostrano due personaggi che vivono la stessa ferita in modi opposti;
  • appartengono a tempi diversi ma ruotano attorno allo stesso evento;
  • appartengono a generi diversi ma convergono nello stesso finale;
  • una storia è reale e l’altra è immaginata;
  • una storia è il passato e l’altra il presente;
  • una storia è esterna, l’altra interiore;
  • una storia sembra comica ma nasconde un dramma;
  • una storia sembra thriller ma rivela una vicenda sentimentale;
  • una storia prepara il significato morale dell’altra.

Il punto non è alternare due trame. Il punto è costruire una relazione tra di esse.

Una buona domanda di partenza è:  che cosa capiamo della Storia A solo grazie alla Storia B?

E viceversa:  che cosa capiamo della Storia B solo grazie alla Storia A?

Se la risposta è debole, probabilmente non hai ancora un vero intreccio. Hai solo due racconti accostati.


* Non devono essere due film: devono essere due correnti dello stesso film

In un cortometraggio le due storie non devono avere entrambe la stessa ampiezza. Questo è un errore comune. Lo sceneggiatore pensa: “Se intreccio due storie, devo dare a entrambe lo stesso peso.” Non sempre è vero.

Può esserci:

  • una storia principale ed una storia specchio;
  • una storia presente ed una storia passata;
  • una storia realistica ed una storia simbolica;
  • una storia esterna ed una storia intima;
  • una storia dominante ed una storia nascosta;
  • una storia d’azione ed una storia emotiva;
  • una storia visibile ed una storia rivelata solo alla fine.

In trenta minuti, spesso conviene stabilire una gerarchia. Una delle due storie può guidare il racconto, mentre l’altra entra come controcanto, mistero, memoria, riflesso o detonatore.

Esempio semplice: un uomo passa il tempo del corto cercando di riparare un vecchio orologio. Questa è la storia esterna. A intervalli vediamo una bambina, molti anni prima, che aspetta il padre alla stazione. Questa è la seconda storia. Alla fine capiamo che l’orologio era del padre mai arrivato, e ripararlo significa smettere di aspettare. Le due storie non hanno lo stesso spazio, ma appartengono alla stessa ferita.

Questa è la logica giusta: non simmetria obbligata, ma risonanza.


* Il tema deve essere unico

Quando intrecci due storie, il tema deve essere molto chiaro. Il pubblico può accettare due generi, due tempi, due personaggi, due ambienti; ma deve sentire una sola domanda profonda.

Per esempio:

  • tema: il perdono;
  • tema: la memoria;
  • tema: la colpa;
  • tema: la solitudine;
  • tema: la paura di essere visti;
  • tema: il desiderio di fuga;
  • tema: la maternità mancata;
  • tema: il tradimento;
  • tema: l’identità;
  • tema: l’impossibilità di tornare indietro.

Se una storia parla di colpa e l’altra parla di ambizione, potresti avere un problema, a meno che tu non trovi un tema superiore che le contenga entrambe. Per esempio: “quanto siamo disposti a sacrificare per diventare qualcuno?”

Il tema è il filo invisibile. Lo spettatore non deve necessariamente nominarlo, ma deve sentirlo.

Un cortometraggio intrecciato funziona quando, alla fine, ci accorgiamo che le due storie stavano rispondendo alla stessa domanda da posizioni diverse.


* Ogni storia deve avere una propria mini-evoluzione

Anche se il corto dura poco, entrambe le storie devono muoversi. Non basta che una sia decorativa.

Ogni linea narrativa dovrebbe avere almeno:

  • un personaggio o un punto di vista;
  • un desiderio;
  • un ostacolo;
  • un cambiamento;
  • una funzione nel finale.

La Storia A può essere più sviluppata. La Storia B può essere più breve. Ma la Storia B deve comunque produrre un effetto. Deve spostare qualcosa.

Se la seconda storia potrebbe essere eliminata senza cambiare il senso del corto, allora non è davvero necessaria.

Una buona prova è questa:  togli la seconda storia. Il finale perde forza?

Se non perde forza, la seconda storia è superflua.
Se invece il finale diventa piatto, allora l’intreccio è necessario.


* Le due storie devono incontrarsi tardi, ma non troppo

In un corto intrecciato bisogna dosare il momento della convergenza. Se le due storie si incontrano subito, l’intreccio perde mistero. Se si incontrano troppo tardi, lo spettatore rischia di sentirsi ingannato o disorientato.

La convergenza può avvenire in diversi modi:

  • i due personaggi finalmente si incontrano;
  • scopriamo che sono la stessa persona in tempi diversi;
  • un oggetto collega le due storie;
  • un evento della prima causa la seconda;
  • una bugia viene smascherata;
  • una registrazione, una lettera o una foto collega i piani;
  • un luogo si rivela comune;
  • il finale della seconda storia cambia il significato della prima.

In un corto da 30 minuti, una struttura efficace può essere:

  • primi 5 minuti: presentare entrambe le storie od almeno il loro mistero;
  • minuti 5-15: alternarle, facendo crescere domande e tensione;
  • minuti 15-22: mostrare i primi legami concreti;
  • minuti 22-27: farle convergere;
  • ultimi 3 minuti: lasciare l’effetto emotivo della convergenza.

Questa non è una formula rigida, ma un buon orientamento.


* Lo spettatore deve sempre sapere “dove si trova”

Quando si intrecciano due storie, la chiarezza è fondamentale. La complessità non deve diventare confusione.

Lo spettatore deve capire:

  • quale linea narrativa sta seguendo;
  • se siamo nel presente o nel passato;
  • se siamo nella realtà o nell’immaginazione;
  • quale personaggio stiamo guardando;
  • perché si passa da una storia all’altra;
  • che tipo di tensione deve seguire.

Per ottenere chiarezza, puoi usare:

  • differenze di location;
  • differenze di palette cromatica;
  • differenze sonore;
  • differenze di ritmo;
  • differenze di formato;
  • oggetti ricorrenti;
  • transizioni motivate;
  • punti di taglio emotivi;
  • un personaggio o una voce che faccia da ponte.

Attenzione però: la chiarezza non significa spiegare tutto. Significa orientare lo spettatore abbastanza da permettergli di godere del mistero senza perdersi.


* Generi diversi possono convivere, ma devono avere una gerarchia

Puoi intrecciare due storie anche di generi diversi. Anzi, questa può essere una scelta molto interessante.

Esempi:

  • una storia comica + una storia drammatica;
  • una storia thriller + una storia sentimentale;
  • una storia familiare + una storia fantastica;
  • una storia sociale + una storia mystery;
  • una storia romantica + una storia horror psicologica;
  • una storia realistica + una storia poetica o surreale.

Ma bisogna stare attenti. Il pubblico deve capire qual è il tono dominante del corto.

Se una linea è commedia e l’altra è dramma, il corto non deve sembrare schizofrenico. Devi decidere se è una commedia con fondo drammatico o un dramma con superficie comica.

Se una linea è thriller e l’altra sentimentale, devi decidere se il mistero serve a raccontare l’amore o se l’amore serve a rendere più doloroso il mistero.

Il genere non è solo decorazione. È una promessa fatta allo spettatore. Se prometti un thriller e poi lo abbandoni completamente, lo spettatore si sente tradito. Se prometti una commedia e poi la distruggi senza preparazione, lo spettatore si disorienta.

La regola è: puoi mescolare i generi, ma devi controllare il tono.


* Usa un oggetto-ponte

Uno dei modi più efficaci per intrecciare due storie in un cortometraggio è usare un oggetto-ponte. Un oggetto concreto può collegare tempi, personaggi, generi e significati.

Oggetti possibili:

  • una lettera;
  • una chiave;
  • una fotografia;
  • un vecchio telefono;
  • una valigia;
  • un vestito;
  • un giocattolo;
  • un registratore;
  • una macchina fotografica;
  • un libro;
  • un anello;
  • un biglietto del treno;
  • una pianta;
  • un quadro;
  • una videocassetta;
  • una cassetta audio;
  • un orologio;
  • una sedia;
  • una tazza;
  • una porta.

L’oggetto-ponte funziona quando cambia significato.

All’inizio può sembrare un oggetto ordinario. Poi diventa indizio. Poi memoria. Poi prova. Poi scelta morale.

Esempio: una donna trova una vecchia chiave in un cappotto comprato al mercatino. Parallelamente vediamo un uomo anziano che cerca quella stessa chiave molti anni prima. Alla fine capiamo che la chiave apre una stanza murata dove è nascosta una lettera mai consegnata. Le due storie si legano attraverso l’oggetto.

In un corto, l’oggetto-ponte è prezioso perché permette di collegare le trame senza troppe spiegazioni.


* Usa un luogo comune

Un altro sistema forte è usare lo stesso luogo in due storie diverse.

Il luogo può essere:

  • una lavanderia;
  • una fermata dell’autobus;
  • un ascensore;
  • una terrazza;
  • una stazione;
  • una scuola;
  • una casa abbandonata;
  • un cinema chiuso;
  • una sala d’attesa;
  • un bar;
  • una cucina;
  • un corridoio d’ospedale;
  • un ponte;
  • un negozio;
  • una cabina telefonica;
  • un campo sportivo.

Lo stesso luogo può essere visto in due tempi diversi, oppure da due personaggi diversi nello stesso giorno.

Il luogo comune crea unità produttiva e narrativa. È utile anche per il budget: se puoi girare due storie nella stessa location, rendi il corto più economico e più compatto.

Ma il luogo deve cambiare significato.

Una terrazza può essere, nella prima storia, il luogo di un appuntamento romantico; nella seconda, il luogo dove una donna anziana viene a ricordare il marito. Alla fine capiamo che il giovane della prima storia era il marito molti anni prima. La terrazza diventa tempo.


* Usa un montaggio alternato con progressione, non con ripetizione

Il montaggio alternato è lo strumento naturale per intrecciare due storie. Ma va usato con intelligenza.

Non basta fare:

Storia A
Storia B
Storia A
Storia B
Storia A
Storia B

Questa è alternanza meccanica. Serve invece progressione.

Ogni volta che torni alla Storia A, deve essere cambiato qualcosa.
Ogni volta che torni alla Storia B, deve essere emersa una nuova informazione.

L’alternanza deve creare:

  • confronto;
  • suspense;
  • eco emotiva;
  • contraddizione;
  • rivelazione progressiva;
  • accelerazione;
  • falsa pista;
  • accumulo.

Il taglio da una storia all’altra deve avvenire nel punto giusto. Spesso conviene tagliare:

  • su una domanda;
  • su un gesto sospeso;
  • su una frase ambigua;
  • su un oggetto;
  • su un suono;
  • su un’emozione che trova risposta nell’altra storia;
  • su una contraddizione visiva.

Esempio: nella Storia A una donna dice “non ho mai avuto paura di lui”. Taglio sulla Storia B: la stessa donna da bambina si nasconde sotto un tavolo. Il montaggio smentisce il dialogo. Questo è intreccio potente.


* Attenzione ai personaggi: pochi, ma forti

In un corto con due storie intrecciate, il pericolo è moltiplicare i personaggi. Se ogni storia ha protagonista, antagonista, amico, parente, collega, vicino, fidanzato, giudice, investigatore, il corto diventa ingestibile.

Per un massimo di 30 minuti, una buona regola è:

  • massimo 2 protagonisti veri;
  • massimo 2 o 3 personaggi secondari importanti;
  • comparse o figure funzionali ridotte al minimo;
  • un antagonista anche invisibile o collettivo;
  • un oggetto o luogo che aiuti a unificare.

Le due storie possono avere protagonisti diversi, ma devono essere memorabili in pochi tratti.

Non servono biografie complete. Servono comportamenti chiari.

Un personaggio in un corto deve essere riconoscibile da:

  • ciò che vuole;
  • ciò che evita;
  • un gesto ricorrente;
  • un modo di parlare;
  • un oggetto;
  • un errore;
  • una paura.

Se hai due storie, ogni personaggio deve entrare subito in una tensione.


* La seconda storia non deve spiegare troppo

Molti sceneggiatori usano la seconda storia come spiegazione della prima. Questo può funzionare, ma è rischioso.

Se la seconda storia è solo un lungo flashback esplicativo, il corto perde mistero. La seconda linea deve essere drammatica, non solo informativa.

Non deve limitarsi a dire: “Ecco perché il protagonista è così.”
Deve farci vivere un conflitto autonomo.

Esempio debole: vediamo un uomo triste nel presente; poi flashback che spiega che da bambino è stato abbandonato.
Esempio più forte: vediamo un uomo che deve decidere se firmare la vendita della casa della madre; in parallelo vediamo la madre giovane che, anni prima, ha sacrificato un amore per comprargli quella casa. La seconda storia non spiega soltanto. Cambia il peso morale della decisione.

La seconda storia deve avere vita.


* Il finale deve fondere, non semplicemente chiudere

In un corto intrecciato, il finale è il punto più importante. È lì che lo spettatore deve sentire il motivo dell’intreccio.

Il finale può:

  • rivelare il legame tra le due storie;
  • mostrare che un personaggio ha frainteso tutto;
  • trasformare una commedia in dramma;
  • trasformare un thriller in storia d’amore;
  • far coincidere due tempi;
  • mostrare che due persone si sono salvate senza saperlo;
  • rivelare che una storia era immaginata;
  • rivelare che un oggetto ha attraversato generazioni;
  • far prendere a un personaggio una decisione influenzata dall’altra storia.

Il finale non deve solo risolvere. Deve dare senso alla struttura.

Lo spettatore deve arrivare alla fine e pensare:  “Adesso capisco perché queste due storie erano intrecciate.”

_________________________________________
Link alla seconda parte dell'articolo