Partendo da tre capolavori della poesia italiana del Novecento — “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” di Cesare Pavese, “L’assenza” di Salvatore Quasimodo e “Non chiederci la parola” di Eugenio Montale — abbiamo creato tre nuove idee per cortometraggi intensi, poetici e visivamente potenti. Ogni storia nasce da un frammento lirico e si sviluppa in una narrazione cinematografica completa, con personaggi vivi, dialoghi emotivi e temi universali.
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1. ISPIRAZIONE: “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” – Cesare Pavese (1950)
Versi scelti:
«Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. / Sarà come smettere un vizio…»
Titolo del cortometraggio: I Tuoi Occhi, Domani
Logline:
Un uomo morente, ex fotografo di guerra, decide di cancellare tutti i suoi ricordi visivi prima di morire, ma sua nipote, che non ha mai conosciuto il padre (scomparso in guerra), ruba un rullino in bianco e lo costringe a “vedere per l’ultima volta”. Attraverso l’obiettivo di una vecchia Leica, impareranno entrambi a guardare il dolore senza paura.
Personaggi principali:
- Luca (70 anni): Ex fotografo di guerra, malato terminale, cieco d’anima più che di corpo. Crede che la memoria sia una prigione.
- Elena (16 anni): Nipote ribelle, figlia di un soldato disperso in Afghanistan (figlio di Luca). Non ha mai visto una foto del padre.
- L’infermiera (40 anni): Silenziosa, osserva la relazione con tenerezza, ma non interferisce.
Storia:
Luca vive in una villetta isolata, circondata da scatole sigillate di rullini mai sviluppati. Ha smesso di fotografare da quando suo figlio è scomparso in missione. Ora, morendo di cancro, ha deciso di bruciare tutti i negativi: “Se non li vedo, non esistono”. Elena, che vive con la nonna (morta da poco), viene a stare da lui per l’estate. Scopre una Leica nascosta in un cassetto e un rullino ancora intonso. Lo carica di nascosto. “Scatta qualcosa, nonno. Per me.” Luca rifiuta. Ma una notte, Elena accende il proiettore con vecchie diapositive: ci sono lui e suo figlio bambino. Luca crolla. Il giorno dopo, accetta di uscire con lei. Non per fotografare il mondo, ma per “vedere ciò che resta”. Camminano in città: un venditore di fiori, un bambino che piange, una coppia che si bacia. Luca scatta. Ogni foto è un addio. L’ultima foto: Elena che lo guarda. Lui le consegna la macchina. “Ora tocca a te guardare.” Muore due giorni dopo. Elena trova sviluppato e stampato il rullino. L’ultima fotografia è sfocata: solo due ombre, e la luce del tramonto. Sul retro, Luca ha scritto: “Verrà la morte… ma intanto, questi occhi sono tuoi.”
Bozze di Scene con Dialoghi:
Scena 1 – La scatola bruciata (Giardino – Notte)
(Luca getta rullini nel fuoco. Elena lo ferma.)
Elena: “Perché li bruci? Sono l’unica cosa che mi resta di mio padre!”
Luca: “No. Sono l’unica cosa che mi uccide. La memoria è un vizio. E io sto smettendo.”
Elena: “Allora insegnami a guardare. Così non sarai stato inutile.”
Scena 2 – La Leica rubata (Interno – Giorno)
(Elena carica il rullino. Luca la sorprende.)
Luca: “Quella macchina ha visto troppo sangue.”
Elena: “Allora insegnale a vedere qualcosa di bello. Per favore.”
Luca (sospira): “La bellezza non salva. Solo ferisce più lentamente.”
Scena 3 – Il mercato (Esterno – Pomeriggio)
(Luca scatta una foto a un vecchio con un cane.)
Elena: “Perché lui?”
Luca: “Perché ha gli stessi occhi di tuo padre. Quelli che non piangono… ma vedono.”
Elena: “Tu li hai mai visti piangere?”
Luca (guarda altrove): “Solo nel buio.”
Scena 4 – La confessione (Camera da letto – Notte)
(Luca tossisce. Elena gli porge un bicchiere d’acqua.)
Luca: “Sai perché non ho mai fatto una foto a tuo padre da adulto?”
Elena: “No.”
Luca: “Perché sapevo che sarebbe morto. E non volevo ricordarlo con quegli occhi… che mi dicevano addio.”
Scena 5 – L’ultima uscita (Parco – Tramonto)
(Luca scatta a Elena. Lei non posa.)
Elena: “Perché scatti a me?”
Luca: “Perché tu guarderai il mondo quando io non ci sarò. E vorrei… che i tuoi occhi fossero i miei.”
(Silenzio. Il click della macchina.)
Scena 6 – Il rullino sviluppato (Interno – Giorno, dopo la morte)
(Elena osserva le foto. L’ultima è sfocata. Sul retro, la scritta.)
Elena (sussurra): “Allora non sei andato via… mi hai lasciato i tuoi occhi.”
(Esce, la Leica al collo. Scatta a un raggio di sole.)
Fine della storia:
Elena diventa fotografa documentarista. Il suo primo libro si intitola I Tuoi Occhi, Domani.
Tema trattato: Lutto, eredità visiva, il dolore come linguaggio, la fotografia come atto d’amore.
Genere: Drammatico poetico / Realismo intimo
Finale alternativo inaspettato:
Il rullino è vuoto. Luca non ha mai scattato. Ma Elena, ispirata, inizia a fotografare lo stesso. Le immagini che crede sue… sono identiche a quelle che Luca avrebbe scattato. Come se i suoi occhi avessero ereditato la sua anima.
Consigli:
Usa una palette desaturata, tranne nei momenti di luce (tramonti, riflessi). La Leica deve essere trattata come un personaggio. Il suono del click deve segnare i momenti di verità.
Base di sceneggiatura scritta da Renato Francisci
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2. ISPIRAZIONE: “L’assenza” – Salvatore Quasimodo (1946)
Versi scelti:
«E come potevamo noi cantare / con il piede straniero sopra il cuore?»
Titolo del cortometraggio: Con il Piede sul Cuore
Logline:
In un paesino del Sud Italia occupato da una milizia straniera dopo un collasso statale, una maestra di canto proibisce ai bambini di cantare. Ma quando una bambina canta in silenzio con le labbra, scatena una rivolta di gesti, sguardi e ricordi. Perché a volte, il canto più potente è quello che non viene udito.
Personaggi principali:
- Giovanna (50 anni): Maestra elementare, vedova di un insegnante ucciso durante le proteste. Crede che il silenzio salvi.
- Aisha (9 anni): Figlia di immigrati, nata in Italia, canta in italiano e arabo. Non ha paura.
- Il Capitano (40 anni): Comandante della milizia, ex musicista, tormentato dal passato.
Storia:
Dopo una crisi politica non meglio specificata, il governo centrale è crollato. Il paese è controllato da una milizia straniera che vieta ogni forma di canto collettivo: “Troppo pericoloso. Unisce troppo.” Giovanna, che ha perso il marito per aver cantato Bella ciao in piazza, insegna ai bambini a parlare sottovoce, a non ridere forte, a non cantare. Ma Aisha, ogni giorno, muove le labbra in silenzio durante l’intervallo. Un giorno, il Capitano la vede. Invece di punirla, le chiede: “Cosa stavi cantando?” Lei non risponde. Ma la notte, lui sogna la melodia. Inizia a seguirla. Scopre che i bambini si passano canzoni con gesti, sguardi, disegni. Giovanna cerca di fermarli: “Vi ammazzeranno!” Ma Aisha le dice: “Se non cantiamo, siamo già morti.” Il Capitano, un ex pianista, entra nella scuola. Tutti tacciono. Lui si siede al vecchio pianoforte scordato. Suona una nota. Aisha canta una parola. Poi un’altra. La classe si unisce — in silenzio, solo con le labbra. Il Capitano piange. La mattina dopo, la milizia se ne va. Sul muro della scuola, una scritta: “Con il piede straniero sopra il cuore… noi cantavamo dentro.”
Bozze di Scene con Dialoghi:
Scena 1 – La lezione di silenzio (Classe – Giorno)
Giovanna: “Ripetete dopo di me: ‘Parlo piano. Non canto. Non rido forte.’”
Bambini (sottovoce): “Parlo piano. Non canto…”
Aisha (muove le labbra, ma non emette suono): “Nel mio cuore c’è un fiume…”
Scena 2 – Il Capitano osserva (Cortile – Intervallo)
(Aisha canta in silenzio. Il Capitano la fissa.)
Capitano: “Tu. Cosa stavi facendo?”
Aisha: “Niente, signore.”
Capitano: “Bugiarda. Stavi cantando. Perché?”
Aisha: “Perché il cuore batte… e io devo dargli il ritmo.”
Scena 3 – La paura di Giovanna (Interno – Notte)
(Giovanna brucia vecchi spartiti.)
Giovanna (a se stessa): “Non posso perdere anche lei…”
(Aisha entra.)
Aisha: “Perché hai paura della musica?”
Giovanna: “Perché la musica chiama la morte. E la morte… risponde.”
Scena 4 – Il sogno del Capitano (Interno – Notte)
(Il Capitano sogna un concerto. Si sveglia. Accarezza un medaglione con una chiave di violino.)
Capitano (sussurra): “E come potevamo noi cantare… con il piede straniero sopra il cuore?”
Scena 5 – Il pianoforte (Scuola – Giorno)
(Il Capitano entra. Si siede al pianoforte. Suona una nota stonata.)
Capitano: “Canta, bambina.”
(Aisha apre la bocca. Silenzio. Poi, lentamente, una parola: “Libertà”.)
(Tutta la classe canta in silenzio. Giovanna piange.)
Scena 6 – La partenza (Strada – Mattino)
(La milizia carica i camion. Il Capitano lascia la chiave del pianoforte sulla cattedra.)
(I bambini aprono le finestre. Nessun suono. Ma le labbra si muovono all’unisono.)
Voce fuori campo (Aisha): “Cantavamo… dentro.”
Fine della storia:
La scuola diventa un centro culturale clandestino. Il pianoforte viene accordato. E ogni sera, i bambini cantano — ad alta voce.
Tema trattato: Resistenza non violenta, potere del silenzio, memoria collettiva, arte come ribellione.
Genere: Drammatico storico / Allegoria contemporanea
Finale alternativo inaspettato:
Il Capitano non se ne va. Si unisce ai bambini. La milizia lo arresta. Ma prima di essere portato via, lascia un nastro registrato: la sua voce che canta “Bella ciao”. I bambini lo ascoltano in loop. La canzone diventa un virus. Si diffonde. E un giorno, tutti cantano — e la milizia si ferma… perché anche loro hanno un cuore.
Consigli:
Usa il contrasto tra silenzio assoluto e suoni interni (battito del cuore, respiro). Le labbra che si muovono devono essere riprese in primo piano. La musica entra solo alla fine — e deve essere travolgente.
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3. ISPIRAZIONE: “Non chiederci la parola” – Eugenio Montale (1925, da Ossi di seppia)
Versi scelti:
«Non chiederci la parola che squadri da ogni lato / l’animo nostro informe…»
Titolo del cortometraggio: Animo Informe
Logline:
Un interprete per sordomuti, dopo aver perso la voce in un incidente, smette di “tradurre il mondo”. Ma quando incontra una ragazza non udente che comunica solo con la danza, dovrà affrontare il paradosso più crudele: non poter dare parole a chi non ne ha bisogno… ed imparare che l’anima non ha bisogno di essere “squadrata” per esistere.
Personaggi principali:
- Matteo (38 anni): Ex interprete LIS (Lingua dei Segni Italiana), afono dopo un trauma. Ora lavora in un archivio, in silenzio.
- Luna (22 anni): Giovane coreografa non udente, esprime emozioni solo con il corpo. Non usa la LIS.
- La Voce Interiore di Matteo (fuori campo): Pronuncia i versi di Montale come un monologo interrotto.
Storia:
Matteo non parla da due anni. Non perché non può, ma perché crede che le parole siano menzogne ordinate. Lavora in un archivio di film muti, dove il silenzio è regola. Un giorno, Luna entra per ricercare danze antiche. Non parla, non segna: muove il corpo come se danzasse sempre. Matteo la ignora. Ma lei torna, ogni giorno, e danza tra gli scaffali. Lui la osserva. Una notte, la sorprende a danzare davanti a uno schermo con il film Il monello di Chaplin. Scoppia a piangere — ma non emette suono. Matteo le scrive: “Perché piangi?” Lei danza la risposta: una sequenza di gesti che racconta la solitudine, la bellezza, la perdita. Matteo capisce. Inizia a filmarla con una vecchia cinepresa. Lei lo guarda. Non chiede spiegazioni. Non vuole “parole che squadrino” il suo animo. Vuole essere vista. Alla fine, proiettano insieme il film: sono 10 minuti di danza pura. Matteo, per la prima volta, sorride senza parlare. E scrive su un foglio: “L’animo informe… è il più vero.”
Bozze di Scene con Dialoghi (scritti o mimati):
Scena 1 – L’archivio silenzioso (Interno – Giorno)
(Matteo sistema pellicole. Entra Luna. Danza tra gli scaffali.)
Matteo (scrive su taccuino): “Questo è un archivio. Non un palcoscenico.”
*Luna (non risponde. Danza una sequenza lenta: mani che cercano, corpo che si piega.)
Voce interiore di Matteo: “Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l’animo nostro informe…”
Scena 2 – La videocamera (Interno – Notte)
(Matteo la filma di nascosto. Luna se ne accorge.)
Luna (si avvicina, tocca la cinepresa): [gesto: “Perché?”]
Matteo (scrive): “Perché nessuno ti vede.”
*Luna (sorride, danza: “Allora fammi vedere.”)
Scena 3 – Il pianto muto (Interno – Notte)
(Luna piange davanti a Chaplin. Matteo le porge un fazzoletto.)
Matteo (scrive): “Cosa ti ha fatto piangere?”
*Luna (danza una sequenza: braccia che abbracciano il vuoto, testa che cade, mani che si aprono al cielo.)
Voce interiore: “…e non sappiamo dire se sia vero / il nostro cuore.”
Scena 4 – La prima collaborazione (Interno – Giorno)
(Matteo proietta un suo film muto. Luna danza davanti allo schermo.)
Matteo (scrive): “Sei la colonna sonora che non c’è.”
*Luna (risponde con un gesto: mano sul cuore, poi verso di lui.)
Scena 5 – La proiezione finale (Sala – Notte)
(Proiettano il film. Solo loro due. Luna danza in sincrono con la sua immagine sullo schermo.)
*Matteo (non scrive nulla. Solo guarda. Lacrime silenziose.)
Voce interiore: “Lasciaci… la parola che non sappiamo dire.”
Scena 6 – Il foglio sul pavimento (Esterno – Mattino)
(Matteo esce. Sul pavimento, un foglio: “Grazie per non avermi chiesto parole.”)
(Luna è sparita. Ma ogni sera, qualcuno danza davanti all’archivio.)
Fine della storia:
Matteo apre un piccolo cinema all’aperto per film muti. Ogni sera, una danzatrice diversa interpreta il film. Nessuno parla. Tutti capiscono.
Tema trattato: Linguaggio del corpo, crisi della parola, autenticità, comunicazione oltre le parole.
Genere: Drammatico sperimentale / Poetico visivo
Finale alternativo inaspettato:
Luna non è reale. È la personificazione del “desiderio di esprimersi” di Matteo. Il film che proietta è vuoto. Ma il pubblico vede comunque la danza. Perché a volte, l’animo informe… si vede solo con il cuore.
Consigli:
Usa pochissimi dialoghi scritti. La danza deve essere coreografata con precisione (prendere contatto con coreografi sordi). La colonna sonora è assente o minima: solo suoni ambientali. Il silenzio deve essere sentito dallo spettatore.
Queste tre storie dimostrano che la poesia non invecchia — si trasforma. Pavese, Quasimodo e Montale parlano ancora al cuore dell’uomo contemporaneo: del lutto, della oppressione, del silenzio che grida. E il cinema, se fatto con onestà, può diventare la loro voce visiva.
Perché ogni verso merita almeno un fotogramma.
* ATTENZIONE: Le idee presentate in questo articolo sono solo spunti iniziali di idee da sviluppare ulteriormente. Vi invitiamo a selezionarne una e a personalizzarla, arricchendola con dettagli, personaggi secondari e sviluppando o modificando l'idea base. Qualora decideste di ampliare una di queste bozze in una sceneggiatura completa e di realizzarla, vi preghiamo di comunicarcelo. Saremo lieti di promuovere la vostra opera sul nostro sito.
Nota bene: la bozza "I tuoi occhi, domani" è già in fase di ampliamento per la realizzazione.











