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Il cortometraggio esplora il tema dell'incontro tardivo, quello che arriva quando si è già convinti di sapere chi si è e cosa si vuole dalla vita, e che proprio per questo scardina di più. Racconta come il conflitto, quello musicale, fatto di visioni diverse, di ego, di linguaggi artistici che faticano a dialogare, possa essere in realtà la forma più onesta di attrazione, più vera di qualunque cortesia iniziale. È una storia sulla scoperta di sé che arriva in un'età in cui si pensa non ci sia più nulla da scoprire, e sul coraggio di riconoscere un desiderio che non si aspettava più di provare. La musica, in questo senso, non è solo lo sfondo professionale delle due protagoniste, ma la lingua segreta attraverso cui i loro corpi e le loro emozioni comunicano prima ancora delle parole.
Kit n°2 - Titolo: IL RUMORE DELLE PAUSE
- Genere
Romantico / Commedia drammatica musicale.
- Durata
17-20 minuti.
- Logline
Miriam, cinquantanove anni, pianista accompagnatrice incapace di suonare una nota non scritta, deve registrare in una sola notte un brano con Lucia, cinquantasei anni, percussionista che invece non riesce a suonare due volte la stessa cosa.
Il loro conflitto musicale diventa progressivamente attrazione.
Ma, quando finalmente trovano un suono comune, scoprono che la vera difficoltà non è improvvisare insieme: è immaginare che l'incontro possa continuare dopo l’ultima nota.
* I PERSONAGGI
MIRIAM DE ANGELIS di 59 anni
Pianista. Per trentacinque anni ha accompagnato cantanti, coristi, studenti e audizioni.
È stata sempre bravissima nel mettere in risalto gli altri.
Raramente qualcuno ha chiesto cosa avrebbe voluto suonare lei.
Possiede un rigore assoluto.
Sul suo spartito troviamo respiri, diteggiature, segni, dinamiche e correzioni.
Non improvvisa. Nella musica come nella vita.
È vedova da quattro anni, ma il corto non deve trasformare questo elemento nella sua unica identità.
Il vero problema di Miriam è che si è abituata ad accompagnare.
LUCIA FERRI di 56 anni
Percussionista, insegnante e occasionalmente musicista di strada. Suona cajón (strumento a percussione in legno a forma di scatola), tamburi, oggetti, tavoli, bicchieri.
Detesta gli spartiti troppo dettagliati.
Ma la sua apparente libertà nasconde un difetto opposto a quello di Miriam: Lucia ama cominciare le cose e teme continuarle.
Ha avuto molte esperienze, molti lavori, molte relazioni.
Ha trasformato l’instabilità in una filosofia personale: “Finché cambio, sono viva.” Forse.
Oppure ha semplicemente paura di rimanere.
* LA STORIA in 25 PUNTI
1. Un piccolo teatro comunale deve presentare un progetto musicale entro la mattina seguente per ottenere un finanziamento.
2. Serve una registrazione di massimo tre minuti.
3. Miriam arriva con lo spartito perfettamente preparato.
4. Lucia arriva con venti minuti di ritardo e senza spartito.
5. Si conoscono soltanto superficialmente.
6. Miriam considera Lucia inaffidabile.
7. Lucia considera Miriam imbalsamata.
8. Cominciano la prova.
9. Lucia modifica immediatamente il ritmo.
10. Miriam interrompe.
11. Secondo tentativo. Miriam accelera per obbligarla a seguirla.
12. Lucia se ne accorge e si diverte.
13. La prova diventa quasi un duello.
14. Una corda del pianoforte produce una piccola vibrazione indesiderata.
15. Miriam vuole fermarsi.
16. Lucia costruisce invece un ritmo intorno a quel difetto.
17. Per la prima volta Miriam continua senza correggere.
18. Ne nasce qualcosa che nessuna delle due aveva previsto.
19. Si fermano e si guardano. Hanno appena suonato davvero insieme.
20. Durante una pausa bevono vino da due bicchieri di plastica e parlano delle rispettive vite.
21. Lucia confessa che la settimana successiva lascerà la città per un’altra tournée.
22. Miriam reagisce più freddamente di quanto vorrebbe perché comprende di desiderare qualcosa che rischia già di finire.
23. Tornano a suonare. Questa volta Miriam chiude lo spartito.
24. Registrano il brano in una sola esecuzione, piena di piccole imperfezioni ma viva.
25. Nel finale Lucia prepara lo zaino per andarsene. Miriam le domanda semplicemente: “Domani proviamo il secondo pezzo?” Lucia guarda l’orologio. “Il treno è venerdì.” Miriam: “Non ti ho chiesto quando parti.” Lucia posa nuovamente lo zaino.
FINE.
* CINQUE SCENE DETERMINANTI
SCENA 1 - Il primo litigio
MIRIAM
Se c’è scritto settantadue, significa settantadue.
LUCIA
Lo so.
MIRIAM
Stai andando a settantotto.
LUCIA
Anche tu.
Miriam si ferma.
MIRIAM
Ti sto seguendo.
LUCIA
Allora tecnicamente siamo già un gruppo.
SCENA 2 - La vibrazione
Una corda vibra male.
Miriam si ferma.
MIRIAM
No.
Lucia continua a battere lentamente sul bordo del cajón.
La corda risuona.
Lucia ripete il ritmo.
MIRIAM
È difettosa.
LUCIA
È presente.
MIRIAM
Non è la stessa cosa.
LUCIA
Quasi mai.
Miriam torna alla tastiera.
Questa volta utilizza proprio quella nota.
SCENA 3 - La vita di Miriam
LUCIA
Tu accompagni sempre.
MIRIAM
È il mio lavoro.
LUCIA
No. È una frase.
Miriam la guarda.
LUCIA
Il lavoro è quello che fai.
La frase è quella che usi per non spiegare perché lo fai ancora.
SCENA 4 - La partenza
LUCIA
Venerdì parto.
MIRIAM
Dove?
LUCIA
Marsiglia. Poi forse Lione.
MIRIAM
“Forse” è una città in cui sei stata spesso?
Lucia sorride.
LUCIA
Moltissimo.
MIRIAM
Dev’essere bellissima.
Questa volta Lucia capisce che Miriam è ferita.
SCENA 5 - Il finale
Lucia mette il cajón nella custodia.
Miriam sistema gli spartiti.
MIRIAM
Domani proviamo il secondo.
Lucia si gira.
LUCIA
Parto venerdì.
MIRIAM
Non ti ho chiesto quando parti.
Silenzio.
Lucia appoggia la custodia.
LUCIA
A che ora?
MIRIAM
Diciotto.
LUCIA
Diciotto e dieci.
Miriam sorride.
MIRIAM
Diciotto e cinque.
È la prima negoziazione.
Ed è già una possibile storia d’amore.
* IL FINALE INASPETTATO
Non serve un bacio. Potrebbe esserci, ma non è necessario.
Il vero gesto romantico è che: Miriam accetta di non sapere dove porterà l’incontro.
E Lucia accetta di fissare un appuntamento.
Per due personaggi costruiti rispettivamente sulla programmazione e sulla fuga, cinque minuti di compromesso rappresentano una trasformazione enorme.
* Temi
Amore maturo; improvvisazione; controllo; paura della continuità; identità; arte come dialogo; relazione fra disciplina e libertà; possibilità sentimentali dopo i cinquanta; imperfezione.
* Suggerimenti allo sceneggiatore
Questa storia vive di opposizioni.
Miriam: tutto deve essere scritto.
Lucia: niente deve essere scritto.
La storia non deve dimostrare che una delle due abbia ragione.
La musica migliore nasce quando entrambe cedono qualcosa.
E questo deve essere vero anche sentimentalmente.
Puoi costruire tutta la sceneggiatura intorno alla parola tempo, che significa contemporaneamente sia il tempo musicale che puntualità, età, durata, tempo rimasto e tempo condiviso.
Non occorre mai spiegare il simbolismo. Deve semplicemente esserci.
* Suggerimenti al regista
Consigliamo di girare il corto quasi interamente in un teatro o nella sala prove.
Questo abbassa enormemente il budget e permette di trasformare lo spazio attraverso la luce.
All’inizio le due donne dovrebbero essere spesso in campi separati.
Pianoforte da una parte. Percussioni dall’altra.
Quando iniziano realmente a comunicare, introdurre gradualmente inquadrature che le contengano entrambe.
Quando suonano finalmente insieme, non frammentare eccessivamente.
Il pubblico deve vedere che si stanno realmente ascoltando.
* Consigli alle attrici
Non devono “recitare l'innamoramento”. Devono recitare l'ascolto.
L'attrazione nasce quando ciascuna comincia ad anticipare la reazione dell'altra.
Per Miriam, un sorriso spontaneo durante l'improvvisazione è un evento enorme.
Per Lucia, rimanere in silenzio mentre Miriam parla è altrettanto importante: per una donna sempre pronta a muoversi, fermarsi significa già esporsi.
* Direzione della fotografia
All'inizio: luce di servizio del teatro, neutra, pratica.
Progressivamente spegneremmo alcune sorgenti generali lasciando la luce sul pianoforte, sulla lampada da leggìo con piccoli controluce ed una fonte laterale calda.
Focali 50-85 mm per la conversazione.
Dettagli delle mani, dei pedali, dei piedi che tengono il tempo, delle bacchette, della pagina scarabocchiata dello spartito e della matita che smette di scrivere.
Il dettaglio fondamentale è quando Miriam chiude lo spartito.
Riprenderlo come una decisione, non come un semplice gesto.
* Montaggio
Il montatore ha una grande opportunità: utilizzare il ritmo musicale come struttura senza trasformare tutto in videoclip.
All'inizio i tagli possono essere leggermente “fuori tempo”, perché le due donne non sono sincronizzate.
Quando cominciano a funzionare insieme, anche il montaggio trova un proprio respiro.
Nel momento migliore, però, suggerirei di tagliare meno, non di più.
Il pubblico deve entrare nell'esecuzione.
* Perché realizzarlo
È un cortometraggio che può essere molto economico utilizzando solo due attrici; una location; due strumenti; e solo una notte narrativa.
Eppure contiene un tema universale: quanto siamo disposti a modificare il nostro ritmo per permettere a qualcun altro di entrarvi?
È forse il kit che più direttamente prende ispirazione dall’idea poetica del sottotitolo italiano del film Finalement, “una tromba che si innamora di un pianoforte”, ma la trasforma completamente: qui non sono gli strumenti a rappresentare semplicemente due amanti, bensì due modi incompatibili di concepire il tempo che devono trovare una terza possibilità comune.
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Link al Kit n° 3
* ATTENZIONE: Le idee presentate in questo articolo sono solo spunti iniziali di idee da sviluppare ulteriormente. Vi invitiamo a selezionarne una e a personalizzarla, arricchendola con dettagli, personaggi secondari e sviluppando o modificando l'idea base. Qualora decideste di ampliare una di queste bozze in una sceneggiatura completa e di realizzarla, vi preghiamo di comunicarcelo. Saremo lieti di promuovere la vostra opera sul nostro sito.







