Il finale è inaspettato perché non chiude con abbracci e lacrime, ma con due uomini seduti a terra a sistemare vecchi giocattoli. È un gesto umile, visivo, cinematografico. La fratellanza non viene dichiarata: viene praticata. Il finale non deve consistere in una scoperta ulteriore del tipo “in realtà erano fratelli davvero”. Sarebbe una scorciatoia melodrammatica e toglierebbe forza al tema. Il finale più interessante è che la verità biologica rimanga quella: non sono fratelli di sangue. Il colpo di scena non è documentale, ma morale.
Il titolo del Cortometraggio di circa 20/25 minuti "2 fratelli, stesso cognome" è semplice, ma carico di ambiguità. Il cognome è ciò che i due protagonisti hanno condiviso per tutta la vita: sui documenti, a scuola, in famiglia, nelle fotografie, nei ricordi. Non sono figli dello stesso padre. Non sono figli della stessa madre. Ma il cognome, da solo, non basta più. Alla fine del corto, però, proprio quel cognome non sarà più una maschera: diventerà una scelta.








