Nella letteratura italiana, la solitudine è un tema ricorrente e viene esplorato in molteplici sfaccettature, riflettendo epoche e correnti letterarie differenti. Non è vista unicamente come un'esperienza negativa di isolamento, ma anche come una dimensione esistenziale di riflessione interiore. Senza scordare il più famoso Giacomo Leopardi: Il poeta rappresenta la solitudine come una condizione intrinseca all'essere umano, risultato della dolorosa consapevolezza del proprio limite e della disillusione verso il mondo.

Ecco alcuni esempi letterari italiani (e non solo) che rappresentano perfettamente la “solitudine in comune”:

  1. Italo Svevo – La coscienza di Zeno (1923) Zeno vive in una Trieste, sposato, con figli, amici, medici, eppure è un estraneo perpetuo: nessuno lo capisce davvero, nemmeno nella sua stessa casa. La sua solitudine è massima proprio nei dialoghi familiari o con la moglie.
  2. Alberto Moravia – Gli indifferenti (1929) La famiglia Ardenzi vive sotto lo stesso tetto, mangia insieme, ma ognuno è chiuso nella propria disperazione e menzogna: nessuno comunica veramente, sono “indifferenti” l’uno all’altro pur essendo fisicamente vicinissimi.
  3. Dino Buzzati – Un amore (1963) Antonio Dorigo frequenta la giovane Laide in una Milano brulicante, va a teatro, ha amici, ma la sua ossessione amorosa lo isola completamente: è solo anche mentre è in mezzo alla gente e persino quando è con lei.
  4. Franz Kafka – Il processo (1925) Josef K. è circondato da colleghi, familiari, avvocati, giudici, una folla di persone, eppure nessuno lo ascolta né lo comprende: la sua solitudine è totale proprio nell’apparato sociale che lo circonda.
  5. Elsa Morante – La Storia (1974) Ida vive nel ghetto di Roma durante la guerra, in un caseggiato povero pieno di voci, bambini, vicini: eppure il suo segreto (l’origine ebrea, lo stupro) la rende irreparabilmente sola in mezzo a tutti.
  6. Michel Houellebecq – Le particelle elementari (1998) I due fratellastri Michel e Bruno vivono nella Francia contemporanea, tra colleghi, amanti, familiari, ma sono due isole di solitudine assoluta in una società iper-connessa e vuota.

In tutti questi casi la solitudine non nasce dall’assenza di persone, ma dalla impossibilità di un vero incontro.