Sceneggiature piu autori crop

E' ricchezza creativa o perdita di identità?

Nel cinema si parla spesso della sceneggiatura come dell’opera di uno scrittore solitario, chiuso in una stanza davanti ad una pagina bianca. È un’immagine suggestiva, ma soltanto parzialmente vera. Moltissimi film nascono infatti dalla collaborazione fra due, tre o più autori: sceneggiatori che lavorano contemporaneamente, coppie consolidate, registi che scrivono insieme ad uno sceneggiatore oppure autori successivi che intervengono sul medesimo progetto in fasi differenti.

La presenza di più nomi nei titoli di testa non indica, però, sempre lo stesso tipo di lavoro. Un conto è che due autori costruiscano insieme la storia, discutendo ogni scena ed assumendosi congiuntamente la responsabilità del testo; un altro è che uno sceneggiatore scriva una prima versione ed un secondo autore venga incaricato di riscriverla. Nel sistema statunitense, la Writers Guild of America distingue perfino graficamente queste situazioni: la “&” indica generalmente una squadra che ha scritto insieme, mentre la parola “and” segnala autori che hanno lavorato separatamente sul medesimo materiale.

La vera domanda, quindi, non è semplicemente: «È meglio scrivere da soli od insieme?». La domanda più corretta è: quale forma di collaborazione serve a questo particolare film?

* Due autori non producono automaticamente una sceneggiatura migliore

Il primo equivoco da eliminare è che due scrittori possiedano necessariamente il doppio delle idee e, di conseguenza, producano una storia due volte più efficace. La creatività non funziona come una semplice addizione. Due autori possono moltiplicare le possibilità del progetto, ma possono anche moltiplicare le indecisioni, le contraddizioni ed i compromessi.

Quando la collaborazione funziona, il secondo autore non rappresenta soltanto un’altra persona che propone battute o inventa scene. È soprattutto un interlocutore capace di mettere alla prova il pensiero del primo. Lo sceneggiatore che lavora da solo può innamorarsi di una sequenza, di un dialogo o di un personaggio e perdere la capacità di valutarlo con distacco. Un collaboratore può porre la domanda decisiva:  «Questa scena è davvero necessaria, oppure ti piace soltanto perché è ben scritta?»

Il confronto costringe entrambi gli autori a motivare le proprie scelte. Una svolta narrativa non può essere difesa semplicemente affermando che “funziona”: bisogna spiegare perché il personaggio dovrebbe comportarsi in quel modo, quale conseguenza produce quella decisione e come la scena modifica il percorso emotivo del protagonista.

La co-scrittura può così diventare una forma di controllo reciproco. Ogni autore impedisce all’altro di accontentarsi della prima soluzione disponibile.

Il problema nasce quando il confronto non approfondisce le scelte, ma le neutralizza. Se ogni divergenza viene risolta scegliendo una soluzione intermedia, la sceneggiatura rischia di perdere carattere. Una storia non diventa necessariamente migliore perché nessuno degli autori la considera sbagliata. Può semplicemente diventare una storia che non entusiasma davvero nessuno.

* Il principale vantaggio: vedere ciò che l’altro non vede

Ogni sceneggiatore possiede capacità particolari e zone di debolezza.
C’è chi costruisce con precisione l’intreccio, ma scrive dialoghi troppo funzionali.
C’è chi sa creare personaggi intensi, ma tende a disperdere il racconto.
C’è chi possiede un eccellente senso della comicità, ma ha difficoltà nel mantenere la progressione drammatica.
C’è infine chi pensa soprattutto per immagini e chi ragiona attraverso parole, psicologia e sottotesto.

Due autori con competenze complementari possono compensare reciprocamente queste debolezze.

Uno può occuparsi maggiormente della struttura generale: evento scatenante, sviluppo dei conflitti, punto di svolta, climax e conclusione. L’altro può concentrarsi sulla qualità delle relazioni, sulla credibilità emotiva, sui dialoghi e sulle trasformazioni interiori. Questo non significa necessariamente dividere materialmente le scene, ma affrontare il medesimo testo da prospettive differenti.

Una buona coppia di sceneggiatori non è formata da due persone identiche. È composta da autori abbastanza affini da riconoscere lo stesso film, ma abbastanza diversi da offrirgli qualità che l’altro non possiede.

In questo senso la collaborazione può essere particolarmente efficace nei film che devono equilibrare componenti differenti: commedia e dramma, spettacolo e intimità, intreccio e personaggi, realismo ed invenzione fantastica.

* Il dialogo viene immediatamente messo alla prova

Scrivendo da soli, è possibile leggere mentalmente una battuta attribuendole l’intonazione corretta, il ritmo desiderato e il sottotesto immaginato. Sulla pagina, però, quella stessa battuta potrebbe risultare artificiosa o didascalica.

La presenza di un secondo autore permette di verificare il dialogo mentre viene scritto. Le battute possono essere lette ad alta voce, contraddette, abbreviate e riscritte. Uno degli autori può interpretare momentaneamente il protagonista e l’altro l’interlocutore. In questo modo si scoprono subito:

  • le risposte troppo prevedibili;
  • le battute che spiegano ciò che lo spettatore ha già capito;
  • le ripetizioni;
  • i cambiamenti emotivi non preparati;
  • le frasi che appartengono allo sceneggiatore, ma non al personaggio.

Questo vantaggio è particolarmente importante nella commedia. Il ritmo comico richiede spesso un controllo quasi musicale: preparazione, attesa, deviazione, battuta e reazione. Un collaboratore può percepire immediatamente quando una battuta arriva troppo presto, quando viene spiegata eccessivamente o quando manca una reazione capace di completarla.

* La collaborazione aumenta la capacità di riscrittura

La prima stesura rappresenta soltanto l’inizio del lavoro. Un film professionale attraversa normalmente osservazioni produttive, problemi di budget, modifiche delle location, richieste degli interpreti, esigenze registiche e trasformazioni emerse durante le prove.

Una coppia di sceneggiatori può affrontare meglio questa pressione. Mentre uno interviene su determinate sequenze, l’altro può controllare le conseguenze delle modifiche sull’intero racconto. Se viene eliminata una scena, qualcuno deve verificare se un’informazione contenuta in quella sequenza debba o possa essere trasferita altrove. Se un personaggio secondario viene ridotto, bisogna capire chi erediterà la sua funzione narrativa.

Nel lungometraggio, dove le relazioni di causa ed effetto sono numerose, questa sorveglianza incrociata può essere preziosa. Ogni modifica produce onde che attraversano il resto della sceneggiatura. Due autori possono accorgersi più facilmente di una promessa narrativa rimasta senza conseguenza, di un oggetto introdotto e poi dimenticato o di una trasformazione psicologica che non possiede più una preparazione adeguata.

* Il pericolo maggiore: la perdita di una voce riconoscibile

La sceneggiatura non è soltanto un insieme di eventi ben organizzati. È anche un punto di vista sul mondo. Il tono, il ritmo, il tipo di ironia, il modo in cui vengono osservati i personaggi e perfino ciò che rimane fuori campo costituiscono la voce dell’opera.

Quando due autori non condividono questa voce, il testo può apparire frammentato. Alcune scene sembrano appartenere ad una commedia realistica, altre ad una farsa; alcune trattano il protagonista con empatia, altre lo giudicano; alcune utilizzano dialoghi asciutti, altre diventano improvvisamente letterarie.

Lo spettatore potrebbe non sapere che la sceneggiatura è stata scritta da più persone, ma avvertirà una mancanza di coerenza.

Il problema non si risolve imponendo a tutti gli autori di scrivere nello stesso modo. È necessario stabilire prima quale sia lo sguardo comune. Gli autori possono avere stili personali diversi, ma devono concordare almeno su alcune questioni fondamentali, come queste:

  • Che rapporto abbiamo con il protagonista?
  • Il film prende sul serio il suo dolore oppure lo osserva ironicamente?
  • La comicità nasce dai personaggi o da gag esterne?
  • Il mondo rappresentato è realistico, grottesco, poetico o simbolico?
  • Quanto deve essere esplicito il significato delle scene?
  • Quale emozione vogliamo lasciare allo spettatore?

Senza queste risposte, ogni autore finirà per scrivere il proprio film.

* I conflitti creativi possono migliorare il testo oppure bloccarlo

Il disaccordo non è necessariamente un problema. Al contrario, una collaborazione in cui nessuno contraddice mai l’altro può diventare sterile. Un buon conflitto creativo obbliga a trovare una soluzione più solida delle due proposte iniziali.

Se un autore vuole che il protagonista confessi la verità e l’altro preferisce che continui a mentire, non bisogna necessariamente votare. Bisogna chiedersi quale delle due decisioni rappresenti meglio il personaggio, quale produca conseguenze più interessanti e quale conduca il film verso il tema che gli autori intendono affrontare.

Il conflitto diventa dannoso quando la discussione non riguarda più la storia, ma il prestigio personale. In quel momento ogni modifica viene interpretata come una sconfitta ed ogni critica come un attacco.

Si manifesta allora una delle patologie più comuni della scrittura collettiva: l’autore non difende più la soluzione migliore, ma la propria soluzione.

Per evitarlo è utile stabilire una regola semplice: nessuna proposta deve essere giudicata in base a chi l’ha formulata. La domanda non è «Di chi è questa idea?», ma «Che cosa produce questa idea nel film?».

* Il rischio del compromesso permanente

In politica il compromesso può essere necessario. In una sceneggiatura, invece, può risultare pericoloso. Una scena precisa richiede spesso una scelta netta: il personaggio entra oppure rimane fuori; confessa oppure tace; perdona oppure abbandona; apre la porta oppure non la apre.

Tentare di conservare contemporaneamente tutte le possibilità genera scene ambigue non nel senso positivo del termine, ma semplicemente indecise.

Il compromesso può anche produrre personaggi eccessivamente equilibrati. Per non scontentare nessuno, si eliminano gli aspetti più estremi, contraddittori o sgradevoli. Il protagonista diventa ragionevole, il conflitto viene attenuato ed ogni comportamento viene giustificato. Il risultato è spesso corretto, ma privo di energia.

Una collaborazione efficace deve accettare che alcune idee vengano abbandonate. Non tutte le proposte devono entrare nel film e non è necessario compensare ogni rinuncia concedendo all’altro autore una scena diversa.

La sceneggiatura non deve rappresentare equamente gli sceneggiatori. Deve servire la storia.

* Il problema della responsabilità

Quando un autore lavora da solo, sa di essere responsabile della qualità complessiva del testo. In una squadra, invece, può emergere una pericolosa diffusione della responsabilità.

Una scena debole rimane nella sceneggiatura perché ogni autore presume che piaccia agli altri. Un problema strutturale non viene affrontato perché nessuno vuole appropriarsene. Una decisione urgente viene rinviata in attesa che tutti si esprimano.

Più aumenta il numero degli autori, più diventa necessario definire chi possa prendere la decisione finale.

Questo ruolo non deve necessariamente appartenere al regista od all’autore più esperto. Può essere affidato alla persona che possiede la visione più completa del progetto. L’importante è che esista un responsabile dell’armonizzazione finale: qualcuno che controlli la continuità del tono, elimini le ripetizioni e trasformi i contributi individuali in una sola sceneggiatura.

Senza questa figura si rischia di produrre non un film, ma una raccolta di buone intenzioni.

* Scrivere in due: la dimensione più gestibile

La coppia rappresenta probabilmente la forma più semplice ed efficace di co-scrittura. La comunicazione è diretta, le responsabilità sono facilmente individuabili ed ogni divergenza può essere affrontata senza creare coalizioni.

Due autori possono lavorare insieme in modi differenti.

Scrittura realmente congiunta

Entrambi partecipano alla scaletta, discutono le scene e scrivono insieme davanti allo stesso computer. È un metodo lento, ma permette un controllo continuo del tono.

Divisione per competenze

Uno costruisce la struttura e l’altro sviluppa dialoghi e personaggi. Successivamente entrambi revisionano l’intero testo.

Divisione per sequenze

Ogni autore scrive determinate scene. È un sistema rapido, ma richiede una revisione finale molto rigorosa, perché aumenta il rischio di discontinuità stilistica.

Prima stesura e riscrittura

Uno dei due produce una versione completa; l’altro interviene successivamente come primo lettore e co-autore della riscrittura. Questo metodo conserva una certa unità iniziale, ma deve evitare che il secondo autore venga ridotto al ruolo di semplice correttore.

Regista e sceneggiatore

Lo sceneggiatore può concentrarsi sulla costruzione drammatica, mentre il regista verifica la concreta traducibilità delle scene in immagini, spazio, recitazione e montaggio. Questa collaborazione è fertile quando il regista non pretende di trasformare ogni problema di scrittura in una soluzione visiva e quando lo sceneggiatore comprende che una pagina elegante può risultare irrealizzabile o cinematograficamente debole.

* Quando gli autori diventano tre o più

Con tre o più autori la ricchezza dei contributi cresce, ma aumenta anche la complessità del processo. Non è più sufficiente “parlare finché non siamo tutti d’accordo”. Diventa necessario organizzare il lavoro.

Una squadra numerosa può essere utile quando il progetto richiede:

  • una trama particolarmente complessa;
  • numerosi personaggi;
  • ricerche specialistiche;
  • una costruzione narrativa su più periodi temporali;
  • una forte componente comica;
  • un universo fantastico con regole articolate;
  • molte revisioni produttive;
  • il coordinamento tra storia, sceneggiatura e sviluppo visivo.

In questi casi, tuttavia, gli autori non dovrebbero intervenire indistintamente su ogni riga. È preferibile attribuire funzioni riconoscibili: supervisione della struttura, sviluppo dei personaggi, controllo del genere, ricerca, dialoghi, revisione finale.

Quando tutti sono responsabili di tutto, spesso nessuno è veramente responsabile di qualcosa.

* Il lungometraggio beneficia più facilmente della scrittura collettiva

Il lungometraggio contiene normalmente una quantità maggiore di materiale narrativo: sottotrame, personaggi secondari, cambiamenti di ambiente, richiami interni, anticipazioni e conseguenze. La scrittura a più mani può quindi garantire una maggiore capacità di controllo.

Un autore può seguire l’arco del protagonista, un altro verificare lo sviluppo dell’antagonista ed un terzo controllare la logica dell’intreccio. Nei film di genere, inoltre, è possibile affidare ad un collaboratore un’attenzione specifica verso il funzionamento del mistero, della suspense, delle scene d’azione o della comicità.

Anche le esigenze produttive favoriscono talvolta la collaborazione. Il lungometraggio deve resistere a numerose riscritture ed adattarsi a condizioni concrete: disponibilità degli attori, modifiche di budget, location perdute, durata complessiva e richieste della produzione.

La presenza di più autori può rendere questo processo più rapido e meno logorante.

Tuttavia, proprio la maggiore complessità del lungometraggio può aggravare i difetti della co-scrittura. Una differenza di visione non risolta all’inizio può diffondersi per cento pagine. Due autori che immaginano finali diversi potrebbero costruire inconsapevolmente due percorsi incompatibili.

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