Le prime pagine di un cortometraggio drammatico devono fare una cosa fondamentale: mettere subito lo spettatore dentro una ferita, un conflitto, un segreto od una decisione. Non serve spiegare tutto. Anzi, spesso è meglio il contrario: mostrare un gesto, un silenzio, un oggetto, una reazione trattenuta. Il dramma nasce quando lo spettatore intuisce che qualcosa pesa sul personaggio prima ancora che venga detto apertamente.
Di seguito trovi alcuni esempi diversi tra loro. Ogni storia è pensata per poter diventare un cortometraggio completo di circa 8-15 minuti, ma qui l’attenzione è concentrata soprattutto sulle prime scene, cioè sull’apertura narrativa.

1° titolo: Il Posto Vuoto
- Personaggio principale
Marta, 46 anni, insegnante di scuola primaria. È una donna precisa, gentile, abituata a controllare ogni dettaglio. Da tre mesi ha perso il figlio diciassettenne in un incidente stradale, ma continua a comportarsi come se il dolore fosse una questione privata da non disturbare.
- Prima scena
Interno. Cucina. Mattina presto.
La cucina è ordinatissima. Troppo ordinata. Una tazza è già pronta sul tavolo. Accanto, una seconda tazza con dentro il cacao. Marta versa il latte caldo nella seconda tazza, poi si ferma.
Guarda la sedia vuota.
Sul frigorifero c’è una foto: lei, suo marito ed un ragazzo con la felpa rossa. Marta non la guarda direttamente, ma tutto nella sua postura dice che quella foto è il centro della stanza.
Il bollitore fischia. Marta spegne il gas. Prende la tazza del ragazzo, la porta verso il lavandino, poi cambia idea e la rimette sul tavolo.
Si siede davanti alla tazza vuota.
Il marito, Enrico, entra in cucina già vestito per andare al lavoro. Vede la tazza. Non dice nulla.
- Prime azioni
Marta appare come una donna che compie un rito. Non sta semplicemente preparando la colazione. Sta ripetendo un’abitudine che non ha più destinatario. Il dramma nasce da un gesto normale diventato impossibile.
Enrico vorrebbe dire qualcosa, ma ha paura di rompere l’equilibrio fragile della moglie. Lei, invece, finge che tutto sia sotto controllo.
- Prime battute
ENRICO
Marta…
MARTA
È ancora caldo.
ENRICO
Lo so.
MARTA
Non mi piace quando il latte fa la pellicina. Lui la odiava.
Pausa.
ENRICO
Oggi dovresti venire con me.
MARTA
Dove?
ENRICO
Al cimitero.
Marta prende il cucchiaino e mescola la tazza del figlio.
MARTA
Prima deve fare colazione.
- Abbozzo della storia
Il corto segue Marta nella giornata in cui deve finalmente entrare nella stanza del figlio e decidere se conservarla intatta od iniziare a svuotarla. Enrico la spinge con delicatezza, ma Marta reagisce come se togliere un libro od una felpa significasse tradire il figlio.
Il conflitto non è tra marito e moglie, ma tra memoria e sopravvivenza. Marta dovrà capire che amare qualcuno che non c’è più non significa continuare a preparargli la colazione.
- Temi
Lutto, negazione, rituali domestici, maternità, paura di dimenticare, sopravvivenza emotiva.
- Possibili finali alternativi
Finale 1: Marta entra nella stanza del figlio, prende la felpa rossa e la mette a lavare. È un gesto minimo, ma segna l’inizio dell’elaborazione.
Finale 2: Marta lascia la stanza intatta, ma smette di preparare la seconda tazza. La sedia resta vuota, finalmente riconosciuta come tale.
Finale 3: Marta trova un vecchio messaggio vocale del figlio e lo ascolta una sola volta, poi spegne il telefono. Non è guarita, ma ha iniziato a salutare.

2° titolo: La Firma di Tuo Padre
- Personaggio principale
Riccardo, 19 anni, studente universitario al primo anno. È cresciuto senza il padre, che ha lasciato la famiglia quando lui era piccolo. Vive con una madre affettuosa ma evasiva. È un ragazzo intelligente, trattenuto, con una rabbia silenziosa.
- Prima scena
Interno. Segreteria universitaria. Giorno.
Riccardo è in fila con altri studenti. Ha in mano alcuni moduli. Davanti a lui una ragazza ride al telefono. Dietro, un uomo tossisce continuamente. Riccardo sembra nervoso, ma cerca di non mostrarlo.
Arriva al banco.
L’impiegata controlla i documenti.
IMPIEGATA
Manca una firma.
Riccardo abbassa lo sguardo.
RICCARDO
Quale?
IMPIEGATA
Qui. Firma del padre o del tutore. Per la dichiarazione integrativa.
Riccardo deglutisce.
RICCARDO
Mio padre non firma.
IMPIEGATA
Allora serve una dichiarazione sostitutiva.
RICCARDO
No, intendo… non firma. In generale.
L’impiegata non capisce. Riccardo sorride appena, per non sembrare scortese. Ma il sorriso gli muore subito.
- Prime azioni
Riccardo prende il modulo e si sposta in un angolo del corridoio. Guarda lo spazio vuoto dove dovrebbe esserci la firma del padre. Poi tira fuori il telefono.
Apre la rubrica. C’è un contatto salvato come “Lui”.
Non chiama.
Poi prende una penna. Prova ad imitare una firma maschile inventata. Si ferma prima di toccare il foglio.
- Prime battute
Chiama la madre.
MADRE, al telefono
È andato tutto bene?
RICCARDO
Mi serve la firma di papà.
Silenzio.
MADRE
Non chiamarlo.
RICCARDO
Non ho detto che voglio chiamarlo.
MADRE
Riccardo.
RICCARDO
Ho detto che mi serve la sua firma. Non lui.
- Abbozzo della storia
Il corto racconta la giornata in cui Riccardo decide se falsificare la firma del padre o cercarlo davvero dopo anni di assenza. La firma diventa simbolo di un riconoscimento mai ricevuto.
La storia può svolgersi quasi tutta tra università, strada e casa. Il climax arriva quando Riccardo chiama finalmente il padre, ma non per chiedergli amore: per chiedergli di firmare un documento.
- Temi
Abbandono paterno, burocrazia come ferita emotiva, identità, orgoglio, riconoscimento.
- Possibili finali alternativi
Finale 1: Riccardo falsifica la firma, ma subito dopo cancella il numero del padre. Sceglie l’autonomia, non la riconciliazione.
Finale 2: Il padre risponde, ma non lo riconosce dalla voce. Riccardo chiude la telefonata senza dire chi è.
Finale 3: Riccardo consegna il modulo senza firma e accetta di perdere la scadenza. Per la prima volta non copre più l’assenza del padre.
3° titolo: Il Rumore della Lavatrice
- Personaggio principale
Adele, 32 anni, cassiera in un supermercato. Vive sola in un piccolo appartamento. Ha appena lasciato un compagno violento, ma non ha ancora trovato il coraggio di denunciare. È stanca, vigile, sempre in ascolto.
- Prima scena
Interno. Bagno. Notte.
La lavatrice gira rumorosamente. Adele è seduta sul pavimento del bagno, con la schiena contro la vasca. Tiene in mano una camicia da uomo macchiata di sangue sul colletto.
La luce è fredda. Il rumore della centrifuga copre quasi tutto.
Adele guarda l’oblò. I vestiti girano come qualcosa che non si può fermare.
Il telefono vibra sul bordo del lavandino.
Sul display: Marco.
Adele non risponde.
Il telefono smette. Poi ricomincia.
- Prime azioni
Adele prende il telefono. Sta per spegnerlo, ma nota che Marco ha mandato un messaggio vocale. Lo avvia per sbaglio.
VOCE DI MARCO
Adele, apri. Sono sotto.
Adele si immobilizza.
La lavatrice continua a girare.
Poi si sente un colpo leggero alla porta d’ingresso. Non forte. Educato. Peggio.
- Prime battute
Adele chiama la vicina, Signora Rosa, anziana.
ADELE, sussurrando
Rosa… è qui.
ROSA, al telefono
Chi?
Adele non riesce a pronunciare il nome.
Altro colpo alla porta.
MARCO, fuori campo
Adele, dai. Voglio solo parlare.
Adele guarda la camicia insanguinata.
ADELE
Io no.
- Abbozzo della storia
Il corto si svolge in tempo reale durante la notte in cui Marco si presenta sotto casa. Adele deve scegliere se aprire, scappare dalla finestra, chiamare la polizia o chiedere aiuto alla vicina. Il rumore della lavatrice accompagna tutta la storia, come tentativo inutile di cancellare le prove e la memoria della violenza.
- Temi
Violenza domestica, paura, vergogna, sopravvivenza, richiesta di aiuto.
- Possibili finali alternativi
Finale 1: Adele chiama la polizia e resta al telefono fino all’arrivo della pattuglia.
Finale 2: La vicina apre la propria porta e si mette nel corridoio, costringendo Marco ad andarsene.
Finale 3: Adele smette la lavatrice, tira fuori la camicia ancora macchiata e la mette in una busta. Decide di denunciare.
4° titolo: Le Scarpe di Ricambio
- Personaggio principale
Sergio, 58 anni, operaio licenziato da poco. Ha sempre definito se stesso attraverso il lavoro. Non ha detto alla moglie di aver perso il posto. Ogni mattina esce di casa fingendo di andare in fabbrica.
- Prima scena
Esterno. Fermata dell’autobus. Alba.
Sergio è vestito da lavoro: giubbotto pesante, pantaloni consumati, scarpe antinfortunistiche. Tiene una borsa di tela.
L’autobus arriva. Alcuni operai salgono. Sergio resta fermo.
L’autista apre la porta.
AUTISTA
Sale?
Sergio guarda dentro. Riconosce due ex colleghi. Uno di loro lo vede.
Sergio fa un passo indietro.
SERGIO
No. Ho dimenticato una cosa.
L’autobus riparte.
- Prime azioni
Sergio cammina fino a un parco pubblico ancora vuoto. Si siede su una panchina. Apre la borsa. Dentro non ci sono attrezzi, ma un paio di scarpe pulite, un panino avvolto nella carta ed un giornale di offerte di lavoro.
Si toglie le scarpe antinfortunistiche e indossa quelle normali. Il gesto è lento, quasi vergognoso.
Poi prende il telefono. C’è un messaggio della moglie.
Messaggio: “Oggi torni per le sette? Ho fatto la pasta al forno.”
Sergio sorride amaramente.
- Prime battute
Un senzatetto seduto poco distante lo osserva.
SENZATETTO
Primo giorno?
Sergio lo guarda, infastidito.
SERGIO
Di cosa?
SENZATETTO
Di niente.
Sergio abbassa lo sguardo sulle scarpe.
SERGIO
Non sono come te.
Il senzatetto annuisce, senza offendersi.
SENZATETTO
Ancora no.
- Abbozzo della storia
Durante la giornata Sergio vaga fingendo di lavorare. Incontra il senzatetto, che diventa uno specchio scomodo. La storia culmina quando la moglie lo vede casualmente in città all’orario in cui dovrebbe essere in fabbrica.
Il corto racconta non tanto la povertà materiale, ma la perdita di identità di un uomo che non sa chi essere senza il proprio mestiere.
- Temi
Disoccupazione, dignità, menzogna familiare, identità maschile, vergogna sociale.
- Possibili finali alternativi
Finale 1: Sergio torna a casa e confessa tutto alla moglie prima di cena.
Finale 2: La moglie lo scopre ma non lo umilia: gli lascia accanto un piatto caldo e aspetta che parli.
Finale 3: Sergio sale finalmente sull’autobus, non per andare in fabbrica, ma al centro per l’impiego.
5° titolo: La Voce di Elena
- Personaggio principale
Elena, 27 anni, cantante lirica agli inizi. Dopo un intervento alle corde vocali, non sa se potrà cantare di nuovo. È brillante, ironica, ma terrorizzata dal silenzio.
- Prima scena
Interno. Aula di canto. Mattina.
L’aula è vuota. Un pianoforte chiuso. Sedie accatastate. Su una parete, manifesti di opere liriche.
Elena entra con una sciarpa al collo. Tiene una bottiglietta d’acqua. Si avvicina al pianoforte, lo apre, suona una nota.
Prova a vocalizzare.
Non esce nulla. Solo un soffio.
Lei sorride, come se fosse una cosa buffa.
Riprova.
Ancora niente.
Il sorriso svanisce.
- Prime azioni
Elena prende un quaderno. Sulla prima pagina c’è scritto: “Esercizi di recupero - Giorno 1”.
Fa un respiro. Si guarda nello specchio dell’aula. Muove le labbra senza suono.
Poi entra il maestro, Maestro Bellandi, 65 anni.
- Prime battute
BELLANDI
Non dovevi iniziare senza di me.
Elena indica la gola.
ELENA, rauca
Non ho iniziato.
BELLANDI
Hai provato?
Elena annuisce.
BELLANDI
E?
Elena si siede.
ELENA
Il silenzio ha una pessima intonazione.
- Abbozzo della storia
Il corto segue Elena durante la sua prima lezione dopo l’intervento. Deve affrontare la possibilità di non tornare più quella di prima. Il maestro non la consola, ma la guida verso una scoperta dolorosa: forse la sua identità non coincide soltanto con la voce.
La scena può culminare in un piccolo suono imperfetto, non bello, ma vero.
- Temi
Identità artistica, corpo, perdita, rinascita, paura del fallimento.
- Possibili finali alternativi
Finale 1: Elena riesce ad emettere una singola nota fragile e piange, non per gioia ma per sollievo.
Finale 2: Non riesce a cantare, ma accetta di restare nell’aula ed ascoltare il pianoforte.
Finale 3: Elena cancella dal quaderno la parola “recupero” e scrive “inizio”.
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