Guida tecnica per il Direttore della Fotografia
Dalle impostazioni operative alle ottiche, dal set al montaggio
Nel panorama delle fotocamere mirrorless di fascia prosumer, la Canon EOS R7 occupa un posto particolarmente interessante per chi voglia produrre cortometraggi di qualità senza disporre del budget di una produzione professionale. Non è la scelta ovvia, infatti non è una cinema camera dedicata, non ha il sensore full frame che molti direttori della fotografia considerano indispensabile, non ha tutti gli automatismi che certe produzioni richiedono. Ma ha qualcosa di molto più prezioso per il filmmaker indipendente intelligente: un rapporto straordinario tra ciò che costa, ciò che pesa, ciò che produce e la libertà operativa che offre.
La R7 monta un sensore APS-C da 32.5 megapixel (il sensore APS-C più risoluto che Canon abbia mai prodotto al momento della sua uscita) con un processore DIGIC X che gestisce la registrazione video con una competenza che supera abbondantemente le aspettative della sua categoria di prezzo. È capace di registrare in 4K fino a 60fps in crop, in 4K senza crop a 30fps, e in Full HD fino a 120fps per rallentatori eccellenti. Ha un sistema di stabilizzazione del sensore IBIS a cinque assi che, combinato con la stabilizzazione ottica delle ottiche IS, produce un risultato di stabilità che in certi contesti rende quasi inutile un gimbal. Ha un sistema di autofocus con rilevamento del soggetto e degli occhi di una precisione e di una reattività che sono tra le migliori nel segmento APS-C.
Ma soprattutto, e questo è il punto che più ci interessa come direttore della fotografia, produce immagini video che, con le impostazioni giuste e le ottiche giuste, hanno una qualità visiva che supera di gran lunga ciò che il suo prezzo suggerirebbe, con una resa cromatica tipicamente Canon che è calda, organica, cinematograficamente gradevole anche senza un color grading elaborato.
Questo articolo è una guida tecnica per usare la R7 al massimo del suo potenziale nella produzione di un cortometraggio. Non è la guida del manuale perchè quella la trovate in qualsiasi sito di recensioni fotografiche. È la guida di chi ha usato questa camera sul campo, in condizioni reali di produzione, ed ha imparato nel modo più diretto possibile, attraverso errori, soluzioni ed intuizioni, come trasformare questo strumento in un alleato cinematografico affidabile.
Parte Prima: La Canon EOS R7: Caratteristiche Operative per la Produzione Video
Il Sensore APS-C e le Sue Implicazioni Cinematografiche
Il sensore APS-C della R7 ha dimensioni fisiche di 22.3 x 14.8 mm, significativamente più piccolo di un sensore full frame (36 x 24 mm) ma molto più grande dei sensori delle fotocamere compatte o degli smartphone. Questo ha implicazioni precise e importanti per il lavoro cinematografico che ogni direttore della fotografia deve interiorizzare prima di iniziare a girare.
La prima implicazione è il fattore di moltiplicazione focale, il cosiddetto crop factor, che nel caso della R7 è di 1.6x. Questo significa che un obiettivo da 50mm montato sulla R7 si comporta come un 80mm su full frame in termini di angolo di campo. Un 24mm diventa un 38.4mm. Un 35mm diventa un 56mm. Questo ha conseguenze pratiche immediate sulla scelta delle ottiche, che analizzeremo nel dettaglio più avanti, e sulla gestione della profondità di campo.
La seconda implicazione è sulla profondità di campo: a parità di apertura diaframmatica, il sensore APS-C produce una profondità di campo leggermente maggiore rispetto al full frame. Questo non è necessariamente uno svantaggio cinematografico: dipende dallo stile visivo che si vuole ottenere. Con obiettivi aperti come f/1.4 o f/1.8, si ottengono comunque profondità di campo molto ridotte che producono quel bokeh morbido e quella separazione tra soggetto e sfondo che il cinema contemporaneo usa ampiamente. E la profondità di campo leggermente maggiore può essere un vantaggio pratico nelle situazioni di campo difficile, dove mantenere tutto a fuoco è una sfida tecnica.
La terza implicazione, questa molto positiva, è la portata effettiva delle ottiche tele. Il crop factor di 1.6x trasforma un 200mm in un 320mm equivalente, il che significa che per certe tipologie di cortometraggio come i documentaristici, riprese di eventi, situazioni in cui bisogna stare a distanza dal soggetto, si ottiene una portata teleobiettiva considerevole senza dover investire in ottiche molto costose.
Le Modalità Video della R7: Quale Scegliere e Perché
La R7 offre diverse modalità di registrazione video, e la scelta tra di esse non è arbitraria ma deve rispondere alle esigenze specifiche della produzione. Analizziamole in ordine di importanza cinematografica.
4K UHD a 30fps (senza crop): Questa è la modalità principale per la produzione cinematografica standard. La R7 registra in 4K con un leggero oversampling dalla risoluzione nativa del sensore, il che produce un'immagine di una nitidezza e di una qualità dei dettagli notevoli. A 30fps è pienamente compatibile con la distribuzione online e televisiva internazionale. Il file bitrate in questa modalità può arrivare fino a 180Mbps in ALL-I (All-Intra), che produce file più pesanti ma di qualità superiore per il montaggio e la color grading.
4K UHD a 60fps (con crop ulteriore 1.07x): Per situazioni che richiedono la possibilità di slow motion moderato in post-produzione, portare 60fps a 24fps produce un rallentamento del 40%, o per riprese di soggetti in movimento veloce dove i 30fps potrebbero produrre giudder fastidioso. Il crop aggiuntivo è minimo e nella maggior parte delle situazioni pratiche non produce differenze visive significative nella composizione.
Full HD a 120fps: Questa è la modalità per i rallentatori cinematografici. A 120fps portato a 24fps si ottiene un rallentamento di cinque volte, sufficiente per la maggior parte delle esigenze narrative. La qualità del Full HD della R7 è eccellente, soprattutto con la stabilizzazione attiva, e in molte situazioni pratiche la differenza con il 4K è quasi impercettibile se il cortometraggio viene distribuito in streaming o proiettato su schermi di dimensioni standard. Questa modalità è preziosa per le scene di azione, per i dettagli di oggetti o gesti, per i momenti emotivi a cui si vuole dare un peso visivo aggiuntivo attraverso il rallentamento.
C-RAW e RAW Video: La R7 non supporta la registrazione RAW interna per il video, questo è uno dei suoi limiti rispetto alle fotocamere cinema dedicate. La registrazione avviene in formato MP4 o MOV con codec H.264 o H.265. Per la massima qualità di post-produzione si consiglia il codec ALL-I (tutti i fotogrammi completi, senza compressione interframe) invece del IPB (compressione tra fotogrammi), i file sono più grandi ma la color grading risulta molto più pulita e meno soggetta ad artefatti.
Canon Log 3 - La Scelta per il Cinema: Per qualsiasi produzione che preveda una color grading seria, la ripresa in Canon Log 3 è quasi obbligatoria. Canon Log 3 è il profilo di gamma logaritmica di Canon che comprime le alte luci e le ombre in un'immagine piatta e desaturata che preserva molto più range dinamico rispetto a qualsiasi profilo Picture Style standard. L'immagine Log "grezza" sembra brutta e lavata, questo spaventa i principianti, ma in post-produzione, dopo la color grading, rivela una ricchezza tonale ed una latitudine di esposizione che le immagini standard non possono avvicinare. La R7 in Canon Log 3 ha un range dinamico di circa 11-12 stop che non è paragonabile alle cinema camera di fascia alta, ma più che sufficiente per la produzione di cortometraggi di qualità.
Le Impostazioni Fondamentali per la Produzione Cinematografica
Frame Rate: Per un cortometraggio destinato alla distribuzione cinematografica o festivaliera, il frame rate standard è 24fps (o più precisamente 23.976fps), quello che produce l'aspetto "cinematografico" che lo spettatore associa al grande schermo. Per produzioni destinate principalmente al web, 25fps è accettabile e in Europa è il frame rate televisivo standard. Evitate 30fps per le scene narrative principali a meno che non abbiate ragioni stilistiche specifiche, produce un aspetto leggermente più "televisivo" che molti spettatori percepiscono come meno cinematografico anche senza saper analizzare perché.
Shutter Speed - La Regola del 180 Gradi: Come spiegato nell'articolo sui parametri di ripresa, a 24fps il tempo di esposizione ottimale è 1/50 di secondo (la regola del 180 gradi). Questo è il valore predefinito da usare in quasi tutte le situazioni. Per girare in esterni con luce solare abbondante mantenendo 1/50 bisogna usare filtri ND, di cui parleremo più avanti.
ISO per la R7: Il sensore APS-C della R7 produce immagini pulite fino a ISO 1600, con una degradazione progressiva ma ancora accettabile fino a ISO 3200. Oltre ISO 6400 il rumore diventa significativo e richiede una gestione attenta in post-produzione. Il valore base nativo della R7 per il video è ISO 100, ma in Canon Log 3 il valore ISO minimo consigliato è ISO 400 per evitare problemi di rumore nel profilo logaritmico.
Picture Style per il Video: Se non si usa Canon Log 3, per esempio per produzioni che richiedono immagini immediatamente pronte senza color grading, il Picture Style consigliato è "Neutral" con contrasto e saturazione ridotti al minimo. Questo preserva il massimo range dinamico nel profilo standard e offre più flessibilità in post-produzione rispetto a profili già molto contrastati come "Standard" o "Vivid".
Formato Audio: La R7 registra audio in formato PCM a 16 o 24 bit, con ingresso per microfono esterno attraverso il jack da 3.5mm. Per la produzione di cortometraggi è fondamentale usare questa ingresso con un microfono esterno di qualità (come discusso nella parte sui microfoni) e registrare a 24 bit per la massima latitudine in post-produzione. Il livello di registrazione audio va impostato manualmente mentre l'automatico della R7 in situazioni dinamiche produce variazioni di livello fastidiose e non professionali.
Stabilizzazione IBIS: La R7 ha un sistema IBIS a cinque assi che in combinazione con le ottiche IS Canon produce fino a 7 stop di correzione della stabilizzazione, un valore straordinario che permette riprese a mano molto più stabili di quanto sarebbe altrimenti possibile. Per le riprese narrative statiche o semi-statiche la stabilizzazione IBIS è quasi sempre benefica. Per le riprese su gimbal o su testa fluida è preferibile disabilitare l'IBIS per evitare interferenze tra i due sistemi di stabilizzazione.
Autofocus in Video: Il sistema Dual Pixel CMOS AF II della R7 è tra i migliori sistemi di autofocus continuo disponibili in una fotocamera mirrorless non professionale. Il rilevamento del soggetto con priorità al viso e agli occhi funziona in modo affidabile in condizioni di luce adeguata e produce transizioni di messa a fuoco fluide e naturali. Per le scene di dialogo con attori in posizione semi-fissa, l'autofocus continuo della R7 riduce significativamente la necessità di un focus puller dedicato, un vantaggio enorme nelle produzioni a basso budget.
Tuttavia, e questo è un punto critico, l'autofocus non deve mai essere usato acriticamente. In alcune situazioni specifiche come attori che si muovono lateralmente rispetto all'asse della camera, scene con più persone in piano dove non è chiaro a chi dare la priorità, composizioni con elementi in primo piano che possono confondere l'algoritmo, la messa a fuoco manuale è sempre preferibile. Conoscere i limiti del sistema AF della R7 e sapere quando passare al manuale è una delle competenze più importanti per il direttore della fotografia che usa questa camera.
Il Filtro ND: Non un Accessorio, una Necessità
La R7 non ha filtri ND interni, a differenza di alcune fotocamere cinema dedicate o di alcune mirrorless di fascia superiore, e questo significa che per mantenere il tempo di esposizione a 1/50 in condizioni di luce solare abbondante con aperture diaframmatiche aperte, è indispensabile usare filtri ND esterni.
I filtri ND per la R7 possono essere montati direttamente sull'obiettivo, in forma di filtri circolari a vite che si avvitano sul filetto frontale dell'obiettivo od attraverso un sistema a lastra come i sistemi Matte Box professionali. Per la produzione di cortometraggi a basso e medio budget, i filtri circolari a vite sono la soluzione più pratica.
I filtri ND più utili per la produzione cinematografica con la R7 sono il ND4 (riduce di 2 stop), il ND8 (riduce di 3 stop), il ND64 (riduce di 6 stop) e il ND1000 (riduce di 10 stop per esposizioni molto lunghe o per riprese in luce solare diretta con diaframmi molto aperti). Ancora meglio è il filtro ND variabile, un singolo filtro che si ruota per passare da ND2 a ND400 o simili, che offre flessibilità operativa superiore ma ha lo svantaggio di poter introdurre effetti di cross-polarizzazione (una caratteristica "X" visibile nell'immagine) ai valori di densità più alti.
Parte Seconda: Le Tre Ottiche Migliori per la R7 nel Cinema Indipendente
La scelta dell'ottica è forse la decisione più importante, dopo la sceneggiatura, che un direttore della fotografia possa fare per determinare la qualità visiva finale di un cortometraggio. La R7 monta ottiche con attacco RF Canon nativo (per le ottiche moderne) o con adattatore EF-EOS R le ottiche Canon EF: un vantaggio enorme perché apre ad un catalogo enorme di ottiche di qualità eccellente, molte delle quali disponibili a prezzi molto contenuti sul mercato dell'usato.
Analizziamo le tre ottiche che reputo migliori per la produzione di cortometraggi con la R7, per ragioni diverse e complementari.
Prima Ottica: Canon RF 35mm f/1.8 IS STM Macro
Perché è la scelta primaria:
Il Canon RF 35mm f/1.8 IS STM è l'ottica che consiglierei come prima scelta assoluta per chi vuole costruire la propria dotazione ottica per la R7 con un budget limitato. Su un sensore APS-C come quello della R7, il 35mm diventa equivalente a un 56mm full frame, una focale straordinariamente versatile che copre quasi tutto lo spazio tra il grandangolo moderato e il normale lungo, producendo una prospettiva che molti cinematografi considerano la più "naturale" e la più vicina alla percezione visiva umana.
L'apertura f/1.8 permette di lavorare con poca luce con ISO bassi, di produrre profondità di campo ridotte che separano il soggetto dallo sfondo in modo cinematograficamente piacevole, e di mantenere il tempo di esposizione a 1/50 in condizioni di luce difficili senza dover spingere l'ISO in territorio rumoroso.
La stabilizzazione IS integrata, combinata con l'IBIS della R7, produce un sistema di stabilizzazione di eccezionale efficacia che permette riprese a mano di qualità molto alta, il che è particolarmente prezioso nelle scene di dialogo in movimento o nelle sequenze di seguimento degli attori.
La qualità ottica del 35mm RF f/1.8 è eccellente per il suo prezzo: aberrazione cromatica controllata, nitidezza centro-bordo molto uniforme già a f/1.8, bokeh morbido e piacevole, costruzione meccanica solida. Il motore STM - Stepping Motor - produce una messa a fuoco continua in video quasi completamente silenziosa, il che è fondamentale per non contaminare la traccia audio con il rumore del motore AF.
Caso d'uso tipico nel cortometraggio:
È l'ottica dei dialoghi in ambienti ristretti, delle scene di interno con luce naturale limitata, dei piani americani e dei mezzi busti che costituiscono la maggior parte del girato narrativo di un cortometraggio standard. È anche l'ottica con cui si inizia a girare quando non si sa ancora esattamente quale focale servirà, perché la sua versatilità la rende adatta a quasi tutto.
Parametri consigliati per le scene tipiche:
- Scene di dialogo in interno: f/2 - ISO 800 - 1/50
- Scene di dialogo in esterno con luce naturale: f/2.8-4 - ISO 100-200 - 1/50 con filtro ND se necessario
- Scene notturne o in ambienti molto bui: f/1.8 - ISO 1600-3200
Seconda Ottica: Canon EF 85mm f/1.8 USM (con adattatore EF-EOS R)
Perché è la seconda scelta fondamentale:
L'85mm su APS-C diventa un equivalente di 136mm full frame, una focale di ritratto lungo che produce la compressione prospettica e il bokeh morbido e avvolgente che il cinema usa per i primi piani emotivi, per le scene di intimità, per quei momenti in cui il volto dell'attore deve occupare il frame con una qualità quasi pittorica che separa il personaggio completamente dal mondo circostante.
Il Canon EF 85mm f/1.8 USM è una delle ottiche Canon più celebrate e più amate dai fotografi cinematografici per un motivo molto semplice: offre una qualità ottica straordinaria a un prezzo accessibile. È un'ottica vecchia,, la formula ottica risale agli anni Novanta, ma invecchia magnificamente perché il suo design produce immagini con quella qualità organica e leggermente morbida che molti cinematografi preferiscono alle ottiche moderne più tecnicamente perfette ma visivamente più "sterili".
Su sensore APS-C la distanza operativa per i primi piani è di circa un metro e mezzo o due metri, sufficiente per riprendere un attore senza essere nel suo spazio personale, il che è importante per la qualità della performance. A f/1.8 produce una profondità di campo così ridotta che in un primo piano stretto si ottiene solo una porzione del viso a fuoco, spesso solo gli occhi, con tutto il resto che si dissolve nel bokeh. Questa è la qualità visiva che in molti cortometraggi di autore si vede nei momenti emotivi più intensi.
Il motore AF USM è silenzioso e veloce, ma il rilevamento degli occhi del sistema AF della R7 funziona meno fluidamente su questa ottica EF adattata rispetto alle ottiche RF native. Per i primi piani statici questo non è un problema perchè si mette a fuoco manualmente sull'occhio dell'attore con la magnification del monitor e si mantiene la posizione. Per i seguimenti con attori in movimento si preferisce usare l'autofocus in modalità Servo con il touch screen.
Caso d'uso tipico nel cortometraggio:
È l'ottica dei momenti emotivi culminanti: i primi piani durante le scene di pianto, di rabbia, di rivelazione, di perdita. È l'ottica che si monta quando si vuole che il volto dell'attore diventi cinema, quando la storia chiede che lo spettatore sia portato dentro gli occhi del personaggio in modo fisicamente prossimo e cinematograficamente poetico. È anche l'ottica dei ritratti ambientali, quei piani medi stretti in cui l'attore è chiaramente a fuoco e lo sfondo è completamente dissolto, isolando il personaggio nel proprio spazio emotivo.
Parametri consigliati per le scene tipiche:
- Primo piano emotivo in interno con illuminazione controllata: f/2 — ISO 400-800 — 1/50
- Piano americano stretto in esterno: f/2.8 — ISO 100-200 — 1/50 con filtro ND
- Primi piani notturni: f/1.8 — ISO 1600
Terza Ottica: Canon RF-S 18-150mm f/3.5-6.3 IS STM
Perché è la scelta pratica indispensabile:
Dopo due ottiche prime, obiettivi a focale fissa, la terza posizione nella dotazione ottica per la R7 deve essere occupata da uno zoom versatile che copra una gamma ampia di situazioni pratiche di ripresa. Il Canon RF-S 18-150mm è l'ottica di sistema progettata specificamente per i sensori APS-C Canon RF, e la sua gamma focale, da un equivalente full frame di 29mm a 240mm, copre praticamente qualsiasi situazione di ripresa immaginabile.
L'apertura variabile f/3.5-6.3 è il limite principale di questa ottica: non è abbastanza veloce per lavorare con poca luce, e l'apertura che cambia al variare dello zoom crea complicazioni nell'esposizione durante le zoomate in ripresa. Per questo motivo questo obiettivo non è la prima scelta per le scene emotive in ambienti difficili infatti per quelle si usano le due prime sopra descritte. Ma per tutte le altre situazioni operative di un set cinematografico come le riprese di ambiente, i campi lunghi, le scene in esterni con luce abbondante, le riprese di B-roll, le situazioni in cui non si sa in anticipo quale focale servirà, questo zoom è uno strumento di produzione eccezionalmente pratico.
La stabilizzazione IS, tra le migliori nella categoria zoom, combinata con l'IBIS della R7 produce riprese a mano di qualità sorprendente anche alle focali più lunghe, che su sensore APS-C possono essere problematiche per il camera shake amplificato. Il motore STM è silenzioso e adatto alla ripresa video con audio live.
Caso d'uso tipico nel cortometraggio:
È l'ottica che si usa per le riprese di b-roll vioè le immagini di supporto e di ambientazione che nel montaggio vanno sotto i dialoghi o tra le scene principali. È l'ottica dei campi lunghi che situano l'azione in un luogo specifico. È l'ottica per le riprese run-and-gun in cui si deve essere veloci e reattivi senza avere il tempo di cambiare focale. È lo zoom per le situazioni documentaristiche, le scene dal vivo, gli eventi, i momenti imprevedibili che un cortometraggio a basso budget spesso include come materiale di realtà.
Nota alternativa per budget più elevati:
Per chi dispone di un budget superiore, una alternativa nettamente migliore come zoom cinematografico è il Canon RF 24-70mm f/2.8 L IS USM che su APS-C diventa un equivalente 38-112mm full frame, con apertura costante f/2.8 che risolve tutti i problemi di luce e di esposizione dello zoom variabile, e con una qualità ottica di livello professionale che produce immagini paragonabili a molte ottiche prime. Il costo è significativamente superiore ma l'investimento è giustificato per chi usa questa camera come strumento principale di produzione.
La Color Grading con le Immagini della R7
La color grading cioè la correzione e la stilizzazione del colore in post-produzione, è la fase che più di ogni altra determina l'aspetto finale del film, e per le immagini in Canon Log 3 della R7 richiede alcune conoscenze specifiche.
Il Workflow di Base:
Le immagini in Canon Log 3 devono prima di tutto essere "normalizzate" cioè riportate ad un aspetto cromaticamente neutro e tonalmente bilanciato prima di qualsiasi stilizzazione. Canon fornisce gratuitamente le LUT (Look-Up Tables) di conversione da Log 3 a Rec.709 (lo spazio colore standard per display e web) che possono essere usate come punto di partenza in qualsiasi software di color grading.
I software di color grading più usati nella produzione indipendente sono DaVinci Resolve anche disponibile in versione gratuita completamente funzionale per le esigenze di quasi tutte le produzioni di cortometraggio e Adobe Premiere Pro in combinazione con Adobe Lumetri Color. DaVinci Resolve è lo standard industriale per la color grading professionale ed è quello che consiglio di imparare anche nelle produzioni a basso budget.
Il Processo di Color Grading in DaVinci Resolve:
Il processo si articola in tre fasi principali. La prima fase, chiamata color correction o primary grade, è la correzione del bilanciamento del bianco, dell'esposizione e del contrasto per ogni singola clip, in modo che tutte le riprese della stessa scena abbiano un aspetto coerente indipendentemente dalle variazioni di luce che si sono verificate durante le riprese. Questa fase è tecnica e metodica: si usa il vettorscopio e il waveform monitor per leggere i valori oggettivi dell'immagine invece di fidarsi solo della propria percezione visiva che può essere influenzata dalle condizioni di visualizzazione.
La seconda fase, chiamata secondary grade, è la manipolazione selettiva di aree specifiche dell'immagine: correggere il colore della pelle degli attori indipendentemente dal colore dello sfondo, modificare l'aspetto del cielo senza influenzare il primo piano, schiarire o scurire zone specifiche del frame attraverso maschere di forma o qualificatori colore.
La terza fase, chiamata creative grade o look, è la stilizzazione che trasforma l'immagine corretta nell'aspetto visivo del film: la palette cromatica, il contrasto, la saturazione, il grano cinematografico aggiunto digitalmente. Questa è la fase più creativa e più personale, quella in cui l'identità visiva del cortometraggio prende la propria forma definitiva.
Consigli Pratici per la Color Grading della R7:
Il profilo Canon Log 3 della R7 tende a preservare molto bene le alte luci cioè la parte superiore della scala tonale, ma può mostrare un leggero rumore nelle ombre a ISO più elevati. In post-produzione, prima di applicare qualsiasi grade, è utile applicare una leggera riduzione del rumore nelle ombre e DaVinci Resolve ha strumenti di noise reduction eccellenti, per pulire le aree scure senza compromettere la nitidezza delle alte luci.
La resa cromatica della R7 in Canon Log 3 ha una tonalità della pelle naturalmente calda e piacevole che è uno dei punti di forza del profilo cromatico Canon. In color grading è consigliabile preservare questa qualità piuttosto che raffreddarla artificialmente: le pelli calde delle ottiche e del sensore Canon sono uno degli elementi che rendono le immagini di questa fotocamera immediatamente riconoscibili e cinematograficamente gradevoli.
La R7 come Strumento di Libertà Creativa
La Canon EOS R7 non è la fotocamera perfetta per il cinema. Non ha il sensore full frame, non ha la profondità di log record professionale, non ha gli input audio XLR nativi, non ha il codice colore RAW interno. Ha limiti reali che ogni DP che la usa deve conoscere e gestire con intelligenza.
Ma ha qualcosa che vale più di molte perfezioni tecniche: è piccola, leggera, discreta, affidabile, e produce immagini che, con le ottiche giuste, le impostazioni giuste e la visione giusta, possono essere cinematograficamente straordinarie. Permette di girare in luoghi dove una cinema camera professionale non entrerebbe, di muoversi con una velocità che set più elaborati non permetterebbero, di essere presente nei momenti che contano senza che la macchina da presa diventi un ostacolo tra il racconto e la realtà.
E questa libertà, la libertà di essere ovunque, di muoversi velocemente, di avvicinarsi alla verità della scena senza l'ingombro di attrezzature pesanti, è forse il dono più prezioso che uno strumento come la R7 possa fare a un cineasta indipendente con una storia da raccontare e il coraggio di raccontarla.







