Argo labrador addestramento fermo 2 700Il titolo “Argo deve dire no” nasce da un’idea precisa: il momento decisivo della storia non è quando Argo obbedisce bene, ma quando sceglie correttamente di non obbedire. Nel percorso di un cane guida, infatti, l’obbedienza non è cieca. Il cane deve imparare anche quella che viene definita intelligent disobedience - disobbedienza intelligente - cioè la capacità di rifiutare un comando quando eseguirlo metterebbe in pericolo la persona che sta accompagnando.

Nel corto questo principio diventa il vero punto di svolta.
Durante la valutazione Elena ordina ad Argo di avanzare. Argo rimane fermo. Per alcuni secondi sembra che stia sbagliando ancora una volta, confermando i dubbi sulla sua preparazione. Invece passa una bicicletta elettrica che Elena non aveva visto.

Argo aveva ragione. Quindi quel “no” non è disobbedienza nel senso comune. È maturità. È responsabilità.
È il momento nel quale Argo smette di essere semplicemente un cane addestrato ad eseguire ordini e dimostra di poter diventare realmente un cane guida.

Per questo il titolo possiede anche un piccolo paradosso narrativo: per diventare bravo a obbedire, Argo deve imparare anche quando non deve obbedire.

È una contraddizione che incuriosisce e contiene già il tema del cortometraggio.

* PERCHÉ “ARGO DEVE DIRE NO” FUNZIONA

Il titolo possiede diversi vantaggi.

Innanzitutto mette subito Argo al centro della storia. È importante, perché volevamo che il Labrador fosse realmente uno dei protagonisti e non semplicemente l'animale che accompagna i personaggi umani.

In secondo luogo contiene un'azione. Non dice soltanto “Argo” oppure “Il cane guida”.
Dice che Argo deve fare qualcosa.
Infine genera una domanda. Perché un cane addestrato dovrebbe dire di no? A chi? In quale situazione? Questa curiosità può diventare un piccolo motore promozionale del film.

____________________________________________

Esistono però diversi altri titoli possibili.

“ARGO”

È la soluzione più semplice. Ha il vantaggio di essere immediata, pulita e facilmente ricordabile. Funziona soprattutto se vogliamo presentare il corto come un vero racconto di formazione del cane. 
Il limite è che non suggerisce il conflitto. Potrebbe essere qualsiasi storia su un Labrador. Per questo lo consideriamo elegante ma meno caratterizzante.

“IL COMANDO SBAGLIATO”

È un titolo più drammatico. Rimanda direttamente alla scena decisiva nella quale Elena ordina ad Argo di avanzare quando sarebbe pericoloso farlo.
Ha anche una buona ambiguità. Ci chiediamo: Qual è il comando sbagliato? Chi sta sbagliando? Il cane oppure l'essere umano? Proprio questa inversione è interessante. Il limite è che sposta leggermente il centro narrativo da Argo al concetto dell'errore.

“QUANDO ARGO SI FERMA”

È più cinematografico e meno esplicativo. Evoca immediatamente un'immagine: il cane fermo sul bordo del marciapiede mentre tutti aspettano che proceda.
Potrebbe funzionare molto bene perché il gesto fisico della fermata diventa il simbolo del percorso interiore del cane.
Ha inoltre un tono più delicato e sentimentale. Il limite è che potrebbe sembrare il titolo di una storia più malinconica di quanto il corto sia realmente.

“NON ANCORA”

Questo ci piace per la sua essenzialità. Può essere interpretato in due modi.
All'inizio Argo non è ancora pronto. Nel momento decisivo sembra nuovamente non esserlo. Ma quando si rifiuta di avanzare sta, in realtà, dicendo: “Non ancora.” Aspetta. C'è un pericolo.
Il titolo quindi riguarda contemporaneamente la crescita del cane; il momento dell'attraversamento; la pazienza richiesta dall'addestramento.
È però un titolo molto astratto e, senza conoscere il film, non permette di capire che il protagonista è un cane.

“IL PASSO GIUSTO”

È più positivo. La storia parla molto anche di ritmo. Del passo del cane. Del passo della persona. Compatibilità tra cane guida e futuro conduttore.
Nel finale Argo non viene assegnato a Riccardo proprio perché un buon abbinamento non dipende soltanto dall'affetto, ma anche da ritmo, comportamento ed esigenze.
“Il passo giusto” può quindi significare trovare il ritmo corretto; fare la scelta giusta; trovare la persona giusta.
È un titolo elegante ed adatto ad un dramma sentimentale.
Il limite è che perde l'originale paradosso della disobbedienza.

“UNA QUESTIONE DI FIDUCIA”

Questo titolo è perfettamente coerente con il tema. Elena deve fidarsi di Argo. Riccardo deve capire se può fidarsi di un cane. Argo deve imparare ad interpretare correttamente i comandi. 
Valentina dovrà costruire con lui una nuova relazione. Il corto parla effettivamente di fiducia.
Però è un titolo piuttosto generale. Potrebbe appartenere a moltissime storie che non hanno nulla a che fare con i cani guida.

“LA DISOBBEDIENZA DI ARGO”

È forse la versione più esplicitamente drammatica. Fa capire subito che il comportamento decisivo sarà una disobbedienza. Potrebbe incuriosire perché normalmente associamo l'addestramento di un cane proprio all'obbedienza. 
Il problema è che anticipa troppo il meccanismo fondamentale. Quando arriverà la scena dell'attraversamento, lo spettatore potrebbe già aspettarsi che Argo abbia ragione.

“IL CANE CHE SAPEVA FERMARSI”

È più fiabesco. Ha un tono quasi da racconto. Può essere efficace soprattutto se vogliamo sottolineare il lato emotivo e universale.
La fermata diventa una capacità: non correre; non eseguire sempre; sapere quando aspettare.
È molto comprensibile, ma forse leggermente troppo descrittivo per un cortometraggio contemporaneo.

“PRIMA DI ATTRAVERSARE”

È un titolo molto visivo. Richiama immediatamente il marciapiede; la strada; l'attesa; una decisione.
Contiene anche un significato metaforico. Prima di attraversare una nuova fase della vita, bisogna essere pronti. 
Argo sta per passare dall'addestramento al lavoro reale. 
Elena sta per passare dal formarlo al lasciarlo andare. 
Riccardo sta per incontrare il cane con cui costruirà una nuova squadra.
È un titolo interessante proprio perché non nomina direttamente Argo.

“LIBERO DI OBBEDIRE”

È il titolo più filosofico. Sembra una contraddizione. Ma racconta bene il rapporto tra formazione e autonomia.
Argo è stato educato non per diventare un automa, ma per utilizzare ciò che ha imparato e prendere decisioni appropriate.
Potrebbe però risultare troppo concettuale per una storia che dovrebbe rimanere semplice e immediata.

 

* I TITOLI PIÙ FORTI

Tra tutte le possibilità, restringeremmo la scelta a quattro: Argo deve dire no perché contiene protagonista, conflitto e paradosso; Il passo giusto perché racchiude addestramento, abbinamento e crescita; Quando Argo si ferma perché nasce direttamente dall'immagine centrale del film e Prima di attraversare perché possiede un significato sia concreto sia metaforico.

 

* IL TITOLO DA SCEGLIERE

Alla fine manterremmo: "ARGO DEVE DIRE NO" 

La ragione principale è che questo titolo contiene l'idea più originale del cortometraggio. Molte storie potrebbero raccontare di un Labrador che si addestra; di un'istruttrice affezionata al proprio cane; di una persona cieca che incontra un futuro cane guida; di un animale che supera una prova.

Ma questa storia acquista una propria identità nel momento in cui scopriamo che la prova definitiva non consiste nell'obbedire. Consiste nel sapere quando disobbedire.

Inoltre il titolo segue perfettamente l'arco di Argo. All'inizio sembra che debba imparare: “Argo deve obbedire.” Ma alla fine comprendiamo che la vera frase era: “Argo deve capire.” E qualche volta capire significa dire no.

È proprio questa piccola contraddizione che rende il titolo "Argo deve dire no" più personale, più memorabile e, a nostro parere, più cinematografico degli altri titoli.

 ____________________________________

* MA QUALCOSA VI TORMENTA...

Vi è mai capitato che un titolo vi piace, ma qualcosa nella vostra mente continua a pensarci ripetutamente? 

E se il titolo più appropriato fosse "Argo dice NO"?

La differenza è soprattutto narrativa. “Argo deve dire no” suggerisce un percorso di formazione: qualcuno deve ancora imparare qualcosa; “Argo deve imparare a dire no”.

“Argo dice NO”
, invece, sembra già un'azione decisiva. È più netto, più visivo e più vicino al momento centrale del corto, quando Argo si ferma nonostante il comando di avanzare.
Ha anche un piccolo vantaggio promozionale: crea subito una domanda nello spettatore. Perché Argo dice no? A chi? Che cosa ha visto che gli altri non hanno visto? Il titolo contiene quindi già una tensione narrativa.

Notevole anche il contrasto tra il nome molto semplice e concreto, Argo, e la parola NO, che si potrebbe graficamente mettere in maiuscolo proprio per validarla. Quel “NO” diventa quasi il simbolo del film: non è capriccio, ribellione od errore, ma intelligenza, responsabilità e protezione.

C'è però una sfumatura interessante da considerare: “Argo dice NO” potrebbe inizialmente far pensare ad un cane testardo o disobbediente. Ma questo, secondo noi, è un vantaggio: durante il corto lo spettatore scopre che aveva interpretato male il titolo. Alla fine comprende che quel “NO” è precisamente la prova che Argo è pronto.

Tra i titoli considerati finora, riepilogando restringeremmo quindi la scelta soprattutto a questi due:

  • ARGO DEVE DIRE NO - più didattico e più centrato sul percorso di formazione.

  • ARGO DICE NO - più immediato, moderno, memorabile e legato direttamente al climax.

Quindi, alla fine, “Argo dice NO” funziona molto bene e, per questo cortometraggio, lo consideriamo persino più immediato di “Argo deve dire no”.

Per il cortometraggio che abbiamo costruito sceglieremmo adesso il titolo: "ARGO dice NO"

La motivazione è semplice: racconta un'azione concreta, contiene già il conflitto centrale ed assume il suo vero significato soltanto dopo aver visto il film.
E soprattutto riassume perfettamente l'idea fondamentale della storia:  Argo diventa veramente un cane guida non quando impara ad obbedire sempre, ma quando comprende che, per proteggere una persona, qualche volta deve avere il coraggio di fermarsi e dire NO.