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2° kit di scrittura: “IL BANCO NUMERO SETTE”
- Genere
Dramma romantico-sociale con elementi di commedia umana e racconto corale.
- Logline
In un mercato rionale vicino a Ostia, Nadia, fruttivendola separata e combattiva, scopre che il Comune vuole chiudere il mercato per trasformarlo in parcheggio privato.
Mentre organizza una protesta con gli altri commercianti, ritrova Andrea, architetto incaricato del progetto.
Tra cassette di frutta, ricordi e vecchie promesse, Nadia dovrà scegliere se salvare il mercato o accettare un compromesso che potrebbe cambiare il quartiere per sempre.
- Storia
Il mercato rionale “San Giorgio” si trova in una zona popolare tra Ostia e Acilia. È piccolo, un po’ decadente, pieno di tende scolorite, cassette, odori, voci, debiti, battute e persone che si conoscono da anni. Non è bello in senso turistico, ma è vivo.
Nadia ha 46 anni e gestisce il banco numero sette, ereditato dal padre. Vende frutta e verdura. Conosce tutti i clienti: chi compra solo due mele perché ha pochi soldi, chi prende basilico gratis, chi finge di non avere problemi, chi passa solo per parlare.
Una mattina arriva un avviso: il mercato verrà chiuso per lavori di riqualificazione. La parola “riqualificazione” suona elegante, ma significa che i banchi saranno spostati, forse mai più riaperti, e al posto del mercato sorgerà un parcheggio multipiano con alcuni locali commerciali.
I commercianti reagiscono in modi diversi. C’è chi si rassegna, chi non ci crede, chi pensa a una buonuscita, chi vuole litigare. Nadia esplode. Per lei il mercato non è solo lavoro. È memoria familiare, comunità, identità.
Durante una riunione pubblica, viene presentato il progetto. L’architetto incaricato è Andrea, 48 anni, elegante, competente, tornato a Roma dopo anni a Milano. Nadia lo riconosce immediatamente: è stato il suo primo amore. Da giovani sognavano di aprire insieme un piccolo locale sul mare. Poi Andrea partì per studiare, lei restò ad aiutare il padre malato.
Andrea prova a spiegare che il progetto prevede nuovi spazi, più sicurezza, più ordine. Nadia lo accusa di aver disegnato una cosa senza ascoltare chi la vive. Lui risponde che il mercato così com’è non regge più, è fatiscente, insicuro, economicamente morto. Nadia ribatte che non è morto: è stato lasciato morire.
La storia si sviluppa in una giornata intensa. Nadia raccoglie firme, organizza una piccola assemblea tra i banchi, convince una cliente anziana a raccontare cosa significa quel mercato per lei, coinvolge un ragazzo che fa video per i social, cerca di unire commercianti divisi.
Andrea, inizialmente freddo, comincia a vedere ciò che il progetto non mostrava: il banco del pescivendolo che lascia pesce invenduto a una mensa, la sarta che ripara gratis borse ai clienti, Nadia che regala frutta matura a una madre in difficoltà. Il mercato non è efficiente, ma produce relazioni.
Tra Nadia e Andrea riaffiora un sentimento antico. Non romantico in modo facile. C’è rancore. Lei lo accusa di essere tornato solo per cancellare ciò che aveva lasciato. Lui le dice che lei usa il mercato per non ammettere di non aver mai scelto davvero per sé.
Il momento centrale arriva quando Nadia scopre che alcuni commercianti sono pronti a firmare un accordo privato per trasferirsi altrove, lasciando soli i più fragili. Si sente tradita. Capisce che non basta urlare “salviamo il mercato”: bisogna proporre una soluzione.
Nel finale, durante una nuova riunione, Nadia non chiede semplicemente di bloccare il progetto. Presenta, con l’aiuto imprevisto di Andrea, un’alternativa: non parcheggio, ma mercato coperto ristrutturato con spazio sociale, piccola cucina comune, area per anziani, laboratorio alimentare per giovani. Andrea ha modificato il progetto di notte, rischiando l’incarico.
Sembra un finale di vittoria romantica e sociale. Ma l’inaspettato arriva quando Nadia annuncia che, se il nuovo mercato nascerà, lei non terrà il banco numero sette. Lo lascerà a sua figlia Giulia, che voleva andarsene, e userà lo spazio nuovo per aprire una scuola popolare di cucina con frutta e verdura invenduta.
Andrea le chiede se finalmente partirà con lui. Nadia risponde: “No. Stavolta resto, ma non ferma.” Il finale mostra Nadia che chiude il vecchio banco per l’ultima volta, non sconfitta, ma trasformata: ha salvato il luogo accettando che non debba restare identico.
- Personaggi principali
Nadia Ferri, 46 anni
Fruttivendola, separata, madre di una figlia ventenne. È diretta, passionale, testarda, ironica, capace di grande tenerezza. Vive il mercato come un’eredità del padre e come una seconda casa. Il suo limite è confondere la fedeltà alla memoria con l’immobilità.
Andrea Luciani, 48 anni
Architetto, ex amore di Nadia. Ha lasciato Roma per fare carriera. Non è cinico, ma si è convinto che modernizzare significhi sostituire. Il ritorno al mercato lo mette davanti alla parte di sé che aveva archiviato.
Giulia, 21 anni
Figlia di Nadia. Studia, lavora saltuariamente, vuole andarsene dal quartiere. Ama la madre ma teme di diventare come lei: sempre stanca, sempre necessaria agli altri, mai libera.
Cesira, 74 anni
Cliente storica del mercato. Compra poco, parla molto. È la memoria comica e malinconica del luogo.
* Le scene fondamentali con battute
Scena 1 - L’avviso sul banco
Nadia trova il foglio ufficiale attaccato a una colonna.
NADIA
“Riqualificazione dell’area mercatale.” Guarda che poesia.
Quando te vogliono caccià, prima te fanno i complimenti.
PESCIVENDOLO
Magari ci fanno più belli.
NADIA
A te manco Lourdes.
Scena 2 - La riunione con Andrea
Andrea presenta il rendering del parcheggio.
ANDREA
Il progetto restituisce ordine a uno spazio ormai degradato.
NADIA
Degradato? Quello è il banco de mio padre.
ANDREA
Nadia, non sto parlando di tuo padre.
NADIA
È questo il problema. Tu non sai mai de che stai parlando quando disegni.
Scena 3 - Nadia e Giulia
Giulia aiuta la madre a chiudere.
GIULIA
Mamma, forse è ora di cambiare.
NADIA
Cambiare non significa farsi buttare via.
GIULIA
E restare non significa vivere.
Nadia resta colpita. Non risponde subito.
NADIA
Questa frase dove l’hai comprata, all’università?
GIULIA
No. A casa.
Scena 4 - Andrea vede il mercato vero
Andrea osserva Nadia che mette frutta matura in una borsa per una donna.
ANDREA
Non la segni?
NADIA
Che?
ANDREA
La merce che dai via.
NADIA
Andrea, certe cose se le segni diventano debiti.
Se non le segni restano umanità.
Scena 5 - Il nuovo progetto
Nadia parla davanti ai commercianti.
NADIA
Io non vi sto chiedendo de tenere tutto com’è. Perché com’è, lo sappiamo, casca a pezzi.
Mormorii.
NADIA
Ma se una cosa casca a pezzi, non è detto che devi buttalla. Magari la devi guardà meglio.
Magari sotto la ruggine c’è ancora un posto dove la gente se riconosce.
Andrea apre le tavole del progetto modificato.
ANDREA
Non è un parcheggio. È ancora un mercato.
Pausa.
NADIA
Però stavolta lo facciamo vivo. Non nostalgico.
FINE
* Finale valido ma inaspettato
La sorpresa non è solo che Andrea aiuta Nadia. La vera sorpresa è che Nadia capisce che salvare il mercato non significa conservarlo identico. Decide di lasciare il banco alla figlia e reinventarsi come figura educativa e sociale.
Il finale evita il romanticismo ovvio. Andrea e Nadia non tornano semplicemente insieme. Lui le offre una fuga, lei sceglie un radicamento nuovo. Non resta perché ha paura del cambiamento, ma perché finalmente lo guida.
* Temi trattati
- trasformazione urbana;
- memoria dei luoghi popolari;
- gentrificazione;
- lavoro familiare;
- amore interrotto;
- rapporto madre-figlia;
- identità di quartiere;
- economia informale della cura;
- cambiamento contro cancellazione;
- dignità del commercio rionale.
* Suggerimenti per lo sceneggiatore
Non scrivere il mercato come luogo folcloristico. Deve essere vivo, anche contraddittorio. Alcuni commercianti devono essere egoisti, altri rassegnati, altri solidali. La comunità non è santa. È umana.
Il conflitto tra Nadia e Andrea deve essere sia politico sia sentimentale. Ogni discussione sul progetto deve parlare anche del loro passato.
Dare a Giulia una funzione importante: lei deve mettere in crisi la madre. Senza Giulia, Nadia rischia di diventare solo eroina della conservazione. Giulia le ricorda che restare può essere anche una prigione.
* Suggerimenti al regista
Girare il mercato con energia: carrelli, mani, cassette, coltelli, bilance, buste, tende che sbattono. La regia deve farci sentire un luogo vivo prima che venga minacciato.
Le scene tra Nadia e Andrea possono essere girate in spazi stretti tra i banchi, in modo che il passato li costringa a stare vicini.
Il rendering del progetto non deve diventare una lunga spiegazione. Bastano un tablet, una stampa, qualche immagine fredda in contrasto con la materia vera del mercato.
* Suggerimenti agli attori
Nadia deve avere velocità verbale e corpo pratico. Parla mentre sistema cassette, pesa frutta, incarta, conta monete. Non deve mai sembrare ferma.
Andrea deve partire controllato, professionale, quasi neutro. Poi, poco a poco, deve perdere sicurezza davanti alla concretezza di Nadia.
Giulia deve essere asciutta. Non deve fare la figlia ingrata. Deve amare la madre, ma temere il suo destino.
* Suggerimenti al Direttore della Fotografia
Luce naturale di mattina, tende colorate, riflessi su cassette, cromie vere ma non pubblicitarie. La frutta non deve sembrare da spot. Deve avere maturazione, difetti, materia.
La riunione con Andrea può avere luce più fredda e piatta, magari in una saletta municipale o in un angolo coperto. Il contrasto visivo tra progetto e mercato deve essere netto.
Nel finale, luce del tardo pomeriggio sul mercato semivuoto: malinconia e possibilità insieme.
* Suggerimenti al montatore
Il montaggio deve alternare ritmo corale e momenti intimi. Evitare troppe scene di assemblea. Le assemblee vanno spezzate con gesti concreti: una cassetta spostata, una firma, una cliente che aspetta, un cartello scritto male.
La progressione deve mostrare Nadia che passa da protesta emotiva a proposta concreta. Il montaggio deve far percepire questo cambiamento.
3° kit di scrittura: “LA LISTA DELLA SPESA”
- Genere
Dramma popolare contemporaneo con elementi romantici, sentimentali e lievi tocchi di commedia.
- Logline
A Roma sud, Teresa, cassiera di un piccolo supermercato di quartiere, scopre che molti anziani comprano sempre meno perché non arrivano a fine mese.
Comincia allora a falsare piccoli scontrini per aiutarli, finché viene scoperta dal nuovo direttore.
Ma quando la sua disobbedienza diventa un caso pubblico, Teresa dovrà scegliere se difendersi da sola o trasformare la vergogna del quartiere in una battaglia collettiva.
- Storia
Teresa ha 52 anni e lavora come cassiera in un piccolo supermercato di quartiere alla Garbatella, in una via secondaria. È vedova da sei anni, ha un figlio che vive fuori Roma e un modo di parlare tagliente. Non è una santa: è nervosa, impaziente, brontola con i clienti lenti, odia i buoni sconto spiegati male, perde spesso la pazienza.
Ma Teresa ha un talento: nota tutto. Nota chi compra meno pane. Chi rimette il latte sullo scaffale. Chi sceglie scatolette per gatti ma non carne per sé. Chi conta le monete. Chi finge di aver dimenticato qualcosa per non arrivare alla cassa.
Da mesi Teresa fa piccoli aggiustamenti. Passa un prodotto come offerta, non batte una confezione di pasta, usa punti fedeltà dimenticati, mette nel sacchetto una mela in più. Non lo fa per eroismo. Lo fa perché non sopporta vedere la dignità delle persone sgretolarsi davanti al display della cassa.
Il nuovo direttore del supermercato, Lorenzo, 55 anni, arriva da una catena più grande. È ordinato, gentile, ma rigido. Deve rimettere in sesto i conti del punto vendita. Nota discrepanze negli scontrini e comincia a controllare Teresa.
Tra Teresa e Lorenzo nasce subito un conflitto. Lui le dice che un supermercato non è una parrocchia. Lei risponde che infatti in parrocchia almeno il pane lo danno senza chiederti la tessera punti. Lui la richiama formalmente.
Parallelamente conosciamo alcuni clienti: il professor Berti, ex insegnante di latino, che compra una mela e due yogurt; Luciana, pensionata elegante che finge di comprare per la nipote; Mimmo, ex tassista, che scherza sempre ma ha il frigo vuoto.
Teresa viene scoperta quando passa gratuitamente alcuni prodotti a Luciana. Lorenzo la convoca nel magazzino. Potrebbe licenziarla. Lei non si difende. Dice solo: “Ho rubato? Sì. Però non per portamme a casa il caviale.”
Lorenzo è combattuto. Scopriamo che anche lui ha una madre anziana che vive sola e non gli dice mai quando ha bisogno. Non è insensibile; è imprigionato nel ruolo.
La situazione precipita quando una cliente registra col telefono una discussione tra Teresa e Lorenzo e il video diventa virale: “Cassiera aiuta anziani poveri, supermercato vuole licenziarla.” Nel quartiere scoppia il caso. Alcuni difendono Teresa, altri la accusano di rubare, altri vogliono approfittarne.
Teresa è umiliata. Non voleva diventare simbolo di nulla. Voleva solo evitare che Luciana contasse i centesimi davanti a tutti. Lorenzo le propone una soluzione: dimissioni silenziose, niente denuncia. Lei sembra accettare.
Nel finale, invece, Teresa torna alla cassa per l’ultimo turno e chiede a ogni cliente se vuole lasciare “un prodotto sospeso”: pasta, latte, pane, biscotti, pannolini, cibo per animali. Lorenzo cerca di fermarla, ma il primo a mettere un pacco di pasta nel carrello solidale è proprio il professor Berti. Poi gli altri lo seguono.
La sorpresa finale è che Lorenzo, invece di licenziarla, cambia il regolamento interno del piccolo punto vendita: crea ufficialmente lo scaffale dei prodotti sospesi, ma chiede a Teresa di gestirlo fuori dalla cassa, come responsabile di un progetto sociale del negozio. Teresa accetta solo a una condizione: lo scaffale non deve stare nascosto in fondo, ma all’ingresso.
L’ultima immagine mostra Teresa che sistema un cartello scritto a mano: “Prendi se ti serve. Lascia se puoi.” Lorenzo la guarda. Tra loro c’è un sentimento possibile, adulto, appena accennato. Lei gli dice: “Non te montà la testa. Hai solo fatto una cosa normale.” Lui risponde: “Era tanto che non mi capitava.”
- Personaggi principali
Teresa Marini, 52 anni
Cassiera, vedova, romana, ruvida ma profondamente empatica. Ha una morale pratica: per lei il bene non si annuncia, si fa. Il suo difetto è credere di dover agire sempre da sola. Non vuole essere compatita né celebrata.
Lorenzo Bianchi, 55 anni
Nuovo direttore del supermercato. Uomo ordinato, controllato, con un senso del dovere quasi difensivo. All’inizio sembra freddo, ma non lo è. Ha paura che la bontà produca caos e che il caos faccia crollare tutto.
Luciana Serra, 76 anni
Pensionata elegante, sola, orgogliosa. Non vuole chiedere aiuto. La sua povertà è nascosta sotto un foulard ben messo.
Professor Berti, 81 anni
Ex professore, cliente abituale. Ironico, colto, malinconico. Ha il ruolo di coscienza gentile del quartiere.
* Scene fondamentali con battute
Scena 1 - Alla cassa
Luciana arriva con pochi prodotti. Guarda il totale.
TERESA
Signora Luciana, questi biscotti stanno in offerta.
LUCIANA
Non c’era scritto.
TERESA
Eh, ma io leggo pure quello che non scrivono.
Teresa batte uno sconto inesistente.
LUCIANA
Teresa…
TERESA
Faccia finta de niente.
È una competenza che a Roma salva la vita.
Scena 2 - Lorenzo controlla
Lorenzo guarda gli scontrini.
LORENZO
Qui risultano prodotti usciti senza pagamento.
TERESA
Magari so’ scappati.
LORENZO
Signora Marini.
TERESA
Teresa. Quando me deve rimproverà, almeno usi il nome corto.
LORENZO
Non può decidere lei chi paga e chi no.
TERESA
Infatti decide la fame. Io arrivo dopo.
Scena 3 - Il magazzino
Lorenzo la convoca.
LORENZO
Lei capisce che questo è furto?
TERESA
Sì.
LORENZO
Allora perché lo fa?
Teresa tace. Poi:
TERESA
Perché quando una signora de settantasei anni rimette il tonno sullo scaffale
e compra solo le crocchette del gatto, io non riesco a fa’ la cassiera.
Divento persona.
E mi rovino.
Scena 4 - Il video virale
Teresa scopre che è finita sui social.
TERESA
Io non volevo sta’ su internet.
PROFESSOR BERTI
Nessuno vuole finire nella Storia, Teresa.
Di solito si comincia con una seccatura.
TERESA
Professò, questa non è Storia. È supermercato.
PROFESSOR BERTI
Le rivoluzioni spesso entrano dalla porta automatica.
Scena 5 - Lo scaffale sospeso
Teresa, all’ultimo turno, parla ai clienti.
TERESA
Oggi io finisco qua. Però prima ve chiedo una cosa.
Chi può lascia qualcosa, lasci. Chi non può, prenda.
Senza domande. Senza vergogna.
Che la vergogna, qua dentro, deve cambià scaffale.
Lorenzo la guarda.
LORENZO
Questo non è autorizzato.
TERESA
Allora autorizzalo.
Silenzio. Lorenzo prende un pacco di pasta e lo posa nello scaffale.
LORENZO
Da oggi lo è.
FINE
* Finale valido ma inaspettato
Il pubblico si aspetta il licenziamento, la denuncia o la vittoria retorica. Invece Teresa non viene trasformata in martire né in eroina televisiva. Il gesto illegale diventa progetto ufficiale, ma solo perché lei obbliga il sistema a guardare la realtà.
L’inaspettato sta anche nel rapporto con Lorenzo: non nasce una storia d’amore dichiarata, ma una possibilità sentimentale adulta, fondata sulla stima e su una trasformazione morale.
* Temi trattati
- povertà invisibile;
- dignità degli anziani;
- lavoro nella grande distribuzione;
- solidarietà concreta;
- vergogna sociale;
- legalità e giustizia;
- piccoli gesti politici;
- amore maturo;
- quartiere come rete;
- trasformazione di una colpa in responsabilità collettiva.
* Suggerimenti allo sceneggiatore
Il supermercato deve diventare un microcosmo. Non servono molte location: cassa, corsie, magazzino, ingresso. La tensione nasce dalla ripetizione quotidiana.
Teresa deve essere contraddittoria. Può rispondere male, essere brusca, trattare tutti con impazienza. La sua bontà non deve essere zuccherosa. Più è ruvida, più sarà vera.
Lorenzo deve cambiare lentamente. Non deve passare da rigido a santo in due scene. Deve essere colpito da dettagli: Luciana che conta le monete, il professor Berti che compra poco, sua madre che al telefono dice “non mi serve niente” troppo in fretta.
* Suggerimenti al regista
Girare la cassa come luogo drammaturgico: il display, le mani, i prodotti, i codici a barre, il rumore del bip, le monete. Ogni passaggio in cassa è una piccola scena morale.
Il magazzino deve essere il luogo del confronto più duro: luci fredde, scaffali, cartoni, nessuna poesia.
Lo scaffale finale deve apparire semplice, quasi brutto, ma potente. Un cartello scritto a mano può valere più di una grande scenografia.
* Suggerimenti agli attori
Teresa deve parlare veloce, ma nei momenti veri deve rallentare. La frase “divento persona” va detta senza enfasi, quasi con vergogna.
Lorenzo deve mantenere controllo fisico: postura dritta, mani composte, voce bassa. Il cambiamento deve emergere quando comincia a guardare le persone invece degli scontrini.
Luciana deve evitare il patetico. La sua dignità è il cuore della scena.
* Suggerimenti al Direttore della Fotografia
Luce realistica da supermercato, ma non piatta. Usare neon e LED freddi, poi cercare calore sui volti attraverso riflessi, rimbalzi, practical light vicino alla cassa.
Palette: bianco freddo, verde scaffali, colori dei prodotti, pelle reale, cartone, plastica. Non rendere tutto bello. La bellezza deve arrivare dai volti e dai gesti.
Nel finale, lo scaffale sospeso può avere una luce leggermente più calda, ma senza sembrare miracolo.
* Suggerimenti al montatore
Il ritmo deve usare il bip della cassa come elemento musicale e nervoso. All’inizio ripetitivo, quasi comico. Poi sempre più drammatico.
Tagliare spesso sui prodotti che vengono rimessi indietro: latte, tonno, biscotti, frutta. Questi gesti raccontano la povertà meglio di un discorso.
Nel finale, rallentare leggermente quando i clienti cominciano a lasciare prodotti. Non serve musica trionfale. Basta il rumore dei pacchi posati sullo scaffale.
Considerazioni generali
Questi tre kit prendono spunto dallo spirito di una protagonista popolare che, per necessità, diventa voce collettiva. Ma ognuno lo fa in modo contemporaneo ed autonomo:
- “La Signora del Quarto Cancello” usa il tema della casa e della periferia.
- “Il Banco Numero Sette” usa il mercato come luogo di memoria e trasformazione urbana.
- “La Lista della Spesa” usa il supermercato come campo morale della povertà invisibile.
In tutti e tre i casi, il cuore non è la politica astratta. È la dignità quotidiana. È il momento in cui una donna normale, stanca, concreta, imperfetta, capisce che non può più limitarsi a sopravvivere.
Il cortometraggio popolare contemporaneo può essere molto forte se sa unire:
- un problema sociale reale;
- un personaggio centrale carismatico;
- il conflitto personale;
- un luogo riconoscibile;
- pochi oggetti significativi;
- dialoghi vivi;
- un finale non retorico;
- una possibilità sentimentale, non obbligatoria;
- la presentazione di una comunità imperfetta ma necessaria.
Il segreto è non scrivere di “eroine”.
Bisogna scrivere di persone che, per una volta, non accettano più di abbassare gli occhi.
Ed è proprio lì, in quel momento minimo e gigantesco, che nasce il vero Cinema.






