GIUDICE DI ODORI ODOR TESTERCi sono molti lavori "strani" ma credibili che operano in nicchie di mercato con competenze specifiche, che offrono opportunità inaspettate per scrivere sceneggiature diverse dai soliti clichè per creare dei cortometraggi d'impatto.

Come utilizzare questi lavori "strani" nelle sceneggiature:

  • Contrasto: Metti un personaggio con un lavoro assurdo in una situazione drammatica (es. un assaggiatore di cibo per cani che scopre un complotto).
  • Mistero: Usa le conoscenze di questi mestieri per svelare segreti (es. il rabdomante che trova un tesoro sepolto).
  • Carattere: I dettagli di questi lavori creano personaggi eccentrici e memorabili.
  • Mondo Perduto: Esplora professioni che stanno scomparendo (es. il riparatore di vecchi telefoni a gettoni).

Di seguito trovi 5 “lavori strani” (ma credibili) e, per ciascuno, una storia pensata per un cortometraggio da circa 15 minuti, completa di: Titolo, Logline, Personaggi, Storia, alcune scene chiave con battute, il finale, il genere ed i temi trattati, un finale alternativo ed alcuni suggerimenti di regia.

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1° LAVORO STRANO: “SOSTITUTO IN CODA” (LINE SITTER)

Una persona che si fa pagare per stare in fila al posto di altri (eventi, lanci di prodotti, biglietti).

Titolo: LA CODA PERFETTA

Logline

Un “professionista delle file” si ritrova in testa a una coda per un evento esclusivo, ma un equivoco lo trasforma nel simbolo di una protesta che non ha mai voluto guidare.
Per salvarsi, dovrà decidere se continuare a fingere oppure dire finalmente la verità.
E la verità, stavolta, vale più del posto conquistato.

Personaggi principali

  • ENEA (35-45): line sitter metodico, ironico, vive di regole e “micro-strategie”.
  • SARA (25-35): giovane attivista, intuitiva, legge le persone con rapidità.
  • DARIO (30-50): cliente ricco e impaziente, “pago quindi comando”.
  • ADDETTO SICUREZZA (40-60): rigido, sospettoso, ama l’ordine.

Storia

Enea arriva all’alba davanti a un teatro dove si distribuiscono pochi pass per una premiere.
Ha uno zaino da “professionista”: acqua, snack, sedia pieghevole, checklist.
È pagato da Dario, che arriverà solo a fine coda.
Intorno a Enea la fila cresce: persone nervose, fan, giornalisti.
Sara è lì con un cartello arrotolato ed una rabbia trattenuta.
Enea evita conflitti: lui “sta lì”, non “partecipa”.
Un giornalista riprende la coda ed inquadra Enea: sembra calmo, autorevole, “leader naturale”.
Sara nota che Enea non si lamenta mai: lo prende per uno stratega.
Un addetto della sicurezza annuncia che qualcuno ha tagliato la fila: scoppia il caos.
Enea viene indicato come “quello davanti” che “sa come stanno le cose”.
Sara gli mette in mano il cartello: “Se non lo fai tu, non lo farà nessuno.”
Enea, per non farsi aggredire dalla folla, alza il cartello senza leggerlo.
La gente applaude: il cartello diventa virale in un video.
Dario lo chiama al telefono: “Tieni duro. Ricordati che io ho pagato.”
Enea è intrappolato: se si sposta perde tutto, se parla viene linciato.
Sara lo trascina in un discorso improvvisato: “Tu sei uno di noi.”
Enea inventa frasi generiche, la folla le interpreta come slogan.
La sicurezza decide di far entrare “il capofila” per calmare gli animi: cioè Enea.
Dentro, Enea si ritrova con un microfono davanti.
Sara lo guarda come se fosse un eroe.
Dario arriva di corsa, pretende il pass.
Enea capisce che: può tornare ad essere invisibile e vendere il suo posto…
…oppure usare quel momento per dire la verità.
Enea prende fiato e, senza enfasi, ammette: “Io non sono qui per me.”
La folla si irrigidisce, Sara impallidisce.
Enea continua: racconta il suo lavoro, l’assurdità del sistema, la gente che paga per non fare le file.
All’inizio lo odiano, poi qualcuno ride, poi qualcuno annuisce.
Sara capisce che quella confessione vale più di uno slogan.
La sicurezza non sa come reagire: non è una protesta, è una radiografia sociale.
Dario perde la pazienza e svela il contratto: la folla lo vede per quello che è veramente.
Enea, paradossalmente, diventa davvero “il capofila”: non per finta, ma per verità.

* 10 scene chiave (con battute)

  1. EXT. TEATRO – ALBA
    ENEA (a se stesso): “SE ARRIVI PRIMO, VINCI. SE RESTI, SOPRAVVIVI.”
  2. EXT. FILA – MATTINA
    SARA: “TU NON SEI UNO QUALUNQUE. TU SEI DAVANTI.”
    ENEA: “SONO SOLO… UN SERVIZIO.”
  3. EXT. FILA – POCO DOPO
    GIORNALISTA: “CHI È LUI?”
    SARA: “UNO CHE NON SI PIEGA.”
    ENEA (sussurra): “IO MI PIEGO SEMPRE, SOLO CHE NON SI VEDE.”
  4. EXT. FILA – CAOS
    FOLLA: “HA TAGLIATO! HA TAGLIATO!”
    ENEA: “IO NON TAGLIO. IO… ASPETTO.”
  5. EXT. FILA – CARTELLO IN MANO
    SARA: “ALZALO.”
    ENEA: “MA NON SO COSA C’È SCRITTO.”
    SARA: “MEGLIO. COSÌ È VERO.”
  6. EXT. INGRESSO – SICUREZZA
    ADDETTO: “TU. VIENI DENTRO. PARLI TU.”
    ENEA: “IO PARLO SOLO CON I CLIENTI.”
  7. INT. FOYER – MICROFONO
    ENEA: “IO SONO QUI PER CONTO TERZI.”
    MORMORIO.
  8. INT. FOYER – CONFRONTO
    DARIO: “IO TI HO PAGATO! DAMMI IL PASS!”
    ENEA: “MI HAI PAGATO IL TEMPO. NON LA DIGNITÀ.”
  9. INT. FOYER – SILENZIO
    SARA (piano): “ALLORA… CHI SEI?”
    ENEA: “UNO CHE HA FINITO DI STARE ZITTO.”
  10. EXT. TEATRO – USCITA
    FOLLA (qualcuno): “ALLORA NON ERA UN LEADER.”
    SARA: “NO. ERA PEGGIO: ERA VERO.”

Finale

Enea rinuncia al pass, ma esce con Sara e con una piccola folla che, invece di entrare, resta fuori a discutere. Dario viene isolato. Enea ottiene lavoro non come “line sitter”, ma come organizzatore (onesto) di accessi e code per eventi: trasforma il trucco in un servizio pubblico.

Genere e temi

Commedia sociale. Temi: disuguaglianza, dignità, mercato dell’accesso, identità, verità.

Finale alternativo (di impatto)

Enea entra alla premiere, ma in sala vede sul maxi-schermo il suo volto “leader” come spot dell’evento. Capisce di essere stato usato. Si alza, interrompe la proiezione, e dice solo: “NON SONO IN VENDITA.” Buio. Applausi o fischi: taglio secco.

Suggerimenti per il regista

  • Girare la coda come un “microcosmo”: piani stretti su mani, ticket, sguardi, cartello.
  • Ritmo crescente: da quiete a caos (montaggio più serrato).
  • Usa il suono: brusio, notifiche, megafono, passi, per rendere la pressione sociale.

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2° LAVORO STRANO: “GIUDICE DI ODORI” (ODOR TESTER)

Professionista che valuta odori per deodoranti, detersivi, profumi, ambienti.

Titolo: L’ODORE DELLA MENZOGNA

Logline

Una tester di odori scopre che un nuovo deodorante “cancella” una nota specifica: quella che lei associa ad un ricordo traumatico.
Quando quell’odore sparisce dal mondo, capisce che qualcuno sta coprendo una verità.
Per smascherarla, dovrà fidarsi del suo senso più sottovalutato.

Personaggi

  • MARTA (30-45): odor tester, precisa, introversa, memoria olfattiva fortissima.
  • CAPO LAB (40-60): pragmatico, “non facciamo domande”.
  • COLLEGA LEO (25-35): empatico, curioso, affascinato dal dono di Marta.

Storia

Marta lavora in un laboratorio: annusa campioni codificati con numeri.
La sua vita è ordinata e silenziosa: odori, appunti, mascherina, guanti.
Arriva un progetto segreto: un prodotto che “neutralizza” alcuni odori persistenti.
Marta annusa il campione “X-17” e sbianca: riconosce una nota chimica che le ricorda un vecchio incendio.
Dice al capo lab che quel profilo è “pericoloso” a livello percettivo.
Il capo lab minimizza: “È solo un ricordo.”
Marta torna a casa e sente nell’aria del condominio lo stesso odore: qualcuno lo sta usando.
Nei giorni successivi l’odore sparisce ovunque: come se una parte del mondo venisse ripulita.
Marta capisce che quell’odore era legato ad un fatto rimosso: qualcuno ha interesse a cancellarlo.
Leo la aiuta a recuperare i vecchi registri olfattivi: l’odore coincide con un solvente usato in un caso mai chiarito.
Marta inizia a “seguire” l’odore come fosse una pista.
Scopre che un dirigente dell’azienda è coinvolto in un grave incidente del passato.
Il prodotto “X-17” non è solo marketing: è una copertura.
Marta registra campioni d’aria, etichetta, ricostruisce la mappa.
Il capo lab la avverte: “Stai confondendo lavoro ed ossessione.”
Marta capisce che la sua memoria olfattiva è un archivio: nessuno può mentire agli odori.
Arriva all’ufficio del dirigente e sente il profumo “pulito” di X-17: lì dentro si cancella tutto.
Marta entra e fa una scelta: non accusare a parole, ma ripristinare la traccia.
Rilascia nel corridoio un campione “antagonista” che fa riemergere l’odore originale.
La gente si gira disgustata: “Che cos’è?”
Marta risponde: “È ciò che avete nascosto.”
Il dirigente perde il controllo: un dettaglio lo tradisce.
Leo registra la scena.
L’azienda tenta di zittirla, ma ormai la prova è diventata pubblica: non un documento, ma un’esperienza sensoriale condivisa.
Marta non è più “quella che annusa”: è quella che smaschera.

* 10 scene chiave

  1. INT. LAB – GIORNO
    MARTA: “QUESTO ODORE… È UN RICORDO CHE NON È MIO.”
  2. INT. UFFICIO CAPO LAB
    CAPO LAB: “GLI ODORI NON FANNO CAUSA.”
    MARTA: “NO. FANNO VERITÀ.”
  3. EXT. CONDOMINIO – SERA
    MARTA (V.O.): “SE LO CANCELLANO, È PERCHÉ QUALCUNO NE HA PAURA.”
  4. INT. LAB – NOTTE
    LEO: “TI FIDI DEL NASO PIÙ CHE DELLA TESTA?”
    MARTA: “IL NASO NON SA MENTIRE.”
  5. INT. ARCHIVIO
    MARTA: “QUESTA NOTA… È SOLVENTE. È FUOCO.”
  6. INT. CORRIDOIO AZIENDA – GIORNO
    MARTA: “QUI PROFUMA DI PULITO. TROPPO PULITO.”
  7. INT. UFFICIO DIRIGENTE
    DIRIGENTE: “CHE COSA VUOLE?”
    MARTA: “CHE SMETTA DI DISINFETTARE IL PASSATO.”
  8. INT. CORRIDOIO – RILASCIO ODORE
    PERSONE: “CHE SCHIFO!”
    MARTA: “È LA VOSTRA VERSIONE DEI FATTI.”
  9. INT. UFFICIO – COLLASSO
    DIRIGENTE: “SPEGNETE QUELLO!”
    MARTA: “NON SI SPEGNE. SI AMMETTE.”
  10. EXT. USCITA – SERA
    LEO: “E ADESSO?”
    MARTA: “ADESSO RESPIRIAMO.”

Finale

Il dirigente viene esposto pubblicamente. Marta lascia il laboratorio e apre un piccolo studio: “memoria olfattiva” per ricostruzioni e verità (inchieste, archivi). Non è vendetta: è liberazione.

Genere / temi

Thriller psicologico. Temi: memoria, rimozione, responsabilità, sensi come prova.

Finale alternativo

Marta scopre che l’odore è legato a lei stessa: suo padre lavorava lì. Lei distrugge le prove e sceglie il silenzio… ma l’ultima inquadratura è un flacone X-17 in casa sua. Fine inquietante.

Regia

  • Usa macro dettagli (narici, flaconi, etichette, vapori controluce).
  • Sound design: il respiro di Marta come metronomo emotivo.
  • Colore: laboratorio freddo, casa neutra, corridoio “troppo pulito” quasi sterile.

 

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3° LAVORO STRANO: “PIANGITORE PROFESSIONISTA” (MOURNER)

Titolo: LACRIME IN AFFITTO

Logline

Un uomo viene pagato per piangere ai funerali degli altri, ma un giorno trova il proprio nome nel necrologio del defunto.
Capisce di aver interpretato il dolore senza mai viverlo davvero.
E quella cerimonia lo costringe ad una scelta: recitare o confessare.

Personaggi

  • RENZO (50-65): piangitore, elegante, disciplinato, emotività “tecnica”.
  • CHIARA (30-45): figlia del defunto, diffidente, ferita.
  • PRETE/CELEBRANTE (50-70): osservatore attento.

Storia

Renzo si prepara come un attore: collirio, fazzoletto, abito scuro, musica per “entrare” nella parte.
Ha come clienti famiglie che vogliono un funerale “pieno”.
Lui non giudica, esegue.
Un giorno riceve un incarico ben pagato: un funerale in una chiesa importante.
Arriva e vede la foto del defunto: un uomo che conosceva da giovane.
Sulla bacheca c’è un dettaglio: un vecchio soprannome che solo Renzo usava.
Chiara nota lo sguardo strano di Renzo: “Lei lo conosceva?”
Renzo nega, per lavoro.
Durante la funzione, le parole del celebrante lo colpiscono: “Non piangiamo per chi muore, ma per ciò che non abbiamo detto.”
Renzo vacilla: ricorda un torto antico, un’amicizia tradita.
Le lacrime questa volta arrivano senza collirio.
Chiara lo osserva e capisce che quelle lacrime sono diverse.
Finita la cerimonia, Renzo è tentato di fuggire: il suo ruolo è “sparire”.
Ma Chiara lo ferma.
Renzo confessa: era un amico, poi un vigliacco.
Chiara esplode: “Allora perché piange adesso?”
Renzo risponde: perché è troppo tardi.
Chiara gli dà una lettera trovata tra le cose del padre: è per lui.
Il padre lo aveva “assolto” senza dirglielo.
Renzo capisce: ha vissuto anni di lutti finti per non affrontare quello vero.
Decide di fare un gesto: non essere più un servizio, ma una persona.
Si avvicina alla bara e parla ad alta voce, davanti a tutti.
Nessuna retorica: una scusa semplice, anche se tardiva.
Nella chiesa tutti tacciono.
Chiara non perdona subito, ma smette di odiarlo.
Renzo esce e, per la prima volta, non pretende i soldi del compenso pattuito.

* 10 scene chiave

  1. INT. CASA RENZO – PREPARAZIONE
    RENZO: “OGGI LAVORO DI DOLORE.”
  2. EXT. CHIESA – ARRIVO
    RENZO (sottovoce): “NO… TU?”
  3. INT. CHIESA – INCONTRO
    CHIARA: “LEI CHI È?”
    RENZO: “UNO CHE… ERA INVITATO.”
  4. INT. CHIESA – OMELIA
    CELEBRANTE: “LE PAROLE NON DETTE RESTANO.”
  5. INT. CHIESA – LACRIME VERE
    RENZO (V.O.): “QUESTE NON LE SO CONTROLLARE.”
  6. EXT. SAGRATO – DOPO
    CHIARA: “QUANTO LA PAGANO?”
    RENZO: “OGGI… NIENTE.”
  7. EXT. SAGRATO – CONFESSIONE
    RENZO: “GLI HO VOLTATO LE SPALLE.”
    CHIARA: “E ORA PIANGE PER LEI O PER LEI STESSO?”
  8. EXT. AUTO – LETTERA
    CHIARA: “MIO PADRE LE HA LASCIATO QUESTO.”
  9. INT. CHIESA – PAROLE ALLA BARA
    RENZO: “SCUSA. HO AVUTO PAURA DI ESSERE PICCOLO.”
  10. EXT. USCITA – SILENZIO
    CHIARA: “NON LA PERDONO.”
    RENZO: “LO SO. MA ALMENO ESISTO.”

Finale

Renzo restituisce il denaro. Chiara resta immobile, poi mette il fazzoletto di Renzo nella tasca della giacca del padre: piccolo segno di tregua.

Genere / temi

Dramma umano. Temi: autenticità, colpa, perdono, performatività del dolore.

Finale alternativo

Renzo non parla. Se ne va. In macchina scoppia a piangere come un bambino. Sul sedile: la lettera non aperta. Fine amara.

Regia

  • Primo piano: occhi, mani che stringono fazzoletto.
  • Evita melodramma: recitazione trattenuta, lacrime “sporche”, silenzi lunghi.
  • Suono: chiesa viva (respiri, sedie, colpi di tosse) più che musica.

 

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4° LAVORO STRANO: “SOMMELIER DELL’ACQUA” (TASTER)

Titolo: L’ACQUA CHE RICORDA

Logline

Una degustatrice d’acqua scopre di percepire ricordi dentro le diverse sorgenti.
Un’azienda vuole sfruttare il suo talento per “imbottigliare emozioni”.
Lei dovrà scegliere se vendere la sua magia o restituirla alle persone.

Personaggi

  • GIULIA (25-40): water sommelier, sensibile, razionale ma poetica.
  • MANAGER (35-55): affabile, manipolatore.
  • NONNA (70-85): memoria viva, semplice e lucidissima.

Storia

Giulia assaggia acque in bicchieri neutri: annota minerali, retrogusto, temperatura.
Un giorno una nuova sorgente le provoca un flash: vede una bambina correre in un cortile.
Crede sia stress.
Succede di nuovo: ogni acqua le porta immagini, come se il territorio le parlasse.
Il manager dell'azienda la nota: “Lei sente qualcosa in più.”
Le propone un progetto: una linea premium che “fa stare meglio”.
Giulia capisce che non è marketing: vogliono replicare l’effetto, venderlo.
Torna dalla nonna, che le racconta: in famiglia c’è sempre stata “gente che sente l’acqua”.
La nonna le dice: l’acqua non è un prodotto, è un legame.
Giulia prova in laboratorio: l’effetto svanisce quando l’acqua è trattata troppo.
Capisce che la memoria dell’acqua è fragile, e si spezza con la manipolazione.
Il manager insiste: “Non mi serve magia. Mi serve una storia vendibile.”
Giulia decide di fare un test: invita alcune persone comuni a bere quell’acqua.
Ognuno vede un ricordo che non è suo, ma è umano: un abbraccio, una partenza, una mano che saluta.
Le persone si commuovono senza sapere perché.
Giulia capisce: l’acqua non dà “ricordi privati”, dà empatia.
L’azienda la vuole brevettare.
Giulia ruba (legalmente?) il campione e lo riporta alla sorgente.
Con la nonna, apre la fonte al paese natio: non in vendita, ma per rito.
Il manager arriva troppo tardi.
La sorgente diventa un luogo dove si beve per ricordare di essere vivi.
Giulia rinuncia al lavoro, ma trova una missione.

* 10 scene chiave

  1. INT. SALA DEGUSTAZIONE
    GIULIA: “QUESTA È… PIÙ DI UN SAPORE.”
  2. INT. UFFICIO MANAGER
    MANAGER: “LEI È UN’OPPORTUNITÀ.”
    GIULIA: “IO SONO UNA PERSONA.”
  3. EXT. CASA NONNA
    NONNA: “L’ACQUA TI PARLA. TU ASCOLTI.”
  4. INT. LAB – TEST
    GIULIA: “SE LA TRATTI, DIMENTICA.”
  5. INT. UFFICIO – PRESSIONE
    MANAGER: “MI SERVE UNA FORMULA.”
    GIULIA: “NON È UNA FORMULA. È RISPETTO.”
  6. INT. STANZA – PROVA CON PERSONE
    PERSONA 1: “HO VISTO… UNA VALIGIA.”
    PERSONA 2: “HO SENTITO… UNA SCUSA.”
  7. INT. GIULIA – SCELTA
    GIULIA (V.O.): “SE LA VENDO, LA UCCIDO.”
  8. EXT. SORGENTE – NOTTE
    GIULIA: “TORNA A CASA.”
  9. EXT. PAESE – FONTANA
    NONNA: “QUI SI BEVE. E SI STA ZITTI.”
  10. EXT. ARRIVO MANAGER
    MANAGER: “È MIA.”
    GIULIA: “NO. È DI CHI HA SETE.”

Finale

La fontana diventa un rito comunitario. Giulia resta, non come impiegata, ma come custode.

Genere / temi

Fantastico poetico. Temi: memoria, comunità, mercificazione, empatia.

Finale alternativo

Giulia firma il contratto. L’acqua viene imbottigliata. Funziona… ma solo una volta. Poi “muore”. L’ultima bottiglia rimasta è a casa sua: Giulia la guarda, senza aprirla. Fine.

Regia

  • Immagini “sensoriali”: macro su gocce, vetro, riflessi.
  • Flash brevi (1–2 secondi) come memorie, senza spiegare troppo.
  • Grading: sorgente calda e organica, ufficio freddo e lineare.

 

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5° LAVORO STRANO: “RECUPERATORE DI PALLINE DA GOLF” (GOLF BALL DIVER)

Titolo: SOTTO LA SUPERFICIE

Logline

Un sub che recupera palline in un lago di un golf club trova un anello con un’incisione ed una pallina con un messaggio.
Seguendo quei due indizi, scopre una storia di ricatto e di vergogna sotto il lusso perfetto del club.
E capisce che la verità è sempre… sul fondo.

Personaggi

  • NICO (25-45): recuperatore, pratico, intelligente, invisibile ai ricchi.
  • PRESIDENTE CLUB (50-70): elegante, controllante.
  • RAGAZZA (20-30): cameriera o caddie, paura e coraggio insieme.

Storia

Nico lavora di notte: lago buio, torcia, sacco pieno di palline.
È un mondo silenzioso, opposto alla superficie: sopra risate, sotto fango.
Trova un anello: dentro è inciso un nome ed una data.
Poi trova una pallina con sopra scritto a pennarello: “NON DIRE NIENTE.”
Porta l’anello al banco oggetti smarriti del club: il Presidente lo riconosce e lo chiude in cassaforte.
Nico nota la reazione: è troppo rapida.
Una ragazza lo avvicina: “Lei ha trovato qualcosa?”
Nico nega, ma vede che la ragazza trema.
Lei confessa: l’anello apparteneva ad una donna scomparsa dal club mesi prima, “licenziata”.
Nico scende di nuovo nel lago e trova altri oggetti: una collana, una tessera, un secondo messaggio su una pallina.
Capisce che qualcuno usa il lago come cassonetto.
Il Presidente lo convoca: “Lei ha un lavoro semplice. Lo faccia e basta.”
Nico finge obbedienza ma filma gli oggetti trovati.
La ragazza vuole denunciare il tutto ma ha paura: contatti, minacce, famiglia.
Nico le propone un piano: non denunciare “lui”, ma far parlare il club.
Durante un torneo, Nico rilascia (in modo innocuo) alcune palline con messaggi sul green: “DOVE È FINITA LEI?”
Panico, stampa, ospiti.
Il Presidente tenta di fermarlo, ma ormai gli occhi gli sono addosso.
Nico consegna il video e gli oggetti alla polizia.
Il club, simbolo di perfezione, diventa scena del crimine morale.
La ragazza trova finalmente voce.
Nico torna al lago: questa volta non per recuperare, ma per liberare la verità.

* 10 scene chiave

  1. EXT. LAGO – NOTTE
    NICO: “QUI SOTTO, NESSUNO FA IL SIGNORE.”
  2. INT. SPOGLIATOIO – ANELLO
    NICO: “QUESTO NON È CADUTO. È STATO BUTTATO.”
  3. INT. RECEPTION CLUB
    PRESIDENTE: “LO PRENDO IO.”
    NICO: “Certo. Come tutto.”
  4. EXT. RETRO CLUB – INCONTRO
    RAGAZZA: “L’HA VISTO?”
    NICO: “Non so niente.”
    RAGAZZA: “È QUELLO CHE VOGLIONO.”
  5. EXT. LAGO – SECONDA IMMERSIONE
    NICO (V.O.): “IL FANGO NON DIMENTICA.”
  6. INT. UFFICIO PRESIDENTE
    PRESIDENTE: “LEI NON È PAGATO PER PENSARE.”
    NICO: “PECCATO. PERCHÉ HO CAPITO.”
  7. EXT. PARCHEGGIO – PAURA
    RAGAZZA: “MI DISTRUGGONO.”
    NICO: “TI HANNO GIÀ DISTRUTTA. ORA TOCCA A LORO.”
  8. EXT. TORNEO – GIORNO
    (PALLINE CON MESSAGGI ROTOLANO)
    OSPITE: “CHE SIGNIFICA?”
  9. INT. CAOS – CONFRONTO
    PRESIDENTE: “FERMI QUELLO!”
    NICO: “È TARDI. È USCITO A GALLA.”
  10. EXT. LAGO – ALBA
    RAGAZZA: “E ADESSO?”
    NICO: “ADESSO SI VEDE.”

Finale

Il club è sotto indagine. Nico e la ragazza guardano il lago: la superficie è calma, ma non inganna più.

Genere / temi

Noir contemporaneo / Mystery sociale. Temi: potere, omertà, classe, verità, coraggio.

Finale alternativo

Nico viene licenziato e minacciato. Sembra perdere. Ultima scena: un giornale sul tavolo della ragazza, titolo: “SCANDALO AL CLUB”. Lei sorride. Nico non appare più: ha pagato il prezzo, ma ha vinto. Fine.

Regia

  • Alterna “lusso” (superficie) e “fango” (sotto): due mondi visivi.
  • Notturne con torcia: fascio di luce come “verità che cerca”.
  • Montaggio: lento sott’acqua, più rapido durante torneo (pressione sociale).

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* Nota finale (utile per tutte le 5 storie)

Per rendere questi corti “da premio” pur con un budget basso:

  • riduci le location (1–2 principali),
  • lavora su azioni visive durante i dialoghi (mani, oggetti, rituali),
  • cura il suono (brusio, silenzi, respiri, piccoli SFX),
  • mantieni un tema chiaro: ogni scena deve far avanzare la storia.