Cerchiamo di approfondire ancora di più il metodo “What if…” che ha reso grandi i nostri maestri italiani: è un esercizio di umiltà e di coraggio tutto nostrano. Ripetiamo: prendi la realtà che hai sotto gli occhi come la fila alla posta, il bar di quartiere, il condominio che litiga sul riscaldamento,... e le fai una domanda infantile ma spietata: «E se…?». Poi spingi, spingi fino a quando la realtà si piega, si spezza e rivela qualcosa di profondamente umano.
Fellini e Scola erano maestri assoluti di questo. Non scrivevano mai “a tavolino” una storia lineare. Partivano da un “E se…” che sembrava una battuta da osteria e la trasformavano in cinema eterno.
Prendiamo Fellini. Uno dei suoi “What if…” più geniali, che lui stesso raccontava in interviste, era: «E se un clown diventasse presidente del consiglio?». Da lì è nata l’idea di Prova d’orchestra e di tanti altri film: il circo come metafora della vita italiana, il grottesco che diventa politico. Oppure: «E se un uomo comune, una notte, ricevesse la visita di tutti i personaggi che ha sognato da bambino?». Ecco La voce della luna. Fellini prendeva il quotidiano (un paese di provincia, una piazza) e lo faceva esplodere in sogno collettivo.
Scola, invece, era più feroce e politico. Il suo “What if…” classico era: «E se due persone qualunque, in un palazzo qualunque, vivessero la stessa giornata storica ma da due finestre opposte?». Da lì è uscito Una giornata particolare, con Antonietta e Gabriele nel 1938. Oppure: «E se un gruppo di intellettuali romani, in una terrazza, parlasse della fine del mondo mentre il mondo finisce davvero?». La terrazza. Scola prendeva il microcosmo italiano come il condominio, la famiglia, il caffè, e lo trasformava in specchio dell’intera società.
Il bello è che questo metodo è ancora vivo, il “What if…” resta l’unico momento in cui la macchina non può sostituirci: perché solo noi sappiamo cosa ci fa ridere o piangere del nostro tempo. Per un cortometraggio è perfetto: la domanda deve essere così forte da reggere 10/15 minuti senza bisogno di spiegazioni.
Ed ora, per dimostrarvelo, ecco tre nuove bozze nate proprio usando il metodo “What if…”. Sono ispirate direttamente allo spirito di Fellini e Scola, ma aggiornate al nostro presente. Tre generi diversi. Tre “E se…” diversi. Tre cortometraggi che potreste girare domani con due attori ed uno smartphone.
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Bozza n° 1 - Titolo: “Il Presidente del Circo”
Genere: Commedia surreale (ispirata al “What if…” felliniano del clown al potere)
What If… un clown di periferia, licenziato dal circo perché troppo vecchio, si sveglia una mattina e scopre di essere stato eletto Presidente della Repubblica, per errore?
Personaggi principali:
- Totò “Pallino”, 68 anni, clown in pensione, rosso di capelli tinti, voce da fumatore, cuore d’oro.
- La Segretaria di Stato, 42 anni, rigida, ambiziosa, ex manager di multinazionale.
La storia: Totò si sveglia nel suo camper. Il telefono squilla: è il Quirinale. «Signor Presidente, la macchina è sotto». Lui ride, pensa ad uno scherzo del suo vecchio collega. Invece è vero: un errore informatico ha scambiato il suo nome (iscritto per gioco ad una lista satirica) con quello di un candidato vero. Ora è Presidente.
La Segretaria di Stato arriva furiosa: «Signor Presidente, lei deve firmare il decreto sul bilancio. Subito.» Totò, con il naso rosso ancora attaccato: «Dottoressa, prima mi spieghi perché l’Italia piange. Io lo so fare solo con le palline.»
Inizia il caos: Totò scioglie il parlamento con una battuta, obbliga i ministri a fare giocoleria in tv, trasforma la conferenza stampa in uno spettacolo di circo. Ma dietro la risata c’è dolore.
Battuta determinante della Segretaria: «Lei è una farsa!»
E Totò replica: «E lei, dottoressa, è la vita vera? Perché io vedo solo gente che applaude quando cade.»
Finale inaspettato: Totò firma le dimissioni. Torna al circo. Ma mentre fa il suo ultimo numero, il pubblico (che è tutta l’Italia in tv) si alza in piedi ed applaude. La telecamera zoomma: sul suo camper c’è una targa nuova: “Presidente a vita del Circo Italia”. Lo schermo diventa un tendone che si chiude.
Temi trattati: Il potere come spettacolo, la politica come circo, la nostalgia per l’Italia che rideva, la solitudine del clown che resta clown anche quando comanda.
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Bozza n° 2 - Titolo: “La Finestra del 25 Aprile”
Genere: Dramma intimo (ispirato al “What if…” scolaiano della giornata storica dal balcone)
What If… in un condominio di Roma, due vicini di pianerottolo, una donna di 75 anni ex partigiana ed un ragazzo di 22 anni influencer di destra, si ritrovano chiusi in ascensore proprio il 25 aprile, mentre fuori scoppia una manifestazione che ricorda la Liberazione?
Personaggi principali:
- Nonna Rosa, 75 anni, ex staffetta partigiana, ironica, diretta, fuma ancora di nascosto.
- Kevin, 22 anni, creator TikTok di estrema destra, tatuato, ma con un fondo di dolcezza.
La storia: L’ascensore si blocca tra il terzo ed il quarto piano. Fuori si sentono le sirene ed i cori della manifestazione. Nonna Rosa riconosce le canzoni. Kevin no.
Nonna: «Tu sai cos’è successo il 25 aprile 1945?»
Kevin: «Boh, la fine della guerra, no?»
Nonna: «No, bello mio. È il giorno in cui mio fratello è morto per far sì che tu potessi fare i video con la bandierina tricolore senza finire in galera.»
Inizia un duello di ricordi. La Nonna racconta la guerra vissuta anche dal suo balcone; Kevin filma tutto per TikTok. La tensione sale, poi crolla.
Battuta determinante di Kevin: «Nonna, ma tu non hai mai avuto paura?»
La Nonna: «Ogni giorno. Ma la paura, se la dividi con qualcuno, diventa coraggio. Tu invece la dividi solo con gli algoritmi.»
Finale inaspettato: L’ascensore riparte e si riapre. Fuori c’è silenzio: la manifestazione è finita. Kevin cancella il video. La Nonna gli offre una sigaretta. Mentre escono, lo schermo mostra il balcone di Nonna Rosa: su di esso, per la prima volta dopo 80 anni, sventola una bandiera rossa ed una tricolore legate insieme.
Temi trattati: La memoria storica che si perde, il dialogo impossibile tra generazioni, la politica come identità personale, la possibilità di riconciliazione in un’Italia divisa.
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Bozza n°3 - Titolo: “La Terrazza dei Morti che Ridono”
Genere: Grottesco noir (ispirato a un “What if…” misto felliniano-scolaiano)
What If… durante una cena tra vecchi amici sulla terrazza di un palazzo romano, uno degli invitati muore… ma nessuno se ne accorge perché tutti stanno fingendo di essere ancora vivi come negli anni ’70?
Personaggi principali:
- Il Professore, 78 anni, ex intellettuale di sinistra, cinico.
- La Signora, 75 anni, vedova ricca, ex attrice.
- L’Architetto, 80 anni, il morto che non sa di esserlo.
La storia: Cena sulla terrazza. Vino, sigari, ricordi. L’Architetto si accascia sulla sedia. Nessuno dice niente. Continuano a parlare come se fosse vivo.
Professore: «Architetto, ti ricordi quando facevamo le notti alla Bussola?»
L’Architetto (morto, ma la voce continua come eco): «Certo… bei tempi.»
La Signora gli versa vino nel bicchiere vuoto. Tutti ridono, raccontano aneddoti. La città sotto di loro cambia: dal 1978 al 2026 in un attimo.
Battuta determinante della Signora: «Architetto, sei sempre stato il più vivo di tutti noi.»
Professore: «Già. Peccato che sia morto da tre ore.»
Finale inaspettato: La cena finisce. Gli ospiti se ne vanno uno a uno. L’Architetto resta seduto. La telecamera si allontana: sulla terrazza, tutti i posti sono occupati da scheletri che ridono. L’ultimo zoom mostra il Professore che, mentre scende le scale, sussurra: «Domani tocca a me.» Lo schermo diventa nero con il suono di un applauso lontano.
Temi trattati: Il rifiuto della morte nella società italiana, la nostalgia come veleno, l’ipocrisia delle amicizie borghesi, il tempo che passa mentre fingiamo di non invecchiare.
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Ecco tre nuove bozze di “What if…” nate dal metodo puro, con il sapore di Fellini e Scola dentro. Il segreto è sempre lo stesso: non cercare l’idea geniale. Prendi la realtà, falla deviare di un centimetro, e guarda cosa succede. Poi scrivi. Perché, come diceva Scola, «il cinema italiano è fatto di piccole storie che diventano grandi quando le racconti con verità». E come aggiungeva Fellini: «Basta un clown per far ridere il mondo… o per farlo piangere».
Provateci anche voi. Prendete un foglio. Guardate il vostro palazzo. E chiedetevi: «E se…?». Il resto è solo scrivere. E scrivere, per noi, è l’unico modo per tenere viva l’Italia che ancora ride, piange e sogna.
* ATTENZIONE: Le idee presentate in questo articolo sono solo spunti iniziali di idee da sviluppare ulteriormente. Vi invitiamo a selezionarne una e a personalizzarla, arricchendola con dettagli, personaggi secondari e sviluppando o modificando l'idea base. Qualora decideste di ampliare una di queste bozze in una sceneggiatura completa e di realizzarla, vi preghiamo di comunicarcelo. Saremo lieti di promuovere la vostra opera sul nostro sito.







