Qui tre kit originali, pensati come spunti autonomi per cortometraggi contemporanei, ispirati soltanto allo spirito profondo del film “L’Onorevole Angelina” del 1947 con regia di Luigi Zampa e protagonista Anna Magnani: una figura popolare, concreta, coraggiosa, che parte da un problema quotidiano e diventa, quasi senza volerlo, voce di una comunità.
TRE KIT DI SCRITTURA ISPIRATI ALLO SPIRITO
DEL FILM “L’ONOREVOLE ANGELINA”
Protagoniste popolari, Roma contemporanea, diritti quotidiani, amore, dignità e comunità
Prendere spunto da un film come “L’Onorevole Angelina” non significa copiarne la trama, i personaggi o le situazioni. Significa piuttosto raccoglierne il nucleo morale: una donna comune, appartenente al popolo, che non nasce politica, non nasce leader, non nasce eroina, ma viene spinta dalla necessità a parlare per gli altri.
La forza di questo modello narrativo è ancora oggi molto attuale. Roma continua a essere una città di contrasti: centro e periferia, bellezza e abbandono, burocrazia e sopravvivenza, solidarietà e isolamento, palazzi storici e case popolari, anziani dimenticati, giovani precari, famiglie schiacciate dai costi, piccoli negozi in crisi, quartieri che resistono.
Il personaggio “alla Angelina”, oggi, può essere una madre, una portiera, una parrucchiera, una fioraia, una rider, una badante, una cassiera, una pensionata, una cuoca, una maestra precaria. Non deve essere perfetta. Deve essere viva. Deve essere contraddittoria. Deve avere una lingua vera, un corpo vero, una stanchezza vera, una rabbia vera e una generosità non retorica.
Il cortometraggio, con una durata di 15-20 minuti, deve concentrarsi su un unico evento decisivo: una giornata, una sera, una riunione, una protesta, una consegna, una lite pubblica, una scelta morale. Non bisogna raccontare tutta la vita del quartiere. Bisogna mostrare un momento in cui una persona comune capisce di non poter più tacere.
1° kit di scrittura: "LA SIGNORA DEL QUARTO CANCELLO"
- Genere
Dramma sociale contemporaneo con elementi sentimentali e venature di commedia popolare.
- Logline
A Tor Bella Monaca, Mirella, portiera abusiva di un complesso popolare, scopre che una famiglia con due bambini verrà sfrattata all’alba.
Per impedirlo, organizza una protesta improvvisata davanti al quarto cancello del comprensorio.
Ma quando arriva il funzionario comunale incaricato dello sgombero, Mirella scopre che è l’uomo che aveva amato trent’anni prima e che non ha mai davvero dimenticato.
- Storia
Mirella ha 58 anni, vive in un comprensorio popolare della periferia est di Roma. Non è formalmente portiera: il palazzo non ha più un servizio regolare da anni. Ma tutti vanno da lei. Se manca l’acqua, chiamano Mirella. Se l’ascensore è rotto, chiamano Mirella. Se un anziano non risponde, chiamano Mirella. Se un bambino perde le chiavi, chiama Mirella.
Lei vive in un piccolo appartamento al piano terra, accanto al quarto cancello del complesso. Ha una sedia di plastica fuori dalla porta, un tavolino con una moka, una radiolina, un mazzo di chiavi infinito ed un quaderno dove annota tutto: guasti, nomi, debiti, medicine da ricordare agli anziani.
Una sera, mentre sta chiudendo il cancello, viene avvicinata da Amina, giovane madre marocchina di 32 anni, con due bambini piccoli. Amina le dice che l’indomani mattina arriveranno per sgomberarla. Il marito è sparito da mesi, lei ha perso il lavoro in una mensa scolastica e non è riuscita a pagare alcune mensilità. Mirella sa che Amina ha provato a chiedere aiuto, ma è rimasta intrappolata tra uffici, appuntamenti, documenti mancanti e promesse.
Mirella si infuria. All’inizio vuole soltanto telefonare a qualcuno. Chiama il Municipio, chiama un vecchio sindacalista, chiama l’amministratore, chiama persino un parroco. Nessuno risponde davvero. Tutti dicono: “Vediamo domani”, “Non dipende da noi”, “La procedura è avviata”.
La notte, Mirella non dorme. Dalla finestra vede Amina preparare due borse con i vestiti dei figli. Il figlio più piccolo, Youssef, dorme con ancora le scarpe ai piedi. È questo dettaglio a far scattare Mirella: un bambino che dorme già pronto per essere mandato via.
Alle cinque del mattino, Mirella comincia a bussare alle porte. Prima piano, poi sempre più forte. Sveglia pensionati, giovani, madri, disoccupati, studenti, badanti, un ex muratore, una parrucchiera del palazzo di fronte. Dice a tutti che non devono fare violenza, ma devono esserci. “Se ce la portano via, almeno devono guardarci in faccia.”
Davanti al quarto cancello si forma una piccola barricata umana: sedie, passeggini, biciclette, carrelli della spesa, coperte, termos di caffè. La scena ha qualcosa di comico e struggente insieme. Nessuno è un rivoluzionario. Sono persone in ciabatte, vestaglie, tute, giubbotti vecchi.
Alle sette e trenta arriva la macchina del Comune con un funzionario e due agenti. Il funzionario scende. È Carlo, 61 anni. Mirella lo riconosce subito. Trent’anni prima si erano amati. Lui voleva andarsene da Roma, lei no. Lui studiò, vinse un concorso, entrò negli uffici. Lei restò nel quartiere.
Carlo prova a mantenere il suo ruolo istituzionale. Dice che non può fermare la procedura. Mirella gli ricorda che una procedura non è una legge divina. È carta scritta da qualcuno. E se è scritta da qualcuno, qualcuno può assumersi la responsabilità di sospenderla.
Il confronto tra i due diventa anche personale. Non parlano mai apertamente del loro amore passato, ma ogni battuta è doppia. Lui le dice: “Non puoi sempre metterti davanti alle cose.” Lei risponde: “Tu invece sei sempre stato bravo a metterti dietro.”
La tensione cresce quando gli agenti tentano di entrare. Mirella si siede davanti al cancello. Non urla. Non fa teatro. Prende il quaderno e legge ad alta voce i nomi delle persone del palazzo: chi ha perso il lavoro, chi ha bisogno dell’ascensore, chi aspetta una visita, chi ha pagato sempre e ora non ce la fa più. Trasforma i “casi” in persone.
Carlo si trova diviso tra ordine ricevuto e coscienza. Alla fine telefona al suo superiore e chiede una sospensione tecnica per presenza di minori e rischio ordine pubblico. Non è una vittoria definitiva. È solo una settimana. Ma quella settimana salva Amina dalla strada.
Il finale sembra andare verso un trionfo popolare. Invece Mirella, rientrata in casa, trova sul tavolo una lettera che nascondeva da giorni: anche lei deve lasciare l’alloggio di servizio, perché non ha nessun contratto regolare. Ha difeso una casa mentre stava perdendo la propria.
Carlo la raggiunge al quarto cancello. Le dice che può aiutarla a fare domanda, sistemare i documenti, cercare una soluzione. Lei lo guarda e sorride amara: “Carlo, io non ho bisogno che mi sistemi. Ho bisogno che tu finalmente stia dalla parte giusta prima che qualcuno te lo chieda.”
Nel finale inatteso, Mirella non accetta un favore personale. Convoca invece una riunione nel cortile ed annuncia che non difenderanno solo Amina, ma tutti gli alloggi irregolari del comprensorio. Carlo resta fuori dal cancello, con la cartellina in mano. Poi, lentamente, entra. Non da innamorato ritrovato, ma da uomo che sceglie finalmente una posizione.
- Personaggi principali
Mirella Santini, 58 anni
Donna romana di periferia, pratica, ironica, stanca, generosa, spigolosa. Ha un forte senso della giustizia, ma non lo chiamerebbe mai così. Direbbe semplicemente: “Le cose storte mi fanno venire il nervoso.”
Non ha studiato molto, ma conosce le persone. Sa leggere i bisogni prima dei documenti. Ha paura della solitudine, ma la maschera occupandosi di tutti. Il suo difetto è voler controllare ogni cosa. Il suo talento è trasformare una rabbia personale in energia collettiva.
Carlo De Santis, 61 anni
Funzionario comunale, elegante ma stanco. È un uomo che ha scelto la carriera, la prudenza, la distanza. Non è cattivo. È diventato amministrativo, difensivo, grigio. Da giovane amava Mirella, ma non ebbe il coraggio di restare nel quartiere e nella sua vita.
Nel corto deve essere ambiguo: non un villain, ma un uomo che si è abituato ad obbedire.
Amina El Fassi, 32 anni
Madre giovane, dignitosa, non vittimistica. Parla bene italiano, ma quando è agitata mescola parole arabe e romane. Ha due figli piccoli. Non chiede pietà. Chiede tempo.
Spartaco, 70 anni
Ex muratore, pensionato, vicino di Mirella. Sempre brontolone, ma è il primo a portare le sedie per il blocco del cancello. Può dare una nota di commedia popolare.
* Scene fondamentali con battute
Scena 1 - Il quaderno di Mirella
Mirella è fuori dal quarto cancello. Sta segnando sul quaderno: “Scala C, lampadina; interno 12, bombola; signora Ada, medicine.”
SPARTACO
A Mire’, ma chi te paga pe’ fa’ tutto questo?
MIRELLA
Nessuno. Infatti lo faccio male.
SPARTACO
Male? Qua se non ci stai tu, se magnano pure i citofoni.
MIRELLA
E allora diteje ai citofoni de firmamme un contratto.
Questa scena presenta subito la sua condizione: tutti dipendono da lei, ma nessuno la riconosce formalmente.
Scena 2 - Amina annuncia lo sfratto
Amina arriva con due buste della spesa e gli occhi lucidi.
AMINA
Domani vengono.
MIRELLA
Chi viene?
AMINA
Quelli. Per casa.
Mirella capisce. Si irrigidisce.
MIRELLA
A che ora?
AMINA
Sette. Hanno detto presto, così non c’è confusione.
MIRELLA
Ah. So’ pure educati. Te buttano fuori prima del traffico.
Scena 3 - Mirella sveglia il palazzo
Alle cinque del mattino Mirella bussa a tutte le porte.
VICINA
Ma che è successo?
MIRELLA
Succede che oggi tocca ad Amina. Domani magari tocca a te. Dopodomani a me.
Vogliamo aspettà il nostro turno o ce svejamo adesso?
SPARTACO
Io c’ho la pressione.
MIRELLA
Perfetto.
Te siedi davanti al cancello e fai la resistenza da fermo.
Scena 4 - Il confronto con Carlo
Carlo arriva con cartellina e agenti.
CARLO
Mirella.
MIRELLA
Dottor De Santis, prego. Qua oggi semo formali.
CARLO
Non rendere tutto più difficile.
MIRELLA
No, Carlo. Io lo sto rendendo visibile.
Difficile lo era già.
CARLO
C’è una procedura.
MIRELLA
C’è pure un bambino che ha dormito con le scarpe.
Dove lo mettiamo nella procedura?
Scena 5 - Il finale al cancello
Dopo la sospensione, Carlo le offre aiuto personale.
CARLO
Posso vedere la tua pratica.
MIRELLA
La mia pratica? Io non so’ una pratica.
CARLO
Lo so.
MIRELLA
No, non lo sai. Lo devi imparà adesso.
E non solo con me.
Carlo resta in silenzio. Mirella apre il cancello verso il cortile.
MIRELLA
Entra. Però stavolta non entrà da funzionario.
Entra da persona.
- Finale valido ma inaspettato
Il pubblico si aspetta che il finale riguardi solo la salvezza di Amina od il riavvicinamento romantico tra Mirella e Carlo. Invece il colpo finale rivela che anche Mirella è a rischio casa. Questo sposta il racconto: non era la storia di una donna che salva un’altra donna, ma di una comunità intera appesa a documenti fragili.
Il finale romantico resta sospeso. Carlo non bacia Mirella, non la salva, non risolve tutto. Decide però di entrare nel cortile. È un piccolo gesto politico e sentimentale insieme: finalmente attraversa il cancello che per trent’anni aveva evitato.
- Temi trattati
- emergenza abitativa;
- periferia romana;
- burocrazia e dignità;
- solidarietà popolare;
- amore maturo e non consumato;
- riconoscimento del lavoro invisibile;
- madri sole;
- comunità come difesa;
- politica dal basso;
- responsabilità individuale dentro le istituzioni.
- Suggerimenti allo sceneggiatore
La scrittura deve evitare il comizio. Mirella non deve sembrare una predicatrice. Deve parlare come una donna vera, concreta, anche buffa. Il suo linguaggio deve alternare ironia, rabbia, stanchezza e improvvise frasi taglienti.
La storia deve restare concentrata su una notte e una mattina. Non allargare troppo. Non inserire troppe istituzioni, troppi problemi, troppi personaggi. Il corto funziona se il quarto cancello diventa il mondo.
L’amore passato tra Mirella e Carlo deve restare sottotesto. Bastano pochi indizi: lui sa come lei prende il caffè; lei conosce una sua vecchia paura; lui la chiama per nome con troppa dolcezza; lei lo corregge con durezza.
Inserire piccoli dettagli di comunità: una vicina che porta il thermos, un bambino che disegna un cartello sbagliato, Spartaco che si lamenta ma non si muove, una donna che all’inizio non vuole esporsi e poi arriva con una sedia.
- Suggerimenti al regista
La regia deve trattare il cortile come un’arena popolare. All’inizio spazio vuoto, poi progressivamente abitato da corpi, sedie, oggetti, voci. Il quarto cancello deve diventare un confine simbolico tra istituzione e quartiere.
Evitare una regia urlata. La forza è nella concretezza. I momenti più potenti possono essere silenziosi: Amina che piega i vestiti dei bambini, Mirella che vede le scarpe del piccolo, Carlo che resta con la penna sospesa.
Il confronto Mirella-Carlo va girato come un duello sentimentale mascherato da discussione amministrativa.
- Suggerimenti agli attori
Mirella non deve essere interpretata solo come donna forte. Deve avere cedimenti. Deve essere stanca. Deve avere momenti in cui le viene quasi da piangere e li trasforma in battuta.
Carlo non deve essere rigido come un cattivo. Deve far percepire vergogna, rimpianto, paura di perdere il ruolo.
Amina non deve essere una figura passiva. Anche quando parla poco, deve avere dignità fisica: non supplica, resiste.
- Suggerimenti al Direttore della Fotografia
Luce notturna povera e realistica: lampioni, neon delle scale, finestre accese, torce dei cellulari. All’alba, la luce deve crescere lentamente, non come miracolo, ma come esposizione: più luce significa più visibilità sociale.
Palette: cemento, giallo sporco dei lampioni, blu dell’alba, colori dei panni stesi, rosso di qualche giacca, cartelli fatti a mano.
Il volto di Mirella deve essere vero, non patinato. Rughe, stanchezza, mani, occhi lucidi devono restare.
- Suggerimenti al montatore
Il ritmo deve partire quotidiano, quasi frammentato, poi compattarsi attorno al cancello. Alternare scene intime con Amina e scene corali nel cortile.
Proteggere le reazioni di Carlo: il suo cambiamento non avviene in una grande battuta, ma in micro-esitazioni.
Il finale deve evitare enfasi musicale eccessiva. Dopo la frase “Entra da persona”, lasciare un piccolo silenzio prima che Carlo attraversi il cancello.
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