Gli esperimenti di Steven Soderbergh
Ha sostituito le macchine fotografiche, le cartine stradali, persino la carta di credito. Ma il potenziale degli smartphone, a quanto pare, non si è ancora esaurito. E così da qualche anno invade anche i set cinematografici. Ad essere già stato incoronato come principale promotore delle potenzialità di uno smartphone sul set cinematografico è Steven Soderbergh. L’iPhone è stato l’unico obiettivo dietro alla sua ultima produzione – High Flying Birds, dall’8 febbraio su Netflix – che segue a quella dello scorso anno, il thriller psicologico Unsane. Grande entusiasta della novità che «alleggerisce» l’attrezzatura mantenendo alta la qualità dell’immagine, ai critici – e in particolare al collega Christopher Nolan che l’ha sfidato a tornare alle telecamere professionali – ha risposto che sarebbe come tornare a «scrivere le sceneggiature con la matita».
Perché l’iPhone
Per entrambi, Lelouch e Soderbergh, i vantaggi di riprendere una scena con l’iPhone battono decisamente gli svantaggi. Innanzitutto la velocità: «È lo strumento che ho sempre sognato – ci racconta il regista francese – è ciò che più si avvicina all’occhio umano. Ora posso tirare fuori l’obiettivo quando voglio in un attimo, come la pistola in un film western». Poi la sua capacità di diventare “invisibile” sul set. Con l’iPhone il regista aveva pieno controllo dell’inquadratura e poteva seguire gli attori nelle scene, creando quel movimento che da sempre ricerca nelle sue pellicole. E gli attori, da parte loro, non sentono il “peso” dell’obiettivo e possono recitare in modo più intimo. Dal punto di vista della qualità dell’immagine, nessuna macro-differenza. Ma un difetto nell’utilizzo dell’iPhone c’è ed è lo zoom, ancora non all’altezza delle aspirazioni cinematografiche, che richiedono una profondità legata ancora alle lunghe lenti professionali.
Meno costi e tempi più brevi: gli altri esempi
Si abbattono anche i tempi di produzione: Les plus belles années d’une vie è stato girato in un paio di settimane. Si abbattono anche i costi. Per Unsane sono stati spesi 1,5 milioni di dollari. Poco più per High Flying Bird, 2 milioni di dollari. Mentre soltanto 100mila dollari sono serviti per completare, nel 2015, la commedia drammatica americana Tangerine diretta - attraverso la fotocamera di un iPhone 5S - dal regista Sean Baker. E gli esempi di chi ha scelto di abbracciare la rivoluzione «mobile» anche nel cinema non si fermano qui. Sempre nel 2015 un intero episodio della popolare sitcom Modern Family è stata girata con un iPhone. Così come Searching for Sugar Man, il documentario di Malik Bendjelloul, premio Oscar nel 2013. Due iPhone XS sono stati gli strumenti che il regista Emanuele Caruso ha appena utilizzato per il suo nuovo documentario, in uscita a marzo. A Riveder le Stelle è stato girato in sette giorni nel parco nazionale della Val Grande, in Piemonte, un ambiente completamente «disconnesso» dal mondo. L’area «wilderness» più estesa delle Alpi. Senza energia elettrica o copertura cellulare. 152 chilometri quadrati di sola natura. Ma immortalati dagli smartphone. Al documentario hanno partecipato Giuseppe Cederna, protagonista del film Premio Oscar Mediterraneo di Gabriele Salvatores e Maya Sansa, vincitrice nel 2013 del David di Donatello per il film Bella addormentata di Marco Bellocchio.
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Articolo di Michela Rovelli per Corriere.it 2019




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