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Maggie Fitzgerald in Million Dollar Baby
* Il Pugilato come Specchio del Mondo

Perché la boxe e non un altro sport

La boxe è, tra tutti gli sport, quello che il cinema ha usato più frequentemente come metafora della condizione umana - da Toro Scatenato di Scorsese a Rocky di Avildsen a Cinderella Man di Howard - e non è un caso. Il ring ha caratteristiche che altri sport non hanno: è uno spazio chiuso e delimitato, come il palcoscenico di un teatro. È uno scontro diretto tra due individui, senza squadra che possa proteggere o assistere. La violenza è esplicita e ritualizzata, regolamentata e brutale allo stesso tempo. E soprattutto: nel ring si è completamente soli.

Per Maggie Fitzgerald, la boxe è la prima cosa nella vita in cui è davvero sola, sola con la propria forza, sola con le proprie decisioni, sola con le conseguenze. Non ha la famiglia che la supporti, non ha un passato sportivo da cui essere definita. Ha le mani e la determinazione. In questo senso, la boxe è la perfetta metafora della sua vita: ha sempre dovuto combattere da sola, e in questa solitudine ha imparato a trovare la propria potenza.

Per Frankie, la boxe è la lingua che conosce meglio ma che non ha mai imparato a usare completamente: è il mestiere in cui eccelle tecnicamente ma che non riesce a gestire emotivamente. Il suo rifiuto di mandare i propri pugili agli incontri decisivi per quella paura di vederli feriti che gli costa Big Willie e quasi gli costa Maggie, è il suo blocco psicologico esternalizzato in una pratica professionale.

L'autenticità del mondo del ring

La qualità che rende il mondo pugilistico di Million Dollar Baby diverso da quello di quasi tutti gli altri film di boxe è l'autenticità artigianale che viene direttamente da F.X. Toole cioè dall'esperienza vera di Jerry Boyd come cutman e allenatore di palestra. Non è il ring di Hollywood con i suoi campioni lucidati, le arene illuminate, i promoter in giacca e cravatta. È il ring di periferia con le corde consumate, le borse da punzonare rattoppate con il nastro adesivo, i boxers che si allenano per pochi dollari alla settimana sperando in una chance che arriverà tardi, se arriverà.

I personaggi che popolano la Hit Pit da Danger Barch, il pugile dilettante e infantile che fa da controcanto comico alla storia principale, a Big Willie Little che abbandona Frankie per inseguire il titolo, e gli sparring partner anonimi, sono tutti usciti da quella tradizione letteraria di Boyd: persone reali di un mondo reale, non archetipi del cinema sportivo.

Billie "The Blue Bear" ed il finale sportivo come colpo basso

Lucia Rijker, la campionessa olandese di kickboxing e boxe che interpreta il personaggio di Billie "The Blue Bear", è una scelta di casting che merita una nota specifica. Rijker era nel 2004 una delle più grandi boxeur al mondo, e la sua presenza fisica nel film ha una credibilità che nessuna attrice, per quanto brava, avrebbe potuto replicare. Il suo personaggio come la lottatrice tedesca con metodi scorretti, allenata da un promoter senza scrupoli, non è un personaggio di cartone: è la manifestazione concreta del pericolo che Frankie aveva sempre cercato di tenere lontano dai suoi pugili.

Il colpo che mette fuori gioco Maggie ed arrivato dopo il gong, mentre Maggie aveva abbassato la guardia credendo che il round fosse finito, è l'epitome, il riassunto della filosofia sportiva corrotta che il film oppone alla palestra di Frankie. Non è il pericolo della boxe in sé: è la boxe senza etica, senza rispetto delle regole, senza quella forma di dignità rituale che trasforma la violenza in sport.


* Perchè ha conquistato Pubblico e Critica in modo inaspettato

La risposta a questa domanda è complessa ed ha più strati. Il primo, più ovvio, è il già citato effetto di tradimento narrativo: nessuno si aspettava quella storia in quel film, e la sorpresa ha amplificato enormemente l'impatto emotivo.

Ma c'è qualcosa di più profondo. Million Dollar Baby ha funzionato su un pubblico straordinariamente vasto, dagli amanti del cinema d'autore al pubblico del venerdì sera, perché ha trovato il modo di parlare di cose universali attraverso storie particolarissime. La relazione tra Frankie e Maggie è tecnicamente quella di un allenatore ed una pugile, ma è anche quella di un padre ed una figlia, ed ogni spettatore che abbia mai avuto un genitore, ogni genitore che abbia mai avuto un figlio/a, riconosce qualcosa di quel legame.

La domanda centrale del film: fino a che punto si è disposti ad arrivare per l'amore di qualcuno? non appartiene al genere sportivo. Appartiene all'esperienza umana universale. E Eastwood la pone con una semplicità così disarmante, senza enfasi retoriche, senza musica che manipoli, che arriva allo stomaco prima ancora di arrivare alla mente.

C'è chi ha scritto: "Sono entrato in sala pensando di vedere una specie di Rocky al femminile. Sono uscito frastornato. Travolto dalla semplice verità della sua conclusione." Questa testimonianza è probabilmente la critica più efficace che si possa fare del film: quella "semplice verità" è ciò che lo distingue da qualsiasi altro film sportivo, da qualsiasi altro film drammatico. Non cerca di essere più grande di quello che è. Non cerca di essere il film-che-insegna-qualcosa. È semplicemente la storia di tre persone che si sono volute bene nel modo imperfetto in cui le persone si vogliono bene, e di quello che quella storia ha significato per ciascuno di loro.


* 20 punti positivi del film

1. La struttura narrativa in tre atti con la svolta del terzo La costruzione bait-and-switch (cioè un film che inganna le aspettative del pubblico, film sportivo per i primi due terzi, dramma morale nell'ultimo terzo) è un'operazione narrativa di rara audacia che funziona perfettamente perché le fondamenta sono solide.

2. Il personaggio di Maggie Fitzgerald Una delle protagoniste femminili più complete, credibili e non paternalistiche del cinema americano degli anni Duemila. Forte non nonostante la sua storia difficile, ma proprio attraverso di essa.

3. La performance di Hilary Swank Il secondo Oscar della sua carriera è più che meritato: Swank ha non solo appreso le tecniche di boxe in modo credibile, ma ha costruito un personaggio fisicamente e psicologicamente coerente dall'inizio alla fine.

4. La performance di Clint Eastwood Sottovalutata perché Swank e Freeman prendono i riflettori, ma la sua prestazione è di una profondità e di una compostezza straordinarie. Eastwood non recita Frankie: lo abita.

5. Morgan Freeman come narratore e personaggio La scelta di Freeman come voce narrante non è solo estetica: è drammaturgicamente essenziale. La sua presenza dà al film la qualità di una storia già compiuta, ma riascoltata con affetto.

6. La sceneggiatura di Paul Haggis Adattamento coraggioso e preciso delle storie di F.X. Toole, con un ritmo di dialogo asciutto ed antiretorico che rispetta l'intelligenza dello spettatore.

7. La fotografia di Tom Stern Il chiaroscuro come sistema narrativo, non come decorazione. Una delle fotografie più coerenti e più significative del cinema americano degli anni Duemila.

8. La musica composta da Eastwood La scelta di scrivere una colonna sonora minimalista e discreta, che non dice allo spettatore cosa sentire ma accompagna quello che sente, è esemplare.

9. L'autenticità del mondo pugilistico Derivata direttamente dall'esperienza vera di F.X. Toole, questa autenticità dà al film una qualità quasi documentaristica nel ritratto di un ambiente che il cinema tende a romanticizzare.

10. La relazione padre-figlia come cuore emotivo L'universalità di questo legame, trascritto in forme insolite ed indirette, è la ragione per cui il film funziona soprattutto su spettatori che non hanno interesse particolare per la boxe.

11. Il coraggio del finale Pochi film di grande produzione americana del 2004 avrebbero osato andare dove va Million Dollar Baby nel suo terzo atto. Il coraggio narrativo è il fondamento del suo impatto emotivo.

12. Il casting di Lucia Rijker come Blue Bear Una campionessa di boxe vera che porta nel film una credibilità fisica inalienabile ed una minaccia autentica.

13. La gestione del tema dell'eutanasia Non propagandistica, non moralistica, non semplificatrice. Una presentazione onesta di una scelta impossibile.

14. Il personaggio di Danger Barch Il controcanto comico interpretato da Jay Baruchel cioè il pugile mediocre e ostinato che Scrap allena di nascosto, alleggerisce la tensione narrativa senza mai banalizzarla, e porta il suo piccolo arco di redenzione autonomo.

15. La riflessione religiosa di Frankie Le conversazioni di Frankie con il prete (Brían F. O'Byrne) introducono la dimensione spirituale in modo non didascalico: le domande di Frankie sono genuine, le risposte del prete sono genuine, e nessuno ha ragione.

16. La scena della famiglia di Maggie Uno dei ritratti più impietosi e più onesti della povertà culturale americana cioè la madre obesa, il fratello furbo, il sussidio statale come orizzonte esistenziale, senza mai cadere nella caricatura.

17. Il montaggio di Joel Cox Sobrio, classico, al servizio della storia. Il ritmo del film è quello di un romanzo, non di un prodotto di genere.

18. Il budget ridotto come scelta estetica Girato per circa 30 milioni di dollari, il film dimostra che la qualità cinematografica non dipende dall'abbondanza di mezzi ma dalla chiarezza della visione.

19. La regia senza effetti speciali Nessuna CGI, nessuna camera trick, nessuna tecnologia che sostituisca la narrazione. Eastwood fa il cinema classico nel senso più nobile del termine.

20. La persistenza nel tempo Vent'anni dopo l'uscita, il film non è invecchiato. La qualità che regge il tempo non è la tecnica ma è la verità umana che racconta.


* 20 punti critici

1. Le sottotrame secondarie non sempre integrate Le storie parallele come Danger Barch, la visita della famiglia di Maggie, alcune sequenze della vita di Scrap, appaiono talvolta come episodi separati più che come elementi organici della narrazione principale.

2. Il ritmo lento nella prima ora Per spettatori abituati ai ritmi del cinema contemporaneo, la costruzione lenta dei personaggi nei primi sessanta minuti può risultare eccessivamente trattenuta.

3. Il personaggio di Frankie come stereotipo del "burbero dal cuore d'oro" Nonostante la profondità con cui Eastwood lo interpreta, Frankie ricalca un archetipo così frequente nel cinema sportivo da risultare in certi momenti prevedibile.

4. La famiglia di Maggie come caricatura Il ritratto della famiglia Fitzgerald: la madre consumista, il fratello furbo, la sorella volgare, è funzionale narrativamente ma stilisticamente tende alla caricatura, perdendo in sfumatura quello che guadagna in efficacia.

5. La mancata spiegazione del conflitto con la figlia di Frankie L'omissione della ragione del silenzio della figlia di Frankie, scelta drammaturgicamente coraggiosa, può lasciare in alcuni spettatori una sensazione di incompletezza narrativa.

6. Il personaggio di Billie "The Blue Bear" come villain senza sfumature Lucia Rijker ha una presenza fisica straordinaria, ma il suo personaggio rimane bidimensionale: è il male senza un passato, senza una motivazione, una complessità propria.

7. La sequenza sportiva nella fase di ascesa di Maggie risente del cliché di genere Il montaggio degli incontri vittoriosi, la costruzione progressiva verso il titolo, il "nemico difficile da battere": sono tutti elementi del genere sportivo che Haggis non riesce a rinnovare completamente.

8. La risoluzione troppo rapida dell'arco di Scrap Eddie Dupris, il personaggio narrativamente più interessante per la sua posizione di testimone lucido, non ha un arco narrativo completo: rimane solo osservatore quando potrebbe essere anche un protagonista.

9. L'assenza di prospettive femminili reali nel mondo della boxe Il film racconta la boxe femminile attraverso la prospettiva di due uomini anziani. La soggettività di Maggie come donna in uno sport maschile non viene mai davvero esplorata.

10. L'utilizzo stereotipato della povertà del Sud degli Stati Uniti Il Missouri di Maggie è dipinto con tinte molto scure che rischiano di esotizzare la povertà rurale americana invece di comprenderla.

11. La scena della casa regalata alla madre è troppo breve Uno dei momenti più rivelatori del personaggio di Maggie e della sua relazione familiare è liquidato in pochi minuti quando meriterebbe forse molto più spazio.

12. Alcune sequenze della palestra risultano visivamente piatte Mentre alcune scene sportive sono filmate in modo abbastanza poco immaginativo, due personaggi che parlano in un ufficio od in uno spogliatoio diventano visivamente molto più accattivanti, rivelando dove si trovano i veri punti di forza di Eastwood come filmmaker.

13. Il dialogo di Frankie con il prete rischia la verbosità Le conversazioni teologiche tra Frankie e il padre Horvak, pur narrativamente necessarie, tendono in certi momenti all'esplicitazione eccessiva di temi che il resto del film mostra con più eleganza.

14. L'arco di Big Willie Little è lasciato irrisolto Il pugile che abbandona Frankie per un altro allenatore sparisce dal film senza un ritorno od una conclusione: è un'incompiutezza che lascia un filo narrativo aperto.

15. Il film non esplora il contesto economico del pugilato femminile La realtà economica del pugilato femminile come i premi miseri, la mancanza di strutture, la discriminazione sistematica, è accennata ma mai davvero approfondita.

16. La voce narrante in alcuni punti anticipa troppo La struttura epistolare della voce di Scrap, pur essendo generalmente calibrata, in alcune sequenze anticipa emotivamente quello che il film non ha ancora mostrato, riducendo leggermente la tensione narrativa.

17. La scelta di un finale aperto rischia la vaghezza La deliberata ambiguità sul destino finale di Frankie dopo la scelta che fa (dove va, cosa fa, se trova pace,...) può essere letta come elegante reticenza o come elusione drammaturgica, a seconda dello spettatore.

18. La durata di 132 minuti non è sempre necessaria Il film avrebbe probabilmente guadagnato in tensione complessiva da una riduzione di dieci-quindici minuti nelle sequenze di costruzione della prima ora.

19. Il sistema delle regate e dei manager di boxe non è spiegato Per chi non conosce il mondo del pugilato, alcuni aspetti della struttura professionale del sport come il ruolo del promoter, la logica del ranking, la costruzione degli incontri verso il titolo, rimangono oscuri e rendono alcune scelte dei personaggi meno comprensibili.

20. Il rischio del didascalismo nel finale La battuta finale che Scrap pronuncia nella lettera alla figlia di Frankie, pur essendo emotivamente giusta, sfiora la didascalia esplicativa in un film che fino a quel momento aveva detto tutto in modo implicito.


Note e particolarità: L'Anima del Film

Chiudiamo con alcune osservazioni che appartengono a quello strato profondo del film in cui risiede la sua vera identità.

La scelta del titolo "Million Dollar Baby" è ambivalente in modo significativo. "Million dollar baby" è un'espressione americana colloquiale che significa qualcosa come "la cosa più preziosa che esista per me": è quello che Frankie non dice mai esplicitamente a Maggie, ma che il titolo del film dice per lui, sopratutto, prima ancora che la storia inizi.

Il fatto che Eastwood abbia composto la musica del film non è una vanità: è l'atto di un autore che vuole controllare fino all'ultimo elemento sonoro il tono della propria opera. La colonna sonora di Million Dollar Baby non è separabile dal film: ne fa parte come la fotografia, come il dialogo, come la recitazione.

La relazione tra Eastwood regista ed i propri attori ed il fatto che girasse quasi sempre al primo ciak, che non desse istruzioni elaborate, che si fidasse della preparazione che aveva fatto fare prima del set, produce nelle performance una qualità di spontaneità e di autenticità che la tecnica da sola non può dare. Hilary Swank si è allenata per quattro mesi prima delle riprese: aveva un fisico da pugile vero, non da attrice che fa la parte della pugile. E si vede ogni volta che combatte.

Infine: il film parla di morte, ma è fondamentalmente un film sul significato di una vita.
Maggie Fitzgerald, in un anno di boxe, ha vissuto più pienamente di quanto avesse vissuto in trent'anni precedenti.
Frankie Dunn, nel suo atto finale, quell'atto che lo distrugge e che salva Maggie, compie la cosa più difficile della sua vita e forse la più coerente con chi è.
Scrap da osservatore, testimone, custode della memoria trasforma la storia in letteratura scrivendola per la figlia che Frankie ha perduto.

Tre persone sole che per un breve tempo non sono state sole. Il cinema non può chiedere di più, e raramente riesce a dare tanto.