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Il fenomeno dei reality show sembra dilagare e contaminare tutti gli altri generi. Non esiste programma televisivo che non mostri facce della realtà: quella della quotidianità, dell'uomo medio o della “casalinga di Voghera”. Il perché è più forte del come e non interessa se questa realtà sia costruita in laboratorio.

I reality show di ieri, come “Specchio segreto” con la regia di Nanny Loi del 1964, avevano l'intento pedagogico di studiare i fenomeni sociali nell'Italia del miracolo economico. Nei reality di oggi: la verità del programma ha la meglio sulla verità sostanziale. Grazie alla sua particolare narrazione il reality show tende a costruire tre tipi di spettatori: quello con una forte identità tipico dei quiz, dove il ruolo è imposto dal gioco e dal suo sapere; lo spettatore finestra del mondo, come quello rappresentato da Rai3 durante la direzione di Angelo Guglielmi; ed infine, lo spettatore autoreferenziale, voluto e costruito dalla Tv, che domina i recenti reality show.

La graduale presa di possesso della gente comune dentro gli ambienti televisivi ha cambiato il modo di costruire lo spazio scenico e non nell'emittente. Ad esempio, nel passato gli spettatori in studio erano folle anonime, adesso hanno uno spazio essenziale. I reality show rendono pubblico il privato essenzialmente in tre modi. Innanzitutto, attraverso la violazione dei tabù; i «bip» che avrebbero l'intento di occultare alcuni comportamenti (parolacce, scatti d'ira, ecc.) sono a loro volta dei segni di diretta, che attestano la realtà. In secondo luogo, i vuoti. Non tutta quanta la quotidianità è interessante e se ci si sofferma a guardare il Grande Fratello attraverso il satellite ci si rende conto di ciò. In terzo luogo, la contemporaneità che rinvia alla interattività e ad i nuovi media.

Nel 2000 l 'Italia intera si fermò per guardare qualcosa che la televisione non aveva mai mostrato: un appartamento abitato da dieci comuni mortali, dieci persone che come in un acquario si sarebbero mostrati al grande pubblico in tutta la loro normalità. Iniziò così l'era dei reality-show, iniziò con "Il Grande Fratello".
Oggi, dopo quattro anni, il modo di fare televisione è letteralmente cambiato e, ora, anche i vip hanno capito che per rilanciarsi nel mondo dello spettacolo la strada più facile è quella di mettersi a nudo di fronte allo spettatore. E, così, persone come Adriano Pappalardo hanno ritrovato i loro fan e, soprattutto, la visibilità. Ultimamente, però, visto il successo della formula de 'L'Isola dei Famosi', gli autori delle varie reti ci sono andati giù con la mano pesante e, nell'arco di pochi mesi, ecco spuntare: ' La Talpa', 'Music Farm' e ' La Fattoria'. Il piccolo schermo si è trasformato in una specie di ufficio di collocamento per artisti e, forse, il pubblico si è stancato. Infatti, sia i cantanti in restyling nel centro estetico che i contadini alle prese con mucche e galline hanno qualche problema con l'audience.
Fortuna che, ogni tanto, arriva un personaggio che destabilizza gli equilibri ed incuriosisce il pubblico: l'abbandono di Scialpi a 'Music Farm', forse, attirerà qualche spettatore in più, mentre, visto che ormai la storia di Baffo e delle sue imprecazioni si sta esaurendo, gli autori de ' La Fattoria' hanno pensato bene di mandare altre due braccia al servizio dell'auditel, quelle di Floriana Secondi. Quest'ultima rischia di diventare un fenomeno da reality e chissà se realmente riuscirà con la sua irruenza a rialzare le sorti della trasmissione?
La sindrome da 'Grande Fratello' ha colpito anche altri programmi che erano nati sotto un'altra stella. E così, la scuola più famosa d'Italia, quella di 'Amici', oggi punta più sul personaggio che sul talento e strizza l'occhio alla casa di Cinecittà rinchiudendo gli sfidanti dentro alle ormai famose casette ed, ora, che sta giungendo verso la fine, possiamo dire che, probabilmente, di questi ragazzi abbiamo spiato più la vita privata che prove e lezioni. Ma, non finisce qui. Le reti televisive già stanno lavorando alla preparazione di nuovi reality-show, rischiando, così, di intossicare il povero spettatore con una realtà che spesso sfiora la finzione.

A come American Family, B come Big Brother e U come Under one roof. Sono tutti in un weblog dedicato ai maggiori reality show internazionali aggiornato quotidianamente. L'idea è di Andy Dehnart, scrittore, web producer, docente alla Stetson University di DeLand, in Florida, ma specialmente «reality TV addict», ovvero «fanatico di reality show». Dal luglio del 2000 Dehnart raccoglie, seleziona, ordina e pubblica le trame, le ultime notizie e i gossip dei più seguiti format TV real americani utilizzando la Rete per «regalare un posto dove aggiornarsi». The Real World, Road Rules, Making the Band, Survivor, The Mole, Big Brother, Popstar: decine di trasmissioni che hanno fatto la storia dei real TV trovano spazio nelle pagine di www.real i tyblurred.com/realitytv .

Il sito è stato “inaugurato” all'inizio di luglio del 2000, pochi giorni dopo la prima edizione di Survivor e di Big Brother negli Stati Uniti.
L'idea - rivela l'autore - mi è venuta un paio di mesi prima quando, frustrato perché non riuscivo a trovare un luogo dove essere costantemente informato sugli sviluppi delle storie real, ho deciso di crearlo io. Ma quali sono i rapporti tra reality show e Internet? Moltissimi programmi traggono dal Web la loro linfa vitale.
Negli Stati Uniti, per esempio, le selezioni per partecipare al Grande Fratello si svolgono on line e sono nate centinaia di vibranti community nelle quali i fan si incontrano per discutere, scambiarsi opinioni e commentare le avventure del protagonista preferito o di quello meno amato. Il carattere personale della reality TV si adatta perfettamente al Web che, per sua stessa natura, è decentrato e animato da singoli individui.
Parallelamente al fenomeno dei reality show si è assistito all'esplodere delle "sublebrità" ( E' una parola inventata da Andy Dehnart - esperto di real tv - per indicare che grazie ad una webcam ognuno può diventare famoso). Grazie al Web chiunque, con l'aiuto di una webcam, può raggiungere la notorietà. Basta un weblog per essere famoso . Pensate, per esempio, a Salam Pax, il blogger di Bagdad, che ha raccontato la guerra via Internet e che, nel futuro, verrà ricordato come un caso, forse addirittura uno spartiacque della comunicazione on line. La natura democratica del Web significa che, idealmente, chiunque ha eguale accesso a qualunque luogo e può entrare in contatto con chiunque altro. La televisione ha un enorme potere: trasforma un gruppo di sconosciuti in star, per poi dimenticarsene nella stagione successiva. Invece per l'oblio nel Web basta solo cambiare pagina.

L'organizzazione dei palinsesti televisivi è ormai dominata da un sistema integrato composto da: inserzionisti pubblicitari, produttori di format e reality show, reti nazionali, editori televisivi. L'accordo che lega queste diverse componenti è: fare televisione che costi "nulla". In questi ultimi tempi, dopo Grande Fratello 4, L'isola dei famosi, La Talpa , e mentre sono in svolgimento Music Farm e La Fattoria , abbiamo potuto assistere al fenomeno del nomadismo televisivo.
Prendiamo l'esempio dei concorrenti del GF 4. Dopo essere usciti dalla casa, i loro passaggi televisivi hanno riguardato senza soluzione di continuità Buona Domenica, Maurizio Costanzo Show e Tutte le mattine. Canale 5 è stata invasa dai volti dei vari Tommy, Carolina, Serena, Ascanio, lanciati in un circo mediatico che prevede una loro massiccia presenza in video. Perché tutto ciò? Per un semplice motivo: sono personaggi popolari che possono essere gestiti in modo facile poiché molto vogliosi (giustamente) di apparire, con una forza contrattuale inesistente e quindi utilizzabili con un modestissimo impegno economico da parte delle reti. C'è chi, poi, come Floriana del GF3 diventa specialista dei reality. Per risollevare le sorti de “La fattoria”, la ruspante romana è stata mandata a sostenere l'azione di Milton e compagni. E' un caso veramente significativo, questo, che evidenzia lo stato della televisione: un circuito nel quale i veicoli (cioè i personaggi) sono lanciati in una corsa frenetica con deviazioni improvvise, deviazioni provocate da problemi di ascolto che bisogna risolvere con una certa celerità, altrimenti le aziende che investono in spot fanno sentire la loro voce.

Dunque, quale situazione emerge da questo contesto? Una situazione che determina una tv povera di idee (nuove) e contraddistinta dall'assenza di produzioni in grado di rinnovare il linguaggio televisivo. Il reality show non ha rinnovato un bel niente; ha semplicemente permesso di mascherare e spalmare nell'arco della giornata un genere che ha fatto la storia della piccolo schermo. Che cosa sono, infatti, i "reality" se non delle pseudo-fiction realizzate a costi bassissimi?

di Elisabetta Manfucci