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* DECIDI CHE TIPO DI FINALE HORROR VUOI
Un film horror può terminare in diversi modi.
Finale chiuso: la minaccia è eliminata.
Finale aperto: non sappiamo se sia davvero finita.
Twist ending (finale con ribaltamento): un'ultima informazione cambia ciò che credevamo.
Circular ending (finale circolare): la storia torna al punto iniziale.
Bleak ending (finale cupo): il protagonista perde.
Bittersweet ending (finale dolceamaro): vince qualcosa ma perde qualcos'altro.
Per un cortometraggio il finale è particolarmente importante. È spesso ciò che lo spettatore ricorderà maggiormente.
- IL FINALE DELLA PORTA 17
Giulia lascia l'appartamento. È mattina. Consegna le chiavi all'agente immobiliare.
Prima di andare guarda un'ultima volta il corridoio. Nessuna porta 17.
Giulia sorride. Scende. Arriva una giovane coppia interessata all'appartamento.
L'agente apre la porta. La bambina della coppia rimane nel corridoio. Guarda davanti a sé.
Noi vediamo soltanto il suo volto.
Bambina:
"Mamma, ma quella porta dove va?"
Taglio nero.
Il fenomeno non apparteneva soltanto alla famiglia di Giulia.
- IL FINALE DI ULTIMA CORSA
È mattina. Sergio entra in una stazione di polizia.
Sergio:
"Devo denunciare un incidente."
Poliziotto:
"Quando è successo?"
Sergio:
"Dodici anni fa."
Il poliziotto lo guarda. Fuori dalla finestra passa un autobus.
Nell'ultima fila è seduta Elisa. Questa volta sorride. Poi l'autobus passa oltre.
Non sappiamo se Sergio l'abbia realmente vista. Ma il suo percorso è terminato.
- IL FINALE DI DOMANI ALLE 03:12
Luca ha lasciato cadere il coltello. Sara se ne va.
Luca distrugge definitivamente tutto il sistema. Finalmente respira. Il computer spento rimane nero.
Poi compare lentamente un piccolo LED. Il monitor si accende. Nuovo file.
Ma questa volta il nome è: OGGI_03_12.mp4 Luca lo apre.
Vede la scena appena accaduta. Poi il video continua oltre il presente. Alle spalle di Luca compare qualcuno. Luca si volta.
Taglio nero.
Abbiamo lasciato aperta una nuova interpretazione: forse non stava guardando il futuro. Forse qualcuno lo stava guardando da sempre.
* CONTROLLA LA STRUTTURA DEI 20-30 MINUTI
Una struttura semplice per un cortometraggio di circa 25 minuti può essere questa:
Minuti 0-3: presentazione del protagonista e della normalità.
Minuti 3-6: evento scatenante.
Minuti 6-10: prima esplorazione del fenomeno.
Minuti 10-13: aumento della paura.
Minuti 13-15: midpoint ed importante rivelazione.
Minuti 15-19: il protagonista decide di affrontare il problema.
Minuti 19-22: falsa soluzione e nuova complicazione.
Minuti 22-25: climax e finale.
Non deve diventare una formula matematica. Serve soltanto per capire se la storia rimane troppo tempo ferma.
* PROGETTA GLI SPAVENTI PRIMA DI SCRIVERE I DIALOGHI
In un horror conviene creare una piccola mappa degli scares (spaventi). Non devono essere tutti uguali. Possiamo avere uno spavento sonoro; una apparizione; una scoperta; un silenzio improvviso; un movimento sullo sfondo; una informazione inquietante; un oggetto spostato; un personaggio che sa qualcosa che non dovrebbe sapere.
Per esempio, nella storia "La porta 17":
primo spavento: la porta comparsa;
secondo spavento: la voce del padre;
terzo: la stanza impossibile;
quarto: un oggetto che attraversa la porta;
quinto spavento: il padre che improvvisamente vede Giulia.
La tensione cresce.
* NON USARE SEMPRE IL BUIO
Horror non significa necessariamente immagini quasi nere. La paura può essere molto efficace anche in piena luce. Una cucina luminosa può essere inquietante. Un corridoio ospedaliero bianco può essere inquietante. Un autobus illuminato al neon può essere terrificante. Il contrasto può rendere l'horror ancora più interessante.
Per esempio: La porta 17 può utilizzare una luce calda e domestica dentro l'appartamento del passato. Proprio questa familiarità la rende disturbante.
Ultima corsa può invece utilizzare le fredde luci interne dell'autobus.
Domani alle 03:12 può svolgersi quasi interamente davanti alla luce artificiale dei monitor.
* USA GLI OGGETTI COME PRESAGI
Un oggetto semplice può diventare horror se acquista un significato. L'oggetto può essere la porta, uno specchietto, un telefono, una fotografia, una chiave, un bicchiere, un orologio od un vecchio biglietto.
Nel primo atto può sembrare normale. Successivamente diventa inquietante.
In La porta 17 potremmo utilizzare l'orologio del padre. È fermo alle 00:17. Quando compare la porta, l'orologio riparte.
In Ultima corsa potremmo utilizzare un vecchio biglietto dell'autobus. Elisa lo consegna a Sergio. È datato dodici anni prima.
In Domani alle 03:12 utilizziamo una piccola webcam. Luca la copre con del nastro adesivo. Nel filmato successivo il nastro non c'è.
* SCRIVI DIALOGHI BREVI E CARICHI DI SOTTOTESTO
Nell'horror le persone spaventate raramente fanno lunghi discorsi perfettamente costruiti. Le battute brevi possono essere più potenti.
Esempio:
Giulia:
"Papà?"
Voce:
"Non aprire."
Giulia:
"Sei tu?"
Voce:
"Adesso sì."
Una frase intercalata come questa può essere più inquietante di una lunga spiegazione.
In Ultima corsa:
Sergio:
"Sei morta."
Elisa:
"Anche tu dovevi fermarti."
Sergio:
"Cosa vuoi?"
Elisa:
"Arrivare."
In Domani alle 03:12:
Sara:
"Perché mi guardi così?"
Luca:
"Perché so cosa succede tra trenta secondi."
Sara:
"E cosa succede?"
Luca:
"È questo che sto cercando di cambiare."
* NON SPIEGARE COMPLETAMENTE IL MOSTRO
Una delle grandi tentazioni dello sceneggiatore è spiegare tutto. Da dove viene il fantasma. Perché esiste. Quando è nato. Quali poteri possiede. Chi lo ha creato.
Ma il mistero è parte della paura. Dobbiamo spiegare quel tanto perché la storia abbia senso. Non necessariamente tutto.
Per esempio non abbiamo bisogno di sapere chi abbia creato la porta 17 cento anni prima. Ci interessa sapere che cosa rappresenti per Giulia.
Non dobbiamo conoscere scientificamente come i filmati di Luca prevedano il futuro. Ci interessa il problema morale che generano.
* PENSA AL BUDGET MENTRE SCRIVI
Un horror efficace può costare relativamente poco. Questo genere permette di utilizzare una sola casa; un corridoio; un autobus fermo o controllato; un computer; pochi personaggi; molto fuori campo; sound design (progettazione sonora).
Tra i tre esempi:
La porta 17 richiede essenzialmente un appartamento ed un corridoio.
Ultima corsa richiede un autobus, ma gran parte delle scene potrebbe essere girata con il mezzo fermo ed utilizzando riprese esterne di raccordo.
Domani alle 03:12 potrebbe essere realizzato quasi interamente in un appartamento.
La sceneggiatura deve sempre chiedersi: "Posso ottenere paura senza mostrare qualcosa di costoso?" Molto spesso la risposta è sì.
* PROGETTA IL FUORI CAMPO
Il fuori campo è una delle armi più potenti dell'horror. Ciò che non vediamo può essere più inquietante di ciò che vediamo.
Giulia guarda qualcosa dentro la stanza. Noi restiamo sul suo volto. Sentiamo: "Giulia..." Non mostriamo immediatamente chi parla. Lo spettatore crea mentalmente qualcosa. E spesso la sua immaginazione è più potente di qualsiasi effetto.
* COSTRUISCI IL RITMO TRA TENSIONE E RILASCIO
Non possiamo mantenere la tensione massima per trenta minuti. Lo spettatore ci si abitua. Dobbiamo alternare la tensione ad un piccolo rilascio poi a nuova tensione o a falsa tranquillità per arrivare ad una tensione maggiore. È come respirare.
Per esempio in Ultima corsa: apparizione di Elisa; Elisa scompare; Sergio rimane solo; entra un normale passeggero; per qualche secondo tutto sembra normale; il passeggero guarda Sergio e domanda: "Con chi stava parlando?"
Nuova inquietudine.
* RISCRIVI CHIEDENDOTI SEMPRE DOVE NASCE LA PAURA
Quando la prima stesura è terminata bisogna rileggere tutto.
Per ogni scena chiediamoci: Che cosa vuole il protagonista? Che cosa teme? Che cosa cambia? Quale nuova informazione riceve? La tensione aumenta oppure diminuisce? Questa scena potrebbe essere eliminata? Sto mostrando troppo? Sto spiegando troppo? Sto ripetendo lo stesso tipo di spavento? Il protagonista agisce oppure subisce soltanto? Il finale è preparato?
Se il film funziona anche eliminando completamente una scena, probabilmente quella scena non è indispensabile.
* LE TRE STORIE COMPLETE DOPO IL PERCORSO
Partendo da tre idee di poche parole abbiamo ora costruito tre vere storie.
Titolo: "LA PORTA 17"
Giulia, restauratrice di trentotto anni, torna nell'appartamento del padre appena morto per svuotarlo. Il loro rapporto era difficile e Giulia prova rimorso perché aveva smesso di rispondere alle sue telefonate.
A mezzanotte compare nel corridoio condominiale una porta numero 17 che durante il giorno non esiste. Dietro quella porta Giulia trova versioni passate dell'appartamento.
Scopre che anche suo padre conosceva quella stanza. Ogni nuovo ingresso la porta sempre più vicino alla verità.
Il padre aveva cercato per anni di impedire che la porta raggiungesse Giulia. La stanza rappresenta un luogo nel quale rimangono intrappolati coloro che non riescono a separarsi dal proprio passato.
Giulia ha finalmente la possibilità di parlare con suo padre. Ma per restare con lui dovrebbe rinunciare alla propria vita. Decide invece di lasciarlo andare. Esce. E la porta scompare.
Il mattino seguente lascia definitivamente l'appartamento.
Ma l'ultima scena suggerisce che la porta sia già comparsa per qualcun altro.
Tema profondo: non possiamo cambiare il passato, ma possiamo decidere se continuare a viverci dentro.
Titolo: "ULTIMA CORSA"
Sergio, cinquantadue anni, guida ogni notte l'ultimo autobus. Dodici anni prima ha investito una ragazza ed è fuggito senza fermarsi. Nessuno ha mai scoperto la verità.
Durante una notte vede salire una giovane donna completamente bagnata. Lei chiede di essere portata in Via San Michele, una strada eliminata dal percorso dell'autobus proprio dodici anni prima.
Ogni volta che Sergio tenta di ignorarla, la ragazza ricompare. Scopre che si tratta di Elisa, la giovane morta nell'incidente. Sergio pensa che Elisa voglia vendetta.
Decide infine di portarla nel luogo dell'incidente. Qui scopre che Elisa non vuole ucciderlo. Vuole che confessi.
Sergio comprende che per dodici anni aveva considerato la propria sopravvivenza una fortuna. Ora comprende che è stata una condanna.
Il mattino successivo entra in commissariato. Ed Elisa scompare.
Tema profondo: il passato non smette di esistere soltanto perché nessuno ne parla.
Titolo: "DOMANI ALLE 03:12"
Luca, trentaquattro anni, è un montatore video ossessionato dal controllo. Una notte sul computer compare un filmato registrato dentro casa sua. Il file mostra eventi del giorno successivo.
All'inizio sono insignificanti. Un bicchiere rotto. Una telefonata. Un piccolo incidente.
Luca cerca di modificarli. Non ci riesce. I filmati successivi diventano sempre più inquietanti.
Nel più terribile vede se stesso coperto di sangue. Scopre che la persona che entrerà in casa è Sara, la sua ex compagna.
Luca crede inizialmente che qualcuno o Sara voglia ucciderlo.
Poi comprende che nel video è lui a tenere il coltello.
Il vero terrore diventa quindi sapere se il filmato rappresenti un futuro inevitabile oppure soltanto la sua possibilità peggiore.
Alle 03:12 Sara arriva. Tutto comincia a ripetersi esattamente come nel video. Luca prende il coltello. Poi decide di lasciarlo cadere.
Il futuro cambia. Sara se ne va. Luca pensa di essere libero. Ma sul monitor compare un nuovo filmato.
Questa volta non porta la data di domani. Porta quella di oggi. Il video continua oltre il momento presente. Alle spalle di Luca compare una figura.
Taglio nero.
Tema profondo: conoscere il futuro non significa necessariamente poter controllare se stessi.
IN CONCLUSIONE
Per costruire un buon cortometraggio horror non dobbiamo iniziare chiedendoci: "Come posso spaventare lo spettatore?" La domanda più utile è: "Di che cosa ha paura il mio protagonista?"
Poi dobbiamo trasformare quella paura in qualcosa che possa essere visto, sentito e vissuto cinematograficamente. Una porta può diventare il passato. Un fantasma può diventare la colpa. Un computer può diventare la paura di perdere il controllo.
È questo passaggio a rendere l'horror interessante.
L'orrore migliore non arriva soltanto dall'esterno. Trova qualcosa che esisteva già dentro il protagonista.
Il fantasma, il mostro, la casa, la stanza o la tecnologia possono essere soltanto lo strumento che costringe quella persona ad affrontarlo.
E quando alla fine del cortometraggio lo spettatore comprende che la cosa più spaventosa non era ciò che si nascondeva dietro la porta, ma ciò che quella porta significava per il protagonista, allora abbiamo costruito qualcosa di più di una sequenza di spaventi.
Abbiamo costruito una storia horror, anzi tre in questo articolo.








