Scrivere di rotture permette di esplorare l'apice della vulnerabilità umana, trasformando il dolore privato in un conflitto drammatico universale e profondamente empatico. Gli addii segnano i momenti di trasformazione più radicale per un personaggio, offrendo l'opportunità di mostrare la forza e la fragilità dell'anima davanti al cambiamento. Queste storie offrono una catarsi necessaria, permettendo al pubblico di rispecchiarsi nella fine di un legame e di trovare un senso nel silenzio che segue una separazione.
Seguito della prima parte dell'articolo che è a questo link
![]()
4° base di sceneggiatura - Titolo: SUPERMERCATO ALLE TRE
Logline: Due trentenni si lasciano durante la spesa settimanale al supermercato, discutendo su ogni prodotto come metafora della loro relazione.
Personaggi Principali:
- LUCA (32 anni): Programmatore, analitico fino all'ossessione, ha una risposta razionale per tutto.
- ELENA (31 anni): Insegnante di scuola primaria, emotiva ed impulsiva, stanca di giustificare ogni scelta.
Inizio e Sviluppo: Interno giorno, supermercato quasi vuoto del martedì pomeriggio. Luca ed Elena hanno un carrello. Sembrano una coppia normale che fa la spesa. Ma dalle prime battute capiamo che ogni prodotto diventa un campo di battaglia. "Yogurt greco o normale?" chiede Elena. "Greco ha più proteine," risponde Luca. "Ma il normale ha meno calorie," ribatte lei. "Dipende dai tuoi obiettivi." "Gesù, Luca, sono yogurt!" Mentre attraversano le corsie - pasta, salse, surgelati, detersivi - ogni scelta diventa una metafora della loro relazione: lui vuole pianificare tutto, lei vuole spontaneità; lui analizza costi-benefici, lei sceglie con il cuore; lui vuole efficienza, lei vuole piacere. Attraverso questi dialoghi apparentemente banali, emergono tutti i loro problemi irrisolti: il trasloco che lui non vuole fare, i figli di cui lei vuole parlare e lui rimanda, la routine che li ha trasformati in coinquilini efficienti ma non più amanti.
Finale Inaspettato: Arrivano alla cassa. Il carrello è pieno ma non hanno scelto insieme neanche un prodotto: metà sono scelte di lui, metà di lei. "Come dividiamo?" chiede Elena guardando il carrello. Luca capisce che non sta parlando della spesa. Silenzio. "Non lo so,..." ammette lui per la prima volta. Elena prende metà dei prodotti dal carrello e li mette sul nastro. Luca mette l'altra metà su un nastro diverso. Pagano separatamente. Escono con borse separate. Nel parcheggio, si fermano tra le due macchine parcheggiate. "Quindi,..." dice lei. "Quindi?" ripete lui. Si abbracciano. È un abbraccio vero, forse il primo da mesi. "Ci sentiamo..." dice lei. "Sì, si." dice lui. Si voltano, vanno verso le proprie macchine. Prima di salire, Elena si volta: "Luca?" Lui si gira. "Lo yogurt greco era la scelta giusta." Lui sorride. "Lo so." Entrambi salgono in macchina e partono in direzioni diverse. L'ultima inquadratura è sul carrello abbandonato tra i due parcheggi.
Temi: L'accumulo di piccoli attriti, la quotidianità che erode la passione, l'incompatibilità caratteriale che emerge col tempo, la differenza tra amore e compatibilità.
Genere: Commedia drammatica, realismo quotidiano.
Consigli allo Sceneggiatore: La sfida è mantenere interessante una conversazione sulla spesa per 15 minuti. Ogni corsia deve avere il suo ritmo ed il suo tema: i prodotti freschi rappresentano la salute della relazione, i surgelati la praticità vs passione, i dolci le concessioni ed i compromessi, i detersivi le faccende domestiche e la suddivisione dei ruoli. Il dialogo deve essere naturalistico ma ritmato: rapido, con sovrapposizioni, interruzioni. Studiate "Who's Afraid of Virginia Woolf? (Chi ha paura di Virginia Woolf?)" pièce teatrale di Edward Albee ed adattamento cinematografico del 1966 diretto da Mike Nichols, con Elizabeth Taylor e Richard Burton vincitore di numerosi Oscar, per capire come costruire conflitti attraverso dialoghi apparentemente banali, che usa arguzia acuta e brutale onestà per mettere a nudo la fragilità dei legami umani e l'autoinganno. Le battute migliori sono quelle dove i personaggi non dicono esplicitamente di cosa stanno parlando, ma il pubblico lo capisce.
Consigli al Regista: Questo è un esercizio di regia puristica: una sola location, luce uniforme, nessun espediente stilistico. La sfida è renderlo visivamente interessante. Usate il supermercato come spazio drammatico: le corsie strette costringono alla vicinanza fisica mentre sono emotivamente distanti. Il carrello è un ostacolo tra loro, poi diventa il simbolo della loro vita condivisa. Seguite i personaggi in piani sequenza quando possibile, la camera è mobile, quasi documentaristica. Quando la tensione sale, potete permettervi campi e controcampi più stretti. Le altre persone nel supermercato sono comparse silenziose, ma la loro presenza deve farsi sentire: momenti in cui Luca ed Elena devono interrompere un litigio perché passa qualcuno.
Consigli al Direttore della Fotografia: La luce del supermercato è al neon, fredda, uniforme ed apparentemente anti-cinematografica. Ma questo è il punto: la relazione è morta proprio in questa normalità. Non addolcite la luce, usatela così com'è. Lenti normali (35mm, 50mm) per mantenere un senso di osservazione realistica. Fate attenzione ai colori: il supermercato è saturo di packaging colorato, ma Luca ed Elena dovrebbero "spiccare" con abiti più neutri. Quando arrivano alla cassa e dividono la spesa, permettetevi una composizione più studiata, quasi geometrica: il nastro trasportatore divide letteralmente l'inquadratura. Il finale nel parcheggio può avere luce naturale più morbida: il mondo reale dopo la fluorescenza artificiale.
![]()
5° base - Titolo: LA BADANTE
Logline: Lei ha 72 anni ed è malata di Alzheimer, lui 75 e se ne prende cura. Lei non lo riconosce più da tre mesi. Lui deve decidere se lasciare che una badante si occupi di lei.
Personaggi Principali:
- ANNA (72 anni): Ex professoressa di lettere, nei momenti di lucidità è ancora brillante, nei momenti di confusione crede di avere vent'anni.
- CARLO (75 anni): Ex ingegnere, pragmatico e razionale, ma emotivamente devastato dal vedere la donna che ama svanire giorno dopo giorno.
Inizio e Sviluppo: Interno giorno, casa familiare. Carlo aiuta Anna a vestirsi. Lei lo guarda con sospetto: "Chi sei?" chiede. "Sono Carlo, tuo marito." "Io non sono sposata. Ho vent'anni. Studio all'università." Questo è ormai la routine quotidiana. Attraverso la giornata - colazione, passeggiate, visite dal medico - vediamo Carlo che gestisce con pazienza infinita ogni momento di confusione. Ma sta crollando. Arriva Giulia, l'assistente sociale, a proporgli una badante professionale che si trasferisca da loro. Carlo inizialmente rifiuta: "È mia moglie, me ne occupo io." Ma Giulia è diretta: "Carlo, non dormi da mesi. Hai perso quindici chili. Non puoi aiutarla se ti ammali anche tu". Il cortometraggio segue la settimana di prova con la badante, Mihaela, una donna rumena di cinquant'anni, paziente e professionale. Carlo osserva come lei faccia tutto ciò che lui fa, ma meglio, più calma, con più energia. E questo lo distrugge.
Finale Inaspettato: È l'ultimo giorno di prova. Carlo ha deciso di assumerla permanentemente. Mihaela sarà li a tempo pieno, lui riprenderà la sua vita. Ma quando sta per comunicare la decisione, Anna ha un momento di lucidità, raro ma ancora possibile. Lo guarda e dice: "Carlo? Sei tu?" Lui quasi scoppia a piangere. "Sì, sono io." "Da quanto tempo sono così?" chiede lei, lucida, cosciente della sua condizione. "Un pò..." mente lui. Lei sorride tristemente. "Mi dispiace." "Non devi." Pausa. "Carlo, se non mi riconosco più... se non so più chi sei... non devi restare." "Anna..." Lei lo interrompe: "Ascoltami. Se io non ci sono più davvero, tu non devi restare con il mio corpo. Promettimelo." Carlo non risponde. Lei svanisce di nuovo, torna nella confusione: "Chi sei?" Carlo guarda Mihaela. Annuisce. È fatta. Il finale mostra Carlo che esce di casa da solo per la prima volta da mesi, mentre dentro Mihaela si prende cura di Anna. Lui cammina per la città come uno straniero nel mondo. Non è un finale di liberazione, ma di perdita. Ha lasciato sua moglie prima che lei morisse.
Temi: L'Alzheimer come lutto anticipato, il dovere vs il benessere personale, l'identità che svanisce, l'amore quando l'altro non sa più chi sei, la dignità nella malattia.
Genere: Dramma intimista, cinema della crudeltà necessaria.
Consigli allo Sceneggiatore: Questo è il soggetto più delicato della tematica. Richiede una ricerca approfondita sull'Alzheimer: consultate medici, associazioni, caregiver reali. Non romanticizzate la malattia: l'Alzheimer è brutale, frustrante, ripetitiva. I momenti di lucidità devono essere rari e tanto più devastanti proprio perché rari. Evitate il sentimentalismo: mostrate la fatica fisica e mentale del caregiving (cambiare pannoloni, gestire crisi notturne, la stessa conversazione ripetuta dieci volte). Il dialogo di Anna quando è confusa non deve essere poetico o simbolico, ma deve essere autentico.
Studiate film come "Away from Her" di Sarah Polley o "The Father" di Florian Zeller.
Consigli al Regista: La messa in scena deve riflettere il punto di vista: quando siamo con Carlo, il mondo è stabile, le inquadrature sono solide. Quando vediamo attraverso gli occhi di Anna, potete permettervi disorientamento: jump cuts temporali, confusione spaziale, momenti in cui non capiamo dove siamo o quando siamo. Non usate questi espedienti come effetti ma come linguaggio narrativo autentico. La direzione di Anna è cruciale: deve essere credibile sia nella confusione che nella lucidità, e il passaggio tra i due stati deve essere impercettibile, senza lavoro "attoriale". Lavorare con consulenti medici e possibilmente con persone che hanno attraversato questa esperienza. Il ritmo deve essere lento, meditativo, ma non noioso: la lentezza è il punto.
Consigli al Direttore della Fotografia: Luce naturale morbida, niente contrasti duri. La casa è vissuta ma progressivamente diventa sempre più "sanitaria": compaiono oggetti medici, post-it con promemoria, foto con nomi scritti sotto. La palette è desaturata, tenue: beige, grigi chiari, azzurri pallidi. Quando Anna ha il momento di lucidità, potete permettervi un cambio: la luce diventa leggermente più calda, più "presente". Gli occhi di Anna sono fondamentali: il diaframma deve permettere di vedere chiarezza o confusione negli sguardi. Evitate qualsiasi estetica "bella" della malattia, questo non è un film sui ricordi dorati ma sulla perdita presente.
![]()
6° base - Titolo: MESSAGGI NON LETTI
Logline: Una ventiquattrenne scopre che il suo fidanzato quarantenne è sposato leggendo per caso uno dei suoi messaggi. Lei decide di incontrare la moglie.
Personaggi Principali:
- CHIARA (24 anni): Stagista in un'agenzia pubblicitaria, insicura ma non stupida, si è lasciata convincere che fosse "diverso dagli altri"
- MATTEO (40 anni): Art director, carismatico e manipolatore, maestro delle mezze verità
- LAURA (38 anni): Avvocato, pragmatica e stanca, sa del tradimento ma ha scelto di rimanere per i figli
Inizio e Sviluppo: Iniziamo su uno schermo di telefono: Chiara scorre Instagram mentre Matteo è sotto la doccia. Una notifica di messaggio appare sullo schermo del telefono di lui, dimenticato sul letto. "Amore, i bambini chiedono quando torni." Chiara gela. Bambini? Apre i messaggi. C'è tutto: la vita familiare, le foto, i "ti amo" scambiati con una "Laura". Matteo non è "separato in attesa di divorzio" come ha sempre detto. È sposato, ha due figli, ha una vita parallela. Quando Matteo esce dalla doccia, Chiara è già vestita. "Chi è Laura?" Gli occhi di lui cambiano istantaneamente - la maschera cade. Parte la danza delle giustificazioni: il matrimonio è finito, stanno insieme solo per i bambini, Laura lo sa, è complicato. Chiara se ne va. Ma nei giorni successivi, ossessionata, cerca Laura sui social. La trova. E fa una cosa folle: le scrive. "Dobbiamo parlare."
Finale Inaspettato: Chiara e Laura si incontrano in un caffè. Chiara si aspetta drama, urla, conflitto. Invece Laura è calma, quasi amichevole. "Lo so," dice. "Da quanto?" chiede Chiara, sconvolta. "Da sempre. Beh, non di te specificatamente. Ma che ci fosse qualcuno, sì." "E non ti importa?" "Certo che mi importa. Ma ho trentotto anni, due bambini, un mutuo. Lasciarmi sarebbe esattamente quello che vuole lui - libertà senza conseguenze." Quello che segue è una conversazione brutalmente onesta tra due donne in posizioni opposte dello stesso inganno. Laura spiega le finanze, la custodia, le realtà pratiche. "Puoi prenderlo, se vuoi," dice alla fine. "Ha quarant'anni, sempre alla ricerca di una ventenne che lo faccia sentire giovane. Tra cinque anni sarai tu quella che cerca i suoi messaggi." Chiara realizza di essere stata ingenua non sull'amore ma sul potere. Il finale la mostra che blocca il numero di Matteo. Poi blocca anche quello di Laura. Non manderà il messaggio preparato, non avrà l'ultima parola. Semplicemente sparisce dalle loro vite. È il suo unico potere.
Temi: Il divario generazionale e di potere nelle relazioni, la manipolazione emotiva, la solidarietà femminile impossibile, le conseguenze pratiche delle scelte romantiche, l'ingenuità giovanile vs il pragmatismo adulto.
Genere: Thriller psicologico-sociale
Consigli allo Sceneggiatore: Il rischio è fare di Chiara una vittima passiva o di Laura una donna "complice". Entrambe devono essere personaggi complessi: Chiara è giovane e ingenua ma non stupida; Laura è pragmatica ma non priva di emozioni. Matteo non deve apparire sullo schermo dopo la prima scena - diventa un'assenza, una presenza parlata ma non vista, aumentando il suo potere e mistero. La scena dell'incontro tra le due donne è il cuore del film: deve essere un dialogo serrato, intelligente, senza giudizio morale da parte vostra come autori. Non dite allo spettatore chi ha ragione. Studiate "Notes on a Scandal" per le dinamiche di potere tra donne.
Consigli al Regista: Tre mondi visuali: l'appartamento di Matteo (moderno, maschile, freddo), la casa di Laura (vissuta, familiare, concreta), gli spazi di Chiara (precari, condivisi, in transizione). Quando Chiara scopre, la camera può diventare instabile, handheld, claustrofobica. La scena dell'incontro deve essere girata con grandissima attenzione al casting e alla direzione: Laura deve avere autorità ma non cattiveria, Chiara vulnerabilità ma non debolezza. Usate il non detto: lunghe pause, sguardi, il modo in cui toccano la tazza di caffè. La scena finale di Chiara che blocca i numeri: piano sequenza sul suo volto mentre lo fa, senza musica. Solo il suono dei tocchi sullo schermo.
Consigli al Direttore della Fotografia: La scoperta iniziale: schermo del telefono che illumina il volto di Chiara dal basso, luce fredda e blu. Quando Matteo esce dalla doccia, la luce del bagno crea un controluce che lo rende quasi una silhouette - perde i dettagli, diventa un'ombra. L'incontro al caffè: luce naturale da finestra, nessun artificio. Due donne in pieno giorno in un luogo pubblico - niente noir, niente drama visivo. È proprio la normalità dell'ambiente che rende la conversazione più disturbante. Usate campo e controcampo classico, ma con leggere variazioni: Laura sempre leggermente più in alto nell'inquadratura (potere, esperienza), Chiara leggermente più bassa (vulnerabilità, giovinezza).
_____________________
Link alla terza parte dell'articolo
* ATTENZIONE: Le idee presentate in questo articolo sono solo spunti iniziali di idee da sviluppare ulteriormente. Vi invitiamo a selezionarne una e a personalizzarla, arricchendola con dettagli, personaggi secondari e sviluppando o modificando l'idea base. Qualora decideste di ampliare una di queste bozze in una sceneggiatura completa e di realizzarla, vi preghiamo di comunicarcelo. Saremo lieti di promuovere la vostra opera sul nostro sito.










