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IL FINALE È PARTICOLARMENTE IMPORTANTE
In un film brevissimo il finale occupa proporzionalmente moltissimo spazio nella memoria dello spettatore.
Può essere: una rivelazione; una scelta; un gesto; una battuta; un'immagine; un silenzio.
Il finale migliore non deve soltanto "chiudere" la storia.
Deve far risuonare diversamente ciò che abbiamo già visto.
Se possibile, l'ultima immagine dovrebbe contenere il tema del film.
Esempio n° 1 - DRAMMA
Titolo: "DUE CAFFÈ"
Una donna anziana entra ogni mattina nello stesso bar.
Ordina due caffè.
Il barista ormai non domanda nulla.
Lei mette una tazzina davanti a sé e l'altra sulla sedia di fronte.
Parla del tempo, di una vicina, del prezzo della frutta.
Sembra che stia aspettando qualcuno.
Un giovane cliente la osserva.
Alla fine il barista si avvicina.
BARISTA
Oggi sono cinque anni.
Lei guarda la tazzina intatta.
DONNA
Lo so.
Pausa.
Prende finalmente la seconda tazzina e versa il caffè nella propria.
DONNA
Da domani uno.
FINE.
Durata possibile: due minuti e mezzo.
Il film non racconta cinque anni di lutto. Racconta il giorno in cui qualcosa cambia.
Esempio n° 2 - COMMEDIA
Titolo: "INGLESE FLUENTE"
Un ragazzo è seduto durante un colloquio.
La responsabile della società legge il suo curriculum.
RESPONSABILE
Inglese fluente.
RAGAZZO
Molto.
Entra un dirigente straniero.
Comincia a parlargli rapidamente in inglese.
Il ragazzo annuisce.
RAGAZZO
Exactly.
Il dirigente continua.
RAGAZZO
Absolutely.
Ancora.
RAGAZZO
Of course.
La responsabile lo osserva.
Il dirigente finalmente gli domanda in italiano:
DIRIGENTE
Ma lei ha capito qualcosa?
Il ragazzo lo guarda.
RAGAZZO
"Of course" era già finito.
Pausa.
La responsabile quasi sorride.
RESPONSABILE
Excel?
Il ragazzo lentamente chiude il curriculum.
FINE.
Due minuti possono bastare per una commedia completa.
Esempio n° 3 - THRILLER
Titolo: "ULTIMO PIANO"
Una donna entra in ascensore.
Sta per premere per il quarto piano, ma il pulsante è già illuminato.
È sola.
L'ascensore parte.
Guarda il pannello illuminarsi.
Il telefono vibra.
Messaggio: Non salire al quarto.
Lei guarda il display.
Quarto piano.
L'ascensore si ferma.
Le porte cominciano ad aprirsi.
La donna preme disperatamente il pulsante "Chiudi".
Una mano entra nello spazio tra le porte.
FINE.
Non sappiamo necessariamente cosa succederà.
Ma il film ha prodotto una domanda, della tensione ed una conclusione netta.
Esempio n° 4 - ROMANTICO
Titolo: "LA DISTANZA DI UNA MANO"
Due persone aspettano l'autobus.
Non parlano.
Le loro mani sono appoggiate sulla panchina, molto vicine.
Ogni volta che un autobus passa senza fermarsi, le mani sembrano avvicinarsi.
Finalmente arriva il loro autobus.
Lei si alza.
Lui rimane seduto.
LEI
Non vieni?
LUI
Non è il nostro...
Lei capisce che ha aspettato soltanto per stare con lei.
Pausa.
L'autobus riparte senza entrambi.
Lei torna a sedersi.
Le mani finalmente si toccano.
FINE.
Una storia romantica quasi senza parole.
UN METODO PRATICO PER SCRIVERLO
Prima di scrivere la sceneggiatura, prova a completare questa frase: "Il mio cortometraggio racconta il momento in cui..."
Se non riesci a completarla in modo semplice, probabilmente la storia è ancora troppo lunga.
Per esempio: "Il mio cortometraggio racconta il momento in cui un padre comprende che il figlio gli sta mentendo."
Oppure: "Il mio cortometraggio racconta il momento in cui una donna decide di togliere il posto a tavola del marito morto."
Od anche: "Il mio cortometraggio racconta il momento in cui un candidato capisce che la propria bugia sta per essere verificata."
Come pure: "Il cortometraggio racconta il momento in cui due sconosciuti decidono di non prendere l'ultimo autobus."
Questa frase è già il cuore del film.
SCRIVERE POCO E TOGLIERE ANCORA
Una sceneggiatura da tre minuti potrebbe occupare circa tre pagine, ma non bisogna trattare questa equivalenza come una legge matematica. Anzi.
Dialoghi molto rapidi possono scorrere più velocemente.
Silenzi ed azioni possono durare molto di più.
Dopo la prima stesura bisogna effettuare un'operazione severa.
Chiedersi per ogni momento: se elimino la scena, il film perde qualcosa?
Se la risposta è no, eliminare la scena.
Nei cortissimi la qualità deriva anche di più dall'assenza del superfluo.
PENSARE GIÀ AL MONTAGGIO MENTRE SI SCRIVE
Il cortometraggio brevissimo beneficia molto di una scrittura visiva.
Invece di scrivere una scena lunga, immaginare scene tipo: campo; dettaglio; reazione; nuova informazione.
Per esempio: un dettaglio della busta; primo piano della donna; la busta rimane chiusa; suona il campanello; lei nasconde la busta.
Sono quattro informazioni narrative senza una sola frase pronunciata.
NON CERCARE DI FARE UN LUNGOMETRAGGIO IN MINIATURA
Questo è forse il consiglio più importante.
In tre minuti non servono: tre atti pieni; sottotrame; cinque personaggi; flashback multipli; spiegazioni del passato; grandi trasformazioni.
Serve precisione.
Il cortissimo assomiglia più ad un racconto molto breve che ad un romanzo ridotto.
Può contenere una sola situazione, ma deve contenerla completamente.
CHE COSA ATTIRA DAVVERO L'ATTENZIONE DELLO SPETTATORE
Non necessariamente l'esplosione, il sangue, l'urlo od il movimento.
Attirano l'attenzione soprattutto: una domanda; una contraddizione; un comportamento insolito; un'informazione mancante; una scelta difficile.
Una donna prepara due colazioni pur vivendo sola.
Domanda: per chi è la seconda?
Un uomo entra ogni sera nella stessa cabina telefonica senza telefonare.
Domanda: perché?
Una bambina scrive "scusa" ogni giorno sulla stessa lavagna.
Domanda: cosa ha fatto?
Il pubblico rimane a guardare il corto quando desidera completare un'informazione.
PER UN CORTO DI QUALITÀ SERVONO SOPRATTUTTO CINQUE COSE
Una premessa immediatamente leggibile, un personaggio che desidera qualcosa, un ostacolo concreto, una variazione o rivelazione ed un finale che aggiunga significato.
Tutto il resto è facoltativo.
E soprattutto serve una buona recitazione.
In tre minuti il pubblico passa pochissimo tempo con il personaggio. Un gesto falso, non veritiero occupa percentualmente molto più spazio che in un lungometraggio.
Per questo conviene scrivere comportamenti semplici e credibili che l'attore possa realmente vivere.
IL VANTAGGIO PRODUTTIVO
Un corto di due o tre minuti può essere anche un progetto eccellente per imparare a fare cinema seriamente.
Permette di concentrare le risorse su: una buona location; due bravi attori; un buon fonico; una fotografia precisa; una piccola scenografia; una mezza giornata od una giornata di riprese.
Invece di disperdere un budget ridotto su venti scene, lo si concentra su tre minuti.
Questo può aumentare enormemente la qualità percepita.
PUÒ ESSERE UN CORTO DA FESTIVAL?
Certamente. La brevità non è un difetto.
Anzi, un corto molto breve che termina nel momento esatto può lasciare un'impressione migliore di un film di quindici minuti che avrebbe potuto durarne solo cinque.
Per avere possibilità di distinguersi deve però evitare l'effetto di essere un "esercizio".
Lo spettatore deve sentire che: la durata è stata scelta e non è subita.
Il film deve essere pensato e completo in tre minuti, non essere stato ridotto a tre minuti.
LA DOMANDA FINALE DELLO SCENEGGIATORE
Dopo aver scritto il corto, conviene dimenticare per un momento dialoghi, struttura e tecnica e chiedersi: "Qual è l'immagine, il gesto o la battuta che lo spettatore ricorderà anche dieci minuti dopo?"
Se non c'è, bisogna probabilmente continuare a lavorarci sopra.
Per "Due caffè" potrebbe essere la tazzina che finalmente viene svuotata.
Per "Inglese fluente" il candidato che chiude lentamente il curriculum.
Per "La distanza di una mano" le due mani che finalmente si toccano.
Questa è la forza del cortometraggio brevissimo.
Non ha abbastanza tempo per mostrare tutto.
Perciò deve mostrare una cosa sola che valga la pena ricordare.
IN CONCLUSIONE
Un cortometraggio di massimo due o tre minuti può essere assolutamente un film di grande qualità.
Può emozionare, divertire, inquietare e sorprendere.
Ma richiede una scrittura molto disciplinata.
Lo sceneggiatore deve mostrare meno personaggi, dare meno spiegazioni, meno avvenimenti e più significato.
Deve entrare tardi nella storia ed uscirne presto.
Deve pensare per immagini.
Deve affidarsi agli oggetti, ai comportamenti, agli sguardi ed ai silenzi.
Deve creare nello spettatore immediatamente una domanda.
Deve costruire un cambiamento.
E deve sapere esattamente dove terminare.
In un lungometraggio possiamo avere due ore per convincere lo spettatore che un personaggio è interessante.
In un corto di tre minuti abbiamo poco più di dieci secondi.
Questa apparente limitazione è in realtà una straordinaria scuola di sceneggiatura.
Costringe ad imparare una delle capacità più importanti di chi scrive per il cinema, cioè: scegliere non quante cose raccontare, ma quale sia l'unica cosa che vale davvero la pena mostrare.
















































































































































































