♥ Tutto il Resto
L’oggetto cinematografico è distinto da tutti gli altri oggetti in quanto contrassegnato da una modalità peculiare di manifestazione della propria tetradimensionalità (natura spazio-temporale stante alla base dell’esistenza di ogni essere, evento e cosa del reale fisico che, senza la propria matrice quadridimensionale, non potrebbe esistere) che comprende e supera le proprietà ontologiche basilari di tutto il resto dell’esistente non dotato di qualità cronosemantiche (ossia di capacità di rielaborazione del tempo (vissuto e generale), di concezione della realtà e del Sé (della propria identità) data dal possesso di una mente (presente in tutte le creature senzienti)): essendo l’oggetto cinematografico di carattere sia concreto (si prende visione di un film attraverso il suo riversamento su un determinato supporto fisico di memoria di massa registrabile senza cui l’oggetto non potrebbe venire ad essere ed essere quindi visualizzato, in passato la pellicola di celluloide e in tempi più recenti nastri magnetici di videocassette e dischi) sia astratto (pur essendo vero che quanto si vede è dato dal susseguirsi dei fotogrammi impressi sul supporto, non si può materialmente attingere con gli altri sensi (solo la vista e l’udito (l’audiovisivo) possono farlo, in correlazione con le facoltà mentali di percezione e comprensione) alla natura fisica del contenuto del supporto (si ha sempre a che fare unicamente col supporto, non con quanto è registrato al suo interno) perché, altrimenti, sarebbe concepibile toccare, odorare e assaporare lo spazio-tempo nella sua dimensionalità fisica (il che è impossibile, dato che lo spazio-tempo è la struttura metrica di fondamento della realtà che si può apprendere e costituire cognitivamente solo nelle sue esteriorizzazioni fenomeniche di marca quali-quantitativa che determinano tutto ciò che è possibile conoscere con tutti i sensi (la realtà nella sua concretezza già nota))), ne consegue che la tetradimensionalità propria del cinema è esplicita (ossia è quanto più si avvicina al catturare l’essenzialità e il significato del flusso temporale, sorgente fisica e metafisica (perché invisibile e impenetrabile) al contempo del reale) ed esibisce i segni del suo decorso nello spazio-tempo sia col confronto (fatto in tempi futuri) con le sue parti temporali passate (sebbene il contenuto del tempo impresso, in sé, non scompaia mai perché immortalato per sempre nella necessaria controparte fisica di registrazione, conservazione e riproduzione, il supporto fisico va incontro ad un ineluttabile processo di deterioramento col passare del tempo che compromette il tempo registrato) sia senza tale confronto (a prescindere dal logoramento del supporto fisico di registrazione, il tempo (lo spazio-tempo) immortalato,
nella sua irrelata purezza (al netto della fisicità del supporto necessario), mostra da sé il divenire temporale comprensivo del cambiamento (invecchiamento) anno dopo anno, giorno dopo giorno, secondo dopo secondo, attimo dopo attimo del contenuto di quanto registrato (in relazione alla natura dell’opera filmica creata, se di immaginazione (storie della realtà in cui si manipola il fattore tempo tramite il montaggio che connette passato, presente e futuro in modi classici e alternativi e storie fantastiche in cui si sovvertono le leggi della fisica e della normalità del quotidiano con scenari e personaggi viventi nel regime dell’immaginario) o di impronta documentaristica (la realtà fisico-storica ripresa per come si presenta senza alcun intervento sul contenuto della registrazione spazio-temporale))), laddove qualsiasi altro oggetto ha solo natura concreta (che restringe la sua tetradimensionalità caratteristica nei limiti della tridimensionalità avente una sua specifica durata nel tempo e non espandentesi nella sua strutturazione interna alla dimensione temporale (come avviene nel caso del cinema, dell’oggetto cinematografico, perché gli altri oggetti sono (o sono composti di) elementi avutisi come esiti di processi spazio-temporalmente definiti (conclusi) nel passato (secondo la relazione causa-effetto dominata nella sua quintessenza temporale dalla velocità della luce, come dimostrato dalla relatività speciale einsteiniana) e non possono presentare una purezza di astrazione che mostri da sé il flusso temporale (nel loro caso, il decorso temporale è segnalato unicamente dal deterioramento evidenziato dal confronto in tempi futuri col passato dell’oggetto, non c’è registrazione di tempo perché il tempo è già incluso nella composizione dell’oggetto come materiale fenomenico di concrezione, non come contenuto transeunte di astrazione che viene trattenuto))). La temporalità del cinema è doppia. Da un lato vi è l’aspetto della durata. L’opera filmica occupa un certo spazio sul supporto che la contiene e tale volume è rappresentato dal tempo di prolungamento della registrazione che occupa un determinato spazio sulla memoria di massa registrabile del supporto, che permette di capire come sia la temporalità del passato ad avere importanza capitale giacché è possibile astrarre e visionare il flusso temporale dell’esistenza (lo spazio-tempo) soltanto trattenendolo in ogni suo singolo istante (che, altrimenti, verrebbero perduti per sempre) in inscindibile continuità con gli istanti precedenti e che verranno attraverso una memoria di massa (la memoria, quindi, il senso del tempo preservato (e rielaborato nelle creature senzienti) è la chiave di accesso al mistero dello spazio-tempo per la sua interpretazione fisico-ontologica da ricercarsi nei fondamenti e meccanismi che comportano il perché del suo fluire e della sua continuità che concede tale flusso). Il tempo del cinema risente degli stessi effetti relativistici previsti nella relatività speciale poiché i tempi rappresentati possono dilatarsi per lasciar spazio al tempo dell’interiorità (pensieri, ricordi, sensazioni, sentimenti, emozioni che viaggiano a velocità molto elevate nei circuiti nervosi cerebrali) di modo che lo spazio fisico si contrae riducendosi allo spazio della coscienza soggettiva e un moto interiore della mente che, nello spazio-tempo esterno, avrebbe durata effimera nello spazio-tempo interno ha una durata molto più estesa (il tempo del cinema dà il tempo di scandagliare l’interiorità rivelando, nella loro profondità, i segni distintivi della propria vita che un soggetto reca nella sua mente (e da cui discende la sua personalità) e che egli vive con un’intensità ed ampiezza qualitativa di durata incommensurabile rispetto all’unità di misura prettamente quantitativa dello spazio-tempo esterno che non rende conto della significatività degli istanti trattenuti nella propria memoria). Nell’oggetto cinematografico gli spazi e i tempi possono essere correlati in infiniti modi diversi (spazi e tempi reali, spazi e tempi irreali (immaginari), spazi reali e tempi immaginari, spazi immaginari e tempi reali, spazi e tempi reali e spazi e tempi immaginari) e, anche quando volutamente scollegati da un apparente nesso logico di senso e/o significato, nel momento in cui si presentano alla mente dello spettatore danno spontaneamente vita ad associazioni di pensiero tese a restituire un significato compiuto a quanto si sta vedendo (la mente comprende e può comprendere la realtà solo conoscendola e conoscere la realtà significa darle un significato sulla base del vissuto e dell’esperito, l’atto stesso di scollegare i nessi logici è in sé pregno di significato e significatività che si trasmette all’opera filmica, nulla avviene (e può avvenire) senza significato e gli scollegamenti altro non sono che collegamenti (sentieri) interrotti da ricostruire) sicché, come avviene nella relatività generale einsteiniana, anche nello spazio-tempo del cinema si postula che sia possibile effettuare trasformazioni di coordinate cronotopiche (operazioni che mantengono inalterata la forma delle leggi di natura nei casi fisici relativistici e trattengono l’implicita continuità di senso di fondo nelle sezioni delle opere filmiche) da un dominio tetradimensionale (frammento, scena o sequenza di scene) ad un altro (nella fisica relativistica ciò avviene in virtù della gravità (curvatura spazio-temporale), nel cinema grazie alla continuità onnipresente (originata dallo spazio-tempo universale da cui scaturiscono la realtà fisica e la fantasia) fra spazi e tempi vicini, lontani, reali e immaginari restituita dalla mente il cui motore e unico principio dinamico è il tempo (temporalità dell’interno e
dell’esterno). Dall’altro lato (a completare la duplicità della temporalità del cinema) vi è l’aspetto del contenuto (strettamente connesso alla durata). Il cinema crea un suo spazio-tempo caratteristico che pone le leggi e le meccaniche della realtà naturale sullo stesso piano delle parallele leggi e dinamiche del pensiero (che, pur essendo regolate necessariamente dalle prime, possiedono proprietà particolari non comprese nelle leggi fisiche) che (ancor meglio della fisica) si approssimano alla visione e alla comprensione del significato del tempo permettendo di comprendere come il rapporto conoscitivo con esso possa essere soddisfatto esclusivamente con l’impiego di mezzi intermediari (supporti di memoria di massa registrabili) per cui il tempo (la tetradimensionalità, più in generale) sarà sempre conoscibile come audiovisivo, ma mai in altra forma. È una quinta dimensione (quella della conoscenza del tempo attraverso l’analisi dell’oggetto cinematografico) puramente estetologica (che si riferisce pertanto all’autodispiegamento dialettico della conformazione logica della mente che inventa modi e strumenti per rappresentarsi e capire nelle sue fondamenta sempre più accuratamente la realtà) che svela il tempo (almeno nei limiti della conoscibilità fenomenica cui si applica costantemente e continuamente la mente) come pura Visione (o, per meglio dire, Audiovisione) di registrazione di tempi passati trattenuti visti nel fluire delle loro parti temporali. La memoria degli esseri senzienti (di cui quella artefatta dei supporti è un’emulazione che registra oggettivamente il tempo e aiuta l’uomo nel trattenere e perfezionare la memoria e i ricordi riattualizzando mentalmente il tempo che è stato così da riconcepire la propria esistenza e scoprire aspetti tralasciati o dimenticati che possono modificare il significato e il corso della propria vita alla luce della visione di ciò che (si) era e di come (si) era) fa comprendere che la radice tetradimensionale (quindi temporale) del tutto è rilevabile nel decorrere dei tempi (dati dai cambiamenti manifestantisi al livello delle proprietà ontologiche (rivelantisi temporali) di esseri, oggetti e fatti e ogni forma di esistenza fisica) susseguentisi (il flusso temporale si può cogliere solo se c’è un minimo di tempo passato). Il presente è un ponte temporale istantaneo fra passato e futuro che diviene immediatamente passato simultaneamente al presentificarsi del futuro e costituisce dunque l’elemento di continuità che permette il divenire temporale (dal passato al futuro, che diviene presente istantaneo e passato non appena si presentifica un altro (istante) futuro e così all’infinito). Il futuro, il presente (tutto) è destinato a diventare passato, nel passato si coglie il flusso e la continuità dello spazio-tempo (questa è la lezione principale impartita dalla memoria). La memoria umana è una continua e infinita danza fra vita (presente e futuro (presente che sarà sulla base del passato presente)) e morte (il passato storico e le parti temporali passate), dentro e fuori, natura e spirito, fisica e metafisica, sogno e realtà. La memoria del cinema possiede la potenza concretiva ed astrattiva dei ricordi che permette all’uomo di prendere visione oggettiva (e non più solo soggettiva, nella propria mente) dello spazio-tempo. Nello spazio-tempo si matura (si diventa adulti, si invecchia, si muore), ma non si cresce (si rimane sempre quelli che si è stati in passato (le proprie parti temporali)). Si rimane sempre il bambino di cinque anni che si è (sempre) stati (così come l’adolescente di dodici anni, il ragazzo di quindici anni, il giovanotto di trent’anni, l’adulto di quarant’anni) e che, a seconda della proprie esperienze di vita, si può trattenere o dimenticare nel tempo e che, in ogni caso, segnerà sempre la propria identità. In un orologio è compreso l’universo intero. Il cinema mostra il Tempo (lo Spazio-Tempo, nella sua concretezza/astrattezza e meta-fisicità) puro.
Giovanni Mazzallo
da Diari_di_Cineclub/edizione/diaricineclub_080.pdf
"Visioni Sarde" taglia un altro traguardo significativo. Otto cortometraggi del giovane cinema sardo, nonostante la situazione di emergenza sanitaria, faranno il loro ingresso in Russia tramite l'Istituto Italiano di Cultura di Mosca. I film verranno proiettati sul canale Vimeo dell'Istituto, in lingua originale con sottotitoli in russo, giovedì 19 e venerdì 20 novembre. L'evento sarà accompagnato da un video-messaggio di Alessandra Zedda nella veste di Vice presidente della Regione Autonoma della Sardegna.
Il cinema, da sempre importante veicolo di dialogo e di promozione culturale, offrirà un’occasione unica per far conoscere ai molti potenziali turisti russi la Sardegna, il suo territorio e le sue eccellenze. Il promo "Sardegna, sicuri di sognare", che sarà mandato in onda in testa ai cortometraggi della rassegna, aiuterà a comprendere molti aspetti della nostra cultura e invoglierà a scoprire le inestimabili bellezze dell'isola. Lo spot di 30 secondi realizzato dalla Fondazione Sardegna Film Commission evoca infatti l'immagine di una Sardegna da sogno. Una meta di viaggio ideale e sicura per la qualità della vita, la maestosità dei paesaggi, la ricchezza dei simboli storici e identitari, la semplicità dei rapporti umani.
"La Sardegna è in Russia con la sua parte migliore, - si sente nel video di Alessandra Zedda - le eccellenze,il mondo della cultura, il mondo del cinema che riesce a trasmettere realmente qual è la vera Sardegna. Una Sardegna che è fortemente proiettata nel mondo anche attraverso il mondo dell'emigrazione. Le nostre comunità all'estero sono le prime missionarie della Sardegna: riescono davvero a far trasparire chiaramente le nostre tradizioni, la nostra cultura, la nostra vera identità".
"Le proiezioni di Visioni Sarde - prosegue l'Assessora - rappresentano integralmente il mondo naturale ma anche la vita, la tradizione ma, soprattutto, l'intimità dei Sardi".
Per i giovani registi di "Visioni Sarde" la tappa moscovita costituisce una vetrina molto importante per farsi conoscere e un’occasione per introdurre al pubblico russo un fetta del cinema sardo emergente. L'Istituto Italiano di Cultura di Mosca ha offerto una piattaforma ideale per dare visibilità alle loro opere e farle entrare nel cuore della Russia.
"La rassegna è nata nel 2014 - ha scritto l'Istituto sull’evento - con l’obiettivo di valorizzare il cinema e i giovani sardi in Italia e all’estero e punta a diffondere le opere in vari continenti.“Visioni Sarde” propone quest’anno una serie di cortometraggi che affrontano, con un tocco insieme nostalgico e progressista, divertito e disincantato, i temi della storia e cultura locale, della fuga e dello smarrimento (di sé e degli altri), nonché dell’analisi introspettiva dell’animo umano. Il tutto incastonato sullo sfondo di una Sardegna allo stesso tempo attuale e selvaggia".
Gli 8 film della rassegna saranno trasmessi sul canale Vimeo in due giorni.
Saranno in onda il 19 novembre:
VALERIO di Gianni Cesaraccio, 15’
Valerio vive di espedienti e sotterfugi, infischiandosene del figlio e della famiglia. Quando scopre che è il compleanno della nipote, farle un bel regalo sembra diventare la sua unica aspirazione.
L’ABBRACCIO di Simone Paderi, 5’
Marina ripercorre la propria esperienza lavorativa: seduta su un divano, non senza difficoltà, cerca di ricordare il passato. Ma il racconto sfocia in un’emozione troppo forte per essere trattenuta.
FRAGMENTA di Angelica Demurtas, 3’
Realizzato mediante l'utilizzo di filmati d'archivio e ispirato alle vicende biografiche dell’autrice, è la storia dell’esistenza di una bambina, donna e madre narrata attraverso il ricordo e la rielaborazione personale dei racconti e delle vicende di una famiglia.
DESTINO di Bonifacio Angius, 20’
Una giornata in cui l’angoscia e la paura daranno le conferme che un uomo senza qualità stava cercando da tempo.
Calendario del 20 novembre:
LASCIAMI ANDARE di Roberto Carta, 16’
Venanzio spera di imparare dal latitante Antonello a diventare un bandito temuto e rispettato. Qualcosa però va storto perché Antonello perde la testa: pensa di essere in contatto con gli alieni.
DAKOTA DYNAMITE di Valerio Burli, 8’
Una bambina in vacanza in Sardegna viene rapita. Cercherà aiuto dalla sua eroina a fumetti preferita.
GABRIEL di Enrico Pau, 12’
In mezzo alla vastità della natura rimane solo la fragilità umana e la potenza del mistero.
FOGU di Alberta Raccis, 8’
Sacro e profano, cerimonie e feste religiose che si intrecciano con il rito quotidiano del cibo.
“Visioni Sarde 2020” è un progetto realizzato grazie al sostegno della Regione Autonoma della Sardegna, Assessorato del Lavoro e della Fondazione Sardegna Film Commission. La manifestazione itinerante può contare sulla professionalità e piena disponibilità della Cineteca di Bologna e, in particolare, di Anna Di Martino, direttrice di "Visioni Italiane". Gli impegni organizzativi del tour in Italia e all’estero sono assolti dall'Associazione dei Sardi di Torino "A. Gramsci" presieduta da Enzo Cugusi e dall’Associazione cinematografica “Visioni di Ichnussa” di Bologna retta da Bruno Mossa.
Marco Ponti presenta in anteprima nazionale il suo primo film-documentario di genere storico e conduce un workshopsul racconto della realtà e sul ruolo che cinema e letteratura possono avere sui temi della salvaguardia ambientale.
“Eravamo schiavi” racconta di tre ragazzi valsusini che nel 1944 vennero catturati dai nazifascisti e portati in Germania a lavorare come schiavi in una fabbrica di autocarri.
Saranno presenti in sala due testimoni diretti della storia raccontata e il figlio di un terzo testimone.
Durante la giornata il regista di Avigliana condurrà, nella bellissima location di Cascina Roland di Villar Focchiardo, un workshop sul come raccontare la realtà e su come cinema e letteratura possano contribuire a sensibilizzare le persone sul tema della salvaguardia ambientale, altro tema costante del festival valsusino, particolarmente in questa edizione.
IL FILM
Il film viene presentato alle ore 21 al cinema di Condove dal regista, insieme a due testimoni diretti della storia raccontata e al figlio di un terzo testimone. Il film dura 60 minuti ed è stato prodotto dalla Sugarland in collaborazione con Zero dB Studios, con la voce narrante di Alessandro Preziosi.
La sinossi:
Nel 1944 la Germania nazista è prossima alla disfatta. Hitler manda al fronte chiunque sia in grado di combattere.
Dai paesi occupati vengono deportati con la forza uomini e donne per farli lavorare nelle fabbriche tedesche.
A fine giugno in Valle di Susa, zona ad alta densità partigiana, i tedeschi scatenano un rastrellamento di massa.
Alle 16:30 del 29 giugno 1944, dalla stazione di Torino, parte un treno piombato con settecento prigionieri, catturati in tutta la valle, da Bussoleno a Avigliana. Alcuni di loro sono solo dei ragazzini di 14, 15 anni, ed alcuni i deportati col fratello o col padre.
Il loro destino è la fabbrica di autocarri della Daimler-Benz a Gaggenau e lavoreranno come schiavi per il Terzo Reich. Sono circa centomila i lavoratori coatti italiani, sfruttati come milioni di altri schiavi da tutta Europa nell’economia di guerra nazista. Uno su dieci non tornò a casa.
Di quelli che tornarono, quasi nessuno riuscì a raccontare l’orrore di quello che aveva vissuto.
Questo film è il racconto, crudo e emozionante, di tre di loro (Ottavio Allasio, Bruno Fiora e il compianto Maurilio Borello) che, a distanza di settant’anni, hanno deciso di aiutarci a non dimenticare mai quello che è successo.
E di insegnarci con la loro esperienza che, oggi come allora, di lavoro si può morire.
"In Italia non ti assumono perché sei 'troppo qualificato'. La crisi c'è in tutta Europa, ma solo da noi offrono paghe insultanti". “Woody Allen si è permesso di venire a girare a Roma e di proporre paghe da fame perché sapeva che avrebbe trovato qualcuno disposto a lavorare per lui”. I set di To Rome with Love nella Capitale risalgono al 2011, ma il gioco ormai è al ribasso da anni, e gli stipendi pure: per fare i loro film, le case assumono ragazzini volenterosi per una manciata di euro. Le maestranze, che nei decenni passati attiravano le grandi produzioni internazionali, sono costrette a lasciare l’Italia. Simona Chiocca e Marco Greco lo hanno fatto: dopo aver passato la vita ad organizzare la produzione di film di altissimo livello, ora vivono a Berlino: Marco ha aperto una gelateria. Per restare a Roma non è bastato avere sul curriculum titoli come “La versione di Barney“, “Copia conforme” con la Palma d’oro di Juliette Binoche a Cannes, “Fortapàsc” di Marco Risi o lo 007 di “Quantum of Solace“. Anzi, è stato controproducente.', '
“Nel 2011 ho fatto 11 colloqui in Italia – racconta Simona, 40 anni, di Latina, una laurea in Scienze politiche e un master in produzione cinematografica – e per 5 volte mi sono sentita rispondere ‘non ti posso prendere perché sei troppo qualificata’”. Colpa della crisi, ma non solo. “Quella c’è in tutta Europa, ma solo da noi ti offrono cifre così insultanti. Prima si strapagano gli attori e poi propongono 650 euro a un ispettore di produzione. Questo perché hanno capito di riuscire a fare film con 500 mila euro, anche se una produzione appena decente costa 2 milioni”. Siamo diventati terra di conquista? “Neanche – continua Simona – sono sempre meno gli americani che vengono a girare in Italia: i servizi e le strutture lasciano a desiderare, i rimborsi fiscali, quando ci sono, arrivano dopo anni”.
Marco è stato il direttore di produzione del film “Diaz“, di Daniele Vicari, sui pestaggi al G8 di Genova. Ora in Italia non vede futuro: “Non abbiamo più un attore, un’attrice, un regista; l’ultimo produttore vero è morto negli Usa, era De Laurentiis. Il cinema in Italia è morto. Lo hanno ucciso le tv. Poi Berlusconi ha fatto il resto, controlla tutto”. Eppure “Diaz” è stato un film importante: “Ma Domenico Procacci (il produttore, ndr) è unico”. All’estero, dove i professionisti vengono trattati come tali. “Non è che qui mi stessero aspettando con il tappeto rosso – continua Simona, che nel curriculum ha “L’amico di famiglia” firmato da Paolo Sorrentino e la fiction tv “Capri” – però ho ricevuto risposte a tutte le mail che ho inviato e ho avuto vari colloqui, cosa che in Italia non accade mai”.
Intanto c’è la gelateria da mandare avanti e una vita da vivere: “Per Berlino vanno bene tutti gli stereotipi del caso: i tedeschi sono superorganizzati, i servizi sono eccellenti, c’è una grandissima offerta culturale. Il costo della vita? Gli affitti sono saliti, ma sono ancora meno cari che a Roma: noi in una zona semicentrale supercollegata paghiamo 800 euro per 80 metri quadrati”. Tornare in Italia? “Mi do una chance di trovare lavoro qui, ci sono moltissimi registi americani che vengono a girare a Berlino”. A tornare Marco non pensa proprio: ha detto basta “piuttosto che lavorare sottopagato per 16 ore per fare “Onore e rispetto” starring Manuela Arcuri e Gabriel Garko. Per l’Italia provo un dispiacere immenso – conclude Marco – troppi interessi, troppa corruzione. Ecco perché Grillo ha successo. Per rimettere ordine servirebbero 20 anni: io ne ho 51 e i prossimi 25 li voglio mettere a frutto in una nazione che ti consente di tentare una via, senza ostacoli o compromessi”.
(di Marco Quarantelli per ilfattoquotidiano.it)
Terminata la post produzione del cortometraggio dal titolo Fame d’aria, per la regia del grossetano Lorenzo Santoni, direttore artistico del festival internazionale di cortometraggi Hexagon Film Festival, con sede in Maremma. Si tratta del terzo cortometraggio realizzato da Santoni. Il primo, Una bellissima bugia, con protagonisti Paolo Sassanelli, già vincitore di un nastro d’argento, e Beniamino Marcone (Il Giovane Montalbano) era stato girato presso il Museo Archeologico di Grosseto, mentre il secondo Tutti i nostri ieri, con protagonisti Barbara Giordano e Beniamino Marcone, era stato girato tra Grosseto e il Parco dell’Uccellina.
Una malattia rara, una famiglia monoparentale, un normale rapporto genitore – figlio che include anche incomprensioni e paure, Fame d’aria parla di Nadia, una madre sola e lavoratrice, interpretata da Carmen Giardina (regista del docufilm Il caso Braibanti vincitore del Nastro d’Argento), di Simone, suo figlio disabile e ribelle, Beniamino Marcone (volto noto della serie Il giovane Montalbano e presto in onda con Alfredino – Una storia italiana, miniserie sull’incidente di Vermicino) e di Roberto, badante italiano di seconda generazione, Hedy Krissane (nel cast di Hammamet). L’equilibrio delle loro vite complicate si frantuma quando Nadia fa perdere le proprie tracce.
L’ambizione di questo cortometraggio è sfatare, attraverso immagini, parole e suoni, i luoghi comuni legati alla malattia e avvicinare lo spettatore a una realtà spesso ignorata.
In Fame d’aria, l’autore vuole raccontare la vita quotidiana di un giovane che persegue con determinazione i sogni e le passioni della propria età per un progetto di vita diverso ma comunque sereno, rifuggendo dal compatimento e dal pietismo, mentre tratteggia le emozioni della madre che cerca un equilibrio forse smarrito.
La diagnosi di una malattia rara, quando c’è, è una realtà difficile da accettare e infrange spesso i sogni sul futuro, con effetto certamente destabilizzante. A volte, chi la vive, si trova di fronte indifferenza o poca comprensione; ma raccontare storie di vite ordinarie, pur nella particolarità, può essere un significativo tramite. L’autore si cimenta su un tema che conosce bene, il vissuto di persone, soprattutto giovani, che soffrono di patologie complesse e per le quali lo svolgimento di semplici attività quotidiane diventa una sfida al limite dell’impossibile, coinvolgendo anche i familiari. Nel tempo, anche tra persone molto vicine, si innalzano delle barriere emotive invisibili, che pregiudicano serenità e qualità della vita.
Il corto vuole raccontare però il percorso verso la liberazione da questa gabbia, un percorso che passa attraverso la presa di coscienza del valore indiscusso dei legami affettivi.
Il cortometraggio è realizzato da Kalonism APS, organizzatore di Hexagon Film Festival, e da CARPET, con il patrocinio di O.Ma.R. – Osservatorio malattie rare.
Testo voce fuori campo
Alisya è una bambina bellissima, colma di una dolcezza infinita che dispensa con generosità in un sorriso speciale, unico, incantato.
Il suo sorriso è un dono, un balsamo per l’anima, un raggio si sole che scalda il cuore ed è il suo saluto quando ci lascia nel novembre 2008 , all’età di 11 anni in seguito a una grave malattia.
Da quel sorriso, nasce nel marzo 2009, l’Associazione “Il sorriso di Alisya”
Onlus, attraverso la quale lei continua a donare allegria, pace, ironia, forza, dignità dolcezza e speranza a tutti i bambini che vivono e lottano per uscire da esperienze drammatiche causate da gravi malattie.
Alisya nonostante la terribile sofferenza inflittagli dal male, non ha mai permesso ad alcuno di considerarla malata!
Ha sempre desiderato essere considerata sana e come tale viveva, e se anche la sofferenza si dipingeva sul suo dolce volto soleva ripetere: STO BENE !
Ed è grazie alla forza e al coraggio che ha trasmesso, se non è mai venuto meno il sorriso alle persone che le sono state vicine.
Quel sorriso che vorremo continuasse a illuminare i volti dei bambini che soffrono, affinchè giunga loro la forza di Alisya.
di Efraim Borsellini
Riceviamo e pubblichiamo la seguente email:
OLTRAGGIO a MANZU'
Si, sembra un'affermazione forte, è questa volta lo è!
Solo che bisogna stabilire chi è stato oltraggiato e chi sono gli oltraggiatori.
Perché tutto parte da un Omaggio; sì da un omaggio che si voleva rendere a Giacomo Manzù.
Ricorreva, usiamo il passato perché parliamo del 2006, il XV° anniversario della scomparsa dell'ormai poco noto scultore. Purtroppo è necessario specificare questo dettaglio, perché con dolore abbiamo riscontrato nella massa una "non-conoscenza" del nostro caro Giacomo, eppure è stato uno dei maggiori artisti nazionali del '900!
Nel corso della lavorazione del nostro "omaggio/oltraggio", di cosa si tratti lo diremo più avanti, abbiamo cominciato a percepire strane "forze" agitarsi intorno al progetto: la prima sensazione di disturbo, è venuta proprio dal riscontro dell'assenza dello scultore nella conoscenza del grande pubblico. Com'è possibile che pochissimi sappiano di chi parliamo quando nominiamo Giacomo Manzù? è possibile, ed il motivo ci è stato chiaro quando abbiamo scoperto che la quasi intera opera, o almeno quella in possesso delle romane istituzioni, è "segregata" in un ......"museo"? od è un deposito?
E pensare che a noi era piaciuto pure il museo Manzù stesso.
Comunque, l'oltraggio consiste nell’aver dedicato alle sculture di Manzù un video, un DVD da distribuire GRATUITAMENTE al maggior numero di persone possibile. Essendo privati cittadini, mossi solo dall'insano desiderio di omaggiare l'arte, non potendo contare su finanziamenti pubblici, abbiamo indirizzato il nostro progetto, con domanda di contributo ad un ente mutualistico come l'IMAIE.
Questi, valutando la genuinità del progetto ed ancor più degli intenti, accordavano un piccolo contributo, grazie al quale siamo stati in grado, dopo 5 mesi di lavorazione, di realizzare il video.
Si tratta ovviamente di Opere tutelate, di proprietà di un museo, con una sua Direzione, ed a questa abbiamo rivolto tutte le nostre richieste di permessi: quello per le riprese, quello per la realizzazione del filmato e non ultima, l'autorizzazione all'utilizzo delle immagini ed alla distribuzione del video che avremmo tirato fuori.
Dopo estenuanti tentativi e mesi di tempo sprecati, siamo riusciti vincitori; la suddetta genuinità è stata valutata anche dalla Galleria Nazionale di arte Moderna di Roma, che gestisce la Sopraintendenza di tali Beni Culturali.
Sottoposto a severa supervisione, da parte della Direzione del Museo, il video passa la sua prima prova!!!
La Direttrice lo utilizzerà addirittura in proiezione gigante, all'inaugurazione del Museo Manzù restaurato! Bingo!!!
Il problema è che invece il nostro filmato, "Fusioni d'Arte" così lo avevamo chiamato, alla fine è venuto bruttissimo! ma talmente brutto, che la Famiglia, o meglio gli eredi dello scomparso, ci hanno denunciati alla SIAE!!!!!
E' mai possibile fare un lavoro talmente brutto e mortificante da meritarsi una denuncia?
Ma no, la denuncia è venuta perché non avevamo il permesso per l'utilizzo delle immagini!!!! ecco perché!
Ma come? e allora i permessi della Direttrice del museo Manzù ?? eh, no! si è sbagliata!
Mannaggia, il permesso per l'utilizzo delle immagini, non lo poteva dare!
I diritti sulle immagini, non sono i suoi, non può autorizzare una cosa non di sua competenza!
Ecco la denuncia!
Ops, pardon! non sapevamo.
E quindi, Famiglia Manzù, ora che sappiamo che voi siete i legittimi proprietari di questi diritti, considerando che avete già visionato il lavoro, ci concedete l'utilizzo? NO!!
Bè allora ci dite quanto costano questi benedetti diritti? magari qualcosa, nel nostro piccolo possiamo farlo lo stesso: chissà, poche copie, da "regalare" a qualche personalità, che magari si interessi un pò all'Arte!
NO!!! non vogliamo che usi le "nostre" immagini!!!
Quindi? che pensereste voi? fa proprio schifo questo omaggio!!
10 danzatori, una coreografa, un pianista ed una violoncellista, le riprese di danza, esecuzione musicale e, per chiudere, le immagini delle sculture, di alcune.
Tutto brutto e fatto male! ma allora perché quando siamo venuti a "Colle Manzù", la residenza della famiglia ad Ardea (Rm), a mostrarvi il nostro omaggio, ci avete fatto tanti, tanti complimenti?
Perché la Signora Inge, vedova dello scomparso, ci ha addirittura detto che avevamo centrato in pieno lo spirito stesso dell'opera di Giacomo Manzù?
Perché ci denunciate alla SIAE per truffa ed appropriazione illecita, quando eravate a conoscenza del lavoro e dei suoi utilizzi, visto che noi stessi siamo venuti a mostrarvelo?
Signori, od il nostro lavoro fa schifo o qualcosa di strano dietro a tutto questo ci deve essere!! lotte intestine? dissidi familiari? non lo sapremo mai, ed ora neanche ci interessa saperlo!
Solo che nessuno potrà vedere se "Fusioni d'Arte" è un "omaggio" o un "oltraggio"!! perché la legge questo dice. Le regole dicono che loro sono i proprietari delle immagini e quindi possono impedirne la diffusione.
Qui da noi è possibile negare la libertà di espressione di altri 15 artisti, aventi il solo fine di omaggiare l'artista.
Ora chi sono gli oltraggiati?? e chi gli oltraggiatori??
Uno su tutti?? lo scomparso Giacomo! Lui che per diffondere la sua arte ha donato allo Stato l'intera opera, si vede negato, Lui per primo, il diritto alla sua memoria. Ci spiace Grande Manzù.
Però a pensarci bene, non dovresti sentirti tradito solo da "bruto".
Perché un altro impedimento si è riversato su " Fusioni d'Arte".
Ludovico Einaudi, il compositore delle musiche usate: Lui o chi per Lui, magari la sua casa editrice! 10 mesi di e-mail per ottenere il permesso di utilizzare le sue musiche: neanche una risposta.
Almeno gli eredi ci hanno denunciato! è pur sempre una risposta!
Addio caro Giacomo, per noi il tuo Spirito è ancora nelle tue Opere! orecchie attente sentono ancora il battito del tuo cuore, in quello delle tue Creazioni.
Grazie lo stesso.
Marco Monteduro e Marika Vannuzzi
25 settembre 2007
Naturalmente pubblicheremo qui anche un'eventuale risposta dagli eredi od i suggerimenti dei nostri lettori.
La visione degli schermi condivisa con i bambini può diventare occasione di confronto e riflessione sui sentimenti, le emozioni e le situazioni ricorrenti nei loro percorsi di crescita. Il cinema d’animazione, in particolare, ha saputo intrattenere e sedurre più generazioni, dando vita a storie di alto valore non solo estetico, ma anche educativo.
Con i più piccoli, i cortometraggi d’animazione possono essere un ottimo punto di partenza per avviare attività di restituzione, come ci spiega Cosimo Di Bari nell’intervista:
Cortometraggi, occasione di confronto e crescita per i bambini
Ovviamente occorre scegliere un buon titolo… ecco quindi una selezione di cortometraggi la cui visione con i più piccoli è altamente consigliata.
For the birds (Pixar, 2000)
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Un cortometraggio divertente, che sfrutta l’ironia per mostrare quanto poco saggi siano i pregiudizi legati alle differenze. Ancora una volta sono gli animali protagonisti del corto Pixar: alcuni uccellini petulanti appollaiati su un filo elettrico si fanno scherno di un gentile uccello di grossa taglia appena approdato sul vicino palo della luce. I tentativi di inserirsi nel gruppo da parte del nuovo arrivato non otterranno grande successo, anzi la sua presenza non è gradita. Ma i tentativi di allontanarlo avranno un esito esilarante.
Consigliato: per spiegare che lo spirito di gruppo funziona se non esclude qualcuno. E per dimostrare con ironia e buon umore che non conviene allontanare chi è diverso da noi…. perché così facendo rischieremmo di perdere qualcosa!
E' partita la petizione sul sito di Change.org che riguarda la richiesta, indirizzata ai distributori italiani e al circuito cinema, di inserire nelle sale cinematografiche film che mantengano la lingua originale invece di essere doppiati. “Non è una battaglia contro i doppiatori, ma una battaglia per la diversificazione e il rispetto del pubblico. La tecnologia lo permette, si può almeno provare, facciamoci sentire” scrive Christian Carmosino, primo firmatario della petizione.
“Secondo noi il pubblico che desidera i film in lingua originale in queste sale è ampiamente maggioritario e potrebbe dunque aumentare sensibilmente. Non sono solo gli spettatori stranieri a fruire il cinema in lingua originale, sono (siamo) soprattutto italiani che amano conoscere altre culture, imparare nuove lingue, rispettare le opere e gli autori che le hanno realizzate.”
Sempre più persone, specialmente tra i giovani, richiedono film in lingua originale e i motivi sono dei più svariati. Le persone sono ben consce del lavoro svolto dai nostri doppiatori e dell'importanza storica del doppiaggio italiano ed è per questo che si chiede l'inserimento solo un minimo garantito di proiezioni in lingua originale con i sottotitoli in tutte le sale, almeno in quelle di città e d'essai.
Secondo Carmosino si tratterebbe anche di una questione artistica “che riguarda il profondo snaturamento dell'opera con l'inserimento coatto di voci in lingua diversa e con l'utilizzo di una colonna internazionale che penalizza pesantemente il suono e gli effetti sonori del film, appiattendo tutta l'esperienza percettiva dello stesso.” Oltre a questo il regista e produttore Carmosino tira in ballo una questione che da tempo si discute e che ancora non è stata risolta, quella della pirateria:
“Ci sono migliaia di persone che andrebbero al cinema se avessero il film che cercano in originale e invece sono "costrette" a scaricarlo illegalmente perché la sala sotto casa lo proietta doppiato. Sono sempre di più coloro che cercano contenuti in lingua originale e l'offerta non si è mai (sufficientemente) adeguata.”
In poche ore la petizione ha già raggiunto più di 1.000 firme e sta spopolando su Facebook, tra condivisioni e like. Change.org ancora una volta permette di dar spazio a una coro popolare e speriamo che questa petizione possa essere ascoltata come è successo nei mesi scorsi per Cinema2Day.
Domenica 24 aprile i Mamutzones di Samugheo invaderanno La Spezia per irrompere, alle 16.30, nel pieno della Fiera di San Giuseppe.
Le maschere antropomorfe tipiche del paese della Barbagia del Mandrolisai, sfileranno quindi per il centro e insceneranno i riti dionisiaci sotto gli occhi delle decine di migliaia di turisti e visitatori della più grande fiera d'Italia.
La fiera di San Giuseppe, le cui origini risalgono al 1654 è una delle tradizioni spezzine più sentite ed uno degli elementi che caratterizza la città insieme al Lungomare, al Museo Navale e al Monumento a Garibaldi.
Dopo uno stop di due anni imposto dalla pandemia, la fiera ritorna dal 22 al 24 aprile a ridosso della Pasqua non nei tradizionali giorni, attorno al 19 marzo, ricorrenza di S. Giuseppe patrono della città.
In questi tre giorni di festa gli spezzini impazziscono letteralmente. I 500 banchetti, provenienti da tutta Italia, sparsi lungo le strade del centro vengono presi d'assalto da tutti i cittadini nessuno dei quali rinuncia alla tentazione di tuffarsi tra le miriadi di bancarelle e bighellonare tra la folla per incontrarsi e scambiare due chiacchere con amici e conoscenti. La città viene avvolta da una singolare aria di festa e da una frenesia che coinvolge e contagia anche i forestieri che accorrono numerosissimi da ogni angolo della regione.
"Saranno una ventina i figuranti che in una città invasa da migliaia di persone in festa vestiranno i panni dei 'Mamutzones', di 'S'Urtzu' e de 'Su Omadore' per farsi largo tra la folla in un'atavica danza ritmata dall'incalzante suono dei campanacci - spiega Roberta Porceddu, responsabile culturale del Circolo sardo- spezzino "Grazia Deledda" - Il contrasto fra le maschere che rievocano culti ancestrali e l'atmosfera di festa che invaderà la città sarà indubbiamente forte. Ma la Fiera di San Giuseppe è un'occasione che non potevamo perdere per far conoscere fuori dall'isola il nostro ineguagliabile patrimonio storico culturale. L'accensione di un falò, alle 16.30, nella centralissima Piazza Cavour, darà inizio alla nostra manifestazione".
La maschera "de su Mamutzone" è una maschera che ha origini antichissime, con il suo rito dionisiaco ripercorre il ciclo della vita stessa. Ovvero vita, inseminazione, morte e rinascita. "Questo è ciò che ci hanno tramandato i nostri anziani del paese di Samugheo - spiega Andrea Macis storico componente dell' associazione culturale "I' Mamutzones" - Appartenenti ad una cultura agro pastorale, essi eseguivano questo rito dionisiaco la notte di sant'Antonio Abate che da noi a Samugheo si festeggia il 16 gennaio. Il rito si svolgeva intorno al fuoco come segno di buon auspicio per le colture, il bestiame e per tutto quello che riguardava la vita stessa".
"Le figure della maschera sono tre - continua Macis - La prima è "Su Mamutzone". È vestita con una mastrucca di pelle di capra lunga sino alle ginocchia, un copricapo fatto in sughero, sormontato con delle corna caprine e rivestito di pelle di capra che prende il nome " su casiddu ". Sulla schiena porta un grappolo di campanacci che gli avvolgono tutto il busto, usa gambali di cuoio e scarponi pesanti fatti a mano detti "cazzolasa de orroppu". "Su Mamutzone" porta con sé anche un bastone chiamato "sa mazzola". Sul viso si spalma della fuliggine ottenuta dal sughero bruciato e bagnato con acqua, in modo da nascondere le sue sembianze.
La seconda figura è quella de "Su Omadore". Indossa un cappotto di orbace nero con un cappuccio abbassato sul viso, anch'esso annerito dalla fuliggine. Porta pantaloni in velluto, gambali di cuoio e scarponi "cazzolasa de orroppu". Ha con sé una zucca, lavorata e utilizzata come contenitore, colma di vino. Anche lui è munito di un bastone detto "mazzola".
La terza figura è quella de "S’Urtzu" che come le altre due ha il viso annerito dalla fuliggine. Indossa una intera pelle di capro, completa della stessa testa del caprone. Ha un grosso campanaccio intorno al collo, dei gambali in pelle di pecora, una pettorina sempre in pelle di pecora, scarponi "cazzollasa de orroppu" e, alla vita, esibisce una corda in pelle detta "sa soghitta".
I "Mamutzones così addobbati sono pronti a dare inizio al rito dionisiaco. Esso prevede che "S’Urtzu", quale anima sacrificale prescelta per il sacrificio a Dionisio, venga tenuto a bada lungo il suo percorso sacrificale da "Su Omadore". "S’Urtzu" viene accompagnato nel suo percorso dai "Mamutzones" che lo seguono con un passo cadenzato in modo da creare con i campanacci un rumore stringente, unico e forte. Questo rumore serve per tenere lontani gli spiriti del male durante tutto il rito.
"S’Urtzu", il prescelto, corre all'impazzata cercando di sfuggire a "Su Omadore" che, invece, lo tiene stretto con "sa soghitta", finché non arriva al punto del sacrificio. Qui i "Mamutzones" lo circondano, girano in senso orario e proseguono a danzare con l'incalzante ritmo cadenzato dai campanacci. "S'Urtzu" giunto al momento sacrificale sceglie tra la folla una giovane donna, la porta con sé al centro del cerchio e simula l'atto sessuale, "l'inseminazione"; dopo di che, lascia andare la donna e cade a terra morto. A questo punto i "Mamutzones" uno ad uno si levano il copricapo (casiddu). Quando tutti lo hanno tolto "Su Omadore" versa davanti a "S’Urtzu" il vino contenuto nella "cruccuriga". "S’Urtzu" rinasce e torna a correre in mezzo alla folla.
Ha termine così il rito arcaico rappresentante il completo ciclo dell'esistenza: vita, inseminazione, morte e rinascita ".
La sfilata dell'Associazione culturale “I' Mamutzones de Samugheo”, guidata dal presidente Igor Saderi, partirà da Piazza Cavour alle 16.30, per percorrere via Chiodo, Via del Prione, Via Dei Mille e rientrare, infine, su Piazza Cavour.
La Spezia farà così da palcoscenico ad una manifestazione che è riduttivo definire folkloristica: per chi non li ha mai visti dal vivo, i Mamutzones di Samugheo riservano con la loro danza trascinante e arcaica irripetibili momenti di emozione, coinvolgimento e magia.
È un evento da non perdere assolutamente.
di Saverio Coghe
L'altro sguardo - rassegna cinematografica e mostre fotografiche
> dal 13 ottobre al 13 dicembre 2011, circolo ARCI Arcobaleno di Roma
Sei registe hanno raccontato, intervenendo in sala a presentare le loro opere, il mondo degli adulti visto attraverso gli occhi degli adolescenti.
La rassegna, a cura di Elena Tenga e sotto la direzione artistica di Fabrizio Caldarelli è stata accompagnata per tutta la sua durata dalle mostre fotografiche di quattro artiste. Ogni film è stato introdotto dalle registe stesse, con la presentazione di Valentina Leotta, conduttrice di Ogni Maledetta domenica, programma dedicato al cinema d'autore su Radio Città Aperta.
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13 ottobre inaugurazione della mostra fotografica di Sara Di Turo
16 ottobre proiezione del film Il segreto di Rahil, di Cinzia Bomoll
interpreti: Ons Ben Raies, Lorenza Indovina, Jamil Hammoudi
86 min. - 2005 - Italia
La storia di una dodicenne ragazzina araba che strappata alla sua terra si ritrova a vivere nella periferia romana, e deve confrontarsi con una realtà dura che la farà crescere più in fretta e non le darà la possibilità di essere solo una bambina.
23 ottobre proiezione del film L'isola, di Costanza Quatriglio
interpreti: Veronica Guarassi, Ignaco Ernandes, Marcello mazzarella
103 min. - 2003 - Italia
La storia di Turi e Teresa, figli di un pescatore di una piccola isola siciliana, si svolge lungo l’arco di un anno. L’adolescenza dei due fratelli s’intreccia con la vita dell’isola: il lavoro, la fatica, i rituali e le abitudini. Attraverso i turbamenti, le emozioni, i nuovi amori, i conflitti, nel passare delle stagioni, i due fratelli navigano verso un inevitabile cambiamento
3 novembre inaugurazione della mostra fotografica di NIlde Guiducci e Maria Letizia Melone
6 novembre proiezione del film Animali che attraversano la strada, di Isabella Sandri
interpreti: Francesca Rallo, Enrica Maria Modugno, Salvatore Grasso
91 min. - 2000 - Italia
Martina è una quattordicenne che abita nella periferia di Roma. Lei è circondata da una situazione di degrado, che non le lascia spazio ad immaginare un futuro migliore. quindi come una Pinocchietta, salta la scuola e va in giro per la città con ragazzi più grandi di lei e vive alla giornata.
13 novembre proiezione del film Domenica, di Wilma Labate
interpreti: Domenica Giuliano, Claudio Amendola, Annabella Sciorra
95 min. - 2001 - Italia
Domenica è una bambina che vive in un istituto. Un commissario di polizia la segue per tutta Napoli, perché lei deve riconoscere il cadavere di una persona. Ma è poi così giusto per una ragazzina?
24 novembre inaugurazione della mostra fotografica di Anna Basciu
27 novembre proiezione del film Non è giusto, di Antonietta De Lillo
interpreti: Daniel Prodomo, Maddalena Polistina, Antonio Manzini
100 min. - 2002 - Italia
A Napoli, durante una torrida estate, Sofia e Valerio, due ragazzini quasi coetanei, entrambi diffidenti e con delle famiglie disgregate di cui sopportano il peso, imparano a conoscersi, ad accettarsi, e ad affrontare insieme il mondo senza paura.
4 dicembre proiezione del film Biuti Quin Olivia, di Federica Martino
interpreti: Carolina Felline, Elena Bonelli, Eleonora Materazzo
94 min. - 2002 - Italia
E’ la storia di un amicizia tra due bambine, Olivia e Lilli, nell’ età più difficile quella in cui si diventa più consapevoli, intraprenderanno una fuga da un universo ostile e la loro voglia di cambiare, andando incontro ad un futuro migliore.
E’ morto a Firenze Silvano “Nano” Campeggi, uno dei più importanti artisti grafici della storia di Hollywood. Il pittore aveva 95 anni: nel dopoguerra volò negli Usa e disegnò i cartelloni dei più importanti film della storia del cinema: Via col vento, Ben Hur, Casablanca, Singing in the rain, Colazione da Tiffany, Exodus, West side story. Fece innamorare Hollywood, quando le recensioni su internet erano fantascienza ed il successo di un film era in gran parte decretato dalla bellezza del suo cartellone: niente computer ed effetti speciali, solo pennello e colori. Campeggi, prima di volare a Hollywood, aveva studiato all’Istituto d’Arte di Porta Romana a Firenze, con Ottone Rosai e Ardengo Soffici.

Dall'articolo di Claudio Bozza per corriere.it
È a tutti noto lo stretto legame che ha unito Santa Marinella e il territorio circostante al grande cinema italiano del passato (ambientazione di svariati film tra cui “Il sorpasso”, nonchè residenza estiva di Rosselini e Bergman), e proprio qui nasce, all’interno dell’ex Casetta Rosa, sul lungo mare di Santa Marinella, la Casa Degli Autori del Cinema, dove alle ore 21 di sabato 21 luglio si ricorderà l'attività di Renato De Carmine, grande attore internazionale di teatro, cinema e televisione oltre che di doppiaggio, ad 8 anni dalla sua scomparsa. Secondo il Dizionario dello spettacolo del Novecento, è un artista "di grande mestiere, di duttile sensibilità, capace di abbandoni trasognati e di grande statura scenica".
Sarà presentata un sunto della sua carriera artistica, gli interventi del suo lato umano, saranno fatte letture di alcune sue interpretazioni da parte di Leonardo De Carmine, con accompagnamento di chitarra dal vivo. Seguirà la proiezione di alcuni video tratti da sue interpretazioni nel cinema, in televisione e riprese Rai di alcuni suoi lavori teatrali.
Il sabato successivo (28 luglio) alle ore 18, avverrà la proiezione del film in versione italiana del Frizcarraldo in cui ha doppiato il protagonista; di seguito, alle ore 21 la proiezione della ripresa televisiva Rai della Grande Magia.
Tra le molte opere cinematografiche da lui interpretate, ricordiamo solamente: Romanzo di un giovane povero, regia di Ettore Scola (1995), In nome del Papa Re, regia di Luigi Magni (1977), Il ritorno di Zanna Bianca, regia di Lucio Fulci (1974), Per amore, solo per amore, regia di Giovanni Veronesi (1993), Allonsanfàn, regia dei Fratelli Taviani (1973). Ha dato la sua entusiastica interpretazione anche ad alcuni cortometraggi. A livello teatrale ricordiamo: Il giardino dei ciliegi di Anton Čechov, regia teatrale di Giorgio Strehler, Puccini (1973, RAI, sceneggiato, regia di Sandro Bolchi), Piccole donne, sceneggiato televisivo, regia di Anton Giulio Majano, Ho incontrato un'ombra, regia di Daniele D'Anza.
Molti capolavori del cinema sono rimasti impressi nella nostra mente anche grazie alle colonne sonore. Fondazione Ambrosianeum organizza un ciclo in cinque incontri sul tema: Storia della colonna sonora nel cinema L’evoluzione della musica da film dalle origini ad oggi a cura del Maestro Adriano Bassi Fondazione Ambrosianeum Via delle Ore, 3 – Milano (MM Duomo) Calendario: Martedì 15 febbraio 2022 ore 18.00 Dagli inizi alle prime registrazioni passando per l’accompagnamento al piano. Martedì 22 febbraio 2022 ore 18.00. Dal 1930 al 1955: musiche per lo star-system Via col vento, Casablanca, Ladri di biciclette Martedì 1 marzo 2022 ore 18.00.
Dal 1955 al 1980: note da colossal Moon River, Dottor Zivago, Il Gattopardo, 8 ½, Anonimo Veneziano, Il Padrino, Alfie, Giù la testa. Martedì 15 marzo 2022 ore 18.00 Dal 1980 al 2000: i pentagrammi della memoria Schindler’s list, Mission, Titanic, La vita è bella. Martedì 22 marzo 2022 ore 18.00. Dal 2000 al 2022: le colonne sonore di oggi Harry Potter, Il gladiatore, Joker.
Nel corso di ogni incontro il maestro Bassi eseguirà al pianoforte brani tratti dalle colonne sonore in esame
Con la partecipazione di numerosi personaggi del mondo dello spettacolo, dal regista Carlo Lizzani ad Ugo Gregoretti fino al produttore Luca Barbareschi, si è inaugurata la mostra “Il Lazio ricorda WALTER CHIARI”, organizzata dall’ Associazione Culturale “Cineteca Lucana” con la collaborazione de "IlCorto.it". La mostra, allestita fino al 16 luglio negli spazi dell’Ex Gil di Largo Ascianghi n. 5 a Trastevere, vuole rendere omaggio alla lunga carriera cinematografica di Walter Chiari nel ventennale della scomparsa.
Oltre 100 foto di scena in bianco e nero, quindici manifesti originali che pubblicizzarono i film di Walter Chiari all’epoca della loro uscita nelle sale cinematografiche e una straordinaria collezione di macchine da presa e proiettori originali, perfettamente funzionati e in grado di offrire al visitatore la suggestione della creazione cinematografica degli anni ’40 e ’50, permetteranno di ricostruire la vita, i successi, gli amori e le amicizie dello straordinario interprete degli anni della Dolce Vita che fu Walter Chiari.
La mostra curata dal presidente dell’associazione “Cineteca Lucana” Gaetano Martino e con il sostegno dell’assessorato alla Cultura, Arte e Sport della Regione Lazio, è stata già presentata a Marino e Subiaco ed arriva a Roma arricchita ulteriormente di immagini e materiali, proponendo una ricchissima rassegna delle più belle foto di scena dei film di cui Chiari è stato interprete, provenienti per la maggior parte dal fondo della Collezione Gambetti, oggi di proprietà dell’associazione “Cineteca Lucana”.
All’inaugurazione sarà presente il figlio Simone Annicchiarico, conduttore televisivo di LA7 (“La valigia dei sogni”) e Mediaset (“Italia’s Got Talent”), curatore di rubriche cinematografiche su canali satellitari e autore del documentario "Meglio esser Chiari", un viaggio alla scoperta del padre Walter.
Di origini pugliesi (Andria) ma milanese di adozione, Walter Chiari è stato il primo show-man a “matare” le serate di varietà della Rai degli anni '50, riuscendo a incantare il pubblico con i suoi brillanti e torrenziali monologhi venati di comicità spesso surreale. Appare in oltre cento film, alcuni dei quali girati con registi di rango quali Luchino Visconti (Bellissima - 1951), Dino Risi (Il giovedì -1963) e Alessandro Blasetti (Io, io, io... e gli altri -1965). Tra i grandi attori del dopoguerra è stato quello con la più significativa esperienza internazionale: tratteggiò in modo straordinario il personaggio di Silenzio nel Falstaff (1966) di Orson Welles e fu tra gli interpreti di Sono strana gente (1966) di Michael Powell, girato in Australia, terra che Chiari amò molto e che considerava la sua seconda patria. Walter Chiari, uomo colto e curioso di tutto, sapeva anche recitare in inglese, tanto che fu l'unico attore italiano a debuttare a Broadway, dove per alcuni mesi portò in scena The Gay Life diretto da Herbert Ross.
L’Associazione Culturale “Cineteca Lucana”, che ha curato la realizzazione della mostra, conserva un vastissimo patrimonio di materiali: oltre 24.000 pellicole, 18.000 documentari, circa 150.000 manifesti e locandine, 400 macchine da proiezione, 120 macchine da presa funzionanti e corredate di obiettivi originali, decine di macchine fotografiche dell’Ottocento in poi, decine di macchine del suono, libri e fotografie che provengono da archivi e collezioni diverse. La Cineteca Lucana, nata a Oppido Lucano, ha oggi sedi a Roma ed a Potenza, determinante la collaborazione ed organizzazione tecnica/logistica di Renato Francisci e Carlo Bassoli, rispettivamente presidente e segretario dell'associazione culturale "ILCORTO.IT".
Inaugurazione: Martedì 5 luglio 2011 ore 18,00 presso ex GIL di Trastevere, largo Ascianghi, 5 Roma
La mostra resterà aperta fino al 16 luglio. L'ingresso è libero.
Breve sunto della serata di inaugurazione
Fra le foto dei numerosi film interpretati da Walter Chiari, oltre a quelle che presentano la sua straordinaria mimica espressiva, quelle di Gli uomini che mascalzoni, Se permettete parliamo di donne, Il giovedì, Ragazza sotto il lenzuolo, Sono tornate a fiorire le rose, L’amico del giaguaro, La capannina ed I maniaci. Sono presenti anche numerosi manifesti originali d'epoca. Walter Chiari ha lavorato con tutti i più grandi attori come Totò, Anna Magnani, Vittorio De Sica, Vittorio Gassman, Aldo Fabrizi, Ugo Tognazzi, Rita Pavone, Sofia Loren, Anita Ekberg e Raimondo Vianello.
Tra gli intervenuti, a ricordare Walter Chiari c’erano amici, collaboratori, colleghi, personaggi come Carlo Lizzani, Ugo Gregoretti, Carlo Carlei, Enzo G. Castellari, Francesco Massaro e Ivana Monti.
Enzo G. Castellari ha ricordato "Walter Chiari per me era un mito. Mio padre fece con lui tanti film di successo negli anni ’50 e '60, io sono cresciuto con una persona straordinaria a casa mia. Quando avevo 12 anni, per me Walter era bello, era il ‘fusto’, l’uomo più bello del mondo e con un grande senso dell’umorismo”.
Carlo Carlei è stato l’ultimo regista che l’ha diretto, in Capitan Cosmo del 1991, ed ha detto di Walter Chiari: “Era una persona eccezionale, lungimirante e generosa con me che ero fresco di scuola di cinema. Lo chiamai per proporgli un nuovo film per la Rai che voleva sperimentare le nuove macchine della Sony in alta definizone, che allora nessuno sapeva cosa fosse. Walter accettò subito, e quando gli dissi che era un film di fantascienza scoprimmo di amare gli stessi autori del genere. Fece un’interpretazione pazzesca e io ero sicuro che sarebbe stato bravissimo anche ad indossare la maschera tragica”. Carlei continua ricordando una frase di Walter: “Mi disse che l’alta definizione era il futuro e così fu e poi che il nostro paese non ha memoria e, purtroppo è vero, Walter è stato dimenticato troppo in fretta”.
Per Ivana Monti, Chiari è stato “un maestro per me nell’arte del comico. Rimasi folgorata quando un giorno in sala giocò con un eco e ci fece un personaggio, uscendo dal copione, inventando e creando, per poi tornare dentro al copione in modo naturale”.
Ugo Gregoretti ha lavorato con Walter Chiari, quand’era direttore del Teatro Stabile di Torino, per la commedia settecentesca “Il critico” ed ha ricordato che “Per ‘Il critico’ ci voleva un attore insolito, inedito per il grande teatro pubblico e con un umorismo surreale che solo Walter aveva”. Gregoretti ha portato e regalato un manifesto e una locandina della commedia che si aggiungeranno al già numeroso materiale della mostra.
Infine, Luca Barbareschi ha ricordato l'episodio della Coppa Volpi a Venezia, dove fu presentato il film Romance di Massimo Mazzucco che dalla giuria era stato dato per vincitore per l'interpretazione di Walter Chiari, mentre il premio alla fine gli fu "rubato" per solo problemi di politica (per volontà di DeMita) ed andò a Carlo Delle Piane per Regalo di Natale di Avati. Barbareschi ha concluso il suo intervento dichiarando: “Walter era un anarchico, come dovrebbero essere tutti gli artisti. Era un provocatore, era libero e ha pagato di persona. Diceva che quando sarebbe morto molti sarebbero stati contenti e forse davvero è stato così. La sua scomparsa è passata in silenzio ma per fortuna iniziative come questa mostra e la fiction Rai gli hanno ridato memoria”.
Infatti Luca Barbareschi ha prodotto per Rai Fiction con la regia di Enzo Monteleone, una miniserie in 2 puntate dal titolo: "Il nostro amico Walter" con Alessio Boni che interpreta Walter Chari, mentre Bianca Guaccero ha il ruolo di Valeria Fabrizi, sua amica di lunga data che non l’ha mai abbandonato, e Dajana Roncione interpreta Alida Chelli, che è stata la sua compagna per tanti anni e madre del suo unico figlio Simone Annichiarico, conduttore televisivo di LA7 e Mediaset, regista del documentario "Meglio esser Chiari", che è un viaggio alla scoperta del padre.
Qui l'articolo completo di filmati
La Movie Orchestra è lieta di presentare per il 2009, in occasione del ventennale della morte e degli ottant'anni dalla nascita di Sergio Leone (3 gennaio 1929 - 30 aprile 1989), un nuovo spettacolo dal titolo C'era una volta... il mito, ispirato alle indimenticabili colonne sonore dei film più famosi del grande regista. Titoli quali Il buono, il brutto e il cattivo; C'era una volta in America; Per un pugno di dollari,... firmate dalla impareggiabile penna del maestro Ennio Morricone (Oscar alla carriera) e qui riproposte nel classico stile Movie Orchestra, accompagnate dalle sequenze dei film, che hanno fatto la storia della cinematografia, e dalle parole dello stesso regista attraverso una voce recitante. La seconda parte del concerto sarà dedicata più nello specifico a Morricone, che con Leone aveva allacciato una strettissima collaborazione, e alla sua musica da film con brani tratti da film come Metti una sera a cena, Il pianista sull'oceano, Nuovo Cinema Paradiso, Mission,...
Bellissima serata di Cinema Sardo a Roma. Lo scorso 6 aprile nella stupenda cornice della Casa del Cinema di Roma, all’interno di Villa Borghese, ha avuto luogo la tanto attesa proiezione romana di “Visioni Sarde”.
La serata organizzata in maniera impeccabile dal Presidente del Circolo Sardo IL GREMIO Antonio Maria Masia, coadiuvato dalla preziosa collaborazione di Franca Farina, ha visto la presenza di numerosi ospiti e personalità del mondo del cinema.
Ha portato il proprio saluto Anna di Martino, direttrice di Visioni Italiane al cui interno è collocata Visioni Sarde. Nevina Satta e Giorgio Ariu rispettivamente direttrice e consigliere di amministrazione della Fondazione Sardegna Film Commmission, hanno sottolineato l’ importanza raggiunta da Visioni Sarde, proiettata nel 2021 in oltre 120 istituti di Cultura e Circoli Sardi nel mondo, che attraverso i cortometraggi potrà essere un volano per la conoscenza e la valorizzazione del Cinema Sardo nella sua interezza.
Particolarmente applaudito l’ intervento del critico cinematografico Raffaele Rivieccio che ha avuto parole lusinghiere per ognuno degli otto cortometraggi finalisti ha detto che:
“Gli otto cortometraggi selezionati per Visioni Sarde a Roma sono una dimostrazione omogenea ed eclettica per generi, contenuti e forme delle recentissime e giovani produzioni ed autorialità sarde. Registi e produttori che hanno scelto una strada difficile che riuscisse a mantenere un’identità sarda riconoscibile, al di fuori dalla facile strada del dialetto o dell’accento dialettale degli attori, ma che, allo stesso tempo, crei dei prodotti internazionali, che potrebbero essere stati girati a Cagliari come a Roma, come a New York, per i contenuti locali e globali e per lo stile contemporaneo.”
Applauditissimi dal pubblico i registi presenti : Alice Murgia regista di Margherita, Paola Cireddu con il coprotagonista del suo film L’uomo del mercato Alessio Arrais, Carlo Licheri regista de “L’ultima Habanera" e Luca Melis produttore de "Il volo di Acquilino".
Alla fine della rassegna il pubblico presente è stato chiamato ad esprimere la sua preferenza per determinare il vincitore del Premio del Pubblico che quest’ anno è stato assegnato ad "UN PIANO PERFETTO" di Roberto Achenza. Del film Rivieccio ha sottolineato quanto il film di Achenza rappresenti un omaggio al grande cinema italiano, soprattutto alla Commedia all’Italiana immersa in contesti poveri e neorealisti come ad esempio I soliti Ignoti di Mario Monicelli. Nel film di Achenza poveri diavoli sono solo due ma anche in questo caso il finale ripiego consolatorio è rappresentato dal cibo.
Da ringraziare infine anche Enzo Cugusi per il suo fondamentale contributo alla riuscita della manifestazione.
di Bruno Mossa
È risaputo ormai: a causa della pandemia da Covid-19 il mondo delle arti è risultato gravemente colpito a livello mondiale. Specialmente quello dei film e della loro fruizione.

Se nella sola Italia sono stati persi almeno 125 milioni di Euro a livello di esercenti (dati dell’Anec aggiornati al 1 maggio), il problema non è solo delle sale.
In questo nuovo mondo dove la distanza sociale impedisce di passare tempo a stretto contatto, non è possibile girare film o allestire set: anche se ci sono state alcune eccezioni, un intero comparto è fermo. E chissà quando si potrà tornare a lavorare.
La soluzione: dai drive-in ai film on-demand
La speranza però è l’ultima a morire, e alcuni interessanti esperimenti per la fruizione dei film stanno comunque venendo portati avanti.
Erano molti i film pronti a uscire nel momento in cui la situazione Coronavirus è degenerata, e altrettanti studi cinematografici hanno cambiato al volo il loro modello distributivo per non perdere spettatori.
Un esempio è quello dei film on-demand: Trolls World Tour, per fare un solo nome, è stato campione d’incassi nonostante sia stato lanciato come noleggio digitale on-demand. Piattaforme come Prime Video hanno poi lanciato un servizio che permette di vedere film che sarebbero dovuti uscire al cinema.
Fruire di queste opzioni non è complicato, basta solo un computer. Molti di noi hanno rinunciato ad averne uno per una vita minimalista tra tablet e telefoni, che però non permettono di godere di uno spettacolo del genere: per questo si può pensare a comprare dei macbook che sono stati e attentamente ricondizionati, cosa ormai facile e alla portata di tutte le tasche, anche in questo periodo di crisi.
Ma se preferite uno schermo davvero grande, nessuna paura: quando il tempo lo consentirà, torneremo a guardare i film come negli anni Cinquanta, al drive-in: ci sono diversi progetti annunciati. Per salvare il cinema si fa di tutto!
da herothemovie.com
“Corto Officine” è l'iniziativa di Cineway per svelare il dietro le quinte di un film a tutti gli appassionati di cinema. 22 appuntamenti da non perdere per scoprire il processo produttivo di un film dalla sceneggiatura alla colonna sonora, a partire da settembre a giugno 2009.
Gli eventi porteranno il cinema fuori dalle sale e il pubblico sarà coinvolto in prima persona negli eventi.
Un sguardo dall'interno, un punto di vista sul cinema raccontato da chi il cinema lo fa per mestiere.
Registi, direttori della fotografia, scrittori, e scenografi vi seguiranno in un percorso che condurrà gli appassionati a capire come scegliere un soggetto, trarne una sceneggiatura. Cogliere l'importanza della scelte registiche nella trasposizione di un testo in immagini, vedere come si realizza uno storyboard. Imparare a scegliere una buona storia. Partecipare alla scelta stilistica di un'inquadratura. Carpire i segreti della luce e l'efficacia di una buona scenografia. Vedere sul set come si realizza un vero corto.
Il primo appuntamento di “Corto Officine”, è dedicato alla proiezione e alla analisi da parte dei docenti dei migliori lavori realizzati dai giovani studenti. L'appuntamento è fissato per Venerdì 11 Settembre 2009 , alle ore 20:00, Presso Cineway, in via Piranesi 43. Evento accompagnato da rinfresco. INGRESSO LIBERO
































































































































































