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Kit n° 2 - Titolo: "LA VOCE DEGLI ASSENTI"
- LOGLINE
Una doppiatrice romana lavora per un servizio clandestino che permette ai clienti di ricevere una telefonata simulata da una persona perduta. Durante una notte di lavoro scopre che l'ultima persona che deve impersonare è lei stessa.
- GENERE
Drammatico, fantastico, grottesco contemporaneo.
-TEMI TRATTATI
Solitudine. Voce e identità. Bisogno di essere ascoltati. Rapporto madre-figlia. Tecnologia e surrogati emotivi. Lutto. Assenza. Difficoltà di comunicare con le persone vive.
* PERSONAGGI PRINCIPALI
Elena ha trentotto anni ed è doppiatrice, speaker pubblicitaria ed insegnante occasionale di dizione. Possiede una voce straordinariamente duttile. Riesce a sembrare giovane, anziana, timida, autoritaria. La sua capacità professionale consiste nel diventare invisibile dietro altre persone.
Tommaso ha quarantacinque anni e coordina un piccolo servizio chiamato Ultima Voce. Non incontriamo quasi mai fisicamente i suoi clienti. Tommaso riceve le richieste, prepara i dossier ed assegna le chiamate.
Ada ha sessantasette anni ed è la madre di Elena. Le due non si parlano da quasi un anno dopo una discussione familiare mai veramente risolta.
* LA STORIA
Roma. È notte. Elena entra in un piccolo studio di registrazione. Fuori la città continua a muoversi.
Dentro esistono soltanto microfono, cuffie e computer. Tommaso le invia il primo dossier. Un uomo anziano vuole sentire ancora una volta la voce della moglie morta. Elena ascolta vecchi messaggi vocali. Studia respirazione, ritmo e inflessione.
Poi chiama. L'uomo risponde. Per pochi minuti Elena diventa sua moglie. La conversazione non è perfetta. Eppure l'uomo piange. Ringrazia.
Secondo incarico. Una donna vuole ricevere una telefonata dal fratello che ha interrotto ogni rapporto con la famiglia. Questa volta Elena non imita un morto. Imita qualcuno che semplicemente non vuole più esserci. La cosa la disturba. Tommaso sostiene che non esista molta differenza. "Assenza è assenza."
Terza chiamata. Un ragazzo vuole ascoltare la voce del padre morto prima di un importante esame. Elena comincia a sentirsi emotivamente stanca. Ogni telefonata lascia dentro di lei qualcosa.
Tra una chiamata e l'altra il suo telefono personale riceve due chiamate da sua madre. Elena non risponde.
Arriva l'ultimo dossier. Nome della persona da impersonare: Elena Moretti. Elena pensa a un errore. Il cliente è Ada Moretti. Sua madre.
Elena chiama immediatamente Tommaso. Vuole sapere chi abbia accettato quell'incarico. Tommaso risponde che le richieste vengono elaborate automaticamente.
Ada ha inviato molti messaggi vocali della figlia. Ha scritto nella scheda: "Vorrei sentirla parlare con me come faceva prima." Elena rimane devastata. Comprende improvvisamente l'assurdità.
Sta passando la notte a dare conforto a sconosciuti attraverso false presenze. E intanto sua madre sta pagando qualcuno per ascoltare una versione artificiale della propria figlia viva.
Tommaso le propone di annullare il lavoro. Elena guarda il pulsante della chiamata. Decide di telefonare.
Ma non utilizza la voce preparata. Quando Ada risponde, Elena dice semplicemente: "Mamma, sono io."
Ada rimane in silenzio. Poi domanda: "Quella vera?" Elena risponde: "Non lo so. Ma vorrei provarci."
* CINQUE SCENE DETERMINANTI
Scena n° 1 - LA PRIMA IMITAZIONE
Cliente:
"Maria?"
Elena, con voce diversa:
"Sì."
Cliente:
"Non dovrei farlo."
Elena:
"Fare cosa?"
Cliente:
"Parlare con una persona morta."
Elena guarda Tommaso attraverso il vetro.
Cliente:
"Ma la cosa peggiore è che so che non sei lei."
Pausa.
Cliente:
"Eppure non voglio che tu smetta."
Scena n° 2 - ELENA E TOMMASO
Elena:
"È sbagliato."
Tommaso:
"Lo dici ogni settimana."
Elena:
"Perché ogni settimana continuo a pensarlo."
Tommaso:
"E continui a tornare."
Elena:
"Pagate bene."
Tommaso:
"Non abbastanza."
Elena: "Per cosa?"
Tommaso:
"Per portarti addosso tutti questi fantasmi."
Scena n° 3 - LA SECONDA CHIAMATA DELLA MADRE
Il telefono personale vibra.
Tommaso:
"Non rispondi?"
Elena:
"Sto lavorando."
Tommaso:
"Il lavoro consiste nel rispondere al telefono."
Elena:
"Non a quello."
Tommaso:
"Chi è?"
Elena:
"Mia madre."
Tommaso:
"È morta?"
Elena lo guarda male.
Tommaso:
"Domanda professionale."
Elena:
"No."
Tommaso:
"Allora sei fortunata."
Scena n° 4 - IL DOSSIER
Elena legge il proprio nome.
Elena:
"Questa sono io."
Tommaso:
"Che cosa?"
Elena:
"La persona da imitare."
Tommaso controlla.
Tommaso:
"Possiamo annullare."
Elena:
"Lei ha pagato qualcuno per sentire la mia voce."
Tommaso:
"Non sapeva che saresti stata tu."
Elena:
"È questo che rende tutto peggiore."
Tommaso:
"Elena..."
Elena:
"Mia madre preferisce una sconosciuta che mi imita piuttosto che chiamarmi."
Tommaso:
"Ti ha chiamato due volte stasera."
Elena rimane immobile.
Scena n° 5 - LA TELEFONATA FINALE
Ada:
"Pronto?"
Elena:
"Mamma."
Silenzio.
Ada:
"Sei tu?"
Elena:
"Sì."
Ada:
"Quella vera?"
Elena quasi sorride.
Elena:
"Non lo so."
Ada:
"Come sarebbe?"
Elena:
"Sono mesi che parlo con la voce di altre persone."
Pausa.
Elena:
"Forse ho dimenticato un po' la mia."
Ada:
"E adesso?"
Elena:
"Adesso vorrei provare a usarla."
* FINALE
Dopo alcuni minuti di telefonata non sentiamo più le parole. Vediamo Elena togliersi le cuffie professionali. Continua però a tenere il telefono personale vicino all'orecchio.
Il computer mostra ancora il dossier: "ELENA MORETTI - simulazione non completata." Elena lo chiude.
Fuori sta iniziando l'alba. Prima di lasciare lo studio registra un breve messaggio nel sistema. "Cliente non soddisfatto." Cancella la frase. E scrive: "Cliente raggiunto direttamente."
Poi esce. Ma arriva un'ultima piccola sorpresa. Tommaso entra nello studio vuoto. Sul suo computer compare una nuova richiesta. Cliente: Tommaso Rinaldi. Persona da ricreare: Tommaso Rinaldi. Lui guarda lo schermo.
Taglio.
* SUGGERIMENTI PER LO SCENEGGIATORE
La forza produttiva di questo corto consiste nel poter mostrare pochissimi clienti. Le loro presenze possono essere esclusivamente sonore. Lo studio diventa il centro della storia. Ogni telefonata deve però avere una funzione diversa.
Prima chiamata: dolore. Seconda: disagio morale. Terza: identificazione. Quarta: colpo personale.
Eviterei di spiegare troppo l'origine di Ultima Voce. Più è trattata come un normale servizio contemporaneo, più diventa inquietante.
* SUGGERIMENTI PER IL REGISTA
Costruire il film sul volto di Elena. Durante le imitazioni possiamo osservare come cambia postura, respirazione, occhi e perfino modo di tenere le mani. È importante non abusare di flashback.
Lasciare che siano le voci a creare persone invisibili.
Le riprese esterne di Roma possono essere pochissime: traffico notturno, finestre, autobus, primi mezzi del mattino. La città deve suggerire migliaia di persone che contemporaneamente parlano oppure non riescono a parlarsi.
* SUGGERIMENTI PER GLI ATTORI
L'attrice protagonista deve lavorare moltissimo sulla voce ma evitare l'esibizione. Ogni trasformazione deve avere un piccolo elemento fisico. Quando interpreta l'anziana può rallentare il respiro. Quando interpreta il fratello può irrigidire la mandibola. Quando deve interpretare se stessa non deve sapere improvvisamente come farlo. Quella deve essere la parte più difficile.
* SUGGERIMENTI PER IL DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA
Studio con luce molto controllata. Una lampada principale morbida sul volto. Schermi e piccole sorgenti pratiche. Il resto può cadere progressivamente nell'ombra.
Durante le telefonate potremmo avvicinarci sempre di più a Elena.
Nel finale, aprendo la porta dello studio, entra per la prima volta una vera luce naturale del mattino. La luce reale sostituisce le identità artificiali.
* SUGGERIMENTI PER IL MONTATORE
Usare molto bene le ellissi. Non è necessario ascoltare interamente ogni conversazione.
Possiamo entrare e uscire dalle chiamate attraverso respiri, click del mouse, registrazioni, waveform audio.
Interessante sovrapporre talvolta la voce del cliente alla scena successiva.
Nel finale eliminare completamente queste sovrapposizioni. Restano soltanto Elena e sua madre.
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