♥ ILCORTO.EU - L'Enciclopedia dei Cortometraggi
Scrivere una sceneggiatura in due o più autori (parte 2)
Un cortometraggio intimo, poetico od autobiografico potrebbe non avere bisogno di più autori. Se la sua forza nasce da un ricordo personale, da un’immagine precisa o da una sensibilità molto individuale, l’ingresso di altri sceneggiatori può indebolirne l’autenticità. Una sceneggiatura scritta da più autori può essere più ricca, controllata, sorprendente e resistente alle revisioni. La formula ideale non consiste nell’avere molti autori, ma nell’avere esattamente gli autori necessari.
Il Gioco delle Carte come Dramma
Cinque storie, cinque giochi diversi, cinque relazioni diverse tra i personaggi e le carte. Un padre e un figlio che si parlano attraverso la scopa. Un anziano baro che trova nel tre carte il modo di lasciare qualcosa di sé. Una donna sola che nel solitario trova il rituale della resistenza. Quattro amici che nell'ultima briscola si dicono l'addio che non sanno dire. Due donne che nel torneo di scala quaranta si incontrano sul confine di una storia che le riguarda entrambe.
Vacanze Romane: un film da studiare fotogramma per fotogramma (parte 2)
Il montaggio di Vacanze Romane, curato da Robert Swink, è uno dei grandi esempi di quello che i teorici del cinema chiamano "montaggio invisibile" o "montaggio continuità": il tipo di montaggio in cui i tagli non si sentono, in cui il flusso narrativo è così fluido che lo spettatore non è mai consapevole del passaggio da un piano all'altro. Vacanze Romane dura 118 minuti ed ogni minuto ha qualcosa da insegnare. Guardatelo con la penna in mano.
Partire dalla Location per scrivere la Sceneggiatura
C'è un tipo di spazio che il cinema ha sempre amato e che la sceneggiatura tende a sottovalutare: il negozio. Non il grande magazzino, non il centro commerciale: ma il negozio nel senso pieno e vecchio della parola: la bottega, l'esercizio, il locale con la saracinesca che si apre la mattina e si chiude la sera. Il negozio è uno spazio drammaticamente straordinario con il titolare che conosce i clienti per nome, con gli oggetti esposti come un catalogo della vita umana.
Scrivere una sceneggiatura in due o più autori
La domanda è: È meglio scrivere da soli od insieme? La domanda più corretta è: quale forma di collaborazione serve a questo particolare film? Molti film e cortometraggi nascono infatti dalla collaborazione fra due, tre o più autori: sceneggiatori che lavorano contemporaneamente, coppie consolidate, registi che scrivono insieme ad uno sceneggiatore oppure autori successivi che intervengono sul medesimo progetto in fasi differenti.
Nonni e Nipoti. (parte 2)
Cinque cortometraggi, cinque relazioni diverse tra nonni e nipoti, cinque generi emotivi diversi: il mistero e la rivelazione, la gioia nascosta e la condivisione, la memoria e la perdita, l'attesa e il lutto, la vocazione e la trasmissione. Ciò che li accomuna è la convinzione che i bambini e gli anziani abbiano, nel cinema come nella vita, una capacità di incontro che gli adulti di mezzo - quelli tra i trent'anni e i sessanta, presi dalla vita produttiva e dalle sue urgenze - hanno spesso perduto. Questi cortometraggi costano poco. Ma se realizzati con cura, possono valere molto.
Vacanze Romane: un film da studiare fotogramma per fotogramma
Il film di William Wyler del 1953 è universalmente conosciuto come "il film di Audrey Hepburn a Roma con la Vespa" cioè una cartolina sentimentale, un'opera di grazia leggera e romanticismo innocente. La critica popolare lo celebra per quello che mostra: la bellezza di Hepburn, i monumenti romani, la storia d'amore impossibile. Quello che la critica popolare quasi sempre tralascia è il motivo per cui questo film funziona, e funziona ancora, dopo oltre settantanni.
Guida operativa per costruire un corto di genere Fantasy (parte 2)
Il fantasy cinematografico non richiede necessariamente grandi mezzi. Richiede soprattutto una regola chiara, un personaggio vulnerabile ed un’immagine impossibile capace di raccontare una verità. Un corto fantasy riuscito non si limita a mostrare la magia. Mostra che cosa accade ad una persona quando la magia entra nella sua vita. Per questo motivo il genere si presta particolarmente bene al cortometraggio: concentra in pochi minuti una scoperta, una tentazione, un prezzo ed una scelta.
L’uso del colore nel film e nel cortometraggio (parte 2)
In un grande film come in un cortometraggio girato con pochi mezzi, una tavolozza coerente può dare l’impressione di un’opera molto più ricca e consapevole. Non perché nasconda il basso budget, ma perché dimostra che ogni elemento presente nell’inquadratura è stato scelto con uno scopo. Il pubblico può non conoscere la teoria cromatica, ma percepisce immediatamente quando un’immagine possiede un’identità. E spesso quell’identità nasce da una decisione semplicissima.
Nonni e Nipoti.
L'articolo affronta il rapporto nonni-nipoti su quattro livelli: il tempo come dono reciproco (l'attenzione incondizionata che i nonni sanno dare diversamente dai genitori), la memoria come paesaggio (i nonni come prima porta d'accesso alla profondità storica del mondo), la trasmissione come atto d'amore (i piccoli saperi che insegnano cose grandi), e le ragioni per cui questo rapporto è materia naturale per il cortometraggio. Seguono cinque bozze che coprono cinque registri emotivi e tematici distinti
Montare un Cortometraggio sullo Smartphone (parte 2)
Molti dei cortometraggi che hanno vinto i festival internazionali negli ultimi anni sono stati montati non in lussuose suite di post-produzione, ma su laptop di livello medio, su software gratuiti, in cucine e salotti e stanze da letto trasformate in tavoli di montaggio improvvisati. Il montaggio è pensiero. Il software è soltanto lo strumento con cui quel pensiero diventa immagine. Ed il pensiero, per fortuna, non ha bisogno di un hardware minimo per funzionare.
Guida operativa per costruire un corto di genere Fantasy
Ciò che rende davvero fantasy una storia non è la quantità degli effetti speciali, ma la presenza di un elemento impossibile che modifica la realtà quotidiana e costringe il protagonista a compiere una scelta. Un oggetto che conserva i ricordi, una porta che conduce nel passato, una fotografia che cambia durante la notte, una donna che parla con la propria ombra, un bambino capace di fermare il tempo: basta una sola idea fantastica, purché abbia conseguenze emotive e narrative precise.
L’uso del colore nel film e nel cortometraggio
Quando si parla di fotografia cinematografica, si pensa subito alla luce, agli obiettivi, ai movimenti di macchina e alla composizione. Ma uno degli strumenti narrativi più potenti anche se spesso meno compresi da chi comincia, è il colore. Un buon uso del colore non consiste quindi nel colorare molto, ma nel scegliere consapevolmente che cosa deve dominare l’immagine, che cosa deve contrastarla e che cosa deve attirare lo sguardo.
Sceneggiatura dal titolo: “Consegna a domicilio: Citofonare 3B”
Un rider anonimo, con cuffie sempre nelle orecchie, il volto quasi mai visto per intero (causa casco, mascherina, cappuccio) ed un'anziana signora che vive sola e che ordina la sua spesa online e che conosciamo solo attraverso la sua voce al citofono costruiscono, citofonata dopo citofonata, l'unico legame umano rimasto in entrambe le loro giornate, finché un giorno il citofono non risponde più: lui guarda in alto, verso la finestra del terzo piano: le tapparelle sono abbassate.
Le domande: come guardare un cortometraggio per darne un giudizio serio (parte 2)
Un corto può essere originale perché trova un punto di vista insolito, perché usa una struttura particolare, perché costruisce personaggi non prevedibili, perché tratta un tema noto con delicatezza, ironia o precisione. Può essere originale anche nella forma visiva, nel suono, nel montaggio, nel modo di usare una location. Bisogna però distinguere originalità da stranezza. Un corto confuso non è automaticamente originale. Un finale incomprensibile non è necessariamente profondo. Una forma bizzarra non garantisce valore.
IL LINGUAGGIO DELLA RIPRESA: raccontare, emozionare e guidare (p. 2)
Il linguaggio della ripresa è il modo in cui il cinema pensa con gli occhi. Non è soltanto tecnica. Non è soltanto bellezza. Non è soltanto mettere la camera nel punto giusto. È il rapporto profondo tra storia, personaggi, spazio, tempo, emozione e spettatore. Per questo chi vuole fare cinema deve imparare a pensare per immagini. Non basta chiedersi che cosa succede nella scena. Bisogna chiedersi da dove la guardiamo, quanto ci avviciniamo, cosa nascondiamo, cosa riveliamo, quanto tempo restiamo, quale emozione consegniamo allo spettatore. Il regista deve imparare a guardare.
Montare un Cortometraggio sullo Smartphone
Esiste una convinzione diffusa, tra chi si avvicina al cinema per la prima volta, che il montaggio professionale richieda necessariamente un desktop potente, uno schermo a colori calibrato da migliaia di euro, una workstation con hard disk RAID e un software complesso che richiede anni per essere padroneggiato. Questa convinzione non è del tutto sbagliata per le produzioni di alto livello, ma è profondamente fuorviante per chi vuole fare cinema indipendente.
L'Arte del Cortometraggio a basso budget (parte 2)
Non ci sono scorciatoie verso la qualità cinematografica: la qualità viene dalla visione, dalla preparazione, dalla conoscenza degli strumenti e dalla capacità di usarli con intelligenza. Ma il basso budget non è un ostacolo a tutto questo. Spesso è esattamente il contrario. I filmmaker con budget illimitati possono permettersi di non scegliere: usano venti soluzioni diverse per ogni problema, sperando che una funzioni. Il filmmaker senza budget deve scegliere: deve capire quale è l'unica soluzione giusta, e quella soluzione - precisamente perché è stata ragionata fino in fondo - è spesso la più potente.
Le domande: come guardare un corto per darne un giudizio serio
Giudicare seriamente un cortometraggio non significa dire semplicemente “mi è piaciuto” oppure “non mi è piaciuto”. Questa è una reazione personale, legittima, ma non ancora un giudizio critico. Un giudizio serio nasce quando lo spettatore, il giurato, l’insegnante, il regista o l’appassionato riesce a distinguere tra impressione immediata e analisi consapevole. Un cortometraggio va guardato come una piccola opera completa. La sua durata breve non lo rende meno complesso di un lungometraggio.
IL LINGUAGGIO DELLA RIPRESA: raccontare, emozionare e guidare
Quando si parla di cinema, spesso si pensa subito alla sceneggiatura, agli attori, ai dialoghi, alla storia. Tutti elementi fondamentali. Ma il cinema non è soltanto ciò che viene raccontato: è soprattutto come viene mostrato. Una stessa scena, con gli stessi personaggi e le stesse battute, può diventare comica, tragica, inquietante, romantica, fredda, poetica o violenta a seconda di come viene ripresa. Questo “come” è il linguaggio della ripresa.
I Tradimenti: forme, ferite e possibilità narrative per un Cortometraggio (parte 2)
Il tradimento è un tema inesauribile perché non appartiene ad un solo genere. Può diventare dramma sentimentale, thriller, commedia amara, racconto familiare, film sociale, noir, storia scolastica, melodramma o satira professionale. La sua forza sta nel fatto che tutti, in forme diverse, conosciamo la paura di essere traditi od il peso di aver tradito qualcuno. Per scrivere un buon cortometraggio sul tradimento non bisogna partire necessariamente da un grande scandalo. Spesso basta una piccola azione irreversibile.
Il regista Jean Renoir ha detto...
"Tutti i progressi tecnici mi scoraggiano. La perfezione della fotografia, gli schermi più grandi, il sonoro ad alta fedeltà, tutto questo permette ai mediocri di riprodurre pedissequamente la natura: e questa riproduzione mi annoia. A me interessa come un artista sa interpretare la vita. La personalità del regista è per me più importante dell'abilità di copiare bene un oggetto."
L'Arte del Cortometraggio a basso budget
Robert Rodriguez ha girato El Mariachi con 7.000 dollari. Kevin Smith ha girato Clerks con 27.000 dollari, di notte, nel minimarket in cui lavorava di giorno. Christopher Nolan ha girato Following con 6.000 sterline, in bianco e nero, con i suoi amici come attori, durante i fine settimana. Tutti e tre questi film hanno cambiato le carriere dei loro autori, hanno girato i festival internazionali e sono ancora oggi studiati nelle scuole di cinema.
Come si REGISTRA IL SONORO in pratica (parte 2)
Registrare un buon suono durante le riprese di un cortometraggio significa unire tecnica, ascolto, organizzazione e sensibilità narrativa. Non basta avere un buon microfono. Bisogna sapere dove metterlo, quando usarlo, che cosa evitare, come proteggere la voce, come trattare la location, come collaborare con gli altri reparti, come preparare materiali utili per la post-produzione. Il fonico di presa diretta è il custode dell’invisibile.
Cosa si intende per cortometraggio erotico (non volgare)
Quando si parla di cortometraggio erotico, molte persone pensano subito a qualcosa di esplicito, provocatorio od imbarazzante. In realtà non è necessariamente così. Un cortometraggio erotico non volgare è un’opera breve che racconta il desiderio, l’attrazione, l’intimità e la tensione tra due persone senza ridurre i personaggi a corpi da esibire. Non cerca lo scandalo, non cerca la morbosità, non cerca la stimolazione facile dello spettatore.
Cinema in tasca: girare un Cortometraggio con una Action Cam come DJI Osmo Pocket 3
Girare un intero cortometraggio di 5 o 6 minuti con un unico, piccolo dispositivo non solo è possibile, ma oggi è diventato una scelta stilistica e produttiva vincente. La Pocket 3 è una gimbal camera tascabile con un sensore enorme da 1 pollice. Questa differenza cambia completamente le carte in tavola: significa che hai tra le mani una macchina capace di sfocare lo sfondo naturalmente (effetto bokeh), di girare video straordinari di notte e di mantenere l'inquadratura stabilizzata meccanicamente come su un set hollywoodiano. È, a tutti gli effetti, un cinema tascabile.
Come si REGISTRA IL SONORO in pratica
Quando si parla di cortometraggi, molti giovani registi pensano subito alla fotografia, alla camera, alle ottiche, alla luce, alla recitazione e al montaggio. Tutti elementi fondamentali. Il suono è una parte invisibile ma decisiva del cinema. Non serve soltanto a far sentire le parole. Serve a costruire lo spazio, il realismo, la tensione, l’intimità, la paura, la comicità, la solitudine, il ritmo. In un cortometraggio, dove spesso il budget è basso e la troupe ridotta, il fonico diventa ancora più importante.
I Tradimenti: forme, ferite e possibilità narrative per un Cortometraggio
Il tradimento è uno dei temi più potenti della narrativa perché tocca una zona profonda dell’esperienza umana: la fiducia. Ogni tradimento, prima ancora di essere un fatto, è una rottura di un patto. A volte il patto è dichiarato, come in una relazione sentimentale, in un’amicizia, in un contratto di lavoro, in una promessa familiare. Altre volte è invisibile, ma non per questo meno forte: “io credevo che tu mi avresti protetto”, “io pensavo che mi avresti detto la verità”, “io ero sicuro che non mi avresti lasciato solo”, “io pensavo di potermi fidare di te”.
Cosa significa "Inseguire i propri Sogni" in un Cortometraggio
C’è una frase che si sente ripetere fin troppo spesso nei festival, nelle masterclass e, soprattutto, sui set improvvisati in appartamenti presi in prestito per il weekend: "Sto inseguendo il mio sogno". Il cortometraggio è un formato spietato. Non hai il tempo di un lungometraggio per sviluppare un arco narrativo complesso, né il budget per nascondere i tuoi errori con gli effetti speciali. È una sprint, non una maratona. Ed "inseguire il sogno", in questo contesto, significa accettare un compromesso doloroso: devi uccidere l'idea perfetta che avevi in testa per partorire l'idea possibile che hai tra le mani.
Basi di sceneggiature che esplorano gli "Incontri Casuali" (parte 2)
Il cinema non mostra soltanto storie, ma il nostro modo di guardare le persone. Attraverso i personaggi impariamo a riconoscere paure, desideri, fragilità e sogni degli altri. Un film ci rivela quanto siamo capaci di comprendere chi è diverso da noi. Se guardiamo con superficialità, vedremo solo apparenze; se guardiamo con empatia, vedremo umanità. Il cinema diventa quindi uno specchio della nostra sensibilità interiore. Ci insegna che capire gli altri è anche un modo per capire meglio noi stessi.
STORARO. Scrivere con la luce/Writing with Light.
STORARO. Scrivere con la luce / Writing with Light non è un libro da leggere come si leggerebbe un normale manuale di fotografia cinematografica. Non è un testo che si limita a spiegare dove mettere una lampada, quale obiettivo usare, come esporre un volto o come ottenere un certo contrasto. È un’opera molto più ambiziosa, più personale, più poetica e, proprio per questo, più preziosa. È il tentativo di un grande direttore della fotografia di raccontare non soltanto come si illumina un film, ma perché lo si illumina in un certo modo.
Gli sbagli che ti insegnano a scrivere: gli errori più comuni (parte 2)
Gli errori non sono gli ostacoli sul cammino verso la buona sceneggiatura: sono il cammino stesso. Ogni draft è un errore più raffinato del precedente. Ogni storia riuscita è costruita su decine di storie fallite che hanno insegnato allo sceneggiatore dove cercare, come ascoltare i propri personaggi, come fidarsi della struttura senza esserne schiavo.
Scrivete. Sbagliate. Capite. Riscrivete. È l'unico metodo che esista per diventare un buon Sceneggiatore.
Come girare un corto con un Samsung Galaxy A56
Usare un Galaxy A56 per girare un cortometraggio non significa accontentarsi di un risultato amatoriale. Significa, piuttosto, conoscere bene i limiti dello strumento e trasformarli in stile. Il telefono non è una cinepresa professionale, non ha la stessa profondità colore, la stessa tenuta sulle alte luci, la stessa resa in condizioni difficili o la stessa flessibilità di ottiche intercambiabili. Però possiede una qualità molto importante.
Basi di sceneggiature su "IL TEMPO STRINGE"
Presentiamo alcune proposte molto diverse tra loro, con protagonisti anziani attivi ed un uso del tema “Il tempo stringe” che è concreto ed anche simbolico. Per evitare idee ripetitive, immaginiamo cinque cortometraggi di genere diverso, ciascuno con un protagonista anziano non passivo, ma pienamente dentro il conflitto. In tutti i casi il personaggio non “subisce soltanto” il tempo: lo affronta, lo sfida, lo interpreta male, o prova a piegarlo per un ultimo gesto importante.
Perché un giovane dovrebbe girare un Cortometraggio “vero” invece che un filmatino per un social
Oggi un ragazzo di 16-25 anni con uno smartphone in tasca può raggiungere in poche ore centinaia di migliaia di persone. TikTok, Instagram Reels, YouTube Shorts: il mondo sembra aver democratizzato il cinema come mai prima. Eppure, proprio per questo, è più importante che mai scegliere di girare un cortometraggio vero, con un inizio, uno sviluppo ed una fine, piuttosto che un altro contenuto verticale da 15-60 secondi ottimizzato per l’algoritmo dei social.
Gli sbagli che ti insegnano a scrivere: gli errori più comuni
La sceneggiatura è forse l'unica forma di scrittura creativa in cui l'errore è strutturale al mestiere. Il primo draft è sempre sbagliato: non perché lo sceneggiatore sia incapace, ma perché la scrittura drammatica è un processo di scoperta, e la scoperta implica necessariamente zone d'ombra, vicoli ciechi, percorsi abbandonati. Il vero sceneggiatore non è quello che non sbaglia: è quello che sa riconoscere i propri errori.
Cosa è lo stile personale nella realizzazione dei propri cortometraggi (parte 2)
Sviluppare uno stile personale nella realizzazione dei cortometraggi significa costruire, film dopo film, un modo proprio di vedere e far vedere. Non è una questione di moda estetica, non è un filtro colore, non è una tecnica vistosa, non è la ripetizione meccanica di una trovata. È una coerenza profonda tra ciò che l’autore sente, ciò che sceglie di raccontare e il modo in cui lo trasforma in immagini, suoni, ritmo, corpi, spazi e silenzi.
Girare un cortometraggio con la Nikon D5
La Nikon D5 è una fotocamera progettata per i professionisti della fotografia sportiva e del fotogiornalismo, ma chi conosce il mestiere del cinema sa bene che il corpo macchina è solo l'inizio. Nelle mani giuste, la D5 diventa uno strumento sorprendentemente potente per girare un cortometraggio con un look cinematografico autentico: il sensore full-frame da 20,8 megapixel, le prestazioni straordinarie in alta sensibilità, il controllo manuale assoluto sull'immagine e la possibilità di montare una vasta gamma di ottiche la rendono uno strumento completo per chi vuole costruire una visione visiva personale.
L’importanza dello storyboard nella preparazione di un cortometraggio (parte 3)
Lo storyboard è uno strumento tecnico, ma anche poetico. Serve ad organizzare le riprese, ma soprattutto serve a pensare e migliorare il film. Aiuta a trasformare la sceneggiatura in immagini, a chiarire il punto di vista, ad evitare sprechi, a comunicare con la troupe, a preparare la fotografia, a proteggere il montaggio ed a rendere più consapevole la regia. Non bisogna considerarlo un accessorio. Per un cortometraggio, soprattutto se realizzato con pochi mezzi, lo storyboard può fare la differenza.
Basi di sceneggiature che esplorano gli "Incontri Casuali"
Gli incontri casuali rappresentano uno dei motori narrativi più potenti per un cortometraggio, poiché condensano in pochissimi minuti il potenziale di una svolta esistenziale improvvisa. Nella vita di tutti i giorni siamo guidati dalla routine, ma la collisione fortuita tra due sconosciuti spezza l'ordinario, costringendo i personaggi a confrontarsi istantaneamente con una prospettiva del tutto aliena alla propria.
Anche un vecchio film degli anni ’50 può insegnare tanto ai giovani di oggi (p.2)
A prima vista questi dieci film sembrano molto diversi: neorealismo, commedia, thriller, western, cinema d’autore, dramma giudiziario, racconto adolescenziale. Eppure hanno alcune caratteristiche comuni che aiutano a capire che cos’è un buon film. Guardare un vecchio film non deve essere un atto passivo. Può diventare un esercizio pratico. I giovani non devono imitare il passato. Devono usarlo come una cassetta degli attrezzi. Non per copiare, ma per capire come possono realizzare il loro piccolo "corto" capolavoro.
Come intrecciare 2 storie diverse in un unico cortometraggio (p.2)
Intrecciare due storie diverse in un cortometraggio è una scelta ambiziosa, ma molto potente. Permette di dare profondità ad un racconto breve, creare risonanze, sorprendere lo spettatore, unire generi e costruire finali più intensi. Ma l’intreccio funziona solo se si ha la necessità: 2 storie non devono stare insieme perché entrambe sono interessanti. Devono stare insieme perché una rivela l’altra. Il segreto è non pensare a due trame parallele, ma a due domande che camminano verso la stessa risposta.
L'arte del dettaglio: l'Importanza dei Particolari nei cortometraggi
Un lungometraggio ha il lusso del tempo. Un cortometraggio no. Ha a disposizione pochi minuti, a volte pochissimi, per instaurare un legame con lo spettatore, raccontare una storia, lasciare un segno. In questo spazio ristretto, ogni singolo elemento visivo, sonoro e narrativo pesa in modo sproporzionato rispetto alla sua durata sullo schermo. Il particolare cinematografico agisce su tre livelli simultanei.
Cosa è lo stile personale nella realizzazione dei propri corti
Uno stile personale nasce quando un regista, uno sceneggiatore od un autore non si limita più a chiedersi “come posso raccontare questa storia?”, ma comincia a chiedersi “come la racconterei io, con la mia sensibilità, le mie ossessioni, i miei limiti, il mio sguardo, il mio modo di intendere le immagini, i corpi, i silenzi, i luoghi e il tempo?”. Nel cortometraggio, questa domanda è particolarmente importante.
Come girare un cortometraggio col Motorola Edge 70
Girare un cortometraggio con il Motorola Edge 70 può essere una scelta molto interessante se lo si affronta con mentalità cinematografica e non semplicemente come “ripresa con il telefono”. La differenza non la fa soltanto il dispositivo, ma il metodo. Uno smartphone moderno può produrre immagini molto buone, ma tende anche a tradire subito un uso amatoriale quando si lascia tutto in automatico.
Anche un vecchio film degli anni ’50 può insegnare tanto ai giovani di oggi
Molti giovani spettatori, quando sentono parlare di film degli anni ’50 o ’60, pensano subito a qualcosa di lontano: immagini in bianco e nero, ritmo più lento, dialoghi meno vicini al linguaggio di oggi, ambientazioni ormai superate, attori vestiti in modo antico, automobili d’epoca, città diverse da quelle contemporanee. È una reazione comprensibile. Il cinema, come la moda, la musica e la tecnologia, cambia continuamente.
Come intrecciare 2 storie diverse in un unico cortometraggio
Il rischio maggiore, quando si intrecciano due storie in un cortometraggio, è ottenere un film spaccato in due: una prima storia interessante ed una seconda storia altrettanto interessante, ma non fuse tra loro. Lo spettatore percepisce allora una struttura artificiale, come se guardasse due corti ridotti e montati insieme. L’obiettivo, invece, è creare un corto in cui le due storie si illuminino a vicenda. La prima deve farci capire meglio la seconda. La seconda deve cambiare il significato della prima.
L’importanza dello storyboard nella preparazione di un cortometraggio (parte 2)
Lo storyboard migliore non dice soltanto “questa è l’inquadratura”. Dice implicitamente “questa è la funzione dell’inquadratura”. Se la funzione è mostrare la distanza tra due fratelli, sul set si può anche trovare una composizione diversa, purché mantenga quella distanza. Se la funzione è far sentire il peso di una sedia vuota, il regista può modificare l’angolo, ma non deve perdere il significato dell’assenza.
Il lavoro determinante del Colorist nel cinema (parte 2)
Il Colorist non è un semplice tecnico dell’immagine. È un narratore silenzioso. Lavora con strumenti digitali, monitor, scopes, curve e maschere, ma il suo vero materiale è l’emozione dello spettatore. Il colore, nel cinema, non serve soltanto a far vedere meglio. Serve a far sentire diversamente. Sia in un lungo che in un cortometraggio. Il Colorist è una figura fondamentale perché lavora sull’ultima forma visiva del film. Il suo intervento può rendere un’opera più coerente, più profonda, più leggibile, più emozionante.
Cosa si può imparare dal film "Il mattatore" di Dino Risi
Il mattatore è un film da studiare non perché sia perfetto, ma perché mostra in modo chiarissimo come una commedia possa nascere dall’incontro tra un attore, un regista ed un’idea scenica forte. La sua grandezza sta nel trasformare la truffa in teatro, il teatro in cinema, il cinema in ritratto di costume. Vittorio Gassman vi appare come un corpo in metamorfosi continua; Dino Risi come un osservatore capace di lasciare correre la comicità senza perdere il contatto con la realtà umana.
L’importanza dello storyboard nella preparazione di un corto
Lo storyboard è uno degli strumenti più importanti nella preparazione di un film, di un cortometraggio, di uno spot, di un videoclip o di qualsiasi opera audiovisiva che richieda una costruzione precisa delle immagini. Spesso viene considerato soltanto come una sequenza di disegni preparatori, una specie di fumetto tecnico da realizzare prima delle riprese. In realtà è molto di più.
Cosa si può imparare dal film “La ragazza della palude”
La prima cosa che si può imparare da “La ragazza della palude” è l’importanza di costruire una protagonista che abbia una ferita chiara e radicale. Kya è abbandonata progressivamente. La bambina non subisce un singolo evento traumatico: subisce una lenta sottrazione del mondo. La sua vita non crolla in un solo momento; viene svuotata pezzo dopo pezzo. Questo è narrativamente molto efficace.
Un Drone nel cortometraggio: guida all'Eonvy Air+
In volo, l'esposizione è un problema diverso rispetto alle riprese a terra. Il sensore dell'Eonvy Air+ è piccolo e ha una latitudine di esposizione ridotta: le alte luci si bruciano facilmente e le ombre si perdono nel rumore digitale altrettanto facilmente. Vola nelle ore di luce bassa (golden hour del mattino presto o del tardo pomeriggio), quando l'intensità luminosa permette tempi di esposizione cinematografici senza sovraesporre.
L'importanza del SOTTOTESTO in un cortometraggio
In un cortometraggio, il sottotesto è ancora più importante che in un lungometraggio. Il corto ha poco tempo. Non può permettersi lunghi spiegazioni, dialoghi descrittivi, scene ridondanti, confessioni troppo dirette. Ogni battuta, ogni pausa, ogni oggetto, ogni movimento deve lavorare in profondità. Il sottotesto rende vivo un corto perché dà allo spettatore un ruolo attivo. Non gli consegna tutto già spiegato. Lo invita a capire, intuire, a completare. Lo spettatore diventa parte dell’opera.
Il lavoro determinante del Colorist nel cinema
Nel cinema si parla spesso di regia, sceneggiatura, fotografia, montaggio, recitazione, scenografia e musica. Meno spesso, almeno tra i non addetti ai lavori, si parla del Colorist, una figura fondamentale nella fase finale della lavorazione di un film. Eppure, in molti casi, è proprio il lavoro del Colorist a dare all’immagine il suo carattere definitivo. Il Colorist non si limita a “rendere belle” le immagini. E non è un tecnico che aggiusta semplicemente luminosità, contrasto e saturazione come si farebbe con una fotografia sul telefonino.
KIT di scrittura ispirati al film “IO PRIMA DI TE”
Questi due kit reinterpretano lo spirito di una grande storia romantica e drammatica senza copiarla. Il punto di partenza comune non è la trama, ma il tema: due persone si incontrano in un momento di blocco, una delle due vive una ferita fisica o sensoriale, l’altra porta movimento ma possiede a sua volta una fragilità nascosta. Il sentimento nasce non perché qualcuno salva qualcuno, ma perché entrambi vengono costretti a guardarsi in modo nuovo.
Il tuo primo cortometraggio: dal Foglio allo Schermo in 7 giorni
Un cortometraggio è il modo più “onesto” per imparare il cinema: è abbastanza breve da essere fattibile, ma abbastanza completo da insegnare tutto quello che serve, cioè storia, riprese, suono, montaggio, ed il lavoro di squadra. Ed alla fine dell'articolo c'è pure un riepilogo che se vuoi, puoi usare per realizzare da zero un cortometraggio completo “Tutto in 1 settimana”.
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