5 cortometraggi HorrorScrivere un cortometraggio horror richiede creatività ed attenzione ai dettagli. Occorre iniziare definendo un'idea centrale, come una paura universale od un evento inquietante. Sviluppare poi personaggi credibili, creando tensione attraverso dialoghi e situazioni. Utilizzare colpi di scena ed un climax sorprendente per tenere il pubblico con il fiato sospeso. Infine, curare la conclusione, lasciando spazio per l'interpretazione ed un senso di inquietudine.

Qui ti proponiamo 5 idee strutturate come veri “ponti” verso una sceneggiatura completa, pensate per corti horror di 12–16 minuti. Sono concepite per essere realisticamente realizzabili (pochi personaggi, poche location), ma con grande impatto emotivo.

1. NOTIFICHE DAL BUIO

Logline (3 righe)

Una ragazza riceve, in piena notte, messaggi WhatsApp da una compagna di classe morta anni prima.
Nessun numero risulta attivo, eppure video, foto e note vocali continuano ad arrivare.
Per fermare le notifiche, dovrà confessare un segreto che non ha mai ammesso nemmeno a se stessa.

Personaggi principali

  • GIULIA (23) – Universitaria, ansiosa ma razionale. In passato ha fatto la “brava ragazza spettatrice”, chiudendo gli occhi davanti al bullismo.
  • MARTA (23) – Ex compagna di classe, morta in circostanze mai del tutto chiarite (suicidio? incidente?). Nei messaggi appare come una presenza lucida e accusatoria.
  • LUCA (24) – Ex compagno di classe, ora collega di università, cerca di minimizzare tutto. Era tra i bulli passivi: rideva, ma non interveniva.

Storia

È notte. Giulia studia da sola nella sua stanza. Il telefono vibra: numero sconosciuto, foto profilo sfocata. Un messaggio: “Sei sveglia, Giulia?”.
Lei risponde distrattamente, pensa sia un amico. Il numero continua: “Mi riconosci?” e invia una foto di classe del liceo. Cerchiato in rosso: il volto di Marta.

Giulia rimane gelata. Marta è morta al terzo anno di liceo, dopo mesi di umiliazioni da parte del gruppo “forte” della classe. Nessuno ha mai parlato davvero di bullismo, solo di “ragazza fragile”.
Il numero manda una nota vocale: è la voce di Marta, identica, che sussurra “Non dormo da anni. Ma tu ci riesci?”.

Giulia pensa a uno scherzo crudele. Scrive a Luca, oggi collega all’università. Lui la chiama in video: ride, dice che è impossibile, sarà qualcuno che ha recuperato foto vecchie.
Ma il numero manda un video: l’atrio del liceo, ripreso da un punto alto, con rumore di neon; si sente qualcuno ridere, la voce di Luca, la voce di Giulia che dice: “Lascia stare, non farti vedere in giro con lei…”.

Quella frase, Giulia non ricordava di averla detta.

Più i messaggi arrivano, più emergono micro-momenti in cui lei e Luca hanno scelto l’indifferenza.
Il numero le invia la posizione: il vecchio liceo, ora mezzo abbandonato per ristrutturazione. Il messaggio finale: “Ti aspetto dove mi hai ignorata l’ultima volta. Vieni da sola.”.

Giulia decide di andarci, con Luca che insiste per accompagnarla. Arrivano di notte: corridoi bui, neon mezzi rotti. Il telefono di Giulia perde segnale, ma le notifiche continuano ad apparire.
Video in tempo reale da dietro le loro spalle, come se qualcuno li stesse riprendendo. Ma non c’è nessuno.

Al culmine, davanti all’aula dove Marta faceva spesso ricreazione da sola, appare l’ultimo messaggio: “Ora guardiamo il replay. Tutto insieme.”.

Bozze di scene e dialoghi

SCENA 3 – INT. STANZA DI GIULIA – NOTTE

Luce blu dal monitor. Il telefono vibra. Primo piano sullo schermo.

MESSAGGIO: “Sei sveglia, Giulia?”

GIULIA
(mormora tra sé)
Ma chi sei, scusa?

Scrive: “Sì, chi sei?”

MESSAGGIO: “Non ti ricordi la mia voce?”

Arriva una nota vocale. Giulia esita, poi la apre. Rumore di corridoio, poi la VOCE DI MARTA: dolce, leggermente roca.

MARTA (V.O. dal telefono)
(sussurrato)
Giulia… mi fai ancora male la testa.

Giulia sbianca. Chiude di scatto la finestra del messaggio. Respira forte.

GIULIA
(ad alta voce, per scacciare la paura)
È impossibile. È solo… impossibile.

SCENA 6 – VIDEOCHIAMATA CON LUCA

Schermo diviso: da un lato il volto di Luca, dall’altro quello di Giulia.

LUCA
Dai, Giu, ma davvero ci credi? Nel 2025 ancora con queste storie? Numero spoofato, deepfake… lo sai meglio di me.

GIULIA
(tesa)
Non è solo un video. Ha mandato quella foto… ti ricordi? Terzo anno… il giorno che lei venne in classe con il taglio nuovo.

LUCA
(ride nervosamente)
Ma sì, quando sembrava… dai, era un disastro.

GIULIA
(fredda)
E tu l’hai chiamata “scopa di saggina”. Io… io le ho solo detto di non farsi vedere in giro con noi.

E quella frase adesso l’ho riascoltata dalla mia stessa voce.

LUCA
(smette di ridere)
Chi… chi avrebbe potuto registrare?

SCENA 9 – CORRIDOIO DEL LICEO – NOTTE

Luca e Giulia procedono con le torce del telefono. Rumore di passi lontani. Il telefono di Giulia vibra; nessuna tacca di campo.

GIULIA
(tremante)
Non dovremmo essere qui.

LUCA
(ostinato)
Noi non le abbiamo fatto niente. Non direttamente.

MESSAGGIO (sullo schermo): Video in arrivo…

Giulia lo apre. Vediamo, dal punto di vista di una telecamera fissa, Giulia e Luca che camminano nello stesso corridoio, vestiti esattamente come ora.

LUCA
(spaventato)
Come cazzo è possibile?

MARTA (V.O.)
(dal video e dal buio, insieme)
È facile. Basta non smettere mai di guardare.

* UN FINALE

Nel punto esatto dove, anni prima, avevano riso alle spalle di Marta, una porta cigola. Dentro, solo banchi rovesciati e una sedia al centro.
Il telefono di Giulia si accende da solo, inquadra lei e Luca dall’alto, come una telecamera di sicurezza invisibile.

Una sequenza di notifiche inizia a scorrere: “Condividi col mondo. Chiedi scusa.” – “Mostra tutto.” – “O restiamo qui per sempre.”.

Giulia, in lacrime, attiva una diretta social dall’aula, confessando pubblicamente il loro ruolo nel bullismo. Il contatore di spettatori sale. Luca tenta di fermarla, ma qualcosa lo immobilizza (luci che tremano, ombre che si allungano).
Mentre lei parla, si intravede, nel vetro rotto della finestra, una figura alle sue spalle: Marta, sfuocata, che finalmente sorride.

La diretta si interrompe bruscamente quando un’onda di buio inghiotte l’aula.

Stacco.
Nel feed del social, il video è ancora online, ma nessuno sa dov’è stato girato. Giulia e Luca risultano scomparsi. L’ultimo commento sotto al video: “Anch’io avevo una Marta in classe.”.

Tema, Genere, Peculiarità

  • Tema: colpa, omissione, responsabilità del “non fare nulla”.
  • Genere: horror soprannaturale / techno-horror.
  • Peculiarità: uso di strumenti contemporanei (chat, live, notifiche) per dare corpo a un fantasma che non è solo “spirito”, ma è memoria digitale che non si cancella.

Finale alternativo (di grande impatto)

Invece della confessione pubblica: Giulia, terrorizzata, decide di spegnere il telefono e lanciare via la SIM.
Per un attimo, silenzio. Poi, dai neon del corridoio, si sente un suono identico a una notifica.
Le luci iniziano a lampeggiare. Ogni flash mostra Giulia e Luca sempre più giovani, in uniforme scolastica, condannati a rivivere per sempre l’ultimo anno di Marta, bloccati in un loop di bullismo e colpa.

La camera si allontana dal corridoio e rivela che tutto il liceo, dall’esterno, è vuoto e abbandonato da anni: ciò che vediamo è solo la registrazione eterna dei loro errori.

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2. LA CASA DI CARTONGESSO

Logline

Una giovane coppia entra nel nuovo appartamento “chiavi in mano”, tutto bianco e perfetto.
Di notte, dalle pareti in cartongesso, arrivano colpi e voci come di qualcuno murato vivo.
Quando decidono di aprire un varco, scoprono che i vicini… sono loro stessi.

Personaggi principali

  • SARA (28) – Insegnante precaria, ansiosa ma ironica. Ha paura di “non mettere mai radici”.
  • MATTIA (30) – Grafico freelance, apparentemente ottimista, in realtà terrorizzato dall’idea di fallire.
  • VOCE DENTRO IL MURO – A tratti infantile, a tratti disperata. Potrebbe essere una vittima passata… o un riflesso di loro due.

Storia

Sara e Mattia firmano il contratto d’affitto di un appartamento nuovo di zecca, in un palazzo appena ristrutturato. Tutto è bianco, insonorizzato, “pronto all’uso”.
La prima notte, mentre disfa gli scatoloni, Sara sente colpi ritmati provenire dalla parete del corridoio. Mattia liquida la cosa: “È il vicino, starà montando qualcosa”.

Ma i colpi arrivano sempre alle 3:07 di notte, puntuali. Poco dopo si aggiungono sussurri: una voce flebile chiede “C’è qualcuno? Mi sentite?”.

Sara, inquieta, inizia a contare gli appartamenti sul pianerottolo: i campanelli sono pochi, le planimetrie non tornano. C’è una parete cieca dove dovrebbe esserci un ingresso.
Quando chiede all’amministratore, lui glissa: “Hanno accorpato due alloggi, quelle porte non esistono più”.

La voce nel muro diventa più chiara: racconta di qualcuno chiuso in uno spazio senza luce, che sente la vita degli altri ma non può partecipare.
Man mano che i giorni passano, la voce sembra conoscere dettagli intimi della coppia: discussioni su soldi, sul lavoro, frasi dette sottovoce.

Mattia sospetta un impianto audio nascosto, uno scherzo, un allarme difettoso. Compra un trapano deciso ad aprire la parete. Ma la voce implora: “Non da lì. Da quell’altra parete. Quella della camera. Dove dormite.”.

Quando alla fine aprono un piccolo varco dietro la testiera del letto, non trovano un appartamento adiacente… ma un corridoio stretto, identico al loro, con lo stesso pavimento, le stesse porte.
Solo che le luci al neon tremano e alle pareti ci sono segni di unghie.

Nel fondo del corridoio, una porta chiusa a chiave da cui provengono i colpi.

Bozze di scene e dialoghi

SCENA 4 – INT. CAMERA DA LETTO – NOTTE

Sara si sveglia. Mattia russa piano. I colpi dal muro: TOC… TOC… TOC…

SARA
(whisper)
Basta, non è un vicino. I vicini non picchiano sempre alla stessa ora.

Si avvicina alla parete, appoggia l’orecchio.

VOCE (O.S., ovattata)
Ehi… ci siete ancora?

SARA
(trasale)
Mi… mi sente?

VOCE
Sì. Siete… diversi. Siete arrivati da poco. Gli altri non rispondono più.

SARA
(glaciale)
Quali altri?

VOCE
Quelli dietro gli altri muri. Ma adesso sono muti. Non aprite. Non fate il mio errore.

SCENA 7 – INT. CORRIDOIO – GIORNO

Mattia misura la parete con il metro. È nervoso.

MATTIA
Qui non può esserci nulla. Trenta centimetri di intercapedine, impianti… stop.

SARA
(ostinata)
E allora perché si sente come se qualcuno ci sbattesse la testa?

MATTIA
(esasperato)
Perché vuoi sentire qualcuno. Perché hai paura di restare chiusa qui con me e basta.

SARA
(con amarezza)
Ho paura di scoprire che qui dentro ci siamo già stati. E che ci siamo rimasti.

* FINALE

Nel corridoio dietro il muro, Sara e Mattia avanzano con una torcia. È come camminare nel “retro” del loro appartamento, in una versione vuota e malata.
Arrivano alla porta da cui provenivano i colpi. È identica alla loro porta d’ingresso, ma sporca, graffiata.

Aprono. Dentro, una stanza gemella al loro salotto, ma al buio. Al centro, due figure sedute su un divano: Sara e Mattia, più magri, occhi scavati, con addosso gli stessi vestiti del giorno del trasloco.
I “doppi” li guardano e sussurrano in coro: “Finalmente. Ci avete sentiti. È toccato ai precedenti, ora tocca a voi.

Le luci si spengono ovunque. Sul sonoro, solo colpi di martello, come di operai che chiudono una nuova intercapedine.

Ultima inquadratura: vista esterna del palazzo, pulito, perfetto. Una finestra che si accende e si spegne a intervalli regolari, come se qualcuno bussasse dall’interno.

Tema, Genere, Peculiarità

  • Tema: paura di essere “murati vivi” in una vita che non si è scelta; cicli che si ripetono; il compromesso borghese dell’appartamento perfetto.
  • Genere: horror psicologico / soprannaturale da location unica.
  • Peculiarità: utilizzo di una sola location (appartamento) per creare un “doppio spazio” claustrofobico; metafora dell’intercapedine come zona dove finiscono le vite mai vissute.

Finale alternativo

Invece del doppio “fisico”: Sara e Mattia aprono la parete… e trovano un vuoto nero che assorbe la luce.
La voce, ora chiarissima, dice: “È la parte di voi che non avete usato. Qui dentro c’è tutto ciò che non avete scelto. E ora ha fame.”.

Una corrente li risucchia. La camera resta nella stanza “normale”, vuota.
Passano mesi in un montaggio rapido: nuovi inquilini entrano nell’appartamento, entusiasti.
Nella prima notte, alle 3:07, dal muro… i colpi ricominciano.

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3. LUCI DI EMERGENZA

Logline

Un’infermiera resta bloccata nel corridoio di un ospedale durante un blackout notturno.
Le luci di emergenza iniziano a lampeggiare, mostrando per una frazione di secondo una figura che si avvicina ad ogni flash.
Per uscire viva, dovrà decidere se abbandonare un paziente che sta cercando di raggiungere.

Personaggi principali

  • ELENA (35) – Infermiera di turno, stanca ma coscienziosa. Ha perso un paziente anni prima in circostanze poco chiare.
  • MASSIMO (50) – Paziente cardiopatico in stanza in fondo al corridoio; dipende dal monitor per non andare in arresto.
  • FIGURA NERA – Presenza che appare solo nei lampi di emergenza: potrebbe essere la proiezione della sua colpa… o qualcosa di più antico, legato all’ospedale.

Storia

È notte in un reparto quasi deserto. Elena fa il giro stanze, sistema flebo, verifica i monitor.
Improvvisamente il blackout: tutto si spegne, sirene lontane, poi si accendono solo le luci di emergenza, a intervalli regolari.

Nel primo flash, il corridoio appare vuoto. Nel secondo, lontanissima, una sagoma scura all’estremità opposta.
Elena chiama in centrale, ma i telefoni interni non funzionano. L’unica luce continua proviene dalla stanza di Massimo, in fondo al corridoio: il suo monitor vitale.

Le luci lampeggiano: ad ogni lampo, la figura nera è più vicina.
Elena prova a convincersi che è un gioco di ombre, ma le viene in mente un paziente morto anni prima durante un blackout, quando lei aveva esitato a entrare in stanza.

Decide di avanzare ugualmente, contando i secondi tra un lampo e l’altro per sincronizzare i passi.
Nel frattempo, dalla stanza di Massimo, si sente il ritmo del monitor accelerare, come se sentisse anche lui qualcosa.

La figura nera, nei lampi, sembra ora avere tratti umani: una camicia da ospedale, un braccio teso verso di lei.
Elena prova a parlare: “Chi sei?”. Nessuna risposta, solo un lampo e la figura sempre più vicina.

Quando arriva a metà corridoio, avverte che qualcosa le sfiora la spalla nel buio tra i flash. Nel lampo successivo, la figura è alle sue spalle, nel punto in cui si trovava un secondo prima.
È come se “copiasse” i suoi movimenti con ritardo.

La corsa contro il tempo diventa doppia: raggiungere Massimo prima che il suo cuore ceda, e non farsi raggiungere da quella cosa che resta sempre a pochi metri di distanza, ma solo quando non la vede.

Bozze di scene e dialoghi

SCENA 5 – INT. CORRIDOIO – BLACKOUT

Totale buio. Solo il suono degli allarmi lontani. Poi: FLASH di luce di emergenza. Silenzio pesante.

ELENA
(da sola, nel buio)
Ok, Elena… è solo un blackout. Ne hai visti altri, no?

FLASH. La figura nera, minuscola in fondo.

ELENA
(bloccata)
Chi c’è lì?

Buio.

VOCE MASCHILE (O.S., lontana, dal passato)
Perché non è venuta, infermiera? Perché non è entrata?

ELENA
(urla nel buio)
Non è possibile. Non è possibile.

SCENA 8 – INT. CORRIDOIO – PIÙ TARDI

Elena cammina contando. Tra un lampo e l’altro, sentiamo il bip del monitor cardiaco in lontananza.

ELENA
(mormora)
Uno… due… tre… lampo.

FLASH. La figura è a metà corridoio, a distanza di specchio.

ELENA
(al limite)
Sei morto. Non puoi chiedermi altro.

VOCE (O.S.)
Non chiedo di vivere. Chiedo di non morire solo.

Elena si blocca. Il bip del monitor di Massimo accelera.

* FINALE

Elena arriva ansimante nella stanza di Massimo. Il monitor è in allarme: tachicardia.
Nel lampo successivo, la figura nera è sulla soglia.

Elena deve decidere: concentrarsi sul paziente con il defibrillatore manuale, o voltarsi e affrontare l’apparizione.
Sceglie di restare col paziente, esegue le manovre con le mani che tremano, ignorando la presenza alle sue spalle.

Ad ogni shock, il reparto vibra. Nel lampo successivo, la figura si avvicina al letto invece che a lei, come se fosse attirata dal confine tra vita e morte.
Elena grida: “Se vuoi qualcuno, prendi me. Lascia lui.”.

Silenzio. Ultimo lampo: la figura è… sopra di lei, ma si dissolve come fumo nel suo petto.
Massimo stabilizza. Le luci tornano normali.

Sul viso di Elena, lacrime. Le arriva una notifica sul vecchio cercapersone ospedaliero, mai usato: “Grazie. Turno terminato.”.
Nome del mittente: il cognome del paziente morto anni prima, quello che lei non era riuscita a salvare.

Tema, Genere, Peculiarità

  • Tema: colpa professionale, responsabilità, perdono di sé.
  • Genere: horror ospedaliero / claustrofobico.
  • Peculiarità: quasi tutto si svolge in un solo corridoio, giocando su buio/lampi come coreografia visiva.

Finale alternativo

Elena, nel panico, decide di fuggire invece di raggiungere Massimo. Corre verso l’uscita del reparto.
Ad ogni lampo, vede la figura più vicina, finché nell’ultimo flash la figura le è addosso e… è lei stessa, in uniforme diversa, più giovane, con la targhetta del reparto di anni prima.

Si fondono. Il corridoio ritorna illuminato. Elena è stesa a terra, morta per arresto cardiaco.
Massimo, nella stanza, muore da solo.
L’ultima inquadratura è dal punto di vista della “nuova figura nera” che ora abita il corridoio, in attesa del prossimo blackout.

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4. IL TURNO DI CHIUSURA

Logline

Un giovane cassiere resta chiuso per errore in un supermercato 24h che sta passando al sistema di cassa automatica.
Durante la notte, i manichini promozionali iniziano a comparire in corsia con posture diverse, sempre più simili a clienti veri.
Capirà che l’unico “lavoratore” in eccesso… è lui.

Personaggi principali

  • NICO (26) – Cassiere precario, introverso, teme di essere sostituito dalla tecnologia.
  • VOCE DEGLI ANNUNCI (O.S.) – Sistema automatico del supermercato che inizia a parlare in modo autonomo.
  • MANICHINO / CLIENTE – Figura che rappresenta il “cliente ideale”: muto, sempre presente, controllato.

Storia

Nico è al suo turno di chiusura in un supermercato di periferia che annuncia il passaggio alle casse automatiche: metà del personale sarà ridotto.
L’ultimo cliente esce, il capo se ne va distrattamente, dimenticando Nico dentro mentre il sistema automatico chiude le porte.

Nico si accorge di essere chiuso quando prova ad uscire: serrande giù, allarme che scatterebbe se forzasse.
Decide di aspettare le 6 del mattino, quando arriveranno i fornitori.

La luce resta al neon fisso. Dal sistema audio parte in loop un annuncio: “Gentili clienti, il supermercato chiude tra dieci minuti.” – nonostante sia già chiuso.

Nico gira per le corsie, mangiucchiando qualcosa, per passare il tempo. Nota che un manichino promozionale (quelli che portano cartelli “Offerta”) è in una posizione diversa da prima. Pensa a una sua distrazione.
Dopo un altro annuncio, lo trova in piedi in una corsia in cui non era esposto.

Più la notte avanza, più i manichini sembrano riempire il supermercato come clienti silenziosi.
La voce automatica inizia a dire frasi che nessuno ha programmato: “Il personale è qui per servirvi. Il personale è sempre qui. Il personale non esce mai.”.

Nico tenta di disattivare l’impianto, ma i pannelli di controllo sono inaccessibili senza chiave.
In una corsia, uno dei manichini tiene in mano, al posto del cartello, il badge di Nico con scritto “Sostituito”.

Bozze di scene e dialoghi

SCENA 3 – INT. CASSA – SERA

CAPO
Dai, Nico, chiudi tu le ultime cose, io devo scappare. Tanto da domani cominciamo con le casse automatiche… sarà tutto più semplice.

NICO
(cercando di scherzare)
Per le casse, non per noi.

CAPO
(già sulla porta)
Ma sì, ti spostiamo, ti spostiamo… Vediamo.

Esce. Serranda che scende. Nico resta solo, luci al neon.

SCENA 6 – INT. CORSIA DETERSIVI – NOTTE

Nico spinge un carrello vuoto. Si ferma. In mezzo alla corsia, un manichino con gilet promozionale, in piedi, leggermente piegato verso di lui.

NICO
(al manichino, per sdrammatizzare)
Oh, amico, il turno l’hai finito, eh.

VOCE ANNUNCI (O.S.)
Gentili clienti, il personale è sempre a vostra disposizione. Anche quando dormite.

Nico si irrigidisce.

NICO
Non è la registrazione… Chi c’è in regia?

* FINALE

I manichini sono ora disseminati ovunque, in posture da “clienti”: uno davanti al banco salumi, uno che finge di leggere l’etichetta, uno vicino all’uscita casse.
Nico, terrorizzato, cerca di nascondersi nel magazzino. Lì trova vecchi badge del personale, accatastati dentro scatoloni con la scritta “DISMESSO”.

La voce degli annunci lo chiama per nome: “Nico, cassa tre aperta. Clienti in attesa.
Costretto, esce dalla porta del magazzino: nella zona casse, tutti i manichini sono in fila, rivolti verso di lui.

La telecamera si mette dietro la spalla di Nico, come se fosse il sistema di sorveglianza.
La voce incalza: “Il personale che non serve più va riportato in magazzino. Il magazzino non ha uscite.

Ultima inquadratura: dal punto di vista delle telecamere, vediamo un nuovo “manichino” dietro una cassa, immobile, con la targhetta “NICO” e un sorriso tirato.

Tema, Genere, Peculiarità

  • Tema: disumanizzazione del lavoro, paura di essere sostituiti, anonimato.
  • Genere: horror sociale / surreale.
  • Peculiarità: location ultra banale (supermercato) trasformata in spazio angosciante; uso di elementi quotidiani (manichini, annunci, badge) come simboli dell’orrore.

Finale alternativo

Nico, invece di cedere, decide di rompere una vetrata per scappare.
Appena la infrange, sirene d’allarme, luce strobo. Ma fuori non c’è la strada: c’è un altro supermercato identico, con altre corsie identiche, infinite, illuminate a neon.

Capisce di essere intrappolato in una catena senza fine, come se l’intero mondo fosse diventato un enorme punto vendita.
La voce annuncia: “Nuova apertura. Personale richiesto a tempo indeterminato.”.

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5. ARCHIVIO 13

Logline

Uno studente di cinema viene incaricato di digitalizzare vecchi 16mm di cortometraggi studenteschi degli anni ’70.
Ogni volta che riproduce una bobina dell’“Archivio 13”, accadono nella stanza fenomeni identici alle scene del film.
Scoprirà che quel corto mai finito ha bisogno di un finale… e lo vuole da lui.

Personaggi principali

  • DAVIDE (22) – Studente di regia, razionale, appassionato di cinema di genere, ma scettico sul soprannaturale.
  • PROF. BERTI (60) – Docente di storia del cinema, enigmatico, conosce più di quanto dice sull’Archivio 13.
  • LA RAGAZZA NEL FILM – Protagonista del corto anni ’70, che inizia a “uscire” dalle immagini.

Storia

Davide lavora part-time nell’archivio filmico dell’accademia. Un giorno il Prof. Berti gli affida una scatola etichettata “ARCHIVIO 13 – NON PROIETTARE”.
Dentro, bobine 16mm di un cortometraggio studentesco degli anni ’70, apparentemente mai completato.

Davide ignora l’avvertimento e monta la prima bobina sul proiettore, per testarne lo stato.
Nel film, in bianco e nero, una ragazza entra in un’aula vuota, dondola una sedia, scrive alla lavagna: “SONO ANCORA QUI”.

Mentre la sedia nel film dondola, in archivio una delle sedie dietro di lui inizia a dondolare da sola.
Davide pensa a una corrente d’aria, ma le finestre sono chiuse.

Nella seconda bobina, la ragazza nel film si taglia una ciocca di capelli e la lascia su un banco. In archivio, una ciocca di capelli appare sul tavolo del montaggio.
Davide è inquieto ma affascinato: sembra un “cinema interattivo”.

Scopre che il corto non è mai stato finito: manca l’ultima bobina, quella del finale.
Nel registro dell’epoca è annotato che la protagonista è “scomparsa” durante le riprese, incidente mai chiarito.

Più Davide guarda, più la ragazza del film sembra essere consapevole di lui: guarda direttamente in camera, scrive “GIRA LA FINE” sulla lavagna.
Il Prof. Berti cerca di fermarlo: gli racconta che l’Archivio 13 ha già causato crolli nervosi a chi ha provato a completarlo.

Davide, convinto che sia solo psicologia e suggestione, prende la camera digitale e decide di girare un finale “meta”: lui nell’archivio che proietta il film, filmato da se stesso.
Ma, durante le riprese, movimenti e fenomeni fisici replicano in tempo reale ciò che vediamo nel 16mm, fino a confondere totalmente i due piani.

Bozze di scene e dialoghi

SCENA 2 – INT. ARCHIVIO – POMERIGGIO

PROF. BERTI
Queste sono le bobine di cui ti parlavo. Archivio tredici. Raccolta di corti sperimentali dei primi anni Settanta.

DAVIDE
(sorridendo)
Perfetto, adoro le cose strane.

PROF. BERTI
(serio)
Strano è un conto. Questo… è un altro.

(indica la scritta “NON PROIETTARE”)
Non è un vezzo. È un promemoria.

DAVIDE
(scettico)
Prof, siamo nel 2025. Se c’era qualcosa di “maledetto”, ormai si è scaricato sulle VHS.

SCENA 5 – INT. ARCHIVIO – NOTTE

Il proiettore gira. Sulla parete, la ragazza in b/n che entra in un’aula.

RAGAZZA (NEL FILM)
(guardando in camera)
Mi senti?

Davide ride nervosamente.

DAVIDE
(parlando allo schermo)
Sì, sì. Ti sento. Brava, rottura della quarta parete, molto Godard.

Nel film, la ragazza appoggia la mano sul vetro dell’obiettivo. In archivio, dietro Davide, si sente un colpo secco alla porta.

DAVIDE
(si gira di scatto)
C’è qualcuno?

VOCE DEL PROIETTORE (rumore, ma sembra quasi una risata)

* FINALE

Davide monta la sua camera digitale su cavalletto e inizia a girare se stesso mentre proietta l’Archivio 13:
vuole fare un corto in cui “il passato chiede al presente di essere completato”.

Mentre registra, sulla parete appare il film: la ragazza entra… nell’archivio, non più nell’aula anni ’70.
Ora è a colori, ma ha la grana del 16mm. Cammina dietro di lui, nella proiezione, e nel riflesso del vetro del proiettore la vediamo anche alle sue spalle, nel mondo reale.

Davide prova a fermare il proiettore: la manopola è bloccata. Il file sulla digitale continua a registrare.
La ragazza (reale/proiettata) si siede al tavolo di montaggio e scrive su un foglio: “TU SEI IL FINALE.

Poi guarda dritto in camera (sia quella analogica del film che quella digitale di Davide) e dice: “Taglia qui.
Il proiettore si spegne da solo.

Ultimo quadro: file di Davide esportato, titolo “ARCHIVIO 13 – FINALE”. Lo vediamo sul desktop di un computer in un’aula dell’accademia, aperto da nuovi studenti incuriositi.

Tema, Genere, Peculiarità

  • Tema: rapporto tra cinema, memoria e ossessione; il rischio di farsi inghiottire dalle storie.
  • Genere: horror meta-cinematografico / ghost story.
  • Peculiarità: gioco continuo tra pellicola 16mm e video digitale; ideale per scuole di cinema o corti che parlano di corti.

Finale alternativo

Invece di limitarsi a “fondersi” col film:

Davide sparisce fisicamente dall’archivio.
Il Prof. Berti, giorni dopo, entra in archivio e trova il proiettore fermo, la digitale scarica.

Visiona il materiale girato: nel finale, la ragazza e Davide sono insieme nell’aula anni ’70, seduti ai banchi, come due studenti qualunque, ridendo tra loro.
L’inquadratura finale mostra un gruppo di ragazzi che girano un cortometraggio, come se nulla di strano fosse mai successo.

Sul registro dell’epoca, una nuova annotazione appare da sola: “Nuovo studente: Davide Rossi. Iscritto anno accademico 1973/74.”.

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Considerazioni finali per giovani sceneggiatori

In tutte e 5 le idee, il principio è lo stesso:

  • un’idea centrale chiara,
  • pochi personaggi forti,
  • una location principale,
  • un meccanismo di tensione ripetibile (notifiche, colpi nel muro, lampi di luce, annunci, proiezioni),
  • un finale che sposta la prospettiva su quanto è successo.


* ATTENZIONE: Le idee presentate in questo articolo sono solo spunti iniziali di idee da sviluppare ulteriormente. Vi invitiamo a selezionarne una e a personalizzarla, arricchendola con dettagli, personaggi secondari e sviluppando o modificando l'idea base. Qualora decideste di ampliare una di queste bozze in una sceneggiatura completa e di realizzarla, vi preghiamo di comunicarcelo. Saremo lieti di promuovere la vostra opera sul nostro sito.