Cosa significa scrivere una bella Sceneggiatura:
il punto di vista dello Spettatore
Cosa si aspetta, cosa vuole, cosa poi vede
Lo Spettatore come giudice supremo
C'è una verità che ogni sceneggiatore dovrebbe scrivere a grandi lettere sopra la propria scrivania, leggere ogni mattina prima di aprire il proprio documento di lavoro e ricordare in ogni momento di dubbio creativo: la sceneggiatura non esiste per lo sceneggiatore. Esiste per lo spettatore.
Questa affermazione può sembrare ovvia, persino banale, eppure è la più sistematicamente dimenticata da chi si siede a scrivere un cortometraggio per la prima volta, e spesso anche da chi lo fa per la centesima. La tentazione di scrivere per se stessi, di compiacere la propria visione, di stupire i propri colleghi con virtuosismi tecnici o di esorcizzare i propri demoni personali è fortissima e comprensibile: la scrittura è sempre un atto profondamente autobiografico, anche quando racconta storie lontanissime dall'esperienza diretta dell'autore. Ma il cortometraggio non è un diario: è un atto di comunicazione tra due esseri umani (l'autore e lo spettatore) e come ogni atto di comunicazione funziona solo se chi riceve il messaggio lo comprende, lo sente e ne viene toccato nel profondo.
Lo spettatore di un cortometraggio è un essere umano straordinariamente complesso, esigente e generoso insieme. È complesso perché porta con sé nella sala o davanti allo schermo del proprio computer, tutta la propria vita, i propri traumi, i propri desideri, le proprie paure e i propri pregiudizi, e filtra ogni immagine e ogni parola attraverso questo prisma personalissimo e irripetibile. È esigente perché, pur senza saperlo articolare tecnicamente, percepisce immediatamente quando una storia è autentica o falsa, quando un personaggio è vivo o artificioso, quando un finale è guadagnato o gratuito. Ed è generoso perché è disposto, anzi, è desideroso, di lasciarsi trasportare ovunque una buona storia voglia portarlo, di sospendere il proprio senso critico e di abbandonarsi completamente all'esperienza cinematografica, a patto che lo sceneggiatore rispetti il patto narrativo fondamentale: raccontargli qualcosa di vero.
Questo articolo è dedicato a esplorare cosa significhi scrivere una bella sceneggiatura per un cortometraggio dal punto di vista di questo spettatore: cosa si aspetta prima che le luci si spengano, cosa vuole durante la visione, e cosa vede, o dovrebbe vedere, se la sceneggiatura è davvero ben scritta.
* Parte prima: Cosa si aspetta lo Spettatore
L'aspettativa fondamentale: essere portato altrove
La prima e più profonda aspettativa dello spettatore di un cortometraggio è quella di essere portato altrove. Non necessariamente in un luogo fisico diverso dal proprio - non ha bisogno di esotismo geografico o di scenografie sontuose - ma in uno stato emotivo e percettivo diverso da quello in cui si trova nel momento in cui la proiezione inizia. Lo spettatore si siede davanti allo schermo con il peso della propria giornata addosso, con i pensieri che affollano la mente, con le preoccupazioni che non si riesce a mettere da parte: e si aspetta che il film, anche se dura solo cinque minuti, abbia il potere di spostare tutto questo, di creare uno spazio mentale ed emotivo nuovo in cui esistere per qualche momento al di fuori della propria vita ordinaria.
Questa aspettativa di evasione non è superficiale né banale: è profondamente umana, ed è la stessa che spinge gli esseri umani a raccontarsi storie da quando esistono come specie. Lo spettatore non cerca necessariamente una storia di fantasia o di avventura (l'evasione può avvenire anche attraverso il realismo più crudo) ma cerca quell'intensificazione della realtà che solo la narrazione ben costruita sa produrre, quella sensazione che ciò che si sta guardando sia più vivo, più significativo e più essenziale della vita di tutti i giorni.
L'aspettativa di un personaggio umano e riconoscibile
La seconda grande aspettativa dello spettatore riguarda il personaggio. Prima ancora che inizi la storia, prima ancora che venga introdotto il conflitto, lo spettatore si aspetta di incontrare qualcuno od un essere umano od un essere con caratteristiche umane, con cui poter stabilire una relazione emotiva autentica. Non necessariamente qualcuno di simpatico, né qualcuno di virtuoso o ammirevole: lo spettatore è perfettamente capace di seguire con interesse e partecipazione emotiva intensa un personaggio che non condivide i propri valori morali, a patto che quel personaggio sia psicologicamente coerente, umanamente riconoscibile e narrativamente interessante.
Ciò che lo spettatore si aspetta dal personaggio è quella qualità rara e preziosissima che i grandi sceneggiatori chiamano specificità: il personaggio deve essere abbastanza specifico sia nei propri desideri, che nelle proprie paure, nel proprio modo di muoversi e di parlare, da sembrare una persona reale che esiste al di fuori del film, e allo stesso tempo abbastanza universale da far sì che lo spettatore possa riconoscere in lui qualcosa di sé, anche quando la distanza biografica e culturale sembra incolmabile. Un personaggio specifico e universale insieme è il miracolo narrativo che ogni sceneggiatore deve saper compiere, e quando ci riesce lo spettatore lo percepisce immediatamente con quella sensazione fisica inconfondibile sia un leggero fremito, un senso di riconoscimento, quasi di sollievo, che si prova quando si incontra qualcuno che capisce davvero cosa si prova.
L'aspettativa di una storia che abbia qualcosa da dire
La terza aspettativa dello spettatore è forse la più difficile da soddisfare e la più spesso tradita dalle sceneggiature mediocri: si aspetta che la storia abbia qualcosa da dire. Non necessariamente un messaggio esplicito od una morale dichiarata, anzi, le sceneggiature che cercano di comunicare un messaggio in modo troppo diretto e didattico producono quasi sempre un effetto di rigetto nello spettatore, che si sente trattato come uno scolaro invece che come un adulto intelligente, ma una prospettiva originale sulla realtà, una domanda autentica senza risposta facile, una verità emotiva che l'autore ha sentito il bisogno urgente di condividere.
Lo spettatore si siede davanti a un cortometraggio con l'aspettativa implicita che ciò che sta per vedere non sia stato creato per caso o per esercizio tecnico, ma perché qualcuno aveva qualcosa di necessario da raccontare. Questa sensazione di necessità cioè la percezione che la storia che si sta guardando non potesse non essere raccontata, è uno degli elementi più potenti che una sceneggiatura possa trasmettere, e quando è presente trasforma la visione da intrattenimento a esperienza.
L'aspettativa di rispetto del proprio tempo
Lo spettatore di un cortometraggio sa che sta per dedicare al film tra i tre e i venti minuti della propria vita, e si aspetta che questo tempo venga rispettato con la massima serietà. Nel formato lungo il pubblico è abituato a concedere al film un certo margine di indulgenza cioè accetta le scene di pura atmosfera, i momenti di pausa, le digressioni che arricchiscono il mondo narrativo anche senza far avanzare la trama, ma nel cortometraggio questa indulgenza è quasi inesistente. Ogni scena che non serve alla storia viene percepita come un tradimento del patto narrativo, un atto di mancanza di rispetto verso il tempo prezioso che lo spettatore ha scelto di dedicare al film.
Questa aspettativa di economia narrativa assoluta è forse la caratteristica che più distingue il cortometraggio da qualsiasi altro formato cinematografico, e che rende la scrittura di una bella sceneggiatura per cortometraggio più difficile e non più facile della scrittura di un lungometraggio. Comprimere senza impoverire, sintetizzare senza banalizzare, essere essenziali senza essere freddi: queste sono le sfide drammaturgiche più alte che il formato breve impone, e lo spettatore, inconsapevolmente ma infallibilmente, percepisce quando queste sfide sono state vinte o perse.
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Link alla seconda parte dell'articolo


































































































































































