
Cortometraggi drammatici e romantici ambientati a Roma e dintorni
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KIT 1 - Titolo: Il Mare Dentro Roma
- Genere
Dramma sentimentale / Romantico sociale.
- Logline
Ad Ostia, una giovane assistente domiciliare viene incaricata di accompagnare un ex istruttore di vela, diventato ipovedente dopo una malattia, nelle sue ultime settimane prima di vendere la barca del padre.
Lei sogna di lasciare Roma, lui sogna di non dover più ricordare il mare.
Costretti a condividere il tempo sospeso di un porto fuori stagione, scopriranno che l’amore non consiste nel trattenere qualcuno, ma nel restituirgli il coraggio di scegliere.
- Personaggi principali
Sara Belli
31 anni, assistente domiciliare, vive a Roma sud. È competente, pratica, ironica, ma emotivamente prudente. Ha accudito molte persone, ma usa il lavoro come barriera: si occupa degli altri per non affrontare la propria vita bloccata.
Sogna di trasferirsi a Lisbona, ma rimanda sempre. Il mare per lei è un’idea di fuga.
Tommaso Lupi
38 anni, ex istruttore di vela e figlio di un vecchio marinaio di Ostia. A causa di una malattia degenerativa ha perso gran parte della vista. Non è completamente cieco, ma vede ombre, luci, macchie, contorni incerti. Vive questa condizione come una mutilazione della propria identità.
Sta per vendere la barca del padre perché non sopporta più di salire a bordo senza poter governare come prima.
Giulio
70 anni, vecchio amico del padre di Tommaso, uomo di porto, schietto, ruvido. È legato alla barca e al passato della famiglia.
Mirella
58 anni, madre di Sara. Compare al telefono o in una breve scena. È affettuosa ma trattenente: teme che Sara parta e la lasci sola.
- La Storia
La storia si svolge tra Roma sud, Ostia ed un piccolo porto turistico fuori stagione.
Sara viene assunta per accompagnare Tommaso per alcuni giorni: non deve curarlo in senso medico, ma aiutarlo nelle attività pratiche legate alla vendita della barca.
Tommaso non vuole assistenti. Non vuole essere accompagnato. Non vuole che qualcuno gli descriva il mondo.
La prima volta che Sara arriva al porto, lui le dice che può limitarsi a impedirgli di cadere in acqua e a non parlare troppo.
Sara risponde che una delle due cose può provarla, sull’altra non garantisce.
La barca si chiama “Livia”, come la madre morta di Tommaso.
È piccola, vecchia, ma piena di memoria: corde, fotografie plastificate, una bussola, un vecchio giubbotto, una radio marina.
Tommaso vuole venderla perché ogni dettaglio gli ricorda ciò che non riesce più a fare.
Sara, che invece il mare lo vede quasi come promessa di fuga, non capisce subito il suo rifiuto.
Tra i due nasce un rapporto fatto di conflitto: lei descrive troppo, lui la interrompe; lui si chiude, lei lo provoca.
Sara scopre che Tommaso, prima della malattia, insegnava vela a ragazzi difficili del quartiere.
Giulio gli rinfaccia di aver abbandonato non solo la barca, ma anche quei ragazzi.
Tommaso si difende: non vuole diventare l’istruttore cieco da compatire.
Sara gli propone allora una cosa semplice: salire sulla barca una sola volta, senza uscire dal porto, solo per salutarla.
Lui rifiuta.
Poi, durante una sera di vento, Sara trova Tommaso sul molo, immobile, mentre cerca di orientarsi con il suono delle sartie.
Per la prima volta lui le confessa che non teme il buio: teme di ricordare troppo bene la luce.
Sara gli racconta che ha comprato da mesi un biglietto per Lisbona, ma non è mai partita perché sua madre la fa sentire indispensabile.
Tommaso le dice che aiutare gli altri non deve diventare una scusa per non vivere.
Il giorno della firma per la vendita, Tommaso sale sulla barca con Sara e Giulio.
Il compratore è in ritardo. Il mare è calmo.
Sara gli descrive il porto, ma stavolta lo fa in modo diverso: non gli spiega, gli offre dettagli sensoriali. Odore di gasolio, vento sul collo, una campana lontana, il cigolio delle corde.
Tommaso si orienta. Tocca il timone.
Non vede davvero, ma sente lo spazio.
Finale inaspettato: Tommaso non rinuncia alla vendita per sentimentalismo. Firma ugualmente. Ma inserisce una clausola: la barca sarà donata a un’associazione che insegnerà vela inclusiva a ragazzi con disabilità visive e motorie.
Sara pensa che lui abbia fatto tutto per chiudere. In realtà lui ha trasformato la perdita in eredità.
Nell’ultima scena, Sara è alla stazione di Roma Ostiense con il biglietto per Lisbona. Riceve un messaggio vocale da Tommaso: “Non ti sto salutando. Ti sto spingendo.”
Lei sorride, sale sul treno per l’aeroporto.
Tommaso, a Ostia, ascolta il mare e tiene in mano una piccola bussola. Non torna quello di prima. Diventa altro.
- Le scene determinanti con battute
Scena 1 - Primo incontro al porto
SARA
Tommaso Lupi?
TOMMASO
Se è qui per accompagnarmi, sono già arrivato.
SARA
Mi hanno detto che ha bisogno di una mano.
TOMMASO
Mi hanno detto tante cose. Quasi tutte con voce pietosa.
SARA
Io ho una voce normale. Si abitui.
Scena 2 - Sulla barca
SARA
È bella.
TOMMASO
La vede da turista.
SARA
Lei da condannato.
TOMMASO
Io non la vedo quasi più.
SARA
Forse è per questo che la odia: perché la ricorda troppo bene.
Scena 3 - Giulio accusa Tommaso
GIULIO
Tuo padre diceva che una barca ferma marcisce.
TOMMASO
Mio padre vedeva anche dove metteva i piedi.
GIULIO
No. Tuo padre cadeva spesso. Solo che rideva prima degli altri.
TOMMASO
Io non sono mio padre.
GIULIO
Infatti. Lui aveva meno paura.
Scena 4 - Confessione sul molo
TOMMASO
Tutti pensano che io abbia paura del buio.
SARA
E non è così?
TOMMASO
No.
Ho paura della memoria della luce.
È più precisa della vista.
SARA
Io invece ho paura del contrario.
TOMMASO
Di cosa?
SARA
Di vedere benissimo una vita che non voglio.
Scena 5 - La decisione
NOTAIO, voce al telefono
Conferma la vendita?
Tommaso tocca il timone.
TOMMASO
Confermo il passaggio.
SARA
Vendita?
TOMMASO
No. Passaggio.
La barca non deve diventare arredamento per ricchi.
GIULIO
E allora?
TOMMASO
Tornerà a insegnare. Meglio di me.
- Finale valido ma inaspettato
Tommaso non resta aggrappato alla barca e non sceglie un finale romantico convenzionale. Decide di trasformare il proprio dolore in una possibilità per altri. Sara, invece di restare con lui per amore o senso di colpa, parte davvero. Il sentimento tra loro resta aperto, adulto, non possessivo. La sorpresa è che l’amore non li ferma: li rimette in movimento.
- Temi trattati
- identità e perdita sensoriale;
- amore come spinta, non come possesso;
- cura e libertà;
- rapporto con il mare;
- eredità familiare;
- disabilità visiva senza pietismo;
- lasciare andare;
- viaggio e coraggio.
* Suggerimenti allo sceneggiatore
Evita la retorica del “personaggio disabile che insegna la vita”. Tommaso non deve essere un simbolo, ma un uomo concreto, irritabile, intelligente, ferito. Sara non deve essere una badante angelicata, ma una donna che usa la cura degli altri per evitare se stessa.
Lavora sul tema dei sensi: vista, vento, suono, odore del mare, mani sulle corde. I dialoghi devono spesso partire da dettagli pratici e diventare emotivi.
* Suggerimenti al regista
Gira il porto fuori stagione, evitando l’immagine turistica. Moli vuoti, barche ferme, cielo nuvoloso, vento, rumori metallici. Roma deve essere percepita come vicina ma lontana: la città del blocco, il mare della possibilità.
Non rendere il rapporto troppo rapidamente romantico. Fai nascere prima rispetto, poi complicità, poi attrazione trattenuta.
* Suggerimenti agli attori
Tommaso deve lavorare sul corpo: orientamento incerto, ma dignitoso; mani che cercano riferimenti; testa leggermente inclinata verso i suoni. Non deve “recitare cecità” in modo generico. Deve recitare un uomo che vede poco e vuole che nessuno lo noti.
Sara deve avere un’energia pratica. Non deve commuoversi facilmente. La sua fragilità emerge quando parla della propria partenza mancata.
* Suggerimenti al Direttore della Fotografia
Luce naturale, marina, leggermente fredda. Usa il controluce del mare con cautela, proteggendo i volti. Il porto può avere toni grigio-azzurri, con piccoli accenti caldi sulla barca.
Per Tommaso, si possono usare immagini leggermente fuori fuoco o dettagli luminosi sfocati solo in momenti soggettivi, ma senza abusarne. Il film non deve diventare un effetto visivo sulla sua vista: deve restare umano.
* Suggerimenti al montatore
Montaggio moderno ma respirato. Usa suoni ponte: corde, vento, acqua, passi sul pontile. Puoi alternare scene dialogate a brevi frammenti sensoriali. Nel finale, evita musica troppo sentimentale; lascia che il rumore del treno e del mare dialoghino a distanza.
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KIT 2 - Titolo: Il Vestito Verde
- Genere
Romantico drammatico / Dramedy intimo.
- Logline
Nel quartiere Garbatella, una giovane costumista precaria viene chiamata ad aiutare un ex ballerino paraplegico a preparare un abito per la festa di pensionamento della madre.
Lui non vuole partecipare perché la sala da ballo in cui è cresciuto gli ricorda ciò che ha perso; lei vede in quell’abito l’occasione per dimostrare finalmente il proprio talento.
Tra prove, stoffe, ironia e ferite non dette, entrambi capiranno che il corpo non è solo ciò che manca, ma anche ciò che può ancora inventare.
- Personaggi principali
Viola Masi
26 anni, costumista precaria, lavora tra piccoli set, teatro amatoriale e riparazioni sartoriali. È creativa, rapida, disordinata, piena di idee, ma nessuno la prende abbastanza sul serio. Vive ancora con una zia alla Garbatella.
Il suo conflitto: essere considerata sempre “quella brava con le mani”, mai un’artista.
Dario Ferretti
34 anni, ex ballerino di danza contemporanea, paraplegico dopo un incidente durante una tournée. Vive alla Garbatella, in una casa piena di vecchie locandine e fotografie di spettacoli. Ha abbandonato la danza e rifiuta ogni occasione pubblica.
Il suo conflitto: non sopporta che gli altri lo ricordino in piedi.
Lucia Ferretti
62 anni, madre di Dario, ex insegnante di ballo popolare. Sta andando in pensione e vorrebbe che il figlio partecipasse alla festa nella vecchia sala dove entrambi hanno lavorato.
Rocco
40 anni, proprietario della sala da ballo. Figura comica e malinconica, amico di famiglia. Cerca di alleggerire, ma capisce più di quanto dica.
- La Storia
La storia si svolge alla Garbatella e in una vecchia sala da ballo di quartiere.
Viola viene chiamata da Lucia per sistemare un vecchio vestito verde che la donna vorrebbe indossare alla sua festa di pensionamento.
Quando arriva in casa Ferretti, scopre che il vestito non è per Lucia, ma per Dario.
Non un abito femminile: un costume scenico verde, creato anni prima per l’ultimo spettacolo che Dario non ha mai portato in scena.
Lucia vuole che Dario lo indossi alla festa come gesto di riconciliazione con la danza.
Dario considera l’idea offensiva.
Viola si trova in mezzo: ha bisogno del lavoro, ma capisce subito che non si tratta di una semplice riparazione.
Dario la provoca, le dice che i costumi servono a chi vuole sembrare altro.
Viola risponde che i costumi servono a chi ha il coraggio di mostrarsi meglio.
Durante le prove, Viola osserva che il costume è stato pensato per un corpo in movimento verticale: salti, giri, linee lunghe.
Su Dario, ora, non funziona.
Lui lo prende come una conferma dolorosa.
Lei invece propone di trasformarlo: tagli diversi, tessuto che accompagni le braccia, una parte posteriore adattata alla sedia, elementi che rendano visibile il movimento del busto e delle mani.
Dario si infuria: non vuole un costume “adattato”, perché per lui significa accettare di essere un residuo.
Viola gli dice che ogni costume è un adattamento: anche i corpi sani mentono sul palco.
Tra loro nasce una relazione fatta di scontro creativo.
Viola non lo accarezza, non lo compatisce, non gli chiede di raccontare l’incidente.
Gli chiede invece come si muove adesso.
Dario, quasi senza accorgersene, comincia a mostrarle piccoli gesti: il modo in cui gira la sedia, come spinge sulle ruote, come controlla il respiro, come usa le spalle.
Viola capisce che lì c’è ancora danza.
A metà corto, Lucia confessa a Viola che non vuole costringere il figlio a tornare sul palco; vuole solo smettere di vedere la casa come un museo del prima.
Dario ascolta di nascosto.
La sera della festa, Dario decide di non andare.
Viola, arrabbiata, porta comunque il costume trasformato nella sala da ballo.
Lucia lo indossa simbolicamente sulle spalle come fosse un mantello e ringrazia tutti.
Poi Dario arriva. Non con il vestito indossato, ma con il costume piegato sulle ginocchia.
Sembra un rifiuto definitivo.
Invece chiede a Rocco di spegnere le luci principali e lasciare solo una luce laterale.
Viola capisce.
Dario non indosserà il costume come nostalgia dell’ex ballerino: lo userà come elemento scenico.
Lo aggancia alla sedia, lo lascia scivolare sulle ruote, lo muove con le braccia.
Fa una breve coreografia seduta, essenziale, non pietistica, potente.
Viola lo guarda e capisce che il suo lavoro non ha riparato un abito: ha inventato una nuova presenza.
Finale inaspettato: dopo la coreografia, tutti aspettano un momento commovente madre-figlio. Invece Dario si avvicina a Viola e le dice: “Hai sbagliato una cucitura.” Lei trattiene il sorriso e risponde: “Finalmente una critica professionale.”
Qualche giorno dopo, Viola riceve una foto: Dario ha appeso il costume trasformato non nella stanza dei ricordi, ma nella sala prove, accanto a un cartello: “Laboratorio corpo presente”.
Viola entra nella sala. Dario la aspetta con altri due ragazzi in sedia a rotelle.
“Ne devi fare altri tre.”
Il finale apre a una collaborazione creativa, non a una storia d’amore chiusa in modo convenzionale.
- Le scene determinanti con battute
Scena 1 - Primo incontro
VIOLA
Mi avevano detto di un vestito da sistemare.
DARIO
Le avevano detto male.
VIOLA
Succede spesso.
Ma io sistemo anche le informazioni sbagliate.
DARIO
Questo non si sistema.
VIOLA
Allora costa di più.
Scena 2 - Il costume
Viola osserva il vestito verde.
VIOLA
È stato pensato per saltare.
DARIO
Ha visto? Non ci siamo proprio.
VIOLA
No. È il vestito che non si è aggiornato.
DARIO
Non dia la colpa al vestito.
VIOLA
Io do sempre la colpa agli oggetti. Si offendono meno delle persone.
Scena 3 - Lo scontro
DARIO
Non voglio un costume per disabili.
VIOLA
Nemmeno io voglio farne uno.
DARIO
E allora?
VIOLA
Voglio fare un costume per lei. Che è molto più difficile.
DARIO
Io non ballo più.
VIOLA
Questo lo dice lei. Le sue mani non sono d’accordo.
Scena 4 - Lucia confessa
LUCIA
Io non voglio che torni quello di prima.
VIOLA
Allora cosa vuole?
LUCIA
Che smetta di vivere in una casa dove tutto dice: “era”.
Dario ascolta dal corridoio.
Scena 5 - La coreografia
Nella sala da ballo, luce laterale. Dario muove il costume verde con la sedia.
DARIO
Non guardatemi come se stessi vincendo una tragedia.
Silenzio.
VIOLA
E come dobbiamo guardarti?
DARIO
Come uno che sta provando.
Viola annuisce.
- Finale valido ma inaspettato
Il finale non è il classico trionfo sentimentale con applausi liberatori. Dario non torna a essere “il ballerino di prima”. Diventa un artista diverso. Viola non ottiene un bacio come premio, ma un riconoscimento professionale e creativo: il suo costume apre una nuova possibilità di laboratorio. L’amore, se nascerà, nascerà da un rispetto artistico.
- Temi trattati
- corpo e identità;
- disabilità e arte;
- costume come seconda pelle;
- madre e figlio;
- memoria del corpo;
- amore creativo;
- dignità senza retorica;
- rinascita professionale;
- Roma di quartiere, sale popolari, comunità.
* Suggerimenti allo sceneggiatore
Questa storia funziona se il costume diventa il vero oggetto narrativo. Non è solo un abito: è il passato, il rifiuto, la trasformazione, il nuovo corpo scenico. Devi scrivere le prove sartoriali come scene di conflitto, non come semplici preparativi.
Non far dire a Dario frasi troppo edificanti. Deve essere intelligente, anche sgradevole. Viola deve sfidarlo sul piano creativo, non sentimentale.
* Suggerimenti al regista
Sfrutta gli spazi della Garbatella: cortili, scale, finestre, portoni, piccole botteghe. La sala da ballo deve avere fascino popolare, non eleganza da teatro importante. Deve sembrare un luogo di comunità.
La scena della coreografia va girata con rispetto: niente ralenti ricattatori, niente musica troppo enfatica. Meglio una luce precisa, pochi movimenti, attenzione alle mani, alle ruote, al tessuto.
* Suggerimenti agli attori
Dario deve recitare il fastidio di essere interpretato dagli altri. Non vuole essere simbolo, esempio, ispirazione. Vuole essere persona. Viola deve essere rapida, brillante, ma non invadente in modo superficiale. La sua invadenza è professionale: guarda il corpo come materiale creativo, non come tragedia.
Lucia deve evitare la madre lacrimosa. È una donna che ama il figlio, ma è anche stanca di chiedere permesso al dolore.
* Suggerimenti al Direttore della Fotografia
Per la casa di Dario, luce morbida ma leggermente ferma, quasi museale: fotografie, costumi, locandine, tutto deve raccontare passato. Per la sala da ballo, usare luce più calda, pratica, da lampade e fari laterali.
Nel climax, una luce laterale o controluce sul tessuto verde può trasformare il costume in movimento visivo. Il verde deve emergere senza sembrare pubblicitario. Attenzione a non saturarlo troppo: deve essere poetico, non artificiale.
* Suggerimenti al montatore
Il montaggio deve essere moderno nei dialoghi, con ritmo brillante tra Viola e Dario, ma deve rallentare nel momento della coreografia. Usa tagli su mani, tessuto, ruote, sguardi della madre, respiro di Viola. Evita montaggi motivazionali. La scena deve sembrare una scoperta, non uno spot.
Questi due kit reinterpretano lo spirito di una grande storia romantica e drammatica senza copiarla. Il punto di partenza comune non è la trama, ma il tema: due persone si incontrano in un momento di blocco, una delle due vive una ferita fisica o sensoriale, l’altra porta movimento ma possiede a sua volta una fragilità nascosta. Il sentimento nasce non perché qualcuno salva qualcuno, ma perché entrambi vengono costretti a guardarsi in modo nuovo.
Ne “Il Mare Dentro Roma”, il tema è lasciare andare.
Ne “Il Vestito Verde”, il tema è inventare un nuovo corpo scenico.
Sono cortometraggi realizzabili perché hanno pochi personaggi, poche location, un oggetto centrale forte ed un conflitto emotivo chiaro. Possono funzionare bene in festival e rassegne perché affrontano amore, disabilità, identità e trasformazione senza retorica, puntando su dialoghi, dettagli, interpretazione e forza visiva.
* ATTENZIONE: Le idee presentate in questo articolo sono solo spunti iniziali di idee da sviluppare ulteriormente. Vi invitiamo a selezionarne una e a personalizzarla, arricchendola con dettagli, personaggi secondari e sviluppando o modificando l'idea base. Qualora decideste di ampliare una di queste bozze in una sceneggiatura completa e di realizzarla, vi preghiamo di comunicarcelo. Saremo lieti di promuovere la vostra opera sul nostro sito.






