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Quando si cerca ispirazione da un film amato, non bisogna riprendere la professione del protagonista o gli stessi incontri, o la stessa struttura precisa e lo stesso finale. Bisogna domandarsi invece: Quale meccanismo umano mi ha emozionato? Nel caso del film Finalement, alcuni possibili meccanismi sono il personaggio maturo che improvvisamente non si riconosce più nella propria esistenza; il viaggio utilizzato per smontare l'identità precedente; il rapporto ambiguo fra verità e invenzione; l'incontro casuale capace di diventare decisivo; la musica trattata non soltanto come accompagnamento ma come linguaggio; la malinconia mescolata continuamente alla leggerezza; la possibilità che la vita sentimentale ricominci quando sembrava già ampiamente definita.
Kit n° 3 - Titolo: "LA LEZIONE FUORI PERCORSO"
- Genere
Commedia drammatica romantica / Piccolo road movie.
- Durata
18-20 minuti.
- Logline
Enrico, cinquantuno anni, istruttore di guida che da trent’anni insegna agli altri come arrivare senza essersi mai chiesto dove voglia andare lui, affronta l’ultima giornata prima della chiusura dell’autoscuola.
La sua ultima allieva è Viola, quarantasei anni, agente di viaggi che vende il mondo agli altri ma da anni non riesce più a partire da sola.
Una normale lezione si trasforma in una deviazione di quaranta chilometri fino al mare e costringe entrambi a scambiarsi, per la prima volta, il posto di guida.
* I PERSONAGGI
ENRICO SERRA di 51 anni
Istruttore di scuola guida. Calmo, paziente, estremamente prudente.
Ha insegnato a guidare a migliaia di persone. Conosce ogni incrocio; precedenza; rotatoria; parcheggio; strada secondaria della propria città.
Non viaggia quasi mai. Dopo la morte del padre ha rilevato l’autoscuola e quella che doveva essere una soluzione temporanea è diventata la sua intera vita.
Non è infelice. Ed è proprio questo il problema.
È sufficientemente soddisfatto da non essersi mai posto domande.
L'autoscuola chiude perché il proprietario dell'immobile ha venduto i locali ed Enrico, invece di cercarne altri, ha deciso di interpretare l'evento come un pensionamento anticipato.
Ma non ha nessuna idea di cosa fare il lunedì successivo.
VIOLA RINALDI di 46 anni
Lavora in un’agenzia di viaggi. Conosce voli; hotel; città; traghetti; itinerari. Può costruire una settimana perfetta a Lisbona senza esserci mai stata.
Dopo una separazione avvenuta quattro anni prima ha smesso progressivamente di viaggiare per conto proprio.
Possiede già la patente, ma da molti anni guida pochissimo. Ha prenotato alcune lezioni non per sostenere un esame, ma per tornare ad avere fiducia.
Viola ha un umorismo secco.
Sembra più avventurosa di Enrico.
In realtà entrambi sono professionisti del movimento rimasti immobili.
* LA STORIA in 25 PASSAGGI
1. Ultimo giorno dell’autoscuola.
2. Enrico rimuove lentamente fotografie, targhette e cartelli.
3. Alle undici arriva Viola per l’ultima lezione.
4. Enrico le comunica che sarà anche l’ultima lezione in assoluto della scuola.
5. Viola domanda che cosa farà lui dal giorno successivo.
6. Enrico risponde: “Finalmente un po’ di libertà.”
7. Viola gli chiede che cosa farà con quella libertà.
8. Enrico non sa rispondere.
9. Salgono sull’auto dell’autoscuola.
10. Viola affronta il percorso abituale: rotatoria, semaforo, parcheggio.
11. Enrico continua a darle istruzioni anche quando non servono.
12. Viola si ferma.
13. Gli domanda quale sia la strada più lontana su cui abbia mai portato un allievo.
14. Enrico indica un incrocio a circa otto chilometri.
15. Viola ride: “E il mondo finisce lì?”
16. Enrico, quasi per sfida, le dice di prendere la strada provinciale.
17. Per la prima volta escono dal normale itinerario didattico.
18. La conversazione cambia insieme al paesaggio.
19. Viola racconta di vendere continuamente viaggi che non compie più.
20. Enrico ammette che da trent’anni ogni sera parcheggia l’auto nello stesso cortile.
21. Raggiungono il mare, quaranta chilometri più lontano.
22. Seduti sul cofano mangiano due panini comprati a un distributore. Nessuno dei due aveva programmato quella sosta.
23. Enrico deve guidare per tornare perché Viola sostiene di essere stanca. Dopo pochi chilometri però lei gli ordina di fermarsi.
24. Gli chiede di sedersi dalla parte del passeggero: “Per trent’anni hai detto agli altri dove andare. Adesso stai zitto cinque minuti.”
25. Viola guida verso la città. Enrico guarda fuori dal finestrino. Nel finale lei gli domanda se lunedì abbia qualcosa da fare. Gli mostra sul telefono un itinerario di tre giorni che deve verificare personalmente per l’agenzia. Enrico chiede: “Dove?” Viola risponde: “Non importa. Per una volta partiamo prima e lo scopriamo dopo.”
Non si baciano.
L’auto continua.
FINE
* CINQUE SCENE DETERMINANTI
SCENA 1 - Libertà
VIOLA
Quindi chiudete.
ENRICO
Finalmente.
VIOLA
Sei contento?
ENRICO
Libero.
VIOLA
Non è la stessa cosa.
Enrico la guarda.
ENRICO
Questa è una lezione di guida.
VIOLA
Appunto. Dove vai?
Silenzio.
SCENA 2 - Il confine
Viola rallenta davanti all'incrocio.
VIOLA
A destra?
ENRICO
Sì.
VIOLA
E a sinistra?
ENRICO
Non fa parte del percorso.
VIOLA
Dove porta?
ENRICO
Al mare.
Viola inserisce l'indicatore a sinistra.
ENRICO
Che fai?
VIOLA
Una domanda pratica.
ENRICO
Quale?
VIOLA
Sei capace di andarci?
SCENA 3 - Il mestiere di Viola
ENRICO
Tu viaggi molto?
VIOLA
Continuamente.
ENRICO
Qual è l'ultimo posto?
Viola indica il computer mentale della propria memoria.
VIOLA
Tokyo lunedì. Madeira martedì. Oslo stamattina.
ENRICO
Tu.
Viola rimane in silenzio.
VIOLA
Riccione. Quattro anni fa.
Enrico non ride.
È il momento in cui comprende che sono più simili di quanto pensassero.
SCENA 4 - Il mare
Seduti sul cofano.
VIOLA
Da quanto non venivi?
ENRICO
Al mare?
VIOLA
Fuori dal percorso.
Enrico pensa.
ENRICO
Non ricordo.
VIOLA
È una risposta abbastanza grave.
ENRICO
Detta da una che vende Maldive ed è arrivata fino a Riccione.
Viola sorride.
VIOLA
Siamo due professionisti.
SCENA 5 - Lo scambio di posto
Enrico è alla guida.
VIOLA
Accosta.
ENRICO
Perché?
VIOLA
Cambio.
ENRICO
Hai detto che eri stanca.
VIOLA
Ho mentito.
ENRICO
Perché?
VIOLA
Volevo vedere se sapevi stare dall'altra parte.
ENRICO
Dall'altra parte di cosa?
Viola apre la portiera.
VIOLA
Del comando.
Poco dopo Enrico è sul sedile del passeggero.
Parte l'auto.
ENRICO
Stai andando troppo veloce.
Viola lo guarda.
VIOLA
Cinque minuti.
Enrico chiude la bocca.
Poi guarda il paesaggio.
Sorride.
* IL FINALE INASPETTATO
La soluzione ovvia sarebbe farli baciare sulla spiaggia. La eviterei.
Il vero rapporto nasce quando si scambiano letteralmente di posto.
Enrico diventa passeggero.
Viola torna a guidare.
Il viaggio futuro rimane una proposta.
Non sappiamo ancora se diventeranno una coppia.
Ma sappiamo una cosa più importante: entrambi hanno ricominciato a muoversi.
* Temi
Seconda possibilità; immobilità nascosta dentro una vita apparentemente attiva; paura del cambiamento; controllo; viaggio; fiducia; maturità; attrazione adulta; coincidenza; libertà; imparare a essere passeggeri.
* Suggerimenti allo sceneggiatore
Qui il rischio principale è rendere troppo esplicita la metafora: lui insegna a guidare ma non sa dove andare.
Non bisogna farla ripetere continuamente ai personaggi.
Una volta compresa, lasciarla lavorare da sola.
Costruire invece molti piccoli comportamenti.
Enrico potrebbe, ad esempio, correggere continuamente Viola; regolare lo specchietto anche quando non guida; conoscere i tempi esatti di ogni semaforo; non sapere quale strada scegliere quando non esiste un percorso prestabilito.
Viola, invece, potrebbe possedere mappe e itinerari sul telefono ma lasciare che sia Enrico a scegliere la meta.
Sono contraddizioni molto più cinematografiche delle spiegazioni.
* Suggerimenti al regista
Pur essendo un piccolo road movie, non occorrono decine di location.
Sono sufficienti la sede dell'autoscuola; una auto; una breve strada provinciale; una area di sosta o del distributore ed il mare.
Gran parte del corto può essere girata dentro od attorno alla vettura.
Per sicurezza e semplicità produttiva, i dialoghi complessi in automobile possono essere realizzati con auto ferma e soluzioni controllate, riservando le vere riprese in movimento ad inserti semplici e sicuri.
Il momento in cui escono dal percorso abituale dovrebbe essere percepibile anche visivamente: più cielo, maggiore profondità, strade meno compresse.
* Consigli agli attori
L'attrazione non deve cominciare subito. All'inizio Enrico e Viola devono quasi irritarsi reciprocamente.
Lui considera lei una allieva poco disciplinata.
Lei considera lui un uomo che ha trasformato la prudenza in una religione.
Il momento romantico arriva quando ciascuno scopre la vulnerabilità dell'altro.
Non servono sguardi languidi. Basta un cambiamento nell'ascolto.
Dopo che Viola ammette che il suo ultimo vero viaggio risale a quattro anni prima, Enrico potrebbe smettere per la prima volta di darle istruzioni.
Quel silenzio vale molto.
* Direzione della fotografia
Autoscuola
Focale di 24-35 mm equivalenti, ambiente un po' stretto, composizioni ordinate.
Interno automobile
Uso di un 35-50 mm per due-shot controllati; 70-85 mm per primi piani e reazioni.
Strada
Focali più larghe e maggiore presenza del paesaggio man mano che si allontanano dalla città.
Mare
Non registrare necessariamente al tramonto romantico.
Anzi, potrebbe essere molto più originale un mare di primo pomeriggio, quasi bianco di luce, semplice e reale.
La libertà non deve sembrare una pubblicità turistica.
Deve sembrare uno spazio che improvvisamente non possiede segnaletica.
* Fase di Montaggio
L'inizio dovrebbe avere un ritmo ripetitivo: semaforo; freccia; specchietto; freno; istruzione.
Quando prendono la deviazione, rompere progressivamente questa regolarità.
Utilizzare piccole ellissi per far percepire che il viaggio è diventato più lungo del previsto.
Nella scena del mare rallentare.
Nel finale, quando Enrico è finalmente passeggero, meglio evitare musica immediata.
Prima: il rumore dell'auto; il click della freccia; il rumore dell'asfalto; il loro respiro.
Poi eventualmente entra una musica molto semplice.
Il pubblico deve accorgersi che Enrico non sta più parlando.
* Perché realizzarlo
È la storia più chiaramente vicina allo spirito del viaggio come occasione di rivelazione, ma possiede personaggi, professioni, conflitto e struttura completamente autonomi.
È inoltre producibile con mezzi relativamente limitati.
E possiede una qualità importante per un cortometraggio: una metafora visiva immediata.
All'inizio Enrico occupa il posto di chi controlla.
Alla fine occupa quello di chi si lascia portare.
Non serve spiegare molto altro.
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COSA PRENDERE DAL FILM "FINALEMENT"
SENZA COPIARE FINALEMENT
Questi tre kit presentati, mostrano un principio che riteniamo molto importante quando si cerca ispirazione da un film amato. Non bisogna prendere: la professione del protagonista; le stesse scene; gli stessi incontri; la stessa struttura precisa; le stesse gag o lo stesso finale.
Bisogna domandarsi invece: Quale meccanismo umano mi ha emozionato?
Nel caso del film Finalement, alcuni possibili meccanismi sono il personaggio maturo che improvvisamente non si riconosce più nella propria esistenza; il viaggio utilizzato per smontare l'identità precedente; il rapporto ambiguo fra verità e invenzione; l'incontro casuale capace di diventare decisivo; la musica trattata non soltanto come accompagnamento ma come linguaggio; la malinconia mescolata continuamente alla leggerezza; la possibilità che la vita sentimentale ricominci quando sembrava già ampiamente definita.
Da questi principi sono nate tre storie differenti:
"Le parole che non ho scritto" che trasforma il problema della verità nella storia di un uomo che professionalmente abbellisce le parole.
"Il rumore delle pause" che muta l'idea musicale nell'incontro fra controllo e improvvisazione.
"La lezione fuori percorso" che modifica il viaggio in una storia su due professionisti del movimento che hanno smesso di muoversi realmente.
* Quale dei tre possiede il potenziale cinematografico maggiore?
Per un cortometraggio di 15-20 minuti, sceglieremmo probabilmente "La lezione fuori percorso" come progetto più immediatamente accessibile al pubblico. Ha un dispositivo visivo molto leggibile, due protagonisti adulti, una relazione che può passare naturalmente dalla commedia alla malinconia, un viaggio piccolo ma concreto e soprattutto un finale che si capisce attraverso un'azione: l'istruttore diventa passeggero.
Per un corto più raffinato e da interpretazione, sceglieremmo invece "Il rumore delle pause". È produttivamente ancora più semplice e può diventare molto forte se si trovano due attrici capaci di recitare davvero l'ascolto. Il rischio è che sembri teatrale: regia, suono e fotografia devono quindi trasformare il processo musicale in autentico cinema.
"Le parole che non ho scritto" è il più apertamente drammaturgico dei tre e può funzionare molto bene nei festival perché possiede un tema contemporaneo estremamente riconoscibile: siamo circondati da persone, aziende e persino rapporti privati che cercano continuamente la formulazione più presentabile della realtà. Il suo cuore, però, rimane semplicissimo: un padre arriva tardi, ma per una volta non inventa una frase per fingere che non sia così.
È proprio questo, secondo noi, l'insegnamento più fertile che un autore può prendere da un film come Finalement: non imitare le sue strade, la sua tromba od i suoi incontri. Prendere invece il coraggio di raccontare personaggi adulti che scoprono, magari troppo tardi ma non necessariamente troppo tardi, che la propria vita può ancora cambiare direzione.
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Link al Kit n° 1
* ATTENZIONE: Le idee presentate in questo articolo sono solo spunti iniziali di idee da sviluppare ulteriormente. Vi invitiamo a selezionarne una e a personalizzarla, arricchendola con dettagli, personaggi secondari e sviluppando o modificando l'idea base. Qualora decideste di ampliare una di queste bozze in una sceneggiatura completa e di realizzarla, vi preghiamo di comunicarcelo. Saremo lieti di promuovere la vostra opera sul nostro sito.







