I GENERI E SOTTOGENERI CINEMATOGRAFICI
MENO UTILIZZATI

PERCHÉ IL CORTOMETRAGGIO DOVREBBE RISCOPRIRE
I TERRITORI MENO ESPLORATI DEL CINEMA

licenziare dipendenti 700Quando si osserva la produzione cinematografica contemporanea, si nota facilmente come alcuni generi ricorrano continuamente. Ad esempio i Dramma, la Commedia, il Thriller, l'Horror, l'Azione, il Romantico, il Crime,  e la Fantascienza spettacolare.

Non accade perché gli altri generi siano meno interessanti.
Accade spesso perché il cinema industriale tende naturalmente verso forme che il pubblico riconosce immediatamente e che produttori, distributori e piattaforme riescono a presentare con facilità.

Anche i dati del mercato cinematografico statunitense possono offrire un'indicazione, pur senza rappresentare l'intera produzione mondiale: nell'aggregato 1995-2025 di The Numbers, avventura, azione, dramma e commedia occupano una parte molto maggiore degli incassi rispetto, per esempio, a musical, black comedy e documentario. Non è una misura della qualità né una fotografia universale della produzione, ma mostra quanto il mercato commerciale possa concentrarsi su alcune famiglie di genere.

Il cortometraggio può comportarsi diversamente.

La minore durata riduce il rischio produttivo, permette di concentrarsi su una singola idea forte e rende possibile sperimentare strutture che sarebbero difficili da sostenere per novanta o centoventi minuti.

Il formato breve permette un impatto concentrato ed offre possibilità molto ampie di sperimentazione visiva e narrativa; il cortometraggio è un territorio aperto a fiction, documentario, animazione e sperimentazione, e non come una semplice versione ridotta del lungometraggio.

Proprio per questo uno sceneggiatore di cortometraggi non dovrebbe domandarsi soltanto: "Quale genere funziona maggiormente?"
Dovrebbe chiedersi anche: "Quale territorio cinematografico viene esplorato troppo poco?"

È proprio negli spazi meno frequentati che può nascere un cortometraggio riconoscibile.

 

* PERCHÉ ALCUNI GENERI VENGONO UTILIZZATI MENO

Prima di esaminare i singoli casi conviene comprendere che la minore diffusione può dipendere da ragioni completamente differenti.
Un genere può essere raro perché costa molto.
Un altro perché è difficile da comunicare attraverso trailer, locandina e logline.
Un altro ancora perché richiede uno spettatore disposto ad accettare ambiguità.
Alcuni generi necessitano di attori particolarmente preparati.
Altri richiedono coreografie, musica, ricostruzioni storiche o animazione.
Altri ancora vengono considerati erroneamente "troppo intellettuali".

Esiste poi un meccanismo semplice. Quando un genere ottiene un forte successo commerciale, molti produttori cercano storie simili.

Quando invece un'opera sperimentale ottiene riconoscimenti ma piccoli incassi, difficilmente genera decine di imitazioni.

Nasce così una sorta di circolo vizioso: un genere viene prodotto poco; il pubblico lo conosce poco; viene considerato difficile; quindi viene prodotto ancora meno.

Il cortometraggio può spezzare questo meccanismo.


1. IL REALISMO MAGICO

Il realismo magico introduce all'interno della vita quotidiana qualcosa di impossibile senza trasformare necessariamente il racconto in fantasy tradizionale.

Una donna prepara il caffè ogni mattina e dalla tazzina sente la voce di qualcuno che incontrerà durante la giornata.

Un bambino disegna porte che il giorno dopo compaiono realmente nei muri della città.

Un uomo scopre che ogni volta che dice una bugia una pianta nella sua casa cresce di dieci centimetri.

I personaggi possono perfino accettare questi fenomeni con relativa naturalezza.
Il realismo magico viene utilizzato meno di quanto potrebbe perché si trova in una posizione difficile da classificare.
Non è esattamente fantasy. Non è completamente realistico. Non è horror. Non è necessariamente commedia.

Per il marketing questa ambiguità può rappresentare un problema.
Per il cortometraggio, invece, è un enorme vantaggio.
Non serve spiegare l'origine del fenomeno.

Una sola regola impossibile può essere sufficiente per venti minuti.

Il realismo magico permetterebbe soprattutto di raccontare poeticamente elementi come un lutto; l'amore; la  memoria; la solitudine; l'invecchiamento; l'infanzia; i rapporti familiari; il tempo.

Invece di rappresentare direttamente un'emozione, la sceneggiatura può trasformarla in fenomeno.

Una vedova non riesce a lasciare andare il marito. Ogni mattina trova due tazze calde sul tavolo. Non occorre sapere chi prepari la seconda. Il fenomeno diventa emozione.


2. IL CINEMA DELL'ASSURDO

Il cinema dell'assurdo parte spesso da una situazione apparentemente normale ed introduce una regola irrazionale che tutti, tranne forse il protagonista, sembrano accettare.

Un impiegato arriva al lavoro e scopre che da quel giorno i dipendenti vengono promossi in base a quanto riescono a rimanere immobili.

Una donna deve richiedere un certificato che dimostri ufficialmente di essere viva.

Un condominio decide democraticamente che un inquilino non esiste più.

Queste situazioni possono produrre comicità, angoscia oppure entrambe.
È un territorio poco utilizzato dal cinema più commerciale perché richiede un pubblico disposto ad accettare una logica volutamente non realistica.
Eppure è straordinariamente contemporaneo. È la burocrazia. Sono gli algoritmi. Le procedure aziendali. I social network. Le valutazioni numeriche. La comunicazione automatizzata.

Tutto ciò può essere raccontato perfettamente attraverso l'assurdo.
Per un cortometraggio è inoltre economicamente conveniente.
Non sono necessari effetti speciali.
Può bastare un ufficio, con cinque attori, una regola impossibile.
Il vero spettacolo nasce dal comportamento umano.


3. LA COMMEDIA GROTTESCA

Il grottesco viene spesso confuso con una semplice commedia bizzarra.
In realtà permette di deformare leggermente il mondo per mostrarne più chiaramente le contraddizioni.
I personaggi possono essere più estremi. Le situazioni più esasperate. Gli ambienti quasi caricaturali. Ma sotto tutto deve esistere qualcosa di autentico.

Una famiglia potrebbe organizzare il funerale del padre discutendo esclusivamente su quale fotografia pubblicare sui social.

Un'azienda potrebbe organizzare una festa per licenziare metà dei dipendenti.

Un comune potrebbe premiare il cittadino che consuma meno acqua durante una siccità, mentre la fontana davanti al municipio perde migliaia di litri.

Il grottesco viene prodotto relativamente poco perché presenta un rischio: lo spettatore può non comprendere immediatamente se deve ridere o sentirsi a disagio.

Ma proprio questa incertezza rappresenta la sua forza. Il cortometraggio permette di mantenere la tensione tra comico e tragico senza doverla sostenere per due ore.

È particolarmente efficace per raccontare l'ipocrisia, il consumismo, l'ambiente, il lavoro, la  burocrazia, l'ossessione per l'immagine, o la solitudine urbana.


4. LA FANTASCIENZA FILOSOFICA A BASSO BUDGET

Quando si pronuncia la parola fantascienza, l'immaginazione corre facilmente verso astronavi, battaglie, robot, pianeti e grandi effetti visivi.

Esiste invece una fantascienza completamente diversa. Una sola idea. Una sola stanza. Due personaggi. Una domanda.

Un uomo riceve ogni sera un messaggio inviato dal proprio sé del giorno successivo.

Un'azienda permette di cancellare un unico ricordo.

Un sistema IA può rispondere soltanto ad una domanda nella vita di ciascuna persona.

Una donna scopre che il proprio appartamento possiede ventiquattro ore in più rispetto al resto del mondo.

Questa fantascienza viene meno sfruttata commercialmente perché non offre necessariamente lo spettacolo normalmente associato al genere.

Ma nel cortometraggio può diventare uno dei territori più fertili. Il costo può essere bassissimo. La vera risorsa è l'idea.

Il genere permette di affrontare l'identità, il libero arbitrio, la memoria, la morte, l'intelligenza artificiale, la privacy, la solitudine, il tempo, ed il rapporto uomo-tecnologia.

La domanda centrale non è: "Quanto è spettacolare il futuro?"
Ma è: "Che cosa accade all'essere umano quando cambia una sola regola della realtà?"


5. LA FANTASCIENZA UTOPICA E IL SOLARPUNK

Il Cinema immagina molto più facilmente futuri negativi che futuri positivim come dittature,  catastrofi, pandemie, collassi ambientalim intelligenze artificiali ostili, società oppressive.

È molto più difficile rappresentare un futuro migliore senza trasformarlo in qualcosa di ingenuo. E proprio qui si apre un territorio poco esplorato.

Il solarpunk ed altre forme di fantascienza costruttiva possono immaginare società nelle quali tecnologia, ambiente e comunità abbiano trovato nuovi equilibri.

Ma una società migliore non deve essere perfetta. Anche una città ecologicamente sostenibile può avere conflitti.

Per esempio, un anziano potrebbe rifiutarsi di abbandonare l'ultima automobile a benzina rimasta in una città completamente pedonale.

Una bambina potrebbe scoprire che nella città perfettamente sostenibile nessuno ricorda più che cosa fosse un temporale perché il clima viene artificialmente regolato.

La fantascienza positiva dovrebbe essere maggiormente affrontata perché il cinema non deve soltanto rappresentare ciò che l'umanità teme. Può anche immaginare ciò che potrebbe desiderare.


6. IL CINEMA METAFISICO

Il cinema metafisico affronta domande che normalmente non possiedono una risposta concreta. Che cosa significa esistere? Che cosa rimane di una persona quando nessuno la ricorda? Il tempo esiste nello stesso modo per tutti? Una scelta non compiuta continua in qualche modo a esistere?

Non sono necessariamente film religiosi o filosofici in senso accademico. Una situazione semplicissima può diventare metafisica.

Un uomo aspetta ogni giorno un autobus che non arriva mai.

Una donna trova in casa una stanza che diventa più piccola ogni volta che dimentica qualcosa.

Un ascensore apre su piani appartenenti a momenti diversi della stessa vita.

Questo cinema viene affrontato raramente perché teme l'accusa di essere difficile, lento o incomprensibile. Ma il cortometraggio può renderlo più accessibile.

Una domanda metafisica concentrata in quindici minuti può possedere una forza enorme.
Non serve fornire una risposta. Serve lasciare allo spettatore una domanda che continui dopo i titoli di coda.


7. IL CINEMA SURREALE E ONIRICO

Il surrealismo permette al cinema di abbandonare deliberatamente la logica ordinaria.
Lo spazio può trasformarsi. Il tempo può interrompersi. Un personaggio può incontrare se stesso. Un oggetto può diventare qualcosa d'altro. Un sogno può proseguire dopo il risveglio.

È uno dei linguaggi più vicini alla natura stessa del cinema, perché il montaggio permette di unire liberamente realtà incompatibili.

Eppure il surrealismo viene utilizzato relativamente poco nella produzione narrativa più convenzionale.
Il motivo è evidente: perchè è difficile stabilire fino a che punto lo spettatore accetterà l'assenza di spiegazioni.

Il cortometraggio offre nuovamente una soluzione. Una singola esperienza onirica può diventare il film.

Per esempio, una donna entra ogni mattina nello stesso ascensore, ma ogni volta che le porte si aprono è invecchiata di cinque anni.

Non serve necessariamente spiegare l'ascensore. Il film potrebbe parlare semplicemente della paura del tempo.

Il surreale funziona quando l'immagine impossibile possiede un significato emotivo. Se invece l'assurdo viene utilizzato soltanto per stupire, diventa rapidamente decorazione.


8. IL FILM ALLEGORICO

L'allegoria racconta una storia concreta che rappresenta contemporaneamente qualcosa di più ampio.

Un paese nel quale tutti devono indossare la stessa maschera potrebbe parlare di conformismo.

Una città dove nessuno può pronunciare nomi propri potrebbe parlare della perdita d'identità.

Un condominio nel quale l'ascensore si ferma soltanto ai piani dei residenti più ricchi potrebbe diventare un'allegoria sociale.

Questo tipo di cinema viene utilizzato poco perché corre due rischi opposti.
Se l'allegoria è troppo evidente, il film appare didascalico.
Se è troppo oscura, appare incomprensibile.

Il cortometraggio è però particolarmente adatto perché una metafora centrale può sostenere l'intera durata. L'importante è che prima funzioni la storia.
Lo spettatore dovrebbe poter seguire la vicenda anche senza interpretare immediatamente il significato simbolico.


9. LA DOCUFICTION

La docufiction si colloca tra documentario e finzione. Persone reali possono interpretare se stesse. Situazioni realmente accadute possono essere ricostruite. Un ambiente autentico può contenere una storia parzialmente sceneggiata.

È un territorio cinematografico molto antico, ma che continua a essere meno frequentato della divisione tradizionale: scegliere tra fiction oppure documentario.

La sua difficoltà principale è anche la sua forza. Lo spettatore non sa sempre dove finisca il reale e dove inizi la costruzione.

Questa forma potrebbe essere particolarmente utile nel cortometraggio per raccontare, ad esempio, i mestieri; i quartieri; le piccole comunità; le migrazioni; la memoria locale; l'artigianato; la scuola; le periferie; le trasformazioni urbane.

Per esempio, un vero restauratore potrebbe interpretare se stesso all'interno di una piccola storia immaginaria ambientata nel proprio laboratorio.
Il cinema guadagnerebbe autenticità senza rinunciare alla costruzione narrativa.


10. IL FILM-SAGGIO

L'essay film, o film-saggio, è forse uno dei territori meno conosciuti dal pubblico generalista. Non segue necessariamente una trama tradizionale.
Può combinare immagini con voce narrante con ala presentazione di archivi o ricordi, essere un documentario od una ricostruzione od un pensiero personale.

Il film non racconta soltanto qualcosa. Ragiona attraverso le immagini.

Un cortometraggio potrebbe partire dalla domanda: "Perché le persone fotografano i luoghi che stanno per abbandonare?"

Da lì potrebbe unire una serie di fotografie di famiglia, immagini della città, testimonianze ed una voce.

È una forma poco utilizzata perché difficilmente viene venduta attraverso una logline tradizionale.

Ma proprio il formato breve può trasformarla in un laboratorio straordinario.

Il cinema sperimentale ed il film-saggio continuano infatti a essere riconosciuti da istituzioni come come territori in cui viene messo alla prova il rapporto tra forma e contenuto.


11. IL CINEMA QUASI MUTO

Può sembrare paradossale proporre oggi un cinema con pochissime parole. Eppure proprio per questo potrebbe diventare sorprendente.

La maggior parte delle produzioni contemporanee dipende enormemente dal dialogo.
Personaggi che spiegano, danno messaggi, fanno telefonate, o sentiamo voice-over od ascoltiamo conversazioni.

Un cortometraggio quasi muto costringe invece lo sceneggiatore a tornare alla natura visiva del cinema.

Un uomo aspetta davanti a un ospedale.

Una donna prepara due valigie e alla fine ne porta via soltanto una.

Due sconosciuti si contendono continuamente la stessa panchina senza mai parlarsi.

Queste storie possono funzionare attraverso un gesto; lo spazio; il montaggio; un suono; gli sguardi; gli oggetti.

Viene realizzato poco perché scrivere senza dialogo è molto più difficile di quanto sembri.

Ma per uno sceneggiatore rappresenterebbe uno degli esercizi migliori possibili.
Se una storia funziona senza spiegazioni verbali, probabilmente possiede una forte struttura cinematografica.

 

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