Dalla definizione alla pratica: 5 storie, 5 metafore, 5 generi
Parte prima: cos'è la Metafora
* La definizione
La metafora è una delle figure retoriche più antiche e più potenti che il linguaggio umano abbia mai prodotto. La parola viene dal greco "metaphorá" (trasporto, spostamento) ed indica esattamente quello che fa: trasporta il significato di una parola o di un concetto in un territorio diverso da quello che le appartiene letteralmente, creando una connessione inaspettata tra due realtà apparentemente distanti che si illuminano reciprocamente nel momento del loro incontro.
Aristotele, nella sua Poetica, definiva la metafora come "il trasferimento di una cosa di un nome che appartiene ad un'altra cosa". Ma questa definizione, per quanto precisa, cattura solo il meccanismo esteriore del fenomeno e non la sua vera potenza. La metafora non è semplicemente un ornamento del linguaggio, è un modo elegante di dire qualcosa che potrebbe essere detto anche in modo diretto. È una forma di pensiero: un modo di conoscere la realtà attraverso l'accostamento di due domini concettuali diversi, creando una comprensione nuova che nessuno dei due domini avrebbe potuto produrre da solo.
Quando diciamo "la vita è un viaggio" non stiamo semplicemente usando un'immagine poetica: stiamo costruendo una mappa concettuale della vita attraverso la struttura del viaggio: con la sua partenza, il suo percorso, le sue deviazioni, le sue destinazioni raggiunte o mancate, il suo inevitabile arrivo. Questa mappa ci permette di pensare alla vita in modo diverso da come potremmo pensarla senza la metafora del viaggio, di scoprire aspetti della vita che la sola analisi diretta non avrebbe rivelato.
* La Metafora come struttura del pensiero creativo
I linguisti cognitivi George Lakoff e Mark Johnson, nel loro fondamentale lavoro "Metaphors We Live By" del 1980, hanno dimostrato che la metafora non è una figura retorica eccezionale riservata alla poesia e alla letteratura: è il meccanismo fondamentale attraverso cui il pensiero umano funziona. Pensiamo in metafore continuamente, anche quando non ce ne rendiamo conto. Quando diciamo che un argomento è "solido", che una teoria è "fragile", che un'idea è "brillante" o "opaca", stiamo usando metafore che strutturano il nostro pensiero astratto attraverso domini fisici concreti.
Questo ha una conseguenza importante per chi lavora con le narrazioni: la metafora non è qualcosa che si aggiunge alla storia dopo che è stata costruita, come un ornamento che si appende a un oggetto già finito. È uno dei principi costruttivi fondamentali della storia stessa, uno dei modi in cui la storia produce significato al di là della sua superficie letterale.
* Metafora e Simbolo: una distinzione necessaria
Prima di procedere, è importante distinguere la metafora dal simbolo: sono due figure che nel cinema vengono spesso confuse ma che funzionano in modo diverso. Il simbolo è un oggetto od un'immagine che ha acquisito per convenzione culturale un significato fisso e riconoscibile: la colomba simboleggia la pace, il rosso simboleggia il pericolo o la passione, il serpente simboleggia il tradimento. Il significato del simbolo è relativamente stabile e codificato.
La metafora è più viva, più dinamica e più imprevedibile del simbolo: nasce dall'accostamento specifico di due elementi all'interno di un contesto narrativo preciso, ed il suo significato emerge da quella relazione specifica invece di essere preesistente e codificato. Una fotografia sbiadita non è simbolicamente "la perdita della memoria" per convenzione culturale: diventa metafora della perdita della memoria in un film specifico perché il film costruisce quella connessione in modo preciso e necessario attraverso la sua narrativa.
Parte Seconda: la Metafora nel cortometraggio
* Perché il Cortometraggio è il territorio ideale della Metafora
Il cortometraggio e la metafora hanno una relazione privilegiata e quasi naturale, per una ragione che riguarda la struttura fondamentale di entrambi: sono entrambi forme di concentrazione. La metafora concentra un significato complesso in un'immagine od in un'espressione compatta. Il cortometraggio concentra una storia complessa in un tempo brevissimo. Questa convergenza di struttura li rende alleati naturali: nel cortometraggio, dove non c'è spazio per la spiegazione esplicita e dove ogni elemento deve portare il massimo carico di significato possibile, la metafora è lo strumento che permette di dire molto con poco.
In un lungometraggio di due ore il tema può essere sviluppato attraverso dialoghi espliciti, scene di riflessione, personaggi secondari che fungono da commentatori della storia principale. In un cortometraggio di dieci minuti non c'è quasi mai spazio per tutto questo: il tema deve essere incorporato nella storia stessa, deve emergere dall'azione e dalle immagini invece di essere dichiarato. La metafora è lo strumento che permette questa incorporazione, trasformando la storia in un contenitore che porta significati multipli simultaneamente, senza che nessuno di essi venga mai enunciato direttamente.
* Come si costruisce una Metafora cinematografica
La metafora cinematografica funziona diversamente dalla metafora letteraria perché il cinema è un medium visivo prima che verbale: le sue metafore più potenti non sono quelle contenute nei dialoghi ma quelle costruite attraverso le immagini, il montaggio, il suono, il movimento della camera.
Una metafora cinematografica si costruisce attraverso tre operazioni fondamentali.
La prima è la scelta del veicolo: l'elemento concreto e visivo che porterà il significato metaforico: un oggetto, un luogo, un gesto, un'azione ricorrente.
La seconda è la costruzione della relazione cioè il modo in cui la narrazione stabilisce la connessione tra il veicolo concreto ed il significato astratto che deve portare, attraverso la ripetizione, il contrasto, il posizionamento narrativo.
La terza è il momento della rivelazione: il punto preciso della storia in cui la metafora raggiunge la sua piena potenza, in cui il significato metaforico esplode con tutta la sua forza emotiva e intellettuale.
Una metafora cinematografica non si dichiara mai esplicitamente, non si dice mai allo spettatore "questo oggetto rappresenta quella cosa". Si costruisce attraverso la narrativa in modo che lo spettatore la trovi da solo, e questa scoperta personale è esattamente ciò che rende la metafora cinematografica così potente: il significato che lo spettatore trova da solo ha un impatto emotivo e intellettuale molto più profondo di quello che gli viene dato direttamente.
* I Livelli di Funzionamento della Metafora nel Cortometraggio
La metafora in un cortometraggio può funzionare a diversi livelli simultaneamente, ed i film più ricchi sono quelli in cui la stessa metafora produce significati diversi a livelli diversi di lettura.
Al livello narrativo la metafora è un elemento della storia come un oggetto, un luogo, un'azione che ha una funzione precisa nella trama e che allo stesso tempo porta un significato aggiuntivo. Al livello tematico la metafora è il modo in cui il film esprime il proprio tema senza dichiararlo, come il modo in cui una storia su un giardino è anche una storia sulla cura, sull'abbandono, sull'invecchiamento, sulla speranza. Al livello poetico la metafora è l'immagine che rimane cioè quella che persiste nella memoria dello spettatore come immagine visiva indipendentemente dal suo contenuto narrativo, con la stessa qualità duratura di certi versi poetici.
Parte Terza: Cinque Storie, Cinque Metafore, Cinque Generi
Storia n° 1 - Titolo: "L'Orologio Fermo"
- Genere: Drammatico
- La storia:
Anna ha settantadue anni e vive sola nella casa in cui ha trascorso tutta la vita con il marito Giorgio, morto tre anni prima. La casa è rimasta esattamente com'era, con ogni oggetto al suo posto, ogni abitudine preservata. Il figlio Luca, quarant'anni, viene a trovarla ogni domenica e comincia a notare con crescente preoccupazione che la madre non solo non ha cambiato niente nella casa ma sembra non riconoscere il passare del tempo: parla di Giorgio al presente, si comporta come se lui potesse rientrare da un momento all'altro, prepara ancora due tazze di caffè ogni mattina.
Nel corso del cortometraggio scopriamo che l'orologio da parete del salotto, un vecchio orologio a pendolo che Giorgio aveva ereditato dal padre, è fermo da tre anni, bloccato esattamente all'ora in cui Giorgio è morto. Anna lo sa. Lo ha fermato lei, deliberatamente. È la sua metafora del lutto: finché quell'orologio non riparte, il tempo non è davvero andato avanti.
Il climax del cortometraggio è la scena in cui Luca, non sapendo questo, porta un tecnico per far riparare l'orologio. La conversazione tra madre e figlio sempre con l'orologio sullo sfondo, fermo e silenzioso, è il cuore del film.
* La metafora: L'Orologio Fermo come metafora del lutto bloccato e del rifiuto del tempo.
- Il Dialogo:
Il salotto di Anna. Pomeriggio domenicale. Luca è appena tornato dall'ingresso dove ha accompagnato alla porta un tecnico di orologi. Anna è seduta nella sua poltrona, le mani in grembo, immobile. L'orologio a pendolo alle sue spalle: grande, scuro, con il quadrante bianco ingiallito, è fermo sulle 14:23.
LUCA
(sedendosi sul divano di fronte alla madre, con un tono che cerca di sembrare leggero)
Ho rimandato via il signor Ferretti.
Non era necessario che venisse oggi, possiamo farlo un'altra volta.
ANNA
(senza alzare gli occhi)
L'hai mandato via perché te l'ho chiesto io.
LUCA
Mamma, quell'orologio è fermo da tre anni.
Non funziona. Papà lo avrebbe...
ANNA
(alzando gli occhi, con calma assoluta)
Papà lo sapeva già. Gliel'ho detto io che l'avevo fermato.
Silenzio.
LUCA
Quando?
ANNA
Quella sera.
Quando sei andato via tu e tua sorella e io sono rimasta sola.
Ho aspettato che foste andati via,
poi sono venuta qui, ho aperto lo sportellino e ho fermato il pendolo con la mano.
(pausa)
Era ancora caldo, quel legno.
Non so perché me lo ricordo.
LUCA
(con voce più bassa)
Mamma. Perché?
ANNA
Perché non volevo che andasse avanti.
LUCA
Il tempo va avanti lo stesso, anche se l'orologio è fermo.
ANNA
(guardandolo)
Lo so, Luca. Non sono scema.
(pausa)
Ma non in questa stanza.
In questa stanza è ancora le 14:23 del 4 novembre.
Ed io posso stare qui dentro e ricordarmelo bene.
LUCA
Ricordarti cosa? Che ore erano?
ANNA
Ricordarmi che stava ancora bene alle due e venti.
Che alle due e venti mi aveva chiesto se c'era ancora del caffè
ed io gli avevo detto che lo facevo subito.
(pausa)
Non l'ho fatto in tempo, il caffè.
Ci ho pensato tanto a quella cosa stupida...
LUCA
(commosso, ma cercando di ragionare)
Mamma, questo non è...
non ti fa bene stare così.
L'orologio fermo non cambia quello che è successo.
ANNA
No.
Ma mi ricorda come stava prima.
(pausa lunga)
Sai quante volte al giorno guardo quell'orologio e penso: sono ancora in quel momento?
Sono ancora là?
(pausa)
Sì. Sono ancora là.
LUCA
(alzandosi, andando verso l'orologio)
Mamma, io...
ANNA
(con voce che non è un urlo ma ha la stessa forza)
Non toccarlo.
Luca si ferma. Si gira. Madre e figlio si guardano attraverso la stanza.
ANNA
(più piano, quasi a se stessa)
So che devo farlo ripartire. Lo so.
(pausa)
Ma non oggi.
(pausa)
Oggi no.
LUCA
(torna a sedersi, lentamente)
Quando?
ANNA
Quando sarò pronta.
(pausa)
Quando riuscirò a guardarlo che va avanti senza sentire che mi lascia indietro.
Lungo silenzio. Luca guarda l'orologio fermo. Anna guarda Luca.
LUCA
(sottovoce)
Ti lascia indietro l'orologio? O ti lascia indietro lui?
Anna non risponde. Ma i suoi occhi dicono tutto.
ANNA
(dopo un tempo lunghissimo)
Forse sono la stessa cosa.
* Spiegazione della Metafora e del suo Posizionamento:
L'orologio fermo è una delle metafore cinematografiche più potenti che si possano costruire attorno al tema del lutto, e la sua potenza deriva da una doppia natura che la rende inesauribile: è al tempo stesso oggetto narrativo concreto: un orologio che non funziona, come una scelta deliberata della protagonista, è un veicolo metaforico di straordinaria ricchezza.
A livello metaforico l'orologio fermo dice tutto ciò che il cortometraggio vuole dire sul lutto in modo molto più efficace di qualsiasi dialogo diretto: il tempo soggettivo del dolore si è fermato nel momento della perdita, mentre il tempo oggettivo del mondo continua ad andare avanti. Anna non è pazza né in contraddizione con la vita: ha semplicemente trovato un modo fisico, concreto, di esternalizzare e preservare il proprio spazio di lutto in un mondo che le chiede di andare avanti.
La scelta di posizionare la rivelazione della metafora, cioè la spiegazione del perché l'orologio è fermo, nel dialogo tra madre e figlio è narrativamente precisa perché trasforma la metafora in un campo di battaglia emotivo tra due modi di stare nel lutto: quello di Anna, che vuole preservare il tempo della memoria, e quello di Luca, che vuole che la vita della madre ricominci. L'orologio sullo sfondo del dialogo, fisicamente presente nell'inquadratura, fermo e silenzioso, è testimone della conversazione ed amplifica visivamente ogni parola.
La metafora viene posizionata in questo punto preciso del cortometraggio e non all'inizio, e non alla fine, ma nel centro emotivo del film, perché ha bisogno di tutto il tempo precedente per costruire il suo significato: lo spettatore deve prima vedere la casa congelata nel tempo, le due tazze di caffè, il comportamento di Anna, prima che la rivelazione dell'orologio deliberatamente fermato produca il suo pieno impatto emotivo. Se venisse rivelata troppo presto perderebbe il suo peso; se venisse rivelata troppo tardi non ci sarebbe tempo per svilupparne le implicazioni nel dialogo finale.
L'immagine è tratta dal film Il vecchio ed il mare
una delle più grandi metafore dell'esistenza umana
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Link alla seconda parte dell'articolo
* ATTENZIONE: Le idee presentate in questo articolo sono solo spunti iniziali di idee da sviluppare ulteriormente. Vi invitiamo a selezionarne una e a personalizzarla, arricchendola con dettagli, personaggi secondari e sviluppando o modificando l'idea base. Qualora decideste di ampliare una di queste bozze in una sceneggiatura completa e di realizzarla, vi preghiamo di comunicarcelo. Saremo lieti di promuovere la vostra opera sul nostro sito.





































































































































































