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www.ilCORTO.it - Alberto Lattuada sceneggiatore: L'educazione fisica delle fanciulle - alla 62 Mostra del Cinema di Venezia

LATTUADA SCENEGGIATORE   di Giovanna Grassi

Eros e ribellione, l'ultimo Lattuada - Da una sceneggiatura del regista è nato un film con Jacqueline Bisset

Alberto Lattuada sceneggiatore - L'educazione fisica delle fanciulle Sensualità e voglia di ribellione. Sei sedicenni che in collegio studiano danza e buone maniere, guidate da istitutrici severe. E' la storia de L'educazione fisica delle fanciulle, un film che porta la firma di Alberto Lattuada come sceneggiatore.
L'ultimo suo segno lasciato nel nostro cinema. ( Il titolo italiano del film di John Irvin "The Fine Art of Love", che sarà presentato fuori concorso al Festival di Venezia, il 31 agosto alle 22.30 in Sala Grande è "L'educazione fisica delle fanciulle").

L'autore della seduzione, morto lo scorso luglio, prima dei lunghi anni di malattia si era appassionato al libro di Frank Wedekind «Mine Ha-Ha» e sognava di tradurlo sul grande schermo. Un progetto che solo adesso si è realizzato con la regìa dell'inglese John Irvin e Jacqueline Bisset protagonista. A Los Angeles Jacqueline ha appena visto il film che andrà alla Mostra di Venezia.
Annuncia la sua presenza al Lido dove ci sarà anche un altro omaggio al regista con la proiezione della copia restaurata di Giacomo l'idealista.

L'educazione fisica delle fanciulle - Lattuada sceneggiatore su www.ilcorto.it Dice l'attrice: «Io sono la severa, repressa, ambigua direttrice del collegio dove le ragazze sono destinate forse ad essere geishe europee dell'Ottocento. Dietro l'estetismo delle giovani c'è la loro scoperta del sesso, i segreti scambi di esperienze senza pudore nelle stanze del collegio. Ma nel film c'è anche il tema sociale dell'abuso del potere della società sulle ragazze contrastato però da ribellioni.
Sì, ci sono molte scene di erotismo tra donne, ma sono solari, vitali, sebbene nelle pieghe dei libri di Wedekind ci sia sempre una morbosità che resta sotterranea».
Tutto si svolge in Turingia, al tramonto dell'impero austro-ungarico. Il personaggio interpretato dalla Bisset è, appunto, quello di una donna violenta e frustrata. «Un ruolo forte, con una immagine segnata dal tempo e da lacerazioni interiori. Quel collegio è come isolato dal mondo, impenetrabile e nella bellezza delle ragazze ci sono anche, espresse molto bene dalla sceneggiatura, la chiave, la ricerca dell'arte da parte di Wedekind, un autore che davvero mi affascina, come certo accadde a Lattuada nel corso di tutta la sua vita». Analogie con il mondo di oggi? «Sì, perché alle giovani non viene insegnata l'arte di essere persone, ma quella di vivere la bellezza del corpo, come se essa fosse una salutare "malattia". E' un tema di grande attualità, se vogliamo, visto che viviamo in un'epoca in cui la giovinezza viene sbandierata come un indispensabile privilegio. Le donne mature del film rappresentano tutto ciò che le adolescenti non devono essere».

Ottavio Jemma con Lattuada scrisse negli anni tre versioni della sceneggiatura: «Per Alberto il testo di Wedekind era una fertile ossessione.
Da letterato innamorato della parola, egli trovava in "Mine Ha-Ha" infiniti elementi creativi. Gli piacevano i colori del libro: il verde del giardino segreto e pericoloso, il bianco degli abiti delle ragazze, il nero dei vestiti della direttrice, dell'insegnante di danza, delle istitutrici. Ad un certo punto ci fu chiesta una sceneggiatura meno letteraria, più erotica. Con dolore, Lattuada si rimise al lavoro. Desiderava talmente dirigere il film che si applicò con me per giorni e giorni al copione. Poi, si ammalò, masempre restò sul suo tavolo nello studio dei Parioli e nella casa di campagna quel suo scritto su una storia di iniziazione distorta e violenta in cui Alberto aveva immesso la sua poetica dell'adolescenza e del sesso come scoperta della gioia e del dolore della vita».

di Giovanna Grassi

Alberto Lattuada, nato a Milano nel 1914, è stato uno dei più originali esponenti del Neorealismo (con film come La lupa, Anna e La tempesta) nel secondo dopoguerra. Negli anni Cinquanta le sue opere sono finite spesso nel mirino della censura (basti citare La spiaggia). Successivamente si è dedicato a storie e sentimenti legati al mondo dell'adolescenza, lanciando come attrici le giovanissime Catherine Spaak e Nastassja Kinski. Il regista è morto nel luglio scorso

LA PROTAGONISTA
Jacqueline Bisset , nata nel 1944 in Inghilterra, debutta nel cinema nel 1965. Ha lavorato con giganti del cinema, come Chabrol (Il buio nella mente), Truffaut (Effetto notte) e Huston (L'uomo dai sette capestri e Sotto il vulcano, con nomination al Golden Globe). Non si è mai sposata. E' stata legata a Vincent Perez

da: http://www.corriere.it/Primo_Piano