Metodologia per pensare a come organizzare
tutte le basi teoriche per la realizzazione pratica
sul campo di un cortometraggio
Realizzare un cortometraggio significa trasformare qualcosa che inizialmente esiste soltanto sulla carta in una successione concreta di immagini, suoni, interpretazioni, ambienti e azioni.
La sceneggiatura rappresenta il progetto narrativo. Il set rappresenta invece il momento nel quale quel progetto deve confrontarsi con la realtà. Ed è proprio qui che nasce la difficoltà.
Sulla pagina possiamo scrivere: "Marco entra nella piazza affollata sotto una pioggia violentissima." Sul set dobbiamo invece domandarci: Dove troviamo la piazza? Possiamo realmente utilizzarla? Quanto costa? Possiamo bloccare il traffico? Dove mettiamo la macchina da presa? Come registriamo il dialogo? Come produciamo la pioggia? Che cosa facciamo se invece piove davvero troppo? Dove si riparano attori e troupe? Quanto tempo occorre per la registrazione della scena? Che cosa accade se un attore arriva in ritardo? Che cosa facciamo se il luogo scelto improvvisamente non è più disponibile?
È questa trasformazione dalla teoria alla pratica che deve essere progettata. Un cortometraggio, anche quando dura soltanto dieci, quindici o venti minuti, è una piccola produzione cinematografica. Richiede quindi un metodo.
L'obiettivo non deve essere eliminare ogni possibile problema. È impossibile. L'obiettivo deve essere preparare una produzione capace di continuare a funzionare anche quando qualcosa non procede come previsto.
PARTIRE DALLA SCENEGGIATURA COME DOCUMENTO PRODUTTIVO
La sceneggiatura non deve essere letta soltanto come una storia. Prima delle riprese bisogna rileggerla come se fosse una lista di problemi pratici da risolvere. Ogni scena contiene implicitamente delle richieste. Serve simulare il blackout. Serve capire come illuminare la scena dopo che nella storia è saltata la corrente.
Questo lavoro viene normalmente chiamato breakdown, cioè scomposizione della sceneggiatura. È una delle operazioni più importanti della preproduzione. La sceneggiatura viene analizzata scena per scena individuando ogni elemento piccolo o grande che sarà necessario.
Personaggi. Comparse. Costumi. Trucco. Oggetti. Arredi. Veicoli. Animali. Effetti. Location. Attrezzatura particolare. Esigenze sonore. Esigenze fotografiche.
Una scena apparentemente semplice può diventare complessa proprio quando viene analizzata concretamente.
CAPIRE CHE COSA È VERAMENTE INDISPENSABILE
Una produzione intelligente distingue sempre tra elementi essenziali ed elementi desiderabili. Supponiamo che la sceneggiatura richieda: "Un elegante ristorante panoramico al ventesimo piano." La vera necessità narrativa potrebbe essere semplicemente: "Un luogo elegante nel quale il protagonista si senta fuori posto."
Questo cambia completamente il problema. Potremmo utilizzare: una terrazza; un piccolo ristorante; una sala privata; un appartamento elegante; un ambiente trasformato scenograficamente.
Il regista e lo sceneggiatore devono imparare a separare la funzione narrativa dalla forma inizialmente immaginata. Questa capacità è fondamentale soprattutto nei cortometraggi con budget limitato.
Non bisogna chiedersi soltanto: "Come realizziamo esattamente ciò che abbiamo scritto?"Ma bisogna anche chiedersi: "Che cosa deve ottenere questa scena?" Se conosciamo la funzione, possiamo trovare alternative.
DEFINIRE IL CUORE DEL CORTOMETRAGGIO
Prima di organizzare logisticamente il set è utile definire con estrema chiarezza che cosa non può essere sacrificato. Possiamo chiamarlo nucleo creativo. Per un determinato corto potrebbe essere l'interpretazione degli attori. Per un altro l'atmosfera fotografica. Per un altro ancora il piano sequenza centrale. Per un horror il sound design. Per una commedia il ritmo. Per un corto sentimentale la relazione tra i due protagonisti.
Questa scelta aiuta anche quando nascono problemi. Se abbiamo poco tempo e sappiamo che il film vive soprattutto sulle interpretazioni, forse è meglio eliminare un movimento di macchina complicato e concedere agli attori una prova in più.
Se il corto vive invece sull'uso dello spazio, potrebbe essere indispensabile proteggere il tempo necessario per realizzare determinate inquadrature. Il set richiede continuamente compromessi.
La cosa importante è sapere quali compromessi possiamo accettare.
TRASFORMARE LA SCENEGGIATURA IN SCENE REALIZZABILI
Ogni scena dovrebbe essere studiata attraverso tre domande. Che cosa deve raccontare? Che cosa deve mostrare? Che cosa dobbiamo concretamente fare per girarla?
Prendiamo una scena semplice. Un uomo arriva a casa e scopre che la moglie se ne è andata. Narrativamente dobbiamo raccontare una perdita. Visivamente possiamo mostrare un armadio vuoto; una fotografia mancante; due tazze, ma una sola utilizzata; una valigia che non c'è più.
Produttivamente ci occorrono un appartamento; un attore; una scenografia; degli oggetti; l'illuminazione; il tempo per girare dettagli e reazioni. Una buona preparazione collega sempre questi tre livelli.
PREPARARE UNA SCALLETTA DI PRODUZIONE
La sceneggiatura viene generalmente scritta nell'ordine narrativo. Le riprese quasi mai vengono effettuate nello stesso ordine. Potremmo girare il finale il primo giorno e l'inizio della storia l'ultimo giorno.
Questo accade perché il piano di lavorazione deve ottimizzare la location; la disponibilità degli attori; la luce; l'attrezzatura; il tempo e, naturalmente, i costi.
Se tre scene differenti si svolgono nello stesso appartamento, è quasi sempre conveniente girarle insieme. Anche se nella storia appartengono a momenti differenti. Questo introduce però un problema fondamentale: la continuità.
ORGANIZZARE LA CONTINUITÀ
La continuità, o continuity, serve a evitare che tra due inquadrature cambino involontariamente elementi che dovrebbero rimanere identici. Un bicchiere pieno non può diventare improvvisamente vuoto. Una giacca abbottonata non dovrebbe diventare aperta senza motivo. Un attore che tiene il telefono nella mano destra non dovrebbe improvvisamente averlo nella sinistra. Un personaggio ferito deve avere la stessa posizione della ferita. Una sedia spostata deve rimanere nella posizione corretta.
Per questo è utilissimo fotografare il set prima e dopo ogni configurazione importante. Oggi uno smartphone è sufficiente. Si possono creare fotografie specifiche per i trucco; i capelli; il costume; gli oggetti; le posizione degli attori; la posizione del tavolo principale; l'arredamento in generale.
Una piccola documentazione fotografica può evitare ore di problemi in montaggio.
PREPARARE LA SHOT LIST
La shot list è l'elenco delle inquadrature da realizzare. Non deve diventare una prigione. Deve essere una mappa. Per ogni scena possiamo stabilire: un campo totale; il campo medio; i primi piani; i dettagli; le soggettive; i movimenti; le inquadrature di sicurezza.
Immaginiamo una discussione tra marito e moglie. Potremmo prevedere, ad esempio, un campo medio dei due; un primo piano di lei; un primo piano di lui; il dettaglio delle mani; una inquadratura finale sulla porta che si chiude.
Sul set potrebbe nascere un'idea migliore. La shot list può essere modificata. Ma partire senza nessuna idea significa perdere tempo proprio quando il tempo è più costoso.
PREPARARE UNO STORYBOARD SOLO QUANDO SERVE
Non tutte le scene hanno bisogno di storyboard. È particolarmente utile quando dobbiamo organizzare dei movimenti complessi; delle azioni; degli effetti speciali; alcune inquadrature molto precise; o sequenze senza dialogo; oppure scene con molte persone.
Per un semplice dialogo può essere sufficiente la shot list. Per una scena nella quale un'automobile quasi investe un protagonista è invece molto utile prevedere esattamente la posizione della camera; dell'attore; dell'automobile; il movimento effettuato. Lo storyboard non serve soltanto alla creatività. Serve anche alla sicurezza.
IL SOPRALLUOGO DEVE ESSERE TECNICO
Visitare una location non significa semplicemente decidere se è bella. Bisogna osservare il luogo come futuro set. Dove entra la luce? Dove possiamo mettere la macchina da presa? Possiamo spostare i mobili? Dove mettiamo le luci? Ci sono sufficienti prese elettriche? Si sente il traffico? Passano aeroplani? C'è un frigorifero rumoroso? Il pavimento scricchiola? Possiamo spegnere l'aria condizionata? Esistono bagni? Dove si cambia l'attore? Dove lasciamo l'attrezzatura? Dove mangia la troupe? Possiamo entrare con l'automobile? Esistono limiti di orario?
Queste domande possono sembrare poco cinematografiche. In realtà possono determinare completamente la qualità del film.
PENSARE ALLA LOCATION ANCHE DAL PUNTO DI VISTA SONORO
Un ambiente visivamente magnifico può essere inutilizzabile acusticamente. Immaginiamo una terrazza meravigliosa. Dietro passa continuamente una strada trafficata. Gli attori devono parlare a bassa voce. Potremmo ottenere delle immagini bellissime ma un audio quasi inutilizzabile. Il fonico dovrebbe quindi partecipare, quando possibile, al sopralluogo. Una prova semplicissima consiste nel fermarsi per sessanta secondi senza parlare e ascoltare. Spesso si scoprono rumori che durante la normale visita non avevamo notato.
PREPARARE UNA LOCATION ALTERNATIVA
Una situazione straordinaria molto frequente è la perdita improvvisa della location. Il proprietario cambia idea. Il luogo diventa indisponibile. Compare un'impalcatura. Iniziano lavori stradali. Il vicino organizza una festa. Un locale chiude.
Per le scene più importanti sarebbe ideale avere almeno mentalmente un piano B. Non necessariamente una seconda location già affittata. Ma almeno chiedersi e rispondere alla domanda: "Se questo luogo salta, posso adattare la scena in un altro tipo di ambiente?" Questo riduce drasticamente il panico produttivo.
PROGRAMMARE IL TEMPO REALISTICAMENTE
Uno degli errori più comuni nelle piccole produzioni è voler girare troppe scene nello stesso giorno. Sulla carta sembra facile. Tre pagine di sceneggiatura possono sembrare poche.
Ma una scena richiede: preparazione; posizionamento luci; prove attoriali; test dei microfoni; scelta inquadrature; ripetizioni; spostamenti; controlli.
Una scena di trenta secondi può richiedere anche due ore. Una scena di cinque minuti realizzata con un piano sequenza potrebbe richiedere l'intera giornata. Bisogna quindi prevedere sempre margine. Un unico piano che funziona soltanto se tutto procede perfettamente è già un piano fragile.
PREVEDERE TEMPO PER GLI IMPREVISTI
Sul set succede continuamente qualcosa. Una batteria si scarica. Un attore dimentica una battuta. Una scheda di memoria si riempie. Un microfono produce interferenze. Arriva un rumore esterno inaspettato. Una lampada smette di funzionare.
Bisogna quindi evitare di programmare ogni singolo minuto. È utile lasciare buffer, cioè margini di sicurezza. Se pensiamo che una scena richieda novanta minuti, potrebbe essere ragionevole assegnargliene centoventi. Quel tempo aggiuntivo non è tempo sprecato. È assicurazione produttiva.
PREPARARE LA CALL SHEET
La call sheet, cioè il foglio di convocazione, dovrebbe fornire alla troupe le informazioni essenziali della giornata. Orario. Location. Scene previste. Attori convocati. Contatti. Indicazioni. Eventuali esigenze particolari. Meteo. Orari indicativi.
Una troupe informata lavora meglio. Molti problemi nascono semplicemente perché qualcuno non sapeva qualcosa.
ORGANIZZARE I RUOLI
Anche una troupe piccola deve sapere chi decide cosa. Il regista decide la messa in scena. Il direttore della fotografia gestisce insieme al regista l'immagine. Il fonico gestisce la registrazione sonora. L'aiuto regia controlla organizzazione e tempi.Lo script supervisor, quando presente, segue continuità e raccordi. La produzione gestisce aspetti logistici. Se una troupe è molto piccola, alcune persone svolgeranno più ruoli. Ma le responsabilità devono comunque essere chiare. La frase più pericolosa su un set è: "Pensavo che lo facesse qualcun altro."
PREPARARE GLI ATTORI PRIMA DEL SET
Il set non dovrebbe essere il luogo nel quale gli attori scoprono per la prima volta la scena. Quando possibile, bisogna organizzare prove. Non necessariamente prove complete. Possono gli attori discutere degli obiettivi del personaggio; dei conflitti; dei movimenti; del ritmo; di eventuali gesti importanti.
Il regista dovrebbe evitare di dirigere soltanto con risultati emotivi vaghi. Dire: "Sii più triste" può essere meno utile di: "Stai cercando di non far vedere a tua figlia che sei terrorizzato." La seconda indicazione contiene un'azione. L'attore può lavorarci.
DISTINGUERE PROVA TECNICA E PROVA ATTORIALE
Una prova può servire alla macchina da presa. Un'altra agli attori. Sono cose differenti. Durante una prova tecnica controlliamo la messa a fuoco; il movimento; le posizioni; le luci; testiamo i microfoni.
Durante una prova attoriale cerchiamo invece: il ritmo; le intenzione; la relazione. Se interrompiamo continuamente un attore per ragioni tecniche mentre sta cercando l'emozione, possiamo danneggiare la performance. Bisogna organizzare le fasi.
COSTRUIRE UNA STRATEGIA FOTOGRAFICA PRIMA DI GIRARE
Il direttore della fotografia dovrebbe conoscere il linguaggio generale del cortometraggio. Per esempio: immagine stabile all'inizio; camera progressivamente più mobile durante la crisi; toni caldi nei ricordi; toni freddi nel presente; inquadrature larghe quando il protagonista è solo; primi piani quando perde il controllo.
Non significa applicare formule rigide. Significa costruire coerenza. Una fotografia bella ma casuale non è necessariamente buona fotografia cinematografica. La luce deve raccontare.
ORGANIZZARE LE OTTICHE
Anche la scelta delle focali può essere pianificata. Un 24 mm può enfatizzare lo spazio. Un 35 mm può mantenere un rapporto naturale tra personaggio ed ambiente. Un 50 mm può diventare neutro ed intimo. Un 85 mm può isolare maggiormente il volto.
Una storia potrebbe scegliere di partire con focali relativamente larghe e avvicinarsi progressivamente al protagonista attraverso focali più lunghe. Questa può diventare una strategia narrativa. L'importante è che l'obiettivo non venga scelto soltanto perché "fa una bella immagine".
PREPARARE LE LUCI TENENDO CONTO DEL TEMPO
Una soluzione fotografica teoricamente splendida può essere improponibile se richiede quaranta minuti di rilavorazione tra ogni inquadratura. Bisogna trovare un equilibrio. Una buona strategia consiste spesso nel creare una base luminosa valida per tutta la scena e poi effettuare piccoli aggiustamenti. Questo permette di mantenere qualità e velocità. Il cortometraggio non deve sembrare necessariamente "piccolo". Ma deve essere progettato secondo le proprie risorse.
PREVEDERE IL METEO
Per le riprese in esterni, il meteo può modificare radicalmente la giornata. Bisogna stabilire in anticipo: possiamo girare con cielo coperto? La scena richiede sole? Può funzionare con pioggia? L'attrezzatura può essere protetta? Esiste una scena interna che possiamo anticipare se l'esterno diventa impossibile? Questa ultima possibilità è molto utile. Avere una scena interna utilizzabile come backup può salvare una giornata.
GESTIRE LA LUCE NATURALE
La luce naturale cambia continuamente. Se una scena deve sembrare continua ma viene girata dalle dieci alle sedici, il sole potrebbe cambiare completamente. Per questo bisogna osservare l'orientamento; l'orario; le ombre; il tramonto. Una scena che richiede il sole basso potrebbe avere una finestra operativa di venti minuti. In quel caso tutto deve essere pronto molto prima. Non si può iniziare a discutere l'inquadratura quando il sole sta già tramontando.
PROTEGGERE SEMPRE L'AUDIO
Gli spettatori possono perdonare qualche piccola imperfezione visiva. Un audio incomprensibile può rendere inutilizzabile una scena. Bisogna controllare sempre i microfoni; il boom; i lavalier; le batterie; i registratori; i livelli; ed anche i rumori ambientali.
È importante registrare anche room tone, cioè il suono ambiente della stanza senza dialoghi. Bastano trenta o sessanta secondi. In montaggio può diventare preziosissimo.
REGISTRARE I WILD TRACK
I wild track sono suoni registrati separatamente dall'immagine. Per esempio: una porta che si chiude; dei passi; il tintinnio delle chiavi; il rumore dei bicchiere; il passaggio dell'automobile; un telefono che squilla, oltre al rumore d'ambiente.
Sono piccoli elementi che possono migliorare enormemente il montaggio sonoro. Se il protagonista deve aprire una vecchia porta cigolante, registrare separatamente quel cigolio può essere molto utile.
CONTROLLARE SEMPRE LA REGISTRAZIONE
Non basta vedere che il registratore è acceso. Bisogna ascoltare. Un cavo può produrre rumore. Un lavalier può sfregare sulla camicia. Un climatizzatore può diventare evidente soltanto in cuffia. Un minuto di controllo può evitare la necessità di rifare un'intera scena.
PREPARARE BATTERIE E SUPPORTI DI MEMORIA
Una delle regole più semplici e più importanti: mai partire pensando che una batteria basti. Bisogna avere sempre: batterie cariche; schede sufficienti; eventuali alimentazioni alternative.
Ogni scheda dovrebbe essere chiaramente identificata. Non utilizzare sistemi confusi come: "Questa forse è vuota." Sul set tutto deve essere identificabile inequivocabilmente.
CREARE UNA STRATEGIA DI BACKUP
Il girato non esiste veramente finché non esiste almeno in due copie. Una buona pratica consiste nel trasferire il materiale su due supporti differenti. Per esempio, sia sul SSD principale che su un secondo disco di backup. Mai cancellare una scheda soltanto perché qualcuno dice: "Credo che abbiamo copiato tutto." Bisogna verificare tutto, anche 2 volte. I file devono essere realmente presenti e leggibili.
ORGANIZZARE NOMI E CARTELLE
Una piccola disciplina all'inizio evita grande confusione dopo. Per esempio occorre nominare le cartelle per ciò che contengono, come: GIORNO_01 / VIDEO / AUDIO / FOTO_CONTINUITA / BACKSTAGE / DOCUMENTI
Dentro il materiale video possiamo mantenere la struttura originale della macchina da presa. L'obiettivo è permettere al montatore di capire immediatamente che cosa sta guardando.
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