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Un bravo regista si riconosce dalla capacità di trasformare semplici inquadrature di un paio di attori sul set in qualcosa di cinematografico, evocativo e talvolta addirittura iconico. Un’operazione questa piena di fascino, quasi un sortilegio. In realtà, queste tecniche sono il risultato della applicazione rigorosa di una serie di principi, per così dire, scientifici con cui il Direttore della Fotografia aiuta il Regista. Abbiamo scelto alcune tecniche registiche principali per aiutarvi a distinguere, ad esempio, un dolly zoom -o effetto vertigo- da un Dutch tilt -o Dutch angle, che dir si voglia-.

Aerial Shot

Una ripresa esterna realizzata dal cielo. Notevole, no? Molto in voga negli anni ’70, questo tipo di ripresa è sfruttata per poter valorizzare l’ambientazione della scena, quindi tipicamente per ambientazioni insolite o esotiche. ESEMPIO: La scena di apertura del fortunatissimo musical Tutti insieme appassionatamente, impossibile non lasciarsi coinvolgere.

Arc Shot

La preferita di Brian De Palma: una ripresa in cui la cinepresa circonda il soggetto. ESEMPIO: La ripresa in Carrie (1976) di Brian De Palma, dove Carrie White (Sissy Spacek) e Tommy Ross (William Katt) danzano durante il ballo di fine anno. Il vorticare della cinepresa, non vi rende partecipi della stessa euforia dei protagonisti?

Close Up

Una ripresa in cui un singolo volto occupa l’intero frame. Probabilmente il più importante elemento costitutivo della narrazione cinematografica. ESEMPIO: Il volto di Falconetti ne La passione di Giovanna d’Arco (1928).

Long Shot

Conosciuto anche come wide shot, consiste nella ripresa di un personaggio dalla testa ai piedi oppure di un oggetto in tutta la sua grandezza. Non è lungo quanto un establishing shot. ESEMPIO: Omar Sharif che si avvicina alla cinepresa in sella ad un cammello in Lawrence di Arabia (1962) di David Lean.

Deep Focus

Un’inquadratura in cui il soggetto in primo piano, il piano di mezzo –middle ground- e lo sfondo –background- sono contemporaneamente a fuoco. Tanto cari ad Orson Welles -e al direttore della fotografia e regista Gregg Toland-, ma odiatissimi dagli scenografi che, nel caso di un deep focus, si trovano costretti a curare tutti i dettagli.  ESEMPI: Thatcher (George Couloris) e la madre di Kane (Agnes Moorehead) parlano del futuro di Charles (Buddy Swan) mentre il ragazzo gioca sullo sfondo in Quarto potere (1941).

Dolly Zoom

Stordimento e vertigine sono assicurati dalla cinepresa che stringe audacemente sul soggetto in primo piano, mentre lo sfondo sembra precipitare in indietro. Pioniere fu Hitchcock in La donna che visse due volte (1959), comparve spesso, in seguito, in scene di terrore o suspense come nel video della canzone Thriller (1983) di Michael Jackson, L’alba dei morti dementi (2004), La casa (1981) e In viaggio con Pippo (1995). Si tratta, in effetti, dell’equivalente cinematografico dell’espressione “Uh-oh”. ESEMPIO: Il capo della polizia Brody (Roy Scheider) vede il bambino Kintner (Jeffrey Voorhees) sbranato da uno squalo nel capolavoro di Spielberg. Il sentimento di inquietudine che prelude la tragedia è qui amplificato da un intelligente combinazione delle note angosciose della colonna sonora e delle sapienti manovre con la cinepresa. Non il primo esempio, ma probabilmente il migliore.

Handheld Shot

Una ripresa in cui il cameraman mantiene la cinepresa e con essa si immerge nell’azione, trasportando nel vivo della vicenda lo spettatore. Amato Steven Soderbergh e Paul Greengrass. Sembra voler dire “Questa è la vita, che ti aspettavi?”  ESEMPIO: La rissa nella sala da biliardo in Mean streets di Scorsese (1973).

Locked-Down Shot

Il classico fuoricampo di Woody Allen: la cinepresa è fissata in un posto e l’azione continua fuori dallo schermo. Sembra poeticamente suggerire che la vita reale sfugge alle rigide inquadrature cinematografiche. ESEMPIO: Ike (Woody Allen) e Mary (Diane Keaton) in Manhattan.

Matte Shot

Una ripresa che incorpora l’azione in primo piano con uno sfondo. Tradizionalmente dipinte su vetro, oggigiorno realizzate al computer. Pensate al deposito dei Predatori o al villaggio degli Ewok, o ancora alla casa di Chris Hewitts. ESEMPIO: La scena finale de Il pianeta delle scimmie (1968).

Money Shot

Una ripresa che è sì, costosa da realizzare -come suggerisce il nome-, ma è da considerare un investimento nell’efficace effetto sorpresa che da essa scaturirà. ESEMPIO: La scena in cui la Casa Bianca salta in aria in Independence Day (1996).

Pan

Abbreviazione di panning, è caratterizzato da rapidi spostamenti della cinepresa da destra a sinistra e da sinistra a destra. Frequentemente usato per scene di inseguimento. ESEMPIO: In Blow Out (1981) di Brian de Palma troviamo un pan a 360 gradi nello studio di Jack Terry (John Travolta).

POV shot

Una ripresa che consente di adottare il punto di vista di un personaggio. Sfruttatissimo nel cinema horror per vedere il mondo attraverso gli occhi di un assassino. ESEMPIO: Scena iniziale di Halloween (1978), raccontata dal punto di vista del bambino Michael Myers (Will Sandin).

The Sequence Shot- Il piano sequenza

Un unico piano sequenza copre un’intera scena senza editing. L’audace Alejandro González Iñárritu ha realizzato il pluripremiato Bridman come un unico piano sequenza, in un esperimento riuscitissimo. ESEMPIO: Oltre al già citato Birdman di cui suggeriamo caldamente la visione, proponiamo la scena di apertura di L’infernale Quinlan (1958) in cui Mike Vargas (Charlton Heston) e Susie (Janet Leigh) si scontrano con un’auto con a bordo una bomba ad orologeria.

Steadicam Shot

La steadycam è un supporto meccanico su cui viene montata una macchina da presa, sostenuto dall’operatore per mezzo di un sofisticato sistema di ammortizzazione. L’operatore, detto steady-man, ha le mani libere per controllare i comandi della macchina, ed allo stesso tempo può muoversi liberamente senza che la cinepresa da lui sorretta riceva vibrazioni ed oscillazioni eccessive. Tutto ciò consente un movimento di macchina molto fluido. Fu introdotta da Garrett Brown agli inizi degli anno ’70. La ripresa con steady cam è molto amata da Stanley Kubrick, Brian De Palma, Martin Scorsese, Alfonso Cuaron. Uno steadicam shot lungo è una notevole prova di regia.  ESEMPIO: Henry Hill (Ray Liotta) che fa entrare al Copacabana la sua nuova ragazza (Lorraine Braco) dall’entrata posteriore in Quei bravi ragazzi (1990). Se avete tempo guardate anche, Russian Ark (2002), ben 99 minuti di un unico piano sequenza realizzato con steadicam.

Tilt

Una ripresa in cui la cinepresa si muove continuamente dall’alto in basso e dal basso all’alto. Praticamente un panning shot verticale. Un tilt sul cielo è tipicamente l’ultima ripresa di un film. ESEMPIO: L’ultima ripresa di Nashville (1975) di Robert Altman.

Top Shot

Una ripresa che punta direttamente sul soggetto, invece di inquadrarlo da un angolo. Nota anche come Birds-Eye-View shot fu molto amata da Busby Berkeley per le sue coreografie. ESEMPIO: La cinepresa si muove sulla carneficina lasciata da Travis Bickle alla fine di Taxi Driver (1976).

Tracking Shot

Un elegante ripresa che segue il soggetto da dietro, davanti oppure lateralmente. Particolarmente cara a Stanley Kubrick, Andrej Tarkovskij, Terence Davies e Paul Thomas Anderson, è naturalmente molto diversa dalle riprese panoramiche, casuali e poco accurate. ESEMPIO: Una ripresa realizzata con una telecamera dolly nelle interminabili trincee di Orizzonti di gloria (1957) di Stanley Kubrick.

Two-Shot

Un medium shot per rappresentare due persone in un frame. ESEMPIO: Donnie Smith (William H. Macy) e Thurston Howell (Henry Gibson) parlano d’amore in Magnolia (1999).

Whip Pan

Un pan così veloce che le immagini risultano offuscate e indistinguibili l’una dall’altra. In genere è accompagnata da rumori simili ad un fruscio. Molto amata Sam Raimi e Edgar Wright. ESEMPIO: Una qualunque della dozzina di sequenze del genere in Hot Fuzz (2007).

Zoom

Si tratta di un tipo di ripresa che impiega un obiettivo con una lunghezza focale variabile che consente al regista di modificare la distanza tra la telecamera e l’oggetto senza spostare fisicamente la cinepresa. Il crash zoom è sostanzialmente la stessa cosa, ma è più veloce. ESEMPIO: Il lento zoom che isola Mark (Frederic Forrest) e Ann (Cindy Williams) da una folla ne La conversazione (1974) di Coppola.

Una ripresa in cui la cinepresa è posta su una gru che si muove verso l’alto o verso il basso, si pensi ad un tracking shot verticale. Molto amato dai registi di musical. Spesso usato per sottolineare la solitudine di un personaggio oppure, alla fine di un film, quando la telecamera si allontana come per salutare un pubblico commosso. ESEMPIO: Quando Rossella O’Hara (Vivien Leigh) di Via col vento (1939) arriva al deposito ferroviario una cinepresa si alza sul cielo per rivelare centinaia di soldati confederati feriti intorno alla protagonista.

Da Redazione di cinematographe.it