25 regole pratiche per scrivere
la sceneggiatura di un cortometraggio

regole base sceneggiatura 800Scrivere la sceneggiatura di un cortometraggio può sembrare, all'inizio, più facile che scrivere un film di novanta o centoventi minuti. In realtà non è necessariamente così. Il cortometraggio ha meno tempo a disposizione e proprio per questo richiede molta precisione.

In pochi minuti dobbiamo presentare un personaggio, creare una situazione interessante, far nascere un problema, sviluppare un conflitto, provocare una trasformazione e arrivare a un finale capace di lasciare qualcosa allo spettatore.

Il principiante tende spesso a voler raccontare troppo. Introduce molti personaggi, numerose location, diversi problemi, lunghi dialoghi e spiegazioni. Il risultato rischia di essere un piccolo lungometraggio compresso.

Un buon cortometraggio, invece, generalmente sceglie una situazione precisa e la sviluppa con grande chiarezza.

Non esiste naturalmente una formula matematica capace di garantire una buona sceneggiatura. Esistono però alcuni principi che possono aiutare moltissimo chi comincia. I suggerimenti che seguono possono essere utilizzati come una vera lista di controllo durante la scrittura.


1. PARTI DA UNA SOLA IDEA FORTE

Una sceneggiatura di un cortometraggio funziona meglio quando nasce da un'idea semplice e facilmente comprensibile. Non è necessario raccontare tutta la vita di un personaggio. Può bastare raccontare un momento decisivo.

Una buona domanda iniziale potrebbe essere: "Che cosa succede se...?"
Che cosa succede se una donna riceve una telefonata da una persona che credeva morta?
Che cosa succede se un uomo trova una lettera indirizzata a lui vent'anni prima?
Che cosa succede se due sconosciuti restano chiusi in ascensore?
Che cosa succede se un bambino scopre che suo padre gli ha raccontato una bugia?

L'idea deve contenere una possibilità di sviluppo. Non basta una situazione curiosa. Serve qualcosa capace di creare conseguenze.

Esempio pratico: Un principiante pensa: "Vorrei raccontare la storia di un uomo solo." È ancora troppo generico. Puoi trasformarla in: "Un uomo solo prepara ogni sera due piatti a tavola anche se vive da solo. Una sera qualcuno bussa alla porta."

Adesso abbiamo già una situazione cinematografica.


2. SCRIVI LA LOGLINE PRIMA DELLA SCENEGGIATURA

La logline è una frase che riassume il cuore della storia. Generalmente contiene: il protagonista; il suo obiettivo; l'ostacolo principale che deve affrontare; la particolarità della situazione.

Se non riusciamo a raccontare la nostra storia in una o due frasi, probabilmente non abbiamo ancora capito bene quale sia il suo vero centro.

La logline serve anche durante la scrittura. Quando una scena sembra interessante ma non sappiamo se conservarla, possiamo chiederci: "Questa scena appartiene davvero alla storia descritta dalla mia logline?"

Esempio pratico: Un principiante vuole scrivere una storia su un professore. Logline possibile: "Un professore prossimo alla pensione scopre che uno dei suoi studenti vuole abbandonare la scuola e, cercando di convincerlo a restare, è costretto a ricordare perché aveva scelto di insegnare."

Questa frase indica già protagonista, problema e trasformazione.


3. DECIDI DI CHI È LA STORIA

Una delle prime domande da porsi deve essere: "Chi è il protagonista?". La risposta non è sempre semplicemente "la persona che appare di più". Il protagonista è generalmente il personaggio che: desidera qualcosa; affronta il conflitto principale; deve prendere la decisione più importante; e soprattutto cambia maggiormente.

In un cortometraggio è utile avere un protagonista chiaramente riconoscibile. Se distribuiamo il centro narrativo tra troppi personaggi, possiamo perdere forza.

Esempio pratico: Tre amici trovano una valigia piena di denaro. Il principiante potrebbe raccontare tutti e tre allo stesso livello. Meglio decidere, ad esempio così: "La storia è soprattutto di Paolo, il più onesto del gruppo, che deve decidere se denunciare il ritrovamento."

Gli altri due possono diventare forze che spingono Paolo verso scelte diverse.


4. DAI AL PROTAGONISTA UN DESIDERIO PRECISO

Un personaggio deve volere qualcosa. Non deve necessariamente essere qualcosa di materiale. Può volere: di essere perdonato; convincere qualcuno; nascondere un segreto; andarsene via; restare; od essere ascoltato; ritrovare una persona; ottenere una seconda possibilità.

Il desiderio crea movimento. Se il protagonista non vuole nulla, rischiamo di avere una serie di scene nelle quali semplicemente gli accadono delle cose.

Esempio pratico: Versione debole: "Anna torna nel paese dove è nata.". Invece una versione più forte potrebbe essere questa: "Anna torna nel paese dove è nata per convincere il padre, con il quale non parla da dieci anni, a vendere la casa di famiglia."

Adesso sappiamo che cosa vuole.


5. CREA UN OSTACOLO VERO

Se il protagonista vuole qualcosa e la ottiene immediatamente, non abbiamo quasi nessuna storia. Serve un ostacolo. L'ostacolo può essere: un'altra persona; una situazione; una regola; il tempo; una paura; una bugia; un limite fisico; oppure il carattere stesso del protagonista.

Spesso i conflitti più interessanti nascono quando l'ostacolo esterno e quello interno lavorano insieme.

Esempio pratico (storia utilizzata in molti filmetti tv): Luca vuole dichiarare il proprio amore a Marta. Ostacolo esterno: Marta sta per trasferirsi all'estero. Ostacolo interno: Luca ha sempre avuto paura di essere rifiutato.

La storia diventa interessante perché deve combattere contro il tempo e contro se stesso.


6. ENTRA NELLA STORIA IL PIÙ TARDI POSSIBILE

Un errore frequente dei principianti è iniziare troppo presto. Mostrano il protagonista che si veglia. Fa colazione. Si veste. Esce. Prende l'autobus. Arriva al lavoro. E finalmente accade qualcosa.

Nel cortometraggio non abbiamo bisogno di tutte queste informazioni, a meno che non siano fondamentali. Entriamo, dobbiamo entrare vicino al momento in cui la normalità viene spezzata.

Esempio pratico: invece di iniziare con: "Marco si sveglia alle sette.", possiamo iniziare con: "Marco entra trafelato nell'ufficio del direttore. Sul tavolo c'è la lettera di licenziamento."

Siamo immediatamente dentro il problema.


7. ESCI DALLA STORIA APPENA HAI DETTO L'ESSENZIALE

Lo stesso principio vale per il finale. Non è necessario spiegare tutto quello che succederà successivamente. Spesso basta mostrarci la decisione decisiva. Il pubblico può completare mentalmente il resto.

Esempio pratico: Una ragazza ha passato tutto il cortometraggio cercando il coraggio di lasciare un lavoro che odia. Nel finale firma la lettera di dimissioni. Non è necessario mostrarla dopo tre mesi felice in un nuovo ufficio.

Il gesto della firma può essere sufficiente.


8. LIMITA IL NUMERO DEI PERSONAGGI

Ogni personaggio richiede tempo. Deve essere presentato. Deve avere una funzione. Deve essere riconoscibile. In un cortometraggio di quindici  o venti minuti, cinque o sei personaggi importanti possono già diventare difficili da gestire. Due o tre personaggi principali spesso sono più che sufficienti. Un personaggio deve rimanere soltanto se serve veramente.

Esempio pratico: un principiante scrive del protagonista, della moglie, del fratello, di un amico, del collega, del vicino, e poi del barista e del medico.
Può chiedersi invece, per esempio: "Posso unire l'amico ed il collega nello stesso personaggio?" Se sì, la storia diventa più semplice e più forte.  E poi eliminare il barista ed il medico se non strettamente necessari.


9. LIMITA LE LOCATION

Ogni cambio di location comporta conseguenze narrative e produttive. Un cortometraggio con: casa; ufficio; ospedale; ristorante; stazione; spiaggia; aeroporto e scuola può diventare inutilmente complicato. Poche location permettono anche di creare maggiore continuità visiva.

Esempio pratico: Una storia sulla separazione tra due persone potrebbe svolgersi quasi interamente durante l'ultima cena nel loro appartamento. Non abbiamo necessariamente bisogno di mostrare tutta la loro relazione precedente.

Può emergere dal dialogo, dagli oggetti presenti in casa e dai loro silenzi.


10. PENSA PER IMMAGINI, NON SOLO PER PAROLE

Il cinema è un linguaggio visivo. Quando scriviamo una sceneggiatura dovremmo sempre chiederci: "Posso mostrare questa informazione invece di farla dire?" Un personaggio non deve sempre spiegare ciò che prova.

Possiamo vedere, al posto delle parole: una fotografia strappata; una valigia pronta; un letto vuoto; un messaggio cancellato; una fede tolta dal dito; un piatto apparecchiato per una persona che non arriverà.

Esempio pratico: Versione troppo spiegata: "Da quando mia moglie è morta mi sento solo.". Mentre la versione visiva si presenta con l'uomo che apparecchia due posti. Si ferma. Guarda la seconda sedia. Toglie lentamente il secondo piatto.

Abbiamo capito senza spiegazione.


11. NON FAR DIRE AI PERSONAGGI QUELLO CHE GIÀ VEDIAMO

Il dialogo non dovrebbe ripetere l'immagine. Se vediamo che piove, normalmente non serve far dire: "Sta piovendo molto." Se vediamo un uomo piangere, non serve necessariamente: "Sono triste." Il dialogo dovrebbe solo aggiungere qualcosa.

Esempio pratico: Una donna prepara una valigia. Il marito entra. Con un dialogo debole: 

Marito
Stai preparando una valigia?

mentre un dialogo più interessante potrebbe essere: 

Marito
Questa volta torni?

La seconda frase apre immediatamente una storia precedente.


12. USA IL SOTTOTESTO

Il sottotesto è ciò che il personaggio pensa o prova senza dirlo direttamente. Nella vita reale raramente diciamo sempre esattamente ciò che pensiamo. Nel cinema può essere ancora più interessante.

Esempio pratico: Una coppia sta per separarsi.

Lei

Hai comprato il latte?

Lui

No.

Lei

Te lo dimentichi sempre.

Apparentemente stanno parlando del latte. In realtà potrebbero parlare di anni di disattenzione.

Il significato vero della scena è sotto le parole.


13. FAI ENTRARE IL CONFLITTO NELLE SCENE

Una scena funziona meglio quando i personaggi non vogliono esattamente la stessa cosa. Il conflitto non significa necessariamente gridare. Può essere molto tranquillo. Uno vuole sapere. L'altro vuole nascondere. Uno vuole restare. L'altro vuole andare via. Uno vuole parlare. L'altro vuole evitare l'argomento.

Esempio pratico:

Figlia

Voglio sapere perché mamma se n'è andata.

Padre

Non oggi.

La scena possiede già un conflitto.


14. OGNI SCENA DEVE CAMBIARE QUALCOSA

Una buona domanda da fare dopo ogni scena è: "Alla fine della scena, che cosa è diverso rispetto all'inizio?" Può cambiare: un'informazione; un rapporto; un obiettivo; una decisione; una paura; un vantaggio; una convinzione.
Se niente cambia, forse anzi probabilmente la scena non è necessaria.

Esempio pratico: All'inizio della scena Paolo crede che Marco sia suo amico. Alla fine scopre che Marco gli ha mentito.

La scena ha prodotto un cambiamento preciso.


15. ENTRA TARDI ED ESCI PRESTO DA OGNI SINGOLA SCENA

Non soltanto la storia intera, ma anche le singole scene dovrebbero evitare introduzioni inutili. Non serve mostrare sempre un "Buongiorno", un  "Come stai?" e la risposta "Bene.", oppure un "Siediti." e "Vuoi un caffè?". Possiamo entrare direttamente nel punto importante.

Esempio pratico: Invece di mostrare un uomo che entra nello studio del medico, si accomoda e saluta, possiamo iniziare:

Medico

Il risultato non è quello che speravamo.

Immediatamente la scena possiede tensione.


16. CREA UNA DOMANDA NELLA MENTE DELLO SPETTATORE

Una storia diventa interessante quando il pubblico vuole sapere qualcosa.

Per esempio: Che cosa contiene quella lettera? Perché quel personaggio mente? Chi sta telefonando? Che cosa c'è dietro quella porta? Riuscirà il protagonista a dire la verità?

Non dobbiamo necessariamente creare un mistero poliziesco. Anche una semplice domanda emotiva può mantenere l'attenzione.

Esempio pratico: All'inizio del corto una donna mette ogni giorno un piatto di pasta davanti a una porta chiusa.
Non spieghiamo subito perché.

Lo spettatore vuole sapere che cosa c'è dietro quella porta.


17. NON SPIEGARE TUTTO SUBITO

Il principiante teme spesso che lo spettatore non capisca. Per questo tende a spiegare troppo. Ma il pubblico può comprendere progressivamente. Possiamo distribuire le informazioni.

Esempio pratico: Non dobbiamo iniziare con una frase come: "Da quando mio fratello Carlo è morto cinque anni fa in un incidente stradale..." Ma possiamo mostrare una fotografia. Una data. Un casco conservato. Una breve frase successiva.

Lo spettatore costruirà progressivamente la verità.


18. USA GLI OGGETTI COME ELEMENTI NARRATIVI

Un oggetto può raccontare moltissimo. Una chiave. Una fotografia. Un biglietto. Un telefono. Una tazza. Una vecchia videocassetta. Una scarpa. Una medaglia. Una lettera. L'oggetto può diventare il centro della storia.

Esempio pratico: Un uomo trova nella tasca del cappotto del padre morto una chiave che non riconosce.

La chiave può diventare il motore dell'intero cortometraggio.


19. DAI IMPORTANZA AI SILENZI

Non tutte le emozioni devono essere espresse attraverso dialoghi. Una pausa può essere una battuta. Uno sguardo può essere una risposta. Il silenzio diventa particolarmente importante quando un personaggio non sa, non vuole o non può dire qualcosa.

Esempio pratico:

Figlio

Papà, sei fiero di me?

Il padre lo guarda.
Non risponde subito.
Si avvicina.
Gli sistema il colletto della camicia.

Quel gesto può dire molto più di una frase lunga.


20. COSTRUISCI UNA PROGRESSIONE

Il cortometraggio non dovrebbe rimanere allo stesso livello emotivo dall'inizio alla fine. La situazione deve evolvere.

Possiamo pensare ad un crescendo: si parte dal problema poi le complicazione, poi una nuova scoperta con la crisi ma poi la decisione ed il finale. Ogni passaggio dovrebbe rendere la situazione un po' più difficile o più importante.

Esempio pratico: Un uomo perde le chiavi di casa. Poi scopre che il telefono è scarico. Poi comincia a piovere. Poi vede una luce accesa dentro casa sua. Ma lui vive solo.

La situazione cresce progressivamente.


21. CREA UN MOMENTO DI SCELTA

Uno dei momenti più importanti di una buona storia è quello nel quale il protagonista deve decidere. La decisione rivela il personaggio. Non importa soltanto ciò che gli accade. Importa ciò che fa.

Esempio pratico: Marco scopre che il suo migliore amico ha rubato del denaro. Può denunciarlo. Può proteggerlo. Può affrontarlo.

La scelta che compirà dirà allo spettatore chi è veramente Marco.


22. FAI CAMBIARE IL PROTAGONISTA

Non tutti i cortometraggi richiedono una grande trasformazione. Ma dovrebbe esserci almeno uno spostamento. Il protagonista può, ad esempio: capire qualcosa; accettare qualcosa; perdere qualcosa; superare una paura; rinunciare ad una convinzione; trovare il coraggio di agire.

Esempio pratico: All'inizio Marta non vuole parlare con il padre. Nel finale è lei a chiamarlo.

Questo semplice gesto racconta già un cambiamento.


23. PREPARA IL FINALE PRIMA DI SCRIVERE TUTTO

Non è obbligatorio conoscere ogni dettaglio del finale prima di iniziare. Ma sapere dove vogliamo arrivare aiuta moltissimo.

Il finale deve sembrare sorprendente, se possibile, ma allo stesso tempo coerente con ciò che abbiamo preparato.

Esempio pratico: Se vogliamo terminare con il protagonista che distrugge una lettera senza leggerla, dobbiamo preparare durante il film il significato di quella lettera.

Altrimenti il gesto finale sembrerà casuale.


24. RISCRIVI SENZA PAURA DI TAGLIARE

La prima versione raramente è la versione migliore. La riscrittura della sceneggiatura non significa aver fallito. Significa scrivere veramente qualcosa di migliore.

Durante la seconda versione possiamo eliminare: i dialoghi ripetitivi; le scene inutili; ipersonaggi secondari; le spiegazioni; le azioni troppo lunghe.

Una regola importante ed utile è chiedersi: "Se elimino questa scena, la storia funziona comunque?" Se la risposta è sì, forse possiamo toglierla.

Esempio pratico: Il principiante ha scritto una scena di tre pagine nella quale due amici raccontano il passato. Rileggendo scopre che le informazioni indispensabili sono soltanto due. Può ridurre la scena a una pagina.

Il film diventa più rapido e più efficace.


25. SCRIVI PENSANDO A QUALCOSA CHE PUOI DAVVERO GIRARE

Una buona idea deve anche poter diventare un cortometraggio. Questo è particolarmente importante per chi realizza cortometraggi con budget basso o medio.

Se abbiamo a disposizione un appartamento; due attori; una macchina; un piccolo bar, allora possiamo scrivere una storia molto forte utilizzando proprio quelle risorse.

Non serve necessariamente un incidente spettacolare; centinaia di comparse; un aeroporto; un elicottero; una battaglia od effetti speciali complessi. La limitazione può diventare creatività.

Esempio pratico: Un principiante vuole raccontare una catastrofe mondiale. Ma non ha budget.

Può raccontarla attraverso due persone chiuse in una cucina che ascoltano le notizie alla radio e devono decidere se uscire oppure restare ancora chiuse lì a casa. La grande storia rimane fuori campo.

Il cortometraggio resta producibile.


Una semplice procedura per iniziare

Chi non ha mai scritto una sceneggiatura può seguire questo percorso molto semplice.

- Prima scrivere l'idea in tre righe.
- Poi scrivere una logline. 
- Decidere chi è il protagonista.
- Scrivere che cosa vuole.
- Scrivere che cosa glielo impedisce.
- Decidere che cosa cambia alla fine.
- Preparare una scaletta di circa otto o dodici scene.
- Soltanto dopo iniziare a scrivere dialoghi e azioni.

Questo evita uno degli errori più comuni: cominciare dalla prima scena senza sapere dove stiamo andando. Un esempio potrebbe essere questo:

Idea: Un pensionato trova ogni mattina davanti alla propria porta un sacchetto con del pane fresco, ma non sa chi lo lasci.

Logline: "Un pensionato solitario decide di scoprire chi gli lascia ogni mattina del pane davanti alla porta e la ricerca lo conduce ad una persona che conosce molto meglio di quanto immaginasse."

Protagonista: Giulio, settantadue anni.

Desiderio: scoprire chi porta il pane.

Ostacolo: la persona evita di farsi vedere.

Trasformazione: Giulio passa dalla diffidenza alla disponibilità verso gli altri.

Finale: Giulio scopre che il pane viene lasciato da un bambino del piano superiore al quale Giulio, mesi prima, aveva fatto inconsapevolmente un piccolo favore.

Da questa base possiamo già costruire una sceneggiatura.


Una regola conclusiva ancora più importante delle altre

Prima di scrivere una scena domandiamoci sempre: "Perché lo spettatore dovrebbe voler vedere quella successiva?" Questa domanda contiene quasi tutto. Se abbiamo creato curiosità, conflitto, emozione o attesa, lo spettatore continuerà la visione. Se invece abbiamo soltanto fornito informazioni, potrebbe perdere interesse.

Il cortometraggio ha bisogno di precisione. Ogni immagine deve avere un motivo. Ogni dialogo deve avere una funzione. Ogni personaggio deve servire alla storia. Ogni scena deve spostare qualcosa.

E soprattutto il protagonista deve trovarsi, prima o poi, davanti a qualcosa che lo costringe a scegliere. Perché è proprio nelle scelte che un personaggio diventa interessante.

Ed è proprio attraverso quelle scelte che una semplice idea può trasformarsi in una vera storia cinematografica.