Il Fisheye: quando, come, perché usarlo
* Prima di tutto: capire cosa è davvero un fisheye
Il fisheye è l'obiettivo più frainteso della fotografia e del cinema. La maggior parte di chi lo usa per la prima volta lo usa male: lo usa perché distorce, perché fa cose strane all'immagine, perché sembra "figo" od originale. Lo usa come ornamento. Ed il risultato è quasi sempre lo stesso: immagini che sembrano fatte con un fisheye, punto. Nessun significato aggiunto, nessuna emozione amplificata, solo la firma visiva di un obiettivo usato per se stesso.
Il fisheye usato bene è una cosa completamente diversa.
È uno dei pochi obiettivi che non si limita a mostrare il mondo ma lo reinterpreta. Piega le linee rette, trasforma la prospettiva, include in un singolo frame una quantità di mondo che nessun altro obiettivo può catturare, e produce nell'occhio dello spettatore una risposta fisica immediata, una sensazione di immersione, di disorientamento, di essere dentro qualcosa invece di guardarlo dall'esterno.
Questa risposta fisica è la chiave di tutto.
Il fisheye non è un filtro decorativo ma è uno strumento narrativo che agisce sul corpo dello spettatore prima ancora di agire sulla sua mente. Sapere quando e perché quell'azione corporea è narrativamente giustificata è la competenza fondamentale per usarlo bene.
Un fisheye (come l'AstrHori, ad esempio) è un obiettivo che copre un angolo visivo che può variare dai 180 fino a 220 gradi. Ha aberrazioni cromatiche ai bordi che in certi contesti sono un difetto da correggere ed in altri contesti sono una qualità espressiva da preservare. Ha un bokeh minimo alle aperture standard perché la profondità di campo è enorme. Ha una costruzione che regge il lavoro sul set. Conoscere questi parametri specifici ti permette di sfruttarne i punti di forza e di anticiparne i limiti.
* La fisica dell'obiettivo: cosa fa e perché lo fa
Per usare correttamente il fisheye bisogna capire cosa succede otticamente dentro quell'obiettivo.
Un obiettivo normale cerca di mantenere le linee rette del mondo come linee rette nell'immagine: è quello che si chiama proiezione rettilinea. Un obiettivo fisheye usa la proiezione equidistante od equiangolare quindi non conserva le linee rette ma conserva le angolazioni. Il risultato è che le linee rette del mondo reale diventano curve nell'immagine, con la curvatura massima ai bordi del frame e la distorsione minima al centro.
Questo significa che un soggetto posizionato esattamente al centro del frame di un fisheye appare con distorsione minima, quasi normale. Un soggetto posto ai bordi del frame appare curvato, allungato, deformato. Questa caratteristica è fondamentale per come si compone l'immagine con il fisheye: il soggetto principale va quasi sempre al centro, e la distorsione ai bordi viene usata per l'ambiente circostante.
Il vantaggio di questa geometria è l'angolo di campo: l'AstrHori copre fino a 220 gradi, cioè vedi letteralmente dalla tua sinistra alla tua destra tutto simultaneamente. Nessun obiettivo convenzionale si avvicina a questo tipo di immagine. E' un obiettivo che permette di includere in un frame informazioni spaziali che con un obiettivo normale richiederebbero più riprese separate.
Lo svantaggio è la perdita di controllo sulla prospettiva: non puoi fare quello che fai con un grandangolo normale, dove avvicini la camera per esagerare la profondità prospettica mantenendo le linee rette. Con il fisheye la profondità prospettica è sempre estrema e le linee sono sempre curve. Non puoi scegliere quanto distorcere: j'obiettivo distorce sempre al massimo.
* Il cinema del fisheye in modo magistrale: imparare dai migliori
Prima di parlare di come usarlo, vale la pena studiare chi lo ha usato bene e capire perché quelle scelte funzionano.
Terry Gilliam è probabilmente il regista che ha usato il fisheye in modo più sistematico e più consapevole. In "Brazil" del 1985 e in "12 Monkeys" del 1995, il fisheye non è un effetto occasionale ma è parte integrante del linguaggio visivo del film. Gilliam lo usa per costruire visivamente la sensazione di un mondo distorto, oppressivo, kafkiano. I corridoi burocratici si curvano intorno ai personaggi che li percorrono. Gli spazi di potere deformano fisicamente chi li abita. La distorsione del fisheye non descrive la follia del mondo ma la riproduce nell'immagine in modo che lo spettatore la senta nel proprio corpo.
Darren Aronofsky usa il fisheye in "Requiem for a Dream" del 2000 per le scene di dipendenza come le iniezioni, le pillole, la cocaina. Il fisheye posizionato vicinissimo al volto degli attori produce un'immagine claustrofobica e distorta che replica visivamente l'esperienza soggettiva della droga con la percezione alterata, il mondo che preme addosso, la perdita del senso corretto delle proporzioni. Non è un effetto estetico ma è la rappresentazione visiva di uno stato mentale.
Gaspar Noé in "Enter the Void" del 2009 usa il fisheye per costruire la prospettiva soggettiva di un personaggio che osserva il mondo dopo la morte. Il campo visivo enorme del fisheye, combinato con la prospettiva in prima persona, crea la sensazione di una coscienza che galleggia sopra il mondo fisico invece di abitarlo. Non si potrebbe ottenere lo stesso effetto con nessun altro obiettivo.
Spike Lee usa il fisheye in modo iconografico nelle scene di confronto tra personaggi in "Do the Right Thing" del 1989: due facce che si avvicinano fino a riempire il frame, distorte dalla curvatura del fisheye in modo da sembrare più grandi, più aggressive, più presenti di quanto sarebbero con un obiettivo normale. Il fisheye amplifica il conflitto fisicamente.
Questi esempi hanno un denominatore comune: il fisheye non è lì perché è interessante visivamente. È lì perché quella deformazione specifica, in quel momento specifico della storia, dice qualcosa che nessun altro obiettivo avrebbe potuto dire.
* Genere per genere: quando e come usarlo
- Nel cortometraggio drammatico: la distorsione come stato mentale
Il dramma psicologico è il contesto in cui il fisheye trova la sua applicazione più naturale e più potente. La ragione è semplice: il fisheye non mostra il mondo come è ma mostra il mondo come viene percepito da una coscienza disturbata, alterata, sotto pressione.
Quando usarlo nel dramma:
- Nelle scene di crisi psicologica è il momento in cui il personaggio perde il controllo della propria reazione emotiva. Un attore in crisi di panico, filmato con il fisheye a distanza ravvicinata mentre lo spazio intorno a lui si incurva e si comprime, produce nell'immagine la stessa sensazione che il panico produce nella mente ovvero il mondo che si restringe, le proporzioni che saltano, la realtà che smette di rispettare le sue regole.
- Nelle scene di dipendenza, alcolismo, alterazione della percezione proprio come ha fatto Aronofsky. Il fisheye è perfetto per mostrare il punto di vista soggettivo di qualcuno che non vede il mondo normalmente.
- Nelle scene di dissociazione quando il personaggio che guarda se stesso dall'esterno, non riconosce più la propria realtà. Posizionando il fisheye in modo che il personaggio sia al bordo del frame invece che al centro, la sua figura viene curvata e deformata, producendo visivamente la sensazione di un'identità che non si riconosce più.
Come non usarlo nel dramma:
Non usarlo nelle scene emotive normali, nelle scene di dialogo carico di sentimento, nei momenti di rivelazione, nei confronti emotivi diretti. Il fisheye in questi contesti distrae dall'emozione invece di amplificarla, perché lo spettatore percepisce l'effetto dell'obiettivo invece dell'emozione. Il fisheye chiama l'attenzione su se stesso ed in una scena emotiva, l'obiettivo non deve mai chiamare l'attenzione su di sé.
Esempio specifico:
Nelle scene di crisi psicologica, prova questa configurazione: fisheye a circa venti-trenta centimetri dal viso dell'attore, leggermente sotto l'asse degli occhi. La prospettiva dal basso amplifica la sensazione di schiacciamento, il viso appare grande e deformato, lo spazio intorno al personaggio si incurva verso il basso. Combinato con una luce dura e contrastata, produce un'immagine che è fisicamente inquietante senza bisogno di effetti aggiuntivi.
- Nel cortometraggio horror e thriller: il fisheye come strumento di paura
L'horror è il genere in cui il fisheye ha le radici storiche più profonde. Il cinema horror ha usato il grandangolo estremo fin dagli anni Settanta precisamente perché la deformazione della realtà corrisponde alla deformazione del reale che è il cuore dell'horror cioè la violazione delle regole del mondo normale.
Il fisheye nell'horror funziona su due livelli simultanei.
- Il primo è il livello della minaccia aumentata: un essere minaccioso, umano o mostruoso, ripreso con il fisheye da sotto e da vicino appare enormemente più grande, più incombente, più impossibile da evitare. La distorsione prospettica del fisheye esagera la distanza tra il soggetto in primo piano e lo sfondo, creando una sensazione di sproporzione che il cervello legge come minaccia. La silhouette di un personaggio inquietante che occupa quasi tutto il frame di un fisheye, con lo sfondo che si incurva lontanissimo dietro di lui, è visivamente più terrificante della stessa immagine fatta con un obiettivo normale.
- Il secondo livello è quello dello spazio claustrofobico: paradossalmente, il fisheye che mostra tutto, che include nel frame più mondo di quanto l'occhio umano possa vedere in un colpo solo, produce spesso una sensazione di claustrofobia. Perché mostrare tutto contemporaneamente non dà respiro. Lo spettatore non può scegliere dove guardare ma è costretto a vedere tutto, e quel tutto preme da tutti i lati.
Alcune applicazioni pratiche specifiche per l'horror:
- La soggettiva del predatore: posiziona il fisheye all'altezza dei fianchi e muovila attraverso uno spazio mentre il personaggio ignaro è nell'inquadratura. La prospettiva bassa ed il campo visivo estremo producono la sensazione di essere seguiti da qualcosa di non umano, con proporzioni non umane.
- La scoperta dello spazio: quando un personaggio entra in un luogo che non conosce come una cantina, un edificio abbandonato, una stanza segreta, il fisheye a mano avanza lentamente attraverso lo spazio. Il campo visivo estremo include angoli e dettagli che un obiettivo normale non includerebbe, creando la sensazione che il luogo sia molto più vasto e più pieno di possibilità minacciose di quanto sembri.
- Il riflesso nello specchio: una delle inquadrature più potenti che il fisheye permette nell'horror è quella in cui la camera guarda in uno specchio con il fisheye. La curvatura del fisheye combina con la riflessione dello specchio per produrre un'immagine di spazio impossibile: un corridoio che si curva dentro lo specchio, un viso riflesso che sembra più lontano e più vicino allo stesso tempo.
La transizione dall'obiettivo normale al fisheye come strumento drammatico:
Nel thriller e nell'horror, il passaggio da un obiettivo normale al fisheye in una sequenza può essere usato per segnalare il momento in cui la realtà smette di essere normale. La scena inizia con un obiettivo convenzionale ed il mondo è normale, le linee sono rette, le proporzioni sono quelle attese. Poi, nel momento in cui qualcosa di sbagliato si rivela o la tensione raggiunge un certo livello, si passa al fisheye. Lo spettatore percepisce il cambiamento come qualcosa che è cambiato nel mondo del film, non come un cambio di obiettivo.
- Nel cortometraggio di azione e sport: il fisheye come immersione fisica
L'azione e lo sport hanno esigenze visive diverse dal dramma, non si tratta di mostrare stati mentali ma di trasmettere fisicità, velocità, energia corporea. Il fisheye in questi contesti funziona come strumento di immersione perchè porta lo spettatore dentro l'azione invece di mostrarla dall'esterno.
Le riprese in soggettiva di sport estremi come skateboard, parkour, surf, ciclismo, arrampicata, usano il fisheye da decenni per una ragione precisa: l'angolo di campo estremo include sia il corpo in movimento che l'ambiente circostante in un singolo frame. Il surfista tiene la camera fisheye davanti a sé mentre cavalca l'onda e l'immagine mostra simultaneamente le sue mani, la tavola, l'onda, il cielo, creando una presenza fisica totale nell'azione che un obiettivo normale non potrebbe mai produrre.
Per il cortometraggio di azione, il fisheye funziona meglio nelle scene di inseguimento a piedi dove la camera segue il soggetto da molto vicino, quasi attaccata al suo corpo. La prospettiva estrema esagera la velocità di movimento perché ogni passo sembra percorrere una distanza enorme. Il suolo che scorre velocissimo sotto i piedi, il volto dell'attore in corsa che riempie il centro del frame mentre l'ambiente si distorce intorno a lui: questa immagine ha una qualità di urgenza fisica che è impossibile da replicare con un obiettivo convenzionale.
Una considerazione tecnica importante:
Il fisheye in movimento produce un effetto di rollio cioè lo spazio si muove in modo non lineare quando la camera si sposta. Questo effetto può essere potente narrativamente nelle scene di disorientamento o di vertigine, ma in una scena di azione dove si vuole che lo spettatore segua chiaramente il movimento, può diventare confuso. La soluzione è stabilizzare il fisheye più del normale o con una gimbal a tre assi o con il sistema IS della camera per ridurre le micro-oscillazioni che con la prospettiva estrema del fisheye diventano molto evidenti.
- Nel corto documentaristico e sociale: il fisheye come strumento di contesto
Uno degli usi meno discussi e più interessanti del fisheye nel cinema è quello documentaristico: il fisheye come strumento per mostrare il contesto di una situazione in modo completo ed immediato.
Quando un giornalista od un filmmaker documenta una manifestazione, una folla, un evento di massa, il fisheye include in un singolo frame informazioni spaziali che richiederebbero decine di tagli con un obiettivo normale. La scala dell'evento, il numero di persone, la relazione tra i singoli individui ed il collettivo, tutto questo diventa visibile simultaneamente.
Per il cortometraggio con tematiche sociali, questa capacità di mostrare il contesto è narrativamente potente. Un singolo individuo in mezzo ad una folla, filmato con il fisheye, appare simultaneamente al centro dell'immagine e circondato, contenuto, quasi schiacciato dalla massa intorno a lui. La relazione visiva tra individuo e collettivo è costruita nell'inquadratura senza bisogno di montaggio alternato.
L'uso del fisheye negli spazi confinati:
Una delle applicazioni più praticamente utili del fisheye nel documentario è la ripresa in spazi dove un obiettivo normale non potrebbe funzionare come appartamenti piccoli, cucine, bagni, celle, ripostigli. Il fisheye permette di mostrare lo spazio nella sua interezza anche quando è fisicamente impossibile allontanarsi abbastanza dal soggetto.
Per un cortometraggio che vuole mostrare la ristrettezza di uno spazio abitativo come metafora narrativa (la casa troppo piccola, la cella del carcere, il rifugio sotterraneo) il fisheye ha una doppia funzione: pratica, perché fisicamente permette di mostrare lo spazio; narrativa, perché la curvatura visiva dello spazio enfatizza la sensazione di chiusura e di ristrettezza.
- Nel cortometraggio sperimentale: il fisheye come linguaggio autonomo
Nel cinema sperimentale il fisheye ha la massima libertà perché non deve rispettare le convenzioni del cinema narrativo. Può essere usato per costruire un linguaggio visivo completamente autonomo in cui la distorsione è la norma invece dell'eccezione.
Alcune idee specifiche per cortometraggi sperimentali con il fisheye:
Il film di rotazione: girare in luoghi con geometria forte, tipo archi, cupole, corridoi con soffitti alti, e ruotare lentamente la camera fisheye sull'asse dell'obiettivo. La rotazione trasforma le linee architettoniche in spirali e vortici mentre lo spazio sembra girare intorno ad un punto fisso. La qualità visiva è quasi ipnotica e non assomiglia a niente che si possa produrre con un obiettivo convenzionale.
Il film del corpo: il fisheye posizionato su un cavalletto molto basso, quasi a livello del suolo, che riprende figure umane in movimento. Le proporzioni del corpo vengono trasformate in gambe enormi e torso piccolo, piedi che sembrano toccare i margini del mondo visibile. La qualità corporea dell'immagine è aliena eppure riconoscibile, disturbante ed affascinante insieme.
Il film del paesaggio lunare: il fisheye rivolto verso il cielo da una posizione sdraiata, con il terreno che occupa solo una sottile striscia ai bordi del frame ed il cielo che domina. In una giornata con nuvole in movimento, il fisheye trasforma il cielo in una cupola visibile nella sua totalità, con un effetto che assomiglia all'interno di una cattedrale più che ad una normale ripresa en plein air.
- Nel cortometraggio comico: la distorsione come strumento umoristico
La commedia è un genere in cui il fisheye viene raramente discusso ma ha applicazioni interessanti. La distorsione prospettica del fisheye ha una qualità intrinsecamente comica come le proporzioni esagerate, i visi che sembrano gonfiati, i corpi che assumono proporzioni caricaturali ricordano il cartone animato più che il cinema drammatico.
Usare il fisheye nelle gag fisiche, in scene in cui la gag si basa sul corpo dell'attore in movimento, amplifica il contenuto comico attraverso la deformazione visiva. Un attore che cade, usato nel cinema comico da sempre, diventa più visivamente esilarante con il fisheye perché le proporzioni esagerate enfatizzano la fisicità dell'azione.
Il fisheye funziona anche per costruire visivamente la prospettiva di un personaggio ingenuo o infantile come qualcuno che vede il mondo in modo distorto non per patologia ma per carattere. Un bambino, un personaggio naif, qualcuno che guarda il mondo con occhi sempre sorpresi: il fisheye come obiettivo del loro punto di vista produce una qualità visiva infantile e curiosa che corrisponde alla loro psicologia.
* Considerazioni tecniche (per un AstrHori sulla Canon XC15)
Se stai (ad esempio) usando un fisheye AstrHori su una Canon XC15, ecco alcune considerazioni tecniche specifiche per questa combinazione.
L'adattatore e la vignettatura:
L'AstrHori è progettato per il montaggio su mirrorless quindi verifica che l'adattatore che usi sulla XC15 sia di qualità sufficiente da non introdurre problemi di vignettatura aggiuntiva rispetto a quella già presente nell'obiettivo ai bordi. L'AstrHori ha già una vignettatura naturale agli angoli estremi ed un adattatore di bassa qualità può amplificarla in modo inaccettabile.
La stabilizzazione:
Il sistema Powered IS della XC15 funziona meglio con ottiche native o ottiche per cui ha i dati di correzione. Con il fisheye via adattatore, la stabilizzazione potrebbe non essere ottimale. Nelle riprese a mano con il fisheye, tenere i gomiti stretti al corpo e muoversi con le ginocchia leggermente piegate per assorbire i micro-movimenti. Il fisheye per la sua prospettiva estrema amplifica i movimenti di camera involontari, quelli che con un 50mm sarebbero quasi invisibile, con il fisheye diventano chiaramente visibile.
L'esposizione:
Il fisheye include frequentemente sorgenti di luce diretta nell'inquadratura come il sole, lampade, finestre, ecc. perché il campo visivo estremo rende impossibile escluderle completamente. Questo crea problemi di esposizione: se si espone per il soggetto, le sorgenti luminose bruciano; se si espone per le sorgenti, il soggetto è sottoesposto. Il filtro ND interno della XC15 aiuta a gestire la luce intensa in esterni, ma in interni con sorgenti luminose dirette nel frame bisogna decidere in anticipo quale zone si accetta di perdere.
Il Canon Log con il fisheye:
La latitudine del Canon Log è preziosa con il fisheye proprio perché le scene fisheye tendono ad avere contrasti estremi: zone molto illuminate e zone molto scure nello stesso frame. Il Canon Log permette di recuperare dettaglio in entrambe le direzioni in postproduzione. Non rinunciare al Canon Log per le scene fisheye: è ancora più utile qui che nelle scene con obiettivi normali.
La correzione della distorsione in postproduzione:
DaVinci Resolve e Adobe Premiere hanno strumenti di correzione della distorsione fisheye, cioè possono trasformare l'immagine fisheye in un'immagine con proiezione rettilinea, eliminando la curvatura. Questo è utile quando vuoi usare la prospettiva estrema del fisheye senza la distorsione: un grandangolo estremo con angolo di campo enorme ma con linee rette. Sperimenta con questo strumento: a seconda della quantità di correzione applicata, puoi avere una gamma di effetti tra il fisheye puro e il grandangolo estremo normale.
* La regola fondamentale: il fisheye come scelta, non come abitudine
Alla fine, la regola più importante è la più semplice: il fisheye va usato raramente, ed ogni volta che lo si usa deve esserci una ragione precisa.
Non è un obiettivo per girare un film intero ma è un obiettivo per certi momenti specifici di certi film specifici. Anche Terry Gilliam, che è il massimo utilizzatore del fisheye nel cinema narrativo, lo usa in modo selettivo, solo nelle scene in cui il mondo deve sembrare distorto, non in quelle in cui deve sembrare normale.
Il fisheye usato raramente ha un impatto enorme quando appare. Il fisheye usato continuamente diventa lo stile normale del film e perde tutta la sua forza comunicativa perchè lo spettatore si abitua alla distorsione e smette di sentirla.
La domanda da porsi prima di ogni scena in cui si considera di usare il fisheye è: cosa cambia nell'esperienza dello spettatore se uso il fisheye qui invece di un obiettivo normale? Se la risposta è "rende la scena visivamente più interessante", non usarlo. Se la risposta è "cambia il modo in cui lo spettatore sente questa scena perchè produce una sensazione specifica che corrisponde a ciò che sto cercando di comunicare", allora usalo.
Quella distinzione (tra ciò che è visivamente interessante e ciò che è narrativamente necessario) è la differenza tra usare il fisheye come ornamento ed il fisheye come magia visiva. Ed è la stessa distinzione che governa tutta la fotografia cinematografica: non cosa è bello, ma cosa è giusto.







