ADRENALINA - 5 STORIE PER 5 CORTOMETRAGGI
La parola adrenalina porta immediatamente alla mente una corsa, un inseguimento, un pericolo improvviso, qualcuno che deve salvarsi prima che sia troppo tardi. In sceneggiatura, però, l’adrenalina può essere molto più interessante.
Può essere fisica, quando un personaggio è realmente in pericolo.
Può essere psicologica, quando deve compiere una scelta che teme da anni.
Può essere sentimentale, quando restano pochi minuti per dire qualcosa che potrebbe cambiare una relazione.
Può essere comica, quando una piccola bugia produce una catena di problemi sempre più incontrollabile.
Può perfino essere morale, quando un personaggio deve decidere se proteggere il proprio interesse oppure assumersi una responsabilità.
Per un cortometraggio di 15-20 minuti l’adrenalina è particolarmente efficace perché permette di comprimere il tempo. Se il protagonista dispone di venti minuti, dodici minuti, novanta secondi o dell’ultima ora di luce, anche una storia relativamente semplice acquista immediatamente una direzione.
Ma un corto non dovrebbe limitarsi a chiedere: “Ce la farà?”
Dovrebbe aggiungere una seconda domanda: “Chi diventerà mentre cerca di farcela?”
Le cinque storie che seguono partono quindi dalla stessa parola, ma affrontano cinque tipi differenti di adrenalina:
- il pericolo e l’anticipazione in un thriller fantascientifico;
- la paura della figuraccia in una commedia;
- l’ansia della prestazione in un dramma teatrale;
- il pericolo reale e la responsabilità morale su un set cinematografico;
- l’urgenza sentimentale di dire finalmente la verità.
Sono tutte storie pensate per poter essere sviluppate in cortometraggi relativamente contenuti, con pochi personaggi e un numero limitato di location.
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Base n° 1 - Titolo: "NOVANTA SECONDI"
- Logline
Una montatrice del suono riceve sul computer una registrazione che sembra provenire dai prossimi novanta secondi nel futuro e nella quale si sente qualcuno forzare la porta dell’appartamento accanto. Quando le registrazioni continuano ad anticipare ciò che sta per accadere, deve decidere se sfruttarle per proteggere se stessa o mettere a rischio la propria sicurezza per aiutare la giovane vicina.
- Genere
Thriller fantascientifico - suspense psicologica.
- Temi affrontati
La paura di intervenire, la responsabilità verso gli altri, il rapporto tra previsione e scelta, l’illusione del controllo, l’isolamento urbano, il coraggio quotidiano.
- Personaggi principali
Lea Martini, 34 anni.
Montatrice e sound designer freelance. Vive sola e lavora quasi sempre di notte. È razionale, precisa, diffidente. Ha costruito la propria vita intorno al controllo: cuffie, timeline, waveform, file numerati, porte chiuse. Il suo difetto è scambiare la prudenza per neutralità.
Maya, 27 anni.
Vicina di pianerottolo. Lavora in un bar. Lea la conosce soltanto attraverso piccoli incontri nell’ascensore. È indipendente, apparentemente sicura, ma da qualche settimana vive una situazione difficile con l’ex compagno.
Davide, 31 anni.
Ex compagno di Maya. Non deve essere costruito come un criminale caricaturale. È un uomo incapace di accettare la fine della relazione ed interpreta ogni rifiuto come una provocazione.
Sergio, 58 anni.
Portiere dello stabile. Compare poco, ma rappresenta il comportamento opposto a quello di Lea: sente molto, interpreta poco e tende a non immischiarsi.
- Racconto della storia in 25 passaggi
- È quasi mezzanotte e Lea lavora da sola nel proprio appartamento, montando il sonoro di un film thriller.
- Fuori piove leggermente ed il condominio è quasi completamente silenzioso.
- Lea indossa grandi cuffie che la isolano ossessivamente da piccoli rumori extra registrazione.
- Sul computer compare improvvisamente un file audio che lei non ricorda di avere importato.
- Il nome del file contiene quasi l’ora corrente, ma anticipata di novanta secondi.
- Lea pensa inizialmente ad un errore di sincronizzazione.
- Apre il file e sente tre colpi provenire dal corridoio, il rumore dell’ascensore ed una voce maschile che pronuncia il nome “Maya”.
- Novanta secondi dopo, esattamente gli stessi suoni si verificano fuori dall’appartamento.
- Lea rimane immobile.
- Compare un secondo file.
- Nella registrazione futura sente Maya dire: “Vai via, Davide.”
- Lea apre appena la porta e vede l’uomo davanti all’appartamento della vicina.
- Decide di richiudere immediatamente.
- Telefona al portiere, ma Sergio minimizza: probabilmente è una discussione privata.
- Arriva un terzo file.
- Questa volta Lea sente un oggetto cadere, Maya gridare e poi un colpo molto forte.
- Mancano novanta secondi.
- Lea chiama il numero di emergenza e cerca di spiegare una situazione che non è ancora avvenuta.
- Le chiedono se abbia effettivamente visto un’aggressione. Lea non sa cosa rispondere.
- Potrebbe aspettare che la registrazione diventi realtà, ma comprende che a quel punto potrebbe essere troppo tardi.
- Prende un piccolo registratore audio professionale, esce sul pianerottolo ed attiva la registrazione.
- Si avvicina alla porta di Maya proprio mentre Davide comincia ad alzare la voce.
- Lea suona con forza e dice che la polizia è già stata chiamata.
- Davide, sorpreso dalla presenza di un testimone, si allontana prima che la situazione degeneri.
- Tornata nel proprio appartamento, Lea vede comparire un nuovo file: è la registrazione che lei stessa ha appena effettuato, ma il timestamp indica nuovamente novanta secondi nel futuro.
Comprende così che il meccanismo non le sta semplicemente mostrando un futuro inevitabile. Le sta mostrando un futuro che può essere modificato dalle sue decisioni.
* SEI SCENE DETERMINANTI
Scena 1 - Il primo file
Interno. Studio di Lea - notte.
Lea ascolta il file misterioso. Si toglie lentamente le cuffie.
LEA
No.
Rimette indietro la registrazione.
Tre colpi. Ascensore. Una voce.
VOCE DI DAVIDE NEL FILE
Maya.
Lea controlla l’orologio.
Poi, dal corridoio reale:
TRE COLPI.
Lea si irrigidisce.
LEA
Non è possibile.
Dal pianerottolo:
DAVIDE FUORI CAMPO
Maya.
Lea guarda il computer.
Per la prima volta nella sua vita professionale, un suono non appartiene al passato.
Scena 2 - Il portiere
Lea telefona a Sergio.
LEA
C’è un uomo davanti alla porta di Maya.
SERGIO
Il fidanzato?
LEA
L’ex.
SERGIO
Allora magari devono parlare.
LEA
Lei gli ha detto di andare via.
SERGIO
Signora Lea, io faccio il portiere. Se dovessi entrare in tutte le discussioni di questo palazzo...
LEA
Non le sto chiedendo di entrare in una discussione.
SERGIO
E che mi sta chiedendo?
Lea guarda il nuovo file che appare sul computer.
LEA
Non lo so ancora.
Scena 3 - Novanta secondi al possibile colpo
Lea ascolta.
MAYA NEL FILE
Lasciami!
Rumore di un oggetto che cade.
Poi un colpo.
Silenzio.
Lea controlla il conto alla rovescia che ha impostato.
01:18.
01:17.
LEA
Maledizione.
Chiama il numero di emergenza.
OPERATORE
Ha assistito all’aggressione?
LEA
Non ancora.
Pausa.
OPERATORE
Come sarebbe a dire “non ancora”?
Lea guarda il timer.
00:58.
LEA
Significa che se aspetto di poterle rispondere correttamente, forse qualcuno si farà male.
Scena 4 - Sul pianerottolo
Lea esce.
Davide è davanti alla porta.
DAVIDE
Tu sei la vicina?
LEA
Sì.
DAVIDE
Non sono affari tuoi.
LEA
Lo erano finché non hai cominciato a urlare a due metri da casa mia.
DAVIDE
Sto parlando con Maya.
LEA
No. Stai parlando contro una porta chiusa.
Davide fa un passo verso di lei.
DAVIDE
Rientra dentro.
Lea mostra il registratore acceso.
LEA
Sto registrando tutto.
DAVIDE
E quindi?
LEA
Quindi adesso non sei più soltanto arrabbiato. Sei documentato.
Scena 5 - Maya apre
La porta si apre appena.
MAYA
Lea.
LEA
Ho chiamato la polizia.
Davide guarda Maya.
DAVIDE
Volevo solo parlare.
MAYA
No, Davide. Volevi che io smettessi di dire no.
DAVIDE
Non fare la vittima.
Lea interviene.
LEA
Non deve convincerti di niente.
Davide ride amaramente.
DAVIDE
Tu non sai neanche chi siamo.
LEA
Esatto. Eppure so già che quando qualcuno ti dice di andare via, tu devi andare via.
Davide resta in silenzio.
Poi si allontana.
Scena 6 - Il file finale
Maya è seduta nell’appartamento di Lea.
MAYA
Come facevi a sapere che sarebbe venuto?
Lea osserva il computer.
LEA
Non lo sapevo.
MAYA
Sei uscita come se lo sapessi.
Lea vede comparire il nuovo file.
Lo apre.
Si sente la propria voce:
LEA NEL FILE
Sto registrando tutto.
Lea guarda il timestamp futuro.
Maya la osserva.
MAYA
Che c’è?
Lea chiude il laptop.
LEA
Niente.
Pausa.
LEA
È solo che per una volta preferisco non sapere.
- Caratterizzazione del finale
Il finale deve rimanere leggermente misterioso. Non serve spiegare scientificamente il fenomeno. Il cortometraggio parla soprattutto di una donna che, potendo vedere in anticipo ciò che potrebbe accadere, comprende che prevedere non serve a nulla se non si è disposti ad agire.
Il suo cambiamento è semplice: all’inizio registra rumori. Alla fine entra dentro la realtà che quei rumori rappresentano.
- Suggerimenti
Il corto può essere realizzato quasi interamente in due appartamenti ed un pianerottolo. L’audio deve diventare protagonista. Prima ancora di mostrare il pericolo, conviene farlo ascoltare. Sarebbe interessante utilizzare il suono in anticipo rispetto all’immagine, trasformandolo in vero elemento narrativo.
Base n° 2 - Titolo "IL BADGE ROSSO"
- Logline
Un giovane assistente durante un congresso aziendale viene scambiato per il celebre relatore motivazionale che dovrebbe salire sul palco. Mancano dodici minuti all’arrivo del vero ospite e, per evitare il fallimento dell’evento, il ragazzo deve improvvisare davanti a duecento persone parlando proprio di quella "sicurezza in se stessi" che lui non ha mai posseduto.
- Genere
Commedia brillante - workplace comedy - satira.
- Temi affrontati
Paura del giudizio, sindrome dell’impostore, culto della motivazione, lavoro precario, autenticità, comunicazione.
-Personaggi principali
Giulio, 29 anni.
Assistente temporaneo di una società di eventi. Preciso, intelligente, ma estremamente insicuro. È la persona che sistema tutto dietro le quinte e che nessuno nota.
Irene, 42 anni.
Responsabile dell’evento. Rapida, organizzata, apparentemente imperturbabile. In realtà vive ogni imprevisto come un attacco personale.
Vittorio Serra, 51 anni.
Famoso speaker motivazionale. Elegante, sicuro, professionale. Arriva in ritardo.
Laura, 27 anni.
Tecnica video. È l’unica che tratta Giulio come una persona competente e non come un semplice assistente.
- Racconto della storia in 25 passaggi
- Giulio lavora dietro le quinte di un congresso aziendale.
- Il tema dell’evento è “Diventa la migliore versione di te”.
- Giulio sistema sedie, microfoni, bottiglie d’acqua e presentazioni.
- Nessuno gli chiede mai un’opinione.
- Il relatore principale, Vittorio Serra, è in ritardo a causa del traffico.
- Mancano cinque minuti all’inizio.
- Irene è sotto pressione perché l’amministratore delegato dell’azienda cliente è già seduto in prima fila.
- Per un errore, Giulio riceve il badge rosso riservato ai relatori.
- Una hostess lo vede e lo conduce direttamente dietro il palco.
- Giulio cerca di spiegare l’equivoco.
- Irene riceve contemporaneamente una telefonata e comprende male le sue parole.
- Crede che Giulio stia proponendo di introdurre temporaneamente il relatore.
- La musica parte.
- Giulio viene annunciato come Vittorio Serra.
- Duecento persone applaudono.
- Irene gli sussurra che il vero Serra arriverà entro dodici minuti.
- Giulio deve quindi “guadagnare tempo”.
- Comincia usando frasi motivazionali lette nei poster del backstage.
- Il pubblico reagisce poco.
- Quando perde completamente il filo, decide di raccontare la verità sulla propria paura di parlare.
- Il pubblico inizia paradossalmente ad ascoltarlo molto più attentamente.
- Giulio racconta cosa significa lavorare dietro le quinte senza sentirsi mai abbastanza importante.
- Vittorio Serra arriva e ascolta gli ultimi minuti del discorso.
- Irene vuole interrompere immediatamente Giulio, ma Serra le chiede di lasciarlo finire.
- Alla fine Giulio restituisce il badge rosso. Non diventa improvvisamente un guru, ma smette di considerarsi invisibile.
* SEI SCENE DETERMINANTI
Scena 1 - Il badge
HOSTESS
Dottor Serra, finalmente. Da questa parte.
GIULIO
No, guardi, io sono Giulio.
HOSTESS
Certo.
GIULIO
No, non “certo”. Giulio nel senso che non sono Serra.
L’hostess controlla il badge rosso.
HOSTESS
Relatore principale.
GIULIO
Il badge sta mentendo.
HOSTESS
Spero meno del relatore.
Lo trascina verso il palco.
Scena 2 - Irene comprende tutto al contrario
GIULIO
Irene, c’è un problema.
IRENE
Ce ne sono diciassette. Scegline uno.
GIULIO
Mi stanno mandando sul palco.
Irene ascolta contemporaneamente il telefono.
IRENE
Perfetto.
GIULIO
No. Non perfetto.
IRENE
Intrattienili cinque minuti.
GIULIO
Non so intrattenere due parenti a Natale.
IRENE
Allora immagina che siano duecento parenti che non conosci.
Scena 3 - Il primo minuto sul palco
Giulio arriva al microfono.
GIULIO
Buongiorno.
Silenzio.
GIULIO
Mi hanno chiesto di parlarvi di come diventare la migliore versione di voi stessi.
Guarda il grande slogan alle sue spalle.
GIULIO
Il che, considerando come sono arrivato qui sopra, è già molto divertente.
Qualcuno ride.
GIULIO
Io, per esempio, sarei contento di diventare una versione di me
che sa come scendere da questo palco senza correre.
Risate più diffuse.
Scena 4 - Il suggerimento di Laura
Dietro il sipario Laura gli parla attraverso l’auricolare.
LAURA
Stai andando bene.
GIULIO
Sto mentendo a duecento persone.
LAURA
No. Quando usavi le frasi dei poster stavi mentendo.
Adesso hai cominciato a parlare.
GIULIO
Di cosa?
LAURA
Di qualcosa che conosci.
GIULIO
Il panico?
LAURA
Perfetto. Sei specializzato.
Scena 5 - Giulio dice la verità
GIULIO
Posso dirvi una cosa che probabilmente non dovrebbe stare in un congresso motivazionale?
Il pubblico ascolta.
GIULIO
Io non sono la persona che pensate.
Irene chiude gli occhi.
GIULIO
Sono quello che stamattina ha sistemato i vostri badge.
Quello che ha controllato che l’acqua fosse sul tavolo.
Quello che si è preso una sgridata perché una prolunga era venti centimetri troppo corta.
Pausa.
GIULIO
E passo metà della mia vita a pensare che, siccome lavoro dietro,
valgo meno di quelli che stanno davanti.
Il pubblico diventa serio.
GIULIO
Forse la migliore versione di noi non è quella che sale sul palco.
È quella che, quando ci finisce per errore, almeno prova a dire qualcosa di vero.
Scena 6 - L’arrivo del vero Serra
Vittorio Serra è dietro le quinte.
IRENE
Mi dispiace moltissimo. È stato un errore.
SERRA
Sta parlando da quanto?
IRENE
Undici minuti e quaranta.
SERRA
Ed il pubblico?
Irene guarda.
IRENE
Lo ascolta.
Serra sorride.
SERRA
Allora possiamo permetterci altri venti secondi.
Giulio termina.
Applauso.
Torna dietro il sipario e porge il badge a Serra.
GIULIO
Credo sia suo.
SERRA
Adesso sì.
- Caratterizzazione del finale
Il finale deve evitare la favola in cui Giulio viene immediatamente assunto come speaker internazionale. Sarebbe più interessante se Irene, dopo l’evento, gli chiedesse:
IRENE
Domani vieni?
GIULIO
A sistemare le sedie?
IRENE
Anche. Ma stavolta voglio sapere cosa ne pensi prima di sistemarle.
È un cambiamento piccolo ma credibile.
- Suggerimenti
La comicità deve nascere soprattutto dalla sproporzione tra il linguaggio trionfalistico dell’evento e il panico molto umano di Giulio. Bastano una sala congressi, un backstage, un palco e pochi figuranti ben distribuiti.
* ATTENZIONE: Le idee presentate in questo articolo sono solo spunti iniziali di idee da sviluppare ulteriormente. Vi invitiamo a selezionarne una e a personalizzarla, arricchendola con dettagli, personaggi secondari e sviluppando o modificando l'idea base. Qualora decideste di ampliare una di queste bozze in una sceneggiatura completa e di realizzarla, vi preghiamo di comunicarcelo. Saremo lieti di promuovere la vostra opera sul nostro sito.
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