♥ ILCORTO.EU - L'Enciclopedia dei Cortometraggi
Come girare un corto con un Samsung Galaxy A56
Usare un Galaxy A56 per girare un cortometraggio non significa accontentarsi di un risultato amatoriale. Significa, piuttosto, conoscere bene i limiti dello strumento e trasformarli in stile. Il telefono non è una cinepresa professionale, non ha la stessa profondità colore, la stessa tenuta sulle alte luci, la stessa resa in condizioni difficili o la stessa flessibilità di ottiche intercambiabili. Però possiede una qualità molto importante.
Basi di sceneggiature su "IL TEMPO STRINGE"
Presentiamo alcune proposte molto diverse tra loro, con protagonisti anziani attivi ed un uso del tema “Il tempo stringe” che è concreto ed anche simbolico. Per evitare idee ripetitive, immaginiamo cinque cortometraggi di genere diverso, ciascuno con un protagonista anziano non passivo, ma pienamente dentro il conflitto. In tutti i casi il personaggio non “subisce soltanto” il tempo: lo affronta, lo sfida, lo interpreta male, o prova a piegarlo per un ultimo gesto importante.
Perché un giovane dovrebbe girare un Cortometraggio “vero” invece che un filmatino per un social
Oggi un ragazzo di 16-25 anni con uno smartphone in tasca può raggiungere in poche ore centinaia di migliaia di persone. TikTok, Instagram Reels, YouTube Shorts: il mondo sembra aver democratizzato il cinema come mai prima. Eppure, proprio per questo, è più importante che mai scegliere di girare un cortometraggio vero, con un inizio, uno sviluppo ed una fine, piuttosto che un altro contenuto verticale da 15-60 secondi ottimizzato per l’algoritmo dei social.
Gli sbagli che ti insegnano a scrivere: gli errori più comuni
La sceneggiatura è forse l'unica forma di scrittura creativa in cui l'errore è strutturale al mestiere. Il primo draft è sempre sbagliato: non perché lo sceneggiatore sia incapace, ma perché la scrittura drammatica è un processo di scoperta, e la scoperta implica necessariamente zone d'ombra, vicoli ciechi, percorsi abbandonati. Il vero sceneggiatore non è quello che non sbaglia: è quello che sa riconoscere i propri errori.
Cosa è lo stile personale nella realizzazione dei propri cortometraggi (parte 2)
Sviluppare uno stile personale nella realizzazione dei cortometraggi significa costruire, film dopo film, un modo proprio di vedere e far vedere. Non è una questione di moda estetica, non è un filtro colore, non è una tecnica vistosa, non è la ripetizione meccanica di una trovata. È una coerenza profonda tra ciò che l’autore sente, ciò che sceglie di raccontare e il modo in cui lo trasforma in immagini, suoni, ritmo, corpi, spazi e silenzi.
Girare un cortometraggio con la Nikon D5
La Nikon D5 è una fotocamera progettata per i professionisti della fotografia sportiva e del fotogiornalismo, ma chi conosce il mestiere del cinema sa bene che il corpo macchina è solo l'inizio. Nelle mani giuste, la D5 diventa uno strumento sorprendentemente potente per girare un cortometraggio con un look cinematografico autentico: il sensore full-frame da 20,8 megapixel, le prestazioni straordinarie in alta sensibilità, il controllo manuale assoluto sull'immagine e la possibilità di montare una vasta gamma di ottiche la rendono uno strumento completo per chi vuole costruire una visione visiva personale.
L’importanza dello storyboard nella preparazione di un cortometraggio (parte 3)
Lo storyboard è uno strumento tecnico, ma anche poetico. Serve ad organizzare le riprese, ma soprattutto serve a pensare e migliorare il film. Aiuta a trasformare la sceneggiatura in immagini, a chiarire il punto di vista, ad evitare sprechi, a comunicare con la troupe, a preparare la fotografia, a proteggere il montaggio ed a rendere più consapevole la regia. Non bisogna considerarlo un accessorio. Per un cortometraggio, soprattutto se realizzato con pochi mezzi, lo storyboard può fare la differenza.
Basi di sceneggiature che esplorano gli "Incontri Casuali"
Gli incontri casuali rappresentano uno dei motori narrativi più potenti per un cortometraggio, poiché condensano in pochissimi minuti il potenziale di una svolta esistenziale improvvisa. Nella vita di tutti i giorni siamo guidati dalla routine, ma la collisione fortuita tra due sconosciuti spezza l'ordinario, costringendo i personaggi a confrontarsi istantaneamente con una prospettiva del tutto aliena alla propria.
Anche un vecchio film degli anni ’50 può insegnare tanto ai giovani di oggi (p.2)
A prima vista questi dieci film sembrano molto diversi: neorealismo, commedia, thriller, western, cinema d’autore, dramma giudiziario, racconto adolescenziale. Eppure hanno alcune caratteristiche comuni che aiutano a capire che cos’è un buon film. Guardare un vecchio film non deve essere un atto passivo. Può diventare un esercizio pratico. I giovani non devono imitare il passato. Devono usarlo come una cassetta degli attrezzi. Non per copiare, ma per capire come possono realizzare il loro piccolo "corto" capolavoro.
Come intrecciare 2 storie diverse in un unico cortometraggio (p.2)
Intrecciare due storie diverse in un cortometraggio è una scelta ambiziosa, ma molto potente. Permette di dare profondità ad un racconto breve, creare risonanze, sorprendere lo spettatore, unire generi e costruire finali più intensi. Ma l’intreccio funziona solo se si ha la necessità: 2 storie non devono stare insieme perché entrambe sono interessanti. Devono stare insieme perché una rivela l’altra. Il segreto è non pensare a due trame parallele, ma a due domande che camminano verso la stessa risposta.
L'arte del dettaglio: l'Importanza dei Particolari nei cortometraggi
Un lungometraggio ha il lusso del tempo. Un cortometraggio no. Ha a disposizione pochi minuti, a volte pochissimi, per instaurare un legame con lo spettatore, raccontare una storia, lasciare un segno. In questo spazio ristretto, ogni singolo elemento visivo, sonoro e narrativo pesa in modo sproporzionato rispetto alla sua durata sullo schermo. Il particolare cinematografico agisce su tre livelli simultanei.
Cosa è lo stile personale nella realizzazione dei propri corti
Uno stile personale nasce quando un regista, uno sceneggiatore od un autore non si limita più a chiedersi “come posso raccontare questa storia?”, ma comincia a chiedersi “come la racconterei io, con la mia sensibilità, le mie ossessioni, i miei limiti, il mio sguardo, il mio modo di intendere le immagini, i corpi, i silenzi, i luoghi e il tempo?”. Nel cortometraggio, questa domanda è particolarmente importante.
Come girare un cortometraggio col Motorola Edge 70
Girare un cortometraggio con il Motorola Edge 70 può essere una scelta molto interessante se lo si affronta con mentalità cinematografica e non semplicemente come “ripresa con il telefono”. La differenza non la fa soltanto il dispositivo, ma il metodo. Uno smartphone moderno può produrre immagini molto buone, ma tende anche a tradire subito un uso amatoriale quando si lascia tutto in automatico.
Anche un vecchio film degli anni ’50 può insegnare tanto ai giovani di oggi
Molti giovani spettatori, quando sentono parlare di film degli anni ’50 o ’60, pensano subito a qualcosa di lontano: immagini in bianco e nero, ritmo più lento, dialoghi meno vicini al linguaggio di oggi, ambientazioni ormai superate, attori vestiti in modo antico, automobili d’epoca, città diverse da quelle contemporanee. È una reazione comprensibile. Il cinema, come la moda, la musica e la tecnologia, cambia continuamente.
Come intrecciare 2 storie diverse in un unico cortometraggio
Il rischio maggiore, quando si intrecciano due storie in un cortometraggio, è ottenere un film spaccato in due: una prima storia interessante ed una seconda storia altrettanto interessante, ma non fuse tra loro. Lo spettatore percepisce allora una struttura artificiale, come se guardasse due corti ridotti e montati insieme. L’obiettivo, invece, è creare un corto in cui le due storie si illuminino a vicenda. La prima deve farci capire meglio la seconda. La seconda deve cambiare il significato della prima.
L’importanza dello storyboard nella preparazione di un cortometraggio (parte 2)
Lo storyboard migliore non dice soltanto “questa è l’inquadratura”. Dice implicitamente “questa è la funzione dell’inquadratura”. Se la funzione è mostrare la distanza tra due fratelli, sul set si può anche trovare una composizione diversa, purché mantenga quella distanza. Se la funzione è far sentire il peso di una sedia vuota, il regista può modificare l’angolo, ma non deve perdere il significato dell’assenza.
Il lavoro determinante del Colorist nel cinema (parte 2)
Il Colorist non è un semplice tecnico dell’immagine. È un narratore silenzioso. Lavora con strumenti digitali, monitor, scopes, curve e maschere, ma il suo vero materiale è l’emozione dello spettatore. Il colore, nel cinema, non serve soltanto a far vedere meglio. Serve a far sentire diversamente. Sia in un lungo che in un cortometraggio. Il Colorist è una figura fondamentale perché lavora sull’ultima forma visiva del film. Il suo intervento può rendere un’opera più coerente, più profonda, più leggibile, più emozionante.
Cosa si può imparare dal film "Il mattatore" di Dino Risi
Il mattatore è un film da studiare non perché sia perfetto, ma perché mostra in modo chiarissimo come una commedia possa nascere dall’incontro tra un attore, un regista ed un’idea scenica forte. La sua grandezza sta nel trasformare la truffa in teatro, il teatro in cinema, il cinema in ritratto di costume. Vittorio Gassman vi appare come un corpo in metamorfosi continua; Dino Risi come un osservatore capace di lasciare correre la comicità senza perdere il contatto con la realtà umana.
L’importanza dello storyboard nella preparazione di un corto
Lo storyboard è uno degli strumenti più importanti nella preparazione di un film, di un cortometraggio, di uno spot, di un videoclip o di qualsiasi opera audiovisiva che richieda una costruzione precisa delle immagini. Spesso viene considerato soltanto come una sequenza di disegni preparatori, una specie di fumetto tecnico da realizzare prima delle riprese. In realtà è molto di più.
Cosa si può imparare dal film “La ragazza della palude”
La prima cosa che si può imparare da “La ragazza della palude” è l’importanza di costruire una protagonista che abbia una ferita chiara e radicale. Kya è abbandonata progressivamente. La bambina non subisce un singolo evento traumatico: subisce una lenta sottrazione del mondo. La sua vita non crolla in un solo momento; viene svuotata pezzo dopo pezzo. Questo è narrativamente molto efficace.
Un Drone nel cortometraggio: guida all'Eonvy Air+
In volo, l'esposizione è un problema diverso rispetto alle riprese a terra. Il sensore dell'Eonvy Air+ è piccolo e ha una latitudine di esposizione ridotta: le alte luci si bruciano facilmente e le ombre si perdono nel rumore digitale altrettanto facilmente. Vola nelle ore di luce bassa (golden hour del mattino presto o del tardo pomeriggio), quando l'intensità luminosa permette tempi di esposizione cinematografici senza sovraesporre.
L'importanza del SOTTOTESTO in un cortometraggio
In un cortometraggio, il sottotesto è ancora più importante che in un lungometraggio. Il corto ha poco tempo. Non può permettersi lunghi spiegazioni, dialoghi descrittivi, scene ridondanti, confessioni troppo dirette. Ogni battuta, ogni pausa, ogni oggetto, ogni movimento deve lavorare in profondità. Il sottotesto rende vivo un corto perché dà allo spettatore un ruolo attivo. Non gli consegna tutto già spiegato. Lo invita a capire, intuire, a completare. Lo spettatore diventa parte dell’opera.
Il lavoro determinante del Colorist nel cinema
Nel cinema si parla spesso di regia, sceneggiatura, fotografia, montaggio, recitazione, scenografia e musica. Meno spesso, almeno tra i non addetti ai lavori, si parla del Colorist, una figura fondamentale nella fase finale della lavorazione di un film. Eppure, in molti casi, è proprio il lavoro del Colorist a dare all’immagine il suo carattere definitivo. Il Colorist non si limita a “rendere belle” le immagini. E non è un tecnico che aggiusta semplicemente luminosità, contrasto e saturazione come si farebbe con una fotografia sul telefonino.
KIT di scrittura ispirati al film “IO PRIMA DI TE”
Questi due kit reinterpretano lo spirito di una grande storia romantica e drammatica senza copiarla. Il punto di partenza comune non è la trama, ma il tema: due persone si incontrano in un momento di blocco, una delle due vive una ferita fisica o sensoriale, l’altra porta movimento ma possiede a sua volta una fragilità nascosta. Il sentimento nasce non perché qualcuno salva qualcuno, ma perché entrambi vengono costretti a guardarsi in modo nuovo.
Il tuo primo cortometraggio: dal Foglio allo Schermo in 7 giorni
Un cortometraggio è il modo più “onesto” per imparare il cinema: è abbastanza breve da essere fattibile, ma abbastanza completo da insegnare tutto quello che serve, cioè storia, riprese, suono, montaggio, ed il lavoro di squadra. Ed alla fine dell'articolo c'è pure un riepilogo che se vuoi, puoi usare per realizzare da zero un cortometraggio completo “Tutto in 1 settimana”.
La Scenografia nel cinema: quando gli spazi raccontano (parte 2)
La scenografia è una delle arti più potenti ma meno comprese del cinema. Quando funziona, spesso lo spettatore non dice: “Che bella scenografia.” Dice: “Quel mondo mi è rimasto dentro.” Per chi vuole fare cinema, anche cortometraggi, la lezione è chiara: non aspettare grandi budget per pensare da scenografo. Comincia da una stanza, da una sedia, da una finestra, da un oggetto sul tavolo.
Dai Selfie a Direttore della Fotografia
Steven Soderbergh, ovvero uno dei registi americani più rispettati degli ultimi trent'anni, quello di Traffic, di Erin Brockovich, di Magic Mike, ha girato due lungometraggi interi con un iPhone. Tangerine, il film che ha fatto piangere pubblico e la critica al Sundance Film Festival nel 2015, è stato girato interamente con tre iPhone 5S da 299 dollari. Unsane del 2018 è stato presentato alla Berlinale.
L’uso dell’Intelligenza Artificiale per creare un nuovo corto (P.2)
L’intelligenza artificiale può aiutare moltissimo nella creazione di un cortometraggio. Può sostenere l’idea, la scrittura, la preparazione visiva, la produzione, la regia, la fotografia, la scenografia, il montaggio, il suono, la promozione e la distribuzione. Ma il centro resta umano. Il cinema non nasce solo da immagini corrette o da storie ordinate. Nasce da un’urgenza, da uno sguardo, da una ferita, da una scelta morale, da un attore che respira davanti alla macchina da presa, da un silenzio tenuto un secondo in più, da una luce che cade sul volto nel momento giusto.
L’uso dell’Intelligenza Artificiale per creare un nuovo corto
L’intelligenza artificiale sta diventando uno degli strumenti più interessanti per chi vuole ideare, scrivere, preparare, girare, montare e promuovere un cortometraggio. Non bisogna però confondere l’IA con una bacchetta magica. L’IA non sostituisce il talento, non sostituisce la sensibilità del regista, non sostituisce la recitazione viva degli attori, non sostituisce il giudizio dello sceneggiatore e non trasforma automaticamente un’idea debole in un grande film.
Perché acquistare una Nikon Z8 per girare cortometraggi
Il motivo per cui può essere una scelta molto intelligente per un cortometraggio è semplice: permette di lavorare con un’immagine molto ricca, con ottiche intercambiabili, ampia risoluzione, buona gamma dinamica, file professionali per la post-produzione ed una qualità generale che può sostenere sia un corto realistico sia un thriller/noir più costruito. La Z8 registra internamente anche nei formati pensati per chi vuole lavorare seriamente in montaggio e color correction.
Studenti e la crisi identitaria (parte 2)
I temi qui sviluppati convergono verso un obiettivo comune: fornire materiali per la creazione di cortometraggi che siano non solo intrattenimento, ma anche potentissimi strumenti di riflessione per gli adolescenti liceali. La scelta di esplorare temi non convenzionali, come la comunicazione non verbale, l'identità digitale, la soggettività della memoria, il fallimento dell'empathy ed il costo della verità artistica, mira a superare gli stereotipi ricorrenti del cinema adolescenziale.
Come trovare attori e attrici (anche principianti) (parte 2)
A Roma, come in tante altre città italiane, troverai sempre qualcuno disposto a recitare. La vera differenza è: trovare qualcuno che reciti bene per te, nel tono della tua sceneggiatura, con il tuo metodo, e che esca dall’esperienza più forte di prima. Se ti presenti con: chiarezza, rispetto, organizzazione ed una visione autentica… gli attori (anche principianti) ti seguiranno, perché sentiranno che stai facendo cinema davvero.
La Scenografia nel cinema: quando gli spazi raccontano
La scenografia non è “arredamento”. Non è “riempire una stanza”. Uno scenografo (o production designer nel sistema anglosassone) non progetta soltanto ambienti belli. Progetta luoghi narrativi. Ogni stanza, corridoio, letto, finestra, porta, quadro, colore, lampada, superficie, oggetto e texture può contenere un’informazione emotiva. Il pubblico spesso non se ne accorge razionalmente, ma lo sente.
Studenti e la crisi identitaria
L'adolescenza, in particolare la fase che intercorre tra i 16 e i 18 anni, rappresenta uno stadio cruciale dello sviluppo umano caratterizzato da profonde trasformazioni biologiche, cognitive ed emotive. È un periodo segnato dalla ricerca intensa di sé, un processo descritto efficacemente dalle teorie psicologiche classiche di Erik Erikson, per il quale la risoluzione positiva del conflitto psicosociale tra identità e confusione di ruolo è fondamentale per lo sviluppo dell'adulto sano.
La Lumix DC-GH5 al servizio del Cortometraggio
Prima di entrare nel vivo delle impostazioni e delle tecniche, vogliamo dire una cosa chiara: la Panasonic Lumix DC-GH5 non è una macchina di compromesso. È una macchina con caratteristiche precise, limiti precisi e, se la si conosce davvero bene, possibilità espressive che molte fotocamere più costose non offrono. Qui tutte le informazioni utili per il suo ottimale utilizzo dalla prospettiva di un direttore della fotografia e di un montatore.
Come trovare attori e attrici (anche principianti)
Roma è una città privilegiata per chi gira cortometraggi: non solo per location e logistica, ma soprattutto perché è piena di attori, attrici e allievi che cercano occasioni reali per fare esperienza davanti alla camera. Oltre a Roma tante altre città hanno caratteristiche simili: basta cercare per trovare! Ma il punto non è “trovare qualcuno che reciti”, ma costruire un processo affidabile che ti permetta di individuare talenti anche emergenti, motivati e adatti al tuo progetto.
Basi di 5 storie per cortometraggi di massimo 20 minuti (parte 2)
Per rendere coinvolgenti i proprio cortometraggi, il punto essenziale è non solo raccontare “un tema”, ma un personaggio costretto a scegliere. Il cortometraggio funziona quando il pubblico non guarda un’idea astratta, ma una persona viva nel momento in cui non può più mentire a se stessa. Le storie qui presentate sono pensate per funzionare in 20 minuti perché hanno pochi personaggi, un conflitto centrale chiaro, location contenute, un oggetto od un luogo simbolico ed una progressione emotiva precisa.
Come si FOTOGRAFA UNA SCENA in pratica (parte 2)
Il Direttore della Fotografia è il custode visivo dell’emozione. Non lavora solo con lampade, obiettivi e macchine da presa. Lavora con il non detto. Il DOP deve saper guardare una scena prima che venga girata e chiedersi: Qual è la verità emotiva di questo momento, e quale luce può rivelarla senza spiegarla? Quando la fotografia riesce in questo, lo spettatore non pensa: “Che bella luce”. Pensa: “So cosa sta provando quel personaggio”. E questo, per un Direttore della Fotografia, è il risultato migliore.
Le battute degli attori non servono solo a spiegare
Nel cinema mediocre, i personaggi parlano per informare lo spettatore. Nel cinema forte, i personaggi parlano per ottenere qualcosa, per difendersi, per sedurre, per mentire, per ferire, per fuggire, per controllare, per evitare una verità o per costringere qualcun altro a scoprirla. Il centro del film è il dialogo cinematografico non come “spiegazione”, ma come campo di battaglia invisibile tra ciò che il personaggio dice, ciò che nasconde, ciò che provoca e ciò che costringe l’altro a fare.
Come si INQUADRA UNA SCENA in pratica (parte 2)
Inquadrare una scena significa prendere una decisione morale, narrativa e visiva allo stesso tempo. Vuol dire stabilire da dove guardare il cuore di un certo momento. Che tu stia raccontando di una madre ed una figlia che non sanno più parlarsi; di una donna intrappolata in un parcheggio; di due ex che si ritrovano davanti ad una lavatrice, la domanda vera resta sempre la stessa: qual è l’essenza della scena, e qual è il modo più giusto per renderla visibile?
Tre kit di scrittura ispirati allo spirito del film "Quarto potere" (2)
Questi basi di cortometraggi non copiano il film Citizen Kane, ma ne riprendono la lezione profonda, trattando di un personaggio potente che viene ricostruito dopo una crisi od una morte; che la verità emerge per frammenti; che il protagonista non è spiegato da una sola persona; che un oggetto, uno spazio od un suono custodisce la ferita originaria; che il potere pubblico nasce da una mancanza privata; e che la grandezza e la miseria convivono nello stesso individuo.
Come organizzare la Crew ed il Workflow tecnico per il primo Cortometraggio
Siamo alla prima riunione: benvenuti nella "War Room". Avete la sceneggiatura, avete la passione ed avete radunato attorno ad un tavolo i vostri amici e conoscenti più fidati. L'energia è alle stelle, le idee fioccano e tutti vogliono fare tutto. Fermatevi. È proprio in questo momento di euforia che nascono i disastri che fanno fallire i cortometraggi indipendenti. Lavorare con gli amici è una benedizione, ma richiede una struttura ferrea.
Il segreto dei registi: guida al Workflow Professionale per cortometraggi
Se state leggendo questo articolo, probabilmente avete una sceneggiatura nel cassetto, una macchina fotografica od una cinema camera tra le mani e una voglia irrefrenabile di raccontare la vostra storia al mondo. Ma c'è una dura verità nel mondo del cinema: l'entusiasmo non basta a finire un film. Ciò che separa un cortometraggio amatoriale ed incompiuto da un'opera capace di girare per i festival nazionali ed internazionali è una sola parola magica: Workflow.
La macchina giusta per il Cortometraggio giusto per il filmmaker giusto
Il cortometraggio è una forma narrativa straordinariamente varia. Un corto horror girato in interno con luce controllata pone esigenze tecniche completamente diverse da un corto documentaristico girato in strada con luce naturale variabile, come da un corto d'animazione in stop-motion, o da un corto sperimentale che usa la degradazione dell'immagine come elemento estetico consapevole. Allo stesso modo, ciò che è sufficiente per un filmmaker alle prime armi che vuole imparare il mestiere può essere un limite insopportabile per un professionista che ha già un linguaggio definito.
Come si FOTOGRAFA UNA SCENA in pratica
Fotografare una scena, in senso cinematografico, non significa semplicemente “illuminarla bene” o “renderla bella”. Il compito del Direttore della Fotografia, o DOP, è molto più profondo: trasformare l’intenzione narrativa del regista in una forma visiva concreta, fatta di luce, ombra, contrasto, colore, ottiche, esposizione, movimenti, texture, profondità e atmosfera. Il DOP non deve solo chiedersi: “Si vede bene?”. Ma deve chiedersi: Che cosa deve sentire lo spettatore guardando questa scena?
Come si INQUADRA UNA SCENA in pratica
Inquadrare una scena non significa semplicemente “mettere la macchina da presa davanti agli attori”. Significa decidere come lo spettatore vedrà, sentirà ed interpreterà ciò che accade. Ogni inquadratura, anche la più semplice, contiene già un giudizio, un punto di vista, un’emozione, una gerarchia tra i personaggi, una promessa narrativa. La cosa principale è questa: non si inquadra mai un’azione, si inquadra un significato. Se due persone parlano in una stanza, il problema non è riprendere “due persone che parlano”.
Cortometraggio dal titolo: Neve di Maggio
Come si pensa e poi si scrive una sfida creativa entusiasmante? Scrivere del "freddo" mentre fuori sbocciano i fiori primaverili richiede una ginnastica mentale che spesso produce i risultati più originali, perché ti permette di osservare i cliché natalizi con il distacco critico della primavera. Ecco il progetto di base per un nuovo cortometraggio ambientato a Roma, a metà maggio. Giulio è uno sceneggiatore in crisi. Ma incontra Clara.
Tre kit di scrittura ispirati allo spirito del film "Quarto potere"
Prendere uno spunto creativo dal film Quarto potere non significa copiare Charles Foster Kane, od il giornale, Xanadu, “Rosebud” o la struttura del magnate analizzato dopo la sua morte. Significa assorbire il suo nucleo profondo: un uomo od una donna che conquista il potere, l'immagine pubblica, ricchezza, influenza o controllo, ma perde progressivamente il contatto con ciò che lo rendeva umano.
Idea di un corto dal titolo: "Lumino Custode delle Strade"
"Lumino Custode delle Strade" è l'idea di una storia che esplora il rapporto tra umani e tecnologia, mettendo in luce il potenziale delle macchine per contribuire al miglioramento della società. La trama segue il percorso di Lumino mentre pulisce le strade di Roma di notte e la sua inaspettata collaborazione con Luca, dimostrando che anche un piccolo robot può fare una grande differenza nella vita di una città.
Cosa si può imparare dal film L’affittacamere (1962) (parte 2)
Per chi vuole scrivere o girare un cortometraggio, questo film è un piccolo laboratorio prezioso. Insegna a costruire una storia con pochi elementi forti: una casa, una stanza, una donna sospettata, un uomo che sceglie di crederle, una reputazione ingombrante, un passato non risolto. Da un film come questo si impara che anche una vicenda apparentemente semplice può diventare elegante e memorabile se al centro c’è una domanda umana: l’amore nasce quando conosciamo la verità, o quando decidiamo di rischiare prima di conoscerla?
Basi di 5 storie per cortometraggi di massimo 20 minuti
Di seguito trovi cinque progetti per cortometraggi diversi tra loro, ma pensati per essere realizzabili con budget contenuto, pochi personaggi e location controllabili. Ogni storia ha un cuore drammatico forte, cioè possiede un conflitto interiore o relazionale così profondo ed universale da rendere inevitabile, vitale ed avvincente la trasformazione dei personaggi, ma anche una struttura abbastanza chiara da poter diventare un cortometraggio completo.
Come girare cortometraggi con la Sony PXW-X180
Il tuo obiettivo, con la Sony PXW-X180, non deve essere imitare il look di una cinepresa moderna, ma costruire un cortometraggio coerente con i punti forti della macchina: realismo, precisione, stabilità, buona luce, audio pulito, narrazione chiara, montaggio efficace. Se la storia è forte, gli attori sono diretti bene, il suono è professionale ed il montaggio è asciutto, nessuno spettatore serio respingerà il corto solo perché è girato in Full HD. Al contrario, una videocamera come questa può aiutarti a concentrarti sulle cose che contano davvero.
La visione Fotografica e la visione Cinematografica
Fotografia e cinema condividono la luce, l'obiettivo, il rettangolo dell'inquadratura. Eppure il modo in cui un fotografo ed un cineasta guardano il mondo che li circonda è, nella pratica, profondamente diverso, tanto da poter essere considerato, a tutti gli effetti, una diversa forma di percezione visiva. Questa differenza non riguarda soltanto la tecnica o la grammatica dei due linguaggi.
Cosa si può imparare dal film L’affittacamere (1962)
L’affittacamere ci insegna che un film può essere leggero senza essere vuoto. Può parlare d’amore e sospetto, desiderio e reputazione, omicidio e dolcezza, senza diventare né cupo né frivolo. La sua lezione più bella è che il mistero funziona meglio quando non riguarda solo “che cosa è successo”, ma “posso fidarmi di questa persona?”. Il giallo diventa sentimentale quando ogni indizio minaccia il cuore. Il bianco e nero diventa non solo stile, ma forma morale: un mondo fatto di mezze luci, mezze verità, mezze confessioni.
Scrivere la scena che resta nella mente dello spettatore (parte 3)
La scena principale del tuo cortometraggio può essere comica, romantica, grottesca, surreale, muta, tenera, crudele. Ma deve portare il personaggio davanti ad una verità. E quella verità deve diventare visibile attraverso un’immagine, un gesto, una scelta, un oggetto, una frase od un silenzio. La scena che resta nella mente dello spettatore non è quella che grida: “Guardami, sono importante”. È quella che, quando finisce, fa sentire che qualcosa è cambiato davvero.
Sono principiante. Voglio diventare regista. Da dove comincio? (2)
Il segreto più importante della scrittura creativa per il cinema è questo: non è la storia che deve essere nuova. È il modo di guardarla. Ogni storia che esiste può diventare originale attraverso tre operazioni precise che qualsiasi sceneggiatore può imparare a fare. La prima operazione è quella del punto di vista insolito. La seconda operazione è quella del dettaglio specifico. La terza operazione è quella del ribaltamento temporale.
Tre corpi, tre anime: recitare nel film "Wasabi"
Wasabi è un film che vive di contrasti. Non di trama perchè la trama è un pretesto funzionale, una macchina che mette insieme tre personalità incompatibili e le costringe a coabitare per novanta minuti. Ciò che rende il film memorabile non è la storia in sé, ma la precisione con cui tre corpi diversissimi si relazionano nello spazio, nel tempo, nelle emozioni e, soprattutto, l'uno all'altro. Per un attore che studia i film, la lezione più profonda è questa: un personaggio non esiste in assoluto, da solo.
Pagina 3 di 34

















































































































































































