♥ Cortometraggi • tutto per i Principianti
Un cortometraggio è un film di breve durata che racconta una storia, sviluppa un’idea o comunica un messaggio attraverso immagini, suoni, dialoghi e montaggio. Non esiste una durata unica valida in assoluto: in genere si parla di pochi minuti fino a circa 30–40 minuti, a seconda del contesto e dei festival.
C'è un'immagine che ricorre spesso quando si parla di sceneggiatura, ed è proprio quella dello scheletro. Non è un paragone casuale: come lo scheletro sostiene il corpo, gli dà forma e gli permette di muoversi senza afflosciarsi su se stesso, così la sceneggiatura sostiene ogni scelta che viene presa nella realizzazione di un film, dal primo sopralluogo fino all'ultima nota della colonna sonora. Proprio per questo motivo la Sceneggiatura diventa il punto di riferimento condiviso da tutti i reparti di una troupe, che spesso lavorano in momenti diversi e non hanno modo di parlarsi direttamente ogni giorno.
Chi si avvicina per la prima volta all'acquisto di una fotocamera per girare un cortometraggio si trova quasi sempre davanti allo stesso bivio: reflex o mirrorless? È una domanda che sembra tecnica, e in parte lo è, ma nasconde in realtà una scelta più profonda, quella su come si vuole lavorare concretamente sul set, come si vuole controllare il fuoco, l'esposizione, il peso dell'attrezzatura durante una lunga giornata di riprese.
Esercitarsi sull'idea di base è fondamentale perché da essa nasce tutto il cortometraggio: personaggi, conflitto, emozioni e finale. Un'idea chiara e originale permette di catturare subito la curiosità dello spettatore e di mantenerla fino alla conclusione. Lavorare bene sull'idea iniziale aiuta anche a evitare storie confuse, troppo ricche di elementi o prive di una vera direzione. Più l'idea è semplice, forte e capace di generare domande, maggiori sono le possibilità che il cortometraggio lasci un ricordo nel pubblico.
Scrivere la sceneggiatura di un cortometraggio può sembrare, all'inizio, più facile che scrivere un film di novanta o centoventi minuti. In realtà non è necessariamente così. Il cortometraggio ha meno tempo a disposizione e proprio per questo richiede molta precisione. In pochi minuti dobbiamo presentare un personaggio, creare una situazione interessante, far nascere un problema, sviluppare un conflitto, provocare una trasformazione e arrivare a un finale capace di lasciare qualcosa allo spettatore.
Questi 10 capolavori offrono una lezione magistrale di scrittura visiva, dimostrando come trasformare conflitti complessi e stati d'animo interiori in azioni immediate e dialoghi fulminei. Studiarli permette ad un filmmaker principiante di capire la gestione dei tempi drammatici, l'importanza della caratterizzazione dei personaggi e l'uso dello "spazio bianco" in sceneggiatura. Inoltre, insegnano a sfruttare al massimo ogni elemento di regia e scenografia prima di accendere la macchina da presa.
Scrivere una sceneggiatura non è “sedersi e scrivere dialoghi”. È un processo di costruzione, come edificare una casa: prima le fondamenta, poi i muri, poi il tetto. Se salti le fasi, il risultato crolla. Questo articolo ti spiega tutte le fasi di costruzione di una sceneggiatura e gli strumenti pratici (gratuiti o a basso costo) che ti aiutano in ciascuna di esse. È pensato per principianti, ma contiene anche indicazioni tecniche utili.
Realizzare un cortometraggio è uno dei modi più belli e formativi per entrare nel mondo del cinema. Non serve un budget milionario né attrezzature da studio: basta un’idea, un telefono di fascia media-alta e tanta voglia di raccontare. Eppure, quasi tutti i primi lavori (e spesso anche tanti secondi e terzi) cadono negli stessi errori.
L’ISO è uno dei tre pilastri dell’esposizione (insieme a diaframma e tempi di otturazione) e probabilmente quello più “magico” e rischioso. In parole semplici: l’ISO indica quanto il sensore della tua macchina da presa è sensibile alla luce. ISO basso = immagine pulita, colori fedeli, poco rumore (grain). ISO alto = vedi anche in penombra, ma l’immagine diventa più “rumorosa”, con puntini colorati e perdita di dettaglio.
Questo articolo è stato scritto per i ragazzi e le ragazze che hanno in tasca uno smartphone con una fotocamera che dieci anni fa avrebbe fatto invidia ad una troupe professionale, con un obiettivo preciso: farvi capire che quella fotocamera non è fatta soltanto per gli scatti ai concerti o per i video fermi di trenta secondi su Instagram. È uno strumento con cui potete fare cinema vero. A patto di capire cosa significa farlo.
Un cortometraggio è il modo più “onesto” per imparare il cinema: è abbastanza breve da essere fattibile, ma abbastanza completo da insegnare tutto quello che serve, cioè storia, riprese, suono, montaggio, ed il lavoro di squadra. Ed alla fine dell'articolo c'è pure un riepilogo che se vuoi, puoi usare per realizzare da zero un cortometraggio completo “Tutto in 1 settimana”.
Steven Soderbergh, ovvero uno dei registi americani più rispettati degli ultimi trent'anni, quello di Traffic, di Erin Brockovich, di Magic Mike, ha girato due lungometraggi interi con un iPhone. Tangerine, il film che ha fatto piangere pubblico e la critica al Sundance Film Festival nel 2015, è stato girato interamente con tre iPhone 5S da 299 dollari. Unsane del 2018 è stato presentato alla Berlinale.
La composizione cinematografica è la disposizione consapevole di tutti gli elementi visivi all'interno del fotogramma: soggetti, oggetti, linee, colori, luci e vuoti. È l'arte di decidere cosa mostrare, dove posizionarlo e come relazionarlo a tutto il resto. A differenza della fotografia still/fissa, nel cinema la composizione si muove.
Nel mondo del cinema e del videomaking, si è spesso tentati di credere che l'impatto di un film dipenda principalmente dalla spettacolarità delle immagini, dalla potenza della macchina da presa o dall'uso di effetti visivi all'avanguardia. Tuttavia, la realtà tecnica ed artistica ci insegna il contrario: un'ottima regia non potrà mai salvare una storia debole, mentre una storia solida può brillare anche con mezzi ridotti.
Siamo alla prima riunione: benvenuti nella "War Room". Avete la sceneggiatura, avete la passione ed avete radunato attorno ad un tavolo i vostri amici e conoscenti più fidati. L'energia è alle stelle, le idee fioccano e tutti vogliono fare tutto. Fermatevi. È proprio in questo momento di euforia che nascono i disastri che fanno fallire i cortometraggi indipendenti. Lavorare con gli amici è una benedizione, ma richiede una struttura ferrea.
Se state leggendo questo articolo, probabilmente avete una sceneggiatura nel cassetto, una macchina fotografica od una cinema camera tra le mani e una voglia irrefrenabile di raccontare la vostra storia al mondo. Ma c'è una dura verità nel mondo del cinema: l'entusiasmo non basta a finire un film. Ciò che separa un cortometraggio amatoriale ed incompiuto da un'opera capace di girare per i festival nazionali ed internazionali è una sola parola magica: Workflow.
Il segreto più importante della scrittura creativa per il cinema è questo: non è la storia che deve essere nuova. È il modo di guardarla. Ogni storia che esiste può diventare originale attraverso tre operazioni precise che qualsiasi sceneggiatore può imparare a fare. La prima operazione è quella del punto di vista insolito. La seconda operazione è quella del dettaglio specifico. La terza operazione è quella del ribaltamento temporale.
Cari giovani filmmaker, questo articolo è scritto per voi che non avete esperienza, non è per chi studia in una scuola di cinema, non è per chi ha grandi mezzi. Ma solo per te, che hai un telefono in tasca, una storia in testa e la sensazione ostinata e bellissima che quella storia meriti di essere raccontata a qualcuno. Quella sensazione è il punto di partenza che ogni grande regista abbia mai vissuto. Non perderla. Non razionalizzarla. Usala come carburante dei tuoi sogni, perché ne avrai bisogno, soprattutto nei momenti in cui il film non funziona e non sai perché.
La fotografia (di tipo cinematografica) è l’arte di comporre l’immagine: come inquadri la scena, come usi i colori, quanto spazio lasci intorno ai personaggi, come muovi la macchina da presa e come crei profondità. Nei cortometraggi, dove non hai molto tempo, una buona fotografia deve essere forte, chiara e al servizio della storia fin dal primo secondo.
Il montaggio (editing) è l’arte di scegliere quali inquadrature mettere una dopo l’altra e per quanto tempo. Il ritmo è il “battito” del corto: può essere lento e tranquillo, veloce e frenetico, o alternato per creare emozioni. Nei cortometraggi il montaggio deve essere preciso, perché ogni secondo conta. Un buon ritmo tiene lo spettatore incollato allo schermo.
La macchina da presa non è un occhio neutro. Non esiste un modo "naturale" di riprendere una scena ma esiste solo una scelta più o meno consapevole tra gli infiniti possibili punti di vista. Ogni inquadratura che scegliamo è già un'affermazione sul mondo, una dichiarazione di dove vogliamo che lo spettatore guardi, cosa vogliamo che senta, chi vogliamo che ami o tema. Capire questo davvero, è il passaggio che separa chi usa una videocamera da chi la fa parlare.
La luce è uno degli strumenti più potenti della regia. Non serve solo a far vedere le cose: crea emozioni, guida l’occhio dello spettatore, definisce il tono della storia e può diventare addirittura il protagonista (come in alcuni horror). Nei cortometraggi, dove il tempo è pochissimo, l’uso della luce deve essere intelligente e significativo. Ecco un’analisi semplice e chiara dei corti che abbiamo visto.
Dopo aver visto i cortometraggi che ti abbiamo consigliato, proviamo a capire come funziona la regia. La regia è la “mano” del regista: decide come inquadrare, come muovere la macchina da presa, come usare luci, suoni e montaggio per far arrivare l’emozione allo spettatore. Nei cortometraggi tutto deve essere concentrato.
Avete presente quando vi svegliate nel cuore della notte con un’idea che vi sembra folgorante? “Ecco, questa sì che farebbe un bel corto!” Poi arriva il mattino, e tra un caffè e l’altro, quella scintilla inizia a sembrarvi confusa, troppo complicata, o forse già vista. Se vi è capitato, state tranquilli: è normalissimo. La domanda che tutti si pongono, o si dovrebbero porre, quando vogliono girare il loro primo cortometraggio, non è “come si fa un film”, ma una più sottile ed importante.
Immagina di avere solo 5, 10 o 20 minuti per raccontare una storia completa: un’emozione forte, un’idea geniale o un’avventura incredibile. Ecco cos’è un cortometraggio (o “short film” in inglese). Non è un film lungo tagliato corto, ma una forma d’arte a sé stante, veloce, potente e perfetta per chi inizia. Se sei giovane ed il mondo del Cinema ti incuriosisce ma ti sembra enorme, distante o troppo difficile, i cortometraggi sono la porta d’ingresso migliore. Come un tutorial su YouTube, ma molto più bello e creativo.
Possiamo avere la macchina da presa più costosa del mondo, ottiche che sembrano gioielli ed un drone che sfida l'aeronautica, ma se non sappiamo raccontare una storia, possediamo soltanto del materiale tecnologicamente avanzato. Il cinema è narrazione prima di essere immagine. L'immagine è il corpo, la narrazione è l'anima.
Avete presente la sensazione di uscire dalla sala, dopo la visione di un cortometraggio, senza ricordare un solo movimento di macchina? Ecco, quello è un fallimento del regista, ma un trionfo del linguaggio. Perché l’inquadratura perfetta non è quella che si nota, ma quella che guida lo sguardo con tale maestria da farvi dimenticare che state guardando uno schermo.
Fare un cortometraggio non significa soltanto girare delle scene con una telecamera. La vera magia avviene in fase di post-produzione, cioè durante il montaggio. È lì che il materiale grezzo si trasforma in un racconto, dove le emozioni prendono forma, dove il ritmo narrativo nasce e dove la storia trova la sua voce definitiva. Tra i software di montaggio disponibili oggi sul mercato, Wondershare Filmora si distingue per un motivo preciso: riesce a coniugare semplicità d'uso e potenza tecnica in un equilibrio raro.
Girare un cortometraggio di 10-15 minuti è alla portata di tutti, anche se sei un principiante e non hai un budget da Hollywood. Basta avere passione, una storia semplice e gli strumenti giusti. In questo articolo trovi consigli concreti su tre aspetti fondamentali.
I quattro parametri della ripresa cinematografica: ISO, diaframma, tempo di esposizione e messa a fuoco, non sono mai semplici variabili tecniche da impostare correttamente e poi dimenticare. Sono il linguaggio con cui la fotocamera parla al mondo, lo strumento attraverso cui il cineasta costruisce la propria visione prima ancora che gli attori recitino una sola battuta od il montatore faccia il primo taglio.
Prima di entrare nel vivo dell'analisi tecnica, è utile stabilire una metafora che aiuterà a comprendere tutto il resto in modo intuitivo ed immediato. Pensate ad una fotocamera cinematografica, o ad una videocamera, o ad uno smartphone evoluto, come ad uno strumento musicale. Un violino ha quattro elementi fisici distinti che, presi singolarmente, producono suoni isolati. Ma è solo quando questi quattro elementi vengono controllati simultaneamente e con consapevolezza che nasce la musica, la buona musica.
Hai l'idea in testa. Forse ce l'hai da settimane. La vedi già: le scene, i volti, una certa luce in un certo posto. Il problema è che un film non lo fai da solo, e le persone intorno a te hanno la scuola, il lavoro, il ragazzo o la ragazza, il divano, Netflix. Convincerle a passare un sabato a fare il microfonista od a reggere un pannello riflettente non è automatico.
Creare un cortometraggio può essere un'esperienza divertente e gratificante. Ecco una lista dei ruoli e dei compiti più importanti che dovete considerare se volete entrare a livello operativo lavorativo durante la produzione di un cortometraggio
- Vogliamo girare un cortometraggio: quali sono i compiti più importanti di cui noi ci dobbiamo occupare
- I migliori software gratuiti per scrivere una sceneggiatura
- Come si fa a raccontare una storia avvincente per un Cortometraggio
- Guida passo-passo: Realizzare un corto col solo cellulare
- Non ti servono tanti soldi per fare un film. Basta il tuo Galaxy A16












