La curiosità che ti rivoluziona la vita
La curiosità è uno degli impulsi più potenti dell'essere umano. Nasce da una domanda molto semplice: "Che cosa c'è dietro?" Dietro una porta, una fotografia, una frase, un comportamento strano, una persona sconosciuta, un oggetto dimenticato, un silenzio.
Essere curiosi significa non accontentarsi della prima risposta. Significa desiderare di capire qualcosa che ancora non conosciamo.
La curiosità può essere positiva, perché porta alla conoscenza, alla scoperta, all'incontro con altre persone ed alla crescita. Può però diventare anche pericolosa. Possiamo scoprire qualcosa che avremmo preferito non sapere. Possiamo superare un limite. Possiamo entrare nella vita privata di qualcuno. Possiamo essere costretti a prendere una decisione dalla quale non sarà più possibile tornare indietro.
Ed è proprio qui che la curiosità diventa particolarmente interessante per uno sceneggiatore.
Una buona storia spesso nasce quando un personaggio vede qualcosa che non comprende e decide di approfondire. Se non fosse curioso, la storia finirebbe immediatamente.
Un uomo trova una chiave e potrebbe gettarla via. Invece vuole sapere quale porta apre.
Una donna vede ogni sera una luce accendersi in un appartamento apparentemente vuoto. Potrebbe chiudere le tende. Invece comincia a osservare.
Un impiegato trova un documento che non dovrebbe leggere. Potrebbe rimetterlo nella cartella. Invece lo apre.
La curiosità cinematografica nasce quindi da tre elementi molto semplici: una domanda, la scoperta e la conseguenza.
Ma per creare una storia veramente interessante bisogna aggiungerne ancheeun quarto: la trasformazione.
Il personaggio deve arrivare alla fine diverso da come era all'inizio. La curiosità, quindi, non deve semplicemente fargli scoprire un segreto. Deve costringerlo a scoprire qualcosa anche su se stesso.
Le cinque storie che seguono partono proprio da questa idea.
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* Prima storia - Titolo: "La chiave numero 17"
- LOGLINE: Una donna di quarantacinque anni trova nell'ombrello appartenuto al padre una piccola chiave con il numero 17 e, spinta dalla curiosità, scopre un segreto che la costringe a rimettere completamente in discussione la propria vita.
- GENERE: Drammatico, mistero familiare.
- TEMI AFFRONTATI: Il rapporto tra genitori e figli, i sogni abbandonati, il rimpianto, la paura di cambiare, il tempo perduto, il significato autentico dell'eredità.
- PERSONAGGI PRINCIPALI
Marta ha quarantacinque anni e lavora come amministrativa in un piccolo studio assicurativo. È metodica, precisa, affidabile e apparentemente serena. Da ragazza voleva diventare restauratrice, ma ha rinunciato perché il padre considerava quella professione troppo incerta. Vive ormai una vita ordinata nella quale non succede quasi nulla.
Giulio è il padre di Marta, morto pochi mesi prima. Non appare fisicamente nel presente della storia, ma diventa progressivamente un vero personaggio attraverso lettere, oggetti e una registrazione audio. Era un uomo severo, concreto, incapace di parlare apertamente dei propri sentimenti.
Anna ha cinquanta anni ed è la sorella maggiore di Marta. Ha un carattere pratico e considera inutile scavare nel passato. È il personaggio che continua a ripetere a Marta che dovrebbe buttare tutto e andare avanti.
* IL RACCONTO DELLA STORIA
Marta sta svuotando lentamente l'appartamento del padre morto tre mesi prima. Non riesce ancora a decidere che cosa conservare e che cosa buttare. Ogni oggetto sembra appartenere a una vita che lei conosce perfettamente.
Un pomeriggio trova nell'ingresso il vecchio ombrello nero che suo padre utilizzava da più di vent'anni. Sta per metterlo nel sacco degli oggetti da eliminare quando sente qualcosa muoversi dentro il manico. Lo scuote. Dal piccolo vano interno cade una chiave.
Alla chiave è legata una targhetta metallica con inciso soltanto il numero 17.
Marta telefona alla sorella Anna. Anna le dice di buttarla. Secondo lei potrebbe appartenere a qualsiasi vecchio armadietto ormai inesistente.
Marta, invece, continua a guardarla. La curiosità comincia a lavorare dentro di lei.
Ricorda che negli ultimi anni il padre andava spesso alla vecchia stazione ferroviaria, anche se non prendeva praticamente mai il treno.
Marta raggiunge la stazione. Scopre una fila di vecchi armadietti automatici ormai quasi tutti inutilizzati. Il numero 17 esiste ancora. La chiave entra perfettamente.
Marta apre lo sportello. Dentro trova una scatola di cartone, alcune fotografie, un piccolo registratore ed una cartellina.
Le fotografie mostrano Marta quando aveva vent'anni mentre frequentava una scuola di restauro. Lei rimane sconvolta.
Credeva che il padre avesse dimenticato completamente quel periodo.
Nella cartellina trova anche ricevute di piccoli versamenti bancari fatti per quasi quindici anni.
Il padre aveva messo da parte una somma di denaro.
Sulla busta è scritto: "Per Marta, quando avrà di nuovo il coraggio".
Marta torna nell'appartamento. Non riesce ancora a capire. Accende il piccolo registratore.
La voce del padre riempie improvvisamente la stanza. L'uomo racconta di essersi pentito per aver convinto la figlia ad abbandonare il restauro. Ammette di avere avuto paura che Marta potesse soffrire o fallire.
Confessa però che, cercando di proteggerla, probabilmente le aveva impedito di diventare la persona che desiderava essere.
Marta piange.
Per la prima volta comprende che anche suo padre aveva vissuto con un rimorso.
La sera stessa guarda su Internet il sito di una piccola scuola di restauro.
Il giorno seguente passa davanti alla scuola.
Non entra.
Torna il giorno dopo.
Questa volta apre la porta.
* SEI SCENE DETERMINANTI
- Scena della chiave.
Marta tiene la chiave sul palmo della mano mentre parla al telefono con la sorella.
Anna:
"Marta, papà conservava qualsiasi cosa.
Chiavi di garage venduti vent'anni prima, lucchetti che non esistevano più, vecchie ricevute.
Non trasformare ogni oggetto in un messaggio."
Marta:
"Non lo sto facendo.
È soltanto che questa era nascosta dentro l'ombrello."
Anna:
"E quindi?"
Marta:
"E quindi nostro padre non nascondeva mai niente per caso."
Anna:
"Questa è proprio la ragione per cui dovresti lasciar perdere."
Marta osserva nuovamente la chiave.
Marta:
"Oppure è la ragione per cui dovrei capire."
- Scena della stazione.
Marta arriva davanti alla fila degli armadietti. Il custode la guarda.
Custode:
"Quelli non li usa quasi più nessuno."
Marta:
"Il numero 17 funziona?"
Custode:
"Dipende."
Marta:
"Da cosa?"
Custode:
"Da quanto è vecchia la chiave."
Marta la infila nella serratura.
Si sente lo scatto.
Marta rimane immobile.
Marta:
"Abbastanza vecchia."
- Scena della scoperta.
Marta apre la scatola e trova le proprie fotografie.
Marta:
"Questa foto... me l'aveva fatta mamma."
Custode:
"Conosceva chi lasciava questa roba?"
Marta:
"Era mio padre."
Custode:
"Allora forse stava aspettando che venisse lei."
Marta:
"Mio padre non aspettava mai nessuno."
Custode:
"Forse questa volta sì."
- Scena dello scontro con Anna.
Anna arriva nell'appartamento.
Anna:
"Non puoi costruire un padre diverso adesso che non può più contraddirti."
Marta:
"Non sto costruendo niente."
Anna:
"Lo hai odiato per anni perché ti ha impedito di fare quello che volevi."
Marta:
"Ed adesso scopro che se ne è pentito per quindici anni."
Anna:
"Il pentimento non restituisce il tempo."
Marta:
"No.
Ma forse può impedirmi di perderne altro."
- Scena della registrazione.
La voce del padre esce lentamente dal registratore.
Giulio:
"Marta, se stai ascoltando significa che finalmente sei stata più curiosa
di quanto io sia stato coraggioso."
Marta trattiene il respiro.
Giulio:
"Ti ho detto che restaurare quadri non era un lavoro.
Ti ho detto che dovevi pensare al futuro.
In realtà avevo paura."
Marta:
"Papà..."
Giulio:
"La paura di un padre può sembrare prudenza.
Ma qualche volta è soltanto paura."
Marta chiude gli occhi.
Giulio:
"Se puoi, non farmi diventare la ragione per cui hai smesso di essere te stessa."
- Scena finale davanti alla scuola.
Marta rimane davanti alla porta.
Una giovane insegnante apre.
Insegnante:
"Cerca qualcuno?"
Marta:
"Forse."
Insegnante:
"Chi?"
Marta sorride appena.
Marta:
"Una ragazza che studiava qui venticinque anni fa."
Insegnante:
"E pensa che sia ancora dentro?"
Marta guarda la porta aperta.
Marta:
"È quello che sono venuta a scoprire."
* CARATTERIZZAZIONE DEL FINALE
Il finale deve essere semplice. Non serve mostrare Marta diventata improvvisamente una famosa restauratrice. Sarebbe poco credibile.
La vera rivoluzione è molto più piccola e molto più importante.
Marta entra. Dopo venticinque anni decide nuovamente di provare.
Il cortometraggio potrebbe terminare mostrando la porta che si chiude lentamente dietro di lei mentre all'interno vediamo tavoli da restauro, pennelli, tele e giovani studenti.
La curiosità le ha fatto aprire prima un armadietto.
Poi scoprire una verità.
Infine mostrato una nuova possibilità di vita.
* IDEE, CONSIGLI E SUGGERIMENTI
La chiave deve comparire spesso in dettaglio. Può diventare il simbolo visivo dell'intera storia.
Il registratore permette di dare presenza al padre senza utilizzare flashback costosi.
Il cortometraggio può essere girato quasi interamente in tre location: appartamento, stazione e scuola.
È importante evitare un padre completamente negativo oppure completamente buono.
Era semplicemente un uomo che aveva sbagliato.
Questo rende la storia molto più umana.
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* Seconda storia - Titolo: "Il tavolo numero sette"
- LOGLINE: Un impiegato solitario trova sotto il tavolo di un bar un biglietto che invita chiunque lo legga a seguire una serie di piccoli indizi e, per pura curiosità, entra in un gioco che finirà per cambiargli completamente la vita.
- GENERE: Commedia romantica, sentimentale.
- TEMI AFFRONTATI: La solitudine contemporanea, la paura dell'incontro, il caso, il coraggio di uscire dalle proprie abitudini, la possibilità di ricominciare.
- PERSONAGGI PRINCIPALI
Paolo ha trentanove anni ed è contabile. È intelligente, educato, metodico e molto timido. Mangia ogni giorno nello stesso bar, allo stesso tavolo ed alla stessa ora.
Elena ha trentacinque anni, lavora in una piccola libreria e possiede una curiosità contagiosa. Ha inventato un piccolo gioco urbano per dimostrare a se stessa che esistono ancora persone capaci di seguire qualcosa senza sapere dove porterà.
Sandro è il barista. Ha circa sessant'anni ed osserva ogni giorno Paolo senza riuscire a capire perché un uomo relativamente giovane abbia trasformato la propria esistenza in una sequenza di abitudini.
* IL RACCONTO DELLA STORIA
Paolo entra nel solito bar alle tredici e cinque. Paolo si siede al tavolo numero sette. Sandro gli porta il solito piatto ancora prima che lui ordini.
Mentre raccoglie una moneta caduta, nota qualcosa attaccato sotto il tavolo.
È una piccola busta. Sulla busta è scritto: "Per chi ha avuto la curiosità di guardare sotto".
Paolo sorride. La apre. Dentro trova una frase.
"Se vuoi sapere perché questo biglietto è qui, vai alla libreria di fronte e chiedi il libro senza titolo."
Paolo guarda l'orologio. Ha quaranta minuti di pausa. Decide che è assurdo. Ripiega il biglietto.
A fine pranzo lo riapre. Attraversa la strada. Nella libreria domanda timidamente del libro senza titolo.
Elena gli consegna un piccolo volume con la copertina completamente bianca.
All'interno c'è un secondo messaggio.
Paolo dovrebbe raggiungere una panchina del vicino giardino.
Lì trova un terzo indizio. Il gioco continua.
Ogni prova gli chiede qualcosa di leggermente più difficile.
Deve chiedere l'ora ad uno sconosciuto anche se possiede il telefono.
Deve fare un complimento sincero ad una persona.
Deve comprare un fiore senza sapere a chi regalarlo.
Paolo comincia quasi a divertirsi. Non sa che Elena lo sta osservando a distanza. Era lei ad avere preparato il percorso.
Quando Paolo arriva all'ultimo messaggio legge: "Adesso regala il fiore alla persona che pensi abbia inventato tutto questo."
Paolo torna alla libreria. Elena finge di non sapere nulla.
Paolo la guarda.
Per la prima volta nella giornata smette di avere paura di sembrare ridicolo.
Le porge il fiore.
Elena sorride.
Gli chiede come abbia capito.
Paolo risponde che non lo ha capito.
Era semplicemente curioso di vedere che cosa sarebbe successo.
* SEI SCENE DETERMINANTI
- Scena del primo biglietto.
Paolo:
"Sandro, qualcuno ha lasciato questa cosa sotto il tavolo."
Sandro:
"È una bomba?"
Paolo:
"Un biglietto."
Sandro:
"Peggio. Le bombe almeno hanno istruzioni chiare."
Paolo:
"Dice di andare nella libreria."
Sandro:
"E tu ci andrai."
Paolo:
"Perché, dovrei?"
Sandro:
"Perché sono sette anni che vieni qui
e finalmente ti vedo fare una domanda diversa da
'che cosa c'è nel menù del giorno?'"
- Scena della libreria.
Paolo:
"Mi hanno detto di chiedere un libro senza titolo."
Elena:
"Chi glielo ha detto?"
Paolo:
"Un foglio sotto un tavolo."
Elena:
"Si fida spesso dei fogli sotto i tavoli?"
Paolo:
"Mai."
Elena:
"Allora oggi è una giornata importante."
Paolo:
"Perché?"
Elena:
"Perché ha appena fatto qualcosa che normalmente non farebbe."
- Scena della panchina.
Paolo legge il nuovo biglietto.
"Parla con una persona che non conosci."
Un anziano è seduto accanto.
Paolo:
"Mi scusi... sa che ore sono?"
Anziano:
"Ha il telefono in mano."
Paolo:
"Lo so."
Anziano:
"E allora perché lo chiede a me?"
Paolo ci pensa.
Paolo:
"Per ricordarmi che esistono ancora le persone."
L'anziano sorride.
Anziano:
"Le tredici e quarantadue."
- Scena del fiore.
Fioraia:
"Per chi è?"
Paolo:
"Non lo so ancora."
Fioraia:
"È la prima volta che sento comprare un fiore così."
Paolo:
"È la prima volta che lo compro così."
Fioraia:
"Allora scelga questo."
Paolo:
"Perché?"
Fioraia:
"Perché sembra un fiore che non ha ancora deciso dove andare."
- Scena della rivelazione.
Paolo entra nella libreria.
Paolo:
"Questo è suo."
Elena:
"Perché?"
Paolo:
"Perché credo che abbia preparato lei tutto."
Elena:
"E se si sbagliasse?"
Paolo:
"Potrei fare una figura terribile."
Elena:
"La preoccupa?"
Paolo guarda il fiore.
Paolo:
"Molto meno di stamattina."
- Scena finale.
Elena:
"Perché ha continuato?"
Paolo:
"All'inizio perché volevo sapere chi aveva scritto il biglietto."
Elena:
"E dopo?"
Paolo:
"Perché ogni indizio mi portava da qualche parte dove normalmente non sarei andato."
Elena:
"E adesso?"
Paolo guarda il tavolo della libreria.
Paolo:
"Adesso sono curioso di sapere che cosa succede se le chiedo di prendere un caffè."
Elena:
"Questa volta non le serve nessun biglietto."
* CARATTERIZZAZIONE DEL FINALE
Il finale deve essere leggero ed aperto. Non dobbiamo sapere se Paolo ed Elena diventeranno una coppia.
Il vero risultato è che Paolo ha finalmente fatto qualcosa senza avere prima la certezza del risultato.
L'ultima immagine potrebbe mostrarli uscire dalla libreria.
Paolo passa davanti al bar.
Sandro lo vede.
Sta per indicargli il tavolo numero sette.
Paolo però continua a camminare. Per la prima volta non si ferma.
* IDEE, CONSIGLI E SUGGERIMENTI
La storia funziona bene con poche location concentrate nello stesso quartiere.
I biglietti rappresentano un ottimo elemento visivo ricorrente. Il tono deve rimanere realistico.
Elena non deve apparire come una donna eccentrica fuori dal mondo, ma come qualcuno che ha deciso di combattere la propria routine con un piccolo esperimento.
Il film parla di curiosità, ma in profondità parla della paura di vivere senza conoscere prima il risultato.
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Link alla seconda parte
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