L’oggetto comune è un ponte emotivo immediato che trasforma la banalità quotidiana in un simbolo universale, permettendo al pubblico di immedesimarsi istantaneamente senza spiegazioni superflue. Partire da un elemento tangibile, come un mazzo di chiavi od un paio di occhiali da vista, offre un perno narrativo solido che guida la scrittura e riduce drasticamente le complessità produttive del corto. Questa "limitazione creativa" forza l'autore a scavare nel significato profondo delle azioni umane, dimostrando che la grande narrazione non richiede mondi epici, ma solo uno sguardo nuovo sulle piccole cose.
10 storie per 10 cortometraggi:
tutte con un Cellulare come protagonista
Storia n° 1 - Titolo: "IL GIARDINIERE"
Logline: Un uomo di sessant'anni che non ha mai posseduto un cellulare ne trova uno in un parco e passa una giornata intera cercando di capire a chi appartiene. Nel processo scopre che il telefono contiene la prova di qualcosa che avrebbe preferito non sapere su qualcuno che ama.
Personaggi principali:
Aldo Ferretti - 61 anni, ex operaio metalmeccanico in pensione da due anni, vedovo, va al parco ogni mattina per camminare e nutrire i piccioni. Non ha mai voluto un cellulare: sua moglie lo chiamava al lavoro dal telefono fisso di casa, sua figlia lo chiama sempre a casa. Adesso che sua moglie non c'è più e sua figlia vive a Berlino, il telefono fisso squilla raramente. È un uomo di poche parole e molte osservazioni.
Sara Ferretti - 34 anni, figlia di Aldo, architetta a Berlino. Appare nel film solo attraverso le fotografie ed i messaggi nel cellulare trovato, ed in una telefonata finale. È una donna che ha costruito una vita altrove e che porta con sé un segreto che non ha mai trovato il modo di dire a suo padre.
Il cellulare stesso - uno smartphone con uno schermo incrinato nell'angolo in basso a destra, una custodia verde, e la batteria al quarantadue percento quando Aldo lo trova. Non è protetto da PIN. È il vero protagonista del film.
La Storia:
Aldo trova il telefono su una panchina del parco Sempione di Milano, un martedì mattina di ottobre. Lo raccoglie con la stessa cura con cui raccoglierebbe un portafoglio - non è suo, va restituito. Il problema è che non sa come farlo.
Va al bar del parco e chiede al barista se qualcuno l'ha cercato. No. Aspetta sulla panchina mezz'ora. Nessuno torna. Allora guarda il telefono - è acceso, nessun PIN - e cerca il numero più recente chiamato per richiamarlo. L'ultimo numero chiamato è salvato come "Papà."
Aldo ci pensa su. Poi chiama. Nessuna risposta. Il numero squilla a vuoto.
Adesso ha un problema pratico: non sa dove portare il telefono. Non conosce il commissariato più vicino. Non sa come si consegna un oggetto trovato. Decide di tenerlo con sé per il resto della giornata e di riprovare a chiamare "Papà" nel pomeriggio.
Nel frattempo, per capire chi è il proprietario, comincia a guardare il telefono. Non i messaggi ma le fotografie. Le ultime venti foto. Sono immagini di una casa, un appartamento, stanze vuote, pareti spoglie. Poi una foto di un bambino di circa quattro anni. Poi una foto di una donna di trent'anni che Aldo riconosce solo dopo averla guardata per trenta secondi.
È Sara. Sua figlia.
Aldo guarda altre foto. Sara con il bambino. Sara in quell'appartamento. Sara che sorride in un modo che Aldo non vedeva da anni. Poi apre i messaggi - non vuole, ma lo fa - e capisce. Il bambino ha quattro anni. Si chiama Marco. È suo nipote. Non ne sapeva niente.
* Cinque scene con le battute
SCENA 1 - Il bar del parco, mattina
Il barista guarda il telefono che Aldo ha appoggiato sul bancone.
BARISTA:
"Dove l'ha trovato?"
ALDO:
"Sulla panchina vicino alla fontana. Nessuno è venuto a cercarlo?"
BARISTA:
"Lo porti in questura."
ALDO:
"Dov'è la questura?"
BARISTA:
(pausa)
"Non lo so."
ALDO:
"Neanch'io."
SCENA 2 - La panchina, mentre guarda le foto
Aldo solo, il telefono in mano. Non parla con nessuno. Guarda una foto del bambino. Poi un'altra. Poi quella di Sara. Le sue mani tengono il telefono fermo ma le dita si muovono leggermente, come quando sua moglie faceva il rosario.
ALDO:
(sottovoce, a nessuno)
"Quanti anni hai."
Non è una domanda. È una constatazione. Guarda la data della foto. Fa un calcolo. La sua espressione non cambia. Solo il respiro diventa leggermente più lento.
SCENA 3 - La telefonata a "Papà", nel pomeriggio
Aldo richiama il numero. Questa volta risponde una voce maschile anziana, confusa.
VOCE:
"Pronto?"
ALDO:
"Buongiorno. Ho trovato un telefono al parco.
L'ultimo numero chiamato era il suo."
VOCE:
"Non capisco."
ALDO:
"Suo figlio o sua figlia hanno perso il telefono stamattina al parco Sempione."
VOCE:
(lunga pausa)
"Mio figlio è morto trent'anni fa.
Non ho figli."
Aldo guarda il telefono. Il numero è salvato come "Papà" ma non è il padre del proprietario. È qualcos'altro.
SCENA 4 - La sera, a casa, prima di chiamare Sara
Aldo siede al tavolo della cucina. Il telefono trovato è davanti a lui. Il suo telefono fisso è dall'altra parte del tavolo. Guarda il fisso. Poi guarda lo smartphone trovato. Poi guarda la fotografia di sua moglie sul muro.
ALDO:
(alla fotografia)
"Lo sapevi?"
Silenzio.
ALDO:
"Certo che lo sapevi."
SCENA 5 - La telefonata con Sara
Aldo usa il suo telefono fisso. Sara risponde dopo due squilli, il che dice già qualcosa.
SARA:
"Papà?"
ALDO:
"Ho trovato un telefono al parco oggi."
Silenzio lungo dall'altra parte.
ALDO:
"C'era il tuo numero."
SARA:
(voce cambiata)
"Papà, io..."
ALDO:
"Quanti anni ha?"
Silenzio.
SARA:
"Quattro. Si chiama Andrea."
ALDO:
(pausa)
"Come tua madre."
SARA:
"Come mia madre."
Altro silenzio. Lungo. Non scomodo.
ALDO:
"Quando venite?"
Finale inaspettato: Il titolo - "Il Giardiniere" - si spiega nell'ultima scena. Dopo la telefonata, Aldo va sul balcone dove tiene i vasi delle piante che curava sua moglie Andrea. Annaffia ogni pianta con la cura di chi sa che le cose crescono lentamente e non si affrettano.
Prima di rientrare, mette il telefono trovato in un cassetto. Domani forse lo porterà alla polizia ma nel frattempo ha già trovato quello che cercava.
L'ultima inquadratura mostra il cassetto che si chiude sul telefono con lo schermo incrinato. Sul telefono tra le mani di Aldo è arrivato un messaggio da Sara: una fotografia di Marco. Aldo non la vede subito perché è già dentro il cassetto. Il messaggio non gli arriva sul telefono fisso perchè, lo spettatore lo capisce solo adesso, Aldo non ha uno smartphone. Quindi il nuovo messaggio di Sara non gli arriverà. Dovrà chiamarla di nuovo. Dovrà imparare.
Genere: Drammatico
Temi: I segreti familiari ed il loro costo, la comunicazione mancata tra genitori e figli adulti, la tecnologia come rivelatore involontario, il lutto come distanza, la paternità come scelta di accoglienza.
Storia n° 2 - Titolo: "ECONOMIA DOMESTICA"
Logline: Due coinquiline di ventidue anni litigano furiosamente per un caricabatterie. Nel corso di quarantacinque minuti di escalation il vero problema tra loro diventa impossibile da ignorare - e non ha niente a che fare con il caricabatterie.
Personaggi principali:
Valentina Greco - 22 anni, studentessa di economia, veneta, precisa, ordinata, ha un sistema per tutto. Il suo telefono è sempre carico perché lo carica ogni notte esattamente dalle undici a mezzanotte. Ha un documento Excel con le spese condivise dell'appartamento. Ha paura del disordine perché il disordine le sembra il preludio di qualcosa di peggio.
Jade Osei - 23 anni, studentessa di belle arti, padre ghanese madre italiana, creativa, caotica, emotiva. Il suo telefono muore ogni giorno verso le sei del pomeriggio perché non riesce a ricordarsi di caricarlo. Fa le cose a raffiche di intensità e poi si ferma per giorni. Ha paura dell'ordine eccessivo perché le sembra il preludio di qualcosa di morto.
La Storia:
Condividono un appartamento di quarantasei metri quadri nel quartiere Pigneto di Roma da otto mesi. Sono andate d'accordo quasi sempre, od almeno così pensano entrambe. Hanno dei sistemi: Valentina cucina il lunedì ed il mercoledì, Jade il martedì ed il giovedì. Il venerdì ordinano insieme. Hanno un documento condiviso per le spese. Hanno regole sul rumore dopo le undici.
Quello che non hanno mai detto è che ciascuna trova l'altra fondamentalmente incomprensibile.
La sera del conflitto Valentina stacca il suo telefono carico alle undici precise, come sempre, e lo porta in camera sua. La mattina dopo, alle sette, cerca il caricabatterie sul comodino e non lo trova. Sa di averlo lasciato lì. Guarda sul pavimento. Guarda sotto il letto. Va in cucina. Il caricabatterie è in cucina, attaccato al muro, con il telefono di Jade.
Valentina stacca il caricabatterie - il telefono di Jade è al novantadue percento, più che sufficiente - e lo porta in camera sua. Quando Jade si sveglia alle dieci, il suo telefono è sul pavimento della cucina senza corrente. È morto.
Quello che esplode tra loro nel corso di quella mattina non è una litigata sul caricabatterie. È tutto quello che non si erano detto in otto mesi: il modo in cui Valentina controlla ogni spesa al centesimo e lo fa sentire come un giudizio, il modo in cui Jade lascia le cose in giro come se lo spazio condiviso fosse solo suo, il modo in cui Valentina non riesce mai a rilassarsi, il modo in cui Jade non riesce mai a essere affidabile. Il caricabatterie è solo il pretesto: la conversazione che avviene è quella che avrebbe dovuto avvenire mesi prima.
* Cinque scene con le battute determinanti
SCENA 1 - La scoperta, mattina
Jade in cucina, il telefono morto in mano, il muro vuoto dove c'era il caricabatterie.
JADE: (ad alta voce, verso la camera di Valentina) "Hai staccato il mio telefono?"
VALENTINA: (dalla camera) "Era il mio caricabatterie."
JADE: "Stava caricando."
VALENTINA: "Era al novantadue percento."
JADE: "E allora?"
VALENTINA: "Allora era carico."
SCENA 2 - Dieci minuti dopo, in cucina
Le due si fronteggiano.
JADE: "Non puoi staccare il telefono di qualcuno."
VALENTINA: "Non puoi usare il caricabatterie di qualcuno senza chiedere."
JADE: "L'ho usato una volta."
VALENTINA: "Quattro volte questo mese."
Pausa.
JADE: "Le hai contate?"
VALENTINA: "Sì."
JADE: (incredula) "Perché?"
VALENTINA: "Perché sono le cose che si contano."
SCENA 3 - La vera litigata
JADE: "Sai qual è il tuo problema? Tratti tutto come un foglio Excel. Anche le persone."
VALENTINA: "Sai qual è il tuo problema? Non tratti niente come se avesse un costo. Le cose costano, Jade. I caricabatterie costano. L'elettricità costa. Il tempo costa."
JADE: "Stai parlando di centesimi."
VALENTINA: "Sto parlando del principio."
JADE: "Il principio. Certo. Valentina e i suoi principi."
SCENA 4 - Il momento che cambia tutto
JADE: "Da otto mesi vivo con qualcuno che tiene il conto di ogni cosa che faccio. Non riesco a respirare in questo appartamento."
Valentina non risponde subito. Questa frase l'ha colpita diversamente dalle precedenti.
VALENTINA: (piano) "Tieni conto anche tu. Solo non lo scrivi."
JADE: "Cosa vuol dire?"
VALENTINA: "Vuol dire che sei arrabbiata con me da tre mesi per la storia della cena del tuo compleanno. Non me l'hai mai detto ma lo so."
Silenzio.
JADE: "Come lo sai?"
VALENTINA: "Perché da quella sera non mi hai più chiesto di uscire insieme."
SCENA 5 - Fine del litigio, non fine del problema
Sono sedute ai due lati del tavolo della cucina. Il telefono di Jade è attaccato al caricabatterie - quello di Jade, che era in camera sua.
JADE: "Non sapevo che te ne eri accorta."
VALENTINA: "Me ne accorgo di tutto. È il mio problema, lo so."
JADE: "Non è un problema."
VALENTINA: "Non è nemmeno un pregio."
Pausa.
JADE: "La cena del compleanno... ero sola in quel locale per venti minuti."
VALENTINA: "Lo so. Mi dispiace ancora."
JADE: "Bastava dirmelo."
VALENTINA: "Non sapevo come."
Finale inaspettato Il titolo - "Economia Domestica" - è la materia che Valentina studia all'università. Nell'ultima scena, Valentina apre il suo laptop e mostra a Jade il foglio Excel delle spese.
Jade guarda e vede che Valentina ha una colonna che si chiama "Cose da dire a Jade." È vuota. Ma esiste.
Significa che Valentina sapeva che c'erano cose da dire e non le aveva dette, ed ha creato uno spazio per tenerle, nel solo modo che conosce.
Jade guarda quella colonna vuota per un lungo momento.
Poi chiede: "Posso aggiungere una colonna?" Valentina le passa il laptop.
Genere: Commedia drammatica
Temi: La convivenza come negoziazione continua, il conflitto come comunicazione, i sistemi di controllo come risposta alla paura, l'amicizia tra donne giovani, ciò che non si dice come peso che cresce.
Storia n° 3 - Titolo: "SEGNALE ASSENTE"
Logline: Durante un blackout totale di rete cellulare che dura trentasei ore in una città italiana, un uomo scopre che l'unica persona con cui vuole davvero parlare vive nel palazzo di fronte al suo, a trenta metri di distanza.
Personaggi principali:
Michele Barone - 38 anni, grafico freelance, lavora da casa, single da due anni dopo una relazione lunga. Vive in un appartamento al quarto piano di un palazzo milanese. Ha duecentosettanta contatti sul telefono e parla regolarmente con forse solo otto di loro. È il tipo di persona che risponde ai messaggi ma evita le telefonate.
Clara Vitali - 35 anni, vive al terzo piano del palazzo di fronte, lavora come redattrice in una casa editrice, anche lei spesso da casa. Michele la vede dalla sua finestra quasi ogni giorno da due anni ma non le ha mai parlato. Sa che si chiama Clara perché una volta ha visto un pacco consegnato sotto casa con il suo nome.
La Storia:
Il blackout della rete cellulare inizia un giovedì mattina alle otto e trenta. All'inizio Michele pensa sia un problema del suo operatore. Poi guarda fuori dalla finestra e vede la vicina del palazzo di fronte che guarda il suo telefono con la stessa espressione. Capisce che è generale.
Il problema per Michele non è immediato perchè ha internet fisso, può lavorare. Il problema è che alle undici deve mandare un file urgente ad un cliente che può essere raggiunto solo via SMS perché è straniero ed il suo numero estero non funziona su WhatsApp.
Ma il suo internet fisso alle dodici va giù anche lui per un guasto forse non correlato al blackout.
Michele scende in strada per cercare un bar con il wifi. Incontra la vicina del palazzo di fronte che sta facendo la stessa cosa. Si riconoscono - si sono visti mille volte dalla finestra. Non si sono mai parlati.
Il bar non ha wifi. L'internet point più vicino è chiuso. Tornano indietro, ciascuno nel proprio palazzo, con lo stesso problema. Michele, per un impulso che non si spiega completamente, prende un foglio e scrive: "Hai il wifi fisso?" Lo appende alla finestra. Aspetta. Dopo tre minuti appare un foglio alla finestra di Clara: "Sì ma va lento. Tu?"
Questo è l'inizio di una conversazione via fogli di carta appesi alle finestre che dura trentasei ore.
* Cinque scene con battute determinanti
SCENA 1 - Il primo scambio
Michele scrive su un foglio A4 con un pennarello grosso: "Hai il wifi fisso?" Appende il foglio. Aspetta.
Clara scrive: "Sì ma va lento. Tu?"
Michele scrive: "Andato giù anche quello. Posso usare il tuo per dieci minuti?"
Clara scrive: "Password troppo lunga per il foglio."
Michele scrive: "Scrivila più piccola."
Clara appende un foglio con una password di ventiquattro caratteri. Scritta minuscola, appena leggibile. Michele la trascrive sbagliando tre volte.
SCENA 2 - Il pomeriggio, la conversazione che si allarga
Dopo il file mandato, Michele pensa di smettere.
Invece scrive: "Grazie. Lavori da casa?"
Clara: "Sì. Editrice. Tu?"
Michele: "Grafico. Da due anni che ci vediamo dalla finestra."
Clara: "Lo so."
Michele: "Perché non ci siamo mai parlati?"
Clara appende un foglio che resta in silenzio per quindici minuti prima che lei scriva. Poi: "Non lo so. Tu?"
Michele: "Neanch'io."
SCENA 3 - La sera, i fogli diventano più lunghi
Michele scrive su più fogli attaccati insieme, come un rotolo: "Cosa stai mangiando?"
Clara risponde con un disegno - una pasta con qualcosa sopra che potrebbe essere qualsiasi cosa.
Michele: "Non si capisce."
Clara: "Carbonara."
Michele: "Io ho solo crackers. Posso venire a mangiare la carbonara?"
Pausa lunga. Poi: "No."
Michele: "Perché?"
Clara: "Perché così si rompe la magia."
SCENA 4 - La notte
Sono le due. Michele appende un foglio: "Dovresti dormire."
Clara: "Anche tu."
Michele: "Non riesco. Ho una cosa in testa."
Clara: "Quale cosa?"
Michele scrive qualcosa su un foglio, lo guarda, lo butta, scrive su un altro, lo guarda, lo butta.
Poi scrive: "Niente. Buonanotte."
Clara: "Buonanotte."
Poi, dopo dieci minuti in cui entrambe le finestre sono buie, appare un nuovo foglio dalla finestra di Clara. Michele si alza, guarda. C'è scritto: "Qual era la cosa in testa?"
SCENA 5 - Il ritorno della rete, mattina
I telefoni riprendono a funzionare tutti insieme, con un suono collettivo di notifiche. Michele guarda il suo telefono - ottantasette notifiche accumulate in trentasei ore. Poi guarda la finestra di Clara. Anche lei sta guardando il suo telefono. Poi alza gli occhi e lo guarda.
Michele prende un foglio. Scrive qualcosa. Lo appende.
Clara legge. Sorride. Prende il telefono, il suo, ora funzionante. Lo guarda. Poi prende un foglio e scrive qualcosa. Lo appende.
Michele legge. La camera mostra il foglio solo da lontano, troppo lontano per leggere.
Finale inaspettato: Il titolo - "Segnale Assente" - è quello che compare sul telefono di Michele durante il blackout. Ma nell'ultima inquadratura, dopo che la rete è tornata, Michele guarda i suoi messaggi e vede che durante le trentasei ore di blackout ha ricevuto - da qualcuno che usava un sistema di messaggistica che funziona anche senza rete cellulare - un messaggio di Clara mandato alle tre di notte.
Era stato scritto durante il blackout ma consegnato solo adesso.
Dice: "La cosa in testa era che volevi venire a mangiare la carbonara ma non per la carbonara."
Michele alza gli occhi verso la finestra di Clara. Lei ha già il cappotto. Sta uscendo. Michele prende il cappotto anche lui.
Genere: Commedia romantica
Temi: La comunicazione mediata dalla tecnologia come ostacolo alla comunicazione reale, la prossimità fisica e la distanza emotiva nelle città, il blackout come rivelatore, la lentezza come qualità relazionale, l'analogico come ritorno al corpo.
Storia n° 4 - Titolo: "IL TESTIMONE"
Logline: Un adolescente di quindici anni filma accidentalmente con il suo telefono qualcosa che non avrebbe dovuto vedere. Non è un crimine ma è qualcosa di più difficile da gestire. E la decisione su cosa fare con quel video lo costringe a capire chi è.
Personaggi principali:
Tommaso Ricci - 15 anni, primo anno di liceo scientifico a Torino, figlio di genitori separati, vive con la madre durante la settimana e con il padre nel weekend. Non è né il più popolare né il più emarginato della classe ma è nel mezzo, invisibile per scelta. Filma tutto con il telefono perché è il modo in cui elabora il mondo.
Il professor Marini - 52 anni, professore di storia e filosofia, rispettato, considerato il prof più serio e più giusto della scuola. Ha una moglie, due figli adulti, una reputazione costruita in vent'anni.
Elena Fabbri - 16 anni, compagna di classe di Tommaso, la ragazza più brava della classe. Appare solo nel video ed in una scena finale.
La Storia:
Tommaso ha l'abitudine di lasciare il telefono a registrare video nei posti in cui si trova ma non per sorvegliare, ma per catturare atmosfere, suoni, immagini. Lo fa da due anni. Tiene i video in una cartella privata e li riguarda da solo.
Un giovedì pomeriggio lascia il telefono a registrare sul davanzale di una finestra del corridoio della scuola mentre aspetta l'autobus in cortile. Dimentica il telefono lì. Torna a prenderlo venti minuti dopo. La registrazione è andata avanti. Nel video - filmato dal davanzale verso il corridoio - si vede il professor Marini ed Elena Fabbri. Non fanno niente di illegale. Non si toccano. Ma si dicono cose ma il modo in cui si dicono quelle cose, ed il modo in cui si guardano, dice qualcosa che Tommaso non avrebbe voluto sapere.
Tommaso ha in mano qualcosa. Non sa cosa farne.
* Cinque scene con le battute
SCENA 1 - La scoperta, a casa
Tommaso guarda il video sul telefono, le cuffie in testa per non far sentire nulla a sua madre. Lo ferma. Lo riavvolge. Lo riguarda. Lo ferma di nuovo.
TOMMASO: (sottovoce, a se stesso) "No."
Mette giù il telefono. Lo riprende. Cancella il video. Poi va nelle impostazioni e lo recupera dal cestino. Lo mette in una cartella con password. Poi si siede sul letto e non fa niente per ventidue minuti.
SCENA 2 - Il giorno dopo, con il migliore amico Luca
LUCA: "Cos'hai?"
TOMMASO: "Niente."
LUCA: "Hai quella faccia."
TOMMASO: "Quale faccia?"
LUCA: "Quella di quando hai visto qualcosa che non dovevi vedere."
Pausa.
TOMMASO: "Se sapessi una cosa su qualcuno. Una cosa brutta. Non illegale. Ma brutta. Cosa faresti?"
LUCA: "Dipende da cosa."
TOMMASO: "Non posso dirtelo."
LUCA: "Allora non so."
TOMMASO: "Grazie, sei utilissimo."
LUCA: "Prego."
SCENA 3 - In classe, mentre guarda il professor Marini fare lezione
Il professor Marini sta spiegando la Seconda Guerra Mondiale con la sua solita precisione e la sua solita passione. Tommaso lo guarda. Marini incontra il suo sguardo: niente di speciale, lo fa con tutti. Tommaso abbassa gli occhi.
MARINI: "Ricci. La questione della responsabilità individuale nei regimi totalitari. Cosa pensi?"
TOMMASO: (dopo una pausa) "Penso che la responsabilità non sparisce perché qualcosa è difficile da fare."
MARINI: (annuisce) "Esatto. La difficoltà di un atto giusto non lo rende meno necessario."
Tommaso guarda il professore. Il professore non sa niente.
SCENA 4 - La conversazione con sua madre
Non le dice niente di specifico. Ma cerca di fare una domanda.
TOMMASO: "Mamma. Se sai qualcosa di qualcuno. E quella cosa potrebbe fare male a molte persone se la dici. Ma fa del male a qualcuno anche se non la dici. Cosa faresti?"
MADRE: "Di chi stai parlando?"
TOMMASO: "Di nessuno in particolare."
MADRE: "Tommaso."
TOMMASO: "È una domanda filosofica."
MADRE: (lunga pausa) "Non esistono domande filosofiche quando hai quindici anni. Esistono solo domande reali con risposte difficili."
SCENA 5 - La decisione Tommaso apre la cartella protetta. Guarda il video un'ultima volta. Poi lo cancella definitivamente - non nel cestino, cancellato. Poi apre una nuova nota sul telefono e scrive tre righe. Poi prende il telefono e compone un numero. Aspetta che squilli.
TOMMASO: "Professoressa Carli? Sono Tommaso Ricci della 1C. Posso venire a parlarle domani mattina? Ho una cosa da dirle. Non sul telefono."
Finale inaspettato: Il titolo - "Il Testimone" - ha un doppio significato che si rivela nell'ultima scena. Dopo la chiamata alla vicepreside, Tommaso guarda la nota che ha scritto sul telefono prima di chiamare. La camera la inquadra. C'è scritto: "Un testimone è qualcuno che ha visto. Non qualcuno che ha deciso cosa fare di quello che ha visto. Quella parte viene dopo." Tommaso cancella anche la nota.
Poi apre la galleria del telefono e cerca i video che ha filmato negli ultimi mesi - le atmosfere, i corridoi, i cortili. Cancella tutti.
Poi accende la fotocamera e filma dalla sua finestra la strada sotto casa. Il telefono riprende a registrare. Non ha ancora imparato a non farlo - ha solo imparato che ciò che si vede ha un peso.
Genere: Drammatico - coming of age
Temi: La responsabilità morale dell'adolescenza, il testimone come posizione etica, la fiducia nelle istituzioni scolastiche, il confine tra sapere e fare, la tecnologia come involontario archivio del reale.
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