__________________________________________________
Link alla prima parte dell'articolo

 biglietto sotto porta 600

Bozza n° 2 - Titolo: "QUARANTOTTO"

Logline

Una giovane donna di ventinove anni decide, per la prima volta nella sua vita adulta, di non rispondere a nessun messaggio per quarantotto ore: quello che questa scelta produce nelle sue relazioni, nel suo lavoro e in se stessa è più rivelatore di qualsiasi cosa avesse immaginato.

I Personaggi

SARA, 29 anni. Project manager in un'azienda di comunicazione di Milano. La sua vita professionale e sociale si svolge quasi interamente attraverso messaggi: WhatsApp, Slack, email, Instagram DM, Telegram. Risponde ai messaggi mediamente entro dieci minuti, anche la domenica, anche durante la cena, anche nel mezzo di una conversazione con qualcuno che è fisicamente davanti a lei. Non lo percepisce come un problema, è il modo in cui funziona il suo mondo. Poi, un martedì mattina, mentre risponde a un messaggio di lavoro mentre fa la doccia (il telefono in una custodia impermeabile incollata alla parete), pensa: e se smettessi per quarantotto ore? Non lo pianifica. Lo fa.

MARCO, 31 anni. Il ragazzo di Sara, da due anni. Abita con lei ma lavora in un altro quartiere. Il loro rapporto esiste in gran parte attraverso i messaggi durante il giorno, come aggiornamenti, battute, logistica, il piccolo tessuto di comunicazione continua che tiene insieme le persone che vivono la stessa casa ma non si vedono per otto ore. Non sa di questo esperimento di Sara.

LEONARDA, 62 anni. La madre di Sara, che abita a Torino. Ha imparato a usare WhatsApp tre anni fa, spinta da Sara. Manda messaggi ogni giorno, spesso tardi la mattina come foto di gatti, notizie del quartiere, domande sulla salute di Sara. Quando Sara non risponde per sei ore, comincia a preoccuparsi. Quando non risponde per dodici ore, chiama. Quando non risponde al telefono, chiama Marco.


* Le Scene

SCENA 1 - La Decisione (circa 1 minuto)

Il bagno di Sara. La doccia accesa. Sara con il telefono in mano nella custodia impermeabile, che risponde a un messaggio di un collega sul progetto di giovedì. Mentre digita, la mano le scivola leggermente, niente di drammatico, solo lo sforzo sottile di digitare con le dita bagnate.

Si ferma. Guarda il telefono. Guarda le sue dita che digitano. Poi, ma senza rifletterci troppo, come si fa spesso con le decisioni importanti, mette il telefono sul ripiano del bagno con lo schermo verso il basso.

SARA
(a voce bassa, quasi sottovoce, come se stesse dicendo qualcosa di proibito)
:
"Quarantotto ore."

Rimette la testa sotto l'acqua.


SCENA 2 - Le prime ore: il corpo che non sa stare fermo
(almeno 2 minuti)

Ufficio, mattina. Sara al computer, lavora. Ogni dieci minuti allunga la mano verso il telefono che è nella borsa. Si ferma. Lo riprende in mano, guarda lo schermo spento, lo rimette giù.

VOCE INTERNA DI SARA
(voiceover)
:
"Non è dipendenza. È solo abitudine."

Pausa.

VOCE INTERNA:
"Okay, forse è dipendenza."

Alle undici, il telefono della scrivania suona. È una collega.

COLLEGA
(dal telefono fisso)
:
"Sara, non riesco a raggiungerti su WhatsApp... tutto bene?"

SARA:
"Sì, sto solo facendo una cosa."

COLLEGA:
"Quale cosa?"

SARA:
"Un esperimento."

COLLEGA:
"Che tipo di esperimento?"

SARA:
"Non rispondere ai messaggi per quarantotto ore."

Silenzio dall'altra parte.

COLLEGA:
"Ma... e il progetto di giovedì?"

SARA:
"C'è ancora del tempo."

COLLEGA:
"Sara, sei sicura di stare bene?"


SCENA 3 - Sedici ore dopo: quello che emerge
(3 minuti)

La sera del primo giorno. Sara a casa da sola; Marco è da un amico, non sa ancora niente. Sara siede sul divano senza niente in mano per la prima volta in molto tempo. Nessun telefono. Nessuna serie televisiva. Nessun podcast nelle cuffie.

Siede. Guarda il muro di fronte. Poi guarda le proprie mani. Poi il soffitto.

VOCE INTERNA
(dopo un lungo silenzio)
:
"Questo è strano."

Pausa.

VOCE INTERNA:
"Sono annoiata?"

Pausa più lunga.

VOCE INTERNA:
"No. Non sono annoiata.
Sono... presente."

Si alza. Gira per l'appartamento. Si ferma davanti alla libreria: i libri che ha comprato negli ultimi due anni e non ha letto. Ne prende uno a caso. Lo apre. Comincia a leggere.

Cinque minuti dopo, squilla il telefono fisso, il telefono fisso che aveva quasi dimenticato di avere. È sua madre.

LEONARDA
(voce)
:
"Sara! Sei viva?
Marco mi ha chiamato preoccupato, dice che non rispondi da..."

SARA:
"Mamma. Sto bene.
Sto leggendo."

LEONARDA:
"Leggendo? Cosa?"

SARA:
"Un libro."

LEONARDA:
"Di giorno?"

SARA:
"Di sera, mamma. Sono le otto di sera."

LEONARDA:
"Ma perché non rispondi ai messaggi?"

SARA:
"Perché sto facendo un esperimento.
Non rispondo per quarantotto ore."

LEONARDA
(lunga pausa)
:
"E allora questo vuol dire che devo chiamarti sul telefono fisso per sapere se sei viva?"

SARA:
"Sì."

LEONARDA:
"Come una volta."

SARA
(pausa)
:
"Come una volta."

LEONARDA:
"Sai che quando ero giovane io, una volta, stavo via una settimana per lavoro...
e tua nonna non sapeva niente di me per una settimana intera.
Tornavo a casa e le raccontavo tutto."

SARA:
"E lei stava bene lo stesso?"

LEONARDA:
"Stava benissimo.
Stava un po' in pensiero, ma stava bene.
Perché sapeva che se fosse successo qualcosa di serio l'avrebbe saputo lo stesso."

SARA
(piano)
:
"Adesso abbiamo bisogno di sapere ogni dieci minuti."

LEONARDA:
"Adesso abbiamo paura di non esistere se non lo diciamo agli altri ogni dieci minuti."

Silenzio.

SARA:
"Mamma, quando hai capito una cosa così bella?"

LEONARDA:
"Non l'ho capita io.
L'hai capita tu adesso e me la stai dicendo."


SCENA 4 - Trentasei ore: Marco
(2 minuti)

Marco arriva a casa. Sara è ancora sul divano, stavolta con il libro quasi finito. Marco la guarda con quella miscela di sollievo e irritazione che hanno le persone che si erano preoccupate e si sentono stupide per essersi preoccupate.

MARCO:
"Tua madre mi ha chiamato tre volte."

SARA:
"Lo so."

MARCO:
"E io ti ho mandato ventidue messaggi."

SARA:
"Lo so anche questo."

MARCO:
"E tu non hai risposto a niente."

SARA:
"No."

MARCO:
"Perché?"

SARA:
"Per vedere cosa succedeva."

MARCO:
"E cosa è successo?"

Sara si gira verso di lui.

SARA:
"Ho letto quasi tutto un libro.
Ho fatto una telefonata con mia madre durata quaranta minuti in cui mi ha detto una cosa bellissima.
Ho cucinato davvero, non solo scaldato qualcosa.
E mi sono ricordata che ti voglio bene per come sei in questa stanza adesso,
non per quello che mi scrivi durante il giorno."

Marco la guarda. Poi si siede accanto a lei.

MARCO:
"E quante ore mancano alla fine dell'esperimento?"

SARA:
"Dodici."

MARCO:
"Posso aspettare dodici ore."

SARA:
"No. Puoi aspettare di più.
Puoi aspettare quanto vuoi.
Sono qui."


SCENA 5 - Quarantotto ore: il finale
(1 minuto)

Quarantotto ore esatte dopo la doccia. Sara tiene il telefono in mano. Lo riaccende. Le notifiche arrivano come un'onda... centoventi, centotrenta, centoquaranta. Il suono si sovrappone come un ronzio.

Sara guarda le notifiche per un momento. Poi mette il telefono sul tavolo, schermo verso il basso, e torna al libro che ha quasi finito.

FINE 

 

* Il Tema e il Valore Filmico

"Quarantotto" non è un film sulla disintossicazione digitale: quella narrazione è già stata fatta mille volte e produce sensi di colpa senza cambiamenti reali. È un film sulla scoperta di quello che c'è sotto: non il vuoto terribile che molti temono di trovare se smettono di scorrere, ma la pienezza ordinaria e spesso bellissima della vita non documentata.

Il valore filmico è nella conversazione telefonica tra Sara e sua madre: quella scena che è anche una scena generazionale, in cui la madre che non capisce il digitale, capisce però qualcosa di fondamentale sulla dipendenza dal riconoscimento altrui, e nel finale che non è una risoluzione ma una scelta quotidiana che dovrà essere rifatta ogni giorno.


* Consigli Tecnici

- Allo sceneggiatore: La voce interna di Sara (il voiceover nei monologhi interiori) deve essere usata con parsimonia e solo nei momenti in cui il pensiero è davvero inaccessibile attraverso l'azione. Troppe voiceover trasformano il film in un racconto invece che in un'esperienza visiva. Considera di rendere visibili le notifiche sullo schermo in alcuni momenti, non attraverso lo schermo del telefono ma attraverso la luce che emette sul viso di Sara, od il suono sovrapposto che crea un paesaggio sonoro specifico. La scena con Marco (scena 4) è la più rischiosa perché potrebbe scivolare nella sentimentalità: assicurati che Marco non sia un personaggio comprensivo e romantico ma un uomo reale che è stato davvero preoccupato e che deve elaborare quell'irritazione.

- Al regista: Sara non deve mai sembrare eroica in questa storia. La sua scelta non è un gesto di saggezza: è un impulso che lei stessa fatica a spiegare. Tutta la performance deve avere quella qualità di scoperta in corso: lei non sa cosa sta cercando, lo trova mentre lo cerca. Il momento più importante è il silenzio sul divano nella scena 3: almeno trenta secondi di Sara seduta a non fare niente, che il film deve resistere alla tentazione di tagliare o di riempire.

- Al direttore della fotografia: Il film ha una struttura visiva centrata sul telefono come oggetto: nelle prime ore, il telefono è sempre in mano od in campo visivo; nelle ultime ore, scompare progressivamente dal frame. Questa progressione deve essere deliberata e pianificata inquadratura per inquadratura. Usa un 35mm per la maggior parte del film: è l'angolo giusto per mostrare una persona in relazione con il proprio spazio domestico. La scena del silenzio sul divano merita un piano fisso molto largo: Sara piccola nel frame dell'appartamento, lo spazio intorno a lei chiaramente visibile.

- Al montatore: Il contrasto tra il ritmo frenetico della scena 1 (la doccia, il telefono, la digitazione) ed il ritmo lento della scena 3 (il divano, il silenzio, il libro) deve essere amplificato dal montaggio. Considera di usare il suono delle notifiche, un suono specifico, riconoscibile, come elemento di soundtrack nelle prime scene, per poi farlo scomparire gradualmente. Il finale (le notifiche che tornano) può usare quel suono in modo diverso: non come rumore invadente ma come qualcosa di distante, quasi bello nella sua pura materialità.

 barracolore lunga


Bozza n° 3 - Titolo: "LE NOTE SOTTO LA PORTA"

Logline

Un uomo di ottantadue anni che vive da solo in un condominio di quindici appartamenti e non parla con nessuno dei propri vicini da tre anni comincia a lasciare note scritte a mano sotto le porte: non lamentele, non richieste, ma messaggi semplici e umani che producono reazioni che non aveva previsto.

I Personaggi

AUGUSTO, 82 anni. Ex tipografo, vedovo da quattro anni, con la scrittura a mano di chi ha passato la vita a stampare parole altrui e ha imparato a rispettare il peso di ogni singola lettera. Vive al terzo piano dello stesso condominio da quarantotto anni: ha visto cambiare tutti i vicini almeno tre volte, ognuna delle nuove generazioni più chiusa e più veloce della precedente. Non è rancoroso: è curioso. Si chiede spesso cosa pensino questi estranei che abitano così vicino a lui.

FEDERICA, 34 anni. Abita al piano di sotto da un anno. Lavora da casa come copywriter, parla tutto il giorno con colleghi e clienti attraverso il computer, ed alla sera non ha più nessuna voglia di interagire con nessuno. Ha scambiato con Augusto tre parole in un anno: "buongiorno" nell'ascensore due o tre volte. Riceve la prima nota di Augusto un martedì mattina e la legge cinque volte prima di capire come reagire.


* Le Scene

SCENA 1 - Il condominio silenzioso e la prima decisione (almeno 1 minuto 30 secondi)

Un condominio di una città italiana media, mattina. Augusto nell'ingresso comune aspetta l'ascensore. Arriva una donna giovane, è Federica, con le cuffie, la borsa, lo sguardo fisso sul telefono. Entrano nell'ascensore insieme. Augusto la guarda. Lei non alza gli occhi dal telefono per tutto il tragitto. Escono ai propri piani senza dirsi niente.

Augusto davanti alla propria porta si ferma. Guarda il corridoio vuoto. Poi guarda la sua mano, la mano da tipografo, le dita forti, abituate a tenere il carattere mobile.

Va dentro casa. Prende un foglio. Prende una penna. Siede al tavolo della cucina ed incomincia a scrivere.


SCENA 2 - La prima nota e la reazione
(2 minuti 30 secondi)

Federica trova la nota fatta passare sotto la porta del suo appartamento la mattina dopo. La raccoglie. È scritta a mano, in una grafia precisa e piccola.

La macchina da presa la legge insieme a lei:

"Gentile vicina del secondo piano, mi chiamo Augusto Ferrini, abito al terzo. Non so il suo nome. Vivo in questo palazzo da quarantotto anni e l'anno scorso ho realizzato che non so i nomi di nessuno dei miei vicini attuali. Non è una critica, le persone vivono come vogliono e non è obbligatorio conoscere i vicini. Mi chiedevo solo: come sta? Buona giornata. Augusto."

Federica rilege la nota. Poi guarda la porta come se si aspettasse di vedere Augusto dall'altra parte. Poi va al computer e comincia a lavorare.

Alle due del pomeriggio, tra una call e l'altra, riprende in mano la nota e la rilegge. Poi prende un foglio e scrive qualcosa. Poi strappa il foglio. Ne prende un altro.

La sera tardi: Federica nel corridoio del condominio, lentamente, fa scivolare un foglio sotto la porta di Augusto al terzo piano. Poi scappa giù per le scale come una ragazzina.


SCENA 3 - Lo scambio di note e quello che rivelano
(3 minuti)

Augusto legge la risposta di Federica al mattino successivo:

"Mi chiamo Federica. Sto bene, grazie. Di solito non rispondo alle cose che non capisco ma questa cosa non capisco cos'è e per questo le rispondo. Come sta lei? F."

Augusto sorride. Scrive una risposta più lunga.

Nelle settimane successive vediamo lo scambio di note attraverso una serie di piani ravvicinati: le note che vengono scritte, le note che scivolano sotto le porte, le note che vengono lette, tutte montate in modo che formi un dialogo. Non leggiamo ogni parola, ma vediamo il ritmo dello scambio, il modo in cui i fogli diventano progressivamente più lunghi, la grafia di Augusto precisa e quella di Federica più sciolta.

AUGUSTO
(voiceover, come se leggesse la propria nota)
:
"Ho lavorato trent'anni come tipografo in una bottega di via San Giacomo. Sa cosa facevamo?
Componevamo le parole a mano, lettera per lettera, in piombo fuso.
Un testo di mille parole richiedeva un giorno intero.
Adesso vedo che la gente scrive mille parole al giorno su WhatsApp senza pensarci.
È meglio o peggio? Non lo so.
So che quando scrivevi una parola lettera per lettera in piombo, quella parola aveva un peso fisico."

FEDERICA
(voiceover, come se leggesse la propria risposta)
:
"Scrivo per lavoro tutto il giorno.
Testi per siti web, per social media, per newsletter. Non ci penso quasi mai.
Sono parole che vanno da qualche parte senza che io sappia dove.
Quando ho letto la sua nota la prima volta, mi sono fermata. Non so perché.
Forse perché era scritta a mano e non ricordavo quando era stata l'ultima volta
che qualcuno mi aveva scritto qualcosa a mano."


SCENA 4 - L'incontro nell'ascensore
(2 minuti)

Tre settimane dopo lo scambio di note. Federica è nell'ascensore. Augusto entra al terzo piano: si trovano faccia a faccia per la prima volta da quando hanno cominciato a scriversi.

Silenzio. Poi entrambi ridono, non un riso di imbarazzo ma qualcosa di più caldo, il riso di chi riconosce qualcuno che già conosce in modo strano.

AUGUSTO:
"Federica."

FEDERICA:
"Augusto."

AUGUSTO:
"Ha ricevuto la nota di ieri?"

FEDERICA:
"Sì. Sul quartiere prima della guerra. Era bellissima."

AUGUSTO:
"Non era bella. Era vera."

FEDERICA:
"Le cose vere sono spesso belle. Od almeno interessanti."

L'ascensore si ferma al secondo piano. Federica esce. Si volta prima che le porte si chiudano.

FEDERICA:
"Augusto... è mai andato al bar all'angolo? Quello con le sedie rosse?"

AUGUSTO:
"Ci sono andato quando si chiamava ancora Caffè Roma.
Era degli anni Settanta."

FEDERICA:
"Adesso si chiama diversamente. Ma il caffè è ancora buono.
Se vuole, giovedì mattina."

Le porte si chiudono. Augusto rimane da solo nell'ascensore, in silenzio. Poi, molto lentamente, come fanno gli anziani quando sono soli, sorride.


SCENA 5 - Il finale e la nota sul muro
(almeno 1 minuto 30 secondi)

Giovedì mattina. Il bar con le sedie rosse. Augusto e Federica siedono uno di fronte all'altra con due tazze di caffè. Si parlano: li vediamo da fuori, attraverso il vetro del bar, senza sentire quello che dicono.

Intanto, nella scena parallela: il condominio vuoto. Il corridoio del secondo piano, poi quello del terzo. Sotto le porte di altri appartamenti: biglietti scritti a mano. Uno sotto ogni porta. Le mani di Augusto che le fanno scivolare, uno per uno.

Le ultime immagini del film: il corridoio del condominio con le note sotto le porte. Poi il dettaglio di una nota sul pavimento: la macchina da presa si abbassa fino a leggere le prime parole:

"Gentile vicino/vicina, mi chiamo Augusto Ferrini, abito al terzo piano. Non so il suo nome..."

FINE


* Consigli Tecnici

- Allo sceneggiatore: Il testo delle note è il dialogo del film: il vero dialogo, quello che conta. Scrivile interamente prima di scrivere il resto della sceneggiatura: devono avere la qualità di una vera corrispondenza, con la progressione naturale di due persone che si conoscono attraverso le parole. Considera anche di aggiungere una scena in cui Augusto, prima di cominciare a scrivere le note, tenta di parlare con un vicino direttamente e viene ignorato: questo rende la scelta della nota non una stravaganza ma una risposta pragmatica ad un tentativo fallito.

- Al regista: Augusto è il personaggio che porta il peso emotivo del film ma non deve portarlo in modo visibile. È un uomo che ha fatto pace con la maggior parte delle cose difficili della vita, e questa pace, questa qualità di quiete interiore che non è rassegnazione ma accettazione, deve essere l'atmosfera della sua performance. Federica è il personaggio che si trasforma nel corso del film: da chiusa e difensiva ad aperta, ma in modo credibile e graduale. Non deve "convertirsi" alla socialità ma deve semplicemente ricordarsi che le piaceva.

- Al direttore della fotografia: Il condominio è il set principale e deve essere fotografato con grande attenzione alla qualità della luce nei corridoi, quella luce fluorescente ed impersonale dei condomini moderni che crea automaticamente un senso di anonimato. Usala deliberatamente, soprattutto nelle scene in cui Augusto e Federica si incontrano nell'ascensore: quella luce piatta dice che sono due estranei. Il bar delle sedie rosse, nel finale, deve avere una luce completamente diversa, più calda, naturale, umana. Il contrasto deve essere netto.

- Al montatore: La sequenza delle note (il montaggio dello scambio nelle settimane) è la parte tecnicamente più creativa del film. Sperimenta con la sovrapposizione visiva delle due grafie, con il suono della penna sulla carta come elemento ritmico, con la durata variabile dei piani sulle singole note in modo da creare un ritmo di lettura nello spettatore. Il finale (le note sotto le porte degli altri vicini) deve essere montato lentamente, con respiro: ogni nota che scivola sotto una porta è un atto deliberato, non automatico, ed il montaggio deve rispettarlo.


Raccontare di come si Vive

Tre storie, tre generazioni, tre forme diverse della stessa verità fondamentale: la difficoltà di essere presenti, davvero presenti, nella propria vita ed in quella degli altri, nell'epoca in cui è più facile che mai essere ovunque tranne che qui.

Il professor Ferretti sa tutto sulla vita contemporanea ma vive come tutti gli altri. Sara sa che qualcosa non va ma non sa cos'è finché non lo interrompe. Augusto non sa spiegare cosa fa ma lo fa, e quella semplicità silenziosa è forse la forma più radicale di resistenza che esiste.

Tre modi di essere vivi nel 2025. Tutti incompleti. Tutti onesti.

 

    * ATTENZIONELe idee presentate in questo articolo sono solo spunti iniziali di idee da sviluppare ulteriormente. Vi invitiamo a selezionarne una e a personalizzarla, arricchendola con dettagli, personaggi secondari e sviluppando o modificando l'idea base. Qualora decideste di ampliare una di queste bozze in una sceneggiatura completa e di realizzarla, vi preghiamo di comunicarcelo. Saremo lieti di promuovere la vostra opera sul nostro sito.