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Andrea 2 sale le scale 600

Tre esempi pratici di cortometraggi ed i problemi sonori

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- Primo esempio pratico: dramma intimo: La stanza accanto

La storia racconta di Marta, una donna di trentacinque anni che torna nella casa della madre dopo anni di distanza. La madre è malata e dorme nella stanza accanto. Il corto si svolge quasi interamente in cucina, durante una notte. Marta parla con il fratello Luca, che invece è rimasto ad assistere la madre. I due discutono a bassa voce, cercando di non svegliarla. La scena culmina quando Marta confessa di non essere tornata prima perché aveva paura di vedere la madre fragile.

Dal punto di vista del fonico, questo cortometraggio sembra semplice, ma è molto delicato.
I dialoghi sono bassi, pieni di pause, respiri, esitazioni.
Non ci sono urla o azioni spettacolari. Qui il rischio è perdere l’intimità.
Se il microfono è lontano, le voci diventano deboli e la stanza prende il sopravvento.
Se i lavalier frusciano sotto i vestiti, ogni piccolo movimento diventa fastidioso.
Se il frigorifero o la caldaia restano accesi, il silenzio emotivo della scena viene rovinato.

Prima delle riprese farei una bonifica completa della cucina. Spegnerei frigorifero, caldaia se possibile, neon rumorosi e qualsiasi elettrodomestico. Metterei tappeti o coperte fuori campo per ridurre il riverbero, soprattutto se la cucina ha piastrelle, vetri e superfici dure. Chiederei alla scenografia di usare tende, tovaglie, sedie imbottite o elementi morbidi, se coerenti con l’immagine. Una cucina troppo vuota suonerebbe fredda e riflettente.

Userei il boom come fonte principale, con un microfono adatto agli interni, posizionato molto vicino ma fuori campo. Essendo una scena intima, il boom deve seguire il dialogo con grande precisione. Se Marta e Luca sono seduti al tavolo uno di fronte all’altra, bisogna decidere se lavorare dall’alto, evitando ombre, o dal basso se l’inquadratura e il tavolo lo permettono. I lavalier li metterei come sicurezza, ma cercherei di non dipendere da essi, perché i piccoli movimenti emotivi, mani sul petto, braccia conserte, abbracci o giacche potrebbero creare rumori.

Registrerei room tone lungo della cucina, almeno un minuto, con gli stessi oggetti e lo stesso silenzio della scena. Registrerei anche suoni separati: una tazza appoggiata, una sedia spostata, passi leggeri, una porta socchiusa, il respiro della madre dalla stanza accanto se previsto, un leggerissimo ambiente notturno esterno. Questi elementi serviranno in post-produzione per costruire una notte credibile.

La difficoltà maggiore è il rapporto tra silenzio e parola. In un dramma intimo il silenzio non deve essere vuoto digitale. Deve avere vita. Bisogna registrare un ambiente pulito ma non morto. Le pause tra le battute devono respirare. Se Marta dice una frase dolorosa quasi sussurrando, il pubblico deve sentirla senza sforzo, ma non deve sembrare doppiata o artificiale. Il suono deve restare vicino alla pelle degli attori.

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- Secondo esempio pratico: thriller urbano: L’ultimo piano

La storia segue Andrea, un giovane tecnico informatico che una sera riceve un messaggio anonimo: “Non salire all’ultimo piano”. Lavora in un edificio quasi vuoto. Deve recuperare un hard disk da un ufficio. Mentre sale le scale, sente rumori sopra di lui, porte che si chiudono, passi, un ascensore che si muove da solo. Il corto ha pochi dialoghi, ma molta tensione sonora. Alla fine Andrea scopre che qualcuno lo sta attirando proprio dove non dovrebbe andare.

In un thriller il suono è fondamentale quanto l’immagine. Anzi, spesso è il suono a creare la paura prima che lo spettatore veda qualcosa.
Dal punto di vista del fonico, il problema principale è raccogliere dialoghi puliti, ma anche materiali sonori realistici dell’edificio: ascensore, neon, passi, porte, scale, corridoi, rimbombi, ventole, ambiente elettrico.

La location è critica. Un edificio vuoto può avere riverberi fortissimi. Scale, corridoi e atri sono spesso pieni di eco.
Per i dialoghi o le frasi sussurrate di Andrea, userei un lavalier nascosto come sicurezza, perché il boom potrebbe essere troppo lontano durante i movimenti.
Tuttavia cercherei comunque di usare il boom nelle scene più controllate, soprattutto nei primi piani o nelle soste.
Se Andrea parla al telefono, registrerei la sua voce pulita e deciderei poi in post come trattare la voce dall’altro lato.

Il rumore dei passi è importantissimo. Durante la presa diretta, i passi veri possono coprire respiri e battute. Bisogna capire quando registrarli in scena e quando invece alleggerirli per poi rifarli in Foley. Se Andrea deve dire una battuta mentre corre sulle scale, probabilmente servirà un lavalier ben protetto e una registrazione separata dei passi. Non bisogna sacrificare la voce alla realtà dei passi. La realtà si può ricostruire; una battuta sporca è più difficile da salvare.

Registrerei molti wild tracks. Passi lenti sulle scale, passi veloci, porta metallica, maniglia, ascensore che arriva, ascensore che parte, ronzio dei neon, ambiente del corridoio, ambiente delle scale, vento leggero dalle finestre, colpi lontani, chiavi, telefono che vibra. In un thriller questi suoni diventano strumenti musicali. Bisogna registrarli puliti, separati, con diverse intensità e distanze.

Il problema dei neon e delle ventole è delicato. Alcuni rumori reali possono essere utili all’atmosfera, ma se sono troppo forti coprono tutto. Deciderei con il regista quali rumori mantenere davvero sul set e quali ricostruire dopo. Se un ronzio è narrativamente interessante, meglio registrarlo separatamente e tenerlo controllabile in post, non averlo impresso sotto ogni battuta.

La grande sfida è la coerenza dello spazio. Lo spettatore deve sentire che l’edificio ha una geografia: piano terra, scale, corridoio, ascensore, ultimo piano. Il suono deve aiutare a capire da dove arrivano i rumori. Un passo sopra di lui deve sembrare davvero sopra. Una porta lontana deve sembrare lontana. Un ascensore deve avere una presenza metallica riconoscibile. Anche se molte cose verranno finalizzate in sound design, la presa diretta deve fornire una base realistica.

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- Terzo esempio pratico: commedia corale: La cena perfetta

La storia racconta di una giovane coppia, Giulia e Marco, che invita a cena i rispettivi genitori per annunciare il matrimonio. La cena dovrebbe essere elegante e tranquilla, ma tutto va storto: il padre di lei parla troppo forte, la madre di lui critica ogni piatto, Marco rompe un bicchiere, Giulia cerca di mantenere il controllo, il vicino suona continuamente alla porta per lamentarsi degli odori di cucina. La scena principale si svolge attorno a un tavolo con sei persone che parlano, si interrompono, ridono, litigano e mangiano.

Per un fonico, una commedia corale a tavola è molto complessa. Ci sono molte voci, sovrapposizioni, bicchieri, posate, sedie, piatti, risate improvvise, attori che girano la testa, battute dette mentre masticano, movimenti fuori copione.
Il rischio è enorme: dialoghi coperti dai rumori di scena, livelli instabili, lavalier che frusciano, boom costretto a inseguire troppe persone.

La preparazione qui è fondamentale. Chiederei al regista e all’aiuto regista di stabilire con precisione quali battute devono essere perfettamente comprensibili e quali possono restare come caos controllato.
In una commedia non tutto il brusio deve essere intelligibile. Ma le battute comiche principali devono arrivare chiare e con il tempo giusto.

Userei una combinazione di boom e lavalier. Con sei persone al tavolo, il boom da solo potrebbe non bastare, soprattutto se la scena è girata con campi larghi. Metterei lavalier sugli attori principali, controllando molto bene costumi e movimenti. Il boom servirebbe per dare naturalezza e copertura generale, ma le battute fondamentali potrebbero essere salvate dai microfoni personali. Ogni lavalier dovrebbe essere registrato su traccia separata, se il registratore lo permette, perché in montaggio sarà necessario scegliere chi ascoltare in ogni momento.

I rumori di posate e piatti vanno gestiti. Non bisogna lasciare gli attori completamente liberi di battere forchette, bicchieri e sedie durante battute importanti. Si possono usare accorgimenti semplici: piatti meno rumorosi, posate appoggiate con attenzione, bicchieri controllati, tovaglia che assorbe i colpi, feltro sotto alcuni oggetti, prove con gli attori per coordinare azioni e battute. Se Marco deve rompere un bicchiere, quella scena va preparata sia per sicurezza fisica sia per suono. Probabilmente registrerei la rottura separatamente, con più varianti, invece di dipendere solo dal suono del ciak buono.

La comicità vive di ritmo. Il suono deve rispettare i tempi delle reazioni. Una risata fuori campo, una pausa, una sedia che cigola nel momento giusto, una forchetta che si ferma a mezz’aria possono diventare comici. Per questo il fonico deve ascoltare non solo la pulizia, ma anche la musicalità della scena. In una commedia, il dialogo è quasi partitura.

Registrerei room tone della sala da pranzo, ma anche brusii controllati, risate separate, posate leggere, porta d’ingresso, campanello, passi del vicino, rumore dalla cucina, frigorifero, acqua che bolle, forno, sedie. Questi suoni permetteranno al montatore di costruire la cena senza dipendere dai rumori sporchi delle riprese.

La difficoltà maggiore è evitare che il realismo della cena distrugga la comprensibilità. Nella vita vera sei persone a tavola fanno rumore. Nel cinema bisogna creare l’illusione di quella confusione, ma mantenere pulite le battute. Questo è il lavoro del fonico: non registrare semplicemente la realtà, ma una realtà utilizzabile.

 

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* Riassumendo

Registrare un buon suono durante le riprese di un cortometraggio significa unire tecnica, ascolto, organizzazione e sensibilità narrativa. Non basta avere un buon microfono. Bisogna sapere dove metterlo, quando usarlo, che cosa evitare, come proteggere la voce, come trattare la location, come collaborare con gli altri reparti, come preparare materiali utili per la post-produzione.

Il fonico di presa diretta è il custode dell’invisibile. Se lavora bene, spesso nessuno spettatore penserà al suono: sentirà semplicemente che il film è vero, chiaro, coinvolgente. Se lavora male, tutti percepiranno subito qualcosa di dilettantesco, anche senza saperlo spiegare.

Per ottenere il miglior risultato, bisogna ricordare alcuni principi fondamentali: leggere la sceneggiatura dal punto di vista sonoro, fare sopralluoghi, controllare le location, usare il microfono giusto, avvicinarsi il più possibile alla voce, registrare in qualità professionale, monitorare sempre in cuffia, curare room tone e wild tracks, mantenere ordine nei file, fare backup, comunicare con regista e fotografia, non rimandare tutto alla post-produzione.

Un cortometraggio può essere girato con pochi mezzi, ma non deve mai avere un suono trascurato. La qualità sonora non è un lusso. È una forma di rispetto verso la storia, verso gli attori e verso lo spettatore.