Tre protagonisti contemporanei, tre città, tre cadute interiori
Prendere uno spunto creativo dal film Quarto potere non significa copiare Charles Foster Kane, od il giornale, Xanadu, “Rosebud” o la struttura del magnate analizzato dopo la sua morte. Significa assorbire il suo nucleo profondo: un uomo od una donna che conquista potere, immagine pubblica, ricchezza, influenza o controllo, ma perde progressivamente il contatto con ciò che lo rendeva umano.
Il grande insegnamento narrativo di Citizen Kane è che un protagonista può essere raccontato non solo attraverso ciò che fa, ma attraverso ciò che gli altri ricordano di lui. La verità di una persona non è mai una sola. È fatta di frammenti, contraddizioni, testimonianze, oggetti, luoghi, rimpianti, silenzi.
I tre kit seguenti sono pensati per creare cortometraggi drammatici contemporanei, realizzabili in una qualunque città, con un budget contenuto, durata tra 15 e 20 minuti, pochi personaggi, poche location e forte valore attoriale.
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1° kit di scrittura: "L’Ultimo Manifesto"
- Genere trattato:
Dramma urbano / Ritratto morale / Dramma politico-intimo.
- Logline:
A Roma, la notte prima delle elezioni comunali, una giovane giornalista deve montare un breve video celebrativo su un potente candidato sindaco appena colpito da malore; interrogando tre persone della sua vita, scopre che dietro l’immagine pubblica dell’uomo che “ha salvato le periferie” c’è un bambino mai guarito dall’umiliazione di essere stato abbandonato.
- Durata prevista:
15-20 minuti.
- Città ed ambientazione:
Roma contemporanea.
Location principali:
- sede elettorale quasi vuota di notte;
- strada con manifesti elettorali;
- piccolo bar di periferia;
- appartamento modesto della sorella;
- sala montaggio improvvisata o ufficio stampa;
- eventualmente un corridoio d’ospedale solo suggerito.
Budget contenuto: molti eventi importanti vengono raccontati attraverso video, foto, testimonianze, manifesti, oggetti.
- Personaggi principali:
Vittorio Sanna è il protagonista assente/presente
58 anni, candidato sindaco, ex imprenditore edile diventato figura pubblica. Carismatico, elegante, abile nel parlare alla gente. Ha costruito la propria immagine sulla promessa di “dare dignità alle periferie”. Da ragazzo è cresciuto in un quartiere popolare, dopo essere stato lasciato dal padre in un istituto religioso.
Non compare molto direttamente. Lo vediamo in video, fotografie, comizi, manifesti, ricordi altrui. È il centro della storia, ma viene ricostruito dagli altri.
Ferita originaria: l’abbandono.
Maschera pubblica: il salvatore delle periferie.
Verità nascosta: non voleva salvare la città; voleva costringerla a riconoscerlo.
Marta Leoni è la testimone/investigatrice
31 anni, giornalista precaria assunta temporaneamente dallo staff per montare un video emozionale su Sanna. È intelligente, cinica, stanca della politica-spettacolo. All’inizio vuole solo finire il lavoro e farsi pagare. Poi capisce che sta montando non un video promozionale, ma un piccolo processo morale.
Arco: da tecnica della comunicazione a persona che sceglie cosa mostrare e cosa nascondere.
Elide Sanna è la sorella
63 anni, sorella maggiore di Vittorio. Vive ancora in periferia, in un appartamento piccolo e ordinato. Ha visto il fratello trasformarsi da ragazzo ferito a uomo di potere. Lo ama, ma non lo assolve.
Funzione: custodisce la memoria vera, non quella elettorale.
Nando Ricci è l’amico tradito
60 anni, ex socio di Vittorio, ora gestore di un bar. Da giovane credeva nel progetto sociale di Sanna; poi è stato usato e scartato.
Funzione: mostra il costo umano dell’ascesa.
Claudia Berti è il responsabile della comunicazione
45 anni, professionista dura e lucida. Vuole che Marta produca un video commovente, spendibile, pulito. Per lei la verità è solo materiale narrativo da gestire.
- Storia dettagliata:
La storia inizia di notte, nella sede elettorale di Vittorio Sanna. Mancano poche ore all’apertura dei seggi. Manifesti, palloncini sgonfi, bicchieri di plastica, monitor accesi, frasi motivazionali sui muri. Tutto sembra la scenografia esausta di una vittoria già preparata.
Vittorio Sanna, favorito alle elezioni comunali, è stato colpito da un malore durante l’ultimo comizio. È vivo, ma ricoverato. Lo staff decide di pubblicare all’alba un video emozionale: “Vittorio, la città è con te”. Marta, giornalista precaria che lavora come montatrice freelance per lo staff, riceve l’incarico di costruire il video in poche ore.
Claudia, responsabile comunicazione, le consegna materiali ufficiali: discorsi, strette di mano, cantieri, anziani abbracciati, bambini, periferie illuminate, slogan. Ma Marta trova tutto falso, prevedibile, freddo. Chiede se può inserire testimonianze più vere. Claudia accetta, ma con una frase: “Vere sì. Pericolose no.”
Marta chiama tre persone che conoscevano Vittorio prima del potere: la sorella Elide, l’ex amico Nando e una vecchia maestra ormai malata, sentita solo tramite un messaggio vocale registrato anni prima.
Dalla sorella emerge un Vittorio bambino, lasciato dal padre in un istituto “per qualche mese” e mai più ripreso davvero. Da Nando emerge un Vittorio giovane, idealista ma già affamato di riscatto. Dalla maestra emerge l’immagine più dolorosa: un bambino che un giorno, dopo essere stato deriso perché “senza famiglia”, scrisse su un quaderno: “Un giorno mi leggeranno tutti.”
Marta comincia a capire che il potere di Sanna nasce da una ferita di visibilità. Non voleva solo essere sindaco. Voleva essere finalmente guardato.
La notte avanza. Marta monta due versioni del video: una celebrativa, perfetta per la campagna; una più ambigua, dove Sanna appare grande e piccolo, generoso e spietato, visionario e ferito. Claudia vede la seconda versione e la blocca: “Questa non è comunicazione. Questa è autopsia.”
Nel frattempo arriva la notizia che Sanna si è svegliato. Vuole vedere il video prima della pubblicazione. Non può parlare bene, ma manda un messaggio audio a Marta, tramite Claudia: “Non farmi sembrare buono. Non lo sono stato abbastanza.”
Marta resta sola davanti alla timeline. Capisce che Sanna, forse per la prima volta, non vuole più il manifesto. Vuole una traccia vera.
Finale inaspettato: all’alba, il video viene pubblicato sui maxischermi della sede e sui social. Sembra iniziare come una celebrazione. Poi, invece, mostra il quaderno del bambino Vittorio, la frase “Un giorno mi leggeranno tutti”, i quartieri, i cantieri, le persone abbandonate dai suoi progetti incompiuti, la sorella che dice: “Mio fratello voleva salvare tutti per non ricordarsi che nessuno aveva salvato lui.”
Lo staff è sconvolto. Claudia spegne il monitor. Marta pensa di aver distrutto la campagna. Ma fuori, davanti alla sede, alcune persone restano ferme a guardare. Non applaudono. Non insultano. Guardano in silenzio.
Ultima immagine: un enorme manifesto di Sanna, strappato dal vento, lascia intravedere sotto un vecchio poster scolorito di un circo per bambini. Il volto del candidato si lacera proprio sugli occhi.
* Scene con battute
Scena 1 - La sede elettorale di notte
CLAUDIA
Ci serve un video caldo. Due minuti.
Commovente ma non funebre. Umano ma non debole.
MARTA
Quindi falso, ma con buona luce.
CLAUDIA
Quindi professionale.
MARTA
La differenza la fatturate a parte?
Claudia la guarda fredda.
CLAUDIA
La differenza è che tu sei pagata per montare. Non per capire.
Scena 2 - La sorella Elide
ELIDE
Vittorio da bambino non piangeva mai davanti agli altri.
MARTA
Per orgoglio?
ELIDE
No. Perché pensava che se nessuno veniva a consolarlo,
tanto valeva non dare spettacolo.
MARTA
E poi?
ELIDE
Poi ha fatto della città intera il suo spettacolo.
Scena 3 - L’amico Nando
NANDO
Lui diceva: “Rifacciamo il quartiere.”
Io pensavo parlasse delle case. Invece parlava di sé.
MARTA
Lo odi?
NANDO
No. È questo il problema.
Se lo odiassi, sarebbe più facile.
Invece ogni tanto lo vedo in televisione e penso: quello mi ha tradito benissimo.
Scena 4 - Lo scontro con Claudia
CLAUDIA
Questa versione non uscirà mai.
MARTA
Perché è falsa?
CLAUDIA
Perché è vera nel modo sbagliato.
MARTA
Esiste un modo giusto?
CLAUDIA
Certo. Quello che non cambia il risultato.
Scena 5 - Il messaggio di Sanna
Audio disturbato di Vittorio, debole.
VITTORIO, voce
Non farmi sembrare buono. Non lo sono stato abbastanza.
Marta ascolta più volte.
MARTA
E come vuole sembrare?
Claudia abbassa lo sguardo.
CLAUDIA
Credo… stanco.
- Finale inaspettato:
La rivelazione non distrugge completamente Sanna. Lo rende finalmente umano. Il corto non dice se vincerà o perderà le elezioni. Il vero finale è morale: la sua immagine pubblica viene incrinata da una verità intima.
Marta non pubblica uno scandalo. Pubblica una ferita.
- Temi trattati
- potere come compensazione affettiva;
- immagine pubblica e verità privata;
- politica come narrazione;
- periferia e riscatto;
- abbandono infantile;
- memoria manipolata;
- giornalismo, propaganda e responsabilità;
- il bisogno di essere visti.
* Suggerimenti allo sceneggiatore
La struttura deve ricordare un’indagine frammentata, ma adattata a un corto. Non serve raccontare tutta la vita di Sanna: bastano tre testimonianze e un oggetto simbolico, il quaderno infantile.
Evita il politico corrotto stereotipato. Sanna deve avere grandezza e miseria. La critica apprezzerà la complessità morale: non un mostro, non un santo, ma un uomo che ha trasformato una ferita in sistema di potere.
Inserisci dettagli ricorrenti: manifesti, slogan, occhi stampati, monitor, audio tagliati, frasi montate diversamente.
* Suggerimenti al regista
Gira il presente in modo freddo e geometrico: neon, monitor, uffici, sedie vuote, cavi, schermi. Le testimonianze devono invece avere una qualità più umana, più imperfetta.
La sede elettorale deve sembrare una piccola Xanadu contemporanea: non un castello, ma un luogo pieno di immagini di sé. Manifesti ovunque, volto ripetuto, slogan ripetuti, video ripetuti.
Non mostrare mai Sanna in ospedale, o mostralo solo come voce. Più resta assente, più diventa grande nella mente dello spettatore.
* Suggerimenti agli attori
Marta deve partire sarcastica e difensiva. Non è una paladina della verità: è una professionista stanca che, quasi controvoglia, ritrova una responsabilità.
Claudia non deve essere cattiva. Deve credere davvero che proteggere l’immagine sia proteggere il progetto politico.
Elide deve parlare poco, con il peso di chi ha già detto tutto troppe volte senza essere ascoltata.
* Suggerimenti al direttore della fotografia
Bianco freddo per la sede elettorale: monitor, neon, LED, vetro. Toni più caldi ma spenti per la periferia e la sorella.
Usa spesso il volto di Sanna stampato o proiettato, mai del tutto vivo. Puoi girare in 16:9 ma comporre con molti riquadri: schermi, finestre, poster, porte. La frammentazione visiva deve riflettere la frammentazione della verità.
* Suggerimenti al montatore
Il montaggio è il cuore del corto. Deve mostrare che la verità dipende da come si tagliano le immagini.
Puoi creare due versioni dello stesso materiale: la propaganda e la verità. Usa jump cut, audio che continua su immagini contraddittorie, frasi che cambiano senso se montate in un ordine diverso.
Il finale deve essere asciutto. Non far vedere reazioni eccessive. La forza è nel silenzio di chi guarda.
* Perché sarà apprezzato da critica, addetti ai lavori e pubblico
La critica potrà apprezzare la riflessione sul potere e sull’immagine pubblica.
Gli addetti ai lavori noteranno la struttura elegante: un protagonista assente, ricostruito attraverso frammenti.
Il pubblico sarà coinvolto perché il tema politico diventa emotivo: dietro il candidato potente c’è un bambino abbandonato.
È una storia attuale, producibile, moralmente ambigua e capace di lasciare una domanda: quante persone potenti stanno ancora chiedendo amore sotto forma di consenso?
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