Sony FX9La Sony FX9 resta una macchina molto sensata per il cortometraggio quando l’obiettivo non è soltanto “girare bene”, ma costruire un workflow stabile, ripetibile e professionale. Il suo punto forte non è una singola funzione, ma l’insieme: sensore full-frame 6K con oversampling in 4K, oltre 15 stop di gamma dinamica, doppia base ISO 800/4000 in S-Log3/Cine EI, registrazione interna 4K 4:2:2 10-bit, Fast Hybrid AF con 561 punti a rilevamento di fase, E-mount, ND variabile elettronico integrato e possibilità di RAW esterno 16-bit con XDCA-FX9. Sono caratteristiche che, sommate, riducono errori sul set e ti lasciano più margine in post.

Il primo motivo per cui conviene comprarla, e non solo noleggiarla, è la continuità operativa. Se giri più corti, teaser, proof-of-concept, videoclip narrativi o branded cinematici durante l’anno, avere sempre la stessa macchina significa conoscere davvero come espone, come reagisce in low light, come si comporta il suo AF, quanto puoi fidarti del suo ND, come regge la pelle in S-Cinetone e quanto margine hai in S-Log3. Questo vale sia per videomaker esperti sia per professionisti: la differenza è che il professionista sfrutta la FX9 più in profondità, mentre l’operatore evoluto beneficia soprattutto della sua tolleranza e della sua ergonomia. Il corpo però è ancora un investimento da fascia alta: a metà aprile 2026 si trova presso rivenditori europei specialistici intorno ai 10.300 euro ex IVA o poco sopra i 12.500 euro IVA inclusa, body only.

Un secondo motivo molto concreto è che la FX9 è una vera camera da set leggero, non solo una mirrorless ingrandita. Sony la presenta con due ingressi XLR, MI Shoe, 12G-SDI, HDMI, Wi-Fi, supporto LUT 3D utente, audio professionale e una struttura pensata per lavorare con ottiche E-mount anche importanti. Inoltre usa due slot XQD per la registrazione principale e uno slot SD/utility per i proxy, il che aiuta moltissimo quando vuoi montare in fretta, fare backup ordinati o mandare materiale leggero al montatore.

Il terzo motivo è più cinematografico: il sensore full-frame 6K sovracampionato restituisce un 4K molto solido, con profondità di campo ridotta quando la vuoi davvero, ma anche con la possibilità di passare a Super 35 4K senza buttare la macchina fuori dal linguaggio del film. Per un corto drammatico, thriller o noir questo è prezioso, perché puoi cambiare la grammatica visiva senza cambiare sistema. Sony specifica inoltre che la FX9 può registrare DCI 4K e UHD 4K internamente, che arriva fino a 60p in varie modalità 4K e fino a 180 fps in Full HD, e che il formato 16-bit RAW esterno richiede XDCA-FX9 e recorder compatibile.

Detto questo, una precisazione onesta va fatta: la FX9 non rende un corto “premiabile” da sola. Ti dà però una base molto più seria per costruire un corto premiabile, perché ti permette di lavorare con un’immagine robusta, audio più ordinato, controllo esposizione migliore e una post più pulita. Non è un dettaglio che la FX9 compaia nella lista delle camere approvate da Netflix, dove è riportata con 4K 4096x2160 e XAVC-I 4K: non significa automaticamente “camera da premio”, ma certifica che la pipeline di acquisizione è considerata tecnicamente credibile in un contesto molto esigente.

* Perché la FX9 funziona bene in contesti di ripresa molto diversi

La vera forza della FX9 è che tiene insieme tre mondi che spesso si separano: il mondo del set narrativo, il mondo del run-and-gun evoluto e il mondo della post-produzione seria. Il sensore 6K oversampled ti dà immagine ricca; la doppia base ISO 800/4000 ti permette di non crollare quando passi da interno controllato a notte o da esterno soleggiato a condizioni difficili; il filtro ND variabile elettronico da 1/4 a 1/128 ti consente di mantenere la profondità di campo desiderata senza dover inseguire continuamente shutter e ISO. Questo, sul set, vale oro.

La FX9 è anche molto più utile di tante camere più piccole quando lavori con attori che si muovono davvero. Il Fast Hybrid AF ha 561 punti phase detect, copre circa il 94% della larghezza e il 96% dell’altezza, e offre parametri AF personalizzabili con 7 livelli di velocità di transizione e 5 livelli di sensibilità al cambio soggetto. Tradotto: puoi usarlo in modo “narrativo”, non solo documentaristico. Puoi rallentarlo per farlo sembrare quasi un focus pull morbido, oppure renderlo più reattivo in scena dinamica.

In più, la FX9 lavora bene sia in stile realistico sia in stile più costruito. Per lavori rapidi o con grading leggero hai S-Cinetone, pensato da Sony per colori mid-range ricchi, incarnati gradevoli e una resa più pronta all’uso. Per un corto da finitura più alta, invece, Sony indica Cine EI come modalità pensata per la miglior qualità immagine e il massimo range dinamico della camera, mentre una guida di produzione per FX9 usata su produzioni Netflix 4K raccomanda come base Cine EI, XAVC-I e S-Gamut3.Cine/S-Log3.

* Le impostazioni da usare come base “master” per un corto cinematografico

Se il tuo obiettivo è un corto con vera post-produzione, non quello da consegnare velocemente senza color, la base che consiglio è questa.

Lavora in Cine EI, perché è la modalità che Sony descrive come orientata alla miglior qualità e al massimo range dinamico. Registra in XAVC-I 4K interno 10-bit 4:2:2, che è anche il formato indicato per FX9 nei contesti Netflix. Se punti ad una resa più cinematografica e festivaliera, scegli DCI 4K 4096x2160 a 24p; se invece devi distribuire più facilmente online o broadcast europeo, UHD 3840x2160 a 25p resta perfettamente sensato. Come base colore, usa S-Gamut3.Cine / S-Log3. Tieni una MLUT di monitoraggio solo per set e regia, non “cucinata” nel master.

Come regole operative definitive sul corpo macchina, io fisserei: shutter a 180° o equivalente 1/48-1/50, white balance manuale in Kelvin, ISO base 800 per diurno e scene ben illuminate, ISO base 4000 quando serve davvero in bassa luce, ND variabile per tenere il diaframma voluto invece di cambiare continuamente shutter o gain. Se stai girando un corto narrativo, evita AWB e auto exposure: ti complicano il matching in montaggio. La camera ti aiuta moltissimo, ma non deve prendere il controllo estetico della scena. La doppia base ISO 800/4000 e il ND elettronico sono lì proprio per permetterti questa disciplina.

Sul piano del workflow, fai due cose che molti saltano e poi rimpiangono. Primo: registra proxy nello slot SD/utility, così il montaggio parte subito. Secondo: esegui ABB e APR ad inizio giornata, quando la macchina è a temperatura di lavoro; la guida di produzione FX9 per workflow Netflix li indica proprio come procedure utili per normalizzare i neri, ridurre fixed pattern noise e mappare eventuali hot pixel. È uno di quei gesti da reparto camera serio che non si vedono, ma si sentono nell’immagine finale.

* Le scene-tipo ed i consigli da utilizzare

1) Dialogo interno

Per un dialogo interno classico, sia drammatico sia commedia amara, io resterei su DCI 4K 24p oppure UHD 25p, XAVC-I, Cine EI, S-Gamut3.Cine/S-Log3, base ISO 800, shutter 180°, WB fisso sulla temperatura reale del set. Qui la regola non è “spingere la camera”, ma fare in modo che la camera sia invisibile e coerente. Usa AF solo se la scena ha movimento autentico dei personaggi; altrimenti, su master e primi piani importanti, il fuoco manuale resta più raffinato. Se vuoi usare l’AF, imposta velocità transizione lenta e sensibilità al cambio soggetto verso il lato “locked-on”, così eviti un comportamento troppo documentaristico. La FX9 ti dà i 7 livelli di speed e i 5 di subject shift proprio per questo tipo di controllo.

Le ottiche ideali qui sono 35 mm, 50 mm e 85 mm. Per un interno vero, con spazio medio, il 35 mm è spesso la lente più equilibrata. Il 50 mm è perfetto per mezzi busti e dialoghi più classici. L’85 mm ti serve quando vuoi schiacciare lo spazio, isolare il volto o rendere più nervosa la relazione tra i personaggi. Per una troupe piccola, un 24-70 f/2.8 può coprire quasi tutto il dialogo interno senza farti perdere tempo. Per un set più “cinema”, 35 + 50/85 è più elegante. Con la FX9, l’E-mount nativo è anche la via più lineare per sfruttare AF e integrazione completa con il sistema.

2) Esterno con traffico o forte movimento urbano

Qui la FX9 mostra davvero il suo lato migliore. Se stai riprendendo pedoni, auto, attraversamenti, soggetti che entrano ed escono dal quadro, io valuterei 4K 50p o 60p se vuoi tenerti margine per piccoli rallenty o per una resa più stabile del movimento urbano. Sony spiega che il firmware V2 ha introdotto il Full Frame Crop 5K, nato proprio per arrivare fino a 60 fps in 4K, mentre la camera supporta anche varie modalità 4K e HD a frame rate più alti. In pratica: per il traffico, 50/60p è una scelta molto concreta.

In esterno traffico userei base ISO 800, ND variabile per restare a T2.8-T4 quando vuoi separazione, AF più reattivo rispetto al dialogo interno, e una lente da lavoro tipo 24-70 o 28-135 servo zoom se devi reagire in fretta. Se stai facendo cinema più controllato, 35 mm o 50 mm fissi ti danno un’immagine più “decisa”, ma nel caos urbano lo zoom standard spesso ti salva la scena. E la FX9, grazie al suo AF e al servo con la lente giusta, ti lascia più probabilità di portare a casa take puliti.

3) Parco, esterno naturale, luce giorno variabile

Il parco è un classico set-trappola: sembra semplice, ma cambia continuamente. Nuvole, riflessi, fogliame, controluce, facce che passano da pieno sole a ombra aperta. Qui la FX9 conviene moltissimo perché l’ND elettronico integrato ti evita di inseguire la luce modificando il look della scena. Per un corto realistico o drammatico, io starei su 24p/25p, base ISO 800, log se fai grading serio, S-Cinetone solo se il progetto ha tempi stretti. Se i personaggi camminano, Eye AF e tracking in tempo reale possono essere molto utili, specie con 35 o 50 mm aperti.

Come corredo, il parco chiede due cose: un grandangolo o quasi-grandangolo per i campi e una lente medio-tele per staccare i personaggi dal fondo. Un 16-35 più un 85 mm è una coppia fortissima. Se vuoi un kit minimale, 24-70 da solo regge benissimo. Se vuoi un’immagine più autoriale e meno “zoomistica”, vai di 35/85. Il criterio non è soltanto ottico: è anche produttivo. In un parco reale, cambiare troppo spesso assetto ti fa perdere luce, continuità e attenzione degli attori.

4) Notturna controllata

La notte controllata è il terreno in cui la FX9 giustifica davvero l’acquisto. Qui la doppia base ISO a 4000 ti permette di passare alla base alta senza introdurre il tipo di sporco che avresti spremendo una camera più piccola in gain casuale. Sony lo dice in modo molto chiaro: in S-Log3/Cine EI i due base ISO sono 800 e 4000, e la base alta è pensata proprio per le condizioni di scarsa luminosità.

La ricetta che consiglio è: 24p/25p, Cine EI, S-Log3, base 4000, shutter 180°, ottiche luminose vere, illuminazione costruita, e niente underexposure pigra sperando di recuperare tutto in post. La FX9 tiene bene, ma il corto noir o thriller non si ottiene “facendo buio”: si ottiene controllando rapporto tra neri, pelle, practicals e riflessi. Per questo, a notte, le lenti più interessanti sono 35mm f/1.4, 50mm f/1.4 o uno zoom come il Sigma 28-45mm f/1.8 se vuoi velocità operativa senza rinunciare troppo alla luminosità. Se la notturna è molto movimentata, l’AF può essere utile; se è un noir più scolpito, io tornerei al fuoco manuale.

* Il consiglio di impostazioni “definitive” per il corpo macchina

Se dovessimo preparare una FX9 per un corto narrativo e lasciarla pronta come camera A, faremmo così:

  • Shooting mode: Cine EI
  • Color / gamma: S-Gamut3.Cine / S-Log3
  • Recording: XAVC-I 4K 10-bit 4:2:2
  • Frame rate base: 24p o 25p; 50/60p solo dove serve davvero
  • ISO base: 800 / 4000 a seconda dello scenario
  • WB: manuale Kelvin, mai automatico in narrativa
  • ND: variabile elettronico per tenere il diaframma scelto
  • Monitoring: MLUT solo per monitor, non bake-in
  • Proxy: attivi su SD/utility slot
  • Routine giornaliera: ABB + APR a camera calda
  • Audio: XLR principali sempre presidiati; MI Shoe utile per soluzioni Sony compatte
  • Stabilizzazione: o OSS della lente, o metadati gyro/Catalyst in post; non pensare di usarli “come se fossero la stessa cosa” perché Sony specifica che per la stabilizzazione via metadata in post l’ottica OSS va impostata su OFF.

* Le ottiche: che cosa usare davvero sulla FX9

La FX9 usa ottiche E-mount Sony con integrazione piena dell’AF, e Sony sottolinea proprio la fluidità dell’autofocus con le sue E-mount. Inoltre indica il SELP28135G come “partner ideale” della FX9, evidenziandone zoom motorizzato, copertura full-frame e tre ghiere indipendenti per fuoco, zoom e iris. Questo ti dice già una cosa importante: se vuoi il massimo equilibrio tra praticità e look, il sistema FX9 premia le ottiche native ben scelte.

Per il corto, io dividerei così.

Le lenti da efficienza sono quelle che ti fanno girare veloce: 24-70, 28-135 servo, 16-35. Le lenti da carattere sono 35, 50 e 85. Le lenti da notte o da look spinto sono quelle molto luminose, come 35 f/1.4, 50 f/1.4 o 28-45 f/1.8. Se vuoi usare adattatori PL o altre soluzioni cine, puoi farlo, ma la ragione per comprare FX9 invece di un’altra cinecamera è anche sfruttare ND, AF, metadati e velocità operativa del suo ecosistema E-mount. Se perdi tutto questo, devi avere una ragione artistica forte.

* Corredo ottiche consigliato

Il kit economico per partire bene sarebbe: Samyang 35mm f/1.4 P FE + Sony 85mm f/1.8. Mancano il vero grandangolo e il vero zoom standard, ma per corto drammatico, noir e dialoghi hai già tantissima immagine.

Il kit medio-intelligente sarebbe: Sigma 28-45mm f/1.8 + Sony 85mm f/1.8. È probabilmente la combinazione più furba oggi se vuoi fare tanto con due lenti: lo zoom luminoso ti copre dialoghi, interni, night exteriors, e l’85 ti dà il ritratto.

Il kit premium narrativo sarebbe: Sony FE 16-35mm f/2.8 GM II + Sony FE 24-70mm f/2.8 GM II + Sony FE 50mm f/1.4 GM. Con queste tre lenti copri praticamente qualunque corto con pochissime rinunce.

Il kit documentaristico-cinematico per run-and-gun evoluto sarebbe invece: Sony FE PZ 28-135mm F4 G OSS + Sony FE 35mm f/1.4 GM. Uno zoom da lavoro e una fissa da personalità.

  

* Gli accessori che fanno davvero la differenza

Sull’audio non bisogna risparmiare. La FX9 mette a disposizione due XLR e MI Shoe, quindi hai già un corpo macchina pronto a lavorare in modo professionale. Ma un corto sale di livello quando il reparto suono smette di essere improvvisato. Per noi la base minima seria è: shotgun su boom, wireless per sicurezza o scene complesse, registratore affidabile se il set lo richiede.

Per la luce, cerca strumenti che non ti obblighino a reinventare tutto scena dopo scena. Un bicolor serio da key, una fonte più creativa o RGB per atmosfere thriller/noir, e almeno un buon sistema di diffusione valgono più di mille piccoli pannelli mediocri. Per il monitoraggio, se giri con regista, fuochista o vuoi giudicare davvero la pelle, un monitor esterno è quasi obbligatorio. Per il supporto, la FX9 chiede un treppiede degno del suo peso e delle sue ottiche; un cavalletto debole rovina il vantaggio di comprare una camera del genere.

Io ragionerei così.

Per audio: MKH 416 come shotgun “classico” da set, Rode Wireless PRO per dialoghi rapidi o backup, Zoom F3 come recorder compatto ma serio, ECM-B1M quando vuoi integrazione rapida via MI Shoe Sony.

Per monitor: Atomos Shinobi II se vuoi stare leggero, SmallHD Indie 5 se vuoi qualcosa di più rigoroso.

Per luci: Aputure 300x come key bicolor solida; amaran 300c se vuoi anche colore e flessibilità per noir, videoclip o commedia più stilizzata.

Per supporto e potenza: treppiede video vero e batterie BP-U capienti; la camera ti ripaga se la tratti come camera da set, non come corpo fotografico adattato.

* Come cambiare l’uso della FX9 in base al genere

Nel dramma, la FX9 la userei in modo disciplinato: 24p/25p, log, ottiche da 35/50/85, AF solo quando davvero serve, neri controllati e incarnati curati. È il genere in cui la camera deve sparire e lasciare spazio alla recitazione.

Nel thriller o nel noir, sfrutterei molto il vantaggio della base ISO 4000, del sensore full-frame e delle lenti luminose. Ma starei attentissimo a non confondere “low light” con “underexposed”. La FX9 regge, ma il thriller premiabile nasce da un nero progettato, non da un nero casuale.

Nella commedia, aprirei un po’ meno le lenti quando ci sono più attori in scena. La commedia soffre i fuori fuoco gratuiti più del dramma. Qui 28, 35 e 50 mm sono spesso più utili di 85 mm sempre aperti. L’AF della FX9, con impostazioni non troppo nervose, può diventare un alleato molto credibile.

Nel realistico o nel semi-documentario narrativo, la combinazione FX9 + 28-135 servo o 24-70 + Eye AF + ND variabile è fortissima. E se fai handheld, ricordati la scelta: o stabilizzazione ottica, o metadata gyro e Catalyst in post. Questa seconda via, se usata bene, può darti un risultato molto pulito.

* Il workflow di produzione consigliato

La FX9 va preparata prima del set, non sul set. Costruisci un file di scena coerente, assegna i tasti a base ISO, ND, waveform/monitoring e AF area, fissa naming e struttura delle card, decidi subito se il master sarà DCI 24p o UHD 25p, e gira tutta la produzione su quella logica. Non improvvisare tra 24 e 25, tra S-Cinetone e S-Log3, tra WB auto e WB manuale: in montaggio quelle oscillazioni le paghi sempre.

Per la post, la soluzione più razionale è: master XAVC-I 10-bit 4:2:2, proxy attivi, color pipeline pulita in Resolve o software equivalente, LUT di monitoring non cucinata, eventuale Catalyst solo sulle clip davvero necessarie. Il RAW 16-bit lo prenderei in considerazione solo se il corto ha VFX importanti, green screen serio, o una finitura colore molto spinta che giustifichi peso, costo e complessità in più. Per la maggior parte dei cortometraggi ben scritti e ben illuminati, l’internal XAVC-I della FX9 è già più che sufficiente.

* Il verdetto

Sì, per un cortometraggio può avere molto senso acquistare una Sony FX9, ma non per il motivo sbagliato. Non perché “è grossa quindi fa cinema”, e neppure perché “ha il full-frame quindi vince i festival”. Conviene comprarla se vuoi un sistema che ti permetta di girare corti diversi tra loro con una base tecnica alta: interni ed esterni, giorno e notte, un attore singolo o per gruppo, stile realistico o thriller/noir, con un workflow serio verso il montaggio ed il grading.

La Sony FX9 conviene quando vuoi una macchina che ti faccia perdere meno tempo a combattere il mezzo e più tempo a dirigere scena, attori e luce. Ed è esattamente questo, alla fine, che avvicina un cortometraggio al livello più “premiabile”: non la scheda tecnica da sola, ma la libertà concreta che quella scheda tecnica ti lascia nel fare meglio il tuo film.