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martedi non esiste 700

* 14° PASSO - COSTRUIRE TRE FINALI CHE NON SI ASSOMIGLINO

 
-FINALE DI "IL MARTEDÌ CHE MANCA"

Alcune settimane dopo arriva un nuovo martedì.

Andrea è seduto a casa. Sul calendario ha scritto: "DOMANI NON RICORDERAI OGGI."

Questa volta non prepara piani. Non cerca di utilizzare il giorno.
Esce. Va al parco. Compra un gelato. Telefona a sua sorella. Vive una giornata normalissima.

Il mercoledì mattina non ricorderà nulla.
Ma ha capito che una giornata non vale soltanto perché possiamo raccontarla dopo.

Può avere valore anche mentre la stiamo vivendo.


- FINALE DI "LA PIANTA DELLE BUGIE"

Qualche mese dopo Marta utilizza ancora la pianta. Ma in modo completamente diverso.

Durante i colloqui non è più nel suo ufficio. È a casa.
Un giorno una sua amica le chiede: "Come stai?" Marta risponde: "Bene."

Nella stanza accanto nasce un piccolo fiore rosso.
Marta lo vede. Sorride tristemente. Prende il telefono. Richiama l'amica.
Marta: "Aspetta. Non era vero."

Questa volta utilizza la verità per aprirsi, non per controllare gli altri.


- FINALE DI "CIVICO ZERO"

Settimane dopo Samuele attraversa la stessa strada. Tra il numero 30 e il 32 esiste un piccolo giardino pubblico.

Nessun palazzo. Su una panchina sono sedute alcune persone. Samuele le riconosce. Sono Irene, Karim e Luisa.

Sono fuori. Sono liberi. Non ricordano il palazzo. Non ricordano Samuele.

Irene gli domanda: "Ci conosciamo?" Samuele la guarda. Sorride. Samuele risponde: "No." Fa una pausa, e poi: "Ma sono contento che siate qui."

Riparte con la bicicletta. Non aveva bisogno che ricordassero lui. Aveva bisogno che potessero continuare a esistere.


* PASSO 15 - PENSARE ALLA REALIZZAZIONE PRATICA

Un cortometraggio sovrannaturale deve essere anche producibile.

Queste tre storie sono state costruite appositamente con esigenze differenti.

- Il martedì che manca

Location principali: appartamento; ufficio; piccolo archivio; strada.
Effetti speciali quasi nessuno.

Il fenomeno temporale viene raccontato soprattutto attraverso montaggio, calendario, dialoghi e conseguenze.

È probabilmente il più semplice da produrre tecnicamente.

- La pianta delle bugie

Location: ufficio; casa; eventualmente ristorante o bar.
Il principale effetto consiste nella comparsa dei fiori.

Si può realizzare attraverso: stacchi di montaggio; pianta preparata in diverse versioni; piccoli effetti digitali.

È il più economico dei tre.

- Civico zero

È visivamente più ambizioso.
Servono: un portone; un androne; un corridoio; alcune stanze; esterni cittadini.

Ma non dobbiamo realmente far scomparire digitalmente un intero palazzo.

Basta utilizzare il montaggio. Samuele guarda il palazzo. Campo su Samuele. Controcampo.
Al posto del portone vediamo un normale muro oppure un passaggio differente.

Il cinema permette di rendere impossibile qualcosa attraverso due semplici inquadrature.

 

* PASSO 16 - FOTOGRAFIA E ATMOSFERA

Le tre storie devono avere anche identità visive differenti.

- Il martedì che manca

Fotografia realistica. Colori leggermente neutri. Camera stabile.

Il martedì potrebbe avere una sottilissima variazione cromatica che lo spettatore percepisce senza comprenderla immediatamente.

Per esempio una temperatura leggermente più fredda che non deve diventare evidente.

- La pianta delle bugie

Fotografia più luminosa. Colori contemporanei. Il rosso dei fiori deve diventare progressivamente dominante.

All'inizio un piccolo punto. Poi sempre più fiori.
Visivamente Marta viene quasi circondata dalle conseguenze delle proprie domande.

- Civico zero

La città esterna può essere movimentata, rumorosa, piena di persone.

Il palazzo invece deve avere una calma innaturale. Non necessariamente buia.
Potrebbe possedere luce calda, quasi accogliente.

Il pericolo non deriva dal fatto che il luogo sia terrificante. Deriva dal fatto che potrebbe diventare troppo piacevole restarci.

 

* PASSO 17 - UTILIZZARE IL SUONO IN MANIERA DIFFERENTE

Anche il suono deve distinguere completamente le tre storie.

- Il martedì che manca

Il suono può sottolineare i vuoti.
Mercoledì mattina: sveglia; rubinetto; telefono; silenzio.

La normalità rende inquietante la perdita di ventiquattro ore.

- La pianta delle bugie

Ogni fiore potrebbe produrre un minuscolo suono naturale. Non magico. Quasi il rumore di una foglia che si apre.

All'inizio Marta non lo nota. Alla fine lo spettatore riconosce quel suono immediatamente.

- Civico zero

Quando Samuele entra nel palazzo, il rumore della città scompare quasi completamente. Niente traffico. Niente clacson. Niente motorini. Soltanto passi e voci.

Quando esce, il caos urbano ritorna violentemente. Il contrasto sonoro permette di creare due mondi senza effetti visivi costosi.

 

* PASSO 18 - COME DISTRIBUIRE I 25 MINUTI

Le tre storie non devono necessariamente avere identica struttura. Anche il ritmo può cambiare.

- Il martedì che manca

Primi 5 minuti: scoperta del giorno scomparso.

Minuti 5-10: indagine sulle proprie azioni.

Minuti 10-15: scoperta della frode.

Minuti 15-22: nuovo martedì e confronto.

Ultimi minuti: mercoledì e conseguenze.

È una struttura abbastanza lineare e thriller.

- La pianta delle bugie

Primi 5 minuti: scoperta comica del potere.

Minuti 5-12: esperimenti sempre più divertenti.

Minuti 12-17: utilizzo nella vita privata.

Minuti 17-21: crollo dei rapporti.

Minuti 21-25: comprensione e rinuncia al controllo.

La struttura passa volontariamente dalla commedia al dramma.

- Civico zero

Primi minuti: consegna e scomparsa.

Parte centrale: ritorni al palazzo e conoscenza degli abitanti.

Seconda parte: scoperta della stanza destinata a Samuele.

Finale: crisi del palazzo, fuga e nomi.

È una struttura maggiormente basata sul mistero e sull'atmosfera.

 

* LE TRE STORIE COMPLETE IN FORMA SINTETICA


Titolo: "IL MARTEDÌ CHE MANCA"

Andrea, quarantadue anni, responsabile amministrativo estremamente metodico, scopre che un intero martedì è scomparso dalla propria memoria e da quella di tutti gli altri.

Il giorno è però realmente esistito. Oggi mercoledì Andrea possiede una ferita. Ieri ha prelevato denaro. Ha inviato messaggi. 

Trova una chiave sconosciuta. Investigando scopre un archivio segreto e documenti relativi a una frode aziendale.
Comprende che durante il giorno dimenticato aveva scoperto l'attività illegale del proprio direttore.
Poi scopre qualcosa di ancora più inquietante.
Il direttore conosce il fenomeno.

Utilizza da anni i martedì cancellati per compiere operazioni che nessuno può ricordare.

Andrea prepara quindi il prossimo martedì come una missione contro se stesso e contro il direttore. Lascia istruzioni. Percorsi. Documenti. Messaggi.

Quando arriva il giorno dimenticato raccoglie le prove e le invia.
A mezzanotte perde tutto. Mercoledì mattina non ricorda nulla.

Ma le conseguenze esistono. L'indagine è partita.

Andrea trova un messaggio lasciato dal proprio sé del martedì: "Non ricorderai perché lo hai fatto. Fidati della persona che eri ieri."

Nel finale arriva un altro martedì. Questa volta Andrea decide semplicemente di viverlo.

Non tutto ciò che dimentichiamo è necessariamente privo di valore.

 

Titolo: "LA PIANTA DELLE BUGIE"

Marta, trentacinque anni, lavora nella selezione del personale ed è ossessionata dal capire ciò che gli altri pensano realmente.

Compra una piccola pianta. Scopre casualmente che ogni bugia consapevole pronunciata vicino alla pianta produce un fiore rosso. All'inizio la utilizza per divertirsi. Con colleghi. Candidati. Amici. Piccole bugie quotidiane.

Poi porta la pianta nella propria vita privata. Scopre bugie più dolorose. Un'amica è gelosa. Un collega non la stima. Il compagno ha pensato di lasciarla.

Marta diventa sempre più dipendente dalla pianta. Interroga. Controlla. Mette alla prova.

Le relazioni cominciano a crollare. Durante una discussione afferma: "Non sto facendo questo perché non mi fido di voi."

E la pianta produce un fiore. Marta comprende finalmente che il problema non sono soltanto le bugie degli altri. È la propria incapacità di vivere senza controllare ogni risposta.

Non distrugge la pianta. La mette semplicemente da parte.

Nel finale dice a un'amica: "Sto bene." Dalla stanza accanto sente il piccolo rumore di un fiore che nasce.
Si ferma. La richiama. "Scusa. Non era vero."

La verità, questa volta, non serve a smascherare qualcuno. Serve a mostrarsi vulnerabile.

 

Titolo: "CIVICO ZERO"

Samuele, ventisette anni, lavora come corriere.
Una sera deve effettuare una consegna al civico zero di una strada nella quale i numeri passano direttamente dal 30 al 32.

Il palazzo appare. Samuele entra. Consegna il pacco a Irene. Quando esce il palazzo non esiste più.

Samuele però continua a ricordarlo. La sera seguente torna. Il civico zero riappare.

Irene è sconvolta perché normalmente chi esce dimentica.
Samuele comincia a conoscere gli abitanti. Persone provenienti da vite differenti. Nessuno riesce a lasciare definitivamente l'edificio.

Il palazzo sembra raccogliere persone che il mondo esterno ha progressivamente dimenticato.
Poi alcune stanze cominciano a scomparire. Con esse scompaiono anche i ricordi degli abitanti.

Samuele trova una stanza nuova. Sulla porta compare il proprio nome. Il palazzo vuole trattenerlo. Restare sarebbe facile. Nessun affitto. Nessuna precarietà. Nessuna corsa.
Nessuno potrebbe più dimenticarlo perché sarebbe circondato da persone nella sua stessa condizione.
Ma perderebbe progressivamente ogni legame con il mondo.

Samuele rifiuta. Quando il palazzo comincia a collassare si scrive addosso i nomi di tutti gli abitanti. Ed esce.

La memoria comincia immediatamente a svanire. Ripete i nomi. Li scrive. Li pronuncia. Li porta con sé.
Il palazzo scompare. 

Settimane più tardi Samuele passa dalla stessa strada. Al posto dell'edificio esiste un piccolo giardino. Su alcune panchine riconosce Irene e gli altri.

Sono finalmente nel mondo normale. Non ricordano il palazzo. Non ricordano nemmeno lui.

Irene domanda: "Ci conosciamo?" Samuele potrebbe raccontarle tutto. Decide di no. Risponde: "No." Poi aggiunge: "Ma sono contento che siate qui."

E riparte.

 

* PERCHÉ QUESTE TRE STORIE SONO REALMENTE DIFFERENTI

Il primo cortometraggio parla di tempo, responsabilità e memoria.
Il secondo parla di verità, controllo e rapporti umani.
Il terzo parla di esistenza, appartenenza e bisogno di essere ricordati.

Anche il sovrannaturale funziona in tre modi diversi.

Nel primo è una regola temporale impersonale.
Nel secondo è uno strumento quasi domestico che progressivamente diventa moralmente pericoloso.
Nel terzo è un intero spazio impossibile che possiede quasi una propria volontà.

Anche i protagonisti reagiscono diversamente.

Andrea deve investigare.
Marta deve imparare a smettere di investigare.
Samuele deve scegliere se appartenere a un mondo oppure all'altro.

Queste differenze sono importanti.

Quando sviluppiamo più idee dello stesso genere, non dobbiamo cambiare semplicemente: il nome del protagonista; il luogo; il tipo di fantasma; il finale.

Dobbiamo modificare il meccanismo drammaturgico stesso.

 

* UNA REGOLA MOLTO UTILE PER INVENTARE ALTRE STORIE

Per creare un nuovo cortometraggio sovrannaturale si può utilizzare questa formula: "Che cosa accadrebbe se una persona normale ottenesse improvvisamente qualcosa che desidera profondamente, ma attraverso una regola impossibile?"
E poi aggiungere: "Qual è il prezzo?"

Andrea desidera controllo e certezza. Il tempo gli dimostra che non può possederli completamente.

Marta desidera conoscere la verità. Ottiene la possibilità di scoprirla e comprende che conoscere tutto può distruggere la fiducia.

Samuele desidera sentirsi appartenente a qualcosa. Trovare un luogo che sarebbe disposto a trattenerlo per sempre.

Questa struttura permette di costruire un sovrannaturale che non è soltanto strano. È personalmente significativo.


IN CONCLUSIONE

Un buon cortometraggio sovrannaturale non deve partire necessariamente da una presenza inquietante. Può partire da un giorno che nessuno ricorda. Da un fiore che non dovrebbe nascere. Da un numero civico che non esiste.

L'elemento impossibile può essere minuscolo. Ciò che deve diventare grande sono le conseguenze.

Il sovrannaturale funziona quando entra nella zona più vulnerabile del protagonista. 
Andrea deve confrontarsi con ciò che significa essere responsabili anche quando nessuno ricorda.
Marta deve comprendere che una relazione non può sopravvivere se ogni parola viene sottoposta a verifica.
Samuele deve capire che essere ricordati non significa necessariamente essere trattenuti.

Il vero scopo dello sceneggiatore non è quindi chiedersi soltanto: "Quale cosa impossibile posso inventare?" ma la domanda più importante è: "Quale scelta umana diventa possibile grazie a questa cosa impossibile?"

Quando troviamo una buona risposta, il sovrannaturale smette di essere semplicemente un effetto. Diventa racconto. Diventa conflitto. Diventa personaggio. E soprattutto diventa Cinema.