Xiaomi 17 Ultra per girare un cortometraggio:
come trasformare uno smartphone in una piccola macchina da cinema
Prima di tutto conviene chiarire un punto terminologico: lo Xiaomi 17 Ultra non è una cinepresa, ma uno smartphone di fascia alta progettato con una sezione fotografica e video particolarmente evoluta. Proprio per questo può però diventare, nelle mani di un videomaker preparato, una vera macchina da ripresa per cortometraggi a basso e medio budget. Dispone di una fotocamera principale Leica equivalente a 23 mm con sensore da 1", di un teleobiettivo Leica da 200 MP con zoom ottico meccanico equivalente a 75-100 mm e di un ultra-grandangolare equivalente a 14 mm. Registra fino a 8K 30 fps, 4K fino a 120 fps, Dolby Vision e, elemento particolarmente interessante per chi vuole lavorare seriamente in postproduzione, LOG fino a 4K 120 fps con supporto ACES.
Per un filmmaker principiante questi numeri hanno valore soltanto se vengono trasformati in un metodo di lavoro. Il vantaggio dello Xiaomi 17 Ultra non consiste nel poter scrivere "8K" sulla locandina del corto. Consiste soprattutto nel mettere a disposizione, dentro uno strumento relativamente piccolo, tre focali molto diverse, un sensore principale grande per uno smartphone, stabilizzazione ottica sulla camera principale e sul teleobiettivo, una modalità Pro ed un workflow LOG compatibile con una gestione professionale del colore.
Perché può essere una scelta molto interessante per un principiante
Un giovane videomaker tende spesso a pensare che il cinema dipenda soprattutto dalla macchina utilizzata. In realtà, per un cortometraggio, contano prima di tutto la sceneggiatura, poi la recitazione, il suono, la luce, la composizione ed infine il montaggio. Lo Xiaomi 17 Ultra è interessante perché riduce una parte delle difficoltà tecniche senza impedire di lavorare in maniera consapevole.
È leggero, immediatamente disponibile, permette di passare rapidamente da una focale molto ampia ad un teleobiettivo vero e dispone di modalità Pro nelle quali Xiaomi consente di controllare parametri come bilanciamento del bianco, fuoco, tempo di esposizione e ISO.
Questo significa che il videomaker può smettere di affidarsi completamente agli automatismi e cominciare a ragionare come un vero Direttore della Fotografia. Non più: "Decide la macchina.", ma: "Il filmmaker decide quale esposizione, quale temperatura colore, quale fuoco e quale focale appartengono alla scena."
Ed è esattamente questo passaggio che comincia a creare un vero linguaggio cinematografico.
Il suo punto di forza più importante: la camera principale da 23 mm
Per un cortometraggio, il vero cuore dello Xiaomi 17 Ultra è a nostro giudizio la fotocamera principale equivalente a 23 mm, con sensore da 1", apertura f/1.67 e stabilizzazione ottica. È quella che conviene utilizzare nella maggior parte delle situazioni.
Non perché sia necessario girare tutto a 23 mm, ma perché rappresenta il miglior compromesso tra qualità, luce disponibile, stabilizzazione e versatilità.
Con il 23 mm si possono effettuare riprese per ottimi dialoghi a due; mezzi busti ambientati; riprese in interni piccoli; movimenti con gimbal; scene notturne; esterni urbani; inquadrature narrative nelle quali l'ambiente deve rimanere importante.
Il principiante dovrebbe evitare di pensare: "Ho tre focali, quindi devo usarle tutte continuamente."
Il cortometraggio acquista coerenza quando le focali vengono scelte per ragioni narrative.
Il 75-100 mm è la vera arma cinematografica
Il secondo elemento particolarmente interessante è il teleobiettivo Leica da 200 MP, dotato di zoom ottico meccanico tra 75 e 100 mm equivalenti, con OIS.
Questa gamma è estremamente interessante per i primi piani; per mezzi primi piani; per ritratti; per dettagli; per campi-controcampi; per scene sentimentali; in thriller; ed in riprese nelle quali si desidera comprimere lo spazio.
Un primo piano a 75-100 mm tende a risultare molto più naturale sul volto rispetto ad un primissimo piano ottenuto avvicinando il 14 mm od il 23 mm a pochi centimetri dall'attore.
In un dramma potrebbe essere utilizzato per isolare il protagonista.
In un thriller può comprimere visivamente il rapporto tra personaggio e sfondo.
In una scena romantica può separare maggiormente i personaggi dall'ambiente.
In strada può permettere di osservare qualcuno da lontano senza dare alla macchina da presa una presenza troppo aggressiva.
Bisogna però ricordare che il teleobiettivo ha un'apertura più chiusa rispetto all'obiettivo principale, f/2.39-2.96. In poca luce il 23 mm principale rimane quindi normalmente la scelta più prudente.
Il 14 mm: utile, ma da non abusare
L'ultra-grandangolare Leica equivalente a 14 mm possiede un campo di 115° e apertura f/2.2.
Può essere molto utile quando bisogna mostrare una location; una stanza stretta; un corridoio; un edificio; una folla; un personaggio inserito fortemente nell'ambiente.
Può funzionare particolarmente bene nella commedia, dove una prospettiva più ampia può accentuare spazio e movimento, oppure nel thriller e nell'horror quando si desidera che l'ambiente sembri dominante.
Ma è proprio la focale che è da utilizzare con maggiore cautela.
Se viene portata troppo vicino al volto può alterare il naso, la fronte, le proporzioni del viso e la distanze tra primo piano e sfondo.
Questa deformazione può essere voluta. Ma deve essere una scelta narrativa, non un errore.
Le impostazioni di base come punto di partenza
Per un cortometraggio destinato ad un vero lavoro di postproduzione, impostare come base: 4K, 30 fps, modalità Pro, LOG, bilanciamento del bianco bloccato, esposizione manuale o controllata manualmente, fuoco bloccato quando possibile.
Lo Xiaomi 17 Ultra supporta ufficialmente il 4K a 30, 60 e 120 fps e LOG fino a 4K 120 fps.
Perché 30 fps? Perché è un formato ufficialmente dichiarato dal produttore e consente un workflow stabile. Se il firmware e la modalità utilizzata offrono anche 24 o 25 fps, possono essere valutati in funzione del progetto; ma non imposteremmo l'intera produzione su una modalità non verificata prima delle riprese. Con 30 fps, il tempo di esposizione cinematograficamente più naturale sarà normalmente intorno a 1/60 s. È l'equivalente pratico della classica regola dell'otturatore a circa 180°.
Il movimento conserva così una quantità di motion blur naturale senza apparire né eccessivamente scattoso né artificiosamente sfocato.
L'impostazione che non dovrebbe mai rimanere automatica: il bilanciamento del bianco
Uno dei problemi più evidenti nei cortometraggi realizzati con smartphone è il colore che cambia durante la stessa scena. Un personaggio si sposta. Il cellulare interpreta una nuova zona dell'inquadratura. La temperatura colore cambia automaticamente. La prima parte della scena è calda. La seconda diventa più fredda.
È molto difficile costruire un'immagine cinematografica coerente in questo modo. La modalità Pro Xiaomi permette di intervenire manualmente sul bilanciamento del bianco.
Il filmmaker dovrebbe quindi misurarlo all'inizio della scena e poi bloccarlo.
In un esterno diurno potrebbe trovarsi, indicativamente, intorno ai 5.500 K.
Ma non dovrebbe trasformare questo numero in una legge. La scelta corretta è misurare la luce effettiva. Una semplice carta grigia può essere estremamente utile.
Anche l'esposizione deve smettere di respirare autonomamente
Il secondo automatismo da eliminare è l'esposizione che sale e scende autonomamente.
Durante un dialogo, il volto di un attore non dovrebbe schiarirsi improvvisamente soltanto perché l'altro personaggio, vestito di nero, entra nel campo.
Una volta trovata l'esposizione corretta, dovrebbe rimanere coerente per tutta la sequenza.
Ancora più importante quando si gira in LOG. Il LOG dà grande libertà di color grading, ma non è una scusa per sottoesporre.
Nel thriller un errore frequente è pensare: "La scena deve essere buia, quindi registro tutto molto scuro." È esattamente il contrario di ciò che consiglieremmo.
Il filmmaker dovrebbe dare al sensore una sufficiente informazione pulita e costruire il nero attraverso illuminazione, contrasto e color grading.
Un'immagine sottoesposta e rumorosa rimane sempre un'immagine sottoesposta e rumorosa.
LOG oppure Dolby Vision?
Lo Xiaomi 17 Ultra mette a disposizione sia Dolby Vision sia LOG. Per un filmmaker principiante che non intende effettuare una vera color correction, Dolby Vision può produrre rapidamente immagini molto gradevoli.
Per chi invece vuole realizzare un cortometraggio da montare e colorare seriamente in DaVinci Resolve, sceglieremmo LOG. La ragione è semplice. Il LOG conserva un'immagine meno "finita", ma pensata proprio per essere lavorata successivamente.
Xiaomi è inoltre ACES Product Partner e mette a disposizione per Xiaomi 17 Ultra un workflow ACES raccomandato, il white paper dello Xiaomi Log e LUT ufficiali.
Questa è una caratteristica molto più importante del semplice numero dei megapixel.
Permette infatti di inserire lo smartphone dentro un vero processo di gestione colore.
Un workflow DaVinci Resolve molto razionale
Una procedura efficace potrebbe essere questa: ripresa in Xiaomi LOG; importazione del materiale in DaVinci Resolve; utilizzo del workflow ACES consigliato da Xiaomi oppure della LUT ufficiale come punto di partenza; correzione dell'esposizione; correzione del bilanciamento colore; matching tra le inquadrature; uso del look creativo; output Rec.709 per la normale distribuzione SDR.
Xiaomi mette esplicitamente a disposizione documentazione e file dedicati al workflow ACES per Xiaomi 17 Ultra. Questo approccio è molto più professionale che applicare dieci LUT casuali scaricate da Internet e scegliere quella che rende l'immagine più "cinematografica".
Le impostazioni standard scena per scena
| Scena | Focale consigliata | Registrazione | Otturatore indicativo | Approccio |
|---|---|---|---|---|
| Dialogo interno | 23 mm per campo a due, 75 mm per primi piani | 4K 30p LOG | 1/60 | WB bloccato, ISO più basso possibile, fuoco controllato |
| Esterno con traffico | 23 mm; 75-100 mm per compressione | 4K 30p LOG | 1/60 | filtro ND, WB fisso, gimbal/treppiede |
| Parco | 23 mm per ambiente, 75-100 mm per ritratto | 4K 30p LOG | 1/60 | luce laterale o controluce morbido |
| Notturna controllata | soprattutto 23 mm | 4K 30p LOG | 1/60 | aggiungere luce invece di alzare eccessivamente ISO |
| Thriller/noir | 23 mm + 75/100 mm | 4K 30p LOG | 1/60 | contrasto costruito con luci e negative fill |
| Commedia | 23 mm, 14 mm selettivamente | 4K 30p | 1/60 | luce più aperta, ambiente leggibile |
| Primo piano drammatico | 75-100 mm | 4K 30p LOG | 1/60 | camera stabile, fuoco sugli occhi |
| Slow motion | 23 mm oppure tele se c'è molta luce | 4K 60/120p LOG | 1/120 o 1/240 circa | soltanto per vere azioni da rallentare |
Il 4K 120p LOG è una capacità reale del telefono, ma non dovrebbe diventare l'impostazione standard soltanto perché è disponibile. Va utilizzato quando serve rallentare realmente un movimento. Per un normale dialogo comporta più dati, maggiore elaborazione e nessun vantaggio narrativo.
Dialogo interno: come impostarlo
Immaginiamo due attori seduti in un salotto.
Per il master dovremmo utilizzare il 23 mm. Non necessariamente un grandissimo campo: basterebbe un piano medio a due.
Per i primi piani passeremmo, quando lo spazio lo consente, al 75 mm circa. Il teleobiettivo permette di mantenere una distanza maggiore dall'attore ed ottenere un volto più naturale.
Imposteremmo la macchina a: 4K; 30 fps; LOG; 1/60; WB fisso; ISO quanto più basso possibile.
La luce dovrebbe essere progettata prima. Una finestra può essere la key light. Mentre una piccola luce LED può diventare fill. Ed un pannello nero può sottrarre luce sul lato opposto del viso.
Già con questa configurazione il film può smettere di sembrare "ripreso con il telefono".
Esterno urbano con traffico
Qui utilizzeremmo soprattutto il 23 mm. Permette di mostrare il personaggio insieme all'ambiente.
Il 75-100 mm diventerebbe invece perfetto per isolare un pedone; un sospetto; un dettaglio; un volto nella folla.
All'esterno il vero accessorio indispensabile diventa il filtro ND.
Se il filmmaker vuole mantenere 1/60 s sotto un sole forte, senza ND rischia di dover accettare tempi molto più rapidi.
La conseguenza è un movimento troppo secco, con quella tipica impressione "video".
Il Photography Kit Pro ufficiale Xiaomi accetta filtri da 67 mm, compresi ND e Black Mist.
Questa è una caratteristica importantissima per chi vuole utilizzare seriamente il cellulare come macchina cinematografica.
Una scena nel parco
Nel parco alterneremmo due approcci.
Il 23 mm quando il personaggio deve appartenere allo spazio.
Il 75-100 mm quando deve esserne emotivamente separato.
Un ragazzo solo su una panchina, ripreso con un teleobiettivo, può sembrare circondato di verde ma isolato.
Una coppia ripresa con il 23 mm può invece respirare dentro il grande ambiente.
Se possibile, eviteremmo le ore centrali con sole verticale.
Una scena girata nel tardo pomeriggio offre gratuitamente la luce laterale; ombre più lunghe; profondità; separazione.
Il Direttore della Fotografia deve imparare prima ad utilizzare il sole e soltanto dopo ad aggiungere lampade.
La scena notturna controllata
Qui lo Xiaomi 17 Ultra mostra uno dei motivi per cui la camera principale è tanto importante.
Il sensore da 1" e l'apertura f/1.67 aiutano in condizioni di luce difficile. Xiaomi utilizza inoltre il sistema LOFIC HDR proprio per aumentare la gestione delle alte luci e della gamma dinamica.
Ma "ottima camera notturna" non significa che "non servono luci."
Per un cortometraggio serio faremmo esattamente il contrario. Bisognerebbe creare una piccola illuminazione controllata. Una lampada pratica nell'ambiente. Una LED morbida fuori campo. Una di controluce. Lasciare una zona più scura.
Il 23 mm raccoglierà così un'immagine molto più pulita.
Il noir deve essere illuminato per sembrare buio, non semplicemente registrato al buio.
Thriller e noir
Con lo Xiaomi 17 Ultra utilizzeremmo molto la combinazione: 23 mm + 75-100 mm.
Con il 23 mm per gli avvicinamenti; corridoi; movimenti; inquadrature soggettive ambientate.
Invece il 75-100 mm per gli sguardi; il sospetto; la compressione; i dettagli; l'osservazione a distanza.
Il 14 mm può diventare una scelta espressiva. Per esempio un personaggio intrappolato in una stanza. Ma se viene utilizzato continuamente perde completamente il proprio valore.
Nel Dramma
Nel dramma l'errore più comune è pensare che il look cinematografico richieda movimenti continui. Molto spesso è vero il contrario.
Utilizzando, ad esempio, il 75 mm, con cellulare fermo. Inquadrare il volto. Silenzio. Una buona luce laterale. Un attore bravo. Può essere molto più cinematografico di un elaborato movimento di gimbal.
Per i dialoghi alterneremmo il 23 mm per il rapporto tra i personaggi; ed il 75-100 mm quando la scena entra nella loro interiorità.
La Commedia
La commedia può accettare una maggiore presenza dello spazio. Quindi il 23 mm diventa particolarmente utile. Anche il 14 mm può essere utilizzato, soprattutto quando la comicità nasce dalla disposizione dei personaggi, dalla scenografia, da qualcosa che accade contemporaneamente sullo sfondo.
La fotografia può essere leggermente meno contrastata, con visi ben leggibili e colori più aperti.
"Commedia" però non significa automaticamente immagine piatta e sovrailluminata. La luce deve continuare ad avere una direzione.
La stabilizzazione
La camera principale ed il teleobiettivo dispongono di OIS. Xiaomi offre inoltre come opzione ShootSteady, ma arriva ufficialmente fino a 2,8K 60 fps.
Per questo, se il progetto finale è pensato in 4K, preferiremmo impostare: OIS; utilizzare un treppiede od un monopiede od un gimbal.
Utilizzeremmo ShootSteady soltanto quando una particolare ripresa dinamica lo richiede e accettando la diversa risoluzione.
Quando utilizzare 8K
L'8K 30 fps è disponibile, ma non lo adotteremmo come formato principale. Lo utilizzeremmo soltanto per le inquadrature statiche da ritagliare; plate per VFX; establishing shot; riprese nelle quali è realmente utile un margine di reframing.
Registrare continuamente alla massima risoluzione aumenta il carico di elaborazione, la dimensione dei file e la temperatura della macchina (come segnalato dalla stessa Xiaomi).
Per un cortometraggio, la continuità e l'affidabilità sono più importanti dell'8K.
Il problema del surriscaldamento
Uno smartphone non è una cinepresa con ventola e sistema di raffreddamento pensato per ore di registrazione continua. Xiaomi considera normale un aumento di temperatura durante registrazioni impegnative e dichiara la presenza di un sistema di gestione termica.
Sul set questo significa semplicemente lavorare con intelligenza. Registrare il take. Poi interrompere. Preparare la successiva. Evitare quindi di lasciare inutilmente la registrazione attiva per venti minuti mentre si discute con gli attori.
È una disciplina cinematografica che fa bene anche alla troupe.
Messa a fuoco
Per una persona che cammina verso la camera può essere utile il tracking.
Per un primo piano statico preferiremmo invece una messa a fuoco bloccata.
Xiaomi mette a disposizione ProFocus, tracking degli occhi e tracking del movimento, oltre alla regolazione manuale della messa a fuoco in modalità Pro.
Il principio dovrebbe essere: utilizzare l'autofocus quando serve inseguire qualcosa; utilizzare un fuoco controllato quando la scena è controllabile.
Esposizione e ISO
Non proporremmo un "ISO magico" valido per ogni scena. Il valore dipende dalla modalità, dal sensore utilizzato e dall'illuminazione.
La regola professionale più utile è: ISO più basso compatibile con l'esposizione desiderata.
Se per avere l'immagine corretta il filmmaker deve aumentare enormemente ISO, il problema probabilmente non è più la camera. Manca luce. Meglio aggiungere quindi una lampada da 60 o 100 W che chiedere al software di inventare informazione che il sensore non ha registrato.
Il Photography Kit Pro: accessorio quasi obbligatorio
Per un utilizzo cinematografico serio considereremmo lo Xiaomi 17 Ultra Photography Kit Pro come uno degli accessori più sensati. Perchè a ggiunge una impugnatura fisica; un pulsante video; il comando dello zoom; una manopola configurabile per EV, ISO, shutter o WB; una batteria da 2.000 mAh; una filettatura/adattatore per filtri da 67 mm.
Trasforma così il telefono da oggetto da tenere con due dita a strumento molto più simile ad una macchina fotografica. E soprattutto consente l'utilizzo semplice degli ND.
Gli accessori che fanno realmente la differenza
Il set che consiglieremmo non dovrebbe diventare una montagna di accessori. Un buon cortometraggio può essere prodotto con pochi strumenti, purché scelti bene:
- Xiaomi 17 Ultra Photography Kit Pro, soprattutto per ergonomia e filtri 67 mm.
- ND variabile di buona qualità da 67 mm per mantenere il tempo di posa cinematografico all'aperto.
- Black Mist molto leggero, per esempio 1/8, soltanto quando si vuole ammorbidire leggermente il carattere digitale senza distruggere contrasto e dettagli.
- Gimbal a 3 assi per i soli movimenti veri, non per ogni inquadratura.
- Treppiede robusto con testa fluida per dialoghi e riprese statiche.
- Sistema audio wireless a due trasmettitori oppure, ancora meglio quando possibile, boom + registratore esterno.
- Microfono shotgun/hypercardioide su boom per il dialogo.
- Una lampada COB bi-color da circa 60-100 W con softbox come key light.
- Una piccola LED RGB o bi-color per il controluce, effetti ed integrazioni.
- Pannelli riflettenti e tessuto nero: costano poco e modificano enormemente la luce.
- Power bank/alimentazione USB-C, schede/supporti di backup e cavi adeguati.
- Un vero cavo USB 3.2 Gen 2 per lo scarico rapido dei file.
Quest'ultimo punto merita attenzione: il telefono dispone di una porta USB 3.2 Gen 2 e supporto OTG, ma Xiaomi specifica che il cavo incluso nella confezione è cablato per trasferimenti USB 2.0. Per sfruttare realmente l'interfaccia più veloce bisogna quindi acquistare ed utilizzare un cavo dati adeguato.
L'audio: il telefono non deve diventare il microfono principale
Lo Xiaomi 17 Ultra possiede un array integrato di quattro microfoni.
Può essere molto utile per il suono guida; l'ambiente; il backstage; riprese impreviste.
Non lo utilizzeremmo però come fonte principale per un dialogo cinematografico importante.
In una scena a due attori preferiremmo utilixxare il boom sopra gli attori; eventuali lavalier di sicurezza; in ogni caso una registrazione separata quando possibile.
Il pubblico perdona più facilmente un'immagine non perfetta che una conversazione incomprensibile.
Attenzione allo zoom durante la registrazione
Un dettaglio molto specifico riguarda il sistema meccanico dello zoom. Xiaomi segnala che la rotazione dell'anello meccanico può produrre un lieve rumore che i microfoni interni riescono a registrare e consiglia, quando il problema crea problemi, di utilizzare il comando zoom sullo schermo.
Per un corto questo rafforza ancora una volta la raccomandazione di utilizzare audio esterno.
E aggiungeremmo un'altra regola: evitare lo zoom durante la ripresa, a meno che lo zoom stesso non sia una precisa scelta registica.
Meglio scegliere la focale 75 mm. Girare l'inquadratura. Poi scegliere il 100 mm. Girare nuovamente.
Archiviazione: scegliere 1 TB
Lo Xiaomi 17 Ultra viene commercializzato nelle configurazioni da 16 GB RAM con 512 GB oppure 1 TB di memoria UFS 4.1. Per chi intende realizzare cortometraggi in LOG consiglieremmo senza esitazione la versione da 1 TB. Il video ad alta qualità produce file grandi. Sul set lo spazio libero è una forma di sicurezza. Ma anche con 1 TB adotteremmo una procedura di scarico regolare su almeno due supporti distinti.
Una configurazione definitiva da utilizzare come preset principale
Se dovessimo consegnare ad un videomaker principiante un'unica configurazione dalla quale iniziare davvero il cortometraggio, sarebbe questa:
Xiaomi 17 Ultra + Photography Kit Pro + 23 mm principale + 4K 30 fps LOG + 1/60 + bilanciamento del bianco manuale + ISO minimo compatibile con l'esposizione + messa a fuoco bloccata quando la scena lo consente + ND esterno in pieno giorno + audio esterno.
Poi modificheremmo soltanto ciò che la scena richiede.
Non cambieremmo continuamente il profilo colore; il frame rate; il WB; l'elaborazione; la risoluzione.
La coerenza tecnica rende molto più semplice il montaggio e la color correction.
Il vero workflow di produzione
Prima delle riprese il filmmaker dovrebbe impostare lo smartphone, pulire fisicamente le lenti, verificare memoria e batterie, fare un test con cartoncino grigio e un test colore.
Durante la scena dovrebbe controllare l'esposizione; il focus; la composizione; la continuità; l'audio.
Alla fine della scena dovrebbe verificare almeno il take sul display.
A fine giornata dovrebbe scaricare tutto il registrato; effettuare le copie; organizzare il fine lavoro.
Non utilizzare continuamente gli automatismi "intelligenti"
Per un video familiare sono comodissimi. Per un cortometraggio possono diventare pericolosi.
Il software può decidere di schiarire il viso; aumentare la saturazione; modificare il contrasto; compensare improvvisamente l'esposizione.
Il filmmaker cinematografico dovrebbe cercare esattamente il contrario: avere la continuità.
L'immagine può essere corretta dopo.
Una continua variazione automatica è molto più difficile da correggere.
Il look cinematografico non nasce dal filtro
Questa è probabilmente la regola più importante di tutto l'articolo.
Il cortometraggio non sembrerà cinematografico perché è stato applicato un Black Mist.
Non sembrerà cinematografico perché è stato registrato in LOG.
Non sembrerà cinematografico perché compare la scritta Leica.
Il look nasce dall'insieme di luce; ottica; posizione della macchina; scenografia; costume; movimento; recitazione; colore; suono; montaggio.
La macchina registra quel lavoro. Non lo sostituisce.
Ed il cortometraggio "premiabile"?
Nessuna fotocamera può rendere premiabile un cortometraggio.
Un festival non dovrebbe essere impressionato dal fatto che sia stato girato in 8K o con un sensore da 1".
Un cortometraggio ha possibilità di emergere quando possiede una storia; ha un punto di vista; ha interpreti credibili; ha una fotografia coerente; ha un buon suono; non dura più del necessario; lascia qualcosa allo spettatore.
Lo Xiaomi 17 Ultra è interessante proprio perché può togliere alcuni ostacoli tecnici e lasciare il filmmaker più libero di concentrarsi su queste cose.
Dove lo Xiaomi 17 Ultra rimane inferiore ad una vera cinepresa
È comunque importante non trasformarlo in qualcosa che non è.
Una vera cinepresa od una mirrorless professionale continua a offrire vantaggi in ergonomia; ottiche intercambiabili; monitoraggio; connettività audio; controllo del fuoco; operatività prolungata; gestione termica; accessori professionali; profondità di campo; workflow multicamera.
Lo Xiaomi 17 Ultra non dovrebbe quindi essere acquistato perché "sostituisce qualsiasi cinepresa".
Dovrebbe essere scelto perché rende disponibile una macchina estremamente compatta, discreta e versatile con un 23 mm, un 14 mm e un vero tele 75-100 mm, e con LOG 4K 120p, Dolby Vision e supporto ACES in un singolo dispositivo.
Il consiglio conclusivo da Direttore della Fotografia
Un videomaker principiante dovrebbe dedicare le prime settimane non a cercare continuamente nuove impostazioni, ma a girare la stessa piccola scena molte volte.
Due attori. Una stanza. Prima col 23 mm. Poi col 75 mm. Poi con la luce dalla finestra. Poi con una LED laterale. Poi in controluce. Poi col LOG. Poi col grading.
In questo modo comprenderà realmente cosa cambia.
Lo Xiaomi 17 Ultra può essere una macchina eccellente per imparare perché possiede strumenti sufficientemente evoluti da richiedere vere decisioni fotografiche, ma rimane abbastanza compatto da consentire di sperimentare continuamente.
La sua migliore caratteristica, quindi, non è l'8K. Non sono i 200 megapixel. Non è nemmeno il marchio Leica.
È la possibilità di obbligare un giovane filmmaker a fare ciò che fa un Direttore della Fotografia: scegliere consapevolmente dove mettere la macchina, quale focale utilizzare, da dove deve arrivare la luce, quanto deve essere chiaro il volto e che cosa invece deve rimanere nell'ombra.
Quando queste decisioni sono corrette, anche uno smartphone può produrre immagini da cinema.
Quando non lo sono, nemmeno la cinepresa più costosa del mondo potrebbe salvare la scena.








