SCRIVERE UN CORTOMETRAGGIO DI 2 O 3 MINUTI
Può essere davvero un corto di qualità?
Assolutamente sì. Un cortometraggio di due o tre minuti può essere non soltanto un buon esercizio di scrittura, ma un vero film completo, capace di emozionare, sorprendere, divertire o lasciare nello spettatore una domanda che continua anche dopo il nero finale.
La difficoltà, però, è considerevole.
In un cortometraggio di venti minuti lo sceneggiatore può permettersi di presentare lentamente un personaggio, costruire un conflitto, introdurre personaggi secondari, creare false piste e preparare il climax. In corto di massimo tre minuti quasi tutto questo deve avvenire attraverso pochi elementi estremamente selezionati.
Il corto brevissimo non è quindi un cortometraggio normale semplicemente "accorciato".
È una forma narrativa differente.
Bisogna pensarlo come un meccanismo di precisione nel quale ogni inquadratura, gesto, oggetto, battuta e silenzio devono svolgere una funzione precisa.
LA PRIMA REGOLA: UNA SOLA IDEA FORTE
Per un corto di due o tre minuti è quasi sempre sbagliato partire da una trama troppo grande e complessa.
Una storia come: "Un uomo scopre il tradimento della moglie, la affronta, si separa, attraversa un periodo di depressione ed infine incontra un'altra donna" contiene materiale per un corto molto più lungo.
In tre minuti bisognerebbe invece scegliere un unico momento decisivo.
Per esempio: "Un uomo trova sul telefono della compagna un messaggio inequivocabile. Lei entra nella stanza. Lui le porge semplicemente il telefono." FINE.
Il film non deve necessariamente raccontare ciò che succederà dopo. Può raccontare il momento esatto nel quale una vita cambia.
Questa è una delle grandi possibilità del cortometraggio brevissimo: non raccontare tutta una storia, ma raccontare perfettamente il momento in cui quella storia cambia direzione.
CERCARE UN'IDEA CHE POSSA ESSERE COMPRESA VISIVAMENTE
In un film di tre minuti non conviene spendere trenta secondi per spiegare chi siano i personaggi.
È molto meglio costruire una situazione che lo spettatore possa capire quasi immediatamente. Come:
Una donna entra ogni mattina nello stesso bar e ordina due caffè, anche se è sola.
Un ragazzo aspetta davanti ad una porta con un mazzo di fiori.
Un anziano continua ad apparecchiare per due persone.
Una bambina mette ogni giorno un foglio sotto una porta che nessuno apre.
Un uomo vestito elegantemente aspetta un colloquio di lavoro mentre ripassa di nascosto su internet le competenze che ha dichiarato di possedere.
In pochi secondi lo spettatore comprende già: chi osservare; che cosa potrebbe desiderare; dove potrebbe nascere il problema.
La situazione deve essere leggibile prima ancora delle spiegazioni.
ENTRARE NELLA STORIA IL PIÙ TARDI POSSIBILE
In un corto di tre minuti bisogna eliminare quasi completamente le introduzioni.
Non serve necessariamente mostrare: il personaggio che si sveglia; si veste; esce; sale in macchina; raggiunge il luogo; entra.
Se la storia riguarda un colloquio di lavoro, possiamo cominciare direttamente con:
INTERNO. SALA COLLOQUI - GIORNO
Il responsabile legge:
RESPONSABILE
Qui scrive che il suo è "inglese fluente".
Il candidato sorride.
Dal computer arriva una voce in inglese.
Il sorriso del nostro personaggio scompare.
Sono passati forse quindici secondi e la storia è già cominciata.
Questa tecnica è essenziale nel corto brevissimo.
IL PERSONAGGIO DEVE VOLERE QUALCOSA
Anche in due minuti serve un obiettivo.
Il protagonista potrebbe voler: ottenere un lavoro; nascondere un errore; farsi perdonare; consegnare una lettera; non essere scoperto; fermare qualcuno prima che parta; entrare in una stanza; evitare una telefonata; dire "ti amo"; non dire "ti amo".
L'obiettivo deve essere semplice ed immediatamente comprensibile.
La complessità può stare nel significato emotivo, non nella quantità degli eventi.
IL CONFLITTO DEVE ARRIVARE QUASI SUBITO
Se il film dura solo tre minuti, non possiamo aspettare due minuti prima che accada qualcosa.
Entro i primi venti od al massimo trenta secondi dovrebbe comparire una domanda narrativa.
Per esempio: il treno sta arrivando; qualcuno ha bussato alla porta; manca una firma; la telefonata non dovrebbe essere ascoltata; un messaggio arriva alla persona sbagliata; un bambino riconosce qualcuno che non dovrebbe conoscere; un uomo scopre che il proprio posto è già occupato.
Lo spettatore deve quindi pensare: "Adesso cosa succede?"
Quella domanda è il vero aggancio.
L'HOOK: CATTURARE LO SPETTATORE NEI PRIMI SECONDI
Nel linguaggio contemporaneo si usa spesso il termine hook, cioè "gancio". È ciò che cattura immediatamente l'attenzione.
In un corto di tre minuti è particolarmente importante.
Un buon hook può essere un'immagine, come: Un uomo anziano entra in una cabina fotografica con un abito da sposo.
Può essere una frase:
DONNA
Se rispondi al telefono, io me ne vado.
Ed il telefono squilla.
Può essere un oggetto, come: Una bambina trova nella tasca del padre una fotografia di se stessa scattata prima della propria nascita.
Può essere una situazione: Un ladro entra in una casa e trova il proprietario che lo sta aspettando con due tazze di tè.
Il gancio non deve necessariamente essere spettacolare.
Deve creare curiosità.
TRE MINUTI NON SIGNIFICANO TRE MINUTI DI VELOCITÀ
Questo è un punto molto importante.
La tentazione è pensare: "Ho poco tempo, quindi devo montare velocissimo."
Non necessariamente.
Un cortometraggio di tre minuti può contenere lunghi silenzi.
Può essere quasi interamente composto da una sola inquadratura.
Ciò che deve essere rapido è la comprensione narrativa, non necessariamente il montaggio.
Ad esempio: Una donna può restare immobile per quindici secondi davanti ad una porta.
Se sappiamo che dall'altra parte c'è qualcuno che non vede da vent'anni, quei quindici secondi sono pieni di tensione.
Se non sappiamo nulla, sono soltanto quindici secondi di una donna davanti ad una porta.
La scrittura deve quindi caricare di significato il tempo.
UNA POSSIBILE STRUTTURA DI TRE MINUTI
Per un corto di circa tre minuti può essere utile pensare ad una struttura molto semplice.
Nei primi 20-30 secondi bisogna far capire sia il personaggio, che la situazione e l'anomalia.
Tra i 30 ed i 90 secondi il protagonista tenta di affrontare il problema.
Tra il minuto e mezzo e i due minuti il problema cambia, peggiora oppure viene rivelato qualcosa che modifica ciò che credevamo.
Negli ultimi 30-60 secondi arrivano la scelta, la conseguenza e l'immagine finale.
Naturalmente questa non è una formula obbligatoria.
Ma rende evidente una cosa: non c'è spazio per scene che non producano cambiamento.
IL CORTO BREVISSIMO AMA IL ROVESCIAMENTO
Una delle strutture più efficaci è quella basata sul reversal, cioè sul rovesciamento.
Lo spettatore crede di assistere ad una situazione. Poi comprende che la realtà è differente.
Per esempio: Vediamo una donna parlare amorevolmente con qualcuno fuori campo mentre prepara due tazze di caffè. Noi spettatori naturalmente, come prima cosa, pensiamo al marito.
Alla fine scopriamo che sta ascoltando ogni mattina un vecchio messaggio vocale dell'uomo morto.
Oppure: Se un ragazzo corre disperatamente attraverso la città con un mazzo di fiori, noi pensiamo che stia tentando di riconquistare una ragazza.
Arriva invece in ospedale e li porta alla madre prima di un'operazione.
Il rovesciamento funziona se non è un semplice trucco. Deve aggiungere un significato emotivo.
DIFFERENZA TRA SORPRESA E INGANNO
Il pubblico può essere sorpreso. Ma non deve sentirsi imbrogliato.
Se nel finale scopriamo che un personaggio era morto, devono esserci elementi che, riguardando il corto, rendano la rivelazione possibile.
La buona sorpresa produce: "Ah, ecco perché!"
La cattiva sorpresa produce: "Ma come avrei potuto saperlo?"
Questa distinzione è fondamentale.
IL CORTO DI TRE MINUTI HA BISOGNO DI UN'IMMAGINE CENTRALE
È molto utile trovare un'immagine che possa diventare il cuore del nostro breve film.
Per esempio: due sedie, una sempre vuota; oppure una valigia davanti alla porta; un semaforo che continua a diventare velocemente rosso; una torta per una persona che non arriva; una fotografia strappata; un cane che aspetta ogni giorno davanti ad un negozio; una chiave che non apre più una porta.
Quell'immagine può tornare nel finale con un significato differente.
All'inizio vediamo una sedia vuota. Alla fine comprendiamo perché rimarrà sempre vuota.
Oppure l'opposto: all'inizio è vuota. Nel finale qualcuno finalmente si siede.
Tre minuti possono bastare per creare una trasformazione visiva molto forte.
POCHI PERSONAGGI
Per una durata così breve normalmente dovrebbe esserci un protagonista ed eventualmente un secondo personaggio importante, ed al massimo una terza presenza funzionale.
Cinque o sei personaggi rischiano di consumare troppo tempo soltanto per essere riconosciuti.
La limitazione può diventare una forza.
Due persone in ascensore possono costruire un intero film.
Un padre ed un figlio dentro un'automobile possono raccontare un rapporto.
Una donna ed una voce al telefono possono sostenere tre minuti di tensione.
POCHE LOCATION
Una o due location sono quasi sempre sufficienti.
Un corto brevissimo può diventare più forte se possiede una unità spaziale.
Per esempio: una lavanderia; una fermata dell'autobus; un ascensore; una sala d'attesa; una cucina; una panchina; una macchina parcheggiata.
La sceneggiatura deve spremere narrativamente lo spazio a disposizione.
Una porta, un vetro, uno specchio, una finestra od un tavolo possono diventare elementi drammaturgici.
DIALOGHI: POCHI MA PRECISI
Tre minuti non permettono conversazioni che spiegano ciò che lo spettatore ha già capito.
Una battuta deve:
- cambiare la situazione;
- rivelare un rapporto;
- nascondere qualcosa;
- provocare una reazione.
Consideriamo, ad esempio:
LUCA
Sei arrabbiata?
MARTA
Sì.
È informativo ma poco interessante. Meglio:
LUCA
Hai preparato anche per me?
Marta prende il secondo piatto dal tavolo e lo rimette nell'armadio.
MARTA
No.
Qui il dialogo e l'azione lavorano insieme.
IL SILENZIO È UN GRANDE ALLEATO
Nel cortometraggio brevissimo il silenzio consente di evitare spiegazioni.
Una reazione può sostituire dieci righe di dialogo.
Immaginiamo ad esempio:
FIGLIO
Papà, domani torno.
Il padre sorride.
Il figlio esce.
Il padre guarda la valigia del figlio rimasta aperta e vede che è completamente piena.
Il sorriso scompare.
Nessuna battuta.
Abbiamo capito che qualcosa non torna.
GLI OGGETTI POSSONO FARE IL LAVORO DELLE PAROLE
Nei cortissimi gli oggetti sono straordinariamente utili.
Ad esempio: un anello di fidanzamento tolto; una busta indirizzata non aperta; un biglietto; una fotografia; una chiave; un telefono; una scarpa da bambino; una tazza; un mazzo di fiori.
L'oggetto può contenere la storia passata ed il conflitto presente.
Ma bisogna evitare simbolismi eccessivamente complicati.
Lo spettatore deve poter comprendere il suo significato rapidamente.
IL PERSONAGGIO DEVE CAMBIARE, ANCHE DI POCO
Un cortometraggio di tre minuti non può mostrare realisticamente una trasformazione psicologica enorme. Ma può mostrare una decisione.
Un uomo non deve diventare coraggioso. Può compiere, per una volta, un atto coraggioso.
Una donna non deve superare definitivamente il lutto. Può riuscire a mettere via una fotografia.
Un ragazzo non deve diventare adulto. Può finalmente dire la verità al padre.
È sufficiente.
Il corto racconta il punto di svolta, non necessariamente l'intero percorso successivo.
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