♥ ILCORTO.EU - L'Enciclopedia dei Cortometraggi
Come uno sceneggiatore trova il regista giusto per la propria sceneggiatura
Per uno sceneggiatore, trovare un regista disposto a realizzare la propria sceneggiatura è uno dei passaggi più delicati e decisivi. Non si tratta soltanto di “trovare qualcuno con una videocamera” od una persona entusiasta che dica: “Mi piace, giriamola”. La scelta del regista determina il modo in cui la storia verrà interpretata, visualizzata, diretta, montata, recitata e presentata al pubblico. Una sceneggiatura può essere ottima sulla pagina, ma se viene affidata ad un regista inadatto può perdere forza, precisione ed identità.
Le crisi per il futuro della Terra, e come raccontarle con una videocamera
Una guida per giovani studenti e filmmaker dove sono presentate le maggiori crisi tematiche che minacciano il nostro mondo: questa guida è scritta per dare gli strumenti per capire e per agire. Il documentario è una delle forme più potenti di cambiamento culturale che esistano: ha fermato guerre, ha cambiato leggi, ha svegliato intere generazioni. Avere in tasca una camera capace di girare in 4K ed una connessione che può raggiungere un miliardo di persone. Non manca nulla, tranne la chiarezza su cosa raccontare e come.
Guida per girare un ottimo cortometraggio con la Sony FX30
La Sony FX30 è una macchina molto interessante per il cortometraggio perché appartiene alla linea Cinema di Sony, e può produrre immagini molto cinematografiche, ma va trattata come una piccola cinepresa, non come una semplice mirrorless “punta e gira”. La qualità finale dipende da impostazioni corrette, esposizione precisa, lenti adatte, controllo della luce, audio pulito, continuità visiva e montaggio consapevole.
Le prime scene per cortometraggi drammatici
Le prime pagine di un cortometraggio drammatico devono fare una cosa fondamentale: mettere subito lo spettatore dentro una ferita, un conflitto, un segreto od una decisione. Non serve spiegare tutto. Anzi, spesso è meglio il contrario: mostrare un gesto, un silenzio, un oggetto, una reazione trattenuta. Il dramma nasce quando lo spettatore intuisce che qualcosa pesa sul personaggio prima ancora che venga detto apertamente.
Il contesto: costruire il mondo che regge la storia del corto (2)
I nove pilastri percorrono tutte le dimensioni che vanno studiate prima di scrivere una sola battuta: il tempo storico (il momento specifico della coscienza collettiva), il luogo fisico, la classe sociale, la cultura e l'identità, la psicologia e la biografia personale in tre livelli di profondità, la rete relazionale (incluse le persone assenti ma determinanti), la condizione economica come fisica invisibile della storia, il codice linguistico e comunicativo, e infine il contesto cinematografico.
La Recitazione non si insegna. Si impara. E si impara Copiando.
Esiste un equivoco diffuso, radicato nelle accademie teatrali e nelle scuole di cinema di tutto il mondo: l'idea che la recitazione si insegni. Che ci sia qualcuno (un maestro, un coach, un insegnante) capace di trasferire dall'esterno verso l'interno di un allievo qualcosa di così intimo, così personale, così viscerale come la capacità di abitare un personaggio. La verità è un'altra.
Girare un cortometraggio con DJI Osmo Pocket 4
L’Osmo Pocket 4 è un apparecchio molto interessante per cortometraggi leggeri, indipendenti e dinamici, perché unisce tre elementi importanti: sensore da 1 pollice, stabilizzazione meccanica a 3 assi e registrazione 4K in un corpo minuscolo. La cosa importante è capirne la natura: non è una cinepresa tradizionale, non è una mirrorless, non è una camera con ottiche intercambiabili. È una piccola camera stabilizzata, perfetta per movimenti fluidi, riprese rapide, scene urbane, backstage narrativi, piani-sequenza leggeri, corti intimi, dialoghi in movimento e storie con pochi mezzi.
Scrivere la scena che resta nella mente dello spettatore
Molti sceneggiatori principianti imparano abbastanza presto come si costruisce una scena: luogo, personaggi, obiettivo, conflitto, dialogo, svolta, uscita. Questa è la grammatica di base. Ma sapere costruire una scena “funzionante” non significa saper scrivere una scena memorabile. La scena memorabile è un’altra cosa. È la scena che lo spettatore ricorda anche se dimentica parte della trama.
Idea di sceneggiatura per un corto: “Il Banco delle Confessioni”
In un mercato rionale di Roma, un fruttivendolo ottantenne storico, ex prete scomunicato negli anni ’60, vende frutta… ma soprattutto ascolta e assolve i peccati dei clienti in cambio di un piccolo obolo. Quando una giovane donna confessa un omicidio, il vecchio deve decidere se mantenere il segreto o diventare complice di un delitto perfetto.
Bando del concorso FLAMINIO FILM FESTIVAL 2026
BANDO DI CONCORSO FLAMINIO FILM FESTIVAL 2026 - Cortometraggi e Sviluppo Sostenibile - Proiezioni presso il Cinema Arena Tiziano a Roma dal 21 al 23 settembre. La premiazione si terrà il giorno 23 settembre 2026
Il contesto: costruire il mondo che regge la storia del corto
Il contesto è tutto ciò che esiste nel film prima che la storia cominci. È il mondo in cui i personaggi respirano, il tempo in cui vivono, le forze sociali che li hanno plasmati, le regole non scritte che governano ogni loro scelta. Il pubblico non lo vede ma lo sente. E quando manca, lo sente ugualmente, come un pavimento che non vede sotto i piedi. Uno degli errori più frequenti nella scrittura del cortometraggio, ed uno dei più difficili da diagnosticare, è...
L’uso dello zoom e l’effetto sugli spettatori (parte 2)
Lo zoom è uno strumento apparentemente semplice, ma psicologicamente molto potente. Non modifica solo la grandezza dell’immagine: modifica il rapporto dello spettatore con ciò che guarda. Può avvicinare senza far entrare, isolare senza tagliare, rivelare senza spiegare, comprimere lo spazio, aumentare il sospetto, creare ironia, generare disagio o trasformare un volto in un territorio emotivo. Nel cinema e nel cortometraggio, lo zoom funziona quando nasce da una necessità dello sguardo.
Imparare a gestire la Quarta Parete dal film “Alfie” del 2004
Il film “Alfie” è utile per chi scrive sceneggiature perché lavora su un protagonista moralmente imperfetto. Alfie non è l’eroe romantico classico. Non è l’uomo che cerca l’amore e lo trova. È l’uomo che riceve amore, desiderio, attenzione, possibilità di relazione, e quasi sempre le spreca. Questo è narrativamente prezioso. “Alfie” insegna che un protagonista può essere irritante, narcisista, egoista, immaturo, ma restare interessante se lo spettatore percepisce una frattura interna. Alfie non conquista perché è moralmente ammirevole. Conquista perché è umano.
15° Palena Film Festival 2026
Il Palena Film Festival è aperto a tutti i registi e/o sceneggiatori con opere proprie e recenti di qualsiasi stile e soggetto. Ogni regista può inviare cortometraggi, animazioni o video musicali con durata massimadi 20 minuti. L’iscrizione al Palena Film Festival è gratuita e scade il 30 giugno 2026. La serata finale della premiazione si svolgerà presso il Teatro Aventino “Ettore Maria Margadonna” a Palena, l’8 agosto 2026.
Crowdfunding per un cortometraggio che vuole vincere (parte 2)
Per raggiungere i sostenitori stranieri, è necessario iniziare a costruire la presenza online internazionale almeno sei settimane prima del lancio: un profilo Instagram o YouTube in inglese dedicato al progetto, contatti con blogger e giornalisti cinematografici anglofoni, presenza in gruppi Facebook o Reddit dedicati al cinema indipendente internazionale. Una campagna che appare dal nulla il giorno del lancio senza storia pregressa raccoglie pochissimo all'estero.
Girare un cortometraggio col Motorola Moto G77
Il Motorola Moto G77 può essere usato seriamente per un cortometraggio, ma devi accettare subito una cosa: non è una cinepresa, non registra in 4K ed il suo risultato dipenderà moltissimo da luce, stabilizzazione, audio, controllo manuale e montaggio. La fotocamera principale è da 108 MP f/1.7 con PDAF, pixel binning 9-in-1 e zoom 3x “lossless”, mentre la registrazione video arriva a 2K 30 fps o Full HD 30/60 fps sulla camera principale; l’ultragrandangolo da 8 MP registra a 2K/FHD 30 fps.
L’uso dello zoom e l’effetto sugli spettatori
Dal punto di vista tecnico, lo zoom consiste nella variazione della lunghezza focale dell’obiettivo durante la ripresa. Se si passa da una focale corta a una focale lunga, l’immagine sembra avvicinarsi al soggetto: è il cosiddetto zoom in. Se invece si passa da una focale lunga ad una focale corta, l’immagine sembra allontanarsi e rivelare più spazio: è lo zoom out. La cosa fondamentale da capire è questa: con lo zoom la macchina da presa non si muove nello spazio. Rimane ferma, o comunque può rimanere ferma, mentre l’obiettivo cambia il campo visivo.
Il montaggio che trasforma un girato in un ottimo corto (parte 2)
In questo seconda parte, arriviamo all'audio che occupa una sezione intera, con la distinzione tra suono diegetico ed extradiegetico, la spiegazione dei J-cut e L-cut, il concetto di room tone con la sua funzione pratica, e la regola della musica: quella che dice quando metterla e soprattutto quando non metterla. Le sezioni finali coprono la continuità, le tecniche avanzate ed il processo di revisione.
I costumi per cortometraggi ambientati in epoche diverse (parte2)
Realizzare i costumi per un cortometraggio ambientato in epoche diverse significa costruire un mondo. Non basta copiare abiti antichi o comprare vestiti vintage. Bisogna capire l’anno, il luogo, la classe sociale, il mestiere, l’età, il carattere, il rapporto del personaggio con il proprio corpo e con la società. Il costume cinematografico è una scrittura visiva. Racconta senza spiegare.
Grandi film che raccontano la problematica del Bene e del Male
Nel cinema il tema Bene/Male non è quasi mai soltanto una contrapposizione semplice tra eroe e cattivo. La grande lezione del cinema è che il Bene raramente appare come perfezione. Più spesso è una scelta difficile, fragile, imperfetta, compiuta dentro circostanze ostili. Il Male, invece, non sempre ha il volto del mostro: può avere il volto della legge, della famiglia, della patria, della carriera, della religione, del denaro, dell’obbedienza o della normalità quotidiana.
Crowdfunding per un cortometraggio che vuole vincere
Il crowdfunding per un cortometraggio non è raccogliere soldi. È costruire una comunità attorno ad un progetto prima ancora che esista. È la dimostrazione pubblica che quella storia merita di essere raccontata, e che c'è già un pubblico disposto a credere in quella storia. Se si fa bene, il crowdfunding non finanzia solo il film.
Il montaggio che trasforma un girato in un ottimo corto
Il girato è la materia grezza. Il montaggio è il film. Questa distinzione non è retorica: è la differenza tecnica tra una raccolta di riprese ed un'opera che respira, che ha un ritmo, che porta lo spettatore da qualche parte senza che se ne accorga. Il montaggio mediocre si vede. Il montaggio eccellente non si vede ma si sente, si recepisce.
Scrivere una commedia romantica natalizia (una diversa)
La commedia romantica natalizia è il genere cinematografico più amato e più abusato dell'anno. Il pubblico la vuole, la cerca, la guarderà comunque. Ma c'è una differenza abissale tra un film che si guarda e si dimentica la sera stessa ed uno che rimane nella mente come un sorriso che non riesci a spiegare. Il segreto non è evitare il genere ma è capirlo così in profondità da poterlo usare con intelligenza.
I costumi per cortometraggi ambientati in epoche diverse
Quando si realizza un cortometraggio ambientato in un periodo storico diverso dal presente, il costume non è mai un semplice “vestito d’epoca”. È uno strumento narrativo. Racconta il tempo, la classe sociale, il carattere, il mestiere, il pudore, il desiderio, la povertà, la ricchezza, il gusto, la repressione, la ribellione e perfino il destino del personaggio. In un cortometraggio, dove il tempo narrativo è limitato, il costume diventa ancora più importante.
Corto drammatico: da una versione stereotipata alla versione trasformata
Un cortometraggio di genere drammatico spesso parla e descrive una versione comune, generica, con automatismi come: il padre malato, la figlia che torna, la lettera mai letta, l’ospedale, il perdono finale, la musica triste, l’abbraccio conclusivo. Ma noi possiamo trasformare tutto: non eliminando l’emozione, ma rendendola meno prevedibile. Il dramma non deve necessariamente passare dalla lacrima facile che ci si aspetta fin dall'inizio.
Panasonic Lumix S1H la full frame orientata al video pro
La Panasonic Lumix S1H è una macchina particolare: non è soltanto una mirrorless full frame “molto video”, ma una vera camera ibrida pensata per produzioni narrative, documentari evoluti, videoclip, spot e cortometraggi indipendenti con ambizioni professionali. Sono caratteristiche vere, utili, professionali. Ma diventano cinema solo se vengono integrate in un metodo, perchè il risultato finale dipenderà sempre dalla disciplina di chi la usa.
Come scrivere un cortometraggio sul tema "arroganza"
L'arroganza è uno dei temi più potenti che un cortometraggio possa affrontare, perché chiunque la riconosce nel vicino, nel collega, nel capo... O, se siamo onesti, in noi stessi. Scrivere di arroganza significa scrivere di specchi. Questa guida ti accompagna passo dopo passo: prima capiremo cos'è davvero l'arroganza, poi esploreremo tutte le sue forme, i suoi aggettivi, i suoi meccanismi interiori. Per ognuna di queste forme proponiamo una base di sceneggiatura con una trama pronta, così puoi scegliere quella che vuoi per iniziare a scrivere ampliandola.
Il copione nella mente: l'arte di memorizzare per recitare
Il rischio più sottile di un'eccessiva attenzione alla memorizzazione tecnica è che le parole, una volta "fissate", diventino prigioni invece che strumenti. L'attore che recita le battute esattamente come le ha memorizzate in studio non recita: esegue. La memorizzazione deve quindi essere abbastanza solida da liberare l'attenzione verso l'ascolto e la reazione, ma abbastanza flessibile da non bloccare la scoperta in scena. Questo equilibrio si trova quando la memorizzazione è stata fatta a livello di significato e di intenzione più che a livello puramente verbale.
Nuove idee per cortometraggi tratti dalla realtà quotidiana (p. 2)
La cronaca quotidiana con le sue dinamiche psicologiche profonde e dilemmi etici perfetti, offre conflitti umani reali e paradossi straordinari che superano spesso l'immaginazione di qualsiasi autore. Attingere a queste storie dona al tuo corto una verità pulsante, rendendolo subito credibile: è una palestra di scrittura a costo zero, dove un semplice trafiletto di giornale può trasformarsi nel cuore di un'opera cinematografica potente che aggancia subito lo spettatore.
Scrivere sceneggiature su "Il Valore dell’Errore" (Parte 2)
Il valore dell’errore, nella vita come nella scrittura, non sta nel celebrarlo in modo superficiale. Non si tratta di dire quanto ogni sbaglio sia magnifico, poetico o necessario. Si tratta di riconoscere che l’essere umano cresce davvero quando smette di vedersi come un’immagine da proteggere e accetta di diventare una coscienza in trasformazione. Per un giovane sceneggiatore questo è un principio fondamentale.
"La finestra sul cortile": un capolavoro chiuso in una stanza, aperto sul mondo
È per questo che il film non invecchia davvero. Cambiano le epoche, cambiano i modi di guardare, cambiano perfino le abitudini dello spettatore, ma Rear Window continua a parlare con una lucidità impressionante. Perché parla di un gesto elementare ed universale: osservare gli altri, immaginare la loro vita, proiettare su di loro desideri, paure, giudizi, fantasie.
Girare un Cortometraggio con il Vivo X300 Pro
Il Vivo X300 Pro non è il telefono di cui si parla nei circoli del cinema indipendente quando si discute di smartphone cinematografici. Si parla di iPhone 15 Pro, di Samsung S24 Ultra, di Pixel. Il Vivo X300 Pro è uno smartphone con specifiche fotografiche e video serie, sviluppato in un mercato, quello asiatico, dove la competizione sulla qualità ottica degli smartphone è probabilmente più feroce che in qualsiasi altro contesto al mondo.
Kit per il cortometraggio “La Maturità dei Grandi”
L’ispirazione di partenza (il film "Classe Z" del 2017) è quella della commedia scolastica corale: studenti considerati difficili, professori disillusi, esame di maturità come minaccia, scuola come piccolo tribunale sociale. Ma qui il punto di vista cambia: non raccontiamo solo i ragazzi, raccontiamo soprattutto gli adulti che li giudicano, li classificano, li sottovalutano, e che all’improvviso scoprono di essere meno maturi dei loro studenti.
Le basi essenziali per raccontare una storia
Possiamo avere la macchina da presa più costosa del mondo, ottiche che sembrano gioielli ed un drone che sfida l'aeronautica, ma se non sappiamo raccontare una storia, possediamo soltanto del materiale tecnologicamente avanzato. Il cinema è narrazione prima di essere immagine. L'immagine è il corpo, la narrazione è l'anima.
Come mantenere viva l’anima della nostra Attrezzatura
C’è una verità scomoda che pochi ammettono sul set: la nostra attrezzatura ci odia. La polvere, l’umidità, il sudore e la fretta sono nemici silenziosi che si insinuano nel corpo macchina e nelle lenti proprio quando stiamo per girare il piano sequenza della vita. Noi non siamo semplici operatori, siamo gli artigiani della luce, e il nostro primo dovere non è verso il regista, ma verso i nostri strumenti.
Scrivere sceneggiature su "Il Valore dell’Errore"
Parlare dell’errore significa parlare della parte più viva dell’essere umano. Nessuno cresce davvero restando al riparo dalla possibilità di sbagliare. Nessuno diventa adulto, artista, autore, regista, attore o sceneggiatore limitandosi a ripetere ciò che è già sicuro, già ordinato, già controllabile. L’errore è la crepa da cui entra il dubbio, ed il dubbio è spesso il primo passo verso una forma più profonda di consapevolezza.
Nuove idee per cortometraggi tratti dalla realtà quotidiana
I giornali sono miniere d’oro di conflitti umani reali, offrendo spunti che la sola fantasia faticherebbe a concepire con la stessa carica di verità ed urgenza sociale. Partire dalla cronaca permette di ancorare il corto ad un contesto vivo, trasformando un semplice trafiletto in un'esperienza emotiva che risuona profondamente nel pubblico. La realtà agisce come un "prototipo" narrativo già collaudato, dove l'assurdità del quotidiano fornisce la base necessaria per rendere credibile anche il paradosso più estremo. In definitiva, attingere ai quotidiani significa dare alla propria sceneggiatura un battito cardiaco autentico, usando il mondo come il più grande e gratuito ufficio soggetti esistente.
Cosa imparare dal film Cast Away (2000) con Tom Hanks
La prima grande lezione di Cast Away è che la sopravvivenza fisica è solo il primo strato del problema umano. Chuck deve procurarsi acqua, cibo, riparo e fuoco, ma il film non si ferma lì. La sceneggiatura e la regia spingono il racconto verso una domanda più dolorosa: una volta che hai imparato a restare vivo, come fai a restare umano?
Girare un Corto con la OM System OM-1 Mark II ed il 12-40mm (parte 2)
Il 12-40mm è uno zoom cioè si può variare la focale durante la ripresa. La domanda è: quando si dovrebbe farlo? La risposta cinematografica classica è: quasi mai. La zoomata in ripresa è uno strumento visivo che nel cinema contemporaneo è associato quasi esclusivamente a certi generi specifici come il documentario, il cinema d'azione di certe tradizioni, certi tipi di commedia, e risulta stilisticamente dissonante nella narrativa realistica che è parte dei cortometraggi.
"Ladri di biciclette" trasportato ad oggi, senza copiarne la trama
L’idea di partenza è questa: nel film di De Sica la ricerca del lavoro coincideva con la sopravvivenza e con la dignità di un uomo nel dopoguerra. Oggi, per molti giovani, la ricerca di un posto stabile coincide ancora con qualcosa di simile: non solo guadagnare, ma poter mettere al mondo una vita adulta vera, abitare una casa, progettare una famiglia, smettere di essere “provvisori”. Qui il protagonista non perde una bicicletta: perde continuamente faccia, tempo, occasioni, credibilità sociale, perché il suo stesso corpo viene frainteso.
Cinque idee forti per realizzare oggi corti sulla sostenibilità
Quando si decide di scrivere un cortometraggio sulla sostenibilità, il rischio più grande è fare un film corretto, ma già visto. Il bidone della raccolta differenziata in primo piano. Il mare sporco. Il discorso morale finale. Il personaggio che “capisce” improvvisamente che bisogna rispettare il pianeta. Tutto questo può essere anche giusto, ma quasi mai basta. Perché il cinema, anche quando vuole essere civile, deve restare cinema. Deve avere conflitto, personaggi, ambiguità, svolta, immagine, emozione, rischio.
Montare un cortometraggio con Wondershare Filmora
Fare un cortometraggio non significa soltanto girare delle scene con una telecamera. La vera magia avviene in fase di post-produzione, cioè durante il montaggio. È lì che il materiale grezzo si trasforma in un racconto, dove le emozioni prendono forma, dove il ritmo narrativo nasce e dove la storia trova la sua voce definitiva. Tra i software di montaggio disponibili oggi sul mercato, Wondershare Filmora si distingue per un motivo preciso: riesce a coniugare semplicità d'uso e potenza tecnica in un equilibrio raro.
Partire da un Tema per scrivere una Storia di verità universale (parte 2)
Costruire una storia per un cortometraggio partendo da un tema significa accettare un lavoro doppio. Da una parte bisogna andare in profondità, capire che cosa ci interessa davvero, quale domanda ci brucia, quale verità umana stiamo cercando. Dall’altra bisogna avere la disciplina di rendere tutto questo concreto: un personaggio, un conflitto, un luogo, un oggetto, una situazione, una scelta finale.
Girare un Corto con la OM System OM-1 Mark II ed il 12-40mm
La OM-1 Mark II è una fotocamera straordinaria. Non perché sia la migliore in assoluto per girare film, ma perché ha caratteristiche specifiche come la stabilizzazione eccezionale, la resistenza agli agenti atmosferici, la leggerezza estrema, il sistema computazionale avanzato, la qualità costruttiva quasi indistruttibile, che in certi contesti produttivi la rendono non solo adeguata ma superiore a fotocamere nominalmente più potenti.
Creare oggi un cortometraggio sulla Sostenibilità
Oggi scrivere e realizzare un cortometraggio sulla sostenibilità non significa più soltanto fare un film “ecologico” in senso stretto, con qualche immagine di plastica in mare o con un messaggio finale sul pianeta. La sostenibilità, nel suo significato contemporaneo, riguarda il modo in cui una società regge nel tempo senza distruggere le proprie basi: ambiente, risorse, relazioni sociali, condizioni di lavoro, dignità umana, qualità della vita, possibilità future.
Partire da un Tema per scrivere una Storia di verità universale
Quando si comincia a scrivere un cortometraggio, molti autori partono dalla trama. Un uomo riceve una telefonata. Una ragazza torna a casa dopo anni. Due fratelli litigano per un’eredità. Un bambino nasconde qualcosa. Sono tutti inizi possibili, ed a volte anche buoni. Ma non sempre sono inizi profondi. Spesso, infatti, una trama nasce bene e poi si sgonfia, perché sotto gli eventi non c’è una necessità vera.
Cosa si impara rubando l'idea giusta dal film "Some Like It Hot"
L'idea generativa che rende questo film inesauribile come fonte ispiratrice non è il travestimento in sé ma è qualcosa di più profondo e più contemporaneo: due persone sono costrette a vivere con un'identità falsa per sopravvivere, ed in quella identità falsa scoprono cose vere su se stesse e sugli altri che non avrebbero mai scoperto altrimenti. Il travestimento è un mezzo per arrivare alla verità attraverso la finzione.
Capacità interpretativa attoriale in scene emotive (parte 3)
Ci sono ottimi insegnati che hanno insegnato recitazione per molti anni, che hanno lavorato con centinaia di studenti, che hanno visto persone trovare la propria strada verso l'autenticità emotiva in modi che non si sarebbero mai potuti prevedere, come pure vedere altri studenti che sembravano avere tutto e non riuscivano a trovare quel qualcosa che faceva la differenza.
Come scrivere un cortometraggio diverso da tutti gli altri
Scrivere un cortometraggio davvero diverso da tutti gli altri è una delle imprese più difficili per uno sceneggiatore. Non perché manchino le idee, ma perché troppo spesso le idee arrivano già contaminate da ciò che abbiamo visto cento volte. La coppia che si lascia in una stanza. Il lutto raccontato con sguardi e silenzi. Il colpo di scena finale che “era tutto un sogno” od “il protagonista è morto”. Il dramma sociale costruito su una situazione già riconoscibile dopo trenta secondi.
Idee, consigli e strategia visiva per il Direttore della Fotografia
Il direttore della fotografia in una produzione di un cortometraggio si trova in una posizione operativa particolare: in molte produzioni indipendenti è anche l'operatore camera, spesso anche il gaffer, spesso anche il focus puller. Questa molteplicità di ruoli richiede una preparazione più sistematica ed una organizzazione più rigorosa rispetto alle produzioni dove ogni ruolo è separato.
Cosa si può imparare dal film "La finestra sul cortile" (1954)
La finestra sul cortile è uno di quei film che ad una prima occhiata sembrano semplici. Ufficialmente è un thriller del 1954 diretto da Alfred Hitchcock. In realtà è molto di più: è un giallo, una commedia sentimentale, una riflessione morale sul guardare, una lezione di regia, un saggio pratico sulla suspense ed un film che continua a occupare un posto altissimo nella storia del cinema. La grandezza del film comincia dalla sua idea centrale: un uomo fermo che guarda. È una situazione narrativa di una semplicità quasi scandalosa.
Capacità interpretativa attoriale in scene emotive (parte 2)
Uno degli errori più comuni che vedo negli studenti è quello di pensare alle emozioni come a fenomeni mentali che poi si manifestano nel corpo: pensare prima all'emozione e poi cercare un modo fisico di esprimerla. Questa sequenza è sbagliata, e non solo tecnicamente: è sbagliata neuroscientificamente. Sono fondamentalmente corporee, nascono nel corpo, nella relazione tra il sistema nervoso e l'ambiente, e la mente le interpreta e le nomina secondariamente.
Sul Metodo “What if…”: cosa Fellini e Scola potrebbero insegnarci
Cerchiamo di approfondire ancora di più il metodo “What if…” che ha reso grandi i nostri maestri italiani: è un esercizio di umiltà e di coraggio tutto nostrano. Ripetiamo: prendi la realtà che hai sotto gli occhi come la fila alla posta, il bar di quartiere, il condominio che litiga sul riscaldamento,... e le fai una domanda infantile ma spietata: «E se…?». Poi spingi, spingi fino a quando la realtà si piega, si spezza e rivela qualcosa di profondamente umano. Fellini e Scola erano maestri assoluti di questo.
Girare un Cortometraggio con la Canon EOS R7
Nel panorama delle fotocamere mirrorless di fascia prosumer, la Canon EOS R7 occupa un posto particolarmente interessante per chi voglia produrre cortometraggi di qualità senza disporre del budget di una produzione professionale. Non è la scelta ovvia, infatti non è una cinema camera dedicata, non ha il sensore full frame che molti direttori della fotografia considerano indispensabile, non ha tutti gli automatismi che certe produzioni richiedono.
Capacità interpretativa attoriale in scene emotive
Le scene emotive sono il banco di prova definitivo, sono i momenti in cui la macchina da presa cioè quell'occhio impietoso che vede tutto, che amplifica ogni falsità ed ogni verità con uguale spietatezza, mette a nudo chi è davvero l'attore davanti a lei, ovvero agli spettatori. Non si possono truccare le scene emotive con la sola tecnica. Non si possono recitare: si devono vivere.
Come trovare idee nuove con il Metodo “What if…”
Il metodo “What if…” non è un trucco da manuale di sceneggiatura americano. È una pratica antichissima, quasi artigianale, che in Italia abbiamo sempre usato senza chiamarla con un nome inglese. È il modo in cui Fellini forse si chiedeva “E se un clown diventasse presidente del consiglio?” o come Scola forse immaginava “E se due amici di una vita si ritrovassero ad ottant’anni in un ascensore bloccato?”.
Cosa imparare dal film: Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca)
Esiste una categoria precisa di film che il tempo tratta con una certa ingiustizia sistematica: quelli che al momento dell'uscita vengono apprezzati, premiati, discussi, e poi scivolano lentamente nell'ombra non perché invecchino male, ma perché il cinema che viene dopo li assorbe senza citarli, li saccheggia senza riconoscerli, li metabolizza così completamente da renderli invisibili nella loro influenza.
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