Il Giallo all'italiana è un sottogenere cinematografico sviluppatosi in Italia, caratterizzato da un forte mix di thriller e horror psicologico. Si distingue per le storie di suspense ricche di stile e violenza, un'estetica colorata e barocca, e l'uso di un misterioso assassino guantato. Focalizzato più sull'atmosfera, il Giallo è considerato il precursore del moderno slasher movie.
Il Giallo all’italiana è uno dei generi più riconoscibili e amati nel mondo: colori saturi, delitti efferati, psicologie disturbate, erotismo, colpi di scena e una costante sensazione di paranoia. Dagli anni ’60 ai primi ’80 ha prodotto una lunga serie di film che, ancora oggi, sono mini-laboratori perfetti per chi vuole scrivere e girare cortometraggi di questo tipo.
Qui trovi 25 titoli fondamentali, ognuno con il titolo in italiano + eventuale titolo estero; anno, regista, sceneggiatura (principali autori); una logline di 3 righe e 5 spunti pratici utili per chi scrive gialli (anche brevi) oggi.
1. La ragazza che sapeva troppo (1963 – regia Mario Bava)
Titolo internazionale: The Girl Who Knew Too Much
Sceneggiatura: Mario Bava, Ennio De Concini, altri
Logline (3 righe)
Una turista americana arriva a Roma e assiste a un omicidio su una scalinata buia.
Nessuno le crede, e il delitto sembra non essere mai avvenuto.
Ossessionata, la ragazza decide di indagare, finendo nel mirino del killer.
5 spunti per sceneggiatori:
- Protagonista “normale” fuori contesto: una turista spaesata è perfetta per far sentire il pubblico vulnerabile.
- Ambiente quotidiano + minaccia: Roma, chiese, appartamenti borghesi… ma pieni di ombre.
- Sospetto sulla percezione: l’idea che forse l’omicidio non esista davvero è un seme di paranoia potentissimo.
- Uso del bianco e nero per creare chiaroscuri: ispirazione per chi vuole giocare coi contrasti anche in digitale.
- Giallo come viaggio mentale: la protagonista non cerca solo il killer, ma la conferma di non essere pazza.
2. Sei donne per l’assassino (1964 – regia Mario Bava)
Titolo internazionale: Blood and Black Lace
Sceneggiatura: Marcello Fondato
Logline
In una casa di moda romana, modelle e dipendenti vengono uccise da un misterioso assassino mascherato.
Intrighi, gelosie e segreti nascosti rendono tutti sospetti.
Ogni nuova vittima porta alla luce un frammento di verità.
5 spunti:
- Location chiusa ma ricca (atelier di moda) come micro-mondo pieno di rivalità.
- Killer mascherato iconico: volto coperto, impermeabile, guanti – elemento visivo replicabile anche in corti low budget.
- Uso del colore (qui ancora limitato, ma anticipatore): Bava costruisce luci e set quasi come quadri.
- Delitti “a tema” con l’ambiente (manichini, tessuti, specchi): ottimo spunto per creare omicidi legati al luogo.
- Critica al mondo della moda: l’industria diventa complice morale del massacro.
3. L’uccello dalle piume di cristallo (1970 – regia Dario Argento)
Titolo internazionale: The Bird with the Crystal Plumage
Sceneggiatura: Dario Argento (soggetto e sceneggiatura, da Fredric Brown)
Logline
Uno scrittore americano a Roma assiste a un tentato omicidio in una galleria d’arte.
Resta ossessionato da ciò che ha visto e sente di aver perso un dettaglio cruciale.
Il killer continua a colpire, mentre lui cerca disperatamente di ricordare.
5 spunti:
- Testimone imperfetto: ha visto, ma ha capito male – struttura perfetta per corti basati su un “ricordo sbagliato”.
- Indagine amatoriale: niente poliziotti supereroi, ma un uomo qualunque invischiato nel caso.
- Spazi urbani moderni (gallerie d’arte, palazzi con scale particolari) come luoghi della paura.
- Killer collegato a un trauma passato: il giallo come ricostruzione di una psiche spezzata.
- Struttura a indizi visivi: quadri, registrazioni, dettagli architettonici che portano alla soluzione.
4. Il gatto a nove code (1971 – regia Dario Argento)
Titolo internazionale: The Cat o’ Nine Tails
Sceneggiatura: Dario Argento, Dardano Sacchetti, altri
Logline
Un giornalista e un ex giornalista cieco indagano su una serie di omicidi legati a un laboratorio di genetica.
Più scavano, più emerge un complotto oscuro.
La verità è collegata a un segreto inconfessabile.
5 spunti:
- Coppia investigativa atipica: un cieco + un reporter – dinamica perfetta per dialoghi e tensione.
- Elemento scientifico (genetica, esperimenti) come motore del mistero.
- Indizi multipli (“nove code”): struttura che permette di frammentare la suspense in piccoli blocchi.
- Protagonista con disabilità usata non come limite, ma come forza narrativa (iper-ascolto, memoria, intuito).
- Atmosfera urbana paranoica: laboratori, stazioni, strade notturne.
5. Quattro mosche di velluto grigio (1971 – regia Dario Argento)
Titolo internazionale: Four Flies on Grey Velvet
Sceneggiatura: Dario Argento, Bernardino Zapponi
Logline
Un batterista rock uccide accidentalmente un uomo che lo perseguita.
Qualcuno lo fotografa e inizia a ricattarlo, mettendolo al centro di una spirale di omicidi.
Una misteriosa immagine di “quattro mosche su velluto grigio” sembra essere la chiave del caso.
5 spunti:
- Protagonista artista (musicista): sensibilità e fragilità diverse rispetto al detective classico.
- Tema dello stalker ribaltato: chi perseguita chi?
- Uso di fotografie, immagini, tecnologia dell’epoca come supporto al mistero.
- Sensi di colpa come motore narrativo: l’eroe ha davvero ucciso qualcuno.
- Tono più surreale: ottimo riferimento per corti che vogliono contaminare giallo e onirico.
6. Profondo rosso (1975 – regia Dario Argento)
Titolo internazionale: Deep Red
Sceneggiatura: Dario Argento, Bernardino Zapponi
Logline
Un pianista jazz assiste all’omicidio di una medium e decide di indagare.
Un dettaglio sfuggito nell’appartamento della vittima lo tormenta.
Intanto, il killer elimina chiunque si avvicini troppo alla verità.
5 spunti:
- Assassino legato a un trauma infantile: motivo classico replicabile in forme nuove.
- Ambientazioni iconiche: la villa infestata dal passato, la scuola, l’appartamento d’artista.
- Uso del suono e della musica (Goblin) come strumento di tensione continua.
- Indizi nascosti in piena vista (il “quadro” che cambia): lezione fondamentale sul “planting” visivo.
- Rapporto investigatore/donna controparte (pianista + giornalista) per inserire ironia e scontro di caratteri.
7. Tenebre (1982 – regia Dario Argento)
Titolo internazionale: Tenebrae / Tenebre
Sceneggiatura: Dario Argento
Logline
Uno scrittore di romanzi gialli arriva a Roma per promuovere il suo nuovo libro.
Un serial killer inizia a uccidere seguendo le modalità descritte nel romanzo.
L’autore diventa sospettato, investigatore e bersaglio.
5 spunti:
- Meta-giallo: un giallista in un giallo – struttura perfetta per corti che riflettono sul genere stesso.
- Doppi e false piste: l’identità del killer è un gioco continuo di specchi.
- Luce fortissima, quasi clinica, invece del buio classico: ribaltamento interessante.
- Violenza messa in scena in modo quasi astratto, geometrico: ispirazione per coreografie di omicidi.
- Critica ai media e alla rappresentazione della violenza.
8. Non si sevizia un paperino (1972 – regia Lucio Fulci)
Titolo internazionale: Don’t Torture a Duckling
Sceneggiatura: Lucio Fulci, Roberto Gianviti, Gianfranco Clerici
Logline
In un paesino del Sud Italia, alcuni bambini vengono assassinati brutalmente.
La paura e la superstizione fanno esplodere accuse contro “diversi” ed emarginati.
Due forestieri cercano la verità in un clima di odio e fanatismo.
5 spunti:
- Ambientazione rurale e arretrata, lontana dalle città borghesi del giallo classico.
- Intreccio tra giallo e critica sociale (religione, superstizione, ipocrisia).
- Uso fortissimo del contrasto tra paesaggi luminosi e atrocità (sole e orrore).
- Villain non solo “pazzo”, ma figlio di un contesto malato.
- Linchiaggio e violenza collettiva come mostro vero, oltre al killer.
9. Una sull’altra (1969 – regia Lucio Fulci)
Titolo internazionale: One on Top of the Other / Perversion Story
Sceneggiatura: Lucio Fulci, Roberto Gianviti, José Luis Martínez Molla
Logline
Un medico vede aumentare il premio dell’assicurazione sulla vita della moglie malata.
Quando lei muore improvvisamente, diventa il primo sospettato.
La comparsa di una donna identica alla defunta complica tutto.
5 spunti:
- Giallo con forte componente erotica, tipico di tanta produzione italiana dell’epoca.
- Tema del doppio (moglie/misteriosa sosia) come generatore di falso.
- Scelta di un protagonista moralmente ambiguo: non proprio innocente, non totalmente colpevole.
- Uso di location internazionali (San Francisco nella storia) per dare respiro al racconto.
- Finale giudiziario/twist come chiusura non consolatoria.
10. Sette note in nero (1977 – regia Lucio Fulci)
Titolo internazionale: The Psychic / Murder to the Tune of the Seven Black Notes
Sceneggiatura: Lucio Fulci, Dardano Sacchetti, altri
Logline
Una donna ha visioni di un omicidio e di un cadavere murato.
Quando i lavori in una villa riportano alla luce uno scheletro, diventa sospettata.
Solo decifrando le sue premonizioni potrà salvarsi.
5 spunti:
- Uso delle premonizioni come puzzle: scene “visionarie” che solo alla fine si ricompongono.
- Struttura circolare: le visioni anticipano il finale.
- Oggetti ricorrenti (un quadro, un orologio, un brano musicale) che guidano la narrazione.
- Protagonista femminile attiva, che indaga sui propri incubi.
- Perfetto modello di “giallo psicologico soprannaturale” per corti di oggi.
11. Lo strano vizio della signora Wardh (1971 – regia Sergio Martino)
Titolo internazionale: The Strange Vice of Mrs. Wardh
Sceneggiatura: Eduardo Manzanos Brochero, Ernesto Gastaldi, Vittorio Caronia
Logline
Julie, moglie di un diplomatico, è perseguitata da un ex amante violento.
Intanto, un serial killer uccide giovani donne in città.
Desiderio, paura e colpa si intrecciano fino a un colpo di scena.
5 spunti:
- Erotismo come elemento di tensione, non solo decorativo.
- Protagonista intrappolata tra più uomini (marito, ex, nuovo amante): triangoli che generano sospetto.
- Giallo con forte componente melodrammatica: amori malati, ricatti emotivi.
- Vienna come scenario elegante e minaccioso: città europea come labirinto.
- Uso di sogni e flashback per confondere ricordi e realtà.
12. La coda dello scorpione (1971 – regia Sergio Martino)
Titolo internazionale: The Case of the Scorpion’s Tail
Sceneggiatura: Ernesto Gastaldi, altri
Logline
Una donna eredita una grossa somma dopo la morte sospetta del marito in un incidente aereo.
Una catena di omicidi inizia a colpire chi ruota attorno all’assicurazione.
Dietro i soldi si nasconde un piano diabolico.
5 spunti:
- Giallo assicurativo: soldi + incidenti + frode = ottimo motore di suspense.
- Cambi di location (Atene, Londra) per dare respiro e senso di complotto internazionale.
- Protagonisti che cambiano (chi credevi centrale muore a metà): struttura interessante per corti con twist.
- Uso di coltelli, specchi, vetri come oggetti simbolici e mortali.
- Sceneggiatura a incastri tipica di Gastaldi: esempio perfetto di “giallo da costruzione”.
13. Tutti i colori del buio (1972 – regia Sergio Martino)
Titolo internazionale: All the Colors of the Dark
Sceneggiatura: Ernesto Gastaldi, altri
Logline
Una donna traumatizzata dalla perdita del figlio è tormentata da incubi e visioni.
Una setta satanica sembra perseguitarla, ma nulla è come appare.
La linea tra psicosi, droga e realtà si dissolve.
5 spunti:
- Mescola giallo e horror esoterico, perfetto per corti che vogliono suggestioni rituali.
- Protagonista inaffidabile: non sappiamo quanto di ciò che vede sia reale.
- Sette, rituali, appartamenti eleganti: collisione fra borghesia e occulto.
- Uso di colori e luci psichedeliche per rappresentare il caos mentale.
- Finale ambiguo che lascia aperta la natura degli eventi.
14. Cosa avete fatto a Solange? (1972 – regia Massimo Dallamano)
Titolo internazionale: What Have You Done to Solange?
Sceneggiatura: Massimo Dallamano, Bruno Di Geronimo, altri
Logline
In un collegio femminile, studentesse vengono assassinate brutalmente.
Un professore, compromesso da una relazione con un’allieva, finisce tra i sospettati.
Una ragazza misteriosa, Solange, sembra essere la chiave dei delitti.
5 spunti:
- Giallo scolastico: ambientare un thriller in un collegio dà subito tensione e morbosità.
- Tema della sessualità adolescenziale repressa, con tabù e ipocrisia adulta.
- Uso della pioggia, del parco, delle aule, come spazi emotivi (aperti/chiusi).
- Indagine che scava nella vergogna: il movente è legato a colpe “indicibili”.
- Colonna sonora di Morricone come modello di musica che guida empatia e inquietudine.
15. La polizia chiede aiuto (1974 – regia Massimo Dallamano)
Titolo internazionale: What Have They Done to Your Daughters?
Sceneggiatura: Massimo Dallamano, Cesare Frugoni, altri
Logline
Una ragazza viene trovata impiccata in un garage.
La polizia scopre una rete di prostituzione minorile che coinvolge insospettabili.
Un killer in tuta e casco nero elimina i testimoni.
5 spunti:
- Incontro tra giallo e poliziesco: struttura ibrida perfetta per corti contemporanei.
- Motivi sociali forti (sfruttamento minorile) invece del solito movente personale.
- Killer motociclista: figura visiva potente e facilmente imitabile.
- Uso di intercettazioni, nastri, registrazioni come indizi.
- Punto di vista investigativo multiplo (magistrato, poliziotto, medico legale).
16. Chi l’ha vista morire? (1972 – regia Aldo Lado)
Titolo internazionale: Who Saw Her Die?
Sceneggiatura: Aldo Lado, Francesco Barilli, altri
Logline
Una bambina viene uccisa a Venezia.
Anni dopo, un altro padre vede scomparire la figlia in circostanze simili.
La città lagunare diventa un labirinto di sospetti e ombre.
5 spunti:
- Venezia invernale, sporca, paludosa: perfetto esempio di location sfruttata in chiave inquietante.
- Omicidi di bambini: tabù narrativo usato per scuotere lo spettatore.
- Padre investigatore, mosso da colpa e disperazione.
- Canzoncina infantile inquietante come leitmotiv sonoro.
- Uso di maschere, chiese, vicoli stretti per aumentare claustrofobia.
17. La tarantola dal ventre nero (1971 – regia Paolo Cavara)
Titolo internazionale: Black Belly of the Tarantula
Sceneggiatura: Marcello Danon, Lucile Laks, altri
Logline
Un killer paralizza le sue vittime con un veleno e le uccide mentre sono coscienti.
Un ispettore indaga tra saloni di bellezza, gelosie e ricatti.
Il modus operandi richiama il comportamento di una particolare tarantola.
5 spunti:
- Parallelo killer/animale: modellare delitti su un rituale naturale è un ottimo espediente.
- Poliziotto stanco, non eroico, travolto dal caso.
- Ambienti borghesi (centri estetici, appartamenti eleganti) sporcati dalla violenza.
- Donne vittime ma anche figure complesse, non solo “corpi”.
- Titolo “da romanzo giallo Mondadori”, lungo e bizzarro: un marchio del genere.
18. La dama rossa uccide sette volte (1972 – regia Emilio P. Miraglia)
Titolo internazionale: The Red Queen Kills Seven Times
Sceneggiatura: Fabio Pittorru, Emilio P. Miraglia, altri
Logline
Una leggenda familiare parla di una “Dama Rossa” che ogni cento anni uccide sette persone.
In un castello tedesco, una serie di delitti sembra confermare la maledizione.
Tra fantasmi, eredità e segreti, due sorelle sono al centro dell’enigma.
5 spunti:
- Mescola gotico e giallo: castelli, leggende, maledizioni e indagini razionali.
- Icona visiva fortissima (cappa rossa, coltello): perfetto per corti ad alto impatto figurativo.
- Famiglia come nido di colpe: vecchi rancori che diventano movente.
- Ambiguità tra fantasma e killer umano: ottimo terreno narrativo.
- Uso di corridoi, scale, stanze segrete come labirinto psicologico.
19. Mio caro assassino (1972 – regia Tonino Valerii)
Titolo internazionale: My Dear Killer
Sceneggiatura: Roberto Leoni, Franco Bucceri, Salvador Mercado
Logline
Un funzionario assicurativo muore in un incidente misterioso.
Un commissario indaga e scopre un vecchio caso di rapimento irrisolto.
Il killer elimina chi sa troppo, in una catena di omicidi sempre più brutale.
5 spunti:
- Indagine “a ritroso”: un caso recente porta a un’ingiustizia del passato.
- Uso di delitti ingegnosi, al limite del macabro (es. escavatore come arma).
- Protagonista investigatore lucido ma non invincibile.
- Piccola comunità piena di segreti: ogni personaggio sembra sapere qualcosa.
- Finale amaro: la verità arriva ma non porta davvero consolazione.
20. L’iguana dalla lingua di fuoco (1971 – regia Riccardo Freda)
Titolo internazionale: The Iguana with the Tongue of Fire
Sceneggiatura: Riccardo Freda, Alessandro Continenza, altri
Logline
A Dublino, una donna viene trovata uccisa in modo orribile.
Un ex poliziotto viene coinvolto nell’indagine, che porta a un’ambasciata e a una famiglia altolocata.
L’assassino sembra avere un feticismo per l’acido e i tagli al volto.
5 spunti:
- Giallo “esportato” fuori Italia, ma con stile italianissimo nelle soluzioni.
- Violenza grafica molto marcata, utile per capire fino a dove spingersi (o no) in un corto.
- Ambiente diplomatico come luogo di ipocrisie e coperture.
- Protagnista disilluso: l’eroe è fuori dalla polizia ma non dal bisogno di giustizia.
- Titolo animalesco che crea immediata curiosità.
21. La morte accarezza a mezzanotte (1972 – regia Luciano Ercoli)
Titolo internazionale: Death Walks at Midnight
Sceneggiatura: Ernesto Gastaldi, altri
Logline
Una modella accetta di provare una nuova droga psichedelica per un servizio giornalistico.
Durante il trip, “vede” un omicidio compiuto da un uomo con un guanto chiodato.
Quando prova a denunciare il fatto, nessuno le crede… ma il killer sembra reale.
5 spunti:
- Allucinazione come possibile testimonianza: ciò che vedi sotto droga è prova o follia?
- Protagonista femminile combattiva (non vittima passiva).
- Milano anni ’70: modernità degradata, palazzi, locali notturni.
- Oggetto distintivo del killer (guanto chiodato): basta un dettaglio per creare un’icona.
- Sceneggiatura che gioca su ricatti, media, fotografie falsificate.
22. Orgasmo (1969 – regia Umberto Lenzi)
Titolo internazionale: Paranoia (in alcuni mercati)
Sceneggiatura: Umberto Lenzi, Massimo D’Avak, altri
Logline
Una ricca vedova si innamora di un giovane uomo che arriva con una ragazza misteriosa.
La relazione diventa sempre più ambigua, tra droga, sesso e manipolazioni.
Ma chi manipola chi?
5 spunti:
- Giallo intimista a tre personaggi: modello perfetto per corti di budget ridotto.
- Case isolate come trappole psicologiche.
- Alcool e droga usati per confondere percezioni e responsabilità.
- Tema della seduzione come arma.
- Finale a ribaltamenti multipli, tipico del giallo psicologico.
23. Spasmo (1974 – regia Umberto Lenzi)
Titolo internazionale: Spasmo
Sceneggiatura: Umberto Lenzi, altri
Logline
Un uomo incontra una donna misteriosa su una spiaggia.
Si trova presto invischiato in una serie di omicidi e in allucinazioni con manichini mutilati.
La sua stessa sanità mentale è in dubbio.
5 spunti:
- Uso dei manichini come elemento disturbante: oggetti inanimati caricati di angoscia.
- Protagonista inaffidabile: non sappiamo se vediamo la realtà o il suo crollo mentale.
- Ambientazioni costiere vuote, spiagge, ville: paesaggi luminosi ma angoscianti.
- Giallo come viaggio nella psicosi, non solo caccia al killer.
- Montaggio “frammentato” che può ispirare corti molto soggettivi.
24. Perché quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer? (1972 – regia Giuliano Carnimeo)
Titolo internazionale: The Case of the Bloody Iris
Sceneggiatura: Ernesto Gastaldi, altri
Logline
In un condominio di lusso, una serie di donne vengono assassinate.
Una modella che si trasferisce in uno degli appartamenti diventa la nuova potenziale vittima.
Tutti i vicini sono sospetti.
5 spunti:
- Condominio come microcosmo di sospetti: perfetto per corti con location unica.
- Mondo della moda e del sesso libero come sfondo degli omicidi.
- Struttura “chiuso in un palazzo” che riduce i costi ma aumenta la tensione.
- Personaggi weird nei vari appartamenti (coppie strane, vecchi inquietanti, fanatici).
- Titolo lungo e “pulp” che cattura l’attenzione già da solo.
25. Reazione a catena (1971 – regia Mario Bava)
Titolo internazionale: A Bay of Blood / Twitch of the Death Nerve
Sceneggiatura: Mario Bava, Filippo Ottoni, altri
Logline
Dopo la morte di una ricca contessa, i potenziali eredi iniziano a eliminarsi uno dopo l’altro per accaparrarsi la baia.
Una catena di omicidi sempre più brutali si sussegue nella villa sul lago.
Alla fine, la violenza raggiunge anche gli innocenti.
5 spunti:
- Proto-slasher: una sequenza di omicidi creativi in un’unica location.
- Motivazione economica: avidità pura, non follia “poetica”.
- Uso del paesaggio naturale (baia, bosco) come teatro dell’orrore.
- Molte vittime, molti sospetti, pochissimi davvero “buoni”.
- Finale cinico e spiazzante, quasi grottesco: esempio di chiusura anti-morale.
* Consigli per chi vuole scrivere un giallo all’italiana oggi
Guardando questi 25 film, emergono alcune linee guida utilissime per cortometraggi moderni:
- Location forte = metà del lavoro
- Casa di moda, collegio, condominio, paesino del Sud, Venezia invernale, nave, baia…
- Scegli un luogo con identità forte e collega i delitti a quel contesto.
- Tutto nasce da un trauma o da una colpa
- Passata (infanzia, vecchio delitto) o presente (sfruttamento, avidità, tradimento).
- Non basta “un pazzo”: serve un dolore o una vergogna che genera il crimine.
- Protagonisti imperfetti
- Spesso non sono poliziotti infallibili, ma: artisti, professori, vedove, giornalisti, turisti…
- Hanno vizi, paure, colpe proprie: questo li rende umani e coinvolgenti.
- Oggetto o dettaglio ricorrente
- Un guanto chiodato, un quadro, una canzoncina, una maschera, una foto…
- Scegline uno per il tuo corto e usalo come filo conduttore visivo.
- Mondi chiusi che riflettono l’epoca
- I gialli italiani raccontano spesso la società del loro tempo (religione, sessualità, borghesia, progresso).
- Fai lo stesso oggi: usa il giallo per parlare di temi attuali (social, bullismo, potere, soldi, immagine).











