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Valsusa Filmfest dal 20 al 25 aprile con due produzioni del festival

Il Valsusa Filmfest presenta le sue produzioni - “L’acqua e la fabbrica” e “La partigiana Fasulin” - e l’opera vincitrice del concorso Fare Memoria con il regista Giovanni Guidelli ospite al Museo della Resistenza di Torino

 

Eventi in programma dal 20 al 25 aprile

A Bussoleno, Condove e Torino

Ingressi liberi

www.valsusafilmfest.it

 

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Giovedì 20 aprile – BUSSOLENO – Salone Polivalente, ore 21

Proiezione del docufilm “L’acqua e la fabbrica” di Luigi Cantore, produzione Valsusa Filmfest.

 

Venerdì 21 aprile e sabato 22 aprile - CONDOVE – Cinema Comunale, ore 20,45

Proiezione di “C’era una volta a Ribolla”, opera vincitrice del concorso Fare Memoria

Proiezione docufilm La Partigiana Fasulin. Regia di Luigi Cantore, produzione Valsusa Filmfest con la collaborazione e la partecipazione in video di Gad Lerner.

 

Martedì 25 aprile - TORINO – Museo Diffuso della Resistenza, ore 16,30

Proiezione di “C’era una volta a Ribolla”, opera vincitrice del concorso Fare Memoria.

Sarà presente il regista Giovanni Guidelli.

Proiezione docufilm La Partigiana Fasulin. Regia di Luigi Cantore, produzione Valsusa Filmfest con la collaborazione e la partecipazione in video di Gad Lerner.

 

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È in programma sino al 5 maggio 2023 la 27a edizione del Valsusa Filmfest, festival cinematografico e culturale di comunità sui temi del recupero della memoria storica, della montagna, della difesa dell'ambiente e dell’inclusione sociale che da 27 anni anima un territorio vivo ed aperto all'incontro e al confronto tra culture diverse. Il programma completo prevede 19 eventi programmati in 8 comuni della Valle di Susa - Almese, Avigliana, Bussoleno, Bruzolo, Chianocco, Condove, Oulx, San Giorio di Susa, Venaus – un evento a Giaveno in Val Sangone e un evento a Torino, il 25 aprile al Museo Diffuso della Resistenza.

 

Il 20 aprile alle ore 21:00 al salone polivalente di Bussoleno è in programma il docufilm “L’acqua e la fabbrica” di Luigi Cantore, prodotto dal Valsusa Filmfest sulla storia delle prime industrie in Valle di Susa e Val Sangone alimentate dall’energia idraulica - il Maglificio Bosio di Sant’Ambrogio e la Cartiera Sertorio di Coazze - per raccontare attraverso immagini, filmati d’epoca e ricostruzioni sceniche quello che è stato definito “il secolo delle fabbriche”.

Un grande lavoro scritto a cinque mani, quelle di Elisa Bevilacqua, Paola Camolli, Dario Fracchia, Ferruccio Marengo e Luigi Cantore che ne è il regista. Una produzione Valsusa FilmFest in collaborazione con l’associazione culturale MoonLive e con il patrocinio dei Comuni di Sant’Ambrogio e Coazze e dell’Unione Montana Valle Susa.

Un docufilm le cui riprese sono iniziate a fine marzo 2022 ed hanno coinvolto i due storici opifici oltre a località montane di confine tra le valli come il Col Bione e il Folatone. Ci sono i primi anni di sviluppo impetuoso, gli anni degli scioperi, quelli della guerra, quelli delle crisi con licenziamenti e disoccupazione e il recupero recente di alcuni edifici per altri scopi.

Dal punto di vista visivo, il regista Cantore ha potuto rendere queste vicende grazie a foto e video d’epoca, tra cui qualche chicca come le pubblicità delle camicie “Capri” prodotte dal Cotonificio Vallesusa e sponsorizzate in televisione dall’attore Mario Carotenuto, un frammento di un film tratto da un’opera di Pirandello - Marsina Stretta - in cui si pronuncia la frase “Abbiamo le nostre fabbriche lassù a Valsangone” e infine alcuni filmati inediti relativi al crack dei cotonifici della famiglia Riva. Per le riprese contemporanee e le scene di acqua e canali sono stati utilizzati i droni, che danno una visione d’insieme del territorio.

Per quanto riguarda invece la parte di finzione, si è immaginata una trama che coinvolgesse entrambe le valli e due gruppi di operai, e si è proceduto al “casting” pubblico nei due comuni di Coazze e Sant’Ambrogio per la selezione di attori e comparse, lo scorso novembre.

Sono stati coinvolti numerosi attori e comparse, tra cui studenti dell’Istituto Des Ambrois di Oulx con l’insegnante di cinema e fotografia Daniele Croce, oltre a operatori di scena, costumisti e truccatori, il Gruppo Teatro insieme di Susa e Margherita Petrillo e Franco Boetto per i costumi.

 

Venerdì 21 e sabato 22 aprile alle ore 20:45 al Cinema di Condove e martedì 25 aprile alle ore 16:30 al Museo Diffuso della Resistenza di Torino è in programma un evento organizzato in collaborazione con le sezioni ANPI della Valle di Susa nel quale verranno proiettati il docufilm “La partigiana Fasulin” prodotto dal festival con la collaborazione di Gad Lerner e “C’era una volta a Ribolla”, opera vincitrice del concorso Fare Memoria con il regista Giovanni Guidelli ospite al Museo della Resistenza di Torino.

 

Gli ingressi sono gratuiti e per gli eventi di Condove del 21 e 22 aprile è richiesta la prenotazione via email all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

“La Partigiana Fasulin”, durata 50 minuti, partendo da interviste fatte a Enrica Morbello Core a partire dal 2005 ripercorre il suo periodo partigiano in Valle di Susa dalla fine di gennaio 1945 fino al periodo successivo al 25 aprile. Il film presenta anche una parte di finzione, con la partecipazione di circa un centinaio di persone, tra attori principali e non. Il film, quindi, rappresenta un'opera di grande importanza storica e culturale, che attraverso le testimonianze della Partigiana Fasulin e la ricostruzione di alcuni episodi, offre una rappresentazione del periodo della resistenza italiana nella Valle di Susa.

Gad Lerner ha accolto con grande gentilezza il regista Luigi Cantore presso la propria abitazione e, per una volta, è stato lui l'intervistato anziché l'intervistatore. L'incontro è stato estremamente piacevole e durante la conversazione si è parlato di Fasulin che anche Lerner aveva avuto modo di intervistare.

Nella parte di finzione, Fasulin è stata interpretata da Simonetta Ainardi, ed i principali personaggi da Massimo Chianello, Luca Casale, Federica Martoglio, Roberto Girardi, Michelangelo Buzzi, Antonio Vitale, Antonino Pino e Giuseppe Cigno.

La sceneggiatura è stata curata da Roberto Girardi e Luigi Cantore. I costumi sono di Margherita Petrillo e Franco Boetto. Elizabetta Jannon si è occupata della segreteria di edizione.

 

Verrà proiettata anche l’opera vincitrice del Concorso Fare Memoria, sezione del concorso cinematografico del Festival proposta in collaborazione con l’ANPI e riservata ad opere che intendono “fare memoria”, sia di una testimonianza del passato, ispirata al tema o ai valori della Resistenza grazie a cui l’Italia è divenuta un Paese democratico, sia di un avvenimento di attualità che quei valori interpreta.

 

L’opera vincitrice è “C’era una volta a Ribolla” di Giovanni Guidelli (anno 2022 – durata: 19’) che sarà presente alla proiezione del 25 aprile al Museo Diffuso della Resistenza di Torino.

Guidelli è un attore piuttosto noto per le sue interpretazioni al cinema, in fiction televisive e a teatro. Ha lavorato con importanti registi e attori e ha fatto il suo esordio al cinema nel 1982 con una parte nel pluripremiato film dei Fratelli Taviani "La notte di San Lorenzo", in cui ha interpretato il ruolo del figlio del gerarca fascista.

Sinossi del cortometraggio: Ribolla: anno 1954. Un uomo viene svegliato nel cuore della notte da dei rumori provenienti dalla cucina. Il suo stupore è grande quando scopre che 4 minatori sono seduti al tavolino e stanno parlando di un animale dentro una gabbietta. Il Film è ispirato ai tragici fatti del 4 Maggio 1954 quando, in una miniera a Ribolla, nel grossetano, 43 minatori persero la vita a causa di una fuga di gas. Luciano Bianciardi era amico di molti di loro, e questo Film vuole essere anche un omaggio alla loro amicizia.

Motivazione del Premio: “Resistenza, tra le altre cose, è anche lotta contro i soprusi e l'ingiustizia. L'evoluzione umana è fatta di grandi e piccole resistenze, più e meno note. A questo film il merito di aver usato il cinema per la denuncia politica di una realtà di sfruttamento come quella che ha provocato la tragedia nella miniera di Ribolla nel 1954”.

MUBI distribuirà in l’Italia e in America Latina l’atteso cortometraggio di Pedro Almodovar

EFDV El Deseo D.A. S.L.U. foto Iglesias Mas alta 620x330MUBI, il distributore globale, servizio di streaming e società di produzione, ha acquisito per l’Italia e per l’America Latina tutti i diritti dell’attesissimo cortometraggio di Pedro Almodóvar Strange Way of Life, prima della sua anteprima mondiale al prossimo Festival di Cannes, dove sarà presentato Fuori Concorso. Strange Way of Life arriverà presto in Italia e in America Latina.
Diretto da Pedro Almodóvar (Madres Paralelas, Tutto su mia madre), presentato da Saint Laurent by Anthony Vaccarello e prodotto da El Deseo, Strange Way of Life è interpretato da Ethan Hawke (First Reformed, Prima dell’Alba) e Pedro Pascal (The Last of Us, The Mandalorian).

Il cortometraggio, girato nel deserto di Tabernas, in Almeria, racconta di due uomini che si ritrovano dopo venticinque anni. Le musiche sono di Alberto Iglesias, i costumi di Saint Laurent by Anthony Vaccarello, anche produttore associato del progetto. Il cast include anche i giovani talenti Jason Fernández, José Condessa, George Steane e Manu Ríos, oltre ad attori come Pedro Casablanc e Sara Sálamo.

Il ranchero Silva (Pedro Pascal) attraversa il deserto a cavallo per andare a trovare il suo vecchio amico Jake (Ethan Hawke), lo sceriffo di Bitter Creek che non vede da 25 anni. Ne seguirà una serata di confidenze, ricordi e riconciliazioni. Tuttavia il giorno seguente, la rivelazione che entrambi hanno un collegamento con un crimine accaduto nella zona, suggerisce che il loro incontro è qualcosa di più che un semplice viaggio nella memoria.

dall'articolo di Redazione di mediatime.net

Salvatore Mereu candidato per la sceneggiatura non originale di "Bentu"

L'Accademia del Cinema Italiano ha reso note le nomination nelle diverse categorie per la sessantottesima edizione dei David di Donatello 2023 in vista della serata celebrativa che si terrà il prossimo 10 maggio.

Tra i professionisti che potranno ricevere il riconoscimento figura Salvatore Mereu candidato per la sceneggiatura non originale di Bentu.

Il David di Donatello è considerato il più prestigioso riconoscimento del cinema italiano, l'equivalente del premio Oscar. Entrare nelle cinquine dei diversi ambiti è per tutti un motivo di vanto e prestigio.

Per il premio dedicato alla sceneggiatura non originale Salvatore Mereu è in gara con Massimo Gaudioso, Kim Rossi Stuart (Brado), Francesca Archibugi, Laura Paolucci, Francesco Piccolo (Il colibrì), Felix Van Groeningen, Charlotte Vandermeersh (Le otto montagne) e Mario Martone, Ippolita Di Majo (Nostalgia).

bentu sceneggiatura filmMereu per la sceneggiatura di Bentu si è liberamente ispirato al libro Il vento e altri racconti (edizioni Aedes, Cagliari) di Antonio Cossu, scrittore, autore di romanzi, giornalista e animatore culturale. Cossu nasce a Santu Lussurgiu nel 1927, si laurea in Lettere all'Università Statale di Milano dove si è sempre interessato di problemi culturali e sociali. Entra, quindi, in contatto con Adriano Olivetti, industriale colto e illuminato che diede vita ad Ivrea al Movimento Comunità. Fa ritorno nell'isola e si impegna nel sociale. Nel 1959 collabora con l'Assessorato alla Rinascita della Regione Sardegna e in seguito col Centro di Programmazione, fino al 1992. Collaboratore di molte riviste con scritti letterari e inchieste, è promotore e redattore delle riviste "Il Montiferru", "Il Bogino", "La grotta della vipera". Muore a Santu Lussurgiu nel 2002.

Salvatore Mereu ha attinto per il suo cinema alle sue tematiche sociali così come nei precedenti film aveva abbracciato quelle di Giuseppe Fiori, in Sonetaula, Sergio Atzeni per Bellas Mariposas e Giulio Angioni, per il recente Assandira.

Anche in Bentu si assiste al conflitto tra uomo e natura, tra l'arcaica tradizione e l'incombente e minacciosa modernità. Il film è un'abbagliante storia di grano e vento ambientata nella Sardegna degli anni Cinquanta, una storia che è metafora, quanto mai attuale, della sfida che l’uomo ingaggia con la natura.

La vita del protagonista è tutta volta alla raccolta del grano che coltiva con sapienza antica nel podere di famiglia. All’inizio dell’estate, come ogni anno, dopo che ha finito di mietere a mano le spighe, le raccoglie in mucchio in attesa che arrivi il vento col suo soffio per separare i chicchi dalla paglia. Per non farsi trovare impreparato, da giorni dorme in campagna, lontano da tutti.

La cerimonia di consegna dei David di Donatello si terrà il 10 maggio e andrà in onda in prima serata, in diretta, su Rai 1 condotta ancora una volta da Carlo Conti che avrà accanto a sé l’attrice Matilde Gioli.

(di Bruno Mossa per "Visioni da Ichnussa")

TRAMA DEL FILM BENTU

Raffaele ha appena raccolto il suo piccolo mucchio di grano che sarà la provvista di un anno intero. Per non farsi trovare impreparato, da giorni dorme in campagna, lontano da tutti, in attesa che il vento arrivi e lo aiuti a separare finalmente i chicchi dalla paglia. Ma il vento non ne vuole sapere di farsi vedere. Solo Angelino viene a trovarlo ogni giorno per farlo sentire meno solo. Un giorno, forse, quando sarà grande, Raffaele potrà prestargli la sua indomita cavalla e lui potrà finalmente cavalcarla. Ma Angelino non vuole aspettare…

Raffaele è un contadino che ha terminato il proprio raccolto di grano, che gli servirà da provvista per almeno un anno. Per poter selezionare i chicchi dalla paglia, gli è necessario l’aiuto del vento, e per questo da giorni dorme da solo in campagna, lontano da tutti.

Come per dispetto, però, il vento non vuole saperne di arrivare. Quando la natura decide di imporsi, l’uomo non può che attendere che essa si dimostri più clemente. A fare compagnia a Raffaele è soltanto Angelino, un ragazzo che va a trovarlo ogni giorno portandogli sempre qualcosa da mangiare. Ad Angelino piacerebbe già cavalcare, ma è troppo giovane per questo. Raffaele ha però promesso di insegnarglielo, appena sarebbe venuto il tempo opportuno.

E se, in cambio di un po’ di vento, Raffaele anticipasse i tempi per l’apprendimento di Angelino?

(da movieplayer.it)

“Battipaglia 1969” il Cortometraggio di Giuseppe Esposito

“Battipaglia 1969”: Cortometraggio di Giuseppe Esposito in ricordo della rivolta del 9 aprile. 15 minuti di pellicola che raccontano una parte importante della storia della città capofila della piana del Sele. Una produzione con attori quasi tutti battipagliesi. Quel giorno morirono Teresa Ricciardi e Carmine Citro. Centinaia i feriti negli scontri con le forze dell’ordine. Dopo la chiusura delle industrie conserviere Baratta e Gambardella – Rago, che per decenni diedero lavoro ad oltre 2000 operai, la minaccia della chiusura del Tabacchificio metteva a rischio il posto per altre 600 persone.

da battipaglia1929.it

The Kingdom: Exodus - guarda la terza ed ultima stagione

Vieni a conoscere il cast di “The Kingdom: Exodus” all'ECPF di quest'anno. Il 5 aprile, ogni partecipante avrà l'opportunità unica di assistere alla prima di uno spettacolo molto atteso!

Fortemente influenzata dalla serie spettrale Riget (The Kingdom), in cui i medici di un ospedale ultramoderno in Danimarca si convinsero che il posto fosse infestato, la sonnambula Karen cerca risposte alle domande irrisolte della serie per salvare l'ospedale dal destino. 

Una notte profondamente addormentata, Karen vaga nell'oscurità e finisce inspiegabilmente davanti all'ospedale. La porta del Regno si sta aprendo ancora una volta...

di Lars Von Trier con Lars Mikkelsen, Mikael Persbrandt, Nikolaj Lie Kaas, Tuva Novotny e  Alexander Skarsgård . 

L'attore di " Chernobyl "  David Dencik  è guest star al Bozar.

Con l'evento alle porte, prenota subito il tuo accredito prima che sia troppo tardi:

L'ECPF di quest'anno è dedicato ai giovani produttori. La tua società di produzione ha prodotto meno di 3 lungometraggi? Hai diritto a una tariffa speciale! Basta scriverci per beneficiare.

MGvideoProduction Specialisti nel fare il tuo cortometraggio

MGvideoProduction è una casa di produzione video indipendente, specializzata nella produzione cinematografica e video. L’esperienza nel linguaggio filmico e l'utilizzo di alta tecnologia ci permettono di operare a 360° nella produzione audiovisiva.
La nostra formazione underground, la conoscenza del linguaggio cinematografico, ci permettono di offrirvi un alto standard qualitativo e artistico nella realizzazione di cortometraggi (short film) e film.

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MGvideoProduction cura direttamente tutte le fasi di lavorazione dello short film, dalla pre-produzione alla produzione e post produzione.
MGvideoProduction dispone di diverse troupe eng, composte da registi, direttori di fotografia, operatori video specializzati nelle riprese filmiche. Ora con l'avvento delle reflex digitale che realizzano video di alta definizione offriamo la nuova Canon 5D Eos Mark 4 per riprese di alta qualità
Il nostro punto di forza è l' utilizzo della nostra Sony F5 e FS7 videocamere di qualità cinematografica ma con il vantaggio del digitale HD per la post-produzione.

Per effettuare riprese fluide in movimento usiamo inoltre i seguenti sistemi - steadicam - crane (vedi galleria foto)- dolly track - jimmy jib per ottenere effetto pellicola cinematografica utilizziamo ottiche cinematografiche, inciso tutto in DvcPro HD - High Definition o Hard Disk.

Tutto il materiale delle riprese video effettuate dagli operatori video e cameraman di MGvideoProduction viene poi ottimizzato nelle sale di editing e post-produzione video altamente specializzate nel trattamento dell'immagine e del suono. Le 2 sale sono finalizzate al montaggio in HD non compresso e alla grafica avanzata, modellazione 3D, 2D, effetti speciali, Chroma Key.

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Trasformiamo la tua idea in un cortometraggio, diamo forma al soggetto che hai in mente, sostanza ai tuoi progetti. Realizziamo short film curandoli in ogni fase: - idea - stesura del soggetto - sceneggiatura - casting - storyboard - riprese - montaggio - sonorizzazione avanzata.

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911foto: Realizzare un cortometraggio assieme

Realizzare un cortometraggio non è facile, ma oggi è possibile senza grandi investimenti e con mezzi tutto sommato semplici.
 
Un cortometraggio è un film di durata ridotta, in genere non superiore ai trenta minuti, ma non è un piccolo film, o un film di seconda categoria. Di fatto, il cortometraggio costituisce un prodotto a sé dell' industria cinematografica, con struttura, sceneggiatura e tecniche di produzione proprie.
Sicuramente realizzare un cortometraggio costa assai meno che girare un film tradizionale, ma gli standard di qualità non possono essere inferiori a quelli di un lungometraggio.
Per tipologia e genere i cortometraggi non differiscono dai film tradizionali: narrativi, documentari, di animazione; comici, drammatici, horror, thriller, ecc.
Per tutti questi motivi i corto sono anche una buona scuola e un'ottima palestra per giovani registi e filmmakers.
 
Le principali caratteristiche di un corto di tipo narrativo sono:
•       ridotto numero di personaggi;
•       trama semplice, poco elaborata;
•       assenza di intrecci secondari e approfondimenti psicologici;
•       maggiore libertà nella modalità narrativa.
Il cortometraggio si è rivelato nel tempo un ottimo veicolo di diffusione di messaggi forti, istanze sociali, e come mezzo di espressioni artistiche alternative.
 
Per realizzare un cortometraggio possono essere sufficienti una buona idea, una sceneggiatura, una videocamera, un computer con un buon software di editing. Le fasi di realizzazione non cambiano rispetto a un lungometraggio. Se vuoi conoscerle, puoi leggere questo articolo.
Per lavorare completamente da soli questo può bastare, ma il vero cinema è altro. Anche nelle produzioni più piccole e realizzate tra amici ci sono ruoli che difficilmente possono essere ricoperti da un singolo.
Inoltre bisogna poter disporre di tutte le necessarie attrezzature tecniche.
Per questo ci siamo noi di 911foto. Noi abbiamo tutto quello che serve per realizzare il tuo cortometraggio: attrezzature, videocamere, software di editing. I nostri esperti filmmakers e tecnici audio e video ti aiuteranno a sviluppare e produrre il tuo corto senza sforare il budget.

Il nostro staff di operatori professionisti è attivo in tutto il territorio nazionale, fornendo servizi fotografici e video sia da terra sia con drone, con numerose possibilità di post-produzione immagini e montaggio video.
 
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The Jungle il documentario in sala a Modena

Prosegue il viaggio del documentario The Jungle, diretto dal regista friulano Cristian Natoli, per le sale italiane: il film approda infatti anche a Modena martedì 4 aprile 2023 (ore 21) al Cinema FilmStudio 7B. Dopo la proiezione ci sarà un dialogo tra il regista e Mia Schiavone, coordinatrice per Cidas dei servizi SAI (Sistema di accoglienza e integrazione) del Comune di Bologna. L’evento è organizzato in collaborazione con Coop Alleanza 3.0, Legacoop Estense e Cidas.

Prodotto da Tesla production (Italia) e 4Film (Croazia) e distribuito da Emerafilm, il lavoro dà voce all’intenso racconto dell’esperimento culturale di teatro e integrazione della regista e attrice Elisa Menon con i protagonisti della jungle, luogo ai margini di Gorizia animato da migranti in cerca di un luogo, di una piazza che li accolga fuori dal lavoro e dagli orari restrittivi dei dormitori.

Coop Alleanza 3.0 sostiene e promuove la serata di presentazione e proiezione del film The Jungle in coerenza con i suoi valori che vedono la cultura come un veicolo di arricchimento e crescita personale e volano quindi di coesione sociale. Per la Cooperativa, infatti, la cultura è una delle principali chiavi per interpretare e costruire il futuro, creando un benessere diffuso per tutta la comunità. Coop Alleanza 3.0 sostiene e promuove momenti partecipati e condivisi come festival letterari e cinematografici, secondo l’approccio cooperativo per cui la cultura necessita di essere il più possibile condivisa per diventare conoscenza, esplorazione, e scoperta.

“Legacoop Estense – dichiara il Presidente Paolo Barbieri – da sempre sostiene la diffusione di una cultura inclusiva come parte integrante del suo impegno nei confronti della Comunità, ed è per questo ben lieta di sostenere e promuovere iniziative come questa: i valori della solidarietà, dell’accoglienza e della centralità della persona, sono tra i valori fondanti del movimento cooperativo.”

CIDAS è una cooperativa sociale che dal 1979 opera nell’ambito dei servizi alla persona. Conta quasi 1.600 lavoratori di cui 1.016 soci. Le donne occupate sono il 76%. Il 41% dei lavoratori e sotto i 40 anni. Oltre il 78% dei lavoratori è impiegato con contratto a tempo indeterminato. Opera in 11 province distribuite su 4 regioni: Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia. Nel 2021 ha realizzato un fatturato di quasi 57mln di euro. Gestisce servizi socio sanitari per persone anziane, persone con disabilità e persone con disagio mentale; gestisce servizi educativi, servizi di accoglienza e integrazione per migranti e servizi trasporti sanitari; infine essendo anche cooperativa di tipo B, gestisce attività finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Ha come principio fondante la centralità della persona pertanto è quotidianamente impegnata nel promuovere e salvaguardare i diritti della persona e si propone di agire sempre secondo i più alti livelli di condotta personale e professionale.

Sinossi
Lungo le sponde del fiume Isonzo, a Gorizia, c’è un accampamento spontaneo di migranti, la Jungle, un luogo unico e speciale, sospeso tra due culture. Attraverso lo sguardo di Elisa Menon, carismatica regista di teatro sociale, il film entra in questa comunità per scoprirla attraverso un’intima ed evocativa performance teatrale che presenta la migrazione in modo empatico e fuori dagli schemi. Il racconto potente della creazione di legami tra le persone che hanno cercato di focalizzarsi sui punti di contatto e non sulle differenze.
Una scommessa, emozionante e riuscitissima, per portare fuori un gruppo di migranti di età diversissima l’uno dall’altro dal guscio doloroso dell’essere sempre e comunque estraneo e metterli a confronto con le persone, proprio quelle che nel migrante leggono troppo spesso una diversità ingombrante.
Il regista Cristian Natoli ci fa scoprire, assieme alla figura carismatica di Elisa Menon, un luogo affascinante, The Jungle appunto e, al contempo, sceglie una via solare per raccontare gli esseri umani con i loro sentimenti evitando di presentare storie patetiche e drammatiche, spesso sfruttate dai media. La pellicola e lo spettacolo teatrale trasmettono passione, devozione, energia creativa e tutto il divertimento che i partecipanti hanno provato nella realizzazione della performance. Con un accesso privilegiato alla Jungle, così, il film riesce a mostrare un punto di vista più intimo e personale sulla migrazione attraverso l'empatia dello spettacolo teatrale e la sua capacità di creare una nuova dimensione per un dibattito sul tema.
Un racconto appassionante ed intenso che prende vita dalla stessa emozione vissuta dal regista nei momenti di incontro con i ragazzi, ben diversa da quella che l’opinione pubblica attribuiva a quel luogo e a quelle persone.
La scommessa, riuscita, è stata quella di raccontare un luogo per molti sconosciuto ed oscuro e di portarlo alla luce mettendo in contatto due entità -  la città e il popolo dei migranti - che si sfioravano senza mai incontrarsi, ma che avrebbero potuto imparare molto l’una dall’altra.

Cristian Natoli è nato a Gorizia (20/10/1981). Dal 2004 lavora in produzioni cinematografiche e televisive con alcune tra le principali case di produzione italiane. Nel mentre, inizia a produrre video musicali e cortometraggi. Dal 2010 è autore e regista di diversi documentari pluripremiati tra cui Attores e Allamhatar, dedicati al confine, Per Mano Ignota (selezionato ai David di Donatello e finalista al Golden Door Film Festival) e Figli di Maria (in programmazione su Rai Storia).

Nel 2016 è regista di unità per il docureality Chiedi a Papà, prodotto da Indigo Film, in onda su Rai3. Nel 2017 Cristian fonda assieme a Chiara Toffolo la casa di produzione Tesla production, per cui scrive e dirige i due cortometraggi branded content per Coop Italia. Il suo ultimo documentario, La Fiaba Perduta, premiato all’International Tour Film Festival, è in onda su Rai3.

Lux, lo studio di post-produzione con sede a Parigi, ricco di esperienza e competenza

Loro chi sono? 👀

Fondata nel 2021 come parte dello studio di animazione e VFX francese, IIW Studio, Lux è la principale società di post-produzione con sede a Parigi. La parola chiave di Lux è supporto. I team sono presenti durante tutte le fasi di sviluppo del progetto , fino alla consegna del master. Per fare questo, offrono un follow-up personalizzato per registi, direttori della fotografia e produttori. 

Perché dovrebbero essere sul tuo radar? 

Lux e IIW Studio hanno basi solide grazie all'esperienza portata dai loro team. Fabien Pascal, Natacha Thomas, Laurent Fumeron, così come Nicolas Chalons (direttore tecnico e scienziato del colore), Thierry Musto (responsabile tecnico e di rete) e altri che insieme hanno saputo sfruttare i loro 20 anni di professione per costruire lo studio che meglio si adatta alle loro aspettative . Se hai bisogno di uno studio di post-produzione veterano verificato in Francia, l'hai trovato.

Cosa stanno combinando? 🤔

Sin dalla loro fondazione, Lux ha ospitato diverse produzioni di alto profilo, tra cui Falcon Lake di Charlotte Le Bon , che è stato nominato durante i Césars Awards 2023, e molti altri. Più di recente, lo studio ha fornito supporto per l'attesissimo titolo di prossima uscita di Martin Bourboulon, I tre moschettieri: D'Artagnan .

Think Poetic del regista Luca Immesi  in sala a Roma

Il documentario Think Poetic (2022, Italia) arriva in sala a Roma mercoledì 29 marzo alle ore 21 presso il Cinema delle Provincie (Viale delle Provincie, 41). Il regista Luca Immesi sarà presente in sala per un incontro con il pubblico.
Il film ci accompagna in un viaggio provocatorio e surreale nel mondo underground della Street Art Romana, espressione culturale urbana ed azione artistica al limite della legalità, che porta frammenti di bellezza, anche e soprattutto, in zone degradate o abbandonate della città.

Il pensiero poetico è il motore che muove forme e contenuti di queste opere, sempre tese a rovesciare luoghi comuni estetici, culturali, politici. Questo documentario vuole andare alla ricerca dell'anima di un fenomeno sempre più diffuso e ne vuole ripercorrere i tratti e le testimonianze.

Qwerty project è un collettivo che si è formato a Roma e che vuole mantenere l’anonimato. Il nome deriva dal più comune schema per tastiere alfanumeriche, utilizzato nella maggior parte dei computer e cellulari. I componenti del gruppo affermano di lavorare duro alle opere, sette giorni su sette, in previsione delle uscite notturne, sostengono che la natura della Street art sia donazione, e che quando si dona qualcosa non si chiede nulla in cambio. Le opere di Qwerty project si possono vedere al MAAM ex stabilimenti Fiorucci, al Villaggio Globale, alla stazione Nomentana, a Monti, a Trastevere, a Cornelia, a Testaccio, nel centro storico di Roma, nell'ex orfanotrofio della Marcigliana, nell'ex Fleming, altre opere si trovano a Massa-Carrara, Taranto, Cecina, Cortona, Pietrasanta, Camaiore.

NOTE DI REGIA

Le origini dell'arte figurativa risalgono alle prime incisioni sulle pareti delle grotte.
Una naturale tendenza dell'uomo a lasciare un segno nel tempo.
Nel nostro mondo contemporaneo, il fenomeno della Street Art è tra le innovazioni in grado di tramandare ancora mistero e profondità.
Una sera d’estate, ad una mostra dove c’erano vari artisti della scena romana underground, ho conosciuto Qwerty project. Frequentandoli per un po’, abbiamo ipotizzato la possibilità di fare un lavoro assieme.
Ho seguito Qwerty project per quasi due anni e più ero partecipe delle loro incursioni artistiche più il materiale girato si distaccava dall’idea di racconto che avevo in mente. Ben presto ho abbandonato il tentativo di assoggettare la storia ad una mia idea e mi sono lasciato andare, partecipando, osservando e filmando, fino ad arrivare al montaggio dove la storia ha preso forma.

SCHEDA TECNICA

Titolo: Think Poetic
genere: documentario
paese di produzione: Italia
anno di produzione: 2021
lingua: italiano
formato di ripresa: 16:9 UltraHD, colore e B/W
formato di proiezione: DCP
durata: 53 minuti
produzione: Luca Immesi
regia: Luca Immesi
trattamento: Luca Immesi, Livio Pacella
collaborazione alle interviste: Hélène Nardini
fotografia: Ivo Lucchin
montaggio e suono: Takata Nakata

50 anni senza Anna Magnani: omaggio al Cinema Ritrovato

Il festival Il Cinema Ritrovato dedicherà il suo omaggio a una delle attrici più amate di tutti i tempi, scomparsa il 26 settembre 1973. Promossa dalla Cineteca di Bologna, la 37ª edizione si svolgerà nel capoluogo emiliano dal 24 giugno al 2 luglio.

anna magnani film corti cortometraggiTra i tanti omaggi in programma, quello ad Anna Magnani, attrice unica e, allo stesso tempo, modello di stile recitativo: un’icona italiana, capace di lanciarsi dapprima come attrice brillante, poi di imporsi all’attenzione internazionale con il personaggio di Pina in Roma città aperta e quella corsa che ancor oggi è una delle immagini più potenti del nostro immaginario. Capace di incarnare la maschera popolare romana, così come di interpretare ruoli diversissimi: Camilla nella Carrozza d’oro di Jean Renoir o la donna disperata della Voce umana di Jean Cocteau, trasposta sul grande schermo da Roberto Rossellini; e poi ancora Hollywood e il Premio Oscar alla miglior attrice protagonista (prima interprete non di lingua inglese a riceve la statuetta nella storia dell’Academy), arrivato nel 1956 con il personaggio di Serafina Delle Rose che Daniel Mann trasse da Tennesse William per il suo La rosa tatuata. L’eredità di Anna Magnani continua a ispirare le attrici italiane e di tutto il mondo.

Altra grande donna del nostro cinema a cui Bologna renderà omaggio sarà la sceneggiatrice Suso Cecchi D’Amico. Nel corso di una carriera iniziata ai tempi della nascita del Neorealismo e durata oltre 60 anni, Suso Cecchi d’Amico ha collaborato a più di 120 film (prevalentemente, ma non esclusivamente, italiani) diretti da esordienti o da registi affermati. Il suo scopo non è mai stato quello d’imporre le proprie idee, bensì di capire e assecondare i progetti e le poetiche degli autori con cui ha lavorato. D’altro canto, come ogni artista, aveva evidentemente una voce e una personalità sue proprie. Proporsi di rintracciarle all’interno di film assai diversi per tono, genere e linguaggio è lo scopo della rassegna che vedremo al Cinema Ritrovato, grazie a una selezione di opere significative scelte in una filmografia ricca ed eterogenea quale pochi altri scrittori di cinema possono vantare.

Tra le prime anticipazioni di questa 37ª edizione del Cinema Ritrovato che si presenta ancora una volta enorme e caleidoscopica, ricordiamo le sezioni dedicate al regista armeno naturalizzato statunitense Rouben Mamoulian (autore nel 1931 del Dottor Jekyll, prima trasposizione sonora del classico di Robert Louis Stevenson), al regista giapponese Teinosuke Kinugasa, alla direttrice della fotografia tedesca Elfi Mikesch. 

Articolo di Cr. P.  per cinecitta.com

COME SI PUÒ MIGLIORARE LO STREAMING DI FILM E MUSICA?

Viviamo in un mondo in cui i nostri dati non sono più nostri. I potenziali guadagni dai contenuti che creiamo come creatori sono... beh, non sappiamo nemmeno perché le piattaforme di streaming video sono opache su questo. E non avere il controllo in genere significa essere pagati dopo che lo hanno fatto tutti gli altri ed essere impotenti a fare qualcosa al riguardo.

Sicurezza in modo da avere il controllo dei tuoi media

In Fabstir, abbiamo creato una piattaforma di streaming video in cui hai il controllo. Come lo facciamo? Viene utilizzata la crittografia, cioè la matematica, fintanto che mantieni la tua chiave privata per te, hai il controllo del contenuto, come e chi può monetarizzarlo. E puoi usare un portafoglio hardware per la tua chiave, così gli hacker non possono entrare.

  

Quando il tuo film o la tua musica vengono caricati su Fabstir, non solo sono protetti dalla tua chiave, ma vengono anche suddivisi in 30 parti più piccole, crittografate e distribuite su più nodi (computer) in tutto il mondo utilizzando la rete SIA. Sono necessarie solo 10 parti per ricostruire il file, quindi è integrato un alto livello di ridondanza.

Per un buon articolo sulle chiavi private e pubbliche e sul perché sono importanti, fare clic qui . Ciò che emerge da questo ulteriore livello di sicurezza è che ora hai il potere di possedere e controllare i tuoi dati e i tuoi contenuti.

Collaborazioni fidate con colleghi

Con questo arrivano così tanti casi d'uso. Ad esempio, Fabstir utilizza un modello di fiducia che è nuovamente sotto controllo chiave. Quindi, puoi dire che il regista con cui hai appena collaborato è una persona degna di fiducia e firmare il messaggio con la tua chiave privata. Chiunque altro si fidi del tuo giudizio sa che il messaggio è venuto da te e che hai garantito per quella persona di cui ora ci si può fidare. Questo è effettivamente il modo in cui le comunità collaborative vengono cresciute su Fabstir; elimina tutto il rumore, i truffatori e le persone con cui potrebbero non essere adatte a collaborare.

Ti ritroverai con persone in tutto il mondo con cui collaborare che ti vengono consigliate o che tu consigli ad altri. Hai il controllo del tuo gruppo di pari, lasciando entrare nella tua cerchia ristretta solo quelli che desideri.

  

Questa è la spina dorsale dei social media responsabili di Fabstir. Vogliamo che tu ti senta al sicuro e lavori con persone produttive e disponibili.

La soluzione della piattaforma di streaming Fabstir

Fabstir è una piattaforma di streaming video e musicale di nuova generazione costruita su una serie di principi completamente diversi. Utilizza la più recente tecnologia Web3 per garantire:

  • Decentralizzazione: un'architettura decentralizzata in cui i suoi utenti mantengono il controllo dei propri dati e contenuti tramite le loro chiavi private, piuttosto che i proprietari della piattaforma. Ciò promuove l'equità riducendo il potenziale di manipolazione e censura.
  • Apertura e trasparenza: Fabstir utilizza la blockchain per fornire trasparenza e apertura. Questa trasparenza consente agli utenti di verificare e controllare i processi all'interno dell'ecosistema come pagamenti e transazioni.
  • Inclusività e accessibilità: nessun costo per entrare, indipendentemente dalla posizione geografica, dallo stato sociale o dalle competenze tecniche. Nessun conto bancario richiesto. Tutto ciò che serve è una connessione internet.
  • Privacy e sicurezza: Fabstir utilizza le tecnologie Web3 per consentire la privacy e la sicurezza dei propri utenti utilizzando la crittografia che offre agli utenti il ​​controllo sui propri dati. Ciò favorisce l'equità proteggendo gli utenti da sorveglianza, violazioni dei dati e altre violazioni della privacy.
  • Incentivi economici: Fabstir promuove nuovi modelli economici e incentivi basati su token per un'equa distribuzione di premi e valore. Con il suo modello di fiducia sicuro e le valute digitali (come Bitcoin, Ether e stablecoin ) a basso costo vicino alle transazioni istantanee, le collaborazioni sono facili da impostare e ciò promuove la partecipazione attiva e un sistema di ricompensa più equo.
  • Governance e processo decisionale: Web3 supporta meccanismi di governance decentralizzati, come il voto on-chain e la proprietà della rete da parte degli utenti stessi. Garantire che gli incentivi siano raggiunti per l'intero piuttosto che per poche entità centralizzate. Promuovendo così l'equità attraverso il processo decisionale guidato dalla comunità.

Autore - CTO di Fabstir

Jules Lai (noto anche come Julian Bushell) ha fondato Non-Multiplex Cinema nel 2007, per riunire registi indipendenti. L'organizzazione è cresciuta fino a diventare una delle più grandi comunità cinematografiche senza scopo di lucro nel Regno Unito, offrendo supporto attraverso i suoi corsi di formazione, fondi cinematografici, seminari sul set dal vivo, eventi di networking ed eventi di proiezione. Jules ha quindi co-fondato Film Means Business per organizzare e ospitare molti eventi dell'industria cinematografica con relatori che vanno dai produttori vincitori e nominati all'Oscar a studi cinematografici, agenzie di finanziamento del governo, società finanziarie e assicurative, distributori, vendite ecc.

In qualità di Chief Technical Officer di Fabstir, Jules ha la missione di fornire ai partecipanti maggiore proprietà e controllo sui loro contenuti, maggiore trasparenza e democrazia e maggiori opportunità di monetizzazione attraverso economie digitali decentralizzate. È aperto a collaborazioni, DM (@Jules L#5370) su Discord.

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Fabstir è una piattaforma di streaming video di nuova generazione che utilizza la crittografia per dare ai creatori il controllo sui loro contenuti e su come vengono monetizzati. Promuoviamo il decentramento, l'apertura, l'inclusività, la riservatezza dei dati e gli incentivi economici, rendendola una piattaforma decisionale più equa e guidata dalla comunità.

“CINEMASARÀ 2023 FORUM - 10 idee per salvare il cinema adesso”

Il progetto prevede tre giorni molto intensi che coinvolgono i delegati, le classi, gli esperti del mondo del cinema che dialogano su 5 importanti aree di interesse: nuovi spazi per il cinema, per discutere delle sale, dei loro spazi e dei servizi che offrono; nuovi territori dove incontrare il cinema, per esplorare piattaforme e festival; nuove storie per il cinema, per esprimere i contenuti che il pubblico giovane vorrebbe ritrovare nel cinema “del futuro; nuove frontiere del cinema, per scoprire i territori espressivi al confine con il cinema e nuovi mestieri e percorsi, per ripensare l’orientamento professionale e l’insegnamento del cinema a scuola. Quest'anno l’iniziativa si arricchisce di eventi aperti anche al pubblico milanese: in particolare si segnalano due serate presso la Fabbrica del Vapore in compagnia del Cinemobile: giovedì 30 marzo alle ore 20.30 si terrà la proiezione de Il meglio del Terzo Segreto di Satira commentato live dal Terzo Segreto di Satira, che sarà presente alla serata; venerdì 31 marzo, invece, sempre alle ore 20.30 sarà la volta de Le avventure straordinarissime di Saturnino di Marcel Fabre, il film ideale per godersi lo spettacolo di fantasia scatenata che il cinema muto sa offrire. Per questo motivo la proiezione verrà effettuata, proprio come ai giorni eroici dei primi film, con un pirotecnico accompagnamento musicale e con il commento di un imbonitore che sottolineerà i momenti salienti degli incredibili viaggi di Saturnino. Infine, la giornata di sabato 01 aprile si concluderà con la proiezione, alle ore 19.00, del film The Whale di Darren Aronofsky, presentato in Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia con protagonista assoluta la magistrale interpretazione di Brendan Fraser, che ha infatti vinto il Premio Oscar per il Miglior Attore Protagonista. Il film, sempre nell’ambito della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica de la Biennale Venezia, ha vinto anche il premio Miglior film Premio Collaterale CinemaSarà e sarà introdotto dalla giuria composta dai 5 studenti e studentesse che ne hanno decretato la vittoria. Sempre grazie al sostegno del Piano Nazionale Cinema e Immagini nella Scuola promosso da Ministero della Cultura e dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, Cineteca Milano ha organizzato, negli stessi giorni di CinemaSarà, in collaborazione con studenti e Istituti scolastici di diverse città italiane, tantissimi appuntamenti a Padova, a Santa Marinella (Roma), a Roma, a Torino, a Napoli e in altre città.

Info: fabbricadelvapore.org e scuole.cinetecamilano.it

Street Frames. Sviluppare un linguaggio contemporaneo nella street photography

Il linguaggio della Street Photography si è evoluto per rispondere ai canoni estetici e concettuali contemporanei.

In questo webinar, la fotografa Lucia Buricelli guiderà i partecipanti alla scoperta dei principali elementi chiave di questa nuova visione e offrirà spunti per raccontare attraverso un approccio personale e moderno. 

Durante il webinar, l'autrice punterà a creare un’intersezione tra la fotografia documentaria e quella di strada, evidenziando come alcuni elementi stilistici specifici, come l'utilizzo del flash, l'uso del colore e l'inquadratura, possano offrire l’opportunità di creare immagini accattivanti per sviluppare uno stile personale.

Inoltre, l'autrice racconterà come rimanere il più possibile invisibili per non alterare l'autenticità di un momento o di una scena, ma anche come approcciare persone e situazioni per eventuali ritratti o progetti documentaristici più a lungo termine.

👉  Aspetti tecnici e concettuali per sviluppare uno stile personale e contemporaneo.

👉 Come interagire con sconosciuti ed esplorare gli aspetti etici della fotografia di strada.

👉 Come combinare un approccio documentaristico con uno più street per creare uno storytelling coinvolgente.

👉 Editing e sequenza del lavoro fotografico utilizzando strumenti come Lightroom.

👉 Come combinare la luce flash e luce naturale insieme per creare effetti accattivanti e originali nelle fotografie di strada.

👉 Le ispirazioni fotografiche attraverso alcuni dei più grandi nomi della fotografia di strada e documentaristica.

 

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Francesca Malgara (MIA Fair): l’arte della fotografia interpreta il mondo

arte della fotografia interpreta il mondo video film cortometraggi WeWealthNel corso del 2022 il segmento della fotografia d’autore ha registrato la vendita più importante di sempre. La casa Christie’s nel corso dell’asta del 14 maggio 2022 che si è tenuta a New York ha battuto l’opera “Le violon d’Ingres”, 1924, di Man Ray che è stata aggiudicata a 12.412.500 dollari partendo da una stima di 5.000.000 – 7.000.000 dollari. Il successo di questa vendita riporta l’attenzione sul segmento della fotografia da collezione messo ultimamente in disparte dall’irruzione dei non fungible token (nft) associati soprattutto a arte digitale e collezionabili nel mercato in asta del 2021-2022. Ora si torna (finalmente) a parlare di fotografia artistica. Il 2023 appena avviato vede infatti un ricco calendario dedicato a questo medium.

“Cinema e follia” con Flavio De Bernardinis

Il cinema ha incrociato il tema della follia sin dai capolavori del muto, come Il gabinetto del dottor Caligari (R.Wiene, 1920), ambientato in un ospedale  psichiatrico, per poi articolarlo via via in chiave anche comica, Helzapoppin’ (. H.C.Potter, 1941), oppure drammatica, Qualcuno volò sul nido del cuculo (M.Forman, 1975 ), o satirica, Morgan matto da legare (K.Reisz, 1966 ).

Il personaggio del “folle”, versione maggiormente “intellettuale” rispetto al puro e semplice matto, ha ingolosito autori e registi, fino a travasi celebri dal teatro al cinema, come per l’Enrico IV pirandelliano filmato da Marco Bellocchio, 1984, con Marcello Mastroianni protagonista.

Nel mese di marzo, inoltriamoci quindi nel labirinto della cine-follia, considerando anche che lo stesso fare il cinema, ossia affrontare tutti gli ostacoli che si frappongono per condurre a termine la lavorazione di un film, in sé, è una piccola grande follia.

Conduce: Viviana Rubini

Iscrizione sul sito: spazio50.org

 

VISIONI SARDE in TURCHIA

Il terremoto non ha fermato la cultura e il turismo nella splendida Istanbul. L'antica capitale dell'impero ottomano, erede di Bisanzio e di Costantinopoli, è situata, peraltro a ben 1000 chilometri d'auto dall'epicentro dei devastanti terremoti che hanno colpito il sud-est della Turchia.

L'Istituto Italiano di Cultura di Istanbul ha, pertanto, confermato anche per quest'anno la disponibilità ad ospitare il meglio del cinema breve prodotto in Sardegna, espresso dalla rassegna Visioni Sarde.

I nostri film saranno proiettati giovedì 23 marzo presso la Sala Teatro dell'Istituto e diffusi online sabato 25.

corto cortometraggio short LA VENERE DI MILIS di Giorgia PuligaAnche questa di Istanbul è una straordinaria occasione per mostrare all’estero, attraverso la settima arte, le molte facce della cultura sarda: tradizione e modernità, paesaggi urbani e rurali, fantasia e realtà. Mille aspetti e contraddizioni trasformate dai registi in storie che ci aiutano a capire la Sardegna nella sua pluralità storica, geografica e culturale.

Sono queste le ragioni che hanno indotto Sardegna Film Commission a finanziare e sostenere Visioni Sarde, un progetto che si ripromette di diffondere nel mondo il patrimonio culturale sardo sfruttando la penetrante incidenza che il cinema opera nell’immaginario popolare.

I titoli in programma si caratterizzano per un ampio spettro tematico che ben interpreta le multiformi facce della cultura sarda. Eccoli in ordine di proiezione:

● “12 Aprile” di Antonello Deidda. Un ironico viaggio nel tempo che unisce il mitico giorno, in cui nel 1970 la squadra di calcio del Cagliari vinse lo scudetto e quello del 2020, in pieno lockdown, in una città deserta e inquietante;

● “Fradi miu” di Simone Contu. Un pastore deve vendicare la morte del fratello maggiore, ucciso molti anni prima sotto i suoi occhi di adolescente. Ma la vendetta non si addice alla sua indole pacifica, o almeno così sembra;

● “La Venere di Milis” di Giorgia Puliga. La storia si dipana tra tentativi di imboscamento da parte di Toni agricoltore rassegnato, equivoci e momenti di suspense, con le donne del passato lontano o quelle del presente sempre forze motrici del destino degli uomini.

● “Mammaranca” di Francesco Piras. Giovanni e Michele hanno undici e nove anni e vivono in un quartiere popolare della periferia di Cagliari. La vita dei due bambini sembra cambiare dopo l'arrivo improvviso di un gratta e vinci;

● “Santamaria” di Andrea Deidda. Negli anni d'oro della boxe un giovane si prepara al primo incontro della sua carriera: la scalata all'Olimpo del pugilato inizia sul ring di un piccolo paese dove finte, diretti e montanti svelano la potenza dei sogni di un boxeur ragazzino;

● “Senza te- Without you” di Sergio Falchi. Un anziano che ha perso la moglie vive da solo il primo periodo della pandemia. A causa del Covid non può avere rapporti neppure con la nipote che gli porta da mangiare e vive nel ricordo dell'amore della sua vita;

● “Una splendida felicità” di Simeone Latini. Eleonora ha 16 anni ed è pietrificata da ciò che sta accadendo. Più il virus si diffonde, più la paura paralizza la sua vita di adolescente, con la famiglia e gli amici. Troverà la forza rifugiandosi nella poesia e in lei risuoneranno le parole di conforto e incoraggiamento della nonna.

I corti saranno proiettati ininterrottamente dalle 17 alle 21 in lingua originale con i sottotitoli in inglese. Gli ingressi e le uscite in sala saranno consentiti tra un film e l'altro.

 

Organizza la serata l'Istituto Italiano di Cultura di Istanbul, Direttore Salvatore Schirmo.

Il tour nel mondo della rassegna Visioni Sarde è reso possibile dall'impegno e dalla professionalità della Cineteca di Bologna e Fondazione Sardegna Film Commission. La distribuzione in Italia e all'estero è assicurata dall'Associazione dei sardi di Torino "A. Gramsci" e dall'associazione bolognese "Visioni da Ichnussa".

di Bruno Mossa, presidente dell'Associazione di promozione cinematografica "Visioni da Ichnussa"

“Non esiste”, il cortometraggio messinese per combattere il negazionismo del Covid19

nonesiste corto cortometraggio ilcortoMESSINA. Domenica 19 marzo alle ore 20:00 presso il cinema Iris di Messina, si terrà la proiezione del cortometraggio “Non esiste”, nuova produzione del giovane attore e regista messinese Giovanni Giuffrè. “Non esiste” rappresenta il proseguo di un percorso iniziato con l’opera prima “Tempo di vita”, anch’esso cortometraggio a tematica sociale, in concorso alla 68°esima edizione dei David di Donatello. L’opera prima ad un anno dalla sua uscita vanta numerosi riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale, tra cui il premio come miglior sceneggiatura, diverse menzioni d’onore e nomination finali e la distribuzione da parte della piattaforma Rai Cinema. «”Non esiste” -si legge in una nota- è un cortometraggio che nasce per sensibilizzare e combattere il fenomeno del negazionismo nei confronti del COVID-19 ed omaggiare tutte le sue vittime. Il tutto è ambientato agli inizi della pandemia, momenti che hanno segnato particolarmente la nostra società e che hanno lasciato cicatrici indelebili. Il protagonista Antonio, un adolescente ribelle, nel corso della storia sarà costretto a rivedere i suoi ideali figli di una grande negligenza e superficialità.»

Nel cast l’attrice Giada Rumè vincitrice del titolo “Miss Sicilia 2021”, l’attore Vincenzo Benedetto, l’attrice teatrale Alessandra Noto, Giovanni Giuffrè nei panni di protagonista ed in ruoli secondari le giovani attrici Alessia Di Fiore, Irene Centorrino, ed Aurora Fratantonio.

 

Alcune scene del progetto sono state girate nel drink bar “Fico Bar con Gusto” e negli studi di Radio Zenith Messina, grazie alla gentile concessione della direttrice Artistica e presidente Teresa Impollonia. Sarà una serata all’insegna dell’amore verso il cinema, promette Giovanni, con ospiti di spessore oltre che un evento ricco di sorprese ed emozioni. Lo stesso ancora una volta ha tenuto a mettere in primo piano la città di Messina, con l’obiettivo di valorizzare il territorio e ridare una chiara identità cinematografica al territorio. L’acquisto dei biglietti è già possibile presso il botteghino del cinema.

Cast Tecnico:

Regia – Giovanni Giuffrè
Aiuto-Regia – Alessia Di Fiore
Soggetto – Giovanni Giuffrè
Filmmaker – Kristian Cingari & Graziella Cassalia
Tecnico Audio – Marco Cingari
Make Up & Hair Stylis-t Giuseppe Rando
Assistente Backstage – Mariachiara Scopelliti

da letteraemme.it

Edward Hopper e Tintin: parodia non furto, ma ispirazione

È possibile che la parodia artistica di un celebre personaggio dei fumetti susciti una richiesta di risarcimento da parte del titolare dei diritti di utilizzazione economica dell’opera? Sì. È scontato che tale richiesta venga accolta? No. Posto che queste opere hanno carattere creativo e autonomo, l’utilizzo parodistico di un’opera non richiede il consenso del suo autore. E in generale, il percorso a ritroso nelle fonti di ispirazione è un viaggio che non finisce mai.

Prologo: davvero Tintin è stato "rubato"?

Xavier Marabout, artista bretone, ha realizzato una serie di opere nelle quali ha utilizzato Tintin, noto personaggio di fumetti per bambini inventato dal genio creativo dell’autore belga Hergé, al secolo Georges Prosper Remi (1907-1983) collocandolo all’interno di paesaggi o situazioni pedissequamente tratti da opere dell’artista americano Edward Hopper (1882-1967), celebre per i suoi dipinti caratterizzati da un austero realismo e rappresentativi della solitudine in cui versano i soggetti ritratti. Come risulta dal sito web di Marabout (www.art-marabout.com), le opere in questione (23 originali, con una tiratura di venti riproduzioni per ciascuna opera) indicano chiaramente di essere tributarie nei confronti di Hergé e di Hopper. 

Mentre la estate di Edward Hopper, titolare dei diritti d’autore del Maestro del realismo americano non sembra aver preso (almeno fino ad ora) alcuna posizione in merito alle opere di Marabout, Fanny Vlaminck Rodwell, vedova di Hergé, e la società belga Moulinsart SA (oggi ridenominata Tintin imaginatio) creata dopo la morte di Hergé e titolare dei diritti di utilizzazione economica della sua opera, hanno citato Marabout davanti al Tribunale di Rennes lamentando l’utilizzo indebito dell’opera di Hergé e sostenendo che i quadri di Marabout fossero una contraffazione, oltre a costituire un comportamento di concorrenza sleale, in ragione del loro carattere parassitario rispetto all’utilizzo economico del personaggio di Tintin. Marabout ha obiettato che la propria opera avesse carattere creativo autonomo e distinto rispetto a quella di Hergé, opponendo anche l’eccezione parodistica, che non richiede il consenso dell’autore per la riproduzione di un’opera, qualora l’autore della riproduzione trasmetta un messaggio creativo distinto da quello dell’autore della prima opera. Il tribunale di Rennes ha respinto le domande della vedova e di Moulinsart, condannando quest’ultima anche a risarcire il danno causato a Marabout per avere denigrato le sue opere.

Giuseppe Calabi

È pacifico che Marabout abbia riprodotto senza autorizzazione dell’avente diritto (Moulinsart SA) vari personaggi della serie “Le avventure di Tintin”, in primo luogo il protagonista, il cui carattere e stile grafico di realizzazione (ligne claire), caratterizzati da un segno sottile, pulito ed elegante, lo rendono originale attribuendo al suo autore ed ai suoi aventi causa un diritto esclusivo di riproduzione e ogni altro diritto di utilizzazione economica. Marabout ha invocato l’eccezione parodistica argomentando che le opere contestate consentano l’immediata identificazione dell’opera parodiata: innanzitutto, la scelta del supporto (una tavola acrilica) diverso da quello utilizzato per i fumetti. Inoltre, il contesto in cui Tintin è collocato, direttamente ispirato ad opere di Edward Hopper, che è quanto più distante dall’universo in cui è normalmente rappresentato Tintin. 

Ad esempio, la raffigurazione di Tintin accanto a donne (assenti nell’universo creato da Hergé) spesso con atteggiamenti provocatori, sensuali o seduttivi ed all’interno di ambienti ispirati ad opere di Hopper, non solo non può indurre in errore il pubblico sulla riconducibilità dell’opera ad Hergé, ma è anche idonea a indurre un sorriso soprattutto per l’accostamento della leggerezza di Tintin all’austerità dei personaggi hopperiani. Pertanto, il Tribunale ha pienamente accolto l’eccezione parodistica, che presuppone che vi sia una presa di distanza sufficiente rispetto all’opera parodiata, ritenendo anche che l’opera di Hergé non abbia mai assunto un carattere dominante nella reinterpretazione di Marabout. Ad esempio, nel quadro Hotel Osborne, Chembre 379 (2017), Marabout ha rappresentato Tintin a torso nudo su un letto insieme al cane Milou, mentre legge una lettera, ispirandosi al celebre dipinto di Hopper Hotel Room (1931), ma sostituendo l’immagine della donna seduta sul letto, senza cappello, vestito e scarpe mentre con aria affaticata verifica l’orario dei treni del giorno dopo. 

Il tribunale non ha ritenuto che la raffigurazione a torso nudo di Tintin fosse lesiva dell’immagine del personaggio, spingendosi fino ad indicare che lo stesso Hopper si fosse ispirato a Degas e sia stato “copiato” da Hitchcock e concludendo che l’ispirazione artistica tiene sempre conto di opere precedenti, mediante riproduzioni o imitazioni che non possono essere vietate in linea di principio, sempre che siano chiare e non creino un rischio di confusione. Il Tribunale ha infine valutato se Marabout abbia causato un danno agli aventi diritto dell’opera di Hergé, appropriandosi di un vantaggio economico ad essi spettante, ma ha escluso tale danno, ponendo a confronto il modesto vantaggio economico ottenuto da Marabout con i 23 dipinti e la tiratura di 20 esemplari ciascuno venduti ad un prezzo contenuto, con quello dei titolari dei diritti d’autore dell’opera di Hergé che hanno potuto beneficiare di 230 milioni di vendite di album. Ma soprattutto, gli acquirenti dei dipinti e delle riproduzioni di Marabout appartengono ad una platea diversa da coloro che leggono fumetti o acquistano prodotti di merchandising legati al carattere di Tintin. 

Sharon Hecker 

L'ispirazione vive in un continuum di tempo e spazio. Come ha concluso il giudice in questo caso, gli artisti hanno sempre tratto ispirazione gli uni dagli altri e dall'arte passata, e le opere degli artisti continuano a servire da ispirazione per l’arte che viene dopo di loro. Le opere in discussione non sono repliche esatte, ma piuttosto trasformazioni di opere d'arte precedenti. Per questo motivo non possono essere considerate un plagio. Nel caso di Hopper, molti non sanno che iniziò la sua carriera come illustratore, come il creatore di Tintin. Hopper era introverso e viene descritto come stimolato da un mondo interiore personale e immaginario. Ma studi successivi dimostrano che Hopper, noto per aver catturato il paradosso di uno spirito di ottimismo e alienazione nell'America pre e postbellica, si ispirava apertamente all'arte francese del XIX secolo. Infatti, il suo viaggio a Parigi e l'incontro con opere di Degas, come L'Absinthe (1875-1876, Musée d'Orsay, Parigi), e Manet, come La Prune (1877, National Gallery di Washington D.C.) sono evidenti nell'iconico Automat (1927, Des Moines Art Center). Come i suoi predecessori, che ritraggono una donna ben vestita seduta a bere da sola in un bar, Automat mostra una donna che fissa il suo drink (nel caso di Hopper una tazza di caffè), in un ambiente freddo e inquietante. Hopper si lascia commuovere e allo stesso tempo trasforma il caffè parigino del XIX secolo di Degas o Manet in una tavola calda americana incontaminata e spopolata. 

Nonostante le diverse ambientazioni, epoche e culture, queste opere catturano sentimenti di alienazione sociale e solitudine, attraverso figure che non si sentono a proprio agio nel loro mondo. Qualcuno di questi artisti potrebbe affermare di avere il monopolio su questo tema? Avrebbero sentito il bisogno di chiedere il permesso prima di dipingere un omaggio al loro contemporaneo o predecessore? Oltre alle fonti visive riconoscibili, gli artisti possono attingere a stimoli meno tangibili. Ad esempio, Hopper si è ispirato a fonti verbali, come la poesia simbolista francese della fine del XIX secolo. E il suo dipinto Railroad Sunset (1929, Whitney Museum), che si pensa sia legato al fascino di Hopper per i treni, potrebbe anche essere una rivisitazione di una poesia di Baudelaire letta all'epoca, intitolata Harmonie du soir, che descrive il cielo come un "altare, triste e magnifico" e il sole come "annegato nel sangue cagliato", che ricorda il cielo rosso sangue del dipinto. Immaginiamo che Hopper abbia violato i diritti d'autore di Baudelaire? Come ha notato il giudice in questo caso, l'opera stessa di Hopper ha fornito ispirazione ad altri nel mondo del cinema: Hitchcock si è ispirato a lui per film come La finestra sul cortile e si pensa che House by the Railroad di Hopper abbia dato a Hitchcock l'idea per la casa dei Bates in Psycho. Altri, come Michelangelo Antonioni, David Lynch in Velluto blu e Mulholland Drive, i fratelli Coen in L'uomo che non c'era e Robert Altman, hanno beneficiato dei dipinti di Hopper. Wim Wenders ha dichiarato il suo amore per le opere di Hopper per Paris, Texas e ha realizzato un film su Hopper per una mostra alla Fondation Beyeler. Potremmo concludere chiedendoci: quanto sarebbe più povera la nostra cultura senza la capacità di trasformare le fonti di ispirazione?

 

di Sharon Hecker, Giuseppe Calabi per we-wealth.com

Nucleare, il centrodestra insiste sull’energia atomica “sicura e pulita” e sugli impianti “di ultima generazione”. CHE NON ESISTONO.

*Mentre Meloni, Salvini, Berlusconi, Letta, Calenda e Renzi parlano di centrali nucleari e inceneritori, ricordo a tutti che rifiuti nucleari liquidi si trovano a Saluggia (Piemonte), sono stati stoccati nei serbatoi a partire dal 1970.Per metterli in sicurezza andavano solidificati e la prima scadenza entro cui farlo era il 1982: sono ancora lì, allo stato liquido.
Una GRAVISSIMA MINACCIA
(*Giuseppe Stelluti)
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NUCLEARE 4 GENERAZIONE NON ESISTENucleare, il centrodestra insiste sull’energia atomica “sicura e pulita” e sugli impianti “di ultima generazione”. Che non esistono.
L'ultimo punto del capitolo dedicato all'energia del programma del centrodestra sta particolarmente a cuore a Matteo Salvini, che più volte si è speso in pubblico per un ritorno all'atomo, nonostante i due referendum con cui l'elettorato si è espresso in senso contrario. Il "nucleare di ultima generazione, sicuro e pulito", però, ancora non esiste: “Al momento non c’è soluzione al problema delle scorie, i costi sono altissimi, la sicurezza è un’illusione”, spiegano gli esperti
di F. Q. | 12 AGOSTO 2022
“Ricorso alla produzione energetica attraverso la creazione di impianti di ultima generazione senza veti e preconcetti, valutando anche il ricorso al nucleare pulito e sicuro“. L’ultimo punto del capitolo dedicato all’energia del programma del centrodestra sta particolarmente a cuore a Matteo Salvini, che più volte si è speso in pubblico per un ritorno all’atomo, nonostante i due referendum con cui l’elettorato si è espresso in senso contrario (e all’ultimo, nel 2011, la Lega aveva lasciato libertà di scelta). “La prima nuova centrale nucleare italiana? Fatela a Milano, nel mio quartiere, a Baggio”, ha detto il Capitano per dimostrare di fare sul serio, magnificando il “nucleare di ultima generazione, sicuro e pulito”. Che però, come ha spiegato al fatto.it l’ingegnere nucleare Angelo Tartaglia, professore emerito al Politecnico di Torino, ha una caratteristica principale: non esiste.
“Al momento non c’è soluzione al problema delle scorie, i costi sono altissimi, la sicurezza è un’illusione”, spiegava l’accademico commentando la decisione della Commissione Ue di includere la produzione di energia nucleare nella tassonomia verde, l’elenco delle attività economiche “sostenibili” verso cui incoraggiare gli investimenti. Una scelta che Tartaglia definiva “un suicidio“, spiegando che i “mini-reattori” sparsi sul territorio e immaginati dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ancora non esistono in natura: “La quarta generazione di nucleare non c’è. Abbiamo un’emergenza climatica che ci chiede di dimezzare le emissioni di Co2 entro dieci anni. Non so come il nucleare possa rappresentare uno strumento utile, se richiede decenni per sviluppare le nuove tipologie”, avvertiva. Sottolineando che “l’energia nucleare non emette Co2, ma non si può definire “pulita“, perché ha impatti negativi sull’ambiente circostante”, e che “non esistono macchine sicure o che non si guastano mai”.
A sdoganare il “nuovo” nucleare è stato anche il premier uscente Mario Draghi, che in un intervento in Parlamento lo scorso 7 marzo ha sponsorizzato la tecnologia della “fusione a confinamento magnetico“, l’alternativa alla fissione, “l’unica via possibile per realizzare reattori in grado di fornire energia elettrica in modo economico e sostenibile”, sviluppata dal consorzio Eurofusion (co-finanziato dall’Ue) che “prevede l’entrata in funzione del primo prototipo di reattore a fusione nel 2025-28”. Eppure proprio il direttore del programma Eurofusion, Tony Donné, ha affermato che “alla fusione nucleare mancano dieci anni da sempre” spiegando come, realisticamente, i tempi saranno molto più lunghi. Il progetto più serio e avanzato, a cui partecipano 35 paesi, è il reattore Iter nel Sud della Francia. che – se tutto andrà bene – si allaccerà alla rete nel 2035, quando riuscirà a fornire energia pari a quella di una piccola centrale a carbone.
 
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