scrivere corto erotico 700

CHE COSA ACCOMUNA LE TRE STORIE

Le tre basi per cortometraggi erotici che consideriamo sono molto diversi.

“Quarantasette gradi” racconta il desiderio attraverso la differenza d’età e il problema della responsabilità.

“La corsa verso il Nord” presenta il passaggio dall’intimità della voce alla presenza fisica.

“Il colore che resta” racconta il desiderio che esiste per anni dentro un’amicizia e diventa finalmente pronunciabile quando il tempo sembra terminare.

Eppure condividono un principio fondamentale: nessuno dei personaggi ha diritto sul corpo dell’altro.

Il desiderio non equivale automaticamente al possesso.

L’attrazione non cancella il dubbio. Il consenso non è un ostacolo alla sensualità. Può diventare esso stesso parte dell’erotismo.

Una frase come: “Posso?” può essere molto più intensa di un gesto improvviso, se la sceneggiatura ha costruito correttamente tutto ciò che la precede.


COME AMPLIARE QUESTE BASI FINO A CIRCA VENTI MINUTI

Per ciascun progetto suggeriamo una struttura tra le 16 e 20 scene, molte delle quali sono abbastanza brevi.

Non bisogna pensare che venti minuti richiedano venti eventi. Richiedono piuttosto una progressione emotiva.

Una possibile struttura generale per una durata di circa 20 minuti è:

Minuti 0-4 = Normalità e relazione

Presentare i personaggi attraverso ciò che fanno, evitando spiegazioni biografiche.

Minuti 4-8 = Primo cambiamento

Un gesto, una frase od una scoperta rende evidente un’attrazione che prima poteva essere negata.

Minuti 8-12 = Resistenza

Uno od entrambi cercano di ristabilire la distanza.

Minuti 12-16 = Confronto

Il desiderio diventa finalmente argomento della scena.

Minuti 16-18 = Contatto

Il gesto fisico arriva come conseguenza, non come obiettivo.

Minuti 18-20 = Il dopo

Questi sono i minuti fondamentali.

Molte storie erotiche terminano sul bacio o sull’incontro fisico.

È spesso più interessante vedere e chiedersi: che cosa succede subito dopo? Sono imbarazzati? Felici? Spaventati? Si guardano diversamente? Riescono ancora a parlare?

È proprio il “dopo” a trasformare una scena sensuale in una scena umana.

 

UN PRINCIPIO DI REGIA FONDAMENTALE: NON CONFONDERE EROTISMO E NUDITÀ

In tutte e tre le storie prese in considerazione si dovrebbe non mostrare praticamente alcuna nudità.

L’erotismo può essere costruito attraverso: le mani; i capelli; la nuca; la voce; il respiro; i tessuti; la prossimità; i riflessi; i silenzi; le attese; gli oggetti condivisi; ed i cambiamenti della distanza fra i corpi.

Una cinepresa può mostrare due persone completamente vestite e creare una tensione erotica fortissima.

Può mostrare due persone nude e non produrre alcun erotismo.

La differenza la crea il desiderio narrativo.

 

IL LAVORO CON GLI ATTORI E LA TUTELA DELL’INTIMITÀ

Per cortometraggi di questo tipo suggeriamo con forza di definire prima delle riprese:

  • quali sono i contatti fisici, se sono previsti;
  • quali parti del corpo potranno essere toccate;
  • la durata dei baci;
  • la posizione delle mani;
  • l'eventuale presenza sul letto o su altri arredi;
  • l'abbigliamento dei soggetti;
  • le inquadrature;
  • il grado di esposizione;
  • e la possibilità di interrompere immediatamente la scena.

Quando possibile, utilizzare un intimacy coordinator o comunque una persona della produzione specificamente incaricata di definire e far rispettare la coreografia delle scene intime.

Un attore non dovrebbe mai scoprire sul set: “Facciamo qualcosa in più e poi vediamo cosa succede.”

La scena erotica deve essere preparata con la stessa precisione con cui si prepara una scena di combattimento.

Questo non toglie spontaneità alla recitazione. La rende sicura.

E la sicurezza permette agli interpreti di essere emotivamente molto più liberi.

 

COSA DEVE CERCARE LA MACCHINA DA PRESA

Il direttore della fotografia dovrebbe porsi una domanda semplice: Sto guardando il personaggio o sto consumando il suo corpo?

Se l’inquadratura esiste soltanto perché una parte del corpo appare attraente, probabilmente non sta raccontando molto.

Se invece il dettaglio possiede funzione narrativa, acquista significato.

La mano di Andrea che potrebbe toccare Elena ma si ferma: è un movimento necessario.

Il dito di Marta che seleziona sul telefono i tre secondi di silenzio della voce di Davide: è necessario.

La mano di Sara che pulisce il colore dalla nuca di Claudia ed improvvisamente non riesce più a continuare: è necessaria.

Questi sono dettagli erotici perché contengono una scelta.

 

IL MONTAGGIO DEL DESIDERIO

Nel montaggio erotico il rischio principale è anticipare continuamente ciò che lo spettatore deve sentire.

Non servono rallentatori continui nè una musica sensuale invadente nè dissolvenze eccessive e neppure dettagli ripetuti di labbra e corpi.

Il montaggio migliore lascia che siano gli attori a costruire l’attesa.

Un principio molto efficace è: tagliare più lentamente prima del contatto e più liberamente dopo.

Prima del bacio, il tempo sembra espandersi. Dopo, ritorna la realtà.

È proprio questa differenza a dare valore all’evento.

 

PER QUESTI TIPI DI CORTI...

Un cortometraggio erotico non volgare dovrebbe lasciare lo spettatore con qualcosa di più complesso della semplice domanda: “Finiranno insieme?”

Dovrebbe far nascere domande come: Possono permettersi questo desiderio? e: Stanno scegliendo davvero? o: Quanto della persona amata appartiene alla realtà e quanto alla loro e nostra immaginazione? 

le domande sono: Perché hanno/abbiamo aspettato così tanto? e Che cosa cambia dopo avere attraversato quella distanza?

“Quarantasette gradi” lavora sul confine fra desiderio e responsabilità.

“La corsa verso il Nord” presenta il confine fra immaginazione e presenza.

“Il colore che resta” punta sul confine fra amicizia e amore.

In tutti e tre i casi, il punto culminante non dovrebbe essere il corpo mostrato.

Dovrebbe essere il momento in cui un personaggio permette finalmente all’altro di avvicinarsi.

Perché l’erotismo cinematografico più elegante non consiste nel vedere tutto.

Consiste nel comprendere perfettamente perché, proprio in quell’istante, una distanza che sembrava impossibile da attraversare diventa improvvisamente di pochi centimetri.